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lunedì 16 aprile 2018

PRIVATIZZAZIONI ALL'ITALIANA - TELECOM ITALIA

MELETTI SU "IL FATTO QUOTIDIANO": "CON LA BOLLETTA GLI ITALIANI HANNO PAGATO I DEBITI DI ALTRI ANZICHÉ LA QUALITÀ DELLA RETE 

QUEI 75 MILIARDI PAGATI DI INTERESSI SUL DEBITO FATTO DA COLANINNO, SPONSOR IN MEDIOBANCA D'ALEMA, PER ACQUISTARE LA COMPAGNIA TELEFONICA 

IN UN PAESE CIVILE UNA COSA DEL GENERE NON SAREBBE STATA CONSENTITA"

Giorgio Meletti per il “Fatto quotidiano”

paul singer fondo elliottPAUL SINGER FONDO ELLIOTT
La politica non riesce a fare il governo ma è impegnatissima nell' ennesima stucchevole discussione a vuoto sul futuro della rete telefonica. Ai cittadini - che pagheranno come al solito un conto salato alle brillanti idee di certi Soloni talvolta interessati - bisognerebbe spiegare la differenza tra il "mondo di sopra" (i finti temi apparentemente in discussione) e il "mondo di sotto", le verità che nessuno - ministri, politici in genere e opinionisti sponsorizzati - osa pronunciare.
FABIO GALLIA CLAUDIO COSTAMAGNAFABIO GALLIA CLAUDIO COSTAMAGNA


Il mondo di sopra è noto. Il fondo Elliott punta a sottrarre ai francesi di Vivendi il controllo di Telecom Italia (Tim). Il governo spalleggia gli americani ordinando alla Cassa Depositi e Prestiti di spendere 750 milioni del risparmio postale per comprare il 4,26 per cento di Tim e farlo pesare all' assemblea degli azionisti. Elliott (che propone per il vertice Tim alcuni vecchi boiardi a 24 carati) punta, con il governo, a scorporare da Tim la rete telefonica per fonderla con Open Fiber, la nuova rete in fibra ottica finanziata da Enel e Cdp, cioè dallo Stato.

DI MAIO TIMDI MAIO TIM






Siccome la rete Tim fa schifo e abbiamo una qualità di connessione Internet tra le peggiori d' Europa (ma forse Cipro e Portogallo stanno messi peggio), e siccome gli azionisti di Tim non hanno mai voluto sacrificare i loro dividendi agli investimenti, il governo Renzi pensò di sfidarli investendo miliardi pubblici su una nuova rete in concorrenza.

CARLO CALENDACARLO CALENDA

Siccome però l' operazione Open Fiber è economicamente insensata, il governo Gentiloni spende per l' unificazione delle due reti che il governo Renzi aveva speso per averle divise e in concorrenza. Con spreco di quantità ancora ignote di denaro pubblico. Le vestali del libero mercato gridano allo scandalo, e sul punto abbiamo assistito a una sapida polemica via Twitter tra il ministro Carlo Calenda e il presidente dell' Istituto Bruno Leoni, Franco Debenedetti, che nella nostra economia sfasciata svolge il ruolo di Pontefice della religione liberista.

franco debenedettiFRANCO DEBENEDETTI
Il mondo di sotto è quello che né Calenda né Debenedetti osano nominare perché nasconde il contributo concreto della mistica liberista alla rovina del Paese. Dal 2000 al 2017, in 18 anni, Tim ha pagato alle banche interessi per 75 miliardi di euro, cinque volte il suo attuale valore di Borsa. Per scalare Telecom Italia, l' Olivetti di Roberto Colaninno nel 1999 si fece prestare i soldi dalle banche. Poi fuse l' Olivetti e la Telecom, così il colosso telefonico si è trovato a dover pagare per l' eternità decine di miliardi di debiti fatti per scalarlo.

DE PUYFONTAINE BOLLOREDE PUYFONTAINE BOLLORE







In un Paese civile una cosa del genere non sarebbe stata consentita. In Germania e Francia i telefoni sono rimasti statali e pare che funzionino lo stesso. In Italia, invece, essendo molto moderni, abbiamo applaudito la genialità del "ragioniere di Mantova", sponsorizzata dall' allora premier Massimo D' Alema

E indovinate da che parte stava Debenedetti? 

Se allora avessimo avuto un governo degno del nome - anziché quelli guidati da D' Alema, Giuliano Amato e Berlusconi - l' Italia avrebbe una rete telefonica con fili d' oro e velocità di connessione da 300 miliardi di giga al secondo. Invece, in nome del libero mercato, si è permesso che certi "salotti" (le banche in testa, non dimentichiamolo mai) si appropriassero di Tim, della rete e degli immobili, più i 75 miliardi e i dividendi.
MATTEO COLANINNO MASSIMO DALEMAMATTEO COLANINNO MASSIMO DALEMA

RETE TIMRETE TIM
Ecco perché la discussione di oggi è inutile. Con la bolletta gli italiani hanno pagato i debiti di altri anziché la qualità della rete. 

Lo Stato dovrà pagare il conto per forza. Non è statalismo constatare la porcata che è tra le ragioni del declino economico italiano. Quindi lo Stato (noi) pagherà di nuovo. 

A meno che la mistica liberista dell' Istituto Bruno Leoni non conosca la tecnica per rimettere il dentifricio nel tubetto.

Fonte: qui


sabato 24 marzo 2018

MA LA CONSOB QUANDO SI SVEGLIA? - I CONSIGLIERI DI MINORANZA DI TIM VOGLIONO PRESENTARE UN ESPOSTO ALL'AUTHORITY SOSTENENDO CHE, CON LE DIMISSIONI DEGLI 8 MEMBRI DEL CDA (TRA CUI IL PRESIDENTE DE PUYFONTAINE) ..

VIVENDI HA DIMOSTRATO DI AVERE IL CONTROLLO DI TIM NON SOLO “DI FATTO” MA ANCHE “DI DIRITTO”. UNA TESI QUESTA CHE POTREBBE ANCHE COSTRINGERE I FRANCESI (CUI FA CAPO IL 24% DEL CAPITALE) A...

Maddalena Camera per “il Giornale”

ARNAUD DE PUYFONTAINEARNAUD DE PUYFONTAINE
Consob alza il livello di guardia dopo che Vivendi ha fatto «decadere» il cda di Telecom Italia come risposta all' attacco sferrato dal fondo Elliott. E gli stessi consiglieri di minoranza non dimissionari potrebbero presentare un esposto proprio all' Authority sostenendo che, con le dimissioni degli 8 membri del cda avvenute giovedì (tra cui il presidente Arnaud de Puyfontaine, che è anche ad di Vivendi), il gruppo francese ha dimostrato di avere il controllo di Tim non solo «di fatto» ma anche «di diritto». Una tesi questa che, se portata alle estreme conseguenze, potrebbe anche vedere i francesi (cui fa capo il 24% del capitale) costretti a promuovere una offerta pubblica su Tim.
DE PUYFONTAINE BOLLOREDE PUYFONTAINE BOLLORE

Non solo, lo stesso Elliott - secondo indiscrezioni - starebbe valutando un' azione contro gli amministratori di Tim se dovesse emergere che sono venuti meno ai loro doveri. Per gli analisti, dietro alla mossa di Vivendi c' è l' obiettivo di «spostare il confronto in assemblea dalla governance al management». La lista dei francesi dovrebbe infatti riproporre Amos Genish come ad, verso cui Elliott aveva aperto una linea di fiducia. Elliott ora dovrà individuare un nuovo ad capace di portare avanti la sfida della nuova rete.

paul singer fondo elliottPAUL SINGER FONDO ELLIOTT
Dietro la mossa di Vivendi, ci potrebbe poi essere il tentativo di «allontanare» Assogestioni da Elliott, affinché non si coalizzino in assemblea. Il fondo Usa però dovrà studiare bene le possibilità di alleanza con Assogestioni, dato che, per prassi, l' associazione presenta una lista di soli indipendenti non destinati a assumere deleghe operative. Vivendi invece presenterà dieci candidati e, anche se battuta, potrà nominare cinque consiglieri di minoranza.

L' azzeramento del vertice Tim ordito direttamente dal patron di Vivendi, Vincent Bollorè, è stata giudicata un' azione «cinica ed egoista» dal fondo Usa che voleva sostituire sei consiglieri espressi dai francesi con altrettanti suoi nell' assemblea del 24 aprile. Il fondo ha detto di «non essere sorpreso di vedere le dimissioni di sette membri del board collegati a Vivendi. Incapace di avanzare argomenti validi, il cda ha semplicemente abbandonato il proprio posto per prendere tempo. Ma l' azione ritarda la possibilità degli azionisti di Telecom di esprimere il proprio voto alla prossima assemblea». Elliott ha anche ricordato di aver investito nel gruppo tlc fin dal 1999 e che l' approccio verso Tim è coerente con quello di altri suoi investimenti.

TIMTIM
Come atteso, Franco Bernabè è stato intanto nominato vice-presidente con deleghe sulla sicurezza e su Sparkle, incarichi prima affidati a Giuseppe Recchi. L' assemblea del 24 aprile a questo punto si limiterà ad approvare il bilancio 2017 e a rinnovare il collegio sindacale mentre l' elezione del cda avverrà con una nuova assemblea convocata per il 4 maggio. Resta la preoccupazione anche tra i sindacati per il drastico piano esuberi firmato da Genish.

La tensione rimane quindi alle stelle e ieri Tim ha contenuto le perdite all' 1% in Borsa, anche perché Elliott ora dovrebbe incrementare la sua quota (5,74%) per garantirsi la vittoria in assemblea. Per gli analisti di Jefferies le dimissioni dei consiglieri e la decadenza del cda significa che «Vivendi prende la minaccia di Elliott alla governance di Tim molto seriamente. Crediamo che Elliott e i suoi sostenitori restino ben posizionati per assicurarsi che il cda dopo l' assemblea del 4 maggio non sarà controllato da Vivendi».

Fonte: qui

venerdì 9 dicembre 2016

Mps rifà i conti sull'opa. Dalla Bce un mese in più per l'AdC

La banca ha pubblicato un'errata corrige sull'esito dell'opa su 11 bond. Oggi pomeriggio pre consiglio del Supervisory Board a Francoforte e cda di Mps a Milano. Il burden sharing prende corpo: il Tesoro potrebbe comprare tutti i bond subordinati

M.F. 
07/12/2016

Mps ha rifatto i conti ieri sull’esito dell’opa lanciata su 11 bond subordinati per un controvalore nominale complessivo di 4,3 miliardi di euro. E ha scoperto che le adesioni sono leggermente superiori. Nello specifico si tratta di 1.028.911.232 euro e non 1.028.811.231 euro come invece comunicato in precedenza.
Queste obbligazioni subordinate saranno convertite in capitale nell’ambito dell’operazione di aumento da 5 miliardi di euro a patto che avvengano due condizioni: si trovino soci che aderiscano all’aumento e venga ceduto l’intero pacchetto di npl per 27 miliardi di euro.
Intanto ieri l’ad di Mps Marco Morelli, nel lungo incontro in Bce, al quale avrebbe partecipato il presidente del Consiglio di Vigilanza Danièle Nouy, avrebbe ottenuto da Francoforte un mese di tempo in più oltre il 31 dicembre per attendere la formazione del nuovo governo in Italia e poter delineare un piano di salvataggio per la banca.
Oggi pomeriggio dovrebbe riunirsi a Francoforte il pre consiglio del Supervisory Board (domani il meeting) che dovrebbe discutere, stando a indiscrezioni di stampa (Il Messaggero), non solo del futuro della banca senese ma anche delle good bank italiane e della trattativa in corso di Ubi per rilevarle. Attesi all'incontro anche il vicedirettore generale di Bankitalia Fabio Panetta e Carmelo Barbagallo, responsabile della Vigilanza.
Intanto il Tesoro non sta a guardare. Secondo quanto scrive oggi MF-Milano Finanza in edicola, è in preparazione un piano B da presentare entro il fine settimana che prevede di far scattare l'opzione del burden sharing come già accaduto in Italia alle 4 bad bank. E' una forma di aiuto di Stato che non fa scattare il bail-in ed è disciplinata dalla direttiva Brrd sulla risoluzione delle banche. Per applicare l'articolo 32 occorre che un istituto sia bocciato agli stress test, come nel caso di Siena che lo scorso luglio, nello scenario avverso, ha accusato un Cet1 negativo del 2,23%. La banca, comunque, deve essere solvibile. Mps, alla data del 30 settembre scorso, deteneva un patrimonio di 9 miliardi di euro.
Secondo MF, il Tesoro, che oggi detiene il 4% di Mps, comprerebbe tutti i bond junior della banca per trasformarli in azioni. L'operazione dovrebbe coinvolgere sia gli investitori istituzionali, sia il retail, anche se per i risparmiatori pare siano previste forme di ristoro attraverso specifici strumenti finanziari. I contatti con il governo per lo scudo statale su Mps sono giunti intanto dal vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis.
Oggi l'ad Morelli dovrebbe aggiornare il board in una riunione che prenderà il via nel primo pomeriggio a Milano. Il sostegno del fondo del Qatar alla ricapitalizzazione resta per ora sullo sfondo, assieme all'underwriting delle otto banche guidate da JP Morgan e Mediobanca che costituiscono il consorzio per l'aumento.
LE DIFFERENZE NEI CALCOLI. Per il titolo €500.000.000 Subordinated Floating Rate Notes due 2017 emesso da Mps, i dati complessivi relativi all’ammontare aggregato in termini di valore nominale in circolazione a seguito delle offerte Lme sono pari a 342.693.000 euro e non 342.793.000 euro, come comunicato ieri.
Nel caso del titolo €2.160.558.000 Tasso Variabile Subordinated Upper Tier II 2008 –2018 emesso da Mps, i dati complessivi sull'ammontare aggregato in termini di valore nominale in circolazione a seguito delle offerte Lme sono pari a 1.964.111.663 euro e non 1.964.713.163 euro.
Le adesioni complessive all’offerta e all’offerta istituzionale Lme sono pari 1.028.841.000 euro i non 1.028.741.000 euro, le adesioni complessive all’offerta pubblica di acquisto volontaria sono pari a 229.672.000 e non 229.572.000 euro. Quindi l’aumento di capitale Lme è di 1.028.911.232 euro e non 1.028.811.231 euro, incluso il corrispettivo dovuto per i titoli conferiti nell’ambito dell’offerta istituzionale Lme.
Il corrispettivo aggregato è di 226.363.049 euro per i titoli conferiti nell’ambito dell’offerta e non di 226.263.049 euro.