9 dicembre forconi: Vivendi
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martedì 24 aprile 2018

MENTRE È IN CORSO L’ASSEMBLEA TIM, BOLLORÉ IN STATO DI FERMO A NANTERRE, ALLE PORTE DI PARIGI

IL CAPO DI VIVENDI È SOTTO INTERROGATORIO CON L’ACCUSA DI AVER USATO HAVAS, IL COLOSSO DEI MEDIA DI CUI È IL PRINCIPALE AZIONISTA, PER CORROMPERE FUNZIONARI PUBBLICI IN TOGO E GUINEA - IL GOVERNO MACRON HA PRESO DI PUNTA L’EX MIGLIORE AMICO DI SARKOZY…

(ANSA) - Il finanziere francese Vincent Bollorè è in stato di fermo per la corruzione di funzionari pubblici stranieri in una vicenda legata a concessioni portuali in Togo e Guinea. Lo riporta 'Le Monde' nella sua versione online.

Bolloré è attualmente interrogato negli uffici della polizia giudiziaria a Nanterre, nel dipartimento degli Hauts-de-Seine, alle porte di Parigi. La vicenda riguarda le concessioni di ottenimento della gestione dei terminal di navi container. I giudici si chiedono se il gruppo Bolloré non abbia usato Havas, la sua filiale pubblicitaria, per ottenere nel 2010 la gestione dei porti di Conakry, in Guinea e Lomé, in Togo.

BOLLORE HAVASBOLLORE HAVAS
L'ipotesi è che Havas abbia fornito consulenze e consigli per sostenere l'arrivo al potere di alcuni dirigenti africani in cambio delle concessioni sui porti. Già nel 2016, la sede del gruppo Bolloré Africa Logistics era stata oggetto di una perquisizione nell'ambito dell'inchiesta aperta nel luglio 2012.

Fonte: qui

sabato 24 marzo 2018

MA LA CONSOB QUANDO SI SVEGLIA? - I CONSIGLIERI DI MINORANZA DI TIM VOGLIONO PRESENTARE UN ESPOSTO ALL'AUTHORITY SOSTENENDO CHE, CON LE DIMISSIONI DEGLI 8 MEMBRI DEL CDA (TRA CUI IL PRESIDENTE DE PUYFONTAINE) ..

VIVENDI HA DIMOSTRATO DI AVERE IL CONTROLLO DI TIM NON SOLO “DI FATTO” MA ANCHE “DI DIRITTO”. UNA TESI QUESTA CHE POTREBBE ANCHE COSTRINGERE I FRANCESI (CUI FA CAPO IL 24% DEL CAPITALE) A...

Maddalena Camera per “il Giornale”

ARNAUD DE PUYFONTAINEARNAUD DE PUYFONTAINE
Consob alza il livello di guardia dopo che Vivendi ha fatto «decadere» il cda di Telecom Italia come risposta all' attacco sferrato dal fondo Elliott. E gli stessi consiglieri di minoranza non dimissionari potrebbero presentare un esposto proprio all' Authority sostenendo che, con le dimissioni degli 8 membri del cda avvenute giovedì (tra cui il presidente Arnaud de Puyfontaine, che è anche ad di Vivendi), il gruppo francese ha dimostrato di avere il controllo di Tim non solo «di fatto» ma anche «di diritto». Una tesi questa che, se portata alle estreme conseguenze, potrebbe anche vedere i francesi (cui fa capo il 24% del capitale) costretti a promuovere una offerta pubblica su Tim.
DE PUYFONTAINE BOLLOREDE PUYFONTAINE BOLLORE

Non solo, lo stesso Elliott - secondo indiscrezioni - starebbe valutando un' azione contro gli amministratori di Tim se dovesse emergere che sono venuti meno ai loro doveri. Per gli analisti, dietro alla mossa di Vivendi c' è l' obiettivo di «spostare il confronto in assemblea dalla governance al management». La lista dei francesi dovrebbe infatti riproporre Amos Genish come ad, verso cui Elliott aveva aperto una linea di fiducia. Elliott ora dovrà individuare un nuovo ad capace di portare avanti la sfida della nuova rete.

paul singer fondo elliottPAUL SINGER FONDO ELLIOTT
Dietro la mossa di Vivendi, ci potrebbe poi essere il tentativo di «allontanare» Assogestioni da Elliott, affinché non si coalizzino in assemblea. Il fondo Usa però dovrà studiare bene le possibilità di alleanza con Assogestioni, dato che, per prassi, l' associazione presenta una lista di soli indipendenti non destinati a assumere deleghe operative. Vivendi invece presenterà dieci candidati e, anche se battuta, potrà nominare cinque consiglieri di minoranza.

L' azzeramento del vertice Tim ordito direttamente dal patron di Vivendi, Vincent Bollorè, è stata giudicata un' azione «cinica ed egoista» dal fondo Usa che voleva sostituire sei consiglieri espressi dai francesi con altrettanti suoi nell' assemblea del 24 aprile. Il fondo ha detto di «non essere sorpreso di vedere le dimissioni di sette membri del board collegati a Vivendi. Incapace di avanzare argomenti validi, il cda ha semplicemente abbandonato il proprio posto per prendere tempo. Ma l' azione ritarda la possibilità degli azionisti di Telecom di esprimere il proprio voto alla prossima assemblea». Elliott ha anche ricordato di aver investito nel gruppo tlc fin dal 1999 e che l' approccio verso Tim è coerente con quello di altri suoi investimenti.

TIMTIM
Come atteso, Franco Bernabè è stato intanto nominato vice-presidente con deleghe sulla sicurezza e su Sparkle, incarichi prima affidati a Giuseppe Recchi. L' assemblea del 24 aprile a questo punto si limiterà ad approvare il bilancio 2017 e a rinnovare il collegio sindacale mentre l' elezione del cda avverrà con una nuova assemblea convocata per il 4 maggio. Resta la preoccupazione anche tra i sindacati per il drastico piano esuberi firmato da Genish.

La tensione rimane quindi alle stelle e ieri Tim ha contenuto le perdite all' 1% in Borsa, anche perché Elliott ora dovrebbe incrementare la sua quota (5,74%) per garantirsi la vittoria in assemblea. Per gli analisti di Jefferies le dimissioni dei consiglieri e la decadenza del cda significa che «Vivendi prende la minaccia di Elliott alla governance di Tim molto seriamente. Crediamo che Elliott e i suoi sostenitori restino ben posizionati per assicurarsi che il cda dopo l' assemblea del 4 maggio non sarà controllato da Vivendi».

Fonte: qui

domenica 8 ottobre 2017

LA GUARDIA DI FINANZA CERCA LE MANI CHE HANNO RASTRELLATO MEDIASET

L'IRRUZIONE NELLA SEDE VIVENDI DI PARIGI PER SCOPRIRE CHI SOSTENNE BOLLORE’ NELLA SCALATA AL BISCIONE 

L’OPERAZIONE RIENTRA NELL’INCHIESTA PREMIUM E IN QUELLA DEI PM MILANESI SULLA MANIPOLAZIONE DI MERCATO
Andrea Ducci per il Corriere della Sera

impero BolloreIMPERO BOLLORE
I finanzieri italiani si sono spinti fino a Parigi ad Avenue de Friedland, a due passi dall' Arco di Trionfo. La strada ospita la sede di Vivendi, e in quegli uffici la gendarmeria francese ha affiancato gli uomini del nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, intenzionati ad acquisire documenti e dati utili a ricostruire l' acquisto di azioni Mediaset da parte di Vivendi. Una vicenda che ha innescato una lotta giudiziaria tra il colosso francese e il gruppo controllato dalla famiglia Berlusconi, con tanto di rogatoria internazionale.

Lo scontro muove da un esposto di Mediaset, che accusa Vivendi di non avere onorato il contratto di acquisto della pay tv Premium, causando così una flessione del titolo Mediaset, creando dunque le condizioni più vantaggiose a Vivendi per predisporre il successivo acquisto di azioni Mediaset. Una guerra di carte bollate con una tappa ieri nella strada parigina, vicino agli Champs Elysées, che prende il nome da una battaglia, tra russi e francesi, tanto dura da indurre lo Zar Alessandro I a interrompere la guerra e a concludere una pace con Napoleone Bonaparte.
mediaset vivendiMEDIASET VIVENDI

Esito che appare prematuro nella partita tra Mediaset e Vivendi, alla luce anche dell' interesse degli inquirenti a verificare quali soggetti e intermediari si siano mossi, tra i mesi di novembre e dicembre dello scorso anno, dietro le quinte di una escalation che ha visto il titolo Mediaset schizzare da 2,23 euro a 4,57 euro. Un balzo del 105%, nell' arco del quale Vivendi si è portata a ridosso di una quota del 30% nel gruppo di Cologno Monzese.

BOLLORE CANALBOLLORE CANAL
Una tentata scalata ostile, con il sospetto, tra l' altro, di reato di aggiotaggio, che merita una ricostruzione. La genesi è l' accordo dell' aprile 2016, quando Mediaset e Vivendi siglano l' accordo per scambiare il 3,5% delle rispettive azioni e per trasferire in mani francesi la pay tv Premium. Alla fine di luglio 2016 Vivendi comunica che non onorerà il contratto. Al massimo c' è la disponibilità ad acquisire il 20% di Premium. In quelle settimane il titolo Mediaset, complice l' effetto Brexit, inizia una lunga discesa che si ferma a quota 2,23 euro il 28 novembre. È il minimo storico da aprile 2013.
bollore sarkozyBOLLORE SARKOZY

Nei giorni seguenti parte la corsa: Vivendi o qualcun altro per conto dei francesi avvia l' acquisto di azioni Mediaset, ma niente viene ufficializzato. Le azioni salgono a 2,75 euro (+22%) in pochi giorni, e il 12 dicembre Vivendi rende noto di avere superato la soglia del 3% in Mediaset. La mossa è ritenuta ostile.

mediaset vivendi 2MEDIASET VIVENDI 
Ma l' innesco è dato. Il 13 dicembre il titolo vola, malgrado le sospensioni in asta di volatilità, e si ferma a 3,58 euro. Il 14 dicembre la procura di Milano apre un fascicolo per manipolazione del mercato. Il 21 dicembre Mediaset quota 4,57 euro, nel frattempo Vivendi è ormai al 28,8% del capitale. Il dado è tratto.

Fonte: qui

domenica 17 settembre 2017

BOLLORE’: DOPO LA MAZZATA CONSOB (“CONTROLLA TIM”), ANCHE L'AUTORITA' FINANZIARIA DI PARIGI LO METTE NEL MIRINO

SE COSI’ FOSSE, DOVREBBE CONSOLIDARE IL DEBITO ITALIANO DENTRO LA FRANCESE VIVENDI: 25 MILIARDI
IL BRETONE INSISTE SULLA PAY TV DEL SUD EUROPA CON LA FUSIONE FRA TIM E CANAL+
Francesco Spini per La Stampa

GENTILONI MACRONGENTILONI MACRON
Dopo la scure della Consob, che ha accertato il controllo di fatto di Vivendi su Tim, Vincent Bolloré non si dà per vinto. Conferma la strategia italiana, il progetto della media company nel Sud Europa, confida nel Tar ma punta a limitare i danni. Così già oggi i legali di Vivendi dovrebbero notificare a Palazzo Chigi non già il controllo (tesi che i consulenti di Parigi quanto di Telecom Italia continuano ad avversare con fermezza) ma almeno i mutati «direzione e coordinamento» sull' ex monopolista e quindi sugli asset strategici per la Nazione in pancia di Tim.

DE PUYFONTAINE BOLLOREDE PUYFONTAINE BOLLORE
Sono gli asset, come Sparkle, su cui il governo sta valutando l' esercizio del cosiddetto «golden power», una sorta di diritto di veto per preservarne l' italianità. La notifica di Vivendi, che giunge fuori tempo massimo, è tesa quantomeno a evitare la multa da 300 milioni che il governo potrebbe comminare al gruppo transalpino il quale, sulle prime, ha resistito nel comunicare alcunché a Palazzo Chigi ritenendo tale atto non dovuto.

Amf ParigiAMF PARIGI
Del resto i problemi per Parigi, dopo la pronuncia della Consob sul controllo, vanno moltiplicandosi. Il più preoccupante riguarda l' eventuale consolidamento del debito di Tim (25 miliardi) da parte di Vivendi. Per la legge italiana sarebbe un fatto automatico, ma trattandosi di una società transalpina a decidere sarà l' Amf, lo «sceriffo» francese dei mercati, che ha già ricevuto gli incartamenti dai colleghi italiani della Consob.

In realtà già da agosto, all' indomani della semestrale di Tim, anche l' Amf ha avviato le verifiche sull' esistenza o meno del controllo da parte di Vivendi rispetto alle norme contabili internazionali e di conseguenza se obbligare o meno Bolloré al consolidamento. Si profila uno scontro di interpretazioni tra le due authority? Si vedrà presto: una decisione è attesa in tempi brevi.
MEDIASETMEDIASET

Bolloré, che immaginava una cavalcata trionfale in Italia, si ritrova ora in trincea, nel mezzo di una sorta di «guerra finanziaria» tra l' Italia e la Francia, esacerbata dopo la nazionalizzazione francese dei cantieri navali di Saint Nazaire, che Parigi non vuole consegnare all' italiana Fincantieri. Ora il finanziere bretone prova ad ammorbidire i suoi rapporti con Roma, ma conferma in pieno la strategia che punta a dare vita un gruppo di media diffuso in tutto il Sud Europa.

TIMTIM
Nonostante tutto vuole portare a casa l' alleanza tra Tim e Canal+, la pay tv di Vivendi. Vuole procedere con la nomina di amministratore delegato di Amos Genish, suo uomo di fiducia in Vivendi, anche se la cosa a molti addetti ai lavori appare ora più complessa e subordinata a un accordo con Roma sul destino di Sparkle, su cui però Tim è disposta a discutere.

BOLLORE CANALBOLLORE CANAL
E Vivendi punta a rimanere anche in Mediaset. Altrimenti non avrebbe presentato all' Agcom un piano in cui prevede non l' uscita, ma solo di «parcheggiare» il 19,9% dei diritti di voto in un trust, mantenendo il 9,9%. Con questa quota Bolloré potrà fare poco. L' Agcom controllerà che Parigi non eserciti in nessun caso un' influenza notevole: vuol dire che Vivendi non potrà ambire a nominare consiglieri che vadano oltre una presenza simbolica. Per andare oltre dovrà studiare un nuovo accordo, che per Mediaset non potrà che ricalcare quello su Premium che un anno fa Bolloré mandò all' aria. L' inizio di una lunga sequela di sventure.

Fonte: qui

giovedì 14 settembre 2017

LA CONSOB CONSTATA CHE VIVENDI CONTROLLA TIM

UN GRAN REGALO PER BERLUSCONI, UNA BATOSTA PER BOLLORE’. MA PURE SABINO CASSESE E (GIULIO) NAPOLITANO CHE LO AVEVANO CONSIGLIATO  
IL BRETONE NEI GUAI, ORA E' OBBLIGATO A CERCARE UN ACCORDO CON MEDIASET. IL CONGELAMENTO DELLA QUOTA OLTRE IL 10% DEL BISCIONE NON BASTA PIU’. 
IL RUOLO DELLA RETE
Nino Sunseri per Libero Quotidiano

vincent bolloreVINCENT BOLLORE'
La Consob taglia le gambe a Vivendi. Gli ispettori di Piazza Affari, hanno dichiarato che il gruppo francese, guidato da Vincent Bolloré rappresenta a tutti gli effetti l' azionista di controllo di Telecom. Non solo perché è il primo azionista con il 24% ma soprattutto perché determina le strategie aziendali a cominciare dalla nomina dell' amministratore delegato. I tecnici del presidente Vegas hanno respinto la tesi del gruppo parigino che si difendeva dicendo di esercitare solo una funzione di direzione e di coordinamento.

BOLLORE BERLUSCONIBOLLORE' BERLUSCONI
In serata Vivendi fa sapere che farà «ricorso nelle sedi competenti». «Da un preliminare esame», si legge in una nota dei francesi, «si rileva che il provvedimento si discosta in maniera rilevante dalla consolidata interpretazione in materia di controllo societario, cui Tim si è sempre costantemente e rigorosamente attenuta». Qualunque sia l' esito della controversia, la posizione di Bolloré diventa più debole. Non solo in Telecom ma anche in Mediaset.

Ieri l' Agcom ha accettato il piano presentato all' inizio del mese dai francesi. Il programma prevede che Vivendi tenga i diritti di voto sul 10% del Biscione. Il restante 20% verrà congelato in una scatola da cui potrà uscire solo quando tutta la partita italiana di Vincent Bolloré verrà definita. La Borsa ha reagito male affondando il titolo Mediaset del 5%. La quotazione è tornata sotto 3 euro e la reazione è apparsa abbastanza scomposta. Da settimane, infatti, si conosceva il finale di partita ed era chiaro che Bolloré non avrebbe tentato nessun blitz. I percorsi della Borsa talvolta sono imperscrutabili.

RETE TIMRETE TIM
Per Bolloré la strada ora diventa molto difficile. A cominciare dal fatto che dovrà consolidare i 26 miliardi di debiti di Telecom. Un passaggio che Bolloré ha fatto di tutto per evitare. Tuttavia le dimissioni di Flavio Cattaneo ha fatto precipitare la situazione. È stato chiaro a tutti che l' uscita era determinata dallo scontro con Vivendi. Ad aggravare la situazione le decisioni successive.

Per esempio la nomina come capo dell' azienda di Amos Genish prelevato proprio fra i top manager del gruppo francese. Poi la decisione di avviare un' alleanza in campo televisivo fra Canalplus (controllata Vivendi) e la stessa Telecom. I consulenti legali di Bolloré gli avranno certamente detto che poteva farlo senza correre rischi. Evidentemente sbagliavano.
TIMTIM

Che cosa accadrà adesso? Il primo interrogativo riguarda la rete Telecom. Soprattutto Sparkle che ospita le trasmissioni di mezzo mondo. Si tratta di una infrastruttura cresciuta sulla vecchia rete Italcable. Una eccellenza italiana fatta di cavi sottomarini, anche transatlantici che servivano a collegare il Paese con le aree dove più forte era l' emigrazione dei nostri connazionali. Oggi ospita i collegamenti telefonici di diversi governi (compresi gli 007). 

È giusto lasciar gestire questo tesoro ad una proprietà straniera? 

Bisognerà trovare un' altra soluzione. 

Ma quale? E poi: che succederà con il resto della rete? 

La possibile integrazione con la fibra ottica di Open Fiber sembra tramontata.
VINCENT BOLLORE TARAK BEN AMMARVINCENT BOLLORE' TARAK BEN AMMAR

Un groviglio da cui non sarà semplice uscire. Tanto più che Bolloré non potrà più contare sullo scudo di Mediobanca visto il diminuito peso politico della banca. Non a caso si parla della possibile uscita dal cda di Tarak Ben Ammar, storico amico del finanziere francese. Ma anche di Silvio Berlusconi. Ed è proprio su questo fronte che forse potrebbe esserci una soluzione, ancorchè al momento molto fantasiosa.
mediaset vivendiMEDIASET VIVENDI

Cioè Bolloré che si allea con il Cavaliere e poi trova un modo di parcheggiare Telecom in mani amiche. Per esempio Orange. Il progetto del finanziere bretone è quello di costruire un grande gruppo tv europeo per combattere Sky e Netflix. I telefoni sono solo una derivata.

Fonte: qui