9 dicembre forconi: Mediaset
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domenica 8 ottobre 2017

LA GUARDIA DI FINANZA CERCA LE MANI CHE HANNO RASTRELLATO MEDIASET

L'IRRUZIONE NELLA SEDE VIVENDI DI PARIGI PER SCOPRIRE CHI SOSTENNE BOLLORE’ NELLA SCALATA AL BISCIONE 

L’OPERAZIONE RIENTRA NELL’INCHIESTA PREMIUM E IN QUELLA DEI PM MILANESI SULLA MANIPOLAZIONE DI MERCATO
Andrea Ducci per il Corriere della Sera

impero BolloreIMPERO BOLLORE
I finanzieri italiani si sono spinti fino a Parigi ad Avenue de Friedland, a due passi dall' Arco di Trionfo. La strada ospita la sede di Vivendi, e in quegli uffici la gendarmeria francese ha affiancato gli uomini del nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, intenzionati ad acquisire documenti e dati utili a ricostruire l' acquisto di azioni Mediaset da parte di Vivendi. Una vicenda che ha innescato una lotta giudiziaria tra il colosso francese e il gruppo controllato dalla famiglia Berlusconi, con tanto di rogatoria internazionale.

Lo scontro muove da un esposto di Mediaset, che accusa Vivendi di non avere onorato il contratto di acquisto della pay tv Premium, causando così una flessione del titolo Mediaset, creando dunque le condizioni più vantaggiose a Vivendi per predisporre il successivo acquisto di azioni Mediaset. Una guerra di carte bollate con una tappa ieri nella strada parigina, vicino agli Champs Elysées, che prende il nome da una battaglia, tra russi e francesi, tanto dura da indurre lo Zar Alessandro I a interrompere la guerra e a concludere una pace con Napoleone Bonaparte.
mediaset vivendiMEDIASET VIVENDI

Esito che appare prematuro nella partita tra Mediaset e Vivendi, alla luce anche dell' interesse degli inquirenti a verificare quali soggetti e intermediari si siano mossi, tra i mesi di novembre e dicembre dello scorso anno, dietro le quinte di una escalation che ha visto il titolo Mediaset schizzare da 2,23 euro a 4,57 euro. Un balzo del 105%, nell' arco del quale Vivendi si è portata a ridosso di una quota del 30% nel gruppo di Cologno Monzese.

BOLLORE CANALBOLLORE CANAL
Una tentata scalata ostile, con il sospetto, tra l' altro, di reato di aggiotaggio, che merita una ricostruzione. La genesi è l' accordo dell' aprile 2016, quando Mediaset e Vivendi siglano l' accordo per scambiare il 3,5% delle rispettive azioni e per trasferire in mani francesi la pay tv Premium. Alla fine di luglio 2016 Vivendi comunica che non onorerà il contratto. Al massimo c' è la disponibilità ad acquisire il 20% di Premium. In quelle settimane il titolo Mediaset, complice l' effetto Brexit, inizia una lunga discesa che si ferma a quota 2,23 euro il 28 novembre. È il minimo storico da aprile 2013.
bollore sarkozyBOLLORE SARKOZY

Nei giorni seguenti parte la corsa: Vivendi o qualcun altro per conto dei francesi avvia l' acquisto di azioni Mediaset, ma niente viene ufficializzato. Le azioni salgono a 2,75 euro (+22%) in pochi giorni, e il 12 dicembre Vivendi rende noto di avere superato la soglia del 3% in Mediaset. La mossa è ritenuta ostile.

mediaset vivendi 2MEDIASET VIVENDI 
Ma l' innesco è dato. Il 13 dicembre il titolo vola, malgrado le sospensioni in asta di volatilità, e si ferma a 3,58 euro. Il 14 dicembre la procura di Milano apre un fascicolo per manipolazione del mercato. Il 21 dicembre Mediaset quota 4,57 euro, nel frattempo Vivendi è ormai al 28,8% del capitale. Il dado è tratto.

Fonte: qui

domenica 17 settembre 2017

BOLLORE’: DOPO LA MAZZATA CONSOB (“CONTROLLA TIM”), ANCHE L'AUTORITA' FINANZIARIA DI PARIGI LO METTE NEL MIRINO

SE COSI’ FOSSE, DOVREBBE CONSOLIDARE IL DEBITO ITALIANO DENTRO LA FRANCESE VIVENDI: 25 MILIARDI
IL BRETONE INSISTE SULLA PAY TV DEL SUD EUROPA CON LA FUSIONE FRA TIM E CANAL+
Francesco Spini per La Stampa

GENTILONI MACRONGENTILONI MACRON
Dopo la scure della Consob, che ha accertato il controllo di fatto di Vivendi su Tim, Vincent Bolloré non si dà per vinto. Conferma la strategia italiana, il progetto della media company nel Sud Europa, confida nel Tar ma punta a limitare i danni. Così già oggi i legali di Vivendi dovrebbero notificare a Palazzo Chigi non già il controllo (tesi che i consulenti di Parigi quanto di Telecom Italia continuano ad avversare con fermezza) ma almeno i mutati «direzione e coordinamento» sull' ex monopolista e quindi sugli asset strategici per la Nazione in pancia di Tim.

DE PUYFONTAINE BOLLOREDE PUYFONTAINE BOLLORE
Sono gli asset, come Sparkle, su cui il governo sta valutando l' esercizio del cosiddetto «golden power», una sorta di diritto di veto per preservarne l' italianità. La notifica di Vivendi, che giunge fuori tempo massimo, è tesa quantomeno a evitare la multa da 300 milioni che il governo potrebbe comminare al gruppo transalpino il quale, sulle prime, ha resistito nel comunicare alcunché a Palazzo Chigi ritenendo tale atto non dovuto.

Amf ParigiAMF PARIGI
Del resto i problemi per Parigi, dopo la pronuncia della Consob sul controllo, vanno moltiplicandosi. Il più preoccupante riguarda l' eventuale consolidamento del debito di Tim (25 miliardi) da parte di Vivendi. Per la legge italiana sarebbe un fatto automatico, ma trattandosi di una società transalpina a decidere sarà l' Amf, lo «sceriffo» francese dei mercati, che ha già ricevuto gli incartamenti dai colleghi italiani della Consob.

In realtà già da agosto, all' indomani della semestrale di Tim, anche l' Amf ha avviato le verifiche sull' esistenza o meno del controllo da parte di Vivendi rispetto alle norme contabili internazionali e di conseguenza se obbligare o meno Bolloré al consolidamento. Si profila uno scontro di interpretazioni tra le due authority? Si vedrà presto: una decisione è attesa in tempi brevi.
MEDIASETMEDIASET

Bolloré, che immaginava una cavalcata trionfale in Italia, si ritrova ora in trincea, nel mezzo di una sorta di «guerra finanziaria» tra l' Italia e la Francia, esacerbata dopo la nazionalizzazione francese dei cantieri navali di Saint Nazaire, che Parigi non vuole consegnare all' italiana Fincantieri. Ora il finanziere bretone prova ad ammorbidire i suoi rapporti con Roma, ma conferma in pieno la strategia che punta a dare vita un gruppo di media diffuso in tutto il Sud Europa.

TIMTIM
Nonostante tutto vuole portare a casa l' alleanza tra Tim e Canal+, la pay tv di Vivendi. Vuole procedere con la nomina di amministratore delegato di Amos Genish, suo uomo di fiducia in Vivendi, anche se la cosa a molti addetti ai lavori appare ora più complessa e subordinata a un accordo con Roma sul destino di Sparkle, su cui però Tim è disposta a discutere.

BOLLORE CANALBOLLORE CANAL
E Vivendi punta a rimanere anche in Mediaset. Altrimenti non avrebbe presentato all' Agcom un piano in cui prevede non l' uscita, ma solo di «parcheggiare» il 19,9% dei diritti di voto in un trust, mantenendo il 9,9%. Con questa quota Bolloré potrà fare poco. L' Agcom controllerà che Parigi non eserciti in nessun caso un' influenza notevole: vuol dire che Vivendi non potrà ambire a nominare consiglieri che vadano oltre una presenza simbolica. Per andare oltre dovrà studiare un nuovo accordo, che per Mediaset non potrà che ricalcare quello su Premium che un anno fa Bolloré mandò all' aria. L' inizio di una lunga sequela di sventure.

Fonte: qui

giovedì 14 settembre 2017

LA CONSOB CONSTATA CHE VIVENDI CONTROLLA TIM

UN GRAN REGALO PER BERLUSCONI, UNA BATOSTA PER BOLLORE’. MA PURE SABINO CASSESE E (GIULIO) NAPOLITANO CHE LO AVEVANO CONSIGLIATO  
IL BRETONE NEI GUAI, ORA E' OBBLIGATO A CERCARE UN ACCORDO CON MEDIASET. IL CONGELAMENTO DELLA QUOTA OLTRE IL 10% DEL BISCIONE NON BASTA PIU’. 
IL RUOLO DELLA RETE
Nino Sunseri per Libero Quotidiano

vincent bolloreVINCENT BOLLORE'
La Consob taglia le gambe a Vivendi. Gli ispettori di Piazza Affari, hanno dichiarato che il gruppo francese, guidato da Vincent Bolloré rappresenta a tutti gli effetti l' azionista di controllo di Telecom. Non solo perché è il primo azionista con il 24% ma soprattutto perché determina le strategie aziendali a cominciare dalla nomina dell' amministratore delegato. I tecnici del presidente Vegas hanno respinto la tesi del gruppo parigino che si difendeva dicendo di esercitare solo una funzione di direzione e di coordinamento.

BOLLORE BERLUSCONIBOLLORE' BERLUSCONI
In serata Vivendi fa sapere che farà «ricorso nelle sedi competenti». «Da un preliminare esame», si legge in una nota dei francesi, «si rileva che il provvedimento si discosta in maniera rilevante dalla consolidata interpretazione in materia di controllo societario, cui Tim si è sempre costantemente e rigorosamente attenuta». Qualunque sia l' esito della controversia, la posizione di Bolloré diventa più debole. Non solo in Telecom ma anche in Mediaset.

Ieri l' Agcom ha accettato il piano presentato all' inizio del mese dai francesi. Il programma prevede che Vivendi tenga i diritti di voto sul 10% del Biscione. Il restante 20% verrà congelato in una scatola da cui potrà uscire solo quando tutta la partita italiana di Vincent Bolloré verrà definita. La Borsa ha reagito male affondando il titolo Mediaset del 5%. La quotazione è tornata sotto 3 euro e la reazione è apparsa abbastanza scomposta. Da settimane, infatti, si conosceva il finale di partita ed era chiaro che Bolloré non avrebbe tentato nessun blitz. I percorsi della Borsa talvolta sono imperscrutabili.

RETE TIMRETE TIM
Per Bolloré la strada ora diventa molto difficile. A cominciare dal fatto che dovrà consolidare i 26 miliardi di debiti di Telecom. Un passaggio che Bolloré ha fatto di tutto per evitare. Tuttavia le dimissioni di Flavio Cattaneo ha fatto precipitare la situazione. È stato chiaro a tutti che l' uscita era determinata dallo scontro con Vivendi. Ad aggravare la situazione le decisioni successive.

Per esempio la nomina come capo dell' azienda di Amos Genish prelevato proprio fra i top manager del gruppo francese. Poi la decisione di avviare un' alleanza in campo televisivo fra Canalplus (controllata Vivendi) e la stessa Telecom. I consulenti legali di Bolloré gli avranno certamente detto che poteva farlo senza correre rischi. Evidentemente sbagliavano.
TIMTIM

Che cosa accadrà adesso? Il primo interrogativo riguarda la rete Telecom. Soprattutto Sparkle che ospita le trasmissioni di mezzo mondo. Si tratta di una infrastruttura cresciuta sulla vecchia rete Italcable. Una eccellenza italiana fatta di cavi sottomarini, anche transatlantici che servivano a collegare il Paese con le aree dove più forte era l' emigrazione dei nostri connazionali. Oggi ospita i collegamenti telefonici di diversi governi (compresi gli 007). 

È giusto lasciar gestire questo tesoro ad una proprietà straniera? 

Bisognerà trovare un' altra soluzione. 

Ma quale? E poi: che succederà con il resto della rete? 

La possibile integrazione con la fibra ottica di Open Fiber sembra tramontata.
VINCENT BOLLORE TARAK BEN AMMARVINCENT BOLLORE' TARAK BEN AMMAR

Un groviglio da cui non sarà semplice uscire. Tanto più che Bolloré non potrà più contare sullo scudo di Mediobanca visto il diminuito peso politico della banca. Non a caso si parla della possibile uscita dal cda di Tarak Ben Ammar, storico amico del finanziere francese. Ma anche di Silvio Berlusconi. Ed è proprio su questo fronte che forse potrebbe esserci una soluzione, ancorchè al momento molto fantasiosa.
mediaset vivendiMEDIASET VIVENDI

Cioè Bolloré che si allea con il Cavaliere e poi trova un modo di parcheggiare Telecom in mani amiche. Per esempio Orange. Il progetto del finanziere bretone è quello di costruire un grande gruppo tv europeo per combattere Sky e Netflix. I telefoni sono solo una derivata.

Fonte: qui