9 dicembre forconi: inchiesta
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sabato 26 ottobre 2019

LA CONTRO-INCHIESTA SUL RUSSIAGATE DIVENTA UN'INDAGINE PENALE: ORA IL PROCURATORE DURHAM, AGLI ORDINI DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA WILLIAM BARR, POTRÀ INTERROGARE TESTIMONI E ISTITUIRE UN GRAN GIURÌ PER INCRIMINARE QUALCUNO

I DEM OVVIAMENTE S'INCAZZANO: ''IL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA È DIVENTATO UN VEICOLO PER LA VENDETTA POLITICA DI TRUMP?''
RUSSIAGATE: INDAGINE BARR DIVENTA INCHIESTA PENALE
 (ANSA) - L'indagine ordinata dall'attorney general Usa William Barr sulle origini del Russiagate e' diventata ora un'inchiesta penale. Lo riferisce Politico citando una propria fonte. Questo significa che i dirigenti e gli ex dirigenti dell'Fbi e del dipartimento di giustizia eventualmente coinvolti rischiano un'incriminazione e che aumenteranno i poteri di raccogliere prove dell'attorney John Durham - titolare dell'inchiesta - anche con mandati emessi da un grand giuri' per acquisire documenti e testimonianze.
donald trump william barrDONALD TRUMP WILLIAM BARR

RUSSIAGATE: I DEM CONTRO L'INCHIESTA PENALE
 (ANSA) - Dura reazione dei dem alla decisione del dipartimento di giustizia di trasformare l'indagine amministrativa sulle origini del Russiagate in inchiesta penale. In una nota, i presidenti delle commissioni intelligence e giustizia della Camera, che conducono l'indagine di impeachment, sostengono che essa "solleva nuove profonde preoccupazioni che il dipartimento di giustizia sotto l'attorney general Barr abbia perso la sua indipendenza e sia diventato un veicolo per la vendetta politica del presidente Trump". Fonte: qui

IL PRESIDENTE USA ESCE ALLO SCOPERTO E ACCUSA OBAMA DI TRADIMENTO: HA SPIATO LA MIA CAMPAGNA DEL 2016 
LA RIVELAZIONE NEL LIBRO DI DOUG WEAD “INSIDE TRUMP’S WHITE HOUSE” 
NEI PROSSIMI GIORNI WILLIAM BARR FARÀ USCIRE IL SUO RAPPORTO SUL RUSSIAGATE (E MARTEDÌ VECCHIONE SARÀ IN AUDIZIONE AL COPASIR). SECONDO FOX NEWS LUI E DURHAM SONO  TORNATI DALL'ITALIA CON INFORMAZIONI CHE LO HANNO SPINTO A SENTIRE L'EX DIRETTORE DELLA CIA BRENNAN

Donald Trump esce allo scoperto e accusa Barack Obama di tradimento: ha spiato la mia campagna del 2016. La rivelazione è contenuta nel libro di Doug Wead “inside trump’s white house”. “Quello che hanno fatto è tradimento, ok? La cosa interessante è che lo abbiamo beccato a spiare sull’elezione. Non l’ho mai detto, ma sono stati beccati a spiarci. Ci hanno spiato”, ha detto Trump.
trump e obama alla casa biancaTRUMP E OBAMA ALLA CASA BIANCA
DONALD TRUMP CON DOUG WEAD ALLA CASA BIANCADONALD TRUMP CON DOUG WEAD ALLA CASA BIANCA

donald trump william barrDONALD TRUMP WILLIAM BARR
Nei prossimi giorni il ministro della giustizia Usa William Barr farà uscire il suo rapporto sul Russiagate (e martedì Vecchione sarà in audizione al Copasir). Intano Fox News smentisce “Giuseppi” Conte, che al Comitato per la sicurezza ha detto che i servizi italiani non avevano informazioni. Secondo l'emittente americana il ministro della Giustizia e John Durham sono tornati da Roma con informazioni interessanti, che li hanno spinti a sentire anche l’ex direttore della Cia John Brennan e l'ex capo della National Intelligence James Clapper, che pure sarebbero stati coinvolti nella creazione di false prove per incastrare Donald.


MENTRE IL PREMIER RIFERIVA AL COPASIR CHE NESSUNA PROVA È STATA FORNITA AGLI AMERICANI, SU ''FOX NEWS'' SI DICEVA IL CONTRARIO: BARR E DURHAM A ROMA HANNO RACCOLTO NUOVI ELEMENTI E L'INCHIESTA SI ALLARGA 

LAL LETTERACON CUI BARR IL 17 GIUGNO CHIEDEVA A VARRICCHIO, AMBASCIATORE A WASHINGTON, DI AVERE INFORMAZIONI SULL'OPERATO DI SPIE USA A ROMA. LUI RIFERISCE A CONTE, SENZA PASSARE PER IL POVERO MOAVERO, E IL PREMIER NE PARLA SOLO CON VECCHIONE

I PROTAGONISTI RUSSIAGATE, ECCO LA LETTERA BARR CHIESE AL PREMIER VERIFICHE SUGLI AGENTI FBI
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della sera”

donald trump william barrDONALD TRUMP WILLIAM BARR
«Verificare il ruolo svolto da personale Usa in servizio in Italia senza voler mettere in discussione l' operato delle autorità italiane e l' eccellente collaborazione»: eccola la richiesta presentata nel giugno scorso dal ministro della Giustizia William Barr a palazzo Chigi sul Russiagate. La lettera, datata 17 giugno, è stata inoltrata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte dall' ambasciatore a Washington Armando Varricchio.
Non c' è stato alcun passaggio attraverso la Farnesina, il canale è stato diretto e il premier ha autorizzato ai colloqui il capo del Dis Gennaro Vecchione.

WILLIAM BARR JOHN DURHAMWILLIAM BARR JOHN DURHAM
«Non abbiamo fornito alcuna informazione riservata», ha ribadito Conte di fronte al Copasir. Ma dagli Stati Uniti arriva una diversa versione. Ad accreditarla è Fox News, televisione ritenuta vicina al presidente Donald Trump: «Durante una delle due visite effettuate a Roma, il 15 agosto e il 27 settembre, per incontrare i vertici dell' intelligence italiana, Barr e il procuratore John Durham hanno raccolto nuove prove per la loro contro-inchiesta sul Russiagate. Poi hanno deciso di ampliare il raggio della loro inchiesta sulle origini dell' indagine Fbi del 2016 sulle collusioni con la Russia».

Quanto basta per comprendere come la vicenda non sia affatto conclusa e che il rapporto finale di Barr - che potrebbe essere pubblicato entro qualche settimana - potrebbe riservare nuove e clamorose sorprese.
giuseppe conte gennaro vecchioneGIUSEPPE CONTE GENNARO VECCHIONE
Al centro dell' attenzione degli Stati Uniti c' era in particolar modo un agente dell' Fbi che nel 2016 lavorava nella capitale. Durante i colloqui Barr avrebbe chiesto di conoscere i suoi contatti con l' intelligence italiana ma anche verifiche su eventuali rapporti con Joseph Mifsud, il professore che rivelò per primo allo staff di Trump l' esistenza di mail compromettenti di Hillary Clinton in possesso dei russi.

Fu proprio l' Fbi a indagare sui contatti tra Trump e i russi durante la campagna per le presidenziali del 2016. E dunque Mifsud - questo è il sospetto di Barr - potrebbe essere stato la loro «talpa» per screditare Trump.

«Abbiamo svolto verifiche ma non abbiamo trovato nulla», ha sostenuto Conte. Barr dice il contrario e ora si dovrà accertare che cosa sia accaduto tra il 17 giugno e il 27 settembre. Anche tenendo conto che il canale tra Varricchio e il premier è stato di «massima riservatezza» che coinvolge subito anche Vecchione. E sarà lui, adesso a dover riferire al Copasir che tipo di verifiche abbia svolto, a chi le abbia affidate e con quale risultato. Il suo primo incontro con Barr avviene a ferragosto.

Mifsud con Olga RohMIFSUD CON OLGA ROH
Un faccia a faccia che però non esaurisce i contatti. Subito dopo Vecchione chiede ulteriori verifiche alle due agenzie di intelligence: l' Aise diretta da Luciano Carta e l' Aisi guidata da Mario Parente. In almeno due occasioni i tre direttori affrontano l' argomento con Conte. Poi, tutti insieme, ricevono Barr e Dhuram nella sede del Dis. È il 27 settembre scorso. Adesso dovranno riferire al Copasir quali informazioni abbiano consegnato agli Stati Uniti. Consapevoli che la loro versione sarà poi confrontata con quella del «rapporto Barr».


RUSSIAGATE, GLI USA GELANO IL PREMIER "DALL'ITALIA NUOVE PROVE PER L'INCHIESTA"
Carlo Bonini e Giuliano Foschini per ''la Repubblica''


mifsud frattini ayadMIFSUD FRATTINI AYAD
I due viaggi a Roma dell' Attorney general William Barr e John Durham per raccogliere informazioni dalla nostra intelligence sul Russiagate non sono stati una scampagnata. O almeno non un inutile "scambio di cortesie", come la conferenza stampa del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha voluto accreditare non più tardi di mercoledì pomeriggio. Con un timing che non ha nulla a che vedere con le coincidenze - e questo lo hanno capito anche a Roma dove ieri sera si sono passati dei brutti quarti d' ora - la Fox News, la cable tv cinghia di trasmissione della Casa Bianca di Donald Trump, ha infatti depositato a beneficio del cortese alleato italiano un pizzino che dimostra come la faccenda sia tutt' altro che chiusa.

In un servizio da Washington, apparentemente innocuo, nel sintetizzare la conferenza stampa di Conte nel solo punto utile alla contronarrazione Repubblicana ("Il presidente del consiglio italiano ha confermato i due incontri del 15 agosto e del 27 settembre con Barr e Durham"), Fox News lascia infatti scivolare una circostanza tutt' altro che neutra. «A Roma - si riferisce senza citare la fonte - l' attorney general e il procuratore hanno raccolto nuove prove che allargano l' indagine». E «avrebbero convinto il procuratore Durham dell' opportunità di interrogare James Clapper e John Brennan, direttori rispettivamente della National Intelligence e della Cia durante l' amministrazione Obama».

george papadopoulos simona mangianteGEORGE PAPADOPOULOS SIMONA MANGIANTE
Se dunque lo scopo della conferenza stampa di Conte era stato quello di smarcarsi dal segreto dell' audizione al Copasir per far sapere "in chiaro" a Washington (e insieme all' opinione pubblica italiana) quale era la linea del Piave su quale si era attestata la ricostruzione di Palazzo Chigi - «indagine preliminare »; «nessuna attivazione dell' intelligence italiana»; «mera ricerca di archivi»; «nessuna indagine sull' attività del governo italiano nel 2016» - il risultato ottenuto deve ora allarmare Palazzo Chigi. Con tutta evidenza, infatti, la Casa Bianca non ha nessuna intenzione di aderire alla ricostruzione italiana.

E, se Fox non ha preso un abbaglio o non è stata malamente imbeccata, non solo intende dare presto conto delle nuove prove raccolte a Roma. Ma, addirittura, trasformarle nelle fondamenta di un salto di qualità delle indagini di Barr. Come ogni avviso ai naviganti, anche quello che arriva dall' America è afflitto della genericità di cui è stata generosa anche Roma (quali nuove prove?). E, non a caso, in un immediato capovolgimento di ruoli, ieri a tarda sera sono state fonti della nostra intelligence a mobilitarsi per provare a spegnere questo nuovo principio di incendio.

Alle agenzie di stampa, hanno negato l' esistenza di qualsiasi "nuova prova" e, soprattutto, che la fonte di queste nuove evidenze sarebbe stata la "cortese collaborazione" offerta agli americani da Palazzo Chigi, dal Dis, da Aise e Aisi. In particolare, le stesse fonti hanno negato, come già peraltro fatto nei giorni scorsi, che sia stati la nostra intelligence a consegnare a Barr la memoria di due cellulari Blackberry utilizzati dal professore maltese Joseph Mifsud, conferenziere della Link university. E un nastro con incisa la sua voce.

giuseppe conte donald trump 17GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP 17
Il gioco delle parti, dunque, non solo continua. Ma ragionevolmente è soltanto all' inizio. E il fantasma americano si è materializzato sull' uscio di Palazzo Chigi persino prima di quanto previsto. E tutto questo mentre il "pesce grosso" di tutta questa storia, il professore che professore non è, Joseph Mifsud, lo Zatat dell' università di Malta, continua a essere a largo. Nel buio del nostro spionaggio e controspionaggio (che evidentemente continua a ritenerlo soggetto non degno di interesse) e degli altri servizi che, ragionevolmente, lo hanno a cuore per ragioni diverse: americani, inglesi e russi. Fonte: qui

giovedì 1 agosto 2019

LA PROCURA DI GENOVA HA APERTO UN’INCHIESTA SULL'IVA NON VERSATA DA “BOOKING.COM” SUGLI AFFITTI DELLE ABITAZIONI DI PRIVATI

booking.com 2

LE IMPOSTE NON PAGATE SAREBBERO CIRCA 350MILIONI DI EURO E SONO SFUGGITE TOTALMENTE AL FISCO: LA SOCIETÀ DOVREBBE OPERARE COME SOSTITUTO D’IMPOSTA PER CHI AFFITTA SENZA PARTITA IVA, MA LA TASSA NON È NEMMENO DICHIARATA PERCHÉ…


Ivan Cimmarusti per “il Sole 24 Ore”

evasione fiscaleEVASIONE FISCALE
L' intermediazione di Booking.com sugli affitti delle abitazioni di privati senza partite Iva, potrebbe aver generato, tra il 2013 e il 2019, una evasione dell' Imposta sul valore aggiunto pari a 350 milioni di euro. Una stima basata sull' aumento esponenziale di questo tipo di prenotazioni, che dal 2017 ha registrato un incremento del 30%, superando di gran lunga quelle fatte con gli hotel. Il danno è duplice: da una parte il fisco perde un' entrata rilevante, dall' altra c' è una concorrenza sleale verso tutte quelle strutture ricettive che invece pagano regolarmente l' Imposta.
booking.com 11BOOKING.COM 
È questa la traccia che sta seguendo la Procura della Repubblica di Genova, con una inchiesta che presto porterà alle prime iscrizioni nel registro degli indagati, con responsabilità diretta della società amministrata da Glenn Fogel.
booking.com 4BOOKING.COM
In ballo c' è un importante gettito fiscale, che sfugge totalmente al controllo. L' inchiesta è condotta dal procuratore aggiunto Francesco Pinto e dal sostituto Giancarlo Vona, che stanno ricostruendo un presunto «sistema» che consente alla società, con sede in Olanda, di far sparire l' Imposta sul valore aggiunto legata, esclusivamente, all' intermediazione per l' affitto di abitazioni di proprietà di privati che non hanno partita Iva.
In questo caso, infatti, Booking dovrebbe operare in qualità di sostituto di imposta, registrandosi in Italia o utilizzando un rappresentante fiscale. Invece la tassa non è neanche dichiarata, con il risultato che l' azienda è sotto procedimento giudiziario per violazione della legge sui reati tributari.
L' inchiesta, condotta dal primo gruppo della Guardia di finanza di Genova, al comando del colonnello Ivan Bixio, nasce sulla base di alcuni preliminari accertamenti su appartamenti in affitto della provincia di Genova. Ci si è accorti che nelle fatture con Booking non era applicata l' Iva.
evasione fiscale 3EVASIONE FISCALE
Quello che in un primo momento è stato ritenuto un caso isolato, presto si è trasformato in modus operandi. L' intreccio investigativo, attraverso banca dati e documentazioni societarie, ha permesso di appurare che Booking non aveva mai pagato l' Iva per l' intermediazione con privati. Il fascicolo conta anche un parere dell' Agenzia dell' Entrate, un atto emesso a seguito di apposito quesito fatto da Federalberghi.
booking.com 10BOOKING.COM 

L' associazione ha segnalato che il portale «emette fatture senza Iva italiana, applicando il meccanismo del cosiddetto "reverse charge" anche nei casi in cui la struttura ricettiva è priva di partita Iva. La conseguenza è l' evasione totale dell' imposta, che non viene pagata né dal portale né dalla struttura». L' Agenzia «ha chiarito che l' Iva - spiegano da Federalberghi - sulle commissioni pagate ai portali che operano in altri paesi Ue è sempre dovuta.
Se la struttura ricettiva ha la partita Iva, essa si di dovrà fare carico del versamento in regime di inversione contabile. Se la struttura non ha partita Iva, dovrà essere invece il portale ad identificarsi in Italia e ad emettere fattura con Iva Italiana». Il tema è stato approfondito con una richiesta di informazioni all' Olanda: un ordine di indagine europeo che, tuttavia, non ha prodotto risultati.
evasione fiscale 1EVASIONE FISCALE
Le autorità dei Paesi Bassi hanno sostanzialmente negato qualsiasi illecito di Booking, rimandando al mittente la richiesta di ottenere documentazioni. Secondo Alessandro Massimo Nucara, direttore generale di Federalberghi, il danno non è solo alle casse dell' Erario, ma anche all' intero settore ricettivo. «Il mercato soffre - spiega - perché vede competere nello stesso spazio - la piattaforma web di Booking - soggetti che vendono lo stesso servizio, ma che sottostanno a regole diverse.
booking.com 6BOOKING.COM 
Quello degli appartamenti privati è un business molto spesso privo di ogni forma di controllo e tutela per i consumatori. A preoccuparci è soprattutto la concorrenza sleale verso l' attività di impresa, che a differenza del privato che non ha partita Iva, paga regolarmente l' Imposta».
Fonte: qui

domenica 28 luglio 2019

ORA CHE FACCIAMO CON LE RAGAZZE CHE GIURARONO FEDELTÀ A FRANCESCO BELLOMO?

“IL GIORNALE”: “OGGI MOLTE DI LORO INDOSSANO LA TOGA. SONO QUASI TUTTI GIUDICI CIVILI E PENALI. NEI TRIBUNALI DOVE ESERCITANO, I PETTEGOLEZZI SUL LORO PASSATO NON MANCANO. E IN QUALCHE MODO RISCHIANO DI INFICIARNE LA SERENITÀ. PRIMA O POI, UN IMPUTATO ARRABBIATO O UN AVVOCATO DELUSO, RINFACCERÀ: ‘MA LEI NON ERA UNA DI QUELLE CHE…”

Luca Fazzo per “il Giornale”
ALESSIA IACOPINIALESSIA IACOPINI
C' è chi è venuto allo scoperto, rendendo interviste, come il pm di Massa Alessia Iacopini, secondo cui Francesco Bellomo «era come dottor Jekyll e mister Hyde». Delle altre va tutelata la privacy, perché in questa vicenda rivestono il ruolo di vittime. Ma un dato è certo, ed emerge dalle due inchieste condotte in Italia contro Bellomo, giovane e brillante consigliere di Stato, finito agli arresti dieci giorni fa per avere imposto alle allieve dei suoi corsi obblighi che sconfinavano nel plagio e nella violenza.
francesco bellomo 6FRANCESCO BELLOMO
Le due indagini sono state condotte, con esiti opposti, dalle Procure di Bari e di Milano. È possibile incrociare i dati delle prime due inchieste con due decreti ministeriali: quelli con la data 18.1.2016 e 12.3.2019. Sono i decreti che immettono in ruolo due infornate di centinaia di nuovi magistrati. E si scopre che buona parte delle vittime di Bellomo compaiono nei due elenchi.
Oggi, insomma, indossano la toga. Tranne la Iacopini, che fa il pubblico ministero, sono quasi tutti giudici civili e penali. Nei tribunali dove esercitano, i pettegolezzi sul loro passato non mancano. E in qualche modo rischiano di inficiarne la serenità. Prima o poi, un imputato arrabbiato o un avvocato deluso, rinfaccerà: «Ma lei non era una di quelle che per avere la borsa di studio ha firmato il contratto con Bellomo?».
Francesco BellomoFRANCESCO BELLOMO
L'inchiesta della Procura di Bari si è chiusa con l' arresto di Bellomo e del suo collaboratore Davide Nalin. Quattro le vittime individuate. Due di queste sono riuscite a diventare giudici. Una è la Iacopini, che le carte dell' indagine di Bari definiscono «legata a lui (Bellomo) da una relazione sentimentale dall' estate 2013 al febbraio 2016», e che avrebbe subito «reiterate e sistematiche condotte di controllo, imposizione, minaccia, vessazione e denigrazione». Un bombardamento di sms cui la vittima a volte cedeva: «Non vorrei perderti (...) La verità è che, anche se sono coinvolta, non riesco ad essere affettuosa e presente quanto meriteresti. E non credo che dipenda dal sentimento, ma dalla mia natura».
ALESSIA IACOPINIALESSIA IACOPINI
Ha superato il concorso per diventare magistrato, e amministra la giustizia in un tribunale del Sud, anche la borsista di Bellomo che ai pm racconta di avere firmato, dopo le ritrosie iniziali, il contratto che le veniva sottoposto dal consigliere di Stato giustificandosi così: «Ero condizionata dalla figura di Bellomo che induceva una certa soggezione. Posso dire che una sorta di venerazione era condivisa da gran parte dei partecipanti al corso. Il motivo che mi indusse ad accettare era la curiosità, una certa attrazione verso questa persona che percepivo come fuori dal Comune».
francesco bellomoFRANCESCO BELLOMO
Il troncone d' inchiesta milanese si è concluso con la richiesta di archiviazione da parte della Procura, secondo cui «nessun comportamento volto a coartare la libertà morale delle studentesse può invero essere ravvisato nella sottoposizione di contratti di collaborazione la cui sottoscrizione, pur nella sua singolarità, era rimessa alla libera volontà delle alunne»; peraltro spesso i contatti non erano unilaterali ma «iscritti nell' ambito di una rete di scambi connotata da reciprocità». Nessuna delle quattro vittime si è opposta alla richiesta di archiviazione: tre di loro nel frattempo sono divenute giudici in altrettanti tribunali del Nord. Il gip Guido Salvini però non è convinto che reato non ci sia stato, e ha fissato udienza per il 16 settembre. Fonte: qui

martedì 21 maggio 2019

“REPORT” RACCONTA LA FRODE DEI PROSCIUTTI DI PARMA E S.DANIELE: UNO SU TRE È FATTO CON CARNE DI MAIALI ALLEVATI IN ITALIA MA FIGLI DI SCROFE INSEMINATE CON MAIALE DANESE

IL GRANDE FAKE DEL DOP E DEGLI ALLEVAMENTI “SOSTENIBILI”: ANIMALI AMMASSATI IN MEZZO AI TOPI E SI MORDONO LE ORECCHIE A VICENDA…



report la frode dei prosciutti di parma e san daniele 9REPORT LA FRODE DEI PROSCIUTTI DI PARMA E SAN DANIELE
"Terminata la stagionatura, se andrete ad acquistare un prodotto marchiato Parma, rischierete una volta su tre di essere frodati", cioè di comprare un prosciutto fatto con la carne di maiali allevati sì in Italia ma figli di scrofe inseminate con maiale danese "durok", più magro, molto richiesto, ma escluso dal disciplinare di produzione che consente di fregiarsi del marchio Dop, denominazione d' origine protetta.

report la frode dei prosciutti di parma e san daniele 3REPORT LA FRODE DEI PROSCIUTTI DI PARMA E SAN DANIELE
E conclusioni simili si possono trarre per il San Daniele. Sono prosciutti comuni, buoni per carità, ma senza i marchi Dop il prezzo al dettaglio non potrebbe mai salire fino a 54 euro al chilo. È l' inchiesta di Emanuele Bellano con Alessia Cerantola e Greta Orsi, intitolata "La porcata", che Sigfrido Ranucci presenta nella puntata di stasera di Report (Raitre, 21,30). Le indagini degli ispettori del ministero dell' Agricoltura e dai carabinieri del Nas, coordinate dalle Procure di Torino e Udine, sono note.

report la frode dei prosciutti di parma e san daniele 1REPORT LA FRODE DEI PROSCIUTTI DI PARMA E SAN DANIELE
Un milione di cosce di prosciutto sequestrate per un valore di quasi 100 milioni di euro, i prosciutti a cui è stato revocato il marchio Dop sono circa il 20 per cento della produzione annua di Parma e San Daniele. Report ricorda i 200 indagati e i recenti patteggiamenti di una decina di allevatori: pene fino a 14 mesi di reclusione. Bellano ha intervistato il tecnico che gira per gli allevamenti con i semi del maiale danese. Ma soprattutto presenta documenti, una relazione dell' associazione degli allevatori e alcune recentissime email, in base ai quali afferma che "la frode è ancora in essere".

report la frode dei prosciutti di parma e san daniele 14REPORT LA FRODE DEI PROSCIUTTI DI PARMA E SAN DANIELE 
Uno dei controllori scrive: "Mi è stato risposto che se cominciano a far rispettare la legge, sono 2000 euro di multa per ogni suino macellato, oltre il ritiro dal commercio, quindi roba improponibile". Report spiega che la conformità delle carni al disciplinare è affidata, per il Parma, all' Istituto Parma Qualità (Ipq), le cui quote sono in mano ai controllati e cioè il Consorzio di Parma e le associazioni degli industriali della carne e degli allevatori; la filiera Dop del San Daniele è vigilata dall' Ifcq di San Saniele del Friuli, di proprietà di un trust i cui beneficiari sono Assica, l' associazione industriali della carne e il consorzio del San Daniele stesso.
prosciutto di parmaPROSCIUTTO DI PARMA

E ancora, Report documenta le condizioni in cui vivono i maiali, perfino in allevamenti "sostenibili". Gli animali, tutti col tatuaggio delle filiere Dop, sono "ammassati, a stretto contatto sviluppano fenomeni di cannibalismo e si mordono le orecchie a vicenda"; qua e là spuntano topi. In un allevamento collegato al Parma, una scrofa malata viene invitata a spostarsi con un pistola elettrica, un' altra è abbattuta a martellate.

Fonte: qui

lunedì 26 novembre 2018

DOPO 2 ANNI CHIUSA L’INCHIESTA PER LA TRAGEDIA DI RIGOPIANO, 24 PERSONE INDAGATE. “IL COMUNE DI FARINDOLA NON AVREBBE DOVUTO RILASCIARE I PERMESSI EDILIZI PER L’HOTEL”


TRA LE PERSONE CHE RISCHIANO IL PROCESSO CI SONO IL SINDACO E IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA


valanga al rigopianoVALANGA AL RIGOPIANO
"Il Comune di Farindola non avrebbe dovuto rilasciare i permessi edilizi per l'hotel di Rigopiano". Lo si legge nei capi d'imputazione che riguardano dirigenti e politici del Comune. Nel gennaio 2017 morirono 29 persone a causa di una valanga che travolse il resort. Per il pm, il Piano emergenza comunale era "totalmente silente in punto di pericolo di valanghe. Con un nuovo piano regolatore, non sarebbe stato possibile rilasciare i permessi edilizi".

Nel dispositivo di chiusura delle indagini per la tragedia di Rigopiano si legge: "L'assenza della Carta di localizzazione del pericolo da valanga, che se fosse stata emanata avrebbe di necessità individuato nella località stessa in Comune di Farindola un sito esposto a tale pericolo, ha fatto sì che le opere già realizzate dell'hotel Rigopiano a seguito dei permessi di costruire (...) non siano state segnalate dal locale sindaco".
ilario lacchetta sindaco farindolaILARIO LACCHETTA SINDACO FARINDOLA

"Tali informazioni avrebbero determinato l'immediata sospensione di ogni utilizzo nella stagione invernale". La Procura di Pescara quindi conferma che l'hotel era stato costruito su un sito storico di valanga e che l'assenza della Clpv è alla base della tragedia, e che se tutto fosse stato in regola l'hotel sarebbe dovuto stare chiuso almeno durante la stagione nevosa.

rigopiano 3RIGOPIANO 





La Procura di Pescara ha quindi notificato l'avviso di chiusura delle indagini su Rigopiano a 24 persone e una società. Tra le persone che rischiano il processo ci sono il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il presidente della Provincia, Antonio Di Marco, e il direttore del resort Bruno Di Tommaso che è anche amministratore e legale responsabile della società coinvolta, "Gran Sasso Resort & spa". Indagato anche l'ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, che insieme ad altri due ex dirigenti avrebbe attivato in ritardo le procedure indispensabili per liberare in sicurezza l'albergo prima della valanga.
RIGOPIANO RIFUGIORIGOPIANO RIFUGIO

Le accuse, a seconda delle posizioni, vanno dall'abuso d'ufficio, falso, e abusi edilizi, fino al disastro e omicidio colposi. La tragedia risale al 18 gennaio 2017 quando una valanga distrusse l'hotel provocando 29 morti. Il giorno prima della tragedia, decine di persone erano rimaste bloccate a causa della nevicata che aveva interrotto l'unica strada percorribile per il paese: spaventate e infreddolite aspettavano da ore i soccorsi quando la slavina distrusse tutto senza lasciar scampo, intrappolando, e uccidendo.

Fonte: qui

venerdì 2 novembre 2018

IN FRANCIA E’ IN CORSO UN’INCHIESTA SUL CASO DI ALCUNI BAMBINI NATI SENZA BRACCIA


LA MINISTRA DELLA SALUTE, AGNÈS BUZYN, HA PRECISATO CHE I PRIMI RISULTATI DELL'INCHIESTA SONO ATTESI ENTRO IL 31 GENNAIO 

SAREBBERO 18 I CASI SEGNALATI IN PARTICOLARE NEL DIPARTIMENTO DELL'AIN...

(ANSA) - Un' "inchiesta nazionale" è attualmente "in corso" in Francia sul caso dei bambini nati senza braccia: è quanto ha riferito il direttore generale dell'agenzia per Salute pubblica, Francois Bourdillon, intervistato da RTL. Da parte sua, la ministra della Salute, Agnès Buzyn, ha precisato che i primi risultati dell'inchiesta sono attesi entro il 31 gennaio. In totale, sarebbero 18 i casi di neonati venuti alla luce senza braccia in alcune zone della Francia, in particolare, nel dipartimento dell'Ain.

Fonte: qui

martedì 30 ottobre 2018

LA PROCURA DI ROMA CHIUDE L'INCHIESTA SULLO STADIO DELLA ROMA


A RISCHIO PROCESSO 20 PERSONE, TRA CUI IL COSTRUTTORE PARNASI, L'EX PRESIDENTE DELL'ACEA E CONSULENTE DELLA RAGGI, LANZALONE, IL PIDDINO CIVITA E IL FORZISTA PALOZZI (REGIONE), E PURE IL SOPRINTENDENTE AI BENI CULTURALI DI ROMA, FRANCESCO PROSPERETTI

(ANSA) - La Procura di Roma ha chiuso l'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Rischiano di finire sotto processo venti persone tra cui l'imprenditore Luca Parnasi l'ex presidente di Acea Luca Lanzalone, l'ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio di Forza Italia Adriano Palozzi, l'ex assessore regionale del Pd Michele Civita e il soprintendente ai beni culturali di Roma, Francesco Prosperetti.

Nel procedimento si ipotizzano, a seconda delle posizioni, i reati di associazione per delinquere, corruzione e finanziamento illecito. Rischiano di finire sotto processo anche i collaboratori di Parnasi, Luca Caporilli, Giulio Mangosi, Naboor Zaffiri, Gianluca Talonee Simone Contasta. L'atto di chiusura delle indagini riguarda anche Davide Bordoni, consigliere comunale di Forza Italia, Daniele Leoni, funzionario del Dipartimento Urbanistica del Comune di Roma, Vanessa Aznar Ababire, amministratrice della Pixie SocialMedia di cui Palozzi era amministratore di fatto. E ancora: Giampaolo Gola assessore allo sport del X Municipio, l'architetto Paolo Desideri, Fabio Serini, commissario straordinario dell'Ipa, Luciano Costantini, dello studio Lanzalone. Rischiano il processo anche Stefano Sonzogni, Mariangela Masi e Claudio Santini, ex capo di gabinetto al Mibact.

Fonte: qui

domenica 21 ottobre 2018

ANCHE LA GERMANIA HA GLI EVASORI FISCALI: LE BANCHE!


LE PROCURE DI COLONIA, FRANCOFORTE E MONACO DI BAVIERA INDAGANO SU UNA MAXI FRODE DA 55 MILIARDI DI EURO 

COINVOLTE SANTANDER, DEUTSCHE BANK E ANCHE LA FILIALE TEDESCA DI UNICREDIT: LA TRUFFA SI BASAVA SU UN SOFISTICATO TRAFFICO DI AZIONI CHE VENIVANO TRASFERITE A TEMPO DI RECORD E POI… 

L’INCHIESTA “CUMEX FILES” – VIDEO

IN ITALIA SI VERIFICA LA STESSA COSA DA 2 DECENNI ... SI CHIAMA DIVIDEND WASHING, CLICCA QUI



SAREBBE SUFFICIENTE METTERE UNA LEGGE DOVE I DIVIDENDI VENGONO TASSATI NEL PAESE DOVE VENGONO EROGATI



Chiara Merico per “la Verità”

deutsche bankDEUTSCHE BANK
Sarebbe costata la cifra monstre di 55 miliardi di euro in 15 anni, tutti sottratti all' erario di diversi Stati europei, la maxi frode sui dividendi organizzata da una rete finanziaria con ramificazioni in tutto il mondo e svelata ieri da un' inchiesta realizzata da un consorzio di 18 media del Vecchio continente.

A indagare sulla truffa sarebbero stati i magistrati delle Procure tedesche di Colonia - specializzata in reati fiscali internazionali - Francoforte e Monaco di Baviera: il meccanismo della frode giocherebbe sulla riscossione dei dividendi da parte degli azionisti di varie società, e sui metodi illeciti usati per non pagare le imposte.

Intrecci
cumex filesCUMEX FILES
Secondo l' inchiesta, chiamata Cumex files, sarebbe infatti stata orchestrata un' enorme evasione fiscale basata su un traffico sofisticato di azioni attraverso il trasferimento a tempo di record di queste ultime tra diversi proprietari esteri: in questo modo gli Stati europei non sarebbero riusciti a individuare i veri detentori e avrebbero così rimborsato più volte le tasse sugli stessi dividendi.

Ogni volta che una società distribuisce dividendi agli azionisti, infatti, gli Stati impongono di pagare un' imposta che va dal 15% al 30%; ma i residenti in Paesi esteri possono godere di rimborsi in base alle convenzioni siglate tra le varie nazioni.
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In quella che è stata definita «la più grande inchiesta per frode del dopoguerra in Germania» sono coinvolti i nomi di grandi banche internazionali. Come la spagnola Santander, sulla quale i magistrati di Colonia, come riferisce Reuters, hanno aperto un fascicolo a inizio estate: a quanto emerso, lo scorso giugno gli inquirenti avrebbero mandato ai legali dell' istituto una lettera in cui esponevano i loro sospetti riguardo a «operazioni» che la banca spagnola avrebbe «progettato ed eseguito» e che avrebbero facilitato un'«importante evasione fiscale» tra il 2007 e il 2011.

Un portavoce di Santander ha risposto che la banca sta «cooperando pienamente» con le autorità tedesche e che ha avviato un' indagine interna, in base alla quale, «se emergeranno comportamenti inappropriati, verranno presi gli opportuni provvedimenti».
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L' indagine della Procura di Colonia, avviata nel 2013, ha avuto una rapida accelerazione negli ultimi mesi grazie anche alle rivelazioni di sei persone coinvolte nelle operazioni illegali.

I modelli usati dagli istituti coinvolti, secondo gli inquirenti, erano studiati in modo tale da generare rimborsi multipli. A titolo di esempio, se una delle banche coinvolte decideva di vendere a un altro soggetto (come un fondo pensione) una quota azionaria di un' azienda prima del pagamento dei dividendi, portava a termine l' operazione dopo la riscossione della cedola.
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Così entrambi i soggetti, la banca e il fondo pensione, presentavano richiesta di rimborso delle imposte. A volte, secondo quanto acclarato dalla magistratura, le banche vendevano azioni che non possedevano, tramite la pratica nota come short selling.

I titoli in questione venivano poi scambiati rapidamente tra diversi istituti, investitori e fondi hedge per dare l' impressione che fossero posseduti da diversi proprietari. I profitti illeciti venivano poi divisi.

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I magistrati di Colonia avrebbero trovato «concrete evidenze» che Santander, insieme con la sua controllata britannica Abbey national treasury services, abbia agito da short seller; inoltre, tre fondi pensione avrebbero usato prestiti concessi dalla banca australiana Macquarie per acquistare la loro parte di titoli.

Da parte sua, Macquarie ha dichiarato di voler «continuare a collaborare» con le autorità tedesche», precisando di «aver già risolto le due problematiche relative ai dividendi che si sono manifestate tra il 2006 e il 2009».

Ricorso
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Tra i nomi coinvolti ci sono anche quello della branca tedesca di Unicredit e di Deutsche bank. Un portavoce dell' istituto guidato da Jean Pierre Mustier ha confermato che la divisione tedesca - Unicredit bank ag - ha partecipato alle operazioni di cumex trading, precisando però che ogni operazione del genere è cessata e che il supervisory board della controllata ha presentato ricorso per risarcimento contro tre ex componenti del consiglio di gestione, oltre ad aver avviato indagini penali per accertare se alcuni dipendenti in Germania abbiano o meno commesso reati fiscali.
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Per quanto riguarda Deutsche bank, invece, un portavoce ha fatto sapere che l' istituto, pur non avendo partecipato direttamente alle operazioni, è stato «coinvolto in alcune transazioni cumex effettuate da suoi clienti», precisando di aver avviato una collaborazione con le autorità.

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