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giovedì 1 agosto 2019

LA PROCURA DI GENOVA HA APERTO UN’INCHIESTA SULL'IVA NON VERSATA DA “BOOKING.COM” SUGLI AFFITTI DELLE ABITAZIONI DI PRIVATI

booking.com 2

LE IMPOSTE NON PAGATE SAREBBERO CIRCA 350MILIONI DI EURO E SONO SFUGGITE TOTALMENTE AL FISCO: LA SOCIETÀ DOVREBBE OPERARE COME SOSTITUTO D’IMPOSTA PER CHI AFFITTA SENZA PARTITA IVA, MA LA TASSA NON È NEMMENO DICHIARATA PERCHÉ…


Ivan Cimmarusti per “il Sole 24 Ore”

evasione fiscaleEVASIONE FISCALE
L' intermediazione di Booking.com sugli affitti delle abitazioni di privati senza partite Iva, potrebbe aver generato, tra il 2013 e il 2019, una evasione dell' Imposta sul valore aggiunto pari a 350 milioni di euro. Una stima basata sull' aumento esponenziale di questo tipo di prenotazioni, che dal 2017 ha registrato un incremento del 30%, superando di gran lunga quelle fatte con gli hotel. Il danno è duplice: da una parte il fisco perde un' entrata rilevante, dall' altra c' è una concorrenza sleale verso tutte quelle strutture ricettive che invece pagano regolarmente l' Imposta.
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È questa la traccia che sta seguendo la Procura della Repubblica di Genova, con una inchiesta che presto porterà alle prime iscrizioni nel registro degli indagati, con responsabilità diretta della società amministrata da Glenn Fogel.
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In ballo c' è un importante gettito fiscale, che sfugge totalmente al controllo. L' inchiesta è condotta dal procuratore aggiunto Francesco Pinto e dal sostituto Giancarlo Vona, che stanno ricostruendo un presunto «sistema» che consente alla società, con sede in Olanda, di far sparire l' Imposta sul valore aggiunto legata, esclusivamente, all' intermediazione per l' affitto di abitazioni di proprietà di privati che non hanno partita Iva.
In questo caso, infatti, Booking dovrebbe operare in qualità di sostituto di imposta, registrandosi in Italia o utilizzando un rappresentante fiscale. Invece la tassa non è neanche dichiarata, con il risultato che l' azienda è sotto procedimento giudiziario per violazione della legge sui reati tributari.
L' inchiesta, condotta dal primo gruppo della Guardia di finanza di Genova, al comando del colonnello Ivan Bixio, nasce sulla base di alcuni preliminari accertamenti su appartamenti in affitto della provincia di Genova. Ci si è accorti che nelle fatture con Booking non era applicata l' Iva.
evasione fiscale 3EVASIONE FISCALE
Quello che in un primo momento è stato ritenuto un caso isolato, presto si è trasformato in modus operandi. L' intreccio investigativo, attraverso banca dati e documentazioni societarie, ha permesso di appurare che Booking non aveva mai pagato l' Iva per l' intermediazione con privati. Il fascicolo conta anche un parere dell' Agenzia dell' Entrate, un atto emesso a seguito di apposito quesito fatto da Federalberghi.
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L' associazione ha segnalato che il portale «emette fatture senza Iva italiana, applicando il meccanismo del cosiddetto "reverse charge" anche nei casi in cui la struttura ricettiva è priva di partita Iva. La conseguenza è l' evasione totale dell' imposta, che non viene pagata né dal portale né dalla struttura». L' Agenzia «ha chiarito che l' Iva - spiegano da Federalberghi - sulle commissioni pagate ai portali che operano in altri paesi Ue è sempre dovuta.
Se la struttura ricettiva ha la partita Iva, essa si di dovrà fare carico del versamento in regime di inversione contabile. Se la struttura non ha partita Iva, dovrà essere invece il portale ad identificarsi in Italia e ad emettere fattura con Iva Italiana». Il tema è stato approfondito con una richiesta di informazioni all' Olanda: un ordine di indagine europeo che, tuttavia, non ha prodotto risultati.
evasione fiscale 1EVASIONE FISCALE
Le autorità dei Paesi Bassi hanno sostanzialmente negato qualsiasi illecito di Booking, rimandando al mittente la richiesta di ottenere documentazioni. Secondo Alessandro Massimo Nucara, direttore generale di Federalberghi, il danno non è solo alle casse dell' Erario, ma anche all' intero settore ricettivo. «Il mercato soffre - spiega - perché vede competere nello stesso spazio - la piattaforma web di Booking - soggetti che vendono lo stesso servizio, ma che sottostanno a regole diverse.
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Quello degli appartamenti privati è un business molto spesso privo di ogni forma di controllo e tutela per i consumatori. A preoccuparci è soprattutto la concorrenza sleale verso l' attività di impresa, che a differenza del privato che non ha partita Iva, paga regolarmente l' Imposta».
Fonte: qui

domenica 21 ottobre 2018

ANCHE LA GERMANIA HA GLI EVASORI FISCALI: LE BANCHE!


LE PROCURE DI COLONIA, FRANCOFORTE E MONACO DI BAVIERA INDAGANO SU UNA MAXI FRODE DA 55 MILIARDI DI EURO 

COINVOLTE SANTANDER, DEUTSCHE BANK E ANCHE LA FILIALE TEDESCA DI UNICREDIT: LA TRUFFA SI BASAVA SU UN SOFISTICATO TRAFFICO DI AZIONI CHE VENIVANO TRASFERITE A TEMPO DI RECORD E POI… 

L’INCHIESTA “CUMEX FILES” – VIDEO

IN ITALIA SI VERIFICA LA STESSA COSA DA 2 DECENNI ... SI CHIAMA DIVIDEND WASHING, CLICCA QUI



SAREBBE SUFFICIENTE METTERE UNA LEGGE DOVE I DIVIDENDI VENGONO TASSATI NEL PAESE DOVE VENGONO EROGATI



Chiara Merico per “la Verità”

deutsche bankDEUTSCHE BANK
Sarebbe costata la cifra monstre di 55 miliardi di euro in 15 anni, tutti sottratti all' erario di diversi Stati europei, la maxi frode sui dividendi organizzata da una rete finanziaria con ramificazioni in tutto il mondo e svelata ieri da un' inchiesta realizzata da un consorzio di 18 media del Vecchio continente.

A indagare sulla truffa sarebbero stati i magistrati delle Procure tedesche di Colonia - specializzata in reati fiscali internazionali - Francoforte e Monaco di Baviera: il meccanismo della frode giocherebbe sulla riscossione dei dividendi da parte degli azionisti di varie società, e sui metodi illeciti usati per non pagare le imposte.

Intrecci
cumex filesCUMEX FILES
Secondo l' inchiesta, chiamata Cumex files, sarebbe infatti stata orchestrata un' enorme evasione fiscale basata su un traffico sofisticato di azioni attraverso il trasferimento a tempo di record di queste ultime tra diversi proprietari esteri: in questo modo gli Stati europei non sarebbero riusciti a individuare i veri detentori e avrebbero così rimborsato più volte le tasse sugli stessi dividendi.

Ogni volta che una società distribuisce dividendi agli azionisti, infatti, gli Stati impongono di pagare un' imposta che va dal 15% al 30%; ma i residenti in Paesi esteri possono godere di rimborsi in base alle convenzioni siglate tra le varie nazioni.
cumex files 6CUMEX FILES 

In quella che è stata definita «la più grande inchiesta per frode del dopoguerra in Germania» sono coinvolti i nomi di grandi banche internazionali. Come la spagnola Santander, sulla quale i magistrati di Colonia, come riferisce Reuters, hanno aperto un fascicolo a inizio estate: a quanto emerso, lo scorso giugno gli inquirenti avrebbero mandato ai legali dell' istituto una lettera in cui esponevano i loro sospetti riguardo a «operazioni» che la banca spagnola avrebbe «progettato ed eseguito» e che avrebbero facilitato un'«importante evasione fiscale» tra il 2007 e il 2011.

Un portavoce di Santander ha risposto che la banca sta «cooperando pienamente» con le autorità tedesche e che ha avviato un' indagine interna, in base alla quale, «se emergeranno comportamenti inappropriati, verranno presi gli opportuni provvedimenti».
cumex files 5CUMEX FILES 

L' indagine della Procura di Colonia, avviata nel 2013, ha avuto una rapida accelerazione negli ultimi mesi grazie anche alle rivelazioni di sei persone coinvolte nelle operazioni illegali.

I modelli usati dagli istituti coinvolti, secondo gli inquirenti, erano studiati in modo tale da generare rimborsi multipli. A titolo di esempio, se una delle banche coinvolte decideva di vendere a un altro soggetto (come un fondo pensione) una quota azionaria di un' azienda prima del pagamento dei dividendi, portava a termine l' operazione dopo la riscossione della cedola.
cumex files 3CUMEX FILES 

Così entrambi i soggetti, la banca e il fondo pensione, presentavano richiesta di rimborso delle imposte. A volte, secondo quanto acclarato dalla magistratura, le banche vendevano azioni che non possedevano, tramite la pratica nota come short selling.

I titoli in questione venivano poi scambiati rapidamente tra diversi istituti, investitori e fondi hedge per dare l' impressione che fossero posseduti da diversi proprietari. I profitti illeciti venivano poi divisi.

cumex files 4CUMEX FILES 
I magistrati di Colonia avrebbero trovato «concrete evidenze» che Santander, insieme con la sua controllata britannica Abbey national treasury services, abbia agito da short seller; inoltre, tre fondi pensione avrebbero usato prestiti concessi dalla banca australiana Macquarie per acquistare la loro parte di titoli.

Da parte sua, Macquarie ha dichiarato di voler «continuare a collaborare» con le autorità tedesche», precisando di «aver già risolto le due problematiche relative ai dividendi che si sono manifestate tra il 2006 e il 2009».

Ricorso
santanderSANTANDER
Tra i nomi coinvolti ci sono anche quello della branca tedesca di Unicredit e di Deutsche bank. Un portavoce dell' istituto guidato da Jean Pierre Mustier ha confermato che la divisione tedesca - Unicredit bank ag - ha partecipato alle operazioni di cumex trading, precisando però che ogni operazione del genere è cessata e che il supervisory board della controllata ha presentato ricorso per risarcimento contro tre ex componenti del consiglio di gestione, oltre ad aver avviato indagini penali per accertare se alcuni dipendenti in Germania abbiano o meno commesso reati fiscali.
unicreditUNICREDIT

Per quanto riguarda Deutsche bank, invece, un portavoce ha fatto sapere che l' istituto, pur non avendo partecipato direttamente alle operazioni, è stato «coinvolto in alcune transazioni cumex effettuate da suoi clienti», precisando di aver avviato una collaborazione con le autorità.

Fonte: qui