9 dicembre forconi: tradimento
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sabato 26 ottobre 2019

LA CONTRO-INCHIESTA SUL RUSSIAGATE DIVENTA UN'INDAGINE PENALE: ORA IL PROCURATORE DURHAM, AGLI ORDINI DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA WILLIAM BARR, POTRÀ INTERROGARE TESTIMONI E ISTITUIRE UN GRAN GIURÌ PER INCRIMINARE QUALCUNO

I DEM OVVIAMENTE S'INCAZZANO: ''IL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA È DIVENTATO UN VEICOLO PER LA VENDETTA POLITICA DI TRUMP?''
RUSSIAGATE: INDAGINE BARR DIVENTA INCHIESTA PENALE
 (ANSA) - L'indagine ordinata dall'attorney general Usa William Barr sulle origini del Russiagate e' diventata ora un'inchiesta penale. Lo riferisce Politico citando una propria fonte. Questo significa che i dirigenti e gli ex dirigenti dell'Fbi e del dipartimento di giustizia eventualmente coinvolti rischiano un'incriminazione e che aumenteranno i poteri di raccogliere prove dell'attorney John Durham - titolare dell'inchiesta - anche con mandati emessi da un grand giuri' per acquisire documenti e testimonianze.
donald trump william barrDONALD TRUMP WILLIAM BARR

RUSSIAGATE: I DEM CONTRO L'INCHIESTA PENALE
 (ANSA) - Dura reazione dei dem alla decisione del dipartimento di giustizia di trasformare l'indagine amministrativa sulle origini del Russiagate in inchiesta penale. In una nota, i presidenti delle commissioni intelligence e giustizia della Camera, che conducono l'indagine di impeachment, sostengono che essa "solleva nuove profonde preoccupazioni che il dipartimento di giustizia sotto l'attorney general Barr abbia perso la sua indipendenza e sia diventato un veicolo per la vendetta politica del presidente Trump". Fonte: qui

IL PRESIDENTE USA ESCE ALLO SCOPERTO E ACCUSA OBAMA DI TRADIMENTO: HA SPIATO LA MIA CAMPAGNA DEL 2016 
LA RIVELAZIONE NEL LIBRO DI DOUG WEAD “INSIDE TRUMP’S WHITE HOUSE” 
NEI PROSSIMI GIORNI WILLIAM BARR FARÀ USCIRE IL SUO RAPPORTO SUL RUSSIAGATE (E MARTEDÌ VECCHIONE SARÀ IN AUDIZIONE AL COPASIR). SECONDO FOX NEWS LUI E DURHAM SONO  TORNATI DALL'ITALIA CON INFORMAZIONI CHE LO HANNO SPINTO A SENTIRE L'EX DIRETTORE DELLA CIA BRENNAN

Donald Trump esce allo scoperto e accusa Barack Obama di tradimento: ha spiato la mia campagna del 2016. La rivelazione è contenuta nel libro di Doug Wead “inside trump’s white house”. “Quello che hanno fatto è tradimento, ok? La cosa interessante è che lo abbiamo beccato a spiare sull’elezione. Non l’ho mai detto, ma sono stati beccati a spiarci. Ci hanno spiato”, ha detto Trump.
trump e obama alla casa biancaTRUMP E OBAMA ALLA CASA BIANCA
DONALD TRUMP CON DOUG WEAD ALLA CASA BIANCADONALD TRUMP CON DOUG WEAD ALLA CASA BIANCA

donald trump william barrDONALD TRUMP WILLIAM BARR
Nei prossimi giorni il ministro della giustizia Usa William Barr farà uscire il suo rapporto sul Russiagate (e martedì Vecchione sarà in audizione al Copasir). Intano Fox News smentisce “Giuseppi” Conte, che al Comitato per la sicurezza ha detto che i servizi italiani non avevano informazioni. Secondo l'emittente americana il ministro della Giustizia e John Durham sono tornati da Roma con informazioni interessanti, che li hanno spinti a sentire anche l’ex direttore della Cia John Brennan e l'ex capo della National Intelligence James Clapper, che pure sarebbero stati coinvolti nella creazione di false prove per incastrare Donald.


MENTRE IL PREMIER RIFERIVA AL COPASIR CHE NESSUNA PROVA È STATA FORNITA AGLI AMERICANI, SU ''FOX NEWS'' SI DICEVA IL CONTRARIO: BARR E DURHAM A ROMA HANNO RACCOLTO NUOVI ELEMENTI E L'INCHIESTA SI ALLARGA 

LAL LETTERACON CUI BARR IL 17 GIUGNO CHIEDEVA A VARRICCHIO, AMBASCIATORE A WASHINGTON, DI AVERE INFORMAZIONI SULL'OPERATO DI SPIE USA A ROMA. LUI RIFERISCE A CONTE, SENZA PASSARE PER IL POVERO MOAVERO, E IL PREMIER NE PARLA SOLO CON VECCHIONE

I PROTAGONISTI RUSSIAGATE, ECCO LA LETTERA BARR CHIESE AL PREMIER VERIFICHE SUGLI AGENTI FBI
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della sera

donald trump william barrDONALD TRUMP WILLIAM BARR
«Verificare il ruolo svolto da personale Usa in servizio in Italia senza voler mettere in discussione l' operato delle autorità italiane e l' eccellente collaborazione»: eccola la richiesta presentata nel giugno scorso dal ministro della Giustizia William Barr a palazzo Chigi sul Russiagate. La lettera, datata 17 giugno, è stata inoltrata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte dall' ambasciatore a Washington Armando Varricchio.
Non c' è stato alcun passaggio attraverso la Farnesina, il canale è stato diretto e il premier ha autorizzato ai colloqui il capo del Dis Gennaro Vecchione.

WILLIAM BARR JOHN DURHAMWILLIAM BARR JOHN DURHAM
«Non abbiamo fornito alcuna informazione riservata», ha ribadito Conte di fronte al Copasir. Ma dagli Stati Uniti arriva una diversa versione. Ad accreditarla è Fox News, televisione ritenuta vicina al presidente Donald Trump: «Durante una delle due visite effettuate a Roma, il 15 agosto e il 27 settembre, per incontrare i vertici dell' intelligence italiana, Barr e il procuratore John Durham hanno raccolto nuove prove per la loro contro-inchiesta sul Russiagate. Poi hanno deciso di ampliare il raggio della loro inchiesta sulle origini dell' indagine Fbi del 2016 sulle collusioni con la Russia».

Quanto basta per comprendere come la vicenda non sia affatto conclusa e che il rapporto finale di Barr - che potrebbe essere pubblicato entro qualche settimana - potrebbe riservare nuove e clamorose sorprese.
giuseppe conte gennaro vecchioneGIUSEPPE CONTE GENNARO VECCHIONE
Al centro dell' attenzione degli Stati Uniti c' era in particolar modo un agente dell' Fbi che nel 2016 lavorava nella capitale. Durante i colloqui Barr avrebbe chiesto di conoscere i suoi contatti con l' intelligence italiana ma anche verifiche su eventuali rapporti con Joseph Mifsud, il professore che rivelò per primo allo staff di Trump l' esistenza di mail compromettenti di Hillary Clinton in possesso dei russi.

Fu proprio l' Fbi a indagare sui contatti tra Trump e i russi durante la campagna per le presidenziali del 2016. E dunque Mifsud - questo è il sospetto di Barr - potrebbe essere stato la loro «talpa» per screditare Trump.

«Abbiamo svolto verifiche ma non abbiamo trovato nulla», ha sostenuto Conte. Barr dice il contrario e ora si dovrà accertare che cosa sia accaduto tra il 17 giugno e il 27 settembre. Anche tenendo conto che il canale tra Varricchio e il premier è stato di «massima riservatezza» che coinvolge subito anche Vecchione. E sarà lui, adesso a dover riferire al Copasir che tipo di verifiche abbia svolto, a chi le abbia affidate e con quale risultato. Il suo primo incontro con Barr avviene a ferragosto.

Mifsud con Olga RohMIFSUD CON OLGA ROH
Un faccia a faccia che però non esaurisce i contatti. Subito dopo Vecchione chiede ulteriori verifiche alle due agenzie di intelligence: l' Aise diretta da Luciano Carta e l' Aisi guidata da Mario Parente. In almeno due occasioni i tre direttori affrontano l' argomento con Conte. Poi, tutti insieme, ricevono Barr e Dhuram nella sede del Dis. È il 27 settembre scorso. Adesso dovranno riferire al Copasir quali informazioni abbiano consegnato agli Stati Uniti. Consapevoli che la loro versione sarà poi confrontata con quella del «rapporto Barr».


RUSSIAGATE, GLI USA GELANO IL PREMIER "DALL'ITALIA NUOVE PROVE PER L'INCHIESTA"
Carlo Bonini e Giuliano Foschini per ''la Repubblica''


mifsud frattini ayadMIFSUD FRATTINI AYAD
I due viaggi a Roma dell' Attorney general William Barr e John Durham per raccogliere informazioni dalla nostra intelligence sul Russiagate non sono stati una scampagnata. O almeno non un inutile "scambio di cortesie", come la conferenza stampa del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha voluto accreditare non più tardi di mercoledì pomeriggio. Con un timing che non ha nulla a che vedere con le coincidenze - e questo lo hanno capito anche a Roma dove ieri sera si sono passati dei brutti quarti d' ora - la Fox News, la cable tv cinghia di trasmissione della Casa Bianca di Donald Trump, ha infatti depositato a beneficio del cortese alleato italiano un pizzino che dimostra come la faccenda sia tutt' altro che chiusa.

In un servizio da Washington, apparentemente innocuo, nel sintetizzare la conferenza stampa di Conte nel solo punto utile alla contronarrazione Repubblicana ("Il presidente del consiglio italiano ha confermato i due incontri del 15 agosto e del 27 settembre con Barr e Durham"), Fox News lascia infatti scivolare una circostanza tutt' altro che neutra. «A Roma - si riferisce senza citare la fonte - l' attorney general e il procuratore hanno raccolto nuove prove che allargano l' indagine». E «avrebbero convinto il procuratore Durham dell' opportunità di interrogare James Clapper e John Brennan, direttori rispettivamente della National Intelligence e della Cia durante l' amministrazione Obama».

george papadopoulos simona mangianteGEORGE PAPADOPOULOS SIMONA MANGIANTE
Se dunque lo scopo della conferenza stampa di Conte era stato quello di smarcarsi dal segreto dell' audizione al Copasir per far sapere "in chiaro" a Washington (e insieme all' opinione pubblica italiana) quale era la linea del Piave su quale si era attestata la ricostruzione di Palazzo Chigi - «indagine preliminare »; «nessuna attivazione dell' intelligence italiana»; «mera ricerca di archivi»; «nessuna indagine sull' attività del governo italiano nel 2016» - il risultato ottenuto deve ora allarmare Palazzo Chigi. Con tutta evidenza, infatti, la Casa Bianca non ha nessuna intenzione di aderire alla ricostruzione italiana.

E, se Fox non ha preso un abbaglio o non è stata malamente imbeccata, non solo intende dare presto conto delle nuove prove raccolte a Roma. Ma, addirittura, trasformarle nelle fondamenta di un salto di qualità delle indagini di Barr. Come ogni avviso ai naviganti, anche quello che arriva dall' America è afflitto della genericità di cui è stata generosa anche Roma (quali nuove prove?). E, non a caso, in un immediato capovolgimento di ruoli, ieri a tarda sera sono state fonti della nostra intelligence a mobilitarsi per provare a spegnere questo nuovo principio di incendio.

Alle agenzie di stampa, hanno negato l' esistenza di qualsiasi "nuova prova" e, soprattutto, che la fonte di queste nuove evidenze sarebbe stata la "cortese collaborazione" offerta agli americani da Palazzo Chigi, dal Dis, da Aise e Aisi. In particolare, le stesse fonti hanno negato, come già peraltro fatto nei giorni scorsi, che sia stati la nostra intelligence a consegnare a Barr la memoria di due cellulari Blackberry utilizzati dal professore maltese Joseph Mifsud, conferenziere della Link university. E un nastro con incisa la sua voce.

giuseppe conte donald trump 17GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP 17
Il gioco delle parti, dunque, non solo continua. Ma ragionevolmente è soltanto all' inizio. E il fantasma americano si è materializzato sull' uscio di Palazzo Chigi persino prima di quanto previsto. E tutto questo mentre il "pesce grosso" di tutta questa storia, il professore che professore non è, Joseph Mifsud, lo Zatat dell' università di Malta, continua a essere a largo. Nel buio del nostro spionaggio e controspionaggio (che evidentemente continua a ritenerlo soggetto non degno di interesse) e degli altri servizi che, ragionevolmente, lo hanno a cuore per ragioni diverse: americani, inglesi e russi. Fonte: qui

mercoledì 4 settembre 2019

CACCIARI: “LA VITTORIA DI SALVINI POTREBBE ESSERE SOLO RIMANDATA - IL PD È IL PARTITO SCONFITTO ALLE ULTIME POLITICHE E I 5 STELLE VERREBBERO MASSACRATI SE SI ANDASSE OGGI AL VOTO – SOLTANTO UNO STRAORDINARIO SEGNO DI CONSAPEVOLEZZA POLITICA E AUTOCRITICA POTREBBERO FORSE RIUSCIRE A CONVINCERE L'OPINIONE PUBBLICA CHE SI INTENDE APRIRE UNA FASE POLITICA NUOVA E NON SI TRATTA DI SALVARE IN EXTREMIS E PRO TEMPORE UN NAUFRAGANTE CETO POLITICO”


IL GOVERNO DEL TRADIMENTO DELLA VOLONTA' DEGLI ELETTORI ITALIANI E' PRONTO.


TUTTI SENZA RADICI

Massimo Cacciari per “l’Espresso”
Scrivo queste poche righe senza ancora conoscere l' esito della crisi. Ciò che l' ha generata è tanto chiaro quanto oscura la sorte che comunque ci attende. Soltanto l' infaticabile produzione di chiacchiere a mezzo di chiacchiere da parte dei suoi protagonisti può nascondere i crudi fatti: con la propaganda sovranista Salvini aveva capitalizzato il capitalizzabile; a questo punto lo attendeva la quadratura del cerchio di una manovra finanziaria che non dava alcun margine su flat-tax e autonomia regionale; ha perciò scommesso sulla guerra lampo: o vittoria elettorale o i grillini per terrore del voto mi concedono tutto e di più.
La scommessa non gli è riuscita (o solo in parte, se si andasse a votare), ma la sua vittoria potrebbe essere solo rimandata - basta che la soluzione di governo che si escogita non manifesti una forza tale da rovesciare addirittura l' immagine di assoluta debolezza che oggi si esprime nei colloqui e incontri tra Pd e 5 Stelle.
Il ritorno del BisconteIL RITORNO DEL BISCONTE
PAPA FRANCESCO INCONTRA GIUSEPPE CONTEPAPA FRANCESCO INCONTRA GIUSEPPE CONTE
Debolezza che nessuna retorica sulla centralità del Parlamento, nessuna lezioncina sulle regole della democrazia rappresentativa ecc., sono in grado di coprire: il Pd è il partito sconfitto alle ultime politiche e i 5 Stelle verrebbero massacrati se si andasse oggi al voto.
Soltanto uno straordinario segno di consapevolezza politica, critica e autocritica, soltanto una compagine governativa di assoluta autorevolezza, coesa intorno a un programma di riforme di sistema, potrebbero forse riuscire a convincere l' opinione pubblica che si intende sul serio aprire una fase politica nuova e non si tratta di salvare in extremis e pro tempore un naufragante ceto politico.
GIUSEPPE CONTE COME PIETRO BADOGLIOGIUSEPPE CONTE COME PIETRO BADOGLIO
Comunque la crisi si compia, tuttavia, la lezione che ce ne viene è, a mio avviso, di somma importanza. Sotto le maschere più o meno patetiche o grottesche dei suoi protagonisti si è giocato un dramma tremendamente serio. Altro che semplice crisi di un governo e trattative per costruirne un altro. Aspetti fondamentali dell' azione politica nel nostro Paese e del modo più in generale in cui questa viene intesa sono venuti, direi brutalmente, alla luce.
matteo salvini bacia il rosario mentre parla giuseppe conte 1MATTEO SALVINI BACIA IL ROSARIO MENTRE PARLA GIUSEPPE CONTE 
Anzitutto, è evidente che la "visione del mondo" ormai quasi naturalmente condivisa è quella per cui politica è l' arte dell' assoluto trasformismo. In lontani decenni ciò veniva denunciato come uno dei suoi mali. Ora viene accettato senza colpo ferire, anzi: i suoi più spregiudicati interpreti sono ritenuti i politici più intelligenti e abili. È un machiavellismo da stenterelli, è evidente, un machiavellismo senza virtù e senza fini, ma la sua debolezza, per così dire, teorica non ne inficia per nulla il valore pratico.
matteo salvini e armando siri incontrano le parti sociali al viminale 1.MATTEO SALVINI E ARMANDO SIRI INCONTRANO LE PARTI SOCIALI AL VIMINALE 1.
Come è potuto accadere, nel giro di una generazione, che senza colpo ferire e senza vergogna si potesse invocare l' alleanza di chi si era sfiduciato il giorno prima, che coloro che avevano condiviso tutto il pessimo di una precedente stagione finita rovinosamente pretendessero guidare quella successiva, o coloro che avevano sparato contro Caio lavorassero poi, senza cenno autocritico, per un' intesa con lo stesso? E tutto ciò, appunto, senza dover rendere conto a nessuno e, anzi, potendo continuare a dire che si lavora per il bene della Patria, con spirito di sacrificio e alto senso di responsabilità. Come è potuto accadere un tale trionfo del trasformismo?
LUIGI DI MAIO BIBITAROLUIGI DI MAIO BIBITARO
È questa categoria che non regge più. Trasformismo significa passare per opportunità o calcolo da una collocazione politica a un' altra, trapiantarsi altrove. Oggi non vi è alcuna radice. I "politici" si collocano in uno spazio sostanzialmente omogeneo in tutti i suoi punti, e "giustamente" perciò l' opinione pubblica non avverte nulla di scandaloso nelle loro giravolte.
massimo cacciari (2)MASSIMO CACCIARI
La costituzione di questo spazio non ammette, in linea di principio, nessun "corpo" di riferimento: partiti, sindacati, rappresentanze autonome limitano la libera circolazione al suo interno di merci come di idee e di uomini. Di questa destrutturazione radicale dello spazio politico i 5 Stelle in Italia sono stati coerente, quanto forse incosciente, espressione e perciò non poteva mancare il loro appuntamento con i manager del potere, il vasto mondo delle competenze a disposizione, capaci di costruire in quello spazio omogeneo e vuoto rotte in grado di farlo, il potere acquisito, durare quanto più a lungo possibile. Non importa nulla con chi.
giuseppe conte luigi di maio 2GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO
Ne seguono alcune conseguenze di grande rilievo. Sulla forma del contratto per stabilire un' alleanza politica è stato anche ironizzato, ma a torto: si tratta di una innovazione che deriva logicamente da quanto appena detto. Lo spazio post-politico diventa quello stesso del diritto privato. Non più partiti, ma individui "liberi" siedono al tavolo delle trattative e stabiliscono accordi che soddisfino i contraenti.
MASSIMO CACCIARIMASSIMO CACCIARI
Se partiti, sindacati ecc. non debbono più esistere, la divinizzazione del Contratto anche nella sfera politica risulta inevitabile. Qualsiasi prospettiva strategica si contrae, come in uno spasmo, al tempo brevissimo dell' utilità privata. E di nuovo sarà il manager a imporsi: è infatti soltanto la tecnica, la gestione, l' amministrazione che può contare qualcosa nello spazio politico così contratto. L' opinione pubblica avverte tutto ciò e premia il tecnico, almeno fino a quando questi operi in tale veste e si vanti del suo non essere "un politico", mentre sempre più vede nel politico destrutturato un inutile fardello.
Questa crisi segna anche il punto culminante dell' onda lunga della crisi dell' istituto parlamentare. O entra in gioco un disegno radicale di riforma, o celebriamone pure il funerale - funerale che potrebbe durare anche cento anni. Le correnti demagogico-populistiche che tutti hanno inseguito negli ultimi decenni non potevano portare altrove, ma mai così drammaticamente come in questa fase è emersa l' impotenza del Parlamento rispetto a logiche privatistiche di gestione del potere.
Tutto l' impianto dei rapporti tra esecutivo e legislativo, tra potere centrale e Regioni e Enti Locali, tra potere politico e funzioni autonome dello Stato, va finalmente riformato, se non vogliamo che dalla crisi della democrazia rappresentativa nelle forme che finora abbiamo conosciuto si passi alla fine della stessa democrazia in un regime di contrattazioni tra poteri economici, finanziari, mediatici che di volta in volta assumono la figura di questa o quella "loggia", di questo o quel cerchio magico, di questo o quel tecnico-manager.
giuseppe conte nicola zingaretti 1GIUSEPPE CONTE NICOLA ZINGARETTI 
Sempre più è questo il gioco cui assistiamo e ad esso l' opinione pubblica sembra ormai quasi assuefatta. Sarà soltanto con una lunga lotta culturale e politica che la situazione potrà cambiare, non certo fuggendo il confronto aperto con chi l' ha voluta e la difende, né certo cambiando in commedia qualche attore. Fonte: qui

giovedì 29 agosto 2019

DURISSIMO CLAUDIO MESSORA CONTRO DI MAIO: ''CON LA SUA MANOVRINA DI PALAZZO("LA GRANDE AMMUCCHIATA PER POLTRONE") PASSA DA VICEPREMIER E MINISTRO DEL LAVORO A RACCATTAPALLE, E I MINISTERI CHIAVE DEL PAESE TORNANO AL PD CHE ERA STATO CANCELLATO DALLE ELEZIONI. I MERCATI BRINDANO: ANDATE AFFANCULO!''


I NUMERI PARLANO CHIARO: I GIALLO-ROSSI INSIEME NON HANNO LA FORZA PER CREARE UNA MAGGIORANZA STABILE AL SENATO. MANCANO ALMENO 4 VOTI 
PER CUI DOVRANNO PER FORZA RICORRERE AI PARTITINI DEL GRUPPO MISTO E DELLE AUTONOMIE
LEU ENTRERÀ QUASI SICURAMENTE NELLA MAGGIORANZA. 
E POI INDOVINATE CHI RISPUNTA DAL CILINDRO? PIERFERDINANDO CASINI SI È MOSSO CON ZINGARETTI PER FAR CADERE IL VETO SU CONTE E…
Alberto Busacca per “Libero Quotidiano”

giuseppe conte luigi di maio 2GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO
Più che delle poltrone, Pd e M5S farebbero bene a preoccuparsi del pallottoliere. I numeri, infatti, sono impietosi. E certificano che, da soli, democratici e pentastellati non hanno la forza per dar vita a un governo giallorosso. Per far tornare i conti sarà necessario rivolgersi ai "cespugli", i piccoli partiti "nascosti" nel gruppo misto e in quello delle autonomie. Cosa che, però, renderebbe la maggioranza molto più ballerina.

di battista paragoneDI BATTISTA PARAGONE
Il problema, come sempre, è il Senato, aula dove è più difficile ottenere la fiducia. Vediamo la situazione nel dettaglio. Il principale gruppo di Palazzo Madama è quello del Movimento Cinque Stelle, composto da 107 senatori. Ma ieri Gianluigi Paragone ha fatto sapere che, «per coerenza», non sosterrà l' inciucio. E così si scende già a 106. Il Partito democratico porta in dote 51 voti, che fanno arrivare il conto a quota 157E qui iniziano i guai. Perché per avere la maggioranza bisogna ottenerne almeno 161. Pd e Cinque Stelle, da soli, non ce la fanno.
la de petris una gattara in sonnoLA DE PETRIS UNA GATTARA IN SONNO

E allora? E allora, come detto, bisognerà rivolgersi ai "cespugli". In primo luogo a quelli che compongono il gruppo misto. Qui, in particolare, ci sono quattro senatori di Leu (guidati da Pietro Grasso), più che disponibili a far parte di un esecutivo anti-Salvini. Con loro si arriva alla famigerata quota 161, ma per un governo che vuole durare fino alla fine della legislatura non è ancora abbastanza, anche perché non è detto che tra i grillini l' unica defezione sia quella di Paragone (si parla di una decina di senatori pronti a "sganciarsi").
consultazioni emma boninoCONSULTAZIONI EMMA BONINO

Così sarà necessario cercare l' appoggio anche degli altri componenti del gruppo misto. Emma Bonino, dopo le consultazioni di ieri al Quirinale, ha detto che «+Europa non ritiene di poter garantire il sostegno a un governo di cui non conosciamo niente». Porta semi-chiusa, insomma. Restano Riccardo Nencini del Psi, cinque fuoriusciti del M5S e due esponenti del Movimento Associativo Italiani all' Estero.
pierferdy casini foto mezzelani gmt068PIERFERDY CASINI FOTO MEZZELANI 




PIER FERDINANDO C' È
Esaurito il gruppo misto, la nuova maggioranza potrebbe pescare qualcosa pure nel gruppo per le Autonomie. Qui, tra l' altro, troviamo Pier Ferdinando Casini, che si può considerare giallorosso ad honorem. C' era anche lui, infatti, tra quelli che hanno invitato il leader del Pd, Nicola Zingaretti, a far cadere il suo veto su Conte.
giuseppe conte luigi di maioGIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO

pierferdinando casini paolo gentiloni mario monti elsa antonioliPIERFERDINANDO CASINI PAOLO GENTILONI MARIO MONTI ELSA ANTONIOLI














«È sbagliata», ha spiegato, «la pregiudiziale contro il presidente del Consiglio dimissionario. Conte ha gestito una formula politica sostanzialmente ingestibile e l' ha fatto per senso di responsabilità verso il Movimento e verso il Paese. Non si può dimenticare che per due volte ha evitato la procedura d' infrazione contro l' Italia».

salvini conteSALVINI CONTE
«Conte non è De Gasperi», ha aggiunto, «del resto di De Gasperi in circolazione non ne vedo molti, ma è una persona che ha dimostrato serietà, capacità e ragionevolezza». Insomma, Pier Ferdinando c' è.

TRATTATIVE
Meno scontato, invece, l' appoggio dei tre senatori dell' Svp. Dopo il primo colloquio con Mattarella, Julia Unterberger ha comunicato che «l' orientamento prevalente all' interno del partito è quello dell' astensione». E Philipp Achammer, segretario politico della Svp, ha precisato: «Siamo favorevoli ad un governo tecnico, non a uno formato da Movimento Cinque Stelle e Pd».
Dieter Steger, Julia Unterberger, Albert Laniece del gruppo per le autonomieDIETER STEGER, JULIA UNTERBERGER, ALBERT LANIECE DEL GRUPPO PER LE AUTONOMIE

Tirando le somme, l' esecutivo giallorosso potrebbe arrivare intorno ai 175 voti a favore (contando anche sull' eventuale aiuto dei senatori a vita). Abbastanza, ma bisogna vedere quanto sarà consistente la fronda grillina. E comunque i pentastellati dovranno rassegnarsi al fatto che trattare coi dem (cosa già di per sé complicata, come stiamo vedendo in questi giorni) non sarà sufficiente.
consultazioni riccardo nencini emma boninoCONSULTAZIONI RICCARDO NENCINI EMMA BONINO







Poi bisognerà convincere i vari Grasso, Casini, Nencini... in bocca al lupo...
Fonte: qui


LEONARDO METALLI, UNO DEI PRIMI PENTASTELLATI IN RAI: ''IL M5S FINIRÀ COME L'UOMO QUALUNQUE, SPARIRÀ DOPO L'ALLEANZA CON LA SINISTRA'' 

BARILLARI: ''PRONTI A DIMETTERCI IN BLOCCO''

METALLI: I 5 STELLE FARANNO LA FINE DELL'UOMO QUALUNQUE

Leonardo Metalli, giornalista del Tg1, uno dei primi ''grillini'' in Rai

claudio messora beppe grilloCLAUDIO MESSORA BEPPE GRILLO

I 5 Stelle (vedi Casaleggio) hanno seguito alla perfezione la genesi evolutiva dell’Uomo qualunque nato da una rivista fondata a Roma nel 1944 e diretta da Guglielmo Giannini (vedi Grillo). Caratterizzato da un linguaggio colorito e popolaresco, dichiaratamente anticomunista, aderendo prima alla destra, (vedi Salvini) alimentò, facendo leva sul malessere sociale dei ceti medi, la sfiducia contro i partiti.

leonardo metalli beppe grilloLEONARDO METALLI BEPPE GRILLO

Nel 1946, il vasto movimento di opinione pubblica suscitato, soprattutto al Sud, dalla rivista, sfociò nella formazione di un partito politico, il Fronte dell’Uomo qualunque, che riportò un notevole successo nelle elezioni per l’Assemblea Costituente e un successo ancora maggiore, nel novembre dello stesso anno, nelle elezioni amministrative in numerose città del Centro-Sud. Il Fronte, tuttavia, incapace di darsi un programma definito, si avviò a un rapido declino facendo alleanze finali deludenti con le sinistre (Vedi Pd e Zingaretti) e dopo le elezioni politiche del 1948 scomparve dalla scena politica. (vedi epilogo M5S). Fonte: qui


DALLE STELLE ALLE STALLE 
VITTORIO FELTRI: “IL GOVERNO SERVE A EVITARE ELEZIONI ANTICIPATE CHE SOTTERREREBBERO I GRILLINI NELL’INDIFFERENZA SE NON NEL DISGUSTO. SI PRESENTARONO AL GRIDO DI VAFFANCULO E INDOSSARONO ABITI VIRGINALI E ORA SFOGGIANO LE NUDITÀ DELLE ESCORT” 
“PUR DI FAR SECCO SALVINI, I SUOI AVVERSARI ED EX SOCI SONO PRONTI A STROZZARSI CON LA CRAVATTA. BUONA MORTE A TUTTI. L' IMPORTANTE È CHE…”
Vittorio Feltri per “Libero Quotidiano”

Perfino i ciechi e i sordi, forse anche i deficienti, hanno capito l' antifona: l' erigendo governo obbedisce all' esigenza di evitare elezioni anticipate che sotterrerebbero i grillini nell' indifferenza se non nel disgusto. Essi si presentarono sulla scena politica al grido di vaffanculo e indossarono abiti virginali e ora sfoggiano le nudità delle escort. Sono disposti a tutto, addirittura a prostituirsi, pur di non perdere fettuccine di potere e indennità varie spettanti ai parlamentari. Niente di nuovo e molto di vecchio.

NICOLA ZINGARETTI E LUIGI DI MAIO BY CARLINICOLA ZINGARETTI E LUIGI DI MAIO BY CARLI
La convenienza ispira ogni mossa di questa gentarella avvinta come l' edera ai palazzi della cuccagna. I cittadini onesti che sperano ancora si possa votare sono dei poveri illusi. Il capo dello Stato deve obbligatoriamente tenere conto che, secondo la Costituzione, ha il diritto di governare il gruppo di approfittatori che, mettendo insieme i cocci dei partiti, riesce ad esprimere una maggioranza, per quanto rivoltante e per nulla coesa. Infatti i leader continuano a litigare, non sui programmi da realizzare, bensì sulla spartizione degli incarichi che li arrapano per motivi di ingordigia.


Qualcuno, dicevo, spera in una rottura definitiva tra M5S e Pd e che Mattarella si scocci e sciolga le Camere. Sognare non è vietato, ma non vale la pena. Non è il popolo che può cambiare la realtà, è il popolo che ad essa deve adattarsi. E la realtà è che onorevoli e senatori sono affezionati al loro ruolo e piuttosto che andare a casa sono disposti a tutto, anche a rimediare una figura di merda.

I pentastellati fanno le bizze perché pretendono la conferma di Conte alla presidenza del Consiglio, mentre i dem insistono per avere un premier di maggior peso intellettuale, e non hanno torto.
giuseppe conte luigi di maio 2GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO 2
Ma queste sono inezie, diversivi che saranno superati grazie alla smania di varare un esecutivo che castighi Salvini, condannandolo alla marginalità che lui stesso ha scelto in un impeto di stupidità tattica e strategica. Pur di far secco il capo della Lega, i suoi avversari ed ex soci sono pronti a strozzarsi con la cravatta. Buona morte a tutti. L' importante è che gli italiani siano in grado di sopravvivere e di respingere con forza l' ennesimo imbroglio di cui sono vittime innocenti.

Fonte: qui

domenica 14 aprile 2019

Sanità, l’apertura del M5S ai fondi privati per me è un tradimento politico


Nel mio precedente post che denunciava l’apertura del M5S alle mutue (fondi sanitari privati), molti sono stati i commenti: alcuni di questi chiedevano maggiori spiegazioni. Precisiamo che la proposta del M5S – che per me vale come un vero e proprio tradimento politico – è contenuta nell’articolo 5 della bozza di patto per la salute che la ministra Giulia Grillo ha sottoposto alle regioni per giungere a un’intesa. Non si capisce bene se è una proposta personale della Grillo o una proposta del M5S, qualcuno ci spiegherà. L’articolo 5 dice sostanzialmente che:
1. i fondi integrativi (mutue) sono complementari al Ssn, cioè sono parte di esso avendo lo stesso scopo di garantire la tutela della saluteQuindi si tratta di istituire quella che in gergo si chiama “seconda gamba”, dando attuazione alla proposta dell’ultimo governo Berlusconi di sostituire il sistema pubblico universalistico e solidale con un sistema multipilastro (un po’ di pubblico, un bel po’ di mutue, e anche da un bel po’ di assicurazioni private);

2. si deve rivedere la normativa attualmente in vigore per incrementare, attraverso maggiori incentivi fiscali, le prestazioni integrative facendole diventare sostitutive. Cioè lo Stato, oltre a finanziare il sistema pubblico, deve finanziare le mutue private;
3. si permette ai fondi di utilizzare anche le strutture pubbliche.
Queste le cose principali. La ragione politica di questo inaccettabile ribaltone, si legge testualmente nell’articolo 5, riguarda la “sostenibilità del sistema e l’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse pubbliche”. Prima di commentare l’articolo 5 (in questo post mi limiterei a ciò) vorrei ricordare due cose:
1. l’attuale sanità pubblica, invidiata da tutto il mondo, è nata dal fallimento del precedente sistema mutualistico e in particolare per risolvere i due grandi problemi che accompagnano da sempre questo tipo privato di tutela: l’insostenibilità finanziaria che causò il default delle mutue (sono sistemi che tendono a costare sempre di più e in ragione di ciò a dare sempre di meno); l’inadeguatezza dell’assistenza sanitaria (lo scopo per questi sistemi è il profittonon la soddisfazione dei bisogni: per fare profitto essi non garantiscono mai il giusto riconoscimento delle reali necessità di cura del malato);

2. la legge di riforma del 1978 con la quale abbiamo istituito il Ssn – e quindi superato le vecchie mutue, con l’articolo 46 – prevedeva comunque la libertà per chiunque di farsi una mutua volontaria, ma vietava la possibilità per le mutue di avere finanziamenti sia privati che pubblici (con un Ssn non ha senso finanziare con degli incentivi forme di tutela privata concorrenti con il pubblico).
Ciò detto torniamo all’articolo 5:
1. i fondi integrativi, se si limitassero a passare quello che lo Stato non passa (per esempio odontoiatria, oculistica ecc.), potrebbero essere perfino un’estensione dell’universalismo, ma il problema è che essi puntano deliberatamente a scalzare lo Stato per privatizzare il mercato della salute, cioè nei fatti sono fondi sostitutivi, che vogliono marginalizzare il ruolo del pubblico o almeno tagliargli l’erba sotto i piedi. Ammettere questi fondi, che ora con un eufemismo si chiamano “complementari”, significa fare cittadini di serie A (con due tutele: quella di diritto e quella per reddito) e cittadini di serie B (con un’unica tutela pubblica marginale e definanziata). I fondi in sostanza significano ingiustizie diseguaglianze. E pessima medicina;
2. non è vero che i fondi – come è scritto nell’articolo 5 – perseguono scopi di salute pubblica, perché la tutela della salute per questi sistemi è strumentale al conseguimento del profitto. Con i fondi, in parte i soldi dei premi e degli incentivi vanno ad assicurare le prestazioni agli iscritti, in parte vanno all’intermediazione finanziaria: cioè a presidenti, consigli di amministrazione, apparati, prebende varie. Cioè, a un vasto sistema parassitario di cui fanno parte purtroppo anche il sindacato e vari co-gestori;
3. permettere ai fondi di usare i servizi pubblici significa fare delle convenzioniche è un altro modo per fare cittadini di serie A (quelli che pagano) e cittadini di serie B (quelli che sono assistiti per diritto). Se penso allo stato dei nostri ospedali mi vengono i brividi. L’ospedale convenzionato darà la precedenza ai fondi e i poveracci dovranno mettersi in fila. Penso alla propaganda della ministra Grillo sulle liste di attesa.
Mi fermo qui, saranno i lettori a farsi un’opinione. Conto comunque di tornare sull’argomento per informarvi sulle altre gravi ricadute della proposta Grillo. Ribadisco ciò di cui sono convinto:
1. non è vietato fare le mutue ma chi le vuole se le deve pagare;
2. se ho dei soldi da spendere per la salute io preferisco spenderli per garantire i diritti delle persone, non per garantire la speculazione e il parassitismo;
3. i problemi di sostenibilità sono risolvibili in tanti modi diversi senza per questo dover sfasciare nulla, cioè la privatizzazione come soluzione è una folliaesaspera i problemi di sostenibilità, accresce nel tempo il costo dei premi e nel tempo dà sempre di meno;
4. gli incentivi già oggi riconosciuti a tutte le forme di mutua ammontano a una cifra pazzesca – che però nessuno ha calcolato con esattezza – che paghiamo con le nostre tasse. Io propongo di togliere gli incentivi al privato e con i soldi che recuperiamo di riformare il nostro sistema pubblico, per renderlo maggiormente adeguato alle nostre esigenze;
5. l’ultima considerazione è tutta politica. Se il M5S approverà le proposte della ministra Grillo, allora dovremmo ammettere che questo movimento ci ha truffati, intendendo distruggere la sanità pubblica e quindi l’articolo 32 della Costituzione, andando oltre il neoliberismo di Berlusconi e del Pd.
10 Aprile 2019


Docente all'Università Tor Vergata di Roma, esperto di politiche sanitarie

Il Fatto Quotidiano