9 dicembre forconi: assicurazioni
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domenica 14 aprile 2019

Sanità, l’apertura del M5S ai fondi privati per me è un tradimento politico


Nel mio precedente post che denunciava l’apertura del M5S alle mutue (fondi sanitari privati), molti sono stati i commenti: alcuni di questi chiedevano maggiori spiegazioni. Precisiamo che la proposta del M5S – che per me vale come un vero e proprio tradimento politico – è contenuta nell’articolo 5 della bozza di patto per la salute che la ministra Giulia Grillo ha sottoposto alle regioni per giungere a un’intesa. Non si capisce bene se è una proposta personale della Grillo o una proposta del M5S, qualcuno ci spiegherà. L’articolo 5 dice sostanzialmente che:
1. i fondi integrativi (mutue) sono complementari al Ssn, cioè sono parte di esso avendo lo stesso scopo di garantire la tutela della saluteQuindi si tratta di istituire quella che in gergo si chiama “seconda gamba”, dando attuazione alla proposta dell’ultimo governo Berlusconi di sostituire il sistema pubblico universalistico e solidale con un sistema multipilastro (un po’ di pubblico, un bel po’ di mutue, e anche da un bel po’ di assicurazioni private);

2. si deve rivedere la normativa attualmente in vigore per incrementare, attraverso maggiori incentivi fiscali, le prestazioni integrative facendole diventare sostitutive. Cioè lo Stato, oltre a finanziare il sistema pubblico, deve finanziare le mutue private;
3. si permette ai fondi di utilizzare anche le strutture pubbliche.
Queste le cose principali. La ragione politica di questo inaccettabile ribaltone, si legge testualmente nell’articolo 5, riguarda la “sostenibilità del sistema e l’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse pubbliche”. Prima di commentare l’articolo 5 (in questo post mi limiterei a ciò) vorrei ricordare due cose:
1. l’attuale sanità pubblica, invidiata da tutto il mondo, è nata dal fallimento del precedente sistema mutualistico e in particolare per risolvere i due grandi problemi che accompagnano da sempre questo tipo privato di tutela: l’insostenibilità finanziaria che causò il default delle mutue (sono sistemi che tendono a costare sempre di più e in ragione di ciò a dare sempre di meno); l’inadeguatezza dell’assistenza sanitaria (lo scopo per questi sistemi è il profittonon la soddisfazione dei bisogni: per fare profitto essi non garantiscono mai il giusto riconoscimento delle reali necessità di cura del malato);

2. la legge di riforma del 1978 con la quale abbiamo istituito il Ssn – e quindi superato le vecchie mutue, con l’articolo 46 – prevedeva comunque la libertà per chiunque di farsi una mutua volontaria, ma vietava la possibilità per le mutue di avere finanziamenti sia privati che pubblici (con un Ssn non ha senso finanziare con degli incentivi forme di tutela privata concorrenti con il pubblico).
Ciò detto torniamo all’articolo 5:
1. i fondi integrativi, se si limitassero a passare quello che lo Stato non passa (per esempio odontoiatria, oculistica ecc.), potrebbero essere perfino un’estensione dell’universalismo, ma il problema è che essi puntano deliberatamente a scalzare lo Stato per privatizzare il mercato della salute, cioè nei fatti sono fondi sostitutivi, che vogliono marginalizzare il ruolo del pubblico o almeno tagliargli l’erba sotto i piedi. Ammettere questi fondi, che ora con un eufemismo si chiamano “complementari”, significa fare cittadini di serie A (con due tutele: quella di diritto e quella per reddito) e cittadini di serie B (con un’unica tutela pubblica marginale e definanziata). I fondi in sostanza significano ingiustizie diseguaglianze. E pessima medicina;
2. non è vero che i fondi – come è scritto nell’articolo 5 – perseguono scopi di salute pubblica, perché la tutela della salute per questi sistemi è strumentale al conseguimento del profitto. Con i fondi, in parte i soldi dei premi e degli incentivi vanno ad assicurare le prestazioni agli iscritti, in parte vanno all’intermediazione finanziaria: cioè a presidenti, consigli di amministrazione, apparati, prebende varie. Cioè, a un vasto sistema parassitario di cui fanno parte purtroppo anche il sindacato e vari co-gestori;
3. permettere ai fondi di usare i servizi pubblici significa fare delle convenzioniche è un altro modo per fare cittadini di serie A (quelli che pagano) e cittadini di serie B (quelli che sono assistiti per diritto). Se penso allo stato dei nostri ospedali mi vengono i brividi. L’ospedale convenzionato darà la precedenza ai fondi e i poveracci dovranno mettersi in fila. Penso alla propaganda della ministra Grillo sulle liste di attesa.
Mi fermo qui, saranno i lettori a farsi un’opinione. Conto comunque di tornare sull’argomento per informarvi sulle altre gravi ricadute della proposta Grillo. Ribadisco ciò di cui sono convinto:
1. non è vietato fare le mutue ma chi le vuole se le deve pagare;
2. se ho dei soldi da spendere per la salute io preferisco spenderli per garantire i diritti delle persone, non per garantire la speculazione e il parassitismo;
3. i problemi di sostenibilità sono risolvibili in tanti modi diversi senza per questo dover sfasciare nulla, cioè la privatizzazione come soluzione è una folliaesaspera i problemi di sostenibilità, accresce nel tempo il costo dei premi e nel tempo dà sempre di meno;
4. gli incentivi già oggi riconosciuti a tutte le forme di mutua ammontano a una cifra pazzesca – che però nessuno ha calcolato con esattezza – che paghiamo con le nostre tasse. Io propongo di togliere gli incentivi al privato e con i soldi che recuperiamo di riformare il nostro sistema pubblico, per renderlo maggiormente adeguato alle nostre esigenze;
5. l’ultima considerazione è tutta politica. Se il M5S approverà le proposte della ministra Grillo, allora dovremmo ammettere che questo movimento ci ha truffati, intendendo distruggere la sanità pubblica e quindi l’articolo 32 della Costituzione, andando oltre il neoliberismo di Berlusconi e del Pd.
10 Aprile 2019


Docente all'Università Tor Vergata di Roma, esperto di politiche sanitarie

Il Fatto Quotidiano

sabato 6 ottobre 2018

I GRANDI GRUPPI DI ASSICURAZIONE DEVONO FARE I CONTI CON LA MINA DELLO SPREAD PERCHÉ L'ESPOSIZIONE AI TITOLI PUBBLICI ITALIANI RESTA PIÙ ALTA RISPETTO AL RESTO D' EUROPA


OGGI DEGLI 850 MILIARDI DI INVESTIMENTI COMPLESSIVI DEL SETTORE OLTRE 300 SONO IN TITOLI DI STATO ITALIANI 

SOTTO LA LENTE E’ L’INDICE DI SOLVIBILITA’, CHE MISURA IL LIVELLO DI PATRIMONIALIZZAZINE, E PIU’ SALE LO SPREAD PIU’ QUELL’INDICE SCENDE…

Camilla Conti per “il Giornale”

Anche le big delle polizze devono fare i conti con la mina dello spread tra Btp e Bund. Perché l'esposizione delle assicurazioni italiane ai titoli pubblici del Paese in Italia resta più alta rispetto al resto d' Europa: oggi degli 850 miliardi di investimenti complessivi del settore oltre 300 sono in titoli di Stato italiani.

In mezzo alle onde agitate dalla Manovra del governo gialloverde sui mercati, il numeretto che le compagnie assicurative tengono costantemente monitorato è quello relativo all'indice di solvibilità che misura il livello di patrimonializzazione, per non scendere sotto ai requisiti minimi chiesti dalla Vigilanza europea in base alle regole del Solvency II introdotte da gennaio 2016.

DI MAIO SPREADDI MAIO SPREAD
Più sale lo spread, più quell' indice scende. E quindi bisogna intervenire sulla «dote» di debito pubblico che può zavorrare i bilanci. «Con l'aumento della volatilità osservato nelle ultime settimane sullo spread Cattolica Assicurazioni ha fatto piccole operazioni tattiche in portafoglio per ridurre l'esposizione sui Btp di lunga durata, che sono particolarmente volatili», ha annunciato ieri l'ad della compagnia veronese, Alberto Minali, a margine di un evento a Milano.

La volatilità, insomma, costa e rischia di rallentare la crescita organica di tutte le compagnie che quando scrivono i piani industriali devono mettere in conto il cuscinetto di capitale erodibile da un'improvvisa instabilità dei mercati. Risorse sottratte a investimenti o acquisizioni che condizionano le strategie dei manager assicurativi.

spread btp bundSPREAD BTP BUND
Meglio quindi ridurre l' esposizione ai Btp: per Cattolica il peso è sceso sotto il 60% e l'obiettivo è di raggiungere il 50% entro il 2020. Anche UnipolSai si è alleggerita (ora ha 20 miliardi di titoli di Stato italiani «in pancia») ma ha stoppato la vendita nelle ultime settimane: «Le scelte di asset allocation si fanno quando il tempo è bello e non brutto. Quindi fare oggi mosse di riduzione dell'esposizione è quantomeno intempestivo», ha dichiarato ieri il direttore generale, Matteo Laterza.

«Avevamo iniziato un percorso di riduzione della esposizione a titoli di Stato italiani, ovviamente non pensando che sarebbe accaduto quello che sta succedendo, ma proprio in una logica di riduzione del rischio posto che lo spread era arrivato a livelli che noi ritenevamo riflettessero completamente il rischio Italia», ha spiegato il manager del gruppo bolognese.

spread btp bundSPREAD BTP BUND


Dopo i copiosi investimenti effettuati tra il 2011 e il 2012, le assicurazioni hanno ridotto gli investimenti in titoli del settore pubblico, italiani ed esteri: tra marzo 2016 e giugno 2017 il peso dei governativi si è ridotto del 4% (17 miliardi) a fronte di un aumento di quello dei titoli privati e dei fondi comuni. Le Generali hanno invece aumentato leggermente il peso dei titoli di Stato italiani: dai 63,8 miliardi del 2015 ai 64,2 miliardi del 2017.

Il Leone di Trieste ha comunque le spalle larghe: «C'è una sensibilità dell'indice Solvency agli eventi di mercato ma siamo capaci di assorbire uno shock rilevante sullo spread», ha dichiarato l'ad, Philippe Donnet, durante la presentazione della semestrale.

SpreadSPREAD
Quali contromisure possono prendere le compagnie, oltre a liberarsi di parte del peso? Sul tavolo, come ha spiegato di recente il presidente dell'Ivass e direttore generale di Banca d'Italia Salvatore Rossi, c'è la revisione dell' algoritmo chiamato volatility adjustment (aggiustamento della volatilità), scudo previsto dalla normativa Ue che serve appunto a mitigare i danni legati a improvvise fluttuazioni dello spread ma che ha finora penalizzato le imprese italiane con meccanismi non lineari. In Europa si stanno ridiscutendo quelle norme e l' Ivass è pronta a lavorare per correggere le disparità tra i Paesi, ha fatto sapere Rossi.

Fonte: qui


SPREAD – L’AUMENTO DEL RISCHIO SOVRANO POTREBBE SPINGERE LE BANCHE A CHIUDERE IL RUBINETTO DEL CREDITO (COME AVVENNE NEL 2011) 

A SOFFRIRE PER ORA SONO STATE SOPRATTUTTO LE OBBLIGAZIONI SUBORDINATE. NEI PROSSIMI MESI CI SONO 57 MILIARDI DI TITOLI IN SCADENZA, CON LA SPADA DI DAMOCLE DELLE AGENZIE DI RATING 

ECCO GLI EFFETTI POSSIBILI DELLA STRATEGIA DI POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO SU MUTUI E PATRIMONIO

Andrea Franceschi per “il Sole 24 Ore”

LUIGI DI MAIO SFERA EBBASTALUIGI DI MAIO SFERA EBBASTA
Fare deficit per rilanciare la crescita. Questa la strategia di politica economica del governo la cui scelta di fissare il deficit al 2,4%, è stata però aspramente criticata dai partner europei e bocciata dai mercati tornati a speculare al ribasso sul nostro debito pubblico. Le perplessità non riguardano in assoluto la scelta di aumentare il deficit ma come si è deciso di impiegare queste risorse.

tria conte di maio salviniTRIA CONTE DI MAIO SALVINI




Non in un piano di investimenti potenzialmente in grado di dare uno stimolo all' economia ma a misure come la riforma delle pensioni o il reddito di cittadinanza il cui impatto sul Pil è quantomai incerto. Le decisioni del governo italiano hanno poi alimentato l' instabilità finanziaria. Un fattore che potrebbe favorire le spinte recessive se, come accaduto tra il 2011 e il 2012, l' aumento del rischio sovrano dovesse spingere le banche a chiudere il rubinetto del credito a famiglie e imprese.

O perlomeno renderlo più oneroso attraverso, per esempio, un aumento degli spread sui mutui. Lo spettro del credit crunch finora non si è materializzato anche se qualche chiaro segnale di tensione si è visto sul mercato delle obbligazioni societarie. Da maggio in poi c' è stato un chiaro rallentamento delle nuove emissioni.
SALVINI DI MAIO CONTE BY SPINOZASALVINI DI MAIO CONTE BY SPINOZA

Tra la fine del 2018 e per tutto il 2019, ci saranno circa circa 57 miliardi di euro di titoli in scadenza, stima Dealogic. Il grosso dei quali (circa 37 miliardi di euro) emesso da società finanziarie. Rifinanziare questo debito potrebbe comportare oneri aggiuntivi per via del rialzo dello spread. In che misura?

Per rispondere a questa domanda bisogna verificare se e quanto le quotazioni dei bond societari sono state influenzate dai saliscendi dello spread. I numeri per il momento sono rassicuranti. Il mercato ha finora risentito relativamente della volatilità dei titoli di Stato. È il caso soprattutto dei corporate bond emessi da società non finanziarie e dei bond bancari senior.

SPREAD DI CITTADINANZASPREAD DI CITTADINANZA


A soffrire sono state invece le obbligazioni subordinate emesse dalle banche. Al pari delle azioni questi titoli hanno risentito dei timori di un' erosione del patrimonio degli istituti derivante dal deprezzamento dei BTp, di cui le banche italiane sono importanti sottoscrittori. «Secondo i nostri calcoli - spiega Angelo Dipasquale, Co-Head della divisione reddito fisso di Equita - un rialzo dello spread di 100 punti comporta una riduzione del Common Equity (il capitale di vigilanza delle banche ndr.) di circa 38 punti base.

È per via di questa erosione del patrimonio che i titoli subordinati risentono della volatilità sui titoli di Stato e potrebbero essere più difficili da emettere». Discorso diverso vale per il segmento delle obbligazioni corporate. «In questo caso - spiega Dipasquale - la correlazione con il rischio sovrano è più contenuta. Specialmente nel caso dei titoli con rating investment grade che hanno beneficiato e continueranno a beneficiare degli acquisti della Bce nell' ambito del Qe.
spreadSPREAD

Le aziende ad alto rating hanno approfittato ampiamente del contesto di mercato positivo creato dalla politica monetaria della Bce rifinanziandosi a costi irrisori e allungando la scadenza media del debito». Nel 2017 - calcola Dealogic - c' è stato il record di emissioni con oltre 45 miliardi di titoli corporate collocati.

DI MAIO SPREADDI MAIO SPREAD




Secondo Axel Botte, strategist di Ostrum Asset Management, non bisogna sottovalutare i rischi connessi al possibile taglio del rating dell' Italia: «Aspettiamo ancora i dettagli della legge di bilancio ma da quello che è stato reso noto finora non mi stupirebbe che Moody' s tagliasse il rating sovrano e rivedesse al ribasso l' outlook sull' Italia.

DI MAIO SALVINIDI MAIO SALVINI




Ci aspettiamo una bocciatura anche da S&P. A quel punto si dovrebbe rivedere al ribasso il merito di credito delle banche e alcuni istituti di medie dimensioni che hanno un rating appena sopra il livello "investment grade" potrebbero scendere a quota "junk".

Uno scatto che inevitabilmente comporterà un rincaro dei costi di rifinanziamento del debito». Senza contare i fabbisogni aggiuntivi di emissioni legati ai nuovi requisiti Mrel. Secondo il gestore in questa fase chi ha meno da perdere sono i titoli "high yield" a basso rating che potrebbero reggere meglio l' impatto del deterioramento del rischio sovrano.

Fonte: qui

venerdì 10 agosto 2018

''MI SONO FATTA ROMPERE LE OSSA PER 500 EURO, MI SERVIVANO PER I MIEI FIGLI''

I RACCONTI DI CHI SI FACEVA FRANTUMARE GLI ARTI CON DISCHI DI GHISA PER TRUFFARE LE ASSICURAZIONI. INDAGATI ANCHE INFERMIERI E AVVOCATI 

A TOSSICI, BARBONI E DISPERATI PROMETTEVANO DECINE DI MIGLIAIA DI EURO, IN REALTÀ GLIENE DAVANO POCHE CENTINAIA MENTRE LORO INCASSAVANO 10 MILIONI DI EURO. ''DAMMI UN PORCELLINO D'INDIA E IO LO ROMPO TUTTO''

«MI SONO FATTA ROMPERE LE OSSA PER 500 EURO, MI SERVIVANO PER I MIEI FIGLI»

fratturaFRATTURA
«Mi sono fatta rompere le ossa, per mio figlio di due anni e la sua sorellina. Perché voglio uscire da qua e dare una casa a loro. Mia figlia il tribunale già me l’ha tolta». È il drammatico racconto (in un’intervista a Repubblica di Romina Farceca) di Francesca Calvaruso, 27 anni, una delle vittime consenzienti dell’organizzazione che a Palermo mutilava braccia e gambe per simulare incidenti stradali e truffare le assicurazioni. La ragazza, che risulta indagata, ha denunciato la sua terribile esperienza poco dopo aver subito due gravi fratture.

Francesca, che vive in comunità e lavora in un panificio, giura di essersi fatta rompere le ossa «per bisogno». «Mi hanno spiegato – è la ricostruzione della giovane – che se mi facevo procurare delle fratture mi avrebbero dato subito 800 euro, e poi altri 34mila con il risarcimento dell’assicurazione. Un sogno per me che sono sola e rischio di non vedere più i miei figli. Alla fine ne ho avuti subito 500».

La 27enne descrive anche il momento del dolore fisico. Dice di essere stata accompagnata in un capannone a Bagheria. Lì è stata fatta distendere e ha ricevuto iniezione di anestetici. Un uomo le ha tappato la bocca. Un altro le ha messo una mano sugli occhi. «Mi dicevano di stare tranquilla, io tremavo – racconta la ragazza – . Mi hanno fratturato prima il piede perché dicevano che era più doloroso. E infatti così è stato. Ma non dovevo urlare perché c’era il pericolo che qualcuno sentisse. Dopo è stata la volta del braccio».

palermoPALERMO
Le fratture venivano procurate con alcuni dischi di ghisa, quelli utilizzati in palestra per il body building, «di almeno 50 chili». «Mi scendevano le lacrime dagli occhi – ha continuato Francesca – ma ho resistito per i miei bambini». Dopo le fratture la ragazza è stata caricata in auto e portata in una strada di Bagheria. Dove c’era il falso investitore del falso incidente.





ARTI SPEZZATI PER INCASSARE ASSICURAZIONI - `PALERMO, 11 FERMATI: INDAGATI ANCHE INFERMIERI E AVVOCATI
Sara Menafra per ''Il Messaggero''

IL CASO
Raccattavano le vittime negli strati più bassi della società: tossicodipendenti, giovani con problemi psichiatrici, immigrati che vivono di lavoretti. E a loro proponevano di far parte di una truffa dell' orrore alle principali compagnie assicurative, simulando gravi incidenti stradali: 500 euro per una gamba rotta, 300 per il braccio, 1000 per chi si rompeva tutto con la promessa di un 30% sul premio da centinaia di migliaia di euro che, però, le vittime non ricevevano mai. Ieri la Polizia di Palermo ha deciso di fermare undici persone per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, una ricercata. Ma il giro d' affari, ha spiegato il questore Renato Cortese, era molto più ampio.

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L' OMBRA DELLA MAFIA
Gli indagati dell' operazione «Tatalo» sono in tutto 60 tra cui l' infermiera Antonia Conte, 51 anni, e l' avvocato Graziano D' Agostino, 42 anni. A capo di ben due organizzazioni parallele, secondo le accuse, c' era Michele Caltabellotta, 43 anni, titolare dello studio di infortunistica Mce, capace di mettere a disposizione tutto, dai testimoni finti al personale sanitario compiacente. Ma le verifiche coordinate dalla procura dicono che nell' affare sarebbe coinvolta anche Cosa nostra: i boss locali, in particolare quelli del mandamento di Brancaccio, come vere e proprie strutture finanziarie, proponevano al gruppo un «derivato». Avrebbero rilevato i debiti con le compagnie assicurative in cambio di un pagamento in tempi rapidi e in contanti.

LA MORTE DI HADRI
L' inchiesta parte, a gennaio del 2017, dalla morte del tunisino Yacoub Hadri. L' immigrato si era prestato al gioco e si era fatto spezzare tibia e perone, ma poi era morto per un arresto cardiaco seguito alle fratture. Un decesso apparso subito sospetto agli investigatori che hanno incaricato un esperto: le fratture non erano compatibili con la modalità dell' incidente che, secondo i testimoni, era stato provocato da uno scontro tra un' auto e lo scooter guidato dalla vittima. Sul cruscotto e a terra, però, solo segni blandi. «Hanno le prove ma... mi hanno fatto vedere la fotografia hanno le prove ma...», diceva uno della banda, Francesco Faija, terrorizzato, avendo capito di essere indagato per la morte di Hadri.

Ora è accusato, insieme a due complici, anche di omicidio preterintenzionale. Dopo il decesso i tre contattarono la compagna dell' uomo proponendo, in cambio dell' avvio delle pratiche di risarcimento, il 50% dell' incasso.
Alle vittime le due bande promettevano significative quote dei risarcimenti, ma dei soldi garantiti gli invalidi vedevano ben poco.

studente mano fratturataSTUDENTE MANO FRATTURATA
La gestione del sinistro veniva curata dai criminali che dovevano ricostruire la scena del sinistro (a volte piazzando fisicamente i mezzi sui luoghi, a volte attraverso testimoni compiacenti). Nelle intercettazioni il gruppo parla anche della possibilità di «mandare ambulanze» con infermieri giusti sui luoghi dei finti scontri. Ricostruito il falso incidente, le «vittime» venivano portate in luoghi nella disponibilità dei malviventi, per essere affidati alle «cure» dei più violenti e pericolosi che spezzavano loro braccia e gambe. Ai finti incidentati promettevano anestetici, procurati dall' infermiera Conte.

I pm, nel provvedimento di fermo, hanno descritto accuratamente quel che avveniva: «Gli arti venivano appoggiati in sospensione tra due blocchi di pietra o cemento e con violenza, sulla parte dell' arto sospesa, veniva gettata una borsa piena di pesi in ghisa o di grosse pietre, in modo da provocare fratture nette, e possibilmente scomposte (perché davano risarcimenti maggiori)». In preda a lancinanti dolori, le vittime venivano trasportate in ospedale e lì entravano in gioco altri membri della banda incaricati di vigilare sui ricoverati per provvedere alle loro necessità, ma soprattutto per evitare denunce. La gestione delle pratiche veniva assunta dai vertici dell' associazione che curavano la presentazione delle richieste di risarcimento e la successiva suddivisione delle «quote».

«CERCHIAMO UN PORCELLINO D' INDIA SE MI DICONO CHI È, LO ROMPO TUTTO»
Sara Menafra per ''Il Messaggero''

LE CARTE
Non uomini ma «porcellini d' India» da fare a pezzi rapidamente, pur di incassare i soldi delle compagnie assicurative che solo in pochi casi si accorgevano della messinscena e avviavano accertamenti. Nelle intercettazioni raccolte dalla polizia di Palermo, gli «spaccaossa», come scrive il pm «mostrano una natura brutale e spietata» e non si fermano mai: ieri mattina, il blitz è scattato mentre l' organizzazione stava rompendo il braccio ad un uomo.

È l' agosto 2016, prima che l' indagine, con la morte di Yacoub Hadri, arrivi ad una svolta, ma i numeri di una delle organizzazioni guidate da Michele Caltabellotta, titolare di una società antinfortunistica, sono già sotto intercettazione. Ad aver accettato di farsi rompere il piede è un uomo di trent' anni. Salvatore «Totò», La Piana, uno dei presunti organizzatori dei finti incidenti, lo accompagna in ospedale dandogli istruzioni di dire che è stato investito a piedi sulle strisce.
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La promessa, per lui, è del 30% di un premio assicurativo di almeno 200mila euro, anche se già sanno che gli daranno al massimo 500 euro. Poi tra loro commentano: «Il piede perso ce l' ha», dice La Piana e l' altro:«Come l' aveva, forse tre pezzi ha, tibia, perone e malleolo». In ogni caso, pochi rimorsi: «A me mi devono dire solo: rompi ad un altro, io te lo rompo tutto».

10 MILIONI DI UTILI
Secondo le verifiche della Polizia, nel corso dei soli ultimi due anni, le due organizzazioni avrebbero raccolto almeno 10milioni di euro. Le vittime convinte a farsi rompere le ossa sono state decine, molte delle quali ancora non identificate. Il meccanismo, che al telefono con le moglie gli autori definivano «lavoro», era sempre lo stesso. Cercare finti incidentati ai margini della società. E' solo il 2 luglio scorso, quando La Porta manda uno dei suoi alla stazione centrale di Palermo e poi si informa: «Ne abbiamo porcellini d' India?».

La rottura delle ossa, l'«allisciatura» la chiamano nelle intercettazioni, procede poi con modalità estremamente violente. Come si legge nelle 269 pagine di decreto di fermo, sono i racconti delle vittime che hanno accettato di raccontare i fatti a far venire i brividi: «Rosario mi diceva che mi avrebbero rotto entrambe le braccia, ma che non avrei sentito alcun dolore poiché mi avrebbero messo del ghiaccio per addormentare le parti da colpire.

IL PESO DA PALESTRA DOPO L INTERVENTO DEI VIGILI DEL FUOCOIL PESO DA PALESTRA DOPO L INTERVENTO DEI VIGILI DEL FUOCO
Dopo aver messo il ghiaccio mi ha fatto mettere in ginocchio ed ho riposto prima braccio sinistro tra due mattoni e dopo avermi fatto girare la faccia per non guardare mi ha colpito con un corpo contundente che io non ho guardato, subito dopo mi faceva poggiare anche l' altro braccio e dopo avermi fatto girare nuovamente lo sguardo mi colpiva violentemente in quest' altro arto. In quei momenti ho sentito un fortissimo dolore al punto che ho perso quasi i sensi». In cambio di questa tortura, il 30% del premio non è mai arrivato.

Una vittima donna, ha raccontato che prima di agire, «mi hanno precisato che avrebbero fratturato prima il piede, che era più doloroso. Hanno sollevato un peso da palestra e me lo hanno lanciato sul piede, subito dopo con la medesima operazione mi hanno fratturato il braccio».

I CASI DI MILANO E TORINO
Una delle vittime ha anche raccontato che la truffa non si limitava a Palermo: «Anche che io sappia a Milano, Torino ed in Sicilia anche in altre città in provincia». Fonte: qui

mercoledì 8 agosto 2018

A PALERMO DUE BANDE MUTILAVANO E PROCURAVANO FRATTURE PER TRUFFARE LE ASSICURAZIONI

LE VITTIME, SPESSO IMMIGRATI, TOSSICI E INDIGENTI, ACCONSENTIVANO A SUBIRE OGNI TIPO DI VIOLENZA PER POI INSCENARE UN INCIDENTE 

LE INDAGINI SCATTATE DOPO CHE UNA PERSONA È STATA RITROVATA MORTA IN STRADA 

LE INTERCETTAZIONI: "SE NON MI PAGA GLI STACCO LA TESTA"

OPERAZIONE TANTALO

Romina Marceca per "la Repubblica - PALERMO"

fratture 3FRATTURE
I complici accettavano di procurarsi fratture in tutto il corpo per poche centinaia di euro. Così entravano  far parte di una banda che truffava le assicurazioni. Fino a quando uno di loro è anche morto. E proprio dalla tragica fine di un cittadino tunisino, Hadry Yakoub, trovato senza vita su una strada alla periferia di Palermo, nel gennaio del 2017, sono cominciate le indagini della squadra mobile.

Quell’uomo si pensava fosse stata una vittima di un incidente stradale causato da un pirata della strada, in realtà era morto per le conseguenze delle fratture provocate alle sue ossa. Il capo di una delle due gang è un perito assicurativo di Palermo, Michele Caltabellotta.

POLIZIAPOLIZIA
E’ in corso a Palermo e in provincia una vasta operazione condotta dalla polizia in esecuzione di un fermo di indiziato di delitto emesso dalla procura a carico di 11 persone, volta a disarticolare due pericolosissime organizzazioni criminali dedite alle frodi assicurative realizzate attraverso le mutilazioni di arti di vittime compiacenti.

palermoPALERMO



Le due associazioni criminali disarticolate dalla Polizia di Stato con le indagini dirette dalla procura hanno evidenziato la particolare cruenza degli adepti delle due organizzazioni che scagliavano pesanti dischi di ghisa come quelli utilizzati nelle palestre sugli arti delle vittime, in modo da procurare delle fratture che spesso menomavano le parti coinvolte costringendole anche per lunghi periodi all’uso di stampelle e a volte alla sedia a rotelle.

fratturaFRATTURA
La polizia ha accertato che le vittime compiacenti delle due organizzazioni che truffavano le assicurazioni disarticolate con l'operazione Tantalo venivano reclutate in luoghi frequentati da soggetti ai margini della società, tra cui tossicodipendenti, persone con deficit mentali o affetti da dipendenza da alcol, e con grandi difficoltà economiche, attratti dalle promesse di facili e cospicui guadagni, mai poi in realtà corrisposti.

A volte i criminali in maniera rudimentale somministravano alle vittime dosi di anestetico procurate anche da una delle persone fermate - un'infermiera in servizio presso l'ospedale Civico di Palermo al reparto di Neurologia - al fine di attenuarne le grida di dolore. L'infermiera e il marito sono stati già bloccati e in casa, la squadra mobile, ha trovato tre persone fratturate. 
poliziaPOLIZIA

"Affari difficili da quantificare ma i risarcimenti per ogni pratica potevano arrivare anche a 150 mila euro. Abbiamo trovato almeno dieci pratiche in questa operazione", spiega il capo della squadra mobile Rodolfo Ruperti.

Fonte: qui

lunedì 30 luglio 2018

BTP: estero in fuga, banche italiane in acquisto

  
Molto spesso l’uomo della strada, l’ipotetico signor Rossi (inteso come il risparmiatore tradizionale italiano, con una cultura finanziaria non proprio eccellente) va in banca e, sentendo parlare di “diversificazione”, chiede di poter fare delle cose diverse dal solito BTP. Siccome non gli interessano tutti quei prodotti che non garantiscono il capitale (lasciamo perdere, quai si apre una voragine culturale che in questa sede non possiamo approfondire), preferisce restare su obbligazioni che hanno una scadenza e che quindi rendono, magari poco, ma danno una cedola e ad una certa data, restituiscono il capitale.
Non criminalizzate questo mio scritto, è infarcito di errori macroscopici e di credenze popolari ma, ancora oggi, resta un normalissimo comportamento del risparmiatore italiano.
Tornando al nostro amico, il signor Rossi, va quindi in banca e dopo aver dato uno sguardo a qualche giornale, decide di non rinnovare il suo BTP ma di orientarsi su quell’obbligazione bancaria che stanno pubblicizzando.
In questo modo si diversifica, si ha una cedola ed il capitale a scadenza.
Ecco, in questa sede voglio focalizzarmi sulla prima convinzione del signor Rossi.


DIVERSIFICARE
Ma è corretto dire che comprare un bond della banca XYZ diversifico? E’ corretto separare e considerare quasi scollegati il rischio emittente Italia ed il rischio emittente bancario?
Per natura, è ovvio che la risposta è NO. E’ normale che tra Stato e banche continui ad esserci un filo conduttore fortissimo.
Come è anche normale pensare che l’emissione di una piccola banca, può considerarsi più rischiosa di quella di una grossa banca, proprio per una logica di “too big to default”.
E allo stesso tempo però, diventa difficile poter pensare che se l’Italia dovesse subire un default o una ristrutturazione del debito, le banche italiane me rimarrebbero immuni.
Morale: c’è una forte correlazione tra la solidità dello Stato Italia e le banche. Anche perché poi, lo sapete benissimo, sono proprio banche ed assicurazioni le prime detentrici di obbligazioni governative italiche.
E ultimamente la situazione è ulteriormente peggiorata.
Eccovi cosa dice il FT.
(…) Foreign investors shed record volumes of Italian debt in May as a sharp sell-off hit the country’s bond market, according to data highlighting the challenges facing the new populist government in the coming months. (…) The country’s bond yields have settled back from the highs they hit at the peak of the sell-off in late May but remain elevated in comparison with pricing before the populist coalition came into government. (…) [Source] 
Se poi si va a vedere, maggio è stato il mese con il massimo livello di sell off di BTP.
Ma dove saranno finiti tutti questi titoli? Beh, visto che nulla si crea e nulla si distrugge (si fa per dire) questi titoli sono proprio finiti in pancia a…banche ed assicurazioni italiane.
(…) D’altro canto è anche vero che dal fronte degli investitori domestici c’è stato un chiaro intervento di sostegno in termini di maggiori acquisti. Lo certifica la stessa Bce le cui statistiche, rielaborate da Bank of America, dicono che a maggio banche, assicurazioni, fondi pensione e altri investitori istituzionali domestici hanno infatti aumentato di molto la loro esposizione sul debito sovrano.
Di quanto? Quasi 30 miliardi di euro (vedi grafico in testa all’articolo) stando alle statistiche sulle cosiddette monetary financial istitution , definizione che comprende le banche e altre società finanziarie con sede in Italia. (…) [Source] 
Quindi è sempre più forte il legame banche Stato. Un bene per certi versi, perché c’è un “buyer” importante che quindi cerca di stabilire prezzi e volatilità.
Un male per altri, visto che un’esposizione maggiore al rischio Italia non è certo un bene per il nostro sistema finanziario. Alla faccia della diversificazione.


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