9 dicembre forconi: Rinvio a giudizio
Visualizzazione post con etichetta Rinvio a giudizio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rinvio a giudizio. Mostra tutti i post

sabato 21 settembre 2019

NELLA SACRESTIA DELLA BASILICA DI SAN PIETRO SAREBBERO AVVENUTI ABUSI SESSUALI TRA DUE RAGAZZI QUASI COETANEI, ENTRAMBI EX STUDENTI AL PIO COLLEGIO OPERA DI DON FOLCI, IL PRE-SEMINARIO VATICANO

DON GABRIELE MARTINELLI ESIGEVA DALLA VITTIMA, SUO COETANEO DI SEI MESI PIÙ GIOVANE, PRESTAZIONI SESSUALI, IN PIÙ OCCASIONI, CON UNA MEDIA DI DUE VOLTE LA SETTIMANA…
Franca Giansoldati e Giuseppe Scarpa per “il Messaggero”

san pietroSAN PIETRO
Persino nella sacrestia della basilica di San Pietro. Persino lì, in quel luogo sacro e inviolabile, sarebbero avvenuti degli abusi sessuali tra due ragazzi quasi coetanei, entrambi ex studenti al pio collegio Opera di Don Folci, il pre-seminario vaticano, situato a due passi da Santa Marta, finito al centro di due differenti inchieste, una vaticana e l'altra avviata dalla Procura di Roma.

Dagli elementi in mano ai magistrati italiani si fa riferimento a reati continuati relativi a violenze che si sarebbero sviluppate in un tempo ampio, attraverso imposizioni, abuso d'autorità, costrizioni, sudditanza psicologica tali da rendere la vittima - L.G. - impossibilitata a reagire con forza e autonomia.
DON GABRIELE MARTINELLIDON GABRIELE MARTINELLI

LA STRUTTURA EDUCATIVA
Ad aggravare il quadro di tormento ci sarebbe stata anche la condizione di libertà limitata della vittima, visto che la struttura educativa è una specie di convitto in cui tante famiglie (soprattutto del Nord Italia) mandano i propri figli in modo che possano frequentare gratuitamente il San Pio X, uno dei licei privati più prestigiosi di Roma. Ogni mattina i ragazzi escono per le lezioni e rientrano di pomeriggio varcando il confine di Stato - per studiare, partecipare alle funzioni liturgiche del Papa e coltivare la eventuale futura vocazione sacerdotale.

È in questa cornice, evidentemente sotto uno scarso controllo, che sono andate a svilupparsi amicizie morbose, legami malati e quasi patologici sfuggiti di mano agli educatori che non sono riusciti a riportare alla normalità. L'allora rettore del pre seminario, monsignor Enrico Radice, viene ritenuto responsabile di omissioni proprio per non aver fermato quelle violenze. Si parla anche di rapporti completi tra adolescenti.

Quattro giorni fa il tribunale vaticano ha chiesto il rinvio a giudizio di due preti, don Gabriele Martinelli, il presunto abusatore, all'epoca dei fatti era ancora studente, oggi sacerdote ammesso ai sacri ordini e consacrato dalle autorità ecclesiali; e don Radice. Entrambi erano stati ascoltati nei giorni scorsi.

PRETI SESSOPRETI SESSO
La settimana prima, invece, con una contemporaneità che forse potrebbe spiegare l'annuncio del Vaticano, la magistratura italiana ha effettuato una perquisizione nella casa di don Martinelli, in un paesino del comasco, per prelevare messaggi e conversazioni utili al caso, file audio, video, e documenti cartacei. Non solo.

La Procura di Roma ha anche inoltrato la domanda di rogatoria internazionale in Vaticano ai fini di un processo in Italia. I reati contestati sono pesanti. Violenza continuata e abuso di autorità contestati nel periodo in cui Martinelli è maggiorenne, mentre gli altri episodi relativi a quando era minorenne sono stati stralciati e inviati alla Procura dei minori.
DON GABRIELE MARTINELLIDON GABRIELE MARTINELLI

Si è trattato «di un disegno criminoso» che portava Martinelli, all'epoca minore ad esigere dalla vittima, suo coetaneo di sei mesi più giovane, «prestazioni sessuali, in più occasioni, con una media di due volte la settimana, iniziando le condotte fin dal primo settembre 2006; fatti per i quali procede la Procura».

Gli episodi sarebbero avvenuti all'interno del pre seminario e nelle aree limitrofe «in particolare nelle camerate, nella camera singola di Martinelli, nonché in altri luoghi dentro la Città del Vaticano, tra cui la sacrestia della basilica di San Pietro».



I PRETI E IL SESSOI PRETI E IL SESSO
Il quadro complessivo che sembra affiorare dalle carte e da diverse testimonianze, a proposito dell'ambiente circostante al convitto dei chierichetti, mostra di avere una dinamica non sempre lineare, come del resto provano anche alcune lettere anonime e ricattatorie che arrivarono in Segreteria di Stato già nel 2012 per descrivere comportamenti immorali e una sorta di giro gay parallelo che gravitava su San Pietro, e che difficilmente si concilia con un ambiente sacro. Per i magistrati italiani si tratta ora di ricostruire quelle relazioni e non sarà facile. L'omertà sembra contrassegnare la vita interna, così come la scarsa trasparenza.

UN ALTRO ALLIEVO
DON GABRIELE MARTINELLIDON GABRIELE MARTINELLI
I vertici dell'istituto Don Folci, tuttavia, hanno sempre smentito con forza che vi siano stati abusi sessuali di qualsiasi natura all'interno, minimizzando e sconfessando anche le dichiarazioni di un altro allievo coinvolto, Kamil Jarembowki. Questo ragazzo entrato nel preseminario nel 2009 all'età di 13 anni venne allontanato per comportamenti immorali nel 2013. Fuggì dal preseminario per raggiungere un amico in Veneto, un altro ex alunno, per poi essere riammesso nella scuola previo impegno a mantenere fede alla vita comunitaria.

Gianluigi NuzziGIANLUIGI NUZZI
È lui ad avere parlato con Gianluigi Nuzzi, il primo ad avere raccolto la testimonianza di Kamil che ha dato il via a tutto il filone di inchiesta. Due anni fa in Vaticano ci fu una riunione piuttosto burrascosa in cui si decise se procedere o meno per diffamazione contro Nuzzi per la pubblicazione del libro. Ma memori dei problemi che avevano dato i due processi precedenti di Vatileaks 1 e Vatileaks 2 si decise di lasciare correre. Adesso però i nodi sembrano essere arrivati al pettine. Fonte: qui

mercoledì 18 settembre 2019

Definì Mattarella "usurpatore", generale a riposo Pappalardo a processo


Il generale di brigata in congedo dall’Arma dei carabinieri, Antonio Pappalardoè stato rinviato a giudizio per vilipendio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lo ha deciso il gup del tribunale di Roma accogliendo la richiesta del pm Sergio Colaiocco. Era il 21 dicembre 2017 quando nella veste di presidente del Movimento 'Liberazione Italia' si presentò al Quirinale per notificare "un 'verbale d'arresto a carico di Sergio Mattarella per il delitto di usurpazione di potere politico, definendolo, in presenza di più persone, un usurpatore".

"Ho chiesto io stesso al giudice di andare a processo – ha detto Pappalardo fuori dall'aula - Voglio capire se ci sarà un giudice che mi spiegherà se quello che ho fatto è un qualcosa di illegale o meno. Oppure è lo stesso Mattarella ad esser stato votato da un parlamento illegittimo? Questa domanda merita o meno risposta? Sono tutti incompetenti?".

Pappalardo potrebbe rischiare un processo anche per aver istigato diversi appartenenti alle forze dell’ordine ad arrestare i membri del Governo e del Parlamento "perché da lui ritenuti privi di legittimazione" sulla base di una sua interpretazione della sentenza della Corte Costituzionale  sull'illegittimità del ‘Porcellum’. Pappalardo in questo caso è accusato di ‘istigazione a commettere un arresto illegale’, "mediante la diffusione di video pubblicati su social network ed una intervista rilasciata ad un quotidiano il 22 ottobre 2017". Fonte: qui

giovedì 18 luglio 2019

I PM SBUGIARDANO LA VERSIONE DI CAROLA RACKETE: “I MIGRANTI NON ERANO IN PERICOLO. SEA WATCH? ATTO DI FORZA”


IL RICORSO DELLA PROCURA DI AGRIGENTO CONTRO LA LIBERAZIONE DELLA RACKETE: “SONO STATE VIOLATE LE LEGGI” 

SECONDO LA PROCURA CI SONO ALTRI TRE MOTIVI CHE DIMOSTRANO L'ERRATA VALUTAZIONE GIURIDICA DEL GIP ALESSANDRA VELLA, CHE CON LA SUA ORDINANZA DEL 2 LUGLIO HA TRASFORMATO LA TEDESCA IN UN' EROINA…

Fausto Biloslavo per “il Giornale”
CAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGELCAROLA RACKETE NELLA COPERTINA DELLO SPIEGEL

Carola Rackete non aveva alcun diritto o dovere «umanitario» di forzare il blocco imposto dal Viminale e schiacciare contro il molo la motovedetta della Guardia di Finanza per far sbarcare i migranti. Il ricorso della procura di Agrigento contro l' ordinanza del Gip, che aveva lasciato andare la capitana ha un punto fermo molto chiaro.

«Non si può ritenere sussistente la scriminante dell' avere adempiuto a un dovere visto, che i migranti erano in sicurezza nella rada con la massima assistenza delle autorità che avevano anche disposto alcuni sbarchi per motivi sanitari», scrivono nelle 18 pagine presentate in Cassazione il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, l'aggiunto Salvatore Vella e il pubblico ministero Gloria Andreoli. In pratica il 29 giugno la comandante tedesca di Sea watch 3 ha violato la legge e non è vero che a bordo i migranti erano in pericolo di vita e dovevano venire sbarcati ad ogni costo. I reati contestati a Rackete sono di resistenza a pubblico ufficiale e resistenza o violenza a nave da guerra.
LUIGI PATRONAGGIOLUIGI PATRONAGGIO

Secondo la procura ci sono altri tre motivi che dimostrano l'errata valutazione giuridica del Gip Alessandra Vella, che con la sua ordinanza «assolutoria» del 2 luglio ha trasformato Carola in un' eroina dei due mondi. Anche se venisse accolto il ricorso «blindato», che non è trapelato, la talebana dell' accoglienza della Ong tedesca resterà libera e bella. Per decidere sulla misura cautelare la procura avrebbe dovuto investire il Tribunale del riesame.

L'obiettivo è fissare dei paletti alle operazioni delle Ong, che fanno quello che vogliono violando norme e divieti. La decisione della Cassazione sul ricorso servirà da pietra miliare anche per i prossimi casi. Carola, però, deve preoccuparsi di più del secondo filone d' inchiesta sull' ipotesi di reato di favoreggiamento dell' immigrazione clandestina. Oggi è previsto ad Agrigento il suo interrogatorio fiume sul recupero dei migranti davanti alle coste libiche. Il procuratore aggiunto Salvatore Vella è deciso a portare fino in fondo l' inchiesta. Una fonte del Giornale, che si occupa del caso, spiega che «questa volta non finirà in una bolla di sapone come le altre».
CAROLA RACKETE BY OSHOCAROLA RACKETE BY OSHO

Gli investigatori avrebbero in mano indizi e prove che potrebbero incastrare l' estremista umanitaria dell' Ong tedesca Sea watch. Ieri è continuato l' interrogatorio, iniziato il giorno prima, di Erasmo Palazzotto, deputato dell' estrema sinistra di Liberi e uguali, capo missione del veliero Alex. Anche in questo caso pur di sbarcare i migranti in Italia il 6 luglio è stato seguito l'«esempio» di Carola e l' imbarcazione della Ong Mediterranea Saving Humans ha forzato il blocco. Palazzotto è indagato per favoreggiamento dell' immigrazione clandestina e «disobbedienza, resistenza e violenza a nave da guerra».
CAROLA RACKETE - FOTO REPUBBLICACAROLA RACKETE - FOTO REPUBBLICA

Secondo il suo avvocato, Fabio Lanfranca, «la vicenda è lineare. È stato fatto di tutto per aiutare gente in difficoltà. E questo è quello che l' onorevole sta raccontando in maniera puntuale, precisa e documentando tutti i passaggi». Sia Alex che la nave Sea watch 3 sono sotto sequestro. Nel frattempo è stata intercettata l' ennesima lettera minatoria con polvere da sparo e l' ogiva di un proiettile indirizzata al procuratore capo di Agrigento e alla Gip Vella. Le minacce sono firmate da una fantomatica «ultradestra sovranista». Il braccio di ferro con le Ong ha provocato l' invio alla procura di venti lettere minatorie.

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
A Patronaggio è stata assegnata una scorta. In Toscana sono state raccolte in 24 ore 2.248 firme contro il premio che la Regione guidata dal centro sinistra vuole conferire a Carola Rackete. Marco Stella, vicepresidente del Consiglio regionale di Forza Italia e promotore della petizione ha spiegato che «la gente è arrabbiata perché non ci sta a vedere premiata ed eletta a modello una persona che viola le nostre leggi».

Fonte: qui












INTERROGATA DAI PM DI AGRIGENTO, CAROLA RACKETE ORA POTREBBE TORNARE IN GERMANIA 

IL SUO CASO HA FATTO PASSARE IN SECONDO PIANO LA NOTIZIA DELLA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO DELLA PROCURA DI RAGUSA NEI CONFRONTI DEL COMANDANTE MARC REIG CREUS DI “OPEN ARMS”, LA NAVE DELL'OMONIMA ONG SPAGNOLA E IL CAPO MISSIONE ANA ISABEL MONTES MIER 

L'ACCUSA DI VIOLENZA PRIVATA FUNZIONALE AL FAVOREGGIAMENTO DELL' IMMIGRAZIONE CLANDESTINA RIGUARDA IL CASO DEL 15 MARZO 2018...

Fausto Biloslavo per “il Giornale”

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Carola Rackete, accolta come una star da uno sparuto gruppo di fan, è stata interrogata ieri alla procura di Agrigento. Al momento la montagna ha partorito un topolino con la capitana ed i pm che parlano all' unisono di «incontro sereno». L' ex comandante della Sea watch, libera e bella, potrebbe pure tornare nelle prossime ore a casa in Germania.
La notizia ben più importante, ma oscurata dalla capitana, è la prima richiesta di rinvio a giudizio di un' inchiesta sulle Ong dopo il caso Juventa di due anni fa.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
La procura di Ragusa vuole processare il comandante e la capo missione di Open arms per un recupero di migranti davanti alla Libia. Il sequestro delle videocamere go pro sugli elmetti dei soccorritori della Ong spagnola hanno rivelato che fin dall' inizio dicevano in inglese ai migranti «we go to Italy», andiamo in Italia.
Ieri mattina al tribunale di Agrigento la tedesca Rackete ha risposto dell' ipotesi di reato di favoreggiamento dell' immigrazione clandestina. L' interrogatorio, che doveva essere fiume, è durato appena 4 ore e sembra quasi avere messo d' accordo il procuratore aggiunto Salvatore Vella, i sostituti Alessandra Russo e Cecilia Baravelli e l'indagata.
«É stato un incontro sereno al quale seguiranno tutte le valutazioni del caso» trapelava dalla procura. «É in corso l'interrogatorio di #Carola. La nostra Capitana è serena e spiegherà agli inquirenti come ha adempiuto al dovere di soccorrere e portare in salvo le persone trovate in mare» annunciava Sea watch, l' Ong estremista tedesca.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Finito l'interrogatorio la stessa Carola ha spiegato di essere «molto contenta per l'opportunità di aver spiegato tutti i dettagli del salvataggio del 12 giugno». E subito dopo ha colto l' occasione per lanciare i soliti proclami da eroina dei due mondi. «Spero che la Commissione europea dopo l' elezione del nuovo Parlamento faccia il meglio possibile per evitare queste situazioni e che tutti i Paesi accettino le persone salvate dalle flotte di navi civili» ha aggiunto. Alla domanda su cosa pensa del ministro dell' Interno, Matteo Salvini, ha risposto in maniera sibillina: «Niente».
Più duro e «politico» il suo avvocato, Alessandro Gamberini: «Che il clima di odio ci sia e che venga alimentato da dichiarazioni irresponsabili, aggressive e false come ha fatto il ministro Salvini sui social è pacifico». Ovviamente Carola ha ribadito davanti ai pm di avere agito «per necessità». Secondo la capitana Lampedusa «era l' unico porto sicuro» e «rifarebbe tutto». Il legale ha sottolineato che «è libera e non fa più parte dell' equipaggio di Sea watch 3» la nave della Ong sotto sequestro. Se volesse potrebbe tornare in Germania anche subito.
Marc Reig CreusMARC REIG CREUS
L' improvvisata conferenza stampa di Carola ha fatto passare in secondo piano la notizia della richiesta di rinvio a giudizio della procura di Ragusa nei confronti del comandante Marc Reig Creus di Open arms, la nave dell' omonima Ong spagnola e il capo missione Ana Isabel Montes Mier.
Ana Isabel Montes MierANA ISABEL MONTES MIER
L'accusa di violenza privata funzionale al favoreggiamento dell' immigrazione clandestina riguarda il caso del 15 marzo 2018. Secondo i titolari dell' inchiesta, il procuratore capo Fabio D' Anna e il sostituto Santo Fornasier, gli indagati avrebbero imposto all' Italia lo sbarco dei migranti recuperati la largo della Libia senza rispondere alle indicazioni del centro di soccorso di Roma e del loro paese di bandiera, la Spagna, che li sollecitava a fermarsi a Malta.
Il 18 marzo dello scorso anno erano stati sbarcati 218 migranti a Pozzallo. Open Arms è stata sequestrata e poi lasciata andare. Nelle ultime ore, in contemporanea con l' interrogatorio di Carola, la nave della Ong spagnola è salpata da Lampedusa dirigendosi verso la Libia. Ieri pomeriggio era all' altezza del porto tunisino di Sfax alla ricerca di migranti.
open armsOPEN ARMS
Fonte: qui

mercoledì 19 giugno 2019

VIRGINIA RAGGI HA CONFERMATO FABIO SERINI COME COMMISSARIO DELL’IPA, L’ISTITUTO DI PREVIDENZA DEI DIPENDENTI DEL CAMPIDOGLIO

SERINI È A PROCESSO PER LA VICENDA SULLO STADIO DELLA ROMA: È DA FINE 2018 CHE SI CERCA UN SOSTITUTO “PER MOTIVI DI OPPORTUNITÀ”, MA SENZA SUCCESSO 
I RAPPORTI CON LANZALONE E L’AFFIDAMENTO DI INCARICHI ALL’AVVOCATO COSTANTINI
Vincenzo Bisbiglia per www.ilfattoquotidiano.it
fabio seriniFABIO SERINI
Fabio Serini, a processo nell’ambito del procedimento penale sullo stadio dell’As Roma, è stato riconfermato commissario dell’Ipa, l’istituto di previdenza per i dipendenti del Comune di Roma. La sindaca Virginia Raggi ha firmato l’ordinanza il 13 giugno , dopo un periodo di circa due settimane in cui l’avvocato livornese – nominato il 27 maggio 2017 su consiglio dell’allora super consulente Luca Lanzalone – ha dato continuità al suo mandato (scaduto il 25 maggio) in regime di auto-proroga “per tenere accesi i motori”. La Procura aveva chiesto il giudizio immediato per Serini, Lanzalone e il loro socio Luciano Costantini, nel dicembre scorso. L’incarico, come riporta l’ordinanza, durerà fino al 31 dicembre 2019, sebbene il termine del commissariamento sia fissato al 15 giugno 2020. Dal Comune di Roma assoluto silenzio sulle motivazioni della scelta.
virginia raggi fabio serini 1VIRGINIA RAGGI FABIO SERINI 

IL COINVOLGIMENTO DI SERINI NELL’INCHIESTA STADIO – Le cronache locali, a fine 2018, riportavano rumors provenienti dal Campidoglio secondo cui già dall’estate dello stesso anno – dunque all’indomani degli arresti dell’imprenditore Luca Parnasi e dell’avvocato Lanzalone – si stava cercando un sostituto per i vertici dell’Ipa “per motivi di opportunità”. Ricerca fin qui non andata a buon fine. Si tratta di un ruolo delicato, infatti, perché la società gode di una liquidità notevole, nonostante negli anni precedenti la Corte dei Conti abbia documentato sperperi e rimborsi facili.
luca lanzalone virginia raggi foto lapresse 1LUCA LANZALONE VIRGINIA RAGGI FOTO LAPRESSE 

Serini è finito a processo nell’ambito dell’inchiesta denominata “Rinascimento”, deflagrata a giugno 2018 con gli arresti dell’imprenditore Luca Parnasi e, fra gli altri, dell’allora presidente di Acea Spa, Luca Lanzalone. Per gli inquirenti, Lanzalone sarebbe “intervenuto presso il sindaco Virginia Raggi per la sua (di Serini ndr) nomina quale commissario straordinario e per la proroga di detta nomina alla scadenza annuale”. In cambio Lanzalone e Costantini, “si facevano indebitamente dare da Fabio Serini (…) un vantaggio patrimoniale consistente nell’attribuzione allo studio Lanzalone & Partners di più incarichi professionali”.
fabio serini 2FABIO SERINI
Il 2 maggio 2018, ad esempio, Sereni firma una determina: oltre 11 mila e 500 euro per l’affidamento di incarichi “all’avvocato Luciano Costantini, dello Studio Legale ‘Lanzalone & Partners’”. Proprio Serini, tre giorni dopo, “chiama Lanzalone e gli chiede un aiuto perché gli serve un altro anno (evidentemente proroga nell’incarico di Commissario Ipa)”.
virginia raggi fabio seriniVIRGINIA RAGGI FABIO SERINI
LANZALONE E IL CONTRATTO CHE NON C’E’ – Nel frattempo, emergono nuovi particolari sulla vicenda della consulenza affidata all’avvocato Lanzalone. Consigliato a Virginia Raggi dai vertici del M5S, da fine 2016 e almeno fino alla sua nomina come presidente di Acea Spa, il 3 aprile 2017, il legale genovese aveva seguito per conto del Comune numerosi dossier caldi in Campidoglio: oltre alla difficile trattativa con l’As Roma sul futuro dello stadio, dalla Multiservizi ad Atac, passando per l’individuazione di professionisti che potessero ricoprire alcune caselle vacanti in Campidoglio.

luca lanzalone virginia raggi foto lapresse 2LUCA LANZALONE VIRGINIA RAGGI FOTO LAPRESSE
“Lanzalone ha formalizzato il 10 febbraio una comunicazione con la quale veniva da me incaricato di seguire alcune vicende. In particolare anche quella relativa alla Eurnova srl”, aveva detto Virginia Raggi in Assemblea Capitolina il 7 marzo 2018. In realtà, come anticipato nei giorni scorsi da Repubblica e confermato a IlFattoQuotidiano.it da fonti della Corte dei Conti, la scorsa settimana la Guardia di Finanza si è recata a Palazzo Senatorio e nella sede Acea alla ricerca di un documento che formalizzasse quell’incarico, senza tuttavia trovarne traccia. Gli uffici capitolini si sono presi alcuni giorni per fare delle ricerche. Una storia che ricorda da vicino quella del “giallo” del parere dell’Avvocatura scomparso, su cui in realtà non si mai più fatta luce.

fabio serini 1FABIO SERINI 
IL JOLLY DI ‘MR. WOLF’ – Secondo fonti inquirenti, per ora la vicenda resterà nell’alveo dell’indagine contabile. Ma la fattispecie potrebbe essere utilizzata per rafforzare la posizione di difesa Lanzalone. Secondo la Procura, il professionista avrebbe ricevuto una serie di utilità e consulenze da Parnasi in cambio di informazioni sullo stato delle pratiche amministrative legate allo stadio in costruzione, progetto poi sbloccato anche se con un taglio del 50% delle cubature rispetto a quello iniziale. Ma se Lanzalone non era un “pubblico ufficiale”, o comunque non aveva ricevuto alcun incarico formale dalla sindaca, chi rappresentava? E se era un “privato cittadino” come poteva essere corrotto? E poteva ‘flirtare’ liberamente con Parnasi? Domande di cui si avrà risposta probabilmente dopo l’estate. Fonte: qui

giovedì 13 giugno 2019

RINVIATO A GIUDIZIO CORALLO; IL RE DELLE SLOT, CHE PER I PM ROMANI PAGAVA I TULLIANI (E DUNQUE FINI) PER I SUOI AFFARI MILIARDARI NEL SETTORE DEL GIOCO D'AZZARDO

I SOLDI RIPULITI FURONO USATI PER COMPRARE LA FAMIGERATA CASA DI MONTECARLO INTESTATA AL COGNATO DELL'ALLORA PRESIDENTE DELLA CAMERA, MA POI SI SCOPRÌ ANCHE UN FLUSSO DI DENARO DIRETTAMENTE VERSO I FAMILIARI

FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO
Rinviato a giudizio per l’accusa di associazione a a delinquere finalizzata al peculato, riciclaggio ed evasione fiscale, Francesco Corallo, noto come il “re delle slot”. Lo ha deciso il gup di Roma accogliendo la richiesta della Procura. La posizione di Corallo era stata stralciata rispetto al processo principale che vede imputati, tra gli altri, l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, la sua compagna Elisabetta Tulliani, il fratello Giancarlo e il padre Sergio. I difensori di Corallo avevo presentato una serie di eccezioni e i giudici della IV sezione collegiale, dove è in corso il processo principale, avevano mandato gli atti al gup. Il processo è stato fissato al prossimo 22 ottobre davanti ai giudici della II sezione.

fini tullianiFINI TULLIANI
Cuore del processo l’ipotizzata attività di riciclaggio che coinvolge l’intera famiglia Tulliani e Corallo. Una indagine in cui un ruolo centrale aveva avuto, secondo gli inquirenti romani, l‘operazione di compravendita di un appartamento a Montecarlo, lasciato in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale. Coinvolti nel procedimento anche l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Laboccetta. Secondo l’accusa, Corallo e gli altri avrebbero fatto parte di un’associazione per delinquere che, nell’evadere le tasse, era dedita al riciclaggio di centinaia di milioni di euro.
elisabetta tulliani gianfranco finiELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI

I soldi, una volta ripuliti, sarebbero stati utilizzati da Corallo per attività economiche e finanziarie, ma anche nell’acquisto di immobili che hanno coinvolto i membri della famiglia Tulliani. Gli accertamenti del procuratore aggiunto Michele Prestipino e del pm Barbara Sargenti avevano riguardato anche l’immobile Boulevard Principesse Charlotte 14 finito nella disponibilità di Giancarlo Tulliani. L’appartamento monegasco, secondo l’ipotesi della procura, sarebbe stato acquistato da Tulliani junior grazie ai soldi di Corallo attraverso due società (Printemps e Timara) costituite ad hoc.

Il coinvolgimento di Fini, che ha sempre respinto le accuse, è legato proprio al suo rapporto con Corallo. Un rapporto, per la procura, che sarebbe alla base del patrimonio dei Tulliani. Quest’ultimi, in base a quanto accertato dagli inquirenti, avrebbero ricevuto su propri conti correnti ingenti somme di danaro riconducibili a Corallo e destinati alle operazioni economico-finanziarie dell’imprenditore messe in atto tra Italia, Olanda, Antille Olandesi, Principato di Monaco e Santa Lucia.
Fini- GIANCARLO TULLIANIFINI- GIANCARLO TULLIANI

Un rapporto, quello tra l’ex vicepremier e Corallo, scriveva il gip Simonetta D’Alessandro nell’ordinanza di arresto di Giancarlo Tulliani, maturato apparentemente solo dopo un’importante gara, bandita nel 2002, vinta dalla Rti del “Re delle slot” in materia di giochi. Fonte: qui

venerdì 12 aprile 2019

IL SINDACO DI RIACE È STATO RINVIATO A GIUDIZIO PER LA GESTIONE DEI MIGRANTI.

I REATI CONTESTATI A MIMMO LUCANO SONO FAVOREGGIAMENTO DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA E ABUSO D’UFFICIO 
IL DIVIETO DI DIMORA ANNULLATO DALLA CASSAZIONE E I DUBBI SUL TANTO DECANTATO “MODELLO RIACE” 
A PROCESSO ANCHE GLI ALTRI 26 INDAGATI DELL'INCHIESTA "XENIA"
Pietro Bellantoni per www.ilgiornale.it

MIMMO LUCANOMIMMO LUCANO
Mimmo Lucano dovrà affrontare il processo e dimostrare la sua innocenza davanti a un tribunale. Il gup di Locri, Amelia Monteleone, dopo una camera di consiglio durata circa cinque ore, ha disposto il rinvio a giudizio del sindaco di Riace, accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e di abuso d'ufficio. Il dibattimento inizierà il prossimo 11 giugno. A processo anche gli altri 26 indagati coinvolti nell'inchiesta “Xenia”, che si è concentrata sulla gestione dei migranti nel paesino calabrese diventato simbolo dell'accoglienza.

mimmo lucano ospite di che tempo che fa 5MIMMO LUCANO OSPITE DI CHE TEMPO CHE FA
Per il gup, però, il tanto decantato modello di integrazione voluto da Lucano deve passare al vaglio di un tribunale. Gli avvocati Antonio Mazzone e Andrea Daqua avevano chiesto il non luogo a procedere per il sindaco. La stessa richiesta era stata avanzata anche per la compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun. Il gup ha però deciso diversamente.

MIMMO LUCANO - FOTO DI LIDIA BARATTA (LINKIESTA)MIMMO LUCANO - FOTO DI LIDIA BARATTA (LINKIESTA)








Lucano è sottoposto al divieto di dimora a Riace dal 16 ottobre. La Cassazione, lo scorso 26 febbraio, aveva annullato con rinvio la misura cautelare e sottolineato l'assenza di comportamenti fraudolenti che il sindaco avrebbe “materialmente posto in essere” per assegnare alcuni servizi, tra cui quello della raccolta di rifiuti. Gli atti, secondo le motivazioni degli ermellini, sarebbero stati adottati in modo collegiale e con i “prescritti pareri di regolarità tecnica e contabile da parte dei rispettivi responsabili del servizio interessato”.

mimmo lucanoMIMMO LUCANO
Discorso diverso, invece, rispetto al tentativo di Lucano di favorire la permanenza a Riace della sua compagna. Su questo punto, infatti, esistono elementi di “gravità indiziaria”, ma per la Cassazione bisogna comunque tenere in considerazione la “relazione affettiva” tra il sindaco e Lemlem.

daniela maggiulli mimmo lucanoDANIELA MAGGIULLI MIMMO LUCANO



Lucano, subito dopo la diffusione delle motivazioni della Suprema corte, in un'intervista concessa a Radio Capital aveva lanciato dure accuse al ministro dell'Interno: “Io mi difendo nel processo e non dal processo, non sono scappato come Salvini. Io non ho nessuno, lui invece è forte ma ha avuto paura di farsi processare”.

mimmo lucanoMIMMO LUCANO









Lucano, in poco più di un decennio, è riuscito a trasformare Riace nella cittadina dell'accoglienza e dell'integrazione per antonomasia, diventando un simbolo per la sinistra italiana, i media e i commentatori internazionali. Nel 2010 si era piazzato al terzo nella World Mayor, concorso mondiale sui migliori sindaci del mondo organizzato da City Mayors Foundation. Nello stesso anno era poi finito nell'elenco delle 50 personalità più influenti del pianeta, curato dalla rivista Fortune.

mimmo lucano 2MIMMO LUCANO
Più o meno nello stesso periodo, tuttavia, la Prefettura di Reggio Calabria ha iniziato a concentrare le proprie attenzioni sul 'Modello Riace', oggetto di diverse relazioni che hanno poi portato il ministero dell'Interno alla chiusura del progetto di accoglienza e al trasferimento degli immigrati. Quelle relazioni hanno attivato anche la Procura di Locri, che ha infine chiesto e ottenuto il processo a carico di Lucano.

Fonte: qui

mercoledì 13 marzo 2019

Latina, inchiesta sui forconi: in quattro rischiano il rinvio a giudizio

Latina - Il pm contesta anche l'accusa di associazione per delinquere. L'operazione condotta dalla Digos


La Procura di Latina ha chiuso l'inchiesta e per alcuni indagati ha disposto l'archiviazione per altri invece il rischio è quello di essere rinviati a giudizio in occasione dell'udienza preliminare che sarà celebrata davanti al giudice del Tribunale Giorgia Castriota. 

L'inchiesta è quella sui Forconi condotta dal personale della Digos di Latina dove viene contestata l'associazione per delinquere. Alcuni imputati sono accusati di violenza privata nei confronti di alcuni parlamentari e poi anche di resistenza a pubblico ufficiale per episodi simili a quello avvenuto ha sottolineato la Procura di Latina nella richiesta di rinvio a giudizio - nei confronti dell'ex parlamentare Osvaldo Napoli. Gli inquirenti hanno contestato anche l'istigazione ai fatti di violenza tramite i social network 

E'stato il pm Valerio De Luca a tirare le somme dell'inchiesta e a chiedere il rinvio a giudizio nei confronti di quattro persone. L'operazione della Digos di Latina era scattata nel marzo del 2017 con una serie di perquisizioni che avevano portato a sequestrare anche dei documenti tra cui uno che invitava ad arrestare tutti i parlamentari e il Capo dello Stato e il presidente del Consiglio. Erano state 18 le perquisizioni in tutta Italia di cui sei, la cui posizione è stata archiviata. Dei 18 dunque in cinque rischiano di andare a processo. 

«Era una rudimentale forma di associazione», aveva detto all'epoca dei fatti il dirigente della Digos di Latina Walter Dian che aveva coordinato l'operazione. Nel corso dell'operazione erano stati sequestrati anche computer, pen drive e documenti cartacei. 

L'inchiesta aveva interessato oltre che Latina anche Roma, Ascoli, Taranto, Treviso ed era stata condotta oltre che dal personale della Digos anche dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione. Nelle carte dell'inchiesta è finito proprio l'Ordine di cattura popolare un documento molto istigatorio secondo gli investigatori oltre ai proclami di rivolta sociale. Scontato che in aula quando ci sarà l'udienza preliminare sarà battaglia tra accusa e difesa. Oltre al vincolo associativo è stata contestata anche l'usurpazione di pubbliche funzioni.



Fonte: qui