9 dicembre forconi: Consob
Visualizzazione post con etichetta Consob. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Consob. Mostra tutti i post

mercoledì 21 novembre 2018

L’ACCORDO SULLA PRESIDENZA DELLA CONSOB SI ARENA


TORNA IN PISTA L’ECONOMISTA EUROSCETTICO RINALDI. POI C’È IL CASO BLANGIARDO: PER NOMINARE IL PRESIDENTE DELL’ISTAT SERVONO I VOTI DI FORZA ITALIA, MA BERLUSCONI CHIEDE IN CAMBIO…

Alberto Gentili per “il Messaggero”

davide casaleggio luigi di maio marcello minennaDAVIDE CASALEGGIO LUIGI DI MAIO MARCELLO MINENNA
Tutto da rifare. L' accordo sulla presidenza della Consob, raggiunto faticosamente mercoledì scorso da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, si è arenato. La candidatura di Marcello Minenna, a quanto filtra dal Quirinale, non ha superato il vaglio del capo dello Stato.

Nessuna obiezione sul nome in sé. Ma Minenna - fortissimamente voluto dai 5Stelle - secondo il Colle non soddisferebbe i requisiti di autorevolezza e autonomia indispensabili per guidare un' autorità indipendente come la Consob. Probabilmente per la breve esperienza di assessore nella giunta di Virginia Raggi o perché il suo standing (è responsabile dell' ufficio analisi quantitativa e innovazione finanziaria in Consob) non è considerato adeguato.
ANTONIO MARIA RINALDIANTONIO MARIA RINALDI

Di certo, c' è che a questo punto tornano in corsa gli altri nomi circolati nelle ultime settimane: Antonio Maria Rinaldi, l' economista euroscettico vicino al ministro Paolo Savona e sostenuto sempre dai 5Stelle, e Magda Bianco che in Bankitalia guida il servizio tutela dei clienti e antiriciclaggio. Più difficile invece che possa tornare in corsa il bocconiano Alberto Dell' Acqua, sostenuto dalla Lega: la spartizione giallo-verde prevede che a Salvini vada l' Istat con Gian Carlo Blangiardo.

E qui si apre un altro capitolo. Fino a ieri la nomina di Blangiardo alla presidenza dell' Istituto di statista era finita in stand-by. La ragione: per la ratifica è necessario il via libera, con una maggioranza dei due-terzi, delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. Dunque, i voti di Lega e 5Stelle non bastano.
carla ruocco con laura bottici e marcello minennaCARLA RUOCCO CON LAURA BOTTICI E MARCELLO MINENNA

E come è avvenuto per la presidenza della Rai a Marcello Foa, a questo punto diventa decisivo il sì di Forza Italia. Con un problema non da poco per Di Maio e (di riflesso) per Salvini: Silvio Berlusconi condiziona i suoi voti a favore di Blangiardo, all' arrivo di una persona a lui gradita alla guida dell' Antitrust.

LA VIA DI USCITA
Uno scambio che ha già fatto venire l' orticaria ai Di Maio, ma che nelle ultime ore sembra vicino a concretizzarsi: fonti di palazzo Madama (la scelta spetta ai presidenti di Camera e Senato) danno per «quasi fatta» la nomina di Marina Tavassi, presidente della Corte d' appello di Milano, all' Antitrust.

MARINA TAVASSIMARINA TAVASSI
Vero? Se così fosse, Blangiardo diventerebbe a breve il nuovo presidente dell' Istat con i voti di Forza Italia e Berlusconi avrebbe alla guida dell' Autorità garante della concorrenza e del mercato una presidente a lui gradita. Ma ancora ieri sera dentro Forza Italia nessuno dava per concluso e ratificato l' accordo. E soprattutto manca l' ufficialità del sì di Roberto Fico alla Tavassi.

Si avvicinerebbe, poi, la fumata bianca per i vertici dei Servizi. Fonti del Viminale fanno sapere che giovedì è stata convocata la riunione del Cisr (il Comitato interministeriale presieduto dal premier Giuseppe Conte), anche se in serata ancora non era partita dallo stato maggiore dei Servizi alcuna lettera di convocazione. I nomi per la presidenza del Dis (il coordinamento) e dell' Aise (l' agenzia informazioni esterna) sono quelli che ormai circolano da tempo. E tutti interni: Gianni Caravelli, Luciano Carta, Vincenzo Delle Femmine, Carmine Masiello ed Enrico Savio.

marcello minenna (2)MARCELLO MINENNA
Ancora da decidere anche il nuovo vertice dell' Anas dopo la defenestrazione, a opera di Danilo Toninelli, dell' ad Giorgio Vittorio Armani. Il pole c' è Ugo Dibennardo, che ieri nel suo ruolo di responsabile della manutenzione stradale ha fatto numerosi sopralluoghi in Sicilia al fianco del ministro grillino. E per la presidenza il nome più quotato è quello di Roberto Massi, ex generale del Carabinieri ora a capo della tutela aziendale.

Fonte: qui

martedì 9 ottobre 2018

ANTONIO BALDASSARRE SCONFITTO IN CORTE D'APPELLO, CHE HA CONFERMATO LA MULTA DI 400MILA EURO COMMINATAGLI DALLA CONSOB PER AVER ACCREDITATO UNA CORDATA ALITALIA INESISTENTE


L'EX GIUDICE COSTITUZIONALE E PRESIDENTE RAI, SECONDO LA CONSOB, ''DIFFUSE INFORMAZIONI FALSE E FUORVIANTI SU ALITALIA''

Andrea Giacobino per https://andreagiacobino.com/
ANTONIO BALDASSARREANTONIO BALDASSARRE

Anche emeriti giudici e accademici possono perdere in tribunale. Ne sa qualcosa Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale, che ha dovuto incassare recentemente una secca sconfitta contenuta nella sentenza emanata dalla prima sezione civile della Corte d’Appello di Roma che ha confermato la multa di 400.000 euro comminatagli nel 2010 dalla Consob.

Baldassarre aveva chiesto ai giudici di riformare la delibera Consob n. 17538, con conseguente restituzione della somma corrisposta di 420.991,32 euro (multa con interessi), a titolo non dovuto e di condannare Consob al risarcimento per danni all’immagine e alla reputazione, da liquidarsi nella somma di 500.000 euro o nella diversa somma fissata in via equitativa. In via subordinata aveva chiesto addirittura di rimettere gli atti del procedimento alla Corte Costituzionale e di riformare parzialmente la delibera Consob stabilendo la riduzione ad equità dell’ammontare della sanzione irrogata per la corresponsabilità successivamente riconosciuta, dalla stessa Consob, di altri soggetti e per l’infondatezza dell’aggravante comminata.

Antonio BaldassarreANTONIO BALDASSARRE
Ovviamente in giudizio la Consob s’era opposta, chiedendo di rigettare il ricorso in quanto inammissibile e, comunque, infondato. E così accogliendo analoga richiesta della Procura Generale della Repubblica, la Corte ha dichiarato “non rilevante e manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale” e quindi “inammissibile la domanda di risarcimento danni”; infine rigettando “l’opposizione avverso la delibera Consob n. 17538 del 25 ottobre 2010.

La Consob aveva sanzionato Baldassarre sia con la maximulta sia con la perdita per quattro mesi dei requisiti di onorabilità, per aver adottato una condotta illecita accreditando, tra agosto e dicembre 2007, l’esistenza di una cordata pronta a rilevare Alitalia. Consob scrisse allora che Baldassarre, già presidente della Rai e della Corte Costituzionale, “ha rilasciato alla stampa molteplici dichiarazioni in un arco di tempo considerevole (agosto-dicembre 2007), così ponendo in essere una condotta illecita volta ad ingenerare il convincimento, rivelatosi errato e comunque fuorviante, circa l’effettiva esistenza di una cordata di imprenditori interessati all’acquisizione della quota di capitale di Alitalia posta in vendita dal ministero dell’Economia e delle Finanze”.

Baldassare, ricostruì la Consob nella delibera, “ha diffuso, nel periodo agosto-dicembre 2007 – attraverso reiterate dichiarazioni dal medesimo rilasciate e pubblicate dalla stampa – informazioni false e comunque idonee a fornire indicazioni false e fuorvianti in merito alle azioni Alitalia, che hanno accreditato la sussistenza di una “cordata” di imprenditori italiani e stranieri dotati delle risorse finanziarie e tecniche necessarie a rilevare la quota del capitale di Alitalia […] laddove, invece, nessuno dei soggetti di volta in volta partecipanti alla cordata ha mai assunto in concreto l’impegno a mettere a disposizione le risorse necessarie a sostenere l’iniziativa”.
alitaliaALITALIA

La decisione della Consob tenne anche conto che Baldassarre ha potuto accreditare queste dichiarazioni come credibili “in ragione delle prestigiose cariche, istituzionali e non, ricoperte in passato dal professor Baldassarre”. Ora quelle fake news sono sancite come tali e Baldassarre si può consolare di essere stato assolto nel 2016 dall’accusa di aggiotaggio legata proprio a quei fatti.

Fonte: qui

sabato 24 marzo 2018

MA LA CONSOB QUANDO SI SVEGLIA? - I CONSIGLIERI DI MINORANZA DI TIM VOGLIONO PRESENTARE UN ESPOSTO ALL'AUTHORITY SOSTENENDO CHE, CON LE DIMISSIONI DEGLI 8 MEMBRI DEL CDA (TRA CUI IL PRESIDENTE DE PUYFONTAINE) ..

VIVENDI HA DIMOSTRATO DI AVERE IL CONTROLLO DI TIM NON SOLO “DI FATTO” MA ANCHE “DI DIRITTO”. UNA TESI QUESTA CHE POTREBBE ANCHE COSTRINGERE I FRANCESI (CUI FA CAPO IL 24% DEL CAPITALE) A...

Maddalena Camera per “il Giornale”

ARNAUD DE PUYFONTAINEARNAUD DE PUYFONTAINE
Consob alza il livello di guardia dopo che Vivendi ha fatto «decadere» il cda di Telecom Italia come risposta all' attacco sferrato dal fondo Elliott. E gli stessi consiglieri di minoranza non dimissionari potrebbero presentare un esposto proprio all' Authority sostenendo che, con le dimissioni degli 8 membri del cda avvenute giovedì (tra cui il presidente Arnaud de Puyfontaine, che è anche ad di Vivendi), il gruppo francese ha dimostrato di avere il controllo di Tim non solo «di fatto» ma anche «di diritto». Una tesi questa che, se portata alle estreme conseguenze, potrebbe anche vedere i francesi (cui fa capo il 24% del capitale) costretti a promuovere una offerta pubblica su Tim.
DE PUYFONTAINE BOLLOREDE PUYFONTAINE BOLLORE

Non solo, lo stesso Elliott - secondo indiscrezioni - starebbe valutando un' azione contro gli amministratori di Tim se dovesse emergere che sono venuti meno ai loro doveri. Per gli analisti, dietro alla mossa di Vivendi c' è l' obiettivo di «spostare il confronto in assemblea dalla governance al management». La lista dei francesi dovrebbe infatti riproporre Amos Genish come ad, verso cui Elliott aveva aperto una linea di fiducia. Elliott ora dovrà individuare un nuovo ad capace di portare avanti la sfida della nuova rete.

paul singer fondo elliottPAUL SINGER FONDO ELLIOTT
Dietro la mossa di Vivendi, ci potrebbe poi essere il tentativo di «allontanare» Assogestioni da Elliott, affinché non si coalizzino in assemblea. Il fondo Usa però dovrà studiare bene le possibilità di alleanza con Assogestioni, dato che, per prassi, l' associazione presenta una lista di soli indipendenti non destinati a assumere deleghe operative. Vivendi invece presenterà dieci candidati e, anche se battuta, potrà nominare cinque consiglieri di minoranza.

L' azzeramento del vertice Tim ordito direttamente dal patron di Vivendi, Vincent Bollorè, è stata giudicata un' azione «cinica ed egoista» dal fondo Usa che voleva sostituire sei consiglieri espressi dai francesi con altrettanti suoi nell' assemblea del 24 aprile. Il fondo ha detto di «non essere sorpreso di vedere le dimissioni di sette membri del board collegati a Vivendi. Incapace di avanzare argomenti validi, il cda ha semplicemente abbandonato il proprio posto per prendere tempo. Ma l' azione ritarda la possibilità degli azionisti di Telecom di esprimere il proprio voto alla prossima assemblea». Elliott ha anche ricordato di aver investito nel gruppo tlc fin dal 1999 e che l' approccio verso Tim è coerente con quello di altri suoi investimenti.

TIMTIM
Come atteso, Franco Bernabè è stato intanto nominato vice-presidente con deleghe sulla sicurezza e su Sparkle, incarichi prima affidati a Giuseppe Recchi. L' assemblea del 24 aprile a questo punto si limiterà ad approvare il bilancio 2017 e a rinnovare il collegio sindacale mentre l' elezione del cda avverrà con una nuova assemblea convocata per il 4 maggio. Resta la preoccupazione anche tra i sindacati per il drastico piano esuberi firmato da Genish.

La tensione rimane quindi alle stelle e ieri Tim ha contenuto le perdite all' 1% in Borsa, anche perché Elliott ora dovrebbe incrementare la sua quota (5,74%) per garantirsi la vittoria in assemblea. Per gli analisti di Jefferies le dimissioni dei consiglieri e la decadenza del cda significa che «Vivendi prende la minaccia di Elliott alla governance di Tim molto seriamente. Crediamo che Elliott e i suoi sostenitori restino ben posizionati per assicurarsi che il cda dopo l' assemblea del 4 maggio non sarà controllato da Vivendi».

Fonte: qui

venerdì 15 dicembre 2017

Banche favole, pecore, lupi e cani da guardia

C’é una nuova favola in giro per l’Italia che parla appunto di pecore (risparmiatori), lupi (dirigenti di certe banche) e di cani da guardia (sorveglianza della Banca d’Italia e Consob). In questa favola, concepita e raccontata dal PD (Renzi, Orfini &Co), se le pecore, molte, sono state ”tosate” dai lupi, non di questi ultimi la colpa, ma dei cani da guardia che “dormivano”

Perché dormissero la favola non lo dice, ma ci arriviamo da soli: perché qualcuno gli aveva dato la polpetta col “sonnifero”. 

Chi? 

A caso direi quelli che si sono inventati la favola, ma potrei sbagliarmi, forse sono stati amici loro e il divertente, per chi non é stato ancora tosato é che per far finta di crederci i ”narratori” alzano la voce, si dichiarano anime candide e dicono che ad adire a vie legali saranno altri  e non per il reato di “tosatura” ma per aver parlato male dei lupi. 

Con una magia, tipica delle favole, i lupi sono diventati pecore, i cani lupi e le pecore di fatto masochiste. 

Ora più che una favola sta diventando uno spettacolo di Fregoli, in questo caso direi Fregoni con accento sulla o. E anche di pupi, perché il puparo  Angelica é “fuggita” dietro le quinte e in campo ci sono Orlando e  i paladini che sono poi i raccontatori. Spariti tutti dalla scena, i lupi-pecora ormai defilati, meglio se all’estero, le pecore-sado per rispetto dei bambini  e il cani-lupi rinchiusi nell’eburnea torre che dovrebbe proteggerli a prescindere

Stiamo per andare a votare e questi raccontatori forse vogliono solo testare la nostra capacità di credere alle palle che raccontano

Se questa zuppa fetida passa, al peggio non ci sarà mai fine ed é comprensibile: devono vedersela, alle elezioni, con un signore che ormai é di diritto nel Guinness dei primati per le promesse non mantenute e per continuare ad essere considerato dai votanti una sicurezza e un futuro. Lui che di una minorenne prostituta ne ha fatto prima la nipote di Mubarak e oggi una milionaria, già perché la fanciulla ha soldi a gogò e nessuno sa da dove vengono, forse dai novelli finanziatori del Milan, magari é nipote loro. A questo punto potrei anche parlare del nuovo che avanza, ma mi paiono di un’altra categoria e non c’é proprio gara.

Fonte: qui

domenica 17 settembre 2017

BOLLORE’: DOPO LA MAZZATA CONSOB (“CONTROLLA TIM”), ANCHE L'AUTORITA' FINANZIARIA DI PARIGI LO METTE NEL MIRINO

SE COSI’ FOSSE, DOVREBBE CONSOLIDARE IL DEBITO ITALIANO DENTRO LA FRANCESE VIVENDI: 25 MILIARDI
IL BRETONE INSISTE SULLA PAY TV DEL SUD EUROPA CON LA FUSIONE FRA TIM E CANAL+
Francesco Spini per La Stampa

GENTILONI MACRONGENTILONI MACRON
Dopo la scure della Consob, che ha accertato il controllo di fatto di Vivendi su Tim, Vincent Bolloré non si dà per vinto. Conferma la strategia italiana, il progetto della media company nel Sud Europa, confida nel Tar ma punta a limitare i danni. Così già oggi i legali di Vivendi dovrebbero notificare a Palazzo Chigi non già il controllo (tesi che i consulenti di Parigi quanto di Telecom Italia continuano ad avversare con fermezza) ma almeno i mutati «direzione e coordinamento» sull' ex monopolista e quindi sugli asset strategici per la Nazione in pancia di Tim.

DE PUYFONTAINE BOLLOREDE PUYFONTAINE BOLLORE
Sono gli asset, come Sparkle, su cui il governo sta valutando l' esercizio del cosiddetto «golden power», una sorta di diritto di veto per preservarne l' italianità. La notifica di Vivendi, che giunge fuori tempo massimo, è tesa quantomeno a evitare la multa da 300 milioni che il governo potrebbe comminare al gruppo transalpino il quale, sulle prime, ha resistito nel comunicare alcunché a Palazzo Chigi ritenendo tale atto non dovuto.

Amf ParigiAMF PARIGI
Del resto i problemi per Parigi, dopo la pronuncia della Consob sul controllo, vanno moltiplicandosi. Il più preoccupante riguarda l' eventuale consolidamento del debito di Tim (25 miliardi) da parte di Vivendi. Per la legge italiana sarebbe un fatto automatico, ma trattandosi di una società transalpina a decidere sarà l' Amf, lo «sceriffo» francese dei mercati, che ha già ricevuto gli incartamenti dai colleghi italiani della Consob.

In realtà già da agosto, all' indomani della semestrale di Tim, anche l' Amf ha avviato le verifiche sull' esistenza o meno del controllo da parte di Vivendi rispetto alle norme contabili internazionali e di conseguenza se obbligare o meno Bolloré al consolidamento. Si profila uno scontro di interpretazioni tra le due authority? Si vedrà presto: una decisione è attesa in tempi brevi.
MEDIASETMEDIASET

Bolloré, che immaginava una cavalcata trionfale in Italia, si ritrova ora in trincea, nel mezzo di una sorta di «guerra finanziaria» tra l' Italia e la Francia, esacerbata dopo la nazionalizzazione francese dei cantieri navali di Saint Nazaire, che Parigi non vuole consegnare all' italiana Fincantieri. Ora il finanziere bretone prova ad ammorbidire i suoi rapporti con Roma, ma conferma in pieno la strategia che punta a dare vita un gruppo di media diffuso in tutto il Sud Europa.

TIMTIM
Nonostante tutto vuole portare a casa l' alleanza tra Tim e Canal+, la pay tv di Vivendi. Vuole procedere con la nomina di amministratore delegato di Amos Genish, suo uomo di fiducia in Vivendi, anche se la cosa a molti addetti ai lavori appare ora più complessa e subordinata a un accordo con Roma sul destino di Sparkle, su cui però Tim è disposta a discutere.

BOLLORE CANALBOLLORE CANAL
E Vivendi punta a rimanere anche in Mediaset. Altrimenti non avrebbe presentato all' Agcom un piano in cui prevede non l' uscita, ma solo di «parcheggiare» il 19,9% dei diritti di voto in un trust, mantenendo il 9,9%. Con questa quota Bolloré potrà fare poco. L' Agcom controllerà che Parigi non eserciti in nessun caso un' influenza notevole: vuol dire che Vivendi non potrà ambire a nominare consiglieri che vadano oltre una presenza simbolica. Per andare oltre dovrà studiare un nuovo accordo, che per Mediaset non potrà che ricalcare quello su Premium che un anno fa Bolloré mandò all' aria. L' inizio di una lunga sequela di sventure.

Fonte: qui

lunedì 20 giugno 2016

MPS, solo il silenzio è d’oro

mps_bersaniI fatti: il New York Post ha pubblicato, non integralmente, il video delle telecamere di sorveglianza che hanno ripreso il “suicidio” del dirigente del Monte dei Paschi, Davide Rossi.
I giornali si sono affrettati a scrivere che le persone riprese nel video accanto al corpo, non sono sconosciuti, ma amici chiamati dalla moglie preoccupata dal silenzio del marito.
Video e testimoni, compresa la figlia della moglie, già sentiti dalla Procura, che aveva archiviato il fatto come suicidio.

Ora emergono alcune stranezze: nel maggior scandalo bancario italiano non sono emerse indiscrezioni, verbali, intercettazioni, secondo: dopo molte insistenze della famiglia, è stata riesumata la salma e riaperta l’indagine, insomma il suicidio non è più certo. Terzo: l’indagine a carico di sole due persone, da quanto dato sapere, Mussari, presidente e Vighi, direttore, procede a fari spenti , ma a questa velocità incrocerà la prescrizione.

Reso onore ad una delle non molte magistrature inquirenti, che rispettano la riservatezza, rimane da chiedersi se il collasso della più antica e politicizzata banca italiana sia da addebitare a due soli soggetti, dove stavano i membri del Cda e soprattutto cosa facevano i Revisori?

Dove stavano Banca d’Italia e Consob?

Chi autorizzò l’acquisto di Antonveneta per oltre 10 mld di euro dal Santander, che solo tre mesi prima l’aveva pagata 6,6 mld?

Possibile che nessuno fosse a conoscenza dei derivati Santorini e Alexandria, sottoscritti con Nomura?

Il tutto ha comportato tre aumenti capitale: 2007, 2009, con in più i Tremonti bond e 2011, quest’ultimo di 3,5 mld.

Con il risultato che gli azionisti hanno perso una valanga di soldi, l’Etruria è al confronto una roba da dilettanti e tra di loro la Fondazione MPS, che oltretutto si è indebitata e oggi non solo non conta quasi nulla nella Banca, ma, non avendo dividendi, anche nel territorio, 400 milioni di euro li ha sacrificati sull’altare della banca del Partito anche la Coop Firenze.

Possibile che nessuno si sia accorto di nulla, neppure nel Pci in tutte le sue declinazioni, il vero padrone della banca?  

Non è possibile razionalmente, ma qui ci fermiamo, in assenza di prove ci limiteremo ad un giudizio politico negativo, le banche guardano quasi tutte a sinistra, ma la sinistra porta male alle banche, almeno nelle regioni rosse. 

Perché la presa su MPS, il Pd non l’ha mollata nemmeno dopo il crollo, lo testimonia la nomina a presidente di Profumo, banchiere e frequentatore di primarie, che non ha potuto far altro che approvare, appena arrivato, un bilancio con una perdita di oltre 3 mld.

Ora anche Profumo è uscito e tutti aspettano un cavaliere bianco, ma da quelle parti passano ormai solo bilanci e cavalieri in rosso e solo il silenzio è d’oro.


Fonte: qui