9 dicembre forconi: congelamento
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domenica 23 settembre 2018

TITOLI ILLIQUIDI: il segnale dell'inizio della prossima crisi?


GAM: liquidazione dei fondi unconstrained/absolute return bond funds completata nei prossimi mesi. 

Ma è un anticipatore della “crisi che verrà”?

Nelle scorse settimane avrete avuto modo di sentire o leggere quello che per molti era visto come uno scandalo, per altri invece come il preludio ad un Lehman Brothers BIS, ovvero un episodio che sarebbe stato poi l’anticipatore di una nuova crisi finanziaria come è successo esattamente 10 anni fa con i subprime.
Protagonista è stata una nota casa di investimento, GAM, che a dire il vero ha già avuto un passato abbastanza travagliato a livello di “proprietà”.
Ora è quanto deriva dalla separazione con l’ultimo azionista maggioritario, ovvero Julius Baer, e si professa come “puro ed indipendente”
Quanto è successo ad agosto è NOTO a (quasi tutti). Dopo il provvedimento ai danni del money manager Tim Haywood, sono state congelate le operazioni di sottoscrizioni e rimborso delle quote del unconstrained/absolute return bond funds. Il provvedimento a detta di Gam non è legato a motivi etici, cioè a una condotta disonesta del gestore, ma alle procedure adottate dal professionista nella gestione del rischio. Fatto sta che, dopo la notizia della sospensione, i fondi sono stati presi di mira dai titolari delle quote che ne hanno chiesto in abbondanza il rimborso.
Una storia quindi che sembrava un deja vu. E non si trattava di malafede ma di errata gestione del rischio. In effetti poi, andando a fondo nella questione, si è capito un pochino di più su cosa è successo.
A fare “saltare il banco” sono stati gli asset fortemente illiquidi all’interno del portafoglio (la cui presenza avrebbe evidentemente reso impossibile il calcolo continuativo del NAV). Una serie di rimborsi avrebbe messo in difficoltà il gestore. Ed ecco che è successo quello che è successo. La cosa poi interessante è che, considerando la presenza nel team di investimento di almeno 20 Portfolio Manager, del loro rilevante apporto complessivo nella produzione di alpha del fondo, GAM sta valutando, a seguito del completamento del processo di liquidazione, di lanciare un “successor fund” che possa “riportare in vita” la strategia. Per la serie “a volte ritornano perché ci crediamo”, forse con qualche Level3 meno in pancia.
Adesso i vecchi possessori di fondi verranno liquidati pian pianino, credo con perdite che in taluni casi potrebbero anche essere non indifferenti, ma ancora una volta questo episodio dimostra che la STORIA insegna nulla.
Il problema è che con questa massa di liquidità enorme, la finanza si è ulteriormente evoluta e non si è certo “frenata”. Ricordate questo grafico?
Inoltre lo stesso Trump contribuisce al potenziale disastro, volendo limitare gli effetti della Volcker Rule.
E sembra veramente incredibile che non si voglia capire che sarà sempre più difficile mettere delle pezze in caso di difficoltà. O forse le pezze se le dovranno mettere i risparmiatori (e non vi dico dove)?
DB(Deutsche Bank) ha dovuto dare un bel taglio ai suoi OTC, ma il mercato non si è di certo calmierato.
INOLTRE torno alla solita questione. In caso di crisi di mercato e di “effetto domino”, quale sarà il ruolo della FINANZA PASSIVA guidata ovviamente dagli arcinoti ETF?
E infine: quanti fondi simil-GAM unconstrained/absolute return bond ci saranno ancora sul mercato? 

In caso di fuggi fuggi che scatena un effetto domino come nel 2008, con queste enormi masse da gestire, come riuscirà il sistema ad assorbire il colpo? 

Inoltre le banche centrali, potranno ancora una volta salvare il mercato con operazioni straordinarie, tenendo conto del fatto che i tassi sono tuttora molto bassi, ed i bilanci delle stesse ai massimi storici? Infine, anche un ulteriore e straordinaria iniezione di liquidità in caso di crisi, come sarà “digerita” dal mercato, visto che già adesso è a livelli siderali?
Domande a cui non so rispondere e che forse NESSUNO sa rispondere. Ma capite benissimo perché continuo a dire che bisogna sperare in un mondo che continui ad andare avanti secondo le coordinate previste dal sistema. Altrimenti si scatena il TOO BIG TO SURVIVE per tutti.

Fonte: qui

lunedì 30 luglio 2018

Trump-Juncker: c’è l’accordo sui dazi. Cosa prevede

L’obiettivo - dice il Presidente USA - è arrivare a zero barriere commerciali. Intanto il vertice tra Trump e Juncker ha portato a un primo accordo sui dazi. Cosa prevede

Trump-Juncker: c'è l'accordo sui dazi. Cosa prevede

Si è concluso con un primo accordo sui dazi il vertice Trump-Juncker. Primo perché il Presidente USA, al termine dei negoziati di scena a Washington, ha insistito sulla natura dei colloqui e le relative intese parlando di un semplice preambolo verso l’obiettivo “zero barriere commerciali”.

Per il momento infatti Stati Uniti e Unione europea lavorano di concerto per rimuovere tutte le barriere commerciali e i sussidi sui beni industriali che non siano auto. I negoziati, apparsi del tutto preliminari, hanno comunque visto un clima di parziale accordo tra le due figure politiche, malgrado una vigilia in cui si parlava di tensione alle stelle e punti di vista agli antipodi.
Nuova fase rapporti USA-UE: tregua da guerra commerciale?

Il tycoon statunitense ha parlato di nuova fase dei rapporti tra Usa e Ue, dicendosi soddisfatto dei colloqui così come il capo della Commissione UE Jean-Claude Juncker, che ha ricordato ai giornalisti di essersi recato alla Casa Bianca per trovare un accordo ed è riuscito a farlo.

Sembra quindi sensato parlare di tregua, almeno per il momento, dopo che si era temuto per un vertice che potesse inasprire ulteriormente i tratti di una guerra commerciale che sta condizionato i mercati di tutto il mondo. Dalla Casa Bianca erano arrivate minacce per nuovi dazi alle auto UE fino al 25%, e c’era la concreta preoccupazione che da Washington fossero già pronti a schiacciare il bottone in caso di mancate soddisfazioni in arrivo dai negoziati.

Un primo scontro a distanza c’era già stato prima dell’incontro, quando il tycoon statunitense ha usato il suo social preferito, Twitter, per inquadrare i personalissimi obiettivi della giornata, ovvero un’eliminazione di tutte le tariffe tra USA e UE, per far sì che si abbiano “libero mercato e commercio equo”.

Contestualmente però Trump aveva già messo le mani avanti, dicendosi convinto che il blocco europeo non avrebbe mai aderito alla sua proposta. Da Bruxelles era arrivata puntuale la precisazione: nessun mandato per trattative o proposte. Un vero e proprio muro, che lasciava intravedere una giornata difficilissima in arrivo.

Ma i colloqui di ieri sera, durati molto più del previsto, hanno portato a un congelamento dei dazi sulle auto minacciati da Trump e a un impegno verso un lavoro condiviso verso il futuro, compreso il tentativo di riformare l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), più volte osteggiata da Trump.
Fonte: qui

sabato 19 maggio 2018

UN PARTITO ALLO SBANDO - VIDEO: FISCHI E URLA ALL'ASSEMBLEA PD.

ALL'ULTIMO SECONDO CAMBIA L'ORDINE DEL GIORNO, NIENTE PIÙ VOTO SUL SEGRETARIO, MA UNA ''DISCUSSIONE SULL'ATTUALITÀ''. MA CHE È, LA DOMANDA A PIACERE? 

IL TEMA DI CULTURA GENERALE? 

A CHE SERVE CONVOCARE CENTINAIA DI PERSONE ALL'ERGIFE DI ROMA PER NON FARE UNA CIPPA?

Andrea Carugati per www.lastampa.it

Caos calmo all’assemblea nazionale del Pd all’Hotel Ergife di Roma. Caos perché sono volati fischi, quando il presidente Matteo Orfini ha annunciato la proposta di cambiare l’ordine del giorno: non più elezione del nuovo segretario, ma discussione sull’attualità, e cioè la nascita del governo Lega-M5s. Calmo perché alla fine è successo quello che i renziani chiedevano da venerdì: rinviare le decisioni calde a una prossima assemblea.

ASSEMBLEA NAZIONALE PDASSEMBLEA NAZIONALE PD
La riunione è iniziata a mezzogiorno, con due ore di ritardo, dopo una mattinata di frenetiche trattative e raccolte firme tra i renziani e i ribelli di Andrea Orlando, Dario Franceschini, Maurizio Martina e Michele Emiliano. Alla fine Martina e Franceschini hanno deciso di accettare la proposta dei renziani, e di cambiare l’ordine del giorno. In cambio, Renzi ha lasciato la scena al reggente, rinunciando ad aprire la riunione. Al momento del voto, però, i delegati di Orlando e Emiliano hanno votato no. Risultato: 397 sì, 221 no e 6 astenuti. La conta c’è stata, seppur solo sull’inversione dell’ordine del giorno. 


Andrea Orlando e anche Luigi Zanda hanno votato contro. Così come altri delegati dell’area Franceschini che non hanno rispettato l’ordine di scuderia. E l’area renziana è arrivata al 57% dei 700 presenti, un netto calo rispetto al 70% di un anno fa, sostengono gli antirenziani. Di fatto però l’obiettivo di non eleggere un nuovo segretario è stato centrato da Renzi. In cambio Orfini ha ribadito all’assemblea che le dimissioni dell’ex segretario sono “irrevocabili”.
ASSEMBLEA NAZIONALE PDASSEMBLEA NAZIONALE PD

Formule e bizantinismi che danno l’idea della fatica del Pd a superare la stagione renziana. Anche per le divisioni e i tentennamenti del composito fronte dei ribelli. I numeri contano: prima di arrivare alle votazioni ufficiali le varie anime dem avevano fatto partire delle raccolte firme informali, con i renziani che erano arrivati intorno a 400 voti. Numeri che avrebbero fatto passare la richiesta di indire subito il congresso, cancellando Martina e passando tutti i poteri fino alle primarie al presidente Orfini.

 “Chiedo di poter lavorare insieme a tutti voi per portare in maniera unitaria, forte, il Pd al congresso, senza la fatica dei detti e non detti che hanno generato ambiguità”, ha detto Martina nella sua relazione. “Non ho l’arroganza di fare questo lavoro da solo. Ma se tocca a me, anche se per poche settimane, tocca a me”. E ancora: “Non credo che il Pd debba essere superato, che si debba andare oltre o indietro. Chiedo in un nuovo centrosinistra alternativo a Lega e M5s e alternativo a Forza Italia”. Su questo ultimo passaggio, il no a Berlusconi, dai delegati più a sinistra è arrivata una ovazione. Dagli stessi banchi sulla sinistra della sala alla fine è arrivato un coro “Segretario, segretario”, rivolto a Martina. 

ORFINI MARCUCCI MARTINA DELRIOORFINI MARCUCCI MARTINA DELRIO
Gelo nelle prime file, con tutto lo stato maggiore del partito, a partire da Renzi. Accanto alle critiche al contratto di governo Lega-M5s, Martina infatti ha criticato la formazione delle liste Pd. “Abbiamo sbagliato sulla formazione delle liste. Mettiamo a fuoco il problema per evitare di tornare a commettere quegli errori. Diciamolo”. E ancora: “Abbiamo perso male, abbiamo sbagliato noi, io penso che ci sia mancato il contatto con il bisogno. Abbiamo pensato che la crescita portasse con sé più uguaglianza, e invece no, la forbice delle disuguaglianze si allargava”.

ORFINIORFINI


“Tutto questo - ha detto il reggente - non smarrisce l’importanza dell’impegno di tutti noi, dei nostri governi, le tante cose buone vanno rivendicate”. Parole, quelle sulla sconfitta e sulle liste Pd, che hanno acuito le distanze tra Martina i renziani. Tanto che alla fine solo Orlando e Francesco Boccia hanno lodato la relazione. E chiesto un voto finale. Ma i renziani meditano di far mancare il numero legale, per far mancare a Martina l’incoronazione a segretario. Intanto, per il pranzo Gentiloni e il suo predecessore a palazzo Chigi hanno lasciato l’Ergife.  

Fonte: qui

giovedì 14 settembre 2017

LA CONSOB CONSTATA CHE VIVENDI CONTROLLA TIM

UN GRAN REGALO PER BERLUSCONI, UNA BATOSTA PER BOLLORE’. MA PURE SABINO CASSESE E (GIULIO) NAPOLITANO CHE LO AVEVANO CONSIGLIATO  
IL BRETONE NEI GUAI, ORA E' OBBLIGATO A CERCARE UN ACCORDO CON MEDIASET. IL CONGELAMENTO DELLA QUOTA OLTRE IL 10% DEL BISCIONE NON BASTA PIU’. 
IL RUOLO DELLA RETE
Nino Sunseri per Libero Quotidiano

vincent bolloreVINCENT BOLLORE'
La Consob taglia le gambe a Vivendi. Gli ispettori di Piazza Affari, hanno dichiarato che il gruppo francese, guidato da Vincent Bolloré rappresenta a tutti gli effetti l' azionista di controllo di Telecom. Non solo perché è il primo azionista con il 24% ma soprattutto perché determina le strategie aziendali a cominciare dalla nomina dell' amministratore delegato. I tecnici del presidente Vegas hanno respinto la tesi del gruppo parigino che si difendeva dicendo di esercitare solo una funzione di direzione e di coordinamento.

BOLLORE BERLUSCONIBOLLORE' BERLUSCONI
In serata Vivendi fa sapere che farà «ricorso nelle sedi competenti». «Da un preliminare esame», si legge in una nota dei francesi, «si rileva che il provvedimento si discosta in maniera rilevante dalla consolidata interpretazione in materia di controllo societario, cui Tim si è sempre costantemente e rigorosamente attenuta». Qualunque sia l' esito della controversia, la posizione di Bolloré diventa più debole. Non solo in Telecom ma anche in Mediaset.

Ieri l' Agcom ha accettato il piano presentato all' inizio del mese dai francesi. Il programma prevede che Vivendi tenga i diritti di voto sul 10% del Biscione. Il restante 20% verrà congelato in una scatola da cui potrà uscire solo quando tutta la partita italiana di Vincent Bolloré verrà definita. La Borsa ha reagito male affondando il titolo Mediaset del 5%. La quotazione è tornata sotto 3 euro e la reazione è apparsa abbastanza scomposta. Da settimane, infatti, si conosceva il finale di partita ed era chiaro che Bolloré non avrebbe tentato nessun blitz. I percorsi della Borsa talvolta sono imperscrutabili.

RETE TIMRETE TIM
Per Bolloré la strada ora diventa molto difficile. A cominciare dal fatto che dovrà consolidare i 26 miliardi di debiti di Telecom. Un passaggio che Bolloré ha fatto di tutto per evitare. Tuttavia le dimissioni di Flavio Cattaneo ha fatto precipitare la situazione. È stato chiaro a tutti che l' uscita era determinata dallo scontro con Vivendi. Ad aggravare la situazione le decisioni successive.

Per esempio la nomina come capo dell' azienda di Amos Genish prelevato proprio fra i top manager del gruppo francese. Poi la decisione di avviare un' alleanza in campo televisivo fra Canalplus (controllata Vivendi) e la stessa Telecom. I consulenti legali di Bolloré gli avranno certamente detto che poteva farlo senza correre rischi. Evidentemente sbagliavano.
TIMTIM

Che cosa accadrà adesso? Il primo interrogativo riguarda la rete Telecom. Soprattutto Sparkle che ospita le trasmissioni di mezzo mondo. Si tratta di una infrastruttura cresciuta sulla vecchia rete Italcable. Una eccellenza italiana fatta di cavi sottomarini, anche transatlantici che servivano a collegare il Paese con le aree dove più forte era l' emigrazione dei nostri connazionali. Oggi ospita i collegamenti telefonici di diversi governi (compresi gli 007). 

È giusto lasciar gestire questo tesoro ad una proprietà straniera? 

Bisognerà trovare un' altra soluzione. 

Ma quale? E poi: che succederà con il resto della rete? 

La possibile integrazione con la fibra ottica di Open Fiber sembra tramontata.
VINCENT BOLLORE TARAK BEN AMMARVINCENT BOLLORE' TARAK BEN AMMAR

Un groviglio da cui non sarà semplice uscire. Tanto più che Bolloré non potrà più contare sullo scudo di Mediobanca visto il diminuito peso politico della banca. Non a caso si parla della possibile uscita dal cda di Tarak Ben Ammar, storico amico del finanziere francese. Ma anche di Silvio Berlusconi. Ed è proprio su questo fronte che forse potrebbe esserci una soluzione, ancorchè al momento molto fantasiosa.
mediaset vivendiMEDIASET VIVENDI

Cioè Bolloré che si allea con il Cavaliere e poi trova un modo di parcheggiare Telecom in mani amiche. Per esempio Orange. Il progetto del finanziere bretone è quello di costruire un grande gruppo tv europeo per combattere Sky e Netflix. I telefoni sono solo una derivata.

Fonte: qui