9 dicembre forconi: prescrizione
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domenica 4 novembre 2018

LA BONGIORNO STRONCA LA RIFORMA DELLA PRESCRIZIONE, MA BONAFEDE NON ARRETRA: ''CAMBIEREMO I PROCESSI, NESSUNO SI SALVERÀ GRAZIE AI CAVILLI. ASSUMEREMO NUOVO PERSONALE''


BONGIORNO, PRESCRIZIONE È BOMBA NUCLEARE SU PROCESSI
giulia bongiornoGIULIA BONGIORNO
 (ANSA) - "La sospensione della prescrizione" al primo grado di giudizio "è una bomba nucleare sul processo. Sono molto preoccupata" . Così il ministro della P.A. Giulia Buongiorno a SkyTg24 sull'emendamento al ddl anticorruzione.

BONGIORNO, CON BONAFEDE TUTTO BENE, SU PRESCRIZIONE RIFORMA
 (ANSA) - "Con Bonafede i rapporti sono ottimi" e "credo che sulla prescrizione, il governo troverà un accordo". Così Giulia Bongiorno intervistata da Maria Latella su Sky Tg24 aggiungendo che a suo giudizio "sulla prescrizione serve una riforma. Come è scritto oggi l'emendamento non posso accettarlo. Così come ai tempi di Berlusconi mi sono battuta contro la prescrizione breve, ora sono contraria a quella che è la cancellazione prescrizione. La prescrizione ha un'etica non si può tenere in ostaggio un imputato tutta la vita".

GIUSTIZIA: BONAFEDE, PIANO ASSUNZIONI E CAMBIO IL PROCESSO
giulia bongiorno giovanni tria matteo salviniGIULIA BONGIORNO GIOVANNI TRIA MATTEO SALVINI
 (ANSA) - "Voglio un sistema giudiziario con le spalle larghe. Capace cioè di reagire in tempi rapidi. Se un cittadino chiede giustizia lo Stato deve dare una risposta celere. E su questo dobbiamo essere tutti d'accordo". Lo dice il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, intervistato dalla Stampa. Bonafede annuncia un piano record di assunzioni e l'intenzione di cambiare il processo penale. E sulla prescrizione, davanti ai dubbi della Lega, tira dritto. E' importante fermarla dopo il primo grado "perché il sistema deve recuperare credibilità agli occhi dei cittadini.

 Non possiamo pensare che un processo passato attraverso spese, indagini e sentenze, si risolva a tarallucci e vino prima del giudizio definitivo. E poi la prescrizione esiste solo in Italia", occorre "farla finita con il grande equivoco italiano che consente ad alcune categorie protette di salvarsi grazie ai cavilli". I 500 milioni previsti in manovra "basteranno": "Visito i tribunali a sorpresa quasi ogni giorno. E tutti mi dicono la stessa cosa: ci manca personale. Faremo un ampliamento della pianta organica che questo paese non ha mai visto".

ALFONSO BONAFEDE MATTEO SALVINIALFONSO BONAFEDE MATTEO SALVINI
Per vedere i benefici serviranno "un paio di anni. La riforma sulla prescrizione entrerà in vigore con la nuova legge e non sarà retroattiva. Ma stiamo anche preparando una riforma chirurgica del processo penale", della quale però il ministro non anticipa i contenuti. "Questo governo - assicura - ha rimesso la giustizia in testa alle priorità. E non si fa tirare per la giacchetta da nessuno. Basta con i dibattiti politici". Lo ha spiegato alla Lega? "Non ce n'era bisogno. È tutto scritto sul contratto".

ANTICORRUZIONE, EMENDAMENTO LEGA: “VIA LA NORMA SU TRASPARENZA FONDI AI PARTITI”. MA BONAFEDE: “NESSUN PASSO INDIETRO”

La Lega ha presentato un emendamento al ddl Anticorruzione che propone di eliminare l’articolo 9, ovvero quello che introduce norme in materia di trasparenza dei finanziamenti a partiti e fondazioni. Non c’è solo la prescrizione a creare tensioni tra Carroccio e Movimento 5 stelle. Se nelle scorse ore Matteo Salvini e i suoi hanno chiesto più tempo per analizzare la norma che prevede il “blocco dei tempi del processo dopo la sentenza di primo grado”, ora viene messa in discussione anche la misura che vorrebbe rendere pubblici i nomi dei donatori delle formazioni politiche. La richiesta di stralcio è spuntata in queste ore e porta la prima firma del capogruppo leghista in commissione Igor Iezzi.
ALFONSO BONAFEDE NEGLI ANNI '90 QUANDO FACEVA IL VOCALIST ALL'EXTASYALFONSO BONAFEDE NEGLI ANNI '90 QUANDO FACEVA IL VOCALIST ALL'EXTASY

Il primo a darne notizia era stato lo stesso Luigi Di Maio: “Se la Lega ha dei problemi interni non mi interessa”, ha detto in una diretta Facebook a metà giornata, “ho visto che sono stati presentati addirittura emendamenti soppressivi alla trasparenza dei partiti e delle fondazioni che è nella legge ‘spazza-corrotti”. E a dimostrazione che l’ipotesi è sul tavolo, è intervenuto poco dopo lo stesso ministro della Giustizia M5s Alfondo Bonafede per dare garanzie che sul tema non intendono mediare: “Sulla trasparenza ai partiti nessun passo indietro”, ha detto.

“Qualcuno forse pensava scherzassimo, che fosse un vuoto annuncio come nelle migliori tradizioni della vecchia politica e quindi ecco spuntare emendamenti soppressivi laddove si dispone la pubblicazione obbligatoria di ogni contributo ricevuto dai partiti e il divieto di riceverne dall’estero”. Ma “su questo non faremo alcun passo indietro, neanche di un millimetro”. Un avvertimento chiaro ai soci di governo, alla vigilia di una settimana in cui la maggioranza dovrà affrontare, tra le altre cose, anche il voto sul decreto Sicurezza che tanti malumori sta creando dentro il Movimento 5 stelle.


alfonso bonafede giovanni legniniALFONSO BONAFEDE GIOVANNI LEGNINI
Mentre i riflettori erano puntati sulla manovra e sui provvedimento leghisti che meno piacciono a una parte del Movimento, un altro fronte si è aperto per quanto riguarda il decreto Anticorruzione. In particolare la Lega (con un emendamento a firma Iezzi, Bordonali, De Angelis, Giglio Vigna, Invernizzi, Maturi, Stefani, Tonelli, Vinci), ora vorrebbe che fosse tolto l’articolo 9 del ddl voluto dal ministro Bonafede. E in particolare quindi che si stralciasse la parte dove si prevede che “i contributi, le prestazioni gratuite o altre forme di sostegno elargite” a partiti e movimenti politici “debbano ricevere la più ampia pubblicità, quanto all’identità dell’erogante, all’entità del contributo o al valore della prestazione o di altra forma di sostegno nonché alla data dell’erogazione”.

Non solo. I medesimi deputati del Carroccio propongono anche un colpo di spugna dell’articolo 10, che prevede sanzioni per chi, appunto, non dichiara le donazioni destinate a partiti e fondazioni. Un modo, per la Lega, anche per mantenere vivo l’asse con Forza Italia, fortemente critica nei confronti del ddl Bonafede. Fonti M5s alla Camera, interpellate da ilfattoquotidiano.it, ribadiscono: “Sia la prescrizione che la norma sulla trasparenza dei finanziamenti ai partiti sono nel contratto di governo Lega-M5s, quindi non sono in discussione”.

SALVINI DI MAIOSALVINI DI MAIO
 Il concetto è che sul punto i 5 stelle non intendono accettare compromessi e, soprattutto dopo le tensioni degli ultimi giorni, il clima di sospetto è cresciuto da entrambe le parti: “Vogliamo garantire ai cittadini la massima trasparenza su tutto quello che riguarda la cosa pubblica e l’attività politica”, ha detto Francesco Forciniti, deputato M5s tra i relatori del ddl Anticorruzione. “La norma in questione è contenuta nel contratto di governo ed è il coronamento di una battaglia che il Movimento porta avanti da sempre. Per questo la riteniamo intoccabile”.

Non è la prima polemica che riguarda il disegno di legge. Nelle scorse ore è stata diffusa la notizia che la misura del carcere per gli evasori, già annunciata da Luigi Di Maio durante la discussione della manovra, è stata inserita come emendamento al provvedimento. Secondo i capigruppo delle opposizioni in commissione Affari costituzionali, nessuno ne era a conoscenza e sarebbe l’ennesimo segnale di rottura interna all’esecutivo.

Fonti M5s però garantiscono che “la richiesta di modifica è stata consegnata insieme alle altre”. Tra i primi a intervenire c’è stato il capogruppo Pd in commissione Alfredo Bazoli: “Oggi attraverso i mezzi d’informazione abbiamo appreso che di emendamento al testo anticorruzione che sarebbe stato presentato alla chetichella dai relatori, che rivoluzionerebbe il trattamento sanzionatorio dei reati fiscali.

Un emendamento descritto nel dettaglio dalla stampa, e che pure al momento non risulta nel fascicolo a nostra disposizione, e che rappresenterebbe, dopo il grave episodio sulla prescrizione, un ulteriore inaccettabile oltraggio alle prerogative della commissione Giustizia e del parlamento. Anche in questo caso, infatti, si tratterebbe di argomento del tutto estraneo all’Anticorruzione e mai trattato in commissione, e l’ennesimo episodio di un malcostume della maggioranza che attraverso questi emendamenti scritti da strane ‘manine’ scarica le proprie tensioni interne sul buon funzionamento del parlamento”.
francesca businaroloFRANCESCA BUSINAROLO

Una versione smentita dai 5 stelle che invece assicurano che l’emendamento è nella lista insieme agli altri già depositati. “Facciamo un po’ di chiarezza”, ha detto in serata la prima firmataria dell’emendamento Francesca Businarolo (M5s). “L’emendamento al ddl Anticorruzione in materia di reati tributari esiste, l’ho firmato io come relatrice e prevede un inasprimento delle pene per alcuni reati tributari ed altre modifiche in materia. Non so se possa essere successo qualcosa nella trasmissione materiale del fascicolo.

Tra l’altro, il contenuto dell’emendamento era già nella disponibilità degli organi di stampa. Verificherò di persona con i funzionari addetti che tutto sia andato a buon fine”. Chi rimane fermo sulla linea dell’opposizione totale alla misura è Forza Italia: “Si metta l’anima in pace Luigi Di Maio. Non ci sarà alcuno stop alla prescrizione così come sognato dal Movimento 5 stelle”, ha scritto su Twitter Mariastella Gelmini. “Logiche manettare e giustizialiste non avranno la meglio sul garantismo”.

Fonte: qui

venerdì 2 novembre 2018

MENTRE AL SENATO I GRILLINI DISSIDENTI MINACCIANO SUL DL SICUREZZA, ALLA CAMERA C’È IL CASO DEL DDL ANTICORRUZIONE E DELL’EMENDAMENTO CHE SOSPENDE LA PRESCRIZIONE DOPO LA SENTENZA DI PRIMO GRADO


LA LEGA STOPPA: “NON SIAMO D’ACCORDO”. BONAFEDE: “FACEVA PARTE DEL CONTRATTO”

Simone Canettieri per “il Messaggero”

ALFONSO BONAFEDE MATTEO SALVINIALFONSO BONAFEDE MATTEO SALVINI
Il gioco degli specchi. Se al Senato c' è lo stallo sul dl sicurezza (con l' arma fiducia agitata per stanare i pentastellati ribelli accompagnandoli così alla porta), alla Camera adesso piomba il caso prescrizione a dividere Lega e M5S.

«Non siamo d' accordo con il metodo, perché è anticostituzionale e nemmeno tanto nel merito perché abbiamo una cultura diversa sulla giustizia», filtra dai vertici della Lega. «Faceva parte del contratto di governo, questa riforma, dunque nessuna tensione: i patti sono patti», trapela invece dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che ieri, raccontano, si è sentito per messaggi con Matteo Salvini per cercare di trovare una «quadra».

Essendo l' ennesimo dossier divisivo per la maggioranza sono in molti a ritenere che questa vicenda, nello specifico, possa sbloccarsi solo con un vertice tra i due vicepremier. Difficile da fissare anche a stretto giro di posta: Di Maio parte per la Cina e tornerà in Italia solo mercoledì. La vicenda ha avuto una svolta l' altra notte.

Nell' ufficio di presidenza delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera sono stati espressi forti dubbi dalla Lega che ha chiesto ai presidenti, insieme alle opposizioni, più tempo per esaminare il ddl anticorruzione.

LA NOTTE
La riunione c' è stata dopo il voto in Aula del dl Genova per organizzare i lavori dopo i 300 emendamenti presentati. I gruppi (tranne M5s) hanno chiesto di scrivere al presidente Fico per far slittare l' arrivo in Aula del ddl, previsto a dicembre.

Ma Giuseppe Brescia, presidente M5S della commissione Affari Costituzionali della Camera, ribatte alla richiesta della Lega e delle opposizioni di far slittare l' esame del testo: «L' ammissibilità di tutti gli emendamenti al ddl anticorruzione, compreso l' 1.100 che tocca il tema della prescrizione, sarà valutata attentamente lunedì, nella piena consapevolezza della delicatezza e della rilevanza dell' argomento, ma anche condividendo lo spirito dei presentatori che non vogliono più rinviare la discussione »

Nel merito si tratta dell' emendamento che farebbe scattare la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. La modifica però non ha la firma del Guardasigilli ma dei relatori del provvedimento, i deputati M5s Francesca Businarolo e Francesco Forciniti. Le critiche arrivano da destra a sinistra, passando per le associazioni degli avvocati. Ma il problema rimane la Lega.

Anche quest' ennesima sfida si inserisce nella complicata missione con cui è alle prese Di Maio in questo momento: ricompattare il Movimento. La deputata Giulia Sarti infatti ricorda che si tratta di una «nostra battaglia storica». Ballano sullo sfondo appunto gli equilibri con il Carroccio.

DI MAIO BONAFEDEDI MAIO BONAFEDE
I DOSSIER
Per il leader pentastallato si tratta di dosare con perizia i toni in un momento in cui il corteggiamento di Salvini da parte del centrodestra si riaffaccia e mentre il leader del Carroccio ragiona sull' opportunità di sostituire i voti dei ribelli 5 Stelle sul dl sicurezza con quelli di Fdi anche nell' ottica di un possibile impegno comune in caso di elezioni anticipate a Roma.

DI MAIO SALVINIDI MAIO SALVINI
I fronti dunque si affastellano sempre di più. E proprio sul no alla prescrizione rischia di formarsi una vera e propria saldatura nel centrodestra che mette a rischio i nervi della maggioranza gialloverde.

Enrico Costa, deputato di Forza Italia e responsabile del Dipartimento Giustizia del movimento azzurro dice: «Su questo tema daremo battaglia a difesa di sacrosanti principi di civiltà giuridica. Anche la Lega la pensa come noi». Ecco perché i due vicepremier devono vedersi il prima possibile anche se il vertice dovrà attendere almeno cinque giorni.

Fonte: qui

mercoledì 31 ottobre 2018

IL MINISTRO BONAFEDE VUOLE INTERROMPERE LA PRESCRIZIONE DOPO IL PRIMO GRADO, SIA CHE LA SENTENZA SIA DI ASSOLUZIONE CHE DI CONDANNA



LA VUOLE CHIAMARE ''LEGGE VIAREGGIO'', IN MEMORIA DELLA TRAGEDIA FERROVIARIA DEL 2009 NELLA QUALE MORIRONO 32 PERSONE E PER LA QUALE IL PROSSIMO NOVEMBRE ANDRANNO PRESCRITTI MOLTI REATI PER ALCUNI DIRIGENTI DI AZIENDE LEGATE ALLE FS

Patricia Tagliaferri per il Giornale

Lo aveva già detto la scorsa estate che avrebbe stretto i cordoni della prescrizione nei processi, come previsto dal contratto di governo. E adesso, dopo aver aperto alla riforma della legittima difesa, per il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, è arrivato il momento della svolta, da più parti considerata giustizialista, destinata ad alzare il livello dello scontro politico sui temi della giustizia.

strage viareggio12STRAGE VIAREGGIO
Il Guardasigilli presenterà oggi un emendamento al ddl anticorruzione che prevede l' interruzione della prescrizione per tutti i reati dopo la sentenza di primo grado, a prescindere che sia di assoluzione o di condanna. Lo ha annunciato ieri ad un incontro a San Giuliano di Puglia con il Comitato delle vittime delle stragi alla vigilia del sedicesimo anniversario del crollo della scuola Jovine, che nel 2002 provocò la morte di 27 bambini e della loro maestra.

alfonso bonafedeALFONSO BONAFEDE





Una sollecitazione a intervenire sulla prescrizione nei processi per le grandi stragi e calamità era venuta proprio dal Comitato Nazionale «Noi non dimentichiamo», che riunisce tutte le associazioni delle vittime delle stragi in Italia. Accogliendo il loro appello, lo scorso agosto, Bonafede aveva spiegato che la legge si sarebbe chiamata «Legge Viareggio», in memoria della tragedia ferroviaria del 2009 nella quale morirono 32 persone e per la quale è in corso un processo in cui il prossimo novembre andranno prescritti molti reati per alcuni dirigenti di aziende legate alle Fs.
PROCESSO VIAREGGIOPROCESSO VIAREGGIO

Ancora non si sa se sarà il governo a presentare l' emendamento oppure se verrà firmato dai deputati del M5s. La proposta di modifica è già stata inviata e oggi sarà resa pubblica. «Poi seguirà il suo percorso - ha spiegato Bonafede - saranno fatte proposte, controproposte, esamineremo tutto, ma per me era importante dare il segnale di un lavoro concreto e che non si sottrae mai al confronto.

Nel contratto di governo era previsto che la prescrizione fosse ancorata a maggiori investimenti nella giustizia, perché se dall' oggi al domani cambia si potrebbe avere un sistema che non riesce a reggere il carico delle cause che non cadono più in prescrizione. Quindi avevo detto che avrei presentato una proposta di riforma della prescrizione legata a investimenti nella giustizia, e ora questi investimenti ci sono, 500 milioni nella legge di bilancio»...
magistratiMAGISTRATI

Fonte: qui

domenica 1 luglio 2018

FILIPPO FACCI: “IL MINISTRO INSEGUE L'ASSOCIAZIONE MAGISTRATI E DICE SÌ AL BLOCCO DELLA PRESCRIZIONE DOPO LA SENTENZA DI PRIMO GRADO. COSÌ I TEMPI DEI PROCESSI SI ALLUNGHEREBBERO ANCORA

MA IL 70 PER CENTO DELLE PRESCRIZIONI MATURA DURANTE LE INDAGINI PRELIMINARI, E LA RESPONSABILITÀ È DEI MAGISTRATI CHE SE LA DORMONO E CHE ALLA SENTENZA DI PRIMO GRADO SEMPLICAMENTE MANCO CI ARRIVANO”

Filippo Facci per “Libero quotidiano”

Forse Alfonso Bonafede l'hanno già estratto a sorte: il progetto di Beppe Grillo di far governare della gente scelta completamente a caso potrebbe già avere un suo cavallo di Troia: che è appunto lui, l'attuale e sventurato Guardasigilli. Il primo sospetto era venuto la settimana scorsa, quando il ministro ha scambiato per vittoria dei "cittadini" l' aver praticamente abrogato la giustizia a Bari sino al 30 settembre: il tutto per evitare l' ignobile tendopoli che ha sostituito il Tribunale, certo, ma col sostanziale risultato di fermare la giustizia intesa come diritto dei cittadini anche innocenti, anche vittime, anche in attesa di giustizia, appunto.

giovanni legnini alfonso bonafedeGIOVANNI LEGNINI ALFONSO BONAFEDE
La seconda puntata è andata in onda l' altro giorno, quando Bonafede ha incontrato una delegazione dell' Associazione nazionale magistrati (Anm) col risultato di figurarne quasi come l'addetto stampa: sì, sì e stra-sì a qualsiasi strampalata proposta corporativa sia uscita dalla bocca dei togati, tra queste la perla della «prescrizione bloccata dopo la sentenza di primo grado» che non occorre essere dei tecnici per comprendere nella sua portata devastante.

Lasciamo perdere le solite lagne sulla carenza di personale amministrativo (non c'è settore pubblico che non intoni il ritornello) e sforziamoci persino di dimenticare la proposta di aumentare la pena per l'imputato che proponga appello, altra perla dell' Anm che però non andrebbe affiancata - non sia mai - con l'impossibilità del pm di proporre appello qualora l' imputato esca assolto in primo grado.

alfonso bonafede giovanni legniniALFONSO BONAFEDE GIOVANNI LEGNINI
Lasciamo perdere, appunto. Soffermiamoci su una prescrizione che si congelasse davvero dopo la sentenza di primo grado, il che beninteso, è già un miglioramento rispetto al vecchio proposito grillino di interrompere la prescrizione all'atto del rinvio a giudizio. Quale sarebbe la prima conseguenza? Lo capisce chiunque: i problema dei tempi della giustizia, in pratica, si affronterebbe allungando i tempi ancora di più, col primato di scontentare tutti.

LA SELEZIONE
Interrompere la prescrizione dopo il primo grado significa interrompere la corsa (corsa: in realtà è una lenta gimkana) a cui si è costretti nei tre gradi che percorrono il processo: quel percorso a ostacoli che il grillismo e il giustizialismo ha sempre teso ad attribuire ai colletti bianchi i quali possono assoldare avvocati esperti nel prendere tempo: ma, se anche fosse vero, è ancor più vero che il 70 per cento delle prescrizioni matura durante le indagini preliminari, e che la responsabilità perciò è dei magistrati che se la dormono e che alla sentenza di primo grado semplicemente manco ci arrivano.
giovanni legnini, sergio mattarella, paola piraccini, alfonso bonafedeGIOVANNI LEGNINI, SERGIO MATTARELLA, PAOLA PIRACCINI, ALFONSO BONAFEDE

Colpa loro, forse? Macchè: colpa dei politici - hanno sempre accusato - o meglio della legge ex Cirielli che diminuì i termini di prescrizione e aumentò le pene per i recidivi. Di fatto fu una legge, datata 2005, che fece calare i prescritti da 210mila a 113mila, ma questo a giustizialisti e grillini non interessa. Sono ragionamenti troppo elaborati: figuriamoci se gl' interessa che la magistratura in questo modo continuerà a lamentare eccessivi carichi di lavoro (quasi sempre mal organizzato dai procuratori capo) e faranno selezione tra i fascicoli che preferiscono o che giudicheranno più spendibili: altro che obbligatorietà dell' azione penale.

ALFONSO BONAFEDEALFONSO BONAFEDE
Perché se è vero che le toghe sono costrette a fascicolare anche una spaventosa quantità di notizie di reato farlocche (destinate all' oblio o alla prescrizione) è anche vero che alla fine saranno loro a decidere quali fascicoli prenderanno la polvere e quali, invece, passeranno in corsia di sorpasso. Il che spiega perché certi processi corrano come lepri e perché altri si avviino alla prescrizione a passo di bradipo.

VECCHIE CORNACCHIE
La cosa più comica è dover considerare il proposito di Bonafede-nel-paese-delle-meraviglie addirittura un progresso rispetto ai desiderata degli stessi grillini sino a poco tempo fa, ovviamente accodati ai Davigo-boys del Fatto Quotidiano che appunto proponevano di abolire la prescrizione direttamente all' inizio delle indagini preliminari: una bella pedata alla Costituzione e alla ragionevole durata del processo, nonché un espediente perfetto per lasciare un imputato in eterna balia del tritacarne giudiziario. Beh, sino a poco tempo fa l' idea (si fa per dire) di Bonafede era questa: sospendere la prescrizione da quando inizia il processo.
DI MAIO BONAFEDEDI MAIO BONAFEDE

A Radio Radicale, tempo fa, Bonafede riuscì a sostenere che la prescrizione privava la parte lesa del diritto a una sentenza: senza neppure contemplare che questa sentenza potesse essere di assoluzione.

Più in generale, siamo di fronte al guardasigilli più ignorante della storia d' Italia in termini di letteratura giuridica e accademica. Forse un giorno gli spiegheranno che, se anche la prescrizione per tutti i reati fosse addirittura abolita, cambierebbe poco o niente: lo dimostra che laddove la prescrizione non è prevista - nei processi civili - abbiamo i processi più lenti di tutti.
alfonso bonafede al csmALFONSO BONAFEDE AL CSM

Quello che si capisce, guardando da tribunale a tribunale, è che la gestione delle prescrizioni è spesso una faccenda di professionalità mancate: servono manager e invece nominano vecchie cornacchie imbolsite per mera lottittazione correntizia. Che poi, ovvio, danno la colpa alla politica. Magari un giorno la daranno a Bonafede.

Fonte: qui

sabato 23 giugno 2018

CASAMONICA – TARTUFO, CAVIALE E CHAMPAGNE A GUBBIO: UN BANCHETTO DI NOZZE GOURMET DA 187MILA EURO MAI PAGATO

AL RECLAMO DEL RISTORATORE, GLI È STATO RISPOSTO: “I CASAMONICA SONO I CASAMONICA” 

ORA, OLTRE AL DANNO, LA BEFFA: IL TRIBUNALE DI TIVOLI HA RINVIATO LA PRIMA UDIENZA DEL PROCESSO E SECONDO IL DIFENSORE DELLA VITTIMA SI RISCHIA LA PRESCRIZIONE…

Francesco Salvatore per "la Repubblica – Roma"

BANCHETTO NUZIALE CASAMONICABANCHETTO NUZIALE CASAMONICA
Col suo ristorante ha organizzato un banchetto di nozze gourmet per il matrimonio di uno dei componenti della famiglia Casamonica. Tartufo, caviale e champagne Dom Perignon, per un totale di oltre 187mila euro di delizie.

Nessuno ha pagato il conto e il titolare della " Taverna del lupo" di Gubbio, Rodolfo Mencarelli, si è visto costretto a denunciare. Era quattro anni fa quando veniva raggirato. E ora che la procura ha disposto il giudizio, individuando i due responsabili di quella truffa, Laura e Amabile Casamonica, rischia un' altra beffa. Chiamata prescrizione del reato. Con tutte le conseguenze del caso, ovvero nessun risarcimento per il danno subito.

TAVERNA DEL LUPO GUBBIO 1TAVERNA DEL LUPO GUBBIO
Il tribunale di Tivoli ha infatti rinviato di nove mesi la prima udienza del processo, dopo che era stata fissata con un decreto di citazione diretta della procura, per il prossimo 16 ottobre. La nuova data è il 9 luglio 2019. E beffa nella beffa, non ha voluto sentire ragioni alle innumerevoli istanze presentate dal difensore della vittima, l' avvocato Guido Cesarini: «Nessuna corsia preferenziale » , è stata la risposta dei giudici.

Secondo il legale, invece, « gli estremi per ricorrere a una corsia preferenziale risultano già presenti - scrive in un' istanza - visto che nel luglio 2019 saranno decorsi 5 anni dai fatti, sicché imminente sarà la prescrizione, prevista nel marzo 2022».

TAVERNA DEL LUPO GUBBIO 2TAVERNA DEL LUPO GUBBIO
Il calcolo che fa il difensore, infatti, è dettato dalla conoscenza dei tempi della giustizia e dalla consapevolezza che con i tre gradi di giudizio non si potrebbe mai arrivare a una sentenza definitiva prima del 2022.

Dello stesso avviso, d' altra parte, era stato anche il procuratore capo di Tivoli, il quale aveva chiesto lumi già dallo scorso gennaio, inviando una comunicazione al presidente della sezione penale, dopo che la prima udienza era stata posticipata.

casamonica - aggressione a una disabile in una bar in zona romaninaCASAMONICA - AGGRESSIONE A UNA DISABILE IN UNA BAR IN ZONA ROMANINA




Andando ai fatti, invece, il banchetto di nozze dei Casamonica, andato in scena in una tenuta di Tivoli, era stato quanto di più costoso si potesse scegliere per un ricevimento di lusso. "Si preoccupavano che la qualità dei prodotti fosse al top, facendo presente che non avevano nessun problema a pagare", racconta il titolare.

E allora buffet di carne e pesce, caviale e tartufo, con grigliata di fiorentina. E alla fine anche i sigari Montecristo, per viziare i parenti. Una festa di nozze da 500 invitati votata all' eccesso, nello stile dei Casamonica.

casamonica aggressione a una disabile in una bar in zona romanina 3CASAMONICA AGGRESSIONE A UNA DISABILE IN UNA BAR IN ZONA ROMANINA

A pagare il conto da 187mila euro, però, non ci ha pensato nessuno. Al ristoratore è arrivato solo un anticipo di 12mila euro, due assegni scoperti e la proposta di ricevere un appartamento ipotecato, intestato a un tizio che nulla aveva a che fare con i Casamonica. « I Casamonica sono i Casamonica » , gli hanno detto quando ha provato a reclamare.

Fonte: qui

venerdì 20 aprile 2018

L’EX PRESIDENTE DEL SENATO, NICOLA MANCINO, ASSOLTO AL PROCESSO STATO-MAFIA DALL’ACCUSA DI FALSA TESTIMONIANZA - CONDANNATI ..

CONDANNATI GLI EX VERTICI DEL ROS MARIO MORI, SUBRANNI E DE DONNO, L’EX SENATORE DELL’UTRI, MASSIMO CIANCIMINO E I BOSS BAGARELLA E CINÀ 

PRESCRITTE LE ACCUSE NEI CONFRONTI DEL PENTITO GIOVANNI BRUSCA


Nicola MancinoNICOLA MANCINO
Gli ex vertici del Ros Mario Mori e Antonio Subranni sono stati condannati a 12 anni per minaccia a corpo politico dello Stato. A 12 anni, per lo stesso reato, è stato condannato l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, a 28 anni sempre per minaccia a corpo politico dello Stato, è stato condannato il capo mafia Leoluca Bagarella. Per lo stesso reato dovrà scontare 12 anni il boss Antonino Cinà. 

L’ex ufficiale del Ros Giuseppe De Donno, per le stesse imputazioni, ha avuto 8 anni. Massimo Ciancimino, accusato in concorso in associazione mafiosa e calunnia dell’ex capo della polizia De Gennaro, ha avuto 8 anni.  

La Corte ha assolto dall’accusa di falsa testimonianza l’ex ministro democristiano Nicola Mancino. I pm avevano chiesto per lui una condanna a sei anni di carcere. Prescritte le accuse nei confronti del pentito Giovanni Brusca.  

Mancino: finita la mia sofferenza  
«Sono sollevato. È finita la mia sofferenza anche se sono sempre stato convinto che a Palermo ci fosse un giudice. La sentenza è la conferma che sono stato vittima di un teorema che doveva mortificare lo Stato e un suo uomo che tale è stato ed è tuttora» ha commentato l’ex ministro Mancino.  

Pm: sentenza dedicata a Borsellino  
«Questo processo e questa sentenza sono dedicati a Paolo Borsellino, a Giovanni Falcone e a tutte le vittime innocenti della mafia» ha detto Vittorio Teresi, il Pm del pool che ha istruito il processo , dopo la lettura del dispositivo. 
«È stata confermata - ha aggiunto - la tesi principale dell’accusa che riguardava l’ignobile ricatto fatto dalla Mafia allo Stato a cui si sono piegati pezzi delle istituzioni». «È un processo - ha concluso - che andava fatto ad ogni costo».  

dell utri libri antichiDELL' UTRI LIBRI ANTICHIANTONIO SUBRANNIANTONIO SUBRANNI

“LA TRATTATIVA STATO-MAFIA CI FU” 

LA SENTENZA DELLA CORTE D'ASSISE DI PALERMO DICE A CHIARE LETTERE CHE LA STRATEGIA MAFIOSA DI ATTACCO ALLO STATO, INIZIATA CON L'OMICIDIO DI SALVO LIMA E CON LE STRAGI DEL '92, FU VINCENTE 

DELL'UTRI "TRATTÒ" DAL '93 IN POI, AL POSTO DEL ROS: A GENNAIO DEL '94 FALLÌ L'ATTENTATO DELLO STADIO OLIMPICO CONTRO I CARABINIERI, A MARZO "FORZA ITALIA" VINSE LE ELEZIONI. E TUTTO SI ACQUIETÒ...

Riccardo Arena per “la Stampa”

MARIO MORIMARIO MORI
La storia entra dalla porta principale dell' aula bunker di Pagliarelli: alle 16, dopo 4 giorni e mezzo (e quasi 5 anni di udienze) di camera di consiglio, la corte d' assise del processo Trattativa esce con una sentenza che in pochi si aspettavano.

A parte Nicola Mancino, l' unico che non rispondeva degli accordi inconfessabili nel periodo delle stragi del '92-'93 e che viene assolto dall' accusa di falsa testimonianza, tutti gli imputati vengono condannati.

sergio mattarella e nicola mancinoSERGIO MATTARELLA E NICOLA MANCINO
Una batosta: 12 anni ai generali dei carabinieri del Ros Mario Mori e Antonio Subranni, per avere stretto le intese con i boss, 28 anni a Leoluca Bagarella (la Procura ne aveva chiesti 16), 12 all' altro mafioso Nino Cinà, altrettanti a Marcello Dell' Utri, che garantì - lo dice il dispositivo, con sufficiente chiarezza, lo rilancia il pm Nino Di Matteo - il necessario tramite tra i capimafia che ricattavano lo Stato e il governo Berlusconi. E poi 8 anni al colonnello Giuseppe De Donno e a Massimo Ciancimino, superteste in apparenza smentito su tutta la linea ma - in attesa delle motivazioni - in gran parte creduto dai giudici. Per il pentito Giovanni Brusca scatta la prescrizione.

GIORGIO NAPOLITANO E LORIS D'AMBROSIOGIORGIO NAPOLITANO E LORIS D'AMBROSIO
Difese sotto choc, preannunciato l' appello. La posizione processuale di Mancino era relativamente marginale, ma aveva pesato tantissimo nella vicenda. Perché c' erano le sue telefonate intercettate con il consigliere giuridico del Quirinale, Loris D'Ambrosio, morto d' infarto a 62 anni, nell' estate del 2012, col dolore e l'irritazione del Colle. E c'erano le conversazioni (registrate dalla Dia) ancora dell'ex ministro dell' Interno con lo stesso Napolitano, distrutte senza essere depositate (e dunque pubblicate), ma solo dopo il ricorso del Capo dello Stato e su ordine della Corte costituzionale.

calogero manninoCALOGERO MANNINO
Decisione dura quella del collegio presieduto da Alfredo Montalto, il magistrato che, da Gip, aveva arrestato per concorso esterno il decimo imputato di questa vicenda, Calogero Mannino, tenendolo in carcere (nel 1995) sebbene avesse perso 40 chili e affermando che era una sua scelta, nutrirsi solo di verdure. Mannino, processato a parte, in abbreviato, per la trattativa, era stato assolto dal Gup Marina Petruzzella, nel 2015.

Sentenza che va in controtendenza rispetto ad assoluzioni nei grandi processi di Palermo - Andreotti, salvato in gran parte dalla prescrizione, lo stesso Mannino dall' accusa di mafia, il generale Mori, processato due volte e sempre uscito pulito - e perché dice a chiare lettere che la strategia mafiosa di attacco allo Stato, iniziata dopo la conferma in Cassazione delle condanne del maxiprocesso, con l' omicidio di Salvo Lima e con le stragi del '92, fu vincente.
giovanni falcone paolo borsellinoGIOVANNI FALCONE PAOLO BORSELLINO

I boss trovarono infatti sponde negli uomini dello Stato, che assecondarono le richieste di attenuazione del carcere duro, di una legislazione restrittiva contro i pentiti e i sequestri di beni. I mafiosi così continuarono: morti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i grandi nemici di Cosa nostra, catturato, dal Capitano Ultimo e dal Ros di Mori e Subranni, Totò Riina - in circostanze misteriose, seguite da un' inspiegabile perquisizione del covo fatta solo dopo 18 giorni - gli eccidi proseguirono, stavolta in Continente, tra maggio e luglio '93, a Roma, Firenze e Milano.

Giovanni ConsoGIOVANNI CONSO





E a novembre di quello stesso anno il guardasigilli dell' epoca, Giovanni Conso, non aveva rinnovato o prorogato 330 decreti di sottoposizione al 41 bis. La sentenza rimette poi in gioco il ruolo di Forza Italia, partito fondato, con Silvio Berlusconi, proprio da Dell' Utri, che sta già scontando 7 anni per concorso in associazione mafiosa. Dell' Utri "trattò" dal '93 in poi, al posto del Ros: a gennaio del '94 fallì l'attentato dello stadio Olimpico contro i carabinieri, a marzo dello stesso anno il partito azzurro vinse le elezioni. E tutto si acquietò.

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