9 dicembre forconi: contrasti
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giovedì 18 luglio 2019

TRA ARABIA SAUDITA ED EMIRATI CRESCONO I CONTRASTI SU YEMEN E IRAN

E’ FINITO L'IDILLIO TRA I PRINCIPI MOHAMMED BIN SALMAN E MOHAMMED BIN ZAYD: IL CASO KHASHOGGI HA INDEBOLITO LA PRESA DI MBS SULL'AMMINISTRAZIONE AMERICANA E IL PIÙ NAVIGATO MBZ NE HA APPROFITTATO PER ALLARGARE LA SUA…

Giordano Stabile per “la Stampa”

MOHAMMED BIN SALMAN E MOHAMMED BIN ZAYDMOHAMMED BIN SALMAN E MOHAMMED BIN ZAYD
La luna di miele fra Mbs e Mbz sembra finita, ed è l' uomo forte degli Emirati in questo momento ad avere la meglio nella lotta per la leadership nel Golfo. Sotto la spinta dei due principi ereditari, Mohammed bin Salman e Mohammed bin Zayd, Riad e Abu Dhabi hanno forgiato una formidabile alleanza pro-occidentale, e pro-Israele. Ma da qualche mese i motivi di contrasto si sono moltiplicati.

Il caso Khashoggi ha indebolito la presa di Mbs sull'Amministrazione americana e il più navigato Mbz ne ha approfittato per allargare la sua. E imporre un' agenda che ormai si discosta da quella del trentenne amico-rivale.
mohammed bin salmanMOHAMMED BIN SALMAN

Il primo motivo di scontro è lo Yemen. Oltre quattro anni di una guerra costosissima hanno sfibrato l' alleanza. L'unico collante è l' ostilità contro i ribelli sciiti Houthi. Abu Dhabi però è contraria a una guerra a oltranza e a un assalto a Sanaa, con il corollario di vittime civili che offuscherebbero la sua immagine.

Il principale obiettivo è adesso trasformare il territorio lungo la costa del Golfo di Aden e l'isola di Socotra in una zona di influenza esclusiva. Per questo appoggia movimenti milizie secessioniste del Sud, come il Southern Transitional Council guidato da Aidaroos al-Zubaidi, in lotta aperta con il governo del presidente Abdrabbuh Mansur Hadi, rifugiato a Riad perché ormai privo di appoggi solidi anche ad Aden.
donald trump e mohammed bin salman al g20 di osakaDONALD TRUMP E MOHAMMED BIN SALMAN AL G20 DI OSAKA

La frattura con i sauditi si è esplicitata nell' offensiva per strappare agli Houthi il porto di Hodeidah. Un' operazione che gli emiratini non ritengono più fattibile. E infatti hanno già chiuso la loro base Al-Khoka, vicino alla città, e ritirato carri armati, elicotteri e armi pesanti dall' area. Per il Wall Street Journal il ritiro dalla costa yemenita sul Mar Rosso è in fase avanzata. Abu Dhabi, si è giustificata, ha spiegato che si tratta di un «riposizionamento» e che la missione sarà ripensata in base alle priorità strategiche, «soprattutto per combattere Al-Qaeda, lo Stato islamico».

MOHAMMED BIN ZAYEDMOHAMMED BIN ZAYED
Al centro dei contrasti c' è però anche la contesa per la provincia ricca di petrolio di Shabwah, e soprattutto una diversa visione sul «che fare» dello Yemen. Per l' Arabia Saudita è «cuscinetto di sicurezza», gli Emirati ci vedono una base indispensabile per realizzare la loro «collana di perle», un' infilata di porti e basi che dal Golfo Persico arrivano al Mar Rosso e al Mediterraneo.

Questo progetto alla cinese si scontra con l' ipotesi di una guerra all' Iran. Da qui il secondo scollamento fra Mbs e Mbz. Il principe emiratino vede in Teheran un nemico pericoloso, da tenere a bada, ma non fino al punto da danneggiare la propria economia.
Abu Dhabi, per esempio, si è rifiutata di dare la colpa all' Iran del sabotaggio di quattro petroliere davanti al loro porto di Fajairah e frena sull' ipotesi di raid. Ha anche inviato una delegazione a Teheran per mediare.

mohammed bin salmanMOHAMMED BIN SALMAN
Abu Dhabi vive di petrolio e potrebbe anche adottare una linea più dura, ma per Dubai, il motore commerciale del Paese, gli scambi con l' Iran sono indispensabili. Per uno dei paradossi tipici del Medio Oriente, persino tre isolette occupate dallo scià nel 1971 e rivendicate dagli Emirati - Abu Musa, Grande e Piccola Tunb - sono diventate un centro di transazioni clandestine al riparo delle sanzioni, proprio perché la loro sovranità è contesa e portare merci su quel territorio non comporta varcare una frontiera riconosciuta.

MOHAMMED BIN ZAYEDMOHAMMED BIN ZAYED
LA PARTITA IN SUDAN
La frattura Mbs e Mbz si vede anche in Sudan, dove il fronte del Golfo è stato meno compatto nel difendere la giunta militare e l' opposizione è riuscita a ottenere un accordo per arrivare a un governo civile entro 21 mesi. Abu Dhabi resta però adamantina nel contrasto a qualsiasi velleità dei Fratelli musulmani.

Per Bin Zayed la Fratellanza è il nemico numero 1, un' ostilità persino superiore a quella coltivata da Bin Salman. Per questo il sostegno al generale Mohamed Hamdan Dagalo, l' uomo forte della giunta, non si è interrotto. Come del resto quello a Khalifa Haftar in Libia. Scelte che pesano perché, come sottolinea il New York Times, «Trump adotta spesso la visione del principe, anche contro il parere dei propri consiglieri».

Fonte: qui

venerdì 2 novembre 2018

MENTRE AL SENATO I GRILLINI DISSIDENTI MINACCIANO SUL DL SICUREZZA, ALLA CAMERA C’È IL CASO DEL DDL ANTICORRUZIONE E DELL’EMENDAMENTO CHE SOSPENDE LA PRESCRIZIONE DOPO LA SENTENZA DI PRIMO GRADO


LA LEGA STOPPA: “NON SIAMO D’ACCORDO”. BONAFEDE: “FACEVA PARTE DEL CONTRATTO”

Simone Canettieri per “il Messaggero”

ALFONSO BONAFEDE MATTEO SALVINIALFONSO BONAFEDE MATTEO SALVINI
Il gioco degli specchi. Se al Senato c' è lo stallo sul dl sicurezza (con l' arma fiducia agitata per stanare i pentastellati ribelli accompagnandoli così alla porta), alla Camera adesso piomba il caso prescrizione a dividere Lega e M5S.

«Non siamo d' accordo con il metodo, perché è anticostituzionale e nemmeno tanto nel merito perché abbiamo una cultura diversa sulla giustizia», filtra dai vertici della Lega. «Faceva parte del contratto di governo, questa riforma, dunque nessuna tensione: i patti sono patti», trapela invece dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che ieri, raccontano, si è sentito per messaggi con Matteo Salvini per cercare di trovare una «quadra».

Essendo l' ennesimo dossier divisivo per la maggioranza sono in molti a ritenere che questa vicenda, nello specifico, possa sbloccarsi solo con un vertice tra i due vicepremier. Difficile da fissare anche a stretto giro di posta: Di Maio parte per la Cina e tornerà in Italia solo mercoledì. La vicenda ha avuto una svolta l' altra notte.

Nell' ufficio di presidenza delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera sono stati espressi forti dubbi dalla Lega che ha chiesto ai presidenti, insieme alle opposizioni, più tempo per esaminare il ddl anticorruzione.

LA NOTTE
La riunione c' è stata dopo il voto in Aula del dl Genova per organizzare i lavori dopo i 300 emendamenti presentati. I gruppi (tranne M5s) hanno chiesto di scrivere al presidente Fico per far slittare l' arrivo in Aula del ddl, previsto a dicembre.

Ma Giuseppe Brescia, presidente M5S della commissione Affari Costituzionali della Camera, ribatte alla richiesta della Lega e delle opposizioni di far slittare l' esame del testo: «L' ammissibilità di tutti gli emendamenti al ddl anticorruzione, compreso l' 1.100 che tocca il tema della prescrizione, sarà valutata attentamente lunedì, nella piena consapevolezza della delicatezza e della rilevanza dell' argomento, ma anche condividendo lo spirito dei presentatori che non vogliono più rinviare la discussione »

Nel merito si tratta dell' emendamento che farebbe scattare la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. La modifica però non ha la firma del Guardasigilli ma dei relatori del provvedimento, i deputati M5s Francesca Businarolo e Francesco Forciniti. Le critiche arrivano da destra a sinistra, passando per le associazioni degli avvocati. Ma il problema rimane la Lega.

Anche quest' ennesima sfida si inserisce nella complicata missione con cui è alle prese Di Maio in questo momento: ricompattare il Movimento. La deputata Giulia Sarti infatti ricorda che si tratta di una «nostra battaglia storica». Ballano sullo sfondo appunto gli equilibri con il Carroccio.

DI MAIO BONAFEDEDI MAIO BONAFEDE
I DOSSIER
Per il leader pentastallato si tratta di dosare con perizia i toni in un momento in cui il corteggiamento di Salvini da parte del centrodestra si riaffaccia e mentre il leader del Carroccio ragiona sull' opportunità di sostituire i voti dei ribelli 5 Stelle sul dl sicurezza con quelli di Fdi anche nell' ottica di un possibile impegno comune in caso di elezioni anticipate a Roma.

DI MAIO SALVINIDI MAIO SALVINI
I fronti dunque si affastellano sempre di più. E proprio sul no alla prescrizione rischia di formarsi una vera e propria saldatura nel centrodestra che mette a rischio i nervi della maggioranza gialloverde.

Enrico Costa, deputato di Forza Italia e responsabile del Dipartimento Giustizia del movimento azzurro dice: «Su questo tema daremo battaglia a difesa di sacrosanti principi di civiltà giuridica. Anche la Lega la pensa come noi». Ecco perché i due vicepremier devono vedersi il prima possibile anche se il vertice dovrà attendere almeno cinque giorni.

Fonte: qui