9 dicembre forconi: Alfonso Bonafede
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lunedì 5 novembre 2018

LANZALONE - NUOVO FILONE D'INCHIESTA SULL'EX “MR WOLF” DI VIRGINIA RAGGI



OLTRE ALLE CONSULENZE DI PARNASI, SPUNTANO QUELLE OTTENUTE DAL UN SUO SODALE, FABIO SERINI, CHE PROPRIO LA SINDACA HA PROMOSSO (DOPO LA RACCOMANDAZIONE DI LANZALONE) A COMMISSARIO DELL’ISTITUTO DI PREVIDENZA DEI DIPENDENTI COMUNALI 

L'AVVOCATO INTERCETTATO: “A LUIGI E ALFONSO IO SALVO IL C.. LO QUOTIDIANAMENTE, MA NON MI DIFENDONO”

Emiliano Fittipaldi per http://espresso.repubblica.it

LANZALONE E VIRGINIA RAGGILANZALONE E VIRGINIA RAGGI
Luca Lanzalone, il Mr Wolf vicinissimo ad Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro che Virginia Raggi aveva voluto come consulente per il nuovo stadio della Roma, aveva un modus operandi tutto suo. La tecnica era sempre la stessa: sostenere di lavorare gratis o quasi per l'amministrazione capitolina, ottenere consulenze da privati, e/o piazzare uomini fidati nell'istituzione che gli affidassero, una volta nominati, incarichi legali retribuiti.

È noto che Lanzalone, voluto dalla Raggi anche come presidente di Acea, sia stato arrestato (è ancora ai domiciliari) qualche mese fa insieme al costruttore Luca Parnasi con l'accusa di corruzione, per aver ottenuto dall'imprenditore alcune consulenze che mascherano – secondo i pm - tangenti.

VIRGINIA RAGGI FABIO SERINIVIRGINIA RAGGI FABIO SERINI



Ma l'ultima informativa del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma, guidato dal comandante Lorenzo D'Aloia, evidenzia che l'ex Mr Wolf della Raggi è indagato per concorso in traffico di influenze illecite e corruzione anche in merito a un altro filone d'indagine. Che potrebbe creare più di un problema politico alla sindaca di Roma.

Lanzalone, infatti, ha convinto la Raggi ad assumere come commissario straordinario dell'Istituto di previdenza dei dipendenti comunali (Ipa) il livornese Fabio Serini, con un contratto a oltre 115 mila euro l'anno.

Peccato che Serini (anche lui indagato per i medesimi reati) non fosse un commercialista qualunque, ma un uomo che Lanzalone conosceva assai bene: quando Serini era commissario giudiziale dell'azienda dei rifiuti di Livorno (Ammps), Lanzalone e il suo socio Luciano Costantini ne erano infatti i consulenti legali, incaricati alla difesa dell'azienda.

LANZALONE E VIRGINIA RAGGILANZALONE E VIRGINIA RAGGI
Ora la procura di Roma e i carabinieri hanno scoperto, grazie ai messaggi Whatsapp e alla documentazione email sequestrate agli indagati, «che non solo Luca Lanzalone ha aiutato Serini (in pieno conflitto di interessi, ndr) ad ottenere dal sindaco Raggi la nomina a commissario dell'Ipa» ma che lo stesso Serini, una volta nominato dalla grillina, ha poi affidato allo studio di Lanzalone «incarichi remunerati». Se Parnasi dava o prometteva a Lanzalone consulenze pagate con denaro privato, in pratica, stavolta si tratta di soldi pubblici dei contribuenti.

Un do ut des che vede la sindaca nel ruolo di vittima, o – come ci dicono gli inquirenti - di "trafficata". Possibile che la Raggi si sia fatta raggirare ancora una volta da soggetti a cui aveva dato totale fiducia? Leggendo e analizzando le carte, sembra proprio di sì.

FABIO SERINIFABIO SERINI
Lanzalone, per spingere la nomina di Serini, manda un messaggio a Virginia il 17 maggio del 2017, spiegando di avere conosciuto il livornese come commissario giudiziale di Ammps. «È stato davvero bravo, e soprattutto assolutamente impervio agli assalti sia dei dirigenti comunali che degli esponenti del Pd, che sono stati violentissimi anche nei suoi confronti», la ingolosisce Lanzalone.

Serini al tempo rivestiva ancora la funzione di commissario giudiziale dell'ente livornese (tanto da essere considerato dai pm come pubblico ufficiale), mentre Lanzalone era di fatto il suo legale. La vicenda Aamps era da tempo su tutti i giornali, a causa di un'inchiesta della procura di Livorno. Possibile che la Raggi non avesse contezza dei rischi di una nomina di Serini?

DI MAIO BONAFEDEDI MAIO BONAFEDE
Probabilmente no: dopo tre giorni dalla “mediazione” di Lanzalone, la sindaca con chiamata diretta promuove Serini commissario dell'Ipa. Passa poco più di un mese, e il commercialista gira il primo incarico alla Lanzalone & Partners. Il cui corrispettivo, dicono i militari che indagano, sarebbe stato «pattuito direttamente» tra Serini e Mr Wolf.

I soldi, però non sono stati bonificati allo studio dell'avvocato poi arrestato, ma a un altro studio legale, che ha poi eseguito una compensazione. «Essendo in essere tra i due studi» si legge nell'informativa «diversi rapporti lavorativi».

Un secondo incarico viene affidato qualche mese dopo, a aprile del 2018. Stavolta la parcella è nota: poco meno di 10 mila euro, fatturate direttamente dallo studio Lanzalone.

LUIGI DI MAIO ALFONSO BONAFEDELUIGI DI MAIO ALFONSO BONAFEDE
Dalle conversazioni tra Luca e il suo socio Costantini (pure lui indagato per corruzione e traffico di influenze), persino Costantini aveva timore che Lanzalone potesse davvero brigare per dare incarichi “romani” all'amico Serini.

Il giorno prima di raccomandare il manager alla sindaca per l'Istituto di previdenza, in effetti, Lanzalone – già diventato presidente di Acea - chiede al suo socio di studio se è una buona mossa «mettere Serini come sindaco di una controllata» del gruppo elettrico del Comune di Roma. Costantini risponde con un secco no: «Non mi piace molto. Fare due più due è un attimo. Sembra una ricompensa. La procura (di Livorno, ndr) non ha ancora archiviato nulla. Fino a che c'è l'inchiesta penale...».

LANZALONELANZALONE
Costantini, chiosano i carabinieri, cerca dunque di spiegare a Lanzalone che una nomina fatta direttamente da Lanzalone a favore di Serini «verrà inevitabilmente collegata al lavoro svolto da Serini nell'ambito del concordato” dell'ente livornese. «Una ricompensa», appunto.

Lanzalone forse si convince, ma non demorde: e così, invece di assumere direttamente il suo sodale, lo fa nominare dalla Raggi. Che, ha differenza di quanto temuto da Costantini («Fare due più due è un attimo...è una cosa che chiunque può verificare») alla proposta del suo fedelissimo non fa una piega.

Ma la presunta “cricca” guidata da Lanzalone non si ferma a Roma. Prova a mettere le mani anche sulle nomine del governo gialloverde che si sta formando. Il 31 maggio 2018 l'avvocato scrive a Costantini che lui, si legge nell'informativa, «sulle nomine non può fare granché, i nostri amici (i Cinque stelle, ndr) al riguardo sono totalmente inetti e non vogliono farsi consigliare», ma aggiunge pure che, se avesse voce in capitolo, «penserebbe prima a Costantini, poi agli altri dello studio Lanzalone & Partners e, “se avanza a chi offre di più”». Il modus operandi, dunque, è quello di un mercimonio degli incarichi.

LANZALONE E LUIGI DI MAIOLANZALONE E LUIGI DI MAIO
La stessa conversazione prosegue, e ha un interesse perché disegna possibili rapporti stretti tra l'avvocato e alcuni big dei Cinque Stelle: Lanzalone scrive infatti di Laura Castelli, attuale sottosegretario all'Economia («con lei avevamo iniziato a fare un bel lavoro, analitico, anche con alcuni funzionari del Mef che gli avevo presentato, preposti alle istruttorie sulle nomine»); di «Alfonso, Luigi e compagnia», amici che però non lo difenderebbero dai «nemici interni» nonostante lui «gli salvi il culo pressoché quotidianamente»; di strategie a medio termine («a me avevano messo sulla partita delle nomine, poi hanno deciso di sospendere tutto per concentrarsi solo sul governo...io ho piazzato un sindaco in Leonardo»); di ambizioni e politica nazionale.
LUCA LANZALONELUCA LANZALONE

La sensazione è che Lanzalone, come prima ancora di lui l'altro Rasputin di Virginia Raffaele Marra, grazie alle sue capacità e ai suoi rapporti sarebbe riuscito a fare ancora molta strada. In Campidoglio e nei palazzi del nuovo potere. Solo l'intervento dei magistrati romani ha bloccato la sua marcia.

Fonte: qui

mercoledì 10 ottobre 2018

IL MINISTRO BONAFEDE FIRMA 9 RICHIESTE DI AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE PER VILIPENDIO CONTRO IL CAPO DELLO STATO


TRA I FASCICOLI CI SONO ANCHE QUELLO DEL PADRE DI ALESSANDRO DI BATTISTA, BEPPE GRILLO, MATTEO SALVINI E  IL GRILLINO CARLO SIBILIA


alfonso bonafedeALFONSO BONAFEDE
Aveva scritto un post su Facebook contro il presidente Sergio Mattarella in cui lo attaccava, era il 23 maggio scorso, per non aver varato il governo. E per questo è accusato di aver violato l' articolo 378 che punisce chi compie «offese al prestigio e all' onore del capo dello Stato».

Adesso per Vittorio Di Battista, padre del noto «Dibba» del Movimento 5 Stelle è arrivata l' autorizzazione a procedere firmata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Non è l' unico. Il Guardasigilli ha concesso il via libera anche alle indagini per vilipendio contro Matteo Salvini e contro Beppe Grillo.
Bonafede si affida a un post su Facebook: «Oggi ho firmato 9 richieste di autorizzazioni a procedere. Diverse procure italiane, infatti, hanno chiesto al Guardasigilli di poter avviare alcuni procedimenti per i reati di vilipendio. Erano fascicoli che stavano lì da tanto, alcuni erano sulla scrivania del ministro dal 2014.

La legge infatti prevede che il ministro della Giustizia dia la sua autorizzazione per questo tipo di reati. Ritengo che, poiché tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, nessuno deve godere di privilegi. Quindi ho deciso di concedere l' autorizzazione a procedere per tutti i casi pendenti. La coerenza è un valore che va coltivato prima di tutto nelle istituzioni».
vittorio di battistaVITTORIO DI BATTISTA

E ancora: «Per evitare ogni forma di strumentalizzazione o illazione, vi comunico che fra le persone per cui ho firmato l'autorizzazione a procedere, per presunte offese al capo dello Stato, ci sono: il "padre fondatore" e garante del Movimento, Beppe Grillo, il mio collega e amico, Carlo Sibilia, il padre del mio amico fraterno Alessandro Di Battista e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, accusato invece di vilipendio delle istituzioni costituzionali».
GRILLO SALVINIGRILLO SALVINI

La scorsa estate era stato il procuratore di Torino Armando Spataro, a chiedere formalmente al ministro Bonafede «di pronunciarsi sulla richiesta, inoltrata nel 2016, contro l' allora leader leghista Salvini per vilipendio all' ordine giudiziario. Il 14 febbraio del 2016, durante un comizio a Collegno, l' attuale ministro dell' Interno aveva infatti parlato di «magistratura schifezza».

Fonte: qui


LEGGETE COSA SCRIVE GRILLO SUL SUO BLOG A PROPOSITO DELL’AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE CONCESSA DAL MINISTRO GRILLINO BONAFEDE RELATIVAMENTE ALLE ACCUSE AL COMICO DI VILIPENDIO ALL'EX PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO

Beppe Grillo per http://www.beppegrillo.it
beppe grilloBEPPE GRILLO

La borsa ha avuto un piccolo rimbalzino, mi addormento presto. Devo aver sovrastimato qualche deflattore, sogno di precipitare al suolo. Sono per terra, dolorante, dal buio spunta Bonafede che mi tende la mano per aiutarmi a tornare in piedi, esattamente come sogno per l’Italia! Lui mi tira su con una forza inaspettata, sono in piedi, un lieve capogiro mentre il ministro mi da piccole pacche per spolverarmi. Mi fissa con quel sorriso quasi ingenuo: “Grande Beppe! Al ministero abbiamo dato un’occhiata alle richieste di autorizzazione a procedere giacenti…”
alfonso bonafedeALFONSO BONAFEDE

Ah, interessante… ma perchè lo starà dicendo proprio a me? “C’era anche il tuo nome, Grillo Giuseppe, nel 2014 ti hanno denunciato perchè hai detto: Napolitano non deve dimettersi, deve costituirsi. Reato di vilipendio“. Riprende quel senso di fastidio allo stomaco che mi tiene sveglio tutte le notti, tranne questa. “Ho concesso l’autorizzazione, mi sembrava corretto, perchè il MoVimento è diverso, in tutto. E mi sembrava corretto dirtelo…” Ma che cosa sta dicendo? Apro gli occhi, ancora a terra e con il telefono in mano, l’Elevato sogna la realtà.

Fonte: qui


L'Ex LEADER, GRILLO, ORMAI NON TOCCA PALLA, PER DI MAIO E CASALEGGIO JR È' DIVENTATO INVISIBILE E PURE UNA SCOCCIATURA. 

LUIGINO DECIDE TUTTO CON I SUOI CERCHIETTI MAGICI, MENTRE IL GIOVANE GURU SI È PRESO IL SIMBOLO DEL M5S ED È CONVINTO DI AVER EREDITATO, OLTRE ALLA SOCIETÀ, PURE IL CARISMA DEL PADRE 

QUESTO WEEKEND VERTICE DI MAIO-SPADAFORA-CARELLI SULLA RAI. E SUL CASO BONAFEDE…

DA GRILLO A MOSCERINO: IL LEADER NON TOCCA PALLA, ORMAI GELO CON CASALEGGIO E DI MAIO

DAGONEWS- Il povero Beppe Grillo è delusissimo da Di Maio e Casaleggio. Ma non dalla formazione del governo: è da quando Luigino è diventato capo politico del M5S che tra loro il rapporto si è freddato, le telefonate si sono diradate, i contatti diretti ridotti al minimo indispensabile. Invece il giovane Davide si atteggia a padre nobile del Movimento, pensando di poter ereditare, oltre alle quote della Casaleggio Associati, anche il carisma paterno.

Non è un caso se il guru junior si è preso il simbolo del M5S, l'asset più prezioso, cosa che ha marginalizzato ancora di più il comico genovese. Anche sulla Rai, che Beppe conosce bene e su cui avrebbe potuto dare consigli, non ha toccato palla (e anche il suo vecchio amico Carlo Freccero non avrà il ruolo 'pesante' che sperava). Le decisioni finali per il M5s le prenderanno questo weekend Di Maio Spadafora e Carelli in un vertice dedicato alla tv pubblica.
grillo di maioGRILLO DI MAIO

Stessa sorte per la parte economica: sono Spadafora e Buffagni ad aver imposto alla Cdp la partecipazione all'aumento di capitale di Trevi, società in cui la Cassa ha già perso un bel po' di soldi…


SOGNI D' ORO
Mattia Feltri per “la Stampa”

«Sogno la realtà, voglio svegliarmi», scrive il povero Beppe Grillo. In effetti gliene è capitata una grossa: il guardasigilli Alfonso Bonafede, grillino (guarda che scherzi fanno gli aggettivi), lo ha mandato a processo per vilipendio del presidente della Repubblica. Quattro anni fa, Grillo suggerì a Giorgio Napolitano di non dimettersi ma di costituirsi.

Vilipendio. Alla sbarra anche il papà di Alessandro Di Battista, poiché ricordò che il Quirinale poteva fare la fine della Bastiglia. Vilipendio. E pure Carlo Sibilia, altro cinquestelle, per aver definito il capo dello Stato il boss di Riina e Bagarella. Vilipendio. E succede nel giorno in cui, sperando di scampare alla cella, Umberto Bossi chiede l' affidamento ai servizi sociali dopo essere stato condannato allo sproposito di un anno e mezzo, il prezzo di un terùn rivolto al solito Napolitano. Vilipendio.

grillo casaleggio altafiniGRILLO CASALEGGIO ALTAFINI
«Sogno la realtà, voglio svegliarmi», rantola Grillo, che da tempo contesta un reato dal gusto medievale e introdotto dal fascismo, quando basterebbero le qualificazioni di diffamazione e ingiuria. Non è l' unico a pensarla così: il predecessore di Bonafede, il dem Andrea Orlando, non mandò avanti la pratica. Molti ministri hanno usato prudenza, anche per scansare le implicazioni politiche di una scelta puramente giudiziaria.

E invece arriva Bonafede e firma. Noi non guardiamo in faccia a nessuno, ha spiegato a petto in fuori, felice di incarnare lo Stato etico in cui persino le spese al supermercato sono morali o immorali per deliberazione ministeriale. È la tua lezione, caro Beppe, e l' hanno mandata a memoria. Sogni d' oro a te e a tutti noi.


IL GIALLO DI BONAFEDE E GRILLO SUL LEADER SOTTO INCHIESTA
Pasquale Napolitano per “il Giornale”
BEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIOBEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO

Uno vale uno è il principio sui cui è nato il Movimento 5 Stelle. Tranne quando si tratta di Beppe Grillo. Per il fondatore del M5s, uno strappo alla regola è concesso. Si può (si deve) imboccare una corsia preferenziale. Un pizzino che lo avvisi, prima della notifica, dell' avvio del procedimento per il reato di vilipendio.

E il pizzino è arrivato dal suo allievo politico, Alfonso Bonafede, svezzato dal nuovo capo politico Luigi di Maio e piazzato alla guida del ministero della Giustizia nel governo pentaleghista.
Ieri, il Guardasigilli ha firmato 9 autorizzazioni a procedere per il reato di vilipendio, si tratta di tutte presunte offese al Capo dello Stato o alle istituzioni costituzionali.

STEFANO BUFFAGNI LUIGI DI MAIOSTEFANO BUFFAGNI LUIGI DI MAIO
Nelle lista ci sono almeno tre persone legate a Bonafede: Beppe Grillo, Carlo Sibilia, sottosegretario all' Interno in quota Cinque stelle e Vittorio Di Battista, padre di Alessandro, ex parlamentare grillino. C' è anche il ministro dell' Interno Matteo Salvini. Il Guardasigilli ha rivendicato, dal profilo Facebook, di non aver fatto sconti ai colleghi del Movimento: «Non ho fatto alcuna distinzione e ho firmato tutte le richieste; mi chiedo come mai fossero state lasciate lì a prendere polvere oppure, come ho potuto constatare, lasciate a dormire in segreteria dopo che era stato negato il consenso. Il cambiamento passa anche da qui».
luigi di maio vincenzo spadaforaLUIGI DI MAIO VINCENZO SPADAFORA

A rovinare i piani del ministro è arrivato Grillo, che 24 ore dopo l' annuncio dell' avvio del procedimento nei suoi confronti, ha svelato in un post sul proprio blog personale, di essere stato avvisato da Bonafede. Grillo, ovviamente, usa il proprio stile, tra l' ironico e il vero. Tra il sogno e la realtà. «Sono per terra, dolorante, dal buio spunta Bonafede che mi tende la mano per aiutarmi a tornare in piedi, esattamente come sogno per l' Italia.

Lui mi tira su con una forza inaspettata, sono in piedi, un lieve capogiro mentre il ministro mi da piccole pacche per spolverarmi», scrive il comico. «Mi fissa con quel sorriso quasi ingenuo: Grande Beppe. Al ministero abbiamo dato un' occhiata alle richieste di autorizzazione a procedere giacenti.... Ah, interessante ma perché lo starà dicendo proprio a me? C' era anche il tuo nome, Grillo Giuseppe, nel 2014 ti hanno denunciato perché hai detto: Napolitano non deve dimettersi, deve costituirsi. Reato di vilipendio.

emilio carelli luigi di maio a pescaraEMILIO CARELLI LUIGI DI MAIO A PESCARA
Ho concesso l' autorizzazione», continua Grillo, rimarcando quanto annunciato dal Guardasigilli.
Grillo scherza. Ma chi può dire che non sia andata proprio così? Intanto, va rimarcato lo stile di Bonafede, diverso rispetto agli ex ministri della Giustizia, chiamati a firmare le autorizzazioni a procedere per vilipendio. Nessuno si è mai sognato di far annunci sui social o vendere un atto dovuto come un esempio di correttezza morale. In passato, Umberto Bossi è incappato nel reato di vilipendio: nel 2011, durante un comizio, definì l' ex capo dello Stato Giorgio Napolitano un terùn. Due giorni fa, è arrivata la condanna definitiva a un anno e 15 giorni di reclusione.



“BASTA, LASCIO I CINQUE STELLE. CASALEGGIO CONTROLLA TUTTO, CI CHIEDONO LE PASSWORD, ENTRANO NELLE NOSTRE VITE”: PARLA DANIELA AIUTO, EUROPARLAMENTARE CHE HA DECISO DI DIMETTERSI DAL MOVIMENTO 

“DAVIDE È UNA PERSONA TOTALMENTE PRIVA DI EMPATIA. LA SUA RAPPRESENTANTE DELLA COMUNICAZIONE IN EUROPA È ARRIVATA A CONTESTARE ALLE DONNE COME…”


daniela aiuto 4DANIELA AIUTO 
Coloro che sostengono esista un vero e proprio "sistema-Casaleggio" troveranno le conferme che cercavano nell'intervista in cui l'europarlamentare (ex) M5s Daniela Aiuto ha raccontato alla Stampa molti dettagli su come funziona il "partito" ora al governo. "Basta, lascio i Cinque Stelle. Casaleggio controlla tutto, ci chiedono le password dei social, entrano nelle nostre vite. Non è questo il Movimento in cui ho creduto" dice a Jacopo Iacoboni.

DANIELA AIUTODANIELA AIUTO
Aiuto si autosospese per un rimborso contestato e da allora non ha mai potuto difendersi: "Davide(Casaleggio, ndr) è una persona totalmente priva di empatia. La sua rappresentante della comunicazione in Europa è arrivata a contestare alle donne come si vestono o si truccano".

BEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIOBEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO
Non emerge un quadro sereno del M5s: "Gli eletti sono al servizio della comunicazione, e non il contrario. Comunicazione fatta di persone di solito provenienti dalla Casaleggio, o scelte lì. Queste persone sono diventate il gestore delle nostre esistenze, non della comunicazione soltanto. Entrano nelle nostre vite perché possono decidere il successo o l’affossamento mediatico del singolo eletto".
davide casaleggioDAVIDE CASALEGGIO

Di che cosa è "accusata"
Il Parlamento europeo ha aperto lo scorso anno un'inchiesta nei suoi confronti per alcune ricerche finanziate coi fondi europei e che sarebbero risultate copiate da Wikipedia ed altri siti online. La Aiuto si è dichiarata parte lesa e ha annunciato che intraprenderà vie legali nei confronti delle società a cui aveva commissionato le ricerche.

daniela aiuto 1DANIELA AIUTO
"Mi recai al cospetto di Davide Casaleggio. Gli spiegai che ero la vittima, e che ero pronta a produrre tutte le evidenze che lo dimostravano. Ero disposta anche a rifondere il Parlamento (come ho fatto subito dopo), nonostante l'assenza di mie responsabilità dirette", rivela mettendo in evidenza "la sua totale mancanza di empatia" nei suoi confronti. "Tra l'altro in quel periodo attraversavo alcuni seri problemi familiari, - aggiunge - gliene parlai, in maniera confidenziale. Non ebbe alcuna reazione. Mi disse di autosospendermi perché lui doveva tutelare l'immagine del Movimento".
DAVIDE CASALEGGIO IN PISCINADAVIDE CASALEGGIO IN PISCINA

La Aiuto, poi, racconta varie altre pressioni ricevute in questi anni: "Con me sono arrivati a mettermi in pausa, come dicono loro, per due settimane per una foto uscita in un quotidiano locale accanto a una miss regionale. Una volta che mi autosospesi, mi fu persino imposto di togliermi una maglia con il simbolo del mio gruppo locale durante la marcia di Perugia per il reddito di cittadinanza".

LUIGI DI MAIO DAVIDE CASALEGGIOLUIGI DI MAIO DAVIDE CASALEGGIO
"La Belotti (la responsabile della comunicazione del M5S a Bruxelles ndr) chiese a tutti gli eletti di consegnarle la password di accesso alle nostre pagine Facebook. Lei voleva avere il potere di cancellare qualunque post ritenesse poco opportuno. Io ovviamente non gliela diedi, ma tanti altri sì". Fonte: qui


domenica 1 luglio 2018

FILIPPO FACCI: “IL MINISTRO INSEGUE L'ASSOCIAZIONE MAGISTRATI E DICE SÌ AL BLOCCO DELLA PRESCRIZIONE DOPO LA SENTENZA DI PRIMO GRADO. COSÌ I TEMPI DEI PROCESSI SI ALLUNGHEREBBERO ANCORA

MA IL 70 PER CENTO DELLE PRESCRIZIONI MATURA DURANTE LE INDAGINI PRELIMINARI, E LA RESPONSABILITÀ È DEI MAGISTRATI CHE SE LA DORMONO E CHE ALLA SENTENZA DI PRIMO GRADO SEMPLICAMENTE MANCO CI ARRIVANO”

Filippo Facci per “Libero quotidiano”

Forse Alfonso Bonafede l'hanno già estratto a sorte: il progetto di Beppe Grillo di far governare della gente scelta completamente a caso potrebbe già avere un suo cavallo di Troia: che è appunto lui, l'attuale e sventurato Guardasigilli. Il primo sospetto era venuto la settimana scorsa, quando il ministro ha scambiato per vittoria dei "cittadini" l' aver praticamente abrogato la giustizia a Bari sino al 30 settembre: il tutto per evitare l' ignobile tendopoli che ha sostituito il Tribunale, certo, ma col sostanziale risultato di fermare la giustizia intesa come diritto dei cittadini anche innocenti, anche vittime, anche in attesa di giustizia, appunto.

giovanni legnini alfonso bonafedeGIOVANNI LEGNINI ALFONSO BONAFEDE
La seconda puntata è andata in onda l' altro giorno, quando Bonafede ha incontrato una delegazione dell' Associazione nazionale magistrati (Anm) col risultato di figurarne quasi come l'addetto stampa: sì, sì e stra-sì a qualsiasi strampalata proposta corporativa sia uscita dalla bocca dei togati, tra queste la perla della «prescrizione bloccata dopo la sentenza di primo grado» che non occorre essere dei tecnici per comprendere nella sua portata devastante.

Lasciamo perdere le solite lagne sulla carenza di personale amministrativo (non c'è settore pubblico che non intoni il ritornello) e sforziamoci persino di dimenticare la proposta di aumentare la pena per l'imputato che proponga appello, altra perla dell' Anm che però non andrebbe affiancata - non sia mai - con l'impossibilità del pm di proporre appello qualora l' imputato esca assolto in primo grado.

alfonso bonafede giovanni legniniALFONSO BONAFEDE GIOVANNI LEGNINI
Lasciamo perdere, appunto. Soffermiamoci su una prescrizione che si congelasse davvero dopo la sentenza di primo grado, il che beninteso, è già un miglioramento rispetto al vecchio proposito grillino di interrompere la prescrizione all'atto del rinvio a giudizio. Quale sarebbe la prima conseguenza? Lo capisce chiunque: i problema dei tempi della giustizia, in pratica, si affronterebbe allungando i tempi ancora di più, col primato di scontentare tutti.

LA SELEZIONE
Interrompere la prescrizione dopo il primo grado significa interrompere la corsa (corsa: in realtà è una lenta gimkana) a cui si è costretti nei tre gradi che percorrono il processo: quel percorso a ostacoli che il grillismo e il giustizialismo ha sempre teso ad attribuire ai colletti bianchi i quali possono assoldare avvocati esperti nel prendere tempo: ma, se anche fosse vero, è ancor più vero che il 70 per cento delle prescrizioni matura durante le indagini preliminari, e che la responsabilità perciò è dei magistrati che se la dormono e che alla sentenza di primo grado semplicemente manco ci arrivano.
giovanni legnini, sergio mattarella, paola piraccini, alfonso bonafedeGIOVANNI LEGNINI, SERGIO MATTARELLA, PAOLA PIRACCINI, ALFONSO BONAFEDE

Colpa loro, forse? Macchè: colpa dei politici - hanno sempre accusato - o meglio della legge ex Cirielli che diminuì i termini di prescrizione e aumentò le pene per i recidivi. Di fatto fu una legge, datata 2005, che fece calare i prescritti da 210mila a 113mila, ma questo a giustizialisti e grillini non interessa. Sono ragionamenti troppo elaborati: figuriamoci se gl' interessa che la magistratura in questo modo continuerà a lamentare eccessivi carichi di lavoro (quasi sempre mal organizzato dai procuratori capo) e faranno selezione tra i fascicoli che preferiscono o che giudicheranno più spendibili: altro che obbligatorietà dell' azione penale.

ALFONSO BONAFEDEALFONSO BONAFEDE
Perché se è vero che le toghe sono costrette a fascicolare anche una spaventosa quantità di notizie di reato farlocche (destinate all' oblio o alla prescrizione) è anche vero che alla fine saranno loro a decidere quali fascicoli prenderanno la polvere e quali, invece, passeranno in corsia di sorpasso. Il che spiega perché certi processi corrano come lepri e perché altri si avviino alla prescrizione a passo di bradipo.

VECCHIE CORNACCHIE
La cosa più comica è dover considerare il proposito di Bonafede-nel-paese-delle-meraviglie addirittura un progresso rispetto ai desiderata degli stessi grillini sino a poco tempo fa, ovviamente accodati ai Davigo-boys del Fatto Quotidiano che appunto proponevano di abolire la prescrizione direttamente all' inizio delle indagini preliminari: una bella pedata alla Costituzione e alla ragionevole durata del processo, nonché un espediente perfetto per lasciare un imputato in eterna balia del tritacarne giudiziario. Beh, sino a poco tempo fa l' idea (si fa per dire) di Bonafede era questa: sospendere la prescrizione da quando inizia il processo.
DI MAIO BONAFEDEDI MAIO BONAFEDE

A Radio Radicale, tempo fa, Bonafede riuscì a sostenere che la prescrizione privava la parte lesa del diritto a una sentenza: senza neppure contemplare che questa sentenza potesse essere di assoluzione.

Più in generale, siamo di fronte al guardasigilli più ignorante della storia d' Italia in termini di letteratura giuridica e accademica. Forse un giorno gli spiegheranno che, se anche la prescrizione per tutti i reati fosse addirittura abolita, cambierebbe poco o niente: lo dimostra che laddove la prescrizione non è prevista - nei processi civili - abbiamo i processi più lenti di tutti.
alfonso bonafede al csmALFONSO BONAFEDE AL CSM

Quello che si capisce, guardando da tribunale a tribunale, è che la gestione delle prescrizioni è spesso una faccenda di professionalità mancate: servono manager e invece nominano vecchie cornacchie imbolsite per mera lottittazione correntizia. Che poi, ovvio, danno la colpa alla politica. Magari un giorno la daranno a Bonafede.

Fonte: qui

domenica 17 giugno 2018

LANZALONE POTEVA DIVENTARE PREMIER! IL SUPERCONSULENTE ERA IN BALLO PER PALAZZO CHIGI IN ALTERNATIVA A CONTE

ENTRAMBI FANNO PARTE DELLA SCUDERIA DI BONAFEDE: È L' ATTUALE GUARDASIGILLI AD AVER RECLUTATO SIA LUI CHE CONTE 
QUANDO PARNASI DICEVA A LANZALONE: “TU DEVI ANDARE A FARE IL PREMIER, E GIORGETTI IL VICE”
Laura Cesaretti per il Giornale

Se il presidente del Consiglio lo può fare Giuseppe Conte, perchè non posso farlo io? Il ragionamento non fa una piega, e devono averlo fatto in molti. E tra quelli, l' ambizioso e assai attivo avvocato Lanzalone da Genova aveva certo più titoli di altri per aspirare. Dopo aver sgobbato tanto dietro le quinte per il partito della Casaleggio, il «premio» della presidenza di Acea, gentilmente offertogli da Luigi Di Maio («Ci aveva aiutato tanto, abbiamo deciso di premiarlo», scappa detto al vicepremier) poteva anche cominciare a stargli stretto.

Così, dai fitti conversari telefonici e vis a vis tra Lanzalone e il costruttore Parnasi, impegnati a «mettere su il governo» tra una cena segreta col leghista Giancarlo Giorgetti e un abboccamento coi grillini, trapela che il pensiero stupendo di Lanzalone premier circolava.

LANZALONE - ROCCO CASALINO - LUIGI DI MAIOLANZALONE - ROCCO CASALINO - LUIGI DI MAIO
Di certo nella testa di Parnasi, che sarebbe stato comprensibilmente felice di vedere l' amico a Palazzo Chigi, ma anche nei pour parler ad alto livello dei due. «Sarà il futuro premier», diceva agli intimi il costruttore. E spiegava: «Non lo frequento solo perchè è l' uomo di Grillo e di Di Maio, ma perchè capace e intelligente».

Siamo a maggio, le trattative tra Lega e Cinque Stelle sono in stadio avanzato, la pantomima del «contratto di governo» è in pieno svolgimento, ma in realtà tutto è bloccato su un problema di poltrone. A cominciare da quella più in alto: Luigi Di Maio ci ha messo gli occhi, vuole fortissimamente fare il premier, ma all' apparato grillino è chiaro che Matteo Salvini non accetterà mai di fare il secondo del giovanotto di Pomigliano.

LUCA LANZALONELUCA LANZALONE




Dunque la ricerca di un nome di «mediazione», sufficientemente inoffensivo da non far ombra nè all' uno nè all' altro, è già in corso. E Parnasi lo dice chiaro: «Tu devi andare a fare il premier, e Giorgetti il vice».

Del resto il «capo politico» dei grillini si fida di lui, ed è lo stesso avvocato a spiegarlo: «Vedo Luigi tutti i giorni, lo sento tre volte al giorno». 

E Parnasi gli spiega che deve coltivarsi Vincenzo Spadafora, se vuole avere uno sponsor che conti.

Lanzalone del resto fa parte della stessa scuderia di colui che poi verrà prescelto: è infatti l'attuale Guardasigillli Bonafede ad aver reclutato sia lui che Conte. Quest' ultimo è stato piazzato nella decorativa lista di fantaministri presentata prima del voto, Lanzalone invece ha fatto parecchia strada, risolvendo diverse rogne esplosive per i 5 Stelle: prima a Livorno con il sindaco Nogarin, poi nella devastata Roma della Raggi, dove nessuno sa che pesci prendere e la città è fuori controllo. Lanzalone comincia come consulente senza alcun mandato ufficiale, ma finisce (dicono ai vertici capitolini del partito) per diventare «il vero sindaco ombra».
LANZALONE E LUIGI DI MAIOLANZALONE E LUIGI DI MAIO

La Raggi viene mandata ogni tanto a farsi vedere a qualche serata mondana, ma le decisioni vere «passano per Lanzalone».

E non solo: l' avvocato, «premiato» nel frattempo con la presidenza di Acea, ad aprile chiede insistentemente un colloquio a Palazzo Chigi, dove è ancora in carica Gentiloni, presentandosi come «membro del Comitato per le Nomine dei Cinque Stelle» e spiegando che lo manda Di Maio a porre le condizioni grilline sulle poltrone in ballo. «Dovete concordare con me i nomi», in particolare quelli per Human Technopole (fondazione scientifica che occupa l' area ex Expo).

A Palazzo Chigi non se lo fila nessuno, in verità, ma intuiscono che l' avvocato mira in alto. Da quel che trapela dai brogliacci dell' inchiesta lo intuisce anche l' assessore Lemmetti, importato da Livorno per occuparsi del Bilancio della Capitale: «Ma allora sali al governo? Mi aspetterei che chiamassero pure me, qui mi sento limitato: fatemi nominare ministro».

Fonte: qui


“PORTA TUTTO A LANZALONE” 

DA ATAC ALLO STADIO DELLA ROMA, IL RUOLO DA "SINDACO OMBRA" DEL SUPERCONSULENTE EMERGE DAI DIALOGHI TRA LA RAGGI E I CONSIGLIERI 

LE RIUNIONI DECISIVE NEL SUO UFFICIO: "AL COMUNE METTEVA BECCO SU TUTTO" 

E C’È CHI RACCONTA CHE LA RAGGI LO SUPPLICASSE PER MANGIARE UNA PIZZA INSIEME A LUI...

Lorenzo De Cicco per il Messaggero
LANZALONE E VIRGINIA RAGGILANZALONE E VIRGINIA RAGGI

Per le «situazioni esplosive», a partire dall' affaire stadio, ci sono loro: Luca Lanzalone, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. Il primo, ex superconsulente del M5S in Campidoglio approdato alla presidenza di Acea fino alle dimissioni dell' altro ieri, è finito ai domiciliari per corruzione; gli altri due, ex tutor di Raggi dopo l' arresto di Marra, oggi sono uno ministro della Giustizia, l' altro ministro per i Rapporti col Parlamento. È a questo terzetto che la sindaca si rivolge quando la navigazione al timone di Roma si fa più travagliata.

«Porta tutto a Lanzalone», «chiediamo aiuto a Fraccaro e Bonafede», facciamo «un passaggio» con i dioscuri inviati dalla Casaleggio, sentiamo «gli avvocati di Livorno», cioè Lanzalone e soci. Ordini, dritte, indicazioni ai consiglieri comunali che riemergono dalle chat grilline ora che la grana Tor di Valle è deflagrata tra arresti e accuse di tangenti. Né Raggi, né Bonafede, né Fraccaro - al contrario di Lanzalone per cui viene ipotizzato anche il reato di traffico d' influenze - sono coinvolti nella maxi-inchiesta della Procura che ha scoperchiato la cupola Parnasi, sono semplicemente citati qua e là nelle carte delle indagini.

virginia raggi (5)VIRGINIA RAGGI (5)
Al di fuori della sfera penale, gli scambi nelle chat grilline svelano cosa accadesse dietro le quinte di Palazzo Senatorio. Il peso del superconsulente, il cui via libera a quanto pare pesava più di un parere contrario degli uffici comunali. E i margini di manovra dei due tutor, a cui Raggi si affida largamente dopo l' arresto del braccio destro Marra, dalla comunicazione alle crisi nei municipi - come alla Garbatella dove si è votato una settimana fa - al nuovo statuto comunale: «Perché non è stata Virginia a presentarlo? - si chiede una consigliera - me so ritrovata a guardà Fraccaro... boh».

I CONTRARI A fine gennaio, poco prima dell' accordo con Parnasi e la Roma, i pentastellati contrari all' operazione stadio, con annesso «Ecomostro», sono ancora tanti. A partire, scrive una consigliera in chat, dai «consiglieri, presidente e assessori del Municipio IX», dove ricadrebbe in parte l' operazione immobiliare, «che vorrebbero incontrare i cittadini per spiegare la propria contrarietà». Starebbero organizzando addirittura una «manifestazione» sotto al dipartimento Urbanistica. «Credo sia indispensabile - dice l' esponente grillina - un incontro con tutti loro e con Bonafede e Fraccaro per spiegare la situazione». Altrimenti è una «polveriera che può esplodere». L'intervento dei due tutor del M5S sui consiglieri contrari è subito avallato da Raggi, che risponde secco: «Assolutamente sì». E anche Daniele Frongia, assessore allo Sport, applaude alla decisione.
LANZALONE E VIRGINIA RAGGILANZALONE E VIRGINIA RAGGI

In un' altra chat dello stesso periodo, una consigliera si lamenta perché gli incontri «soprattutto quello sullo stadio» sono stati organizzati con le commissioni in corso, è «scorrettissimo», scrive. Risponde Raggi che sono tutte «situazioni esplosive», si meraviglia che «non riusciamo a venirne a capo» e spiega che il «calendario è stato deciso sulla base della disponibilità degli avvocati di Livorno da Fraccaro e Bonafede» «o forse dalla mia segreteria...». Gli avvocati di Livorno, spiega una consigliera presente alle riunioni, sono quelli dello studio Lanzalone, che aveva già lavorato con la giunta Nogarin. «A tutti gli incontri parteciperanno Bonafede, Fraccaro e gli avvocati», scrive sempre a gennaio 2017 l' ex capogruppo Paolo Ferrara, ora indagato nell' inchiesta su Tor di Valle, ed elenca una sfilza di sette appuntamenti sui temi più vari, dai trasporti all' ambiente, e ovviamente c' è lo «Stadio». Altri messaggi ancora aiutano a capire quanto Lanzalone fosse influente ed ascoltato dai grillini del Campidoglio.

riccardo fraccaro 9RICCARDO FRACCARO 9
I MERCATI «SBLOCCATI» Per esempio sulla vicenda degli ex Mercati generali da riqualificare. Lanzalone nelle intercettazioni ne parla con Parnasi. Dice: «Sì, gli ho sbloccato i Mercati Generali», riferendosi a un altro costruttore. In una chat è Raggi a chiedere di spedire la pratica a Lanzalone. «Ex mercati generali - scrive testuale la sindaca - chi di voi ha il materiale relativo? Dobbiamo farlo subito a Lanzalone». Risponde la presidente della Commissione Urbanistica: «Ho alcuni materiali». Raggi replica di fretta (e un po' sgrammaticata): «Inviali i portali subito a Lanzalone».

L' ODG E L'«OK» DI LANZALONE Nei messaggi si parla poi dell' ordine del giorno su un altro progetto che il M5S ha portato in Consiglio comunale. L' odg aveva avuto il via libera dell' avvocatura e «abbiamo fatto un passaggio con Lanzalone che ha dato l' ok», scrive l' ex capogruppo Ferrara. Poi però i tecnici degli uffici - «la Turchi», che è stata vicesegretario e capo dell' Anticorruzione comunale - fanno sapere che daranno un «parere negativo». Questo non ferma i 5 stelle. Basta l'«ok» di Lanzalone e l' atto «l' abbiamo votato», annota Ferrara.


MR WOLF, SINDACO OMBRA
Goffredo Buccini per il Corriere della Sera
LANZALONE RAGGI DI MAIOLANZALONE RAGGI DI MAIO

Le cene, beh, le cene. Certe erano malinconia trasversale, porto, lanterna e se ghe pensu. E certe sere i genovesi più accorti potevano scorgere lui, Luca Lanzalone, lanciato nel ruolo nazionale di Aggiustatutto grillino, con il suo antico mentore, Marco Desiderato, e l' amico di sempre, il console dei camalli Tirreno Bianchi, insomma il Nuovo mondo nuovo e il Vecchio mondo nuovo seduti a chiacchierare davanti a una trofia al pesto del ristorante Europa in galleria Mazzini.

Dopo sere del genere, Desiderato, antica volpe democristiana, si lasciava sfuggire frasi simili: «Stanno offrendoci vari ministeri, ma Luca li ha rifiutati tutti», così, al plurale, con una debolezza che svelava in realtà, più che ambizione propria, affetto per quell' allievo di navigazione nel mare procelloso di politica e affari.
parnasiPARNASI
Le cene dicono molto di noi e moltissimo nella storia sino a ieri fortunata di questo avvocato che, con scarsa fantasia e zero eleganza, il costruttore Parnasi aveva ribattezzato Mister Wolf (lo spiccia-problemi di Pulp Fiction). Qualche testimone racconta di quanto Virginia Raggi lo supplicasse per una pizza, «e dai, almeno una pizza!», soggiogata com' era dalla competenza tranquilla di questo professionista allampanato e cortese, capace di piacere a un camallo marxista sul molo o a Bill Clinton su un campo da golf. Qualche ex dirigente capitolino, chiedendo un comprensibile anonimato, si spinge a sostenere che «Lanzalone era il vero sindaco di Roma», tanto che nel suo ufficio all' Acea si facevano tutte le riunioni per il concordato dell' Atac. E questo non perché fosse il dominus occulto di Atac ma - di più - perché Atac era un asset importante del Comune di Roma e «al Comune lui metteva becco su tutto»: palesemente.

LUIGI DI MAIO ALFONSO BONAFEDELUIGI DI MAIO ALFONSO BONAFEDE
C' è da credere che, come ai cavalli di razza della Prima Repubblica, il potere gli sia sempre interessato più dei soldi, che pure non gli dispiacevano ma che aveva avuto sin dall'infanzia. Famiglia della Genova danarosa con palazzo seicentesco in vico dei Giustiniani affrescato dal Piola, imparentato con la più grande (e ricca) agenzia di pompe funebri della città, la Campirio & Mangini, associato a studi d' avvocati a Miami e New York, sposato con una notaia di Crema che deve averlo introdotto tanto da indurre il sindaco della cittadina ad augurargli pronta riscossa giudiziaria, questo gran maestro d' affari riservati non sempre ha mostrato l' affidabilità per la quale è rinomato.
riccardo fraccaro luigi di maio 7RICCARDO FRACCARO LUIGI DI MAIO 7
Poco più che ventenne (col filippino di casa che lo chiama ancora «signorino»), milita nei giovani socialisti in un Psi che sta per agonizzare sotto i colpi di Mani Pulite. «E ci ha fatto perdere un congresso per le balle che sparava», sostiene un antico sodale (anche qui, niente nomi: il nostro Aggiustatutto potrebbe sempre tornare in auge...). Era il congresso del 1991 e Lanzalone sembrava optare per la corrente Cerofolini («soprattutto perché Cerofolini padre era stato sindaco e il nostro eroe è sempre stato affascinato dal potere», ci racconta la fonte).
Un giorno il nostro se n' esce annunciando «un accordo coi fossiani», la corrente del sottosegretario Francesco Fossa di Pegli: «Compagni, abbiamo vinto il congresso!». Peccato che i fossiani avessero già chiuso un accordo col gruppo di Luca Josi... «Qualche anno dopo me lo ritrovo in moto al semaforo e mi annuncia: "Son passato con Tonino, sono il suo referente a Genova". Tonino era Di Pietro, appena entrato in politica», chiosa perfido il compagno dei tempi andati: è l' infanzia d' un capo.
parnasi giorgetti lanzalonePARNASI GIORGETTI LANZALONE
Poi si cresce. Si impara a misurare le parole. La scuola di un vecchio dc che guida per anni la finanziaria della Regione Liguria è preziosa quanto gli ottimi studi di diritto amministrativo. «Io non ho una veduta mia, porto avanti la veduta del mio cliente», diventerà il suo mantra. Nel deserto che scaturisce alla fine della Seconda Repubblica, uno dalle vedute così...elastiche diventa un guru.

Il resto è ascesa veloce. Decisivo l' incontro con Alfonso Bonafede, allora giovane avvocato a Firenze. Vero king maker del gruppo, il ministro della giustizia porterà ai Cinque Stelle l' attuale premier, Conte (suo professore), e la sua alternativa, poiché forse, per lunghi, inebrianti momenti gli uomini di Casaleggio soppesano l' eventualità di mandare Lanzalone ad «eseguire» il contratto di governo.

In mezzo c' è molto: il salvataggio dell' Aamps nella Livorno grillina di Nogarin, il «merito che va premiato», come dirà Di Maio; l' arrivo nelle stanze del Campidoglio come consulente della Raggi e sulla poltrona più alta dell' Acea. L' immancabile Bisignani, il percolato pettegolo di Dagospia. Le terrazze. Il tepore di una Roma che sempre ammalia prima di uccidere.

L' Atac è luogo scivoloso, dove sdrucciolano via per anni venti milioni anticipati a Parnasi per la costruzione della nuova sede a Castellaccio, un palazzo affittato prima d' essere costruito, assurdità amministrative che ingolosiscono la Procura. Infine lo stadio: l' inchiesta su cui tutto si catalizza, la prima grande rogna della Terza Repubblica forse mai nata. Alla conferenza stampa per gli arresti una sua collaboratrice si spaccia per giornalista, viene smascherata dai carabinieri e interrogata dai pm. Tutto a Roma è sempre a metà strada tra tragicommedia e spy story alla gricia. Sapendolo, bisognerebbe volare bassi. Ma è una parola.
Le ultime volte, Desiderato lo rampognava, «stai esagerando, non esporti»: vicino a Pallotta per Roma-Juventus, vicino alla Raggi per il Gran Premio di «Formula E» all' Eur, come un sindaco dei sindaci. Chissà se nello slang greve del generone romano Parnasi gli ha detto, a cena col leghista Giorgetti: «Sto a 'ffa er governo!». E chissà se allora, almeno allora, lui ha rimpianto per un attimo le sue cene genovesi, col vecchio dc e il vecchio camallo. Le microspie non lo registrano, un po' ci piace crederlo.

Fonte: qui



PARNASI CONNECTION - DIETRO GLI OMISSIS NELLE CARTE ALTRI POLITICI E FUNZIONARI CHE HANNO ACCETTATO SOLDI DAL COSTRUTTORE 

IL PATTO COI CONSULENTI DEL MINISTERO DEI BENI CULTURALI PER IL SÌ ALLO STADIO, I FONDI PER UN MEETING M5S E LA RAGGI NELLE CHAT CON I SUOI COLLABORATORI PIÙ STRETTI, INDICA LANZALONE COME…

Fulvio Fiano e Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera

Ci sono altri politici e funzionari pubblici che hanno accettato soldi da Luca Parnasi. Nelle carte processuali i loro nomi sono ancora coperti da omissis. Oltre cento pagine che documentano circostanze tuttora segrete, su cui sono in corso gli accertamenti affidati dai magistrati Paolo Ielo e Barbara Zuin ai carabinieri del Nucleo investigativo. Del resto il costruttore si vanta di pagare per fare affari.

Nel febbraio scorso, parlando di finanziamenti con il suo commercialista, diceva: «Domani c' ho un altro meeting dei Cinque Stelle ... perché pure ai Cinque Stelle gliel' ho dovuti dare eh...». Trattava con tutti i partiti, ma la sua attenzione era rivolta soprattutto a Lega e M5S. Per il Carroccio si vanta dell' amicizia con Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti - che hanno confermato di conoscerlo da tempo - il «gancio» con i grillini è Luca Lanzalone, referente per la costruzione dello stadio e con il quale ha stretto un accordo ben più articolato.

parnasi giorgetti lanzalonePARNASI GIORGETTI LANZALONE
È il «sistema» che Lanzalone utilizza regolarmente: indica ai politici gli imprenditori ai quali affidare i progetti e i manager da nominare, in cambio ottiene incarichi per il suo studio legale. È lui che suggerisce alla sindaca Virginia Raggi i nomi di commissari e funzionari da sistemare nelle controllate del Campidoglio, prime fra tutte Ipa e Atac. La stessa sindaca, nelle chat con i suoi collaboratori più stretti, indica Lanzalone come referente per questioni che non hanno a che fare strettamente con lo stadio. Dal canto suo, Parnasi gli affida consulenze da oltre 10 mila euro l' una per il suo gruppo imprenditoriale e gli mette a disposizione i suoi uffici.

bonifaziBONIFAZI
Per ottenere il via libera al nuovo progetto per lo stadio della Roma, Parnasi si affida a due consulenti che seguono la pratica al Ministero dei Beni Culturali. Uno è Sandro Amorosino che «si è confrontato sul piano tecnico e giuridico con Paolo Carpentieri, il direttore dell' ufficio legislativo del dicastero circa il parere sul ricorso, concordandone in parte il contenuto di inammissibilità e quindi favorevole al gruppo Parnasi». Il gip chiarisce come «ciò sia in evidente violazione alle norme» anche perché «le intercettazioni attestano che Amorosino ha ricevuto il parere in via informale prima che fosse ufficialmente adottato e depositato». Il resto del capitolo è «omissato», il che fa presumere nuovi sviluppi.

Molto esplicita è invece la raccomandazione del faccendiere Luigi Bisignani a Parnasi, che nel marzo scorso gli chiede consiglio su cosa fare dopo che il settimanale Espresso gli ha chiesto conto di un finanziamento da 250 mila euro alla onlus Più Voci del leghista Giulio Centemero.

giancarlo giorgettiGIANCARLO GIORGETTI
Annotano i carabinieri: «Parnasi chiede se secondo lui è un fatto negativo, Bisignani risponde che si trova tra quelli che hanno finanziato la Lega e il M5S per cui secondo il suo punto di vista non serve rispondere ai giornalisti ma cavalcare la cosa». Effettivamente il costruttore sfrutta i soldi che ha elargito a destra e a sinistra. Nel primo elenco emerso dall' inchiesta compare anche l' avvocato romano Daniele Piva, uno dei nomi nuovi M5S, sponsorizzato direttamente da Luigi Di Maio come uno dei volti del «meglio dell' Italia», che però non viene eletto alla Camera, e non fa neanche in tempo a spendere i 20 mila euro di contributo elettorale ricevuti.

«Praticamente te li devo restituire - dice Piva all' immobiliarista - però io vorrei, se tu sei d' accordo, riprenderli...».

Parnasi acconsente e inventa una falsa consulenza. Stesso metodo utilizzato per i 25 mila euro di Adriano Palozzi di Forza Italia. Tra i finanziamenti anche quello da 200 mila euro erogato nel febbraio scorso alla fondazione del Pd, Eyu (Europe Youth Utopia) presieduta dal tesoriere del partito, Francesco Bonifazi.
MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIOMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO

Per fare affari con il Comune di Roma, Parnasi elargisce soldi e favori, ma punta molto anche sul Mr Wolf grillino. Il 19 aprile scorso «parla con Carlo De Vito, amministratore delegato di F.S. Sistemi Urbani, al quale, dopo aver citato Lanzalone, rappresenta di aver raggiunto con il M5S un accordo in Campidoglio.
Parnasi: L' avvocato Lanzalone...

De Vito: dei 5 Stelle (inc.)?
Parnasi: praticamente io oggi ho un accordo con loro ... che è una cosa assurda ... però in Campidoglio! Ho fatto tardi perché stavo in Campidoglio un minuto fa!

LANZALONE E VIRGINIA RAGGILANZALONE E VIRGINIA RAGGI
L' intesa va avanti da mesi. Il 17 gennaio, parlando con un collaboratore spiega di voler «dare un incarico a Lanzalone da parte di "Ideafimit" per risolvere il problema con "Ecovillage", perché dobbiamo trovare una mediazione subito, altrimenti diventa troppo». E subito dopo illustra la sua strategia: «Ci andiamo insieme a parlare con Lanzalone, facciamo dare il mandato da "Ideafimit" a Lanzalone così lui ci risolve il problema ... e troviamo una mediazione, prima che questi facciano troppi casini perché la forza nostra politica qual è? ... che siccome oggi noi non ci siamo su questa partita, ci sei? e chi sono gli investitori? Enpam, un po' Fondazione Banca di Roma, un po' Fondazione Unicredit o con azione Banca di Roma o con donazione Unicredit, se tu sommi Enpam e c' è ... e facciamo uscire gli articoli che i 5 Stelle stanno bloccando tutti i beni di Roma, Di Maio che deve prendere voti si comincia a preoccupare, non so se mi spiego!».

Fonte: qui