9 dicembre forconi: Sergio Mattarella
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martedì 3 settembre 2019

MARIO GIORDANO: ''ORMAI IL QUIRINALE PRETENDE I MINISTERI CHIAVE'': LA POLITICA ITALIANA È COSÌ SDERENATA DA NON TROVARE NULLA DI STRANO NEL FATTO CHE MATTARELLA VOGLIA L'ULTIMA PAROLA SU ECONOMIA, ESTERI, DIFESA E INTERNO. SE PENSAVATE CHE NAPOLITANO ERA ATTIVISTA, COL SUO FARE E DISFARE MAGGIORANZE, IL ''NEW NORMAL'' COSTITUZIONALE È ANCORA PIÙ INCREDIBILE


Mario Giordano per “la Verità”
mattarella e conteMATTARELLA E CONTE
La Giustizia? Ai 5 stelle. La Cultura? Al Pd. E l' Economia? Al Colle. Nei retroscena di Palazzo, ormai, la spartizione viene data per scontata come il tre per due all' Esselunga. Nelle intense trattative a porte chiuse, dove c' è sempre al centro il programma (eccome no), si litiga fino all' ultimo sulla poltrona di ministro della Salute (va ai 5 stelle o al Pd?) e su quella della Pubblica istruzione (va al Pd o ai 5 stelle?), ma quando si arriva agli Esteri si sa che la casella è bloccata: lì la scelta tocca al Colle.
Il ventriloquo presidenziale, il corrierista di lungo corso Marzio Breda, l' ha già scritto papale papale, anzi Quirinale Quirinale: sui «dicasteri critici» il presidente della Repubblica «è pronto a offrire pareri preventivi». Che, tradotto dal felpato linguaggio di corte, significa che vuol decidere lui. E nessuno pensi di scavalcarlo.
Del resto lo si era capito già nella formazione del precedente governo, quando la seggiola dell' Economia di Paolo Savona fu fatta brillare all' ombra dei corazzieri e al suo posto venne chiamato il più rassicurante (per i Palazzi europei) Giovanni Tria.
MATTARELLA E SALVINIMATTARELLA E SALVINI
Anche agli Esteri, sempre per le medesime ragioni, diciamo così, di dipendenza internazionale, fu scelto un uomo di garanzia (garanzia dei Palazzi europei, ovviamente), con il bollo preventivo del Quirinale: infatti toccò a Enzo Moavero Milanesi, che avrebbe dovuto portare nel mondo l' odore forte delle rivoluzione populista-sovranista e invece ha lasciato dietro di sé soltanto una lunga scia di borotalco. L' unica cosa davvero incisiva della sua azione di governo.
Si era sempre detto che nel primo esecutivo Conte c' era il partito di Sergio Mattarella, formato, oltre che dal medesimo Conte, per l' appunto da Tria e da Moavero. E il partito, mese dopo mese, ha accresciuto i propri consensi. Non fra i cittadini, si capisce, tanto si sa che quelli in Italia non contano più. Ma di sicuro tra i Palazzi. E così, appena partite le nuove consultazioni, il Pdq, Partito del Quirinale, ha immediatamente rivendicato più spazio: sulla base degli accresciuti consensi (nei Palazzi) non si accontenta più dei due ministeri che aveva, seppur così rilevanti, come Economia ed Esteri. Ne vuole quattro.
NICOLA ZINGARETTI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE SERGIO MATTARELLANICOLA ZINGARETTI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE SERGIO MATTARELLA
E cioè: Economia, Esteri, Difesa e Interni. I quattro ministeri più importanti. Più la presidenza del Consiglio. E la cosa straordinaria è che ormai questo Paese è così impazzito che tutto ciò sembra ovvio. A tutti. Lo si scrive e lo si dice come se fosse una cosa normale. Persino costituzionale.
Pensateci. Sono giorni e giorni che ci sentiamo dare lezioni sulla democrazia parlamentare. E sul ruolo delle Camere. E sulla rappresentanza come valore. Benissimo. Qualcuno di questi professori di Repubblica parlamentare sa dirmi dove lo trovo rappresentato in Parlamento il Pdq? Quali voti ha preso? Quanti seggi ha alla Camera o al Senato? In base a quale principio della democrazia parlamentare può permettersi di rivendicare (letteralmente: scegliere in via preventiva) i quattro ministeri più importanti del governo? Forse è cambiata la Costituzione a nostra insaputa. Benissimo. Lo si dica.
Sergio Mattarella scenda dal Colle e si presenti ai colloqui con Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, si butti nella bagarre, partecipi alla trattativa. Magari, chi lo sa, oltre a Economia, Esteri, Difesa e Interno, gli danno anche il sottosegretario ai Beni culturali o il viceministro delle Politiche agricole. Caso mai non gli bastasse il resto Di Maio avrà tutti i difetti di questo mondo, ma alla fine non ha mica torto quando rivendica a sé un ruolo da vicepremier. Altrimenti il partito politico che ha avuto più voti alle ultime elezioni e che ha più seggi in Parlamento (lo diciamo sempre per i docenti di democrazia parlamentare che hanno occupato i talk show nelle ultime settimane), che fa? Si prende le briciole e sostiene il governo dei tecnici scelti dal Pdq?
MATTARELLA E LUIGI DI MAIOMATTARELLA E LUIGI DI MAIO
Salvatore Rossi o Daniele Franco all' Economia? Franco Gabrielli o Alessandro Pansa agli Interni? Il ritorno di borotalco Moavero agli Esteri? E la presidenza del più mattarelliano di tutti (oltre che merkeliano e macroniano), cioè Giuseppe Conte?
Tutte persone degnissime, si capisce. Ma scelte da chi non ha mai preso voti nel Paese.
Ora si capisce che i 5 stelle, così come il Pd, hanno poco margine di manovra. Sono con le spalle al muro. L' intero sistema di potere li sta mettendo sotto pressione: questo governo s' ha da fare. E loro, del resto, hanno una paura fottuta di andare alle urne. Quindi sono pronti a ingoiare tutto: se Mattarella gli chiedesse Mario Balotelli alle Politiche culturali e Barbablù alle Pari opportunità, dovrebbero chinare il capo e dire di sì.
Però, ecco, non vorremmo che nel far passare un governo della vergogna, facessero anche passare, sempre sulla testa degli italiani, una riforma costituzionale a loro insaputa. Il Quirinale deve nominare i ministri (tutti i ministri) su proposta del presidente del Consiglio. Ma non c' è scritto da nessuna parte che ha diritto ad averne una quota.
CONSULTAZIONI - LA DELEGAZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO DA MATTARELLA - NICOLA ZINGARETTI ANDREA MARCUCCI GRAZIANO DELRIO PAOLO GENTILONI PAOLA DE MICHELICONSULTAZIONI - LA DELEGAZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO DA MATTARELLA - NICOLA ZINGARETTI ANDREA MARCUCCI GRAZIANO DELRIO PAOLO GENTILONI PAOLA DE MICHELI
Non c' è scritto da nessuna parte che deve partecipare alla spartizione. Non c' è scritto da nessuna parte, soprattutto, che gli spettano i quattro ministeri più importanti più il premier, sommando di fatto un potere assoluto senza alcun contrappeso. È ancora permesso dirlo? Oppure a forza di salvare la democrazia, ci siamo ridotti ad accettare supinamente la monarchia?
Fonte: qui

giovedì 30 maggio 2019

Governo, le verifiche di Mattarella: se non regge, elezioni a settembre

Sapeva già che il premier si sarebbe mostrato «moderatamente ottimista» sulla tenuta del governo, tentando di spegnere le convulsioni post-voto. Ma sapeva anche che «la ripartenza» della quale il suo speranzoso interlocutore gli ha parlato non può dirsi scontata. Per il momento la fiducia si fonda soltanto su uno spiraglio. Almeno fino a quando i due partner della maggioranza (specie Di Maio, che si sottopone oggi al giudizio dei 5 stelle) non avranno fatto un vero vertice tra loro dopo il ribaltamento degli equilibri all’interno dell’esecutivo e preso decisioni definitive. Insomma: lo spettro di una crisi politica come effetto collaterale delle elezioni europee non è dissolto, per il presidente della Repubblica.
Nel M5S continuano ad affermare che la leadership di Di Maio è indiscussa (Corriere TV)
Lettore video di: Corriere Tv (Informativa sulla privacy)
Per cui, dopo il colloquio di mercoledì al Quirinale con Giuseppe Conte, verificherà nei prossimi giorni l’orizzonte che l’inquilino di Palazzo Chigi avrà sul serio davanti. Nella prospettiva che, se ogni intesa franasse magari per un «incidente» al Senato, dove i numeri ballano, non gli resterebbe altra chance che svolgere d’urgenza le consultazioni e, in assenza di una nuova maggioranza, chiudere la legislatura e mandarci alle urne in settembre. In modo di scongiurare con una manovra d’emergenza il default dell’Italia. C’è poco tempo. La lettera spedita dall’Ue all’esecutivo ha cambiato lo scenario, peggiorandolo molto, per Sergio Mattarella. Impone infatti una risposta rapida e convincente che, per l’aria che ancora adesso tira nei dintorni di Palazzo Chigi, difficilmente potrà accontentare la Commissione Ue. Proprio per questo, nel faccia a faccia con Conte, il capo dello Stato ha caldamente consigliato una frenata generale. La campagna elettorale è se Dio vuole finita e d’ora in poi bisogna che si misurino le parole e i toni. E le pretese. Dunque, basta proclami, qui come con Bruxelles. Quel che serve — questo il senso della sua raccomandazione — è dare subito segni di condivisa consapevolezza, chiamiamoli così. In primo luogo nella replica (entro domani) alla missiva della Commissione che ci ha messo in mora sul percorso di rientro del debito pubblico. E poi (il 5 giugno) nell’affrontare le raccomandazioni sul Def, nell’ambito del semestre europeo, sull’andamento dei conti. Per inciso: la tenaglia tra deficit e debito, fatto un sommario calcolo che al Quirinale ben conoscono, potrebbe costarci 50 miliardi abbondanti ogni anno. Da oggi fino al 2023, compreso. Uno sforzo mostruoso. Ecco gli appuntamenti ricordati da Mattarella e su cui i partner dell’Ue si preparano a giudicare il livello di responsabilità dei nostri governanti alla vigilia di un negoziato che si preannuncia assai difficile. Il premier, che non era in grado di impegnarsi già nei dettagli con il presidente, ha condiviso l’allarme. Tanto che, una volta sceso dal Colle, ha chiamato a consulto il ministro Tria. La preoccupazione per lui è pressante anche alla luce della sua ultima trasferta a Bruxelles, dove ha misurato come nell’Ue si stiano ridisegnando i campi di forza e come l’Italia rischi la marginalità. Una fase incertissima, che ha spinto Mattarella a un appello all’unità, parlando a un gruppo di studenti ma rivolgendosi a tutti. «È bene che ci sia confronto, dialettica di idee, posizioni e convinzioni. Ma quel che tiene insieme il Paese è il complesso dei valori indicati dalla Costituzione». Fonte: qui

martedì 5 marzo 2019

NON FATE SENTIRE AI NON LAUREATI DI MAIO E SALVINI QUELLO CHE HA DETTO IL CAPO DELLO STATO AD ALCUNI RAGAZZI IN VISITA AL QUIRINALE

“LE SCELTE POLITICHE SONO IMPEGNATIVE, COMPLESSE, NON POSSONO ESSERE ADOTTATE IN MANIERA APPROSSIMATIVA, SENZA APPROFONDITA PREPARAZIONE E STUDIO, NON POSSONO ESSERE PRESE PER ‘SENTITO DIRE’”

(ANSA) - "La politica è un'attività fortemente impegnativa che richiede una dedizione alle volte completa, perché le scelte politiche in un grande Paese come l'Italia sono impegnative, complesse, non possono essere adottate in maniera approssimativa, senza approfondita preparazione e studio, non possono essere prese per 'sentito dire'".

salvini mattarellaSALVINI MATTARELLA
Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella incontrando al Quirinale alcuni studenti delle scuole medie. Incontrando questa mattina al Quirinale alcune scolaresche delle scuole secondarie di primo grado il presidente Mattarella ha risposto ad alcune domande. Alla domanda: "Che cosa significa precisamente dire di una persona che è un politico?

DI MAIO SALVINI MATTARELLADI MAIO SALVINI MATTARELLA
Quali caratteristiche bisogna avere per intraprendere la carriera politica?", il capo dello Stato ha risposto: "la politica non è un mestiere. Se voi mi chiedeste qual è il mio mestiere, la mia professione, risponderei che ormai sono pensionato ma la mia professione è insegnare diritto all'università. Quello è il mio mestiere, il mio lavoro. L'impegno politico è una cosa in più, è un impegno aggiuntivo a quella che è la propria dimensione nella vita sociale. Non voglio dire che chi si impegna nell'attività politica, e quindi assume ruoli elettivi, possa farlo nei ritagli di tempo".
luigi di maio e matteo salviniLUIGI DI MAIO E MATTEO SALVINI

Perchè, ha aggiunto, "la politica è un'attività fortemente impegnativa che richiede una dedizione alle volte completa, perché le scelte politiche in un grande Paese come l'Italia sono impegnative, complesse, non possono essere adottate in maniera approssimativa, senza approfondita preparazione e studio, non possono essere prese per 'sentito dire'".

Fonte: qui



IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO NON HA CAMBIATO UNA COSA: LE SPESE! 
CONSULENTI E COLLABORATORI DELL'ESECUTIVO CONTE COSTANO CIRCA 7 MILIONI DI EURO, QUASI COME IL GOVERNO GENTILONI. SE NON FOSSE CHE MANCA ALL'APPELLO L'INTERO STAFF DI TONINELLI, CHE SEBBENE SIA UN GRANDE FAN DELLA TRASPARENTE, NON HA UN ELENCO CON GLI EMOLUMENTI. 
E POI C'È CHI NAVIGA IN ZONE GRIGIE…
Michele Sasso e Raphaël Zanotti per www.lastampa.it

Alla fine, il governo del cambiamento, non ha cambiato poi molto. Almeno dal punto di vista della spesa ministeriale. Consulenti e collaboratori dell’esecutivo Conte costano in totale qualcosa come 7 milioni di euro. Cifra non molto distante dagli 8 milioni del precedente governo Gentiloni. All’appello, però, manca l’intero staff del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli il quale, seppur esponente del M5S grande sostenitore della trasparenza, a nove mesi dall’insediamento è l’unico ministro a non avere un elenco facilmente accessibile di consulenti e collaboratori con relativi emolumenti.

Ci sono però anche ministeri con collaboratori che navigano in zone grigie più che trasparenti. Professionisti il cui compenso verrà individuato in un secondo tempo con apposito atto amministrativo (mai arrivato o mai pubblicato), consulenti per cui è indicato il trattamento fondamentale ma manca quello accessorio, compensi attribuiti genericamente ad altri settori della pubblica amministrazione senza che ne sia indicato l’ammontare. Insomma, a volte il palazzo di vetro appare piuttosto opaco.

Chi sono questi collaboratori dei ministri e come vengono scelti? Il loro curriculum è adatto al livello di competenza che viene loro richiesto per il ruolo che ricoprono? E come è possibile che ci siano ministeri che spendono più in comunicazione che in altri settori utili a far funzionare un ente complesso come un ministero? Abbiamo fatto un’analisi nel dettaglio. La prima puntata è dedicata ai due vicepremier vera anima dell’attuale governo: Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Al Viminale grazie al Capitano
di maio e toninelli davanti all air force renziDI MAIO E TONINELLI DAVANTI ALL AIR FORCE RENZI
Con il loro leader Matteo Salvini al Viminale, Luca Morisi e Andrea Paganella hanno dismesso i panni di imprenditori per indossare quelli di funzionari pubblici: il primo è consigliere strategico per la comunicazione mentre il secondo è capo della segreteria e della segreteria particolare del ministro. Salvini ha scoperto Morisi all’epoca della sua nomina a segretario della Lega, a dicembre 2013, e non avendo idea delle potenzialità del web si è affidato a lui che l’ha fatto diventare un fenomeno della comunicazione politica sui social con oltre 3 milioni di fan su Facebook.

Morisi e Paganella erano promesse della Lega. Negli Anni 90 furono eletti consiglieri provinciali a Mantova. Crescendo, il duo ha fatto della passione per il mondo di Internet e dei social network una professione ben retribuita: sono infatti titolari della piccola società, la Sistemaintranet, che lavora anche con la sanità lombarda. Nell’aprile del 2016 la nuova azienda sanitaria della Franciacorta le ha affidato la realizzazione del sito per 38.500 euro.
Alla guida dell’Asst (Azienda socio sanitaria territoriale) c’è Mauro Borelli, manager pubblico con tessera leghista in tasca che a dicembre 2011 avvertiva via mail gli altri direttori con lo stesso orientamento politico di effettuare un versamento di seimila euro al Carroccio. Non è però l’unica corsia preferenziale.

LUCA MORISILUCA MORISI
Nel 2011 sempre Borelli viene nominato direttore generale dell’Asl di Mantova e per la società di Morisi e Paganella i contratti diventano sempre più sostanziosi. Sotto la voce «implementazione e canone manutenzione software» ecco che i canoni schizzano da 17 mila euro del 2009 a 136 mila euro del 2015, un’impennata che moltiplica per otto gli introiti. Solo a Mantova, Sistema Intranet.com ha incassato appalti per 536.387 euro in sei anni. L’asse con la Sistema Intranet è così forte che in ogni Asl di assegnazione per Borelli c’è un appalto: per 3 anni a Lecco e anche qui c’è un contratto: «Affidamento sito internet» nel 2009 e poi negli anni successivi un canone per l’assistenza per un totale di 46.030 euro.

Ma non è tutto. Nella Asl di Cremona grazie al contratto «implementazione e canone manutenzione software» vengono versati quasi 260 mila euro. Alla guida c’è un altro manager leghista: Gilberto Compagnoni. Dall’Asl della Val Camonica appalti per altri 41.500 euro, da Monza e Brianza 78 mila euro in 8 anni. Una pioggia di denaro pubblico per Morisi e Paganella: dal 2010 al 2016 la società in nome collettivo (che non ha obbligo di bilancio) ha incassato un assegno da oltre 1 milione di euro. Tutto senza alcun bando di gara: sono tutti in affidamento diretto perché sotto la soglia dei 40 mila euro.

SALVINI LUCA MORISISALVINI LUCA MORISI
Grazie a Sistema Intranet arriva al Viminale anche Leonardo Foa, il figlio 24enne del presidente della Rai Marcello Foa. E’ in questa società che muove i primi passi nel 2017 come social media strategist fino al grande balzo nei palazzi della politica di Roma. Il sistema di propaganda di Salvini è perfettamente oliato. E ben retribuito. Il ministero dell’Interno spende 256 mila euro per l’ufficio stampa, quasi il doppio di quanto spendeva quando al dicastero c’era Marco Minniti. Curiosità: due dei tre collaboratori dell’area comunicazione di Minniti sono oggi con Salvini, anche se nella sua segreteria. Si tratta di Cristina Pascale e Giuseppe Benevento.

Ma è tutto il dicastero a costare di più: 677mila euro con Salvini, 402mila con Minniti. Il ministro leghista ha meno uomini, ma meglio retribuiti. Non sembrano avere incarichi particolari se non collaborazioni, mentre con Minniti troviamo consiglieri per le tematiche relative al terrorismo e alla criminalità organizzata o per la cyber security assenti nello staff di Salvini. Nella squadra di quest’ultimo, ma questa volta a Palazzo Chigi come vicepremier, si trova anche Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche internazionali.
leonardo foa salviniLEONARDO FOA SALVINI

L’ex parlamentare leghista ora assessore a Sesto San Giovanni (Milano) è la mente dell’avvicinamento di Salvini al partito di Putin «Russia Unita» nel 2014. Con questo ruolo, insieme al presidente dell’associazione Lombardia Russia, Gianluca Savoini, ha fondato la Orion, una società di Mosca che si occupa di consulenza alle imprese, come raccontato dalla Stampa. Pagati dalla presidenza del Consiglio si trovano anche Alessandro Amarodi,Lorenzo Bernasconi, Susanna Ceccardi, Iva Garibaldi e Paolo Visca. Non è dato sapere, per ora, quale sia il loro compenso.

Un milione e trecentomila euro per lo staff Di Maio
Nell’elenco dei 12 collaboratori del ministro per lo sviluppo economico Luigi Di Maio compare anche il nome di Sergio Bramini diventato famoso per un servizio Tv che l’ha fatto conoscere come «l’imprenditore fallito nonostante 4 milioni di euro mai pagati dallo Stato e sgomberato da casa».

SUSANNA CECCARDI E SALVINISUSANNA CECCARDI E SALVINI
Una vicenda nazionale che ha visto schierarsi a favore di Bramini anche Salvini e i parlamentari grillini e della Lega. Con il governo del cambiamento ecco che l’imprenditore brianzolo attivo nel settore dei rifiuti e nella costruzione di discariche è stato nominato «esperto per il supporto alla segreteria del ministro per questioni di deburocratizzazione della Pubblica amministrazione e supporto normativo con attenzione a piccole e medie imprese». Peccato che il fact-checking del mensile Altreconomia abbia raccontato una storia di imprenditore più complessa di quella della narrazione che ne hanno fatto i partiti al Governo. Bramini oggi percepisce 46.800 euro l’anno.

ENRICO ESPOSITOENRICO ESPOSITO
A ricoprire un ruolo nel delicato ufficio legislativo Di Maio ha scelto l’amico e compagno di Università Enrico Esposito che però, come raccontato dall’Espresso si è distinto per i tweet omofobi e sessisti che compiano sul suo profilo:

«Vladimir Luxuria? Dovrebbe stare in galera». Micaela Biancofiore? «Una mignotta in quota rosa». E poi una lunga sequenza di affermazioni sull’omosessualità di Dolce e Gabbana, sulla moralità della showgirl Melissa Satta e alcune tecniche per distinguere i veri uomini dai « ricchioni». La bufera che si è abbattuta su Esposito non sembra aver spaventato i due ex compagni di università. Entrato come vicecapo dell’ufficio legislativo, Esposito guadagnava 65.000 euro l’anno. Da qualche giorno è stato promosso a capo dello stesso ufficio. Tweet compresi.

enrico espositoENRICO ESPOSITO

Come vicecapo di gabinetto Di Maio ha scelto l’ex parlamentare Giorgio Girgil Sorial. Nato a Brescia, è figlio di genitori egiziani, tanto che è stato definito il deputato di seconda generazione. Nel 2014 ha accusato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di essere «un boia che ha messo una tagliola (voleva dire una taglia?) sulle opposizioni». A Montecitorio si è distinto per i suoi attacchi alle lobby e all’odiato Pd, tanto che sulla legge elettorale al grido di «Porcellini del porcellum che votate lo schifo della legge di stabilità: raccontate fregnacce». E’ in procinto di diventare l’uomo che curerà per il Mise tutte le crisi aziendali del Paese. Sul suo curriculum Sorial dichiara una laurea in ingegneria dell’informazione con un master in business administration al Trinity College di Dublino. Parla italiano e arabo. Compenso: 110.000 euro.
giorgio sorialGIORGIO SORIAL

Il Mise di Di Maio costa qualcosa di più di quello di Calenda: 485.000 euro contro 445.000. Anche il Lavoro ha una spesa maggiore: 311.000 euro contro i 147.000 dell’ex ministro Poletti. Di Maio può inoltre contare su 510 mila euro per i cinque collaboratori che lo aiutano come vicepremier. In tutto gli staff del leader politico dei Cinque Stelle valgono 1,3 milioni di euro. (CONTINUA)

Fonte: qui

giovedì 8 novembre 2018

E SAVONA RIENTRÒ IN LISTA: LE ANTICIPAZIONI DEL LIBRO DI VESPA SU QUELLE ORE INFUOCATE IN CUI MATTARELLA AVEVA MESSO IL VETO SUL NOME DELL'ECONOMISTA AL MINISTERO DEL TESORO


DI MAIO NON VOLEVA TORNARE AL VOTO, SALVINI NON VOLEVA PERDERE LA FACCIA, E QUELL'ARTICOLO DI SAVONA SU 'MILANO FINANZA'…

Anticipazione del libro “Rivoluzione” di Bruno Vespa pubblicato da “la Repubblica”

«Paolo, sei agli Affari europei». Quello che non fu fatto in tre mesi accadde in ventiquattr' ore. Mattarella non poteva perdere la faccia, e Salvini, Di Maio e Savona nemmeno.
SERGIO MATTARELLA PAOLO SAVONA GIUSEPPE CONTESERGIO MATTARELLA PAOLO SAVONA GIUSEPPE CONTE
Intanto i «dioscuri» erano molto provati. Mentre franava il tentativo di Cottarelli, il segretario della Lega e Giorgetti non sarebbero stati contrari a un governo tecnico giallo-verde, per arrivare alle elezioni in settembre e formare poi un governo politico di lunga durata. Salvini era convinto che le urne avrebbero premiato il suo partito e il nuovo governo avrebbe dovuto tenerne conto.

Di Maio, invece, temeva le incognite elettorali e chiese di formare il governo Conte, «nato per sfinimento», come mi ha detto uno degli artefici della trattativa. Giampiero Massolo perse il ministero degli Esteri perché figura tra i membri italiani della Commissione Trilaterale, lobby dei potenti della Terra da sempre criminalizzata dai 5 Stelle. Per qualche ora il candidato prescelto fu Luca Giansanti, dimessosi con gran rumore dalla Farnesina in marzo [...] La scelta sarebbe stata in effetti molto forte, perciò alla fine si optò per Enzo Moavero Milanesi.
luigi di maio vincenzo spadaforaLUIGI DI MAIO VINCENZO SPADAFORA

Il torto subito E agli Affari europei? Quando Mattarella respinse il suo nome come ministro dell' Economia, Paolo Savona non diede interviste, ma il 29 maggio firmò un articolo per «Milano Finanza», il quotidiano diretto dal suo amico Paolo Panerai, con il quale aveva anche scritto un pamphlet su Guido Carli e il trattato di Maastricht.

«Ho subìto un grave torto dalla massima istituzione del Paese sulla base di un paradossale processo alle intenzioni di voler uscire dall' euro e non a quelle che professo e che ho ripetuto nel mio comunicato» (Alle 13,20 del 27 maggio, prima che Conte rinunciasse all' incarico, Savona aveva diffuso un comunicato per smentire la sua intenzione di pilotare l' uscita dell' Italia dall' euro) [...].

salvini giorgettiSALVINI GIORGETTI


Visto che lo spread minacciava di affossare il tentativo di Cottarelli, quello stesso giorno Giorgetti chiamò Savona, che si era di nuovo blindato nella sua casa in Sardegna e stava scrivendo un articolo in inglese su euro ed Europa per una rivista di Singapore: la Lega voleva trovare una soluzione che salvasse la faccia a tutti. Gli chiese, quindi, se era disposto ad andare agli Affari europei e a indicare per l' Economia una persona di sua fiducia. («Per me fu un invito a nozze» mi racconta il professore. «Io desideravo soprattutto trattare con l' Europa») [...]. E a lui vennero in mente tre nomi, di pari livello accademico e di opinioni economiche non dissimili. [...].

cottarelliCOTTARELLI
La carta Tria La scelta (ma certo non per esclusione) cadde su Giovanni Tria, romano, 69 anni, docente di Economia politica e preside della Facoltà di Economia all' Università romana di Tor Vergata, uno dei pochi autorevoli economisti a nutrire motivate riserve sulla gestione dell' euro, anche se non si era mai esposto come Savona. [...]. Adesso il problema era far accettare al Capo dello Stato la presenza di Savona nella squadra di governo.

Quando Giorgetti e Spadafora parlarono con i consiglieri del Quirinale dello spostamento del professore, li trovarono molto riluttanti, ma i due insistettero: Savona agli Affari europei era una posizione perfettamente difendibile, che avrebbe tratto d' impaccio sia il presidente della Repubblica sia Lega e M5S.
il ministro giovanni tria (1)IL MINISTRO GIOVANNI TRIA

La scoperta in tv 




Poco dopo le 21 del 31 maggio, mia moglie stava guardando la tv e mi chiamò: «Vieni, Paolo. Conte sta uscendo con la lista dei ministri». «Non mi interessa» risposi, e rimasi nel mio studio. Poco dopo mi chiamò di nuovo: «Paolo, sei agli Affari europei». Restai di sale. Se rinuncio, pensai, metto in crisi il governo. Chiamai Giorgetti, che mi disse sorpreso: «Paolo, ma non ti avevano avvertito?

Fonte: qui

mercoledì 10 ottobre 2018

IL MINISTRO BONAFEDE FIRMA 9 RICHIESTE DI AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE PER VILIPENDIO CONTRO IL CAPO DELLO STATO


TRA I FASCICOLI CI SONO ANCHE QUELLO DEL PADRE DI ALESSANDRO DI BATTISTA, BEPPE GRILLO, MATTEO SALVINI E  IL GRILLINO CARLO SIBILIA


alfonso bonafedeALFONSO BONAFEDE
Aveva scritto un post su Facebook contro il presidente Sergio Mattarella in cui lo attaccava, era il 23 maggio scorso, per non aver varato il governo. E per questo è accusato di aver violato l' articolo 378 che punisce chi compie «offese al prestigio e all' onore del capo dello Stato».

Adesso per Vittorio Di Battista, padre del noto «Dibba» del Movimento 5 Stelle è arrivata l' autorizzazione a procedere firmata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Non è l' unico. Il Guardasigilli ha concesso il via libera anche alle indagini per vilipendio contro Matteo Salvini e contro Beppe Grillo.
Bonafede si affida a un post su Facebook: «Oggi ho firmato 9 richieste di autorizzazioni a procedere. Diverse procure italiane, infatti, hanno chiesto al Guardasigilli di poter avviare alcuni procedimenti per i reati di vilipendio. Erano fascicoli che stavano lì da tanto, alcuni erano sulla scrivania del ministro dal 2014.

La legge infatti prevede che il ministro della Giustizia dia la sua autorizzazione per questo tipo di reati. Ritengo che, poiché tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, nessuno deve godere di privilegi. Quindi ho deciso di concedere l' autorizzazione a procedere per tutti i casi pendenti. La coerenza è un valore che va coltivato prima di tutto nelle istituzioni».
vittorio di battistaVITTORIO DI BATTISTA

E ancora: «Per evitare ogni forma di strumentalizzazione o illazione, vi comunico che fra le persone per cui ho firmato l'autorizzazione a procedere, per presunte offese al capo dello Stato, ci sono: il "padre fondatore" e garante del Movimento, Beppe Grillo, il mio collega e amico, Carlo Sibilia, il padre del mio amico fraterno Alessandro Di Battista e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, accusato invece di vilipendio delle istituzioni costituzionali».
GRILLO SALVINIGRILLO SALVINI

La scorsa estate era stato il procuratore di Torino Armando Spataro, a chiedere formalmente al ministro Bonafede «di pronunciarsi sulla richiesta, inoltrata nel 2016, contro l' allora leader leghista Salvini per vilipendio all' ordine giudiziario. Il 14 febbraio del 2016, durante un comizio a Collegno, l' attuale ministro dell' Interno aveva infatti parlato di «magistratura schifezza».

Fonte: qui


LEGGETE COSA SCRIVE GRILLO SUL SUO BLOG A PROPOSITO DELL’AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE CONCESSA DAL MINISTRO GRILLINO BONAFEDE RELATIVAMENTE ALLE ACCUSE AL COMICO DI VILIPENDIO ALL'EX PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO

Beppe Grillo per http://www.beppegrillo.it
beppe grilloBEPPE GRILLO

La borsa ha avuto un piccolo rimbalzino, mi addormento presto. Devo aver sovrastimato qualche deflattore, sogno di precipitare al suolo. Sono per terra, dolorante, dal buio spunta Bonafede che mi tende la mano per aiutarmi a tornare in piedi, esattamente come sogno per l’Italia! Lui mi tira su con una forza inaspettata, sono in piedi, un lieve capogiro mentre il ministro mi da piccole pacche per spolverarmi. Mi fissa con quel sorriso quasi ingenuo: “Grande Beppe! Al ministero abbiamo dato un’occhiata alle richieste di autorizzazione a procedere giacenti…”
alfonso bonafedeALFONSO BONAFEDE

Ah, interessante… ma perchè lo starà dicendo proprio a me? “C’era anche il tuo nome, Grillo Giuseppe, nel 2014 ti hanno denunciato perchè hai detto: Napolitano non deve dimettersi, deve costituirsi. Reato di vilipendio“. Riprende quel senso di fastidio allo stomaco che mi tiene sveglio tutte le notti, tranne questa. “Ho concesso l’autorizzazione, mi sembrava corretto, perchè il MoVimento è diverso, in tutto. E mi sembrava corretto dirtelo…” Ma che cosa sta dicendo? Apro gli occhi, ancora a terra e con il telefono in mano, l’Elevato sogna la realtà.

Fonte: qui


L'Ex LEADER, GRILLO, ORMAI NON TOCCA PALLA, PER DI MAIO E CASALEGGIO JR È' DIVENTATO INVISIBILE E PURE UNA SCOCCIATURA. 

LUIGINO DECIDE TUTTO CON I SUOI CERCHIETTI MAGICI, MENTRE IL GIOVANE GURU SI È PRESO IL SIMBOLO DEL M5S ED È CONVINTO DI AVER EREDITATO, OLTRE ALLA SOCIETÀ, PURE IL CARISMA DEL PADRE 

QUESTO WEEKEND VERTICE DI MAIO-SPADAFORA-CARELLI SULLA RAI. E SUL CASO BONAFEDE…

DA GRILLO A MOSCERINO: IL LEADER NON TOCCA PALLA, ORMAI GELO CON CASALEGGIO E DI MAIO

DAGONEWS- Il povero Beppe Grillo è delusissimo da Di Maio e Casaleggio. Ma non dalla formazione del governo: è da quando Luigino è diventato capo politico del M5S che tra loro il rapporto si è freddato, le telefonate si sono diradate, i contatti diretti ridotti al minimo indispensabile. Invece il giovane Davide si atteggia a padre nobile del Movimento, pensando di poter ereditare, oltre alle quote della Casaleggio Associati, anche il carisma paterno.

Non è un caso se il guru junior si è preso il simbolo del M5S, l'asset più prezioso, cosa che ha marginalizzato ancora di più il comico genovese. Anche sulla Rai, che Beppe conosce bene e su cui avrebbe potuto dare consigli, non ha toccato palla (e anche il suo vecchio amico Carlo Freccero non avrà il ruolo 'pesante' che sperava). Le decisioni finali per il M5s le prenderanno questo weekend Di Maio Spadafora e Carelli in un vertice dedicato alla tv pubblica.
grillo di maioGRILLO DI MAIO

Stessa sorte per la parte economica: sono Spadafora e Buffagni ad aver imposto alla Cdp la partecipazione all'aumento di capitale di Trevi, società in cui la Cassa ha già perso un bel po' di soldi…


SOGNI D' ORO
Mattia Feltri per “la Stampa”

«Sogno la realtà, voglio svegliarmi», scrive il povero Beppe Grillo. In effetti gliene è capitata una grossa: il guardasigilli Alfonso Bonafede, grillino (guarda che scherzi fanno gli aggettivi), lo ha mandato a processo per vilipendio del presidente della Repubblica. Quattro anni fa, Grillo suggerì a Giorgio Napolitano di non dimettersi ma di costituirsi.

Vilipendio. Alla sbarra anche il papà di Alessandro Di Battista, poiché ricordò che il Quirinale poteva fare la fine della Bastiglia. Vilipendio. E pure Carlo Sibilia, altro cinquestelle, per aver definito il capo dello Stato il boss di Riina e Bagarella. Vilipendio. E succede nel giorno in cui, sperando di scampare alla cella, Umberto Bossi chiede l' affidamento ai servizi sociali dopo essere stato condannato allo sproposito di un anno e mezzo, il prezzo di un terùn rivolto al solito Napolitano. Vilipendio.

grillo casaleggio altafiniGRILLO CASALEGGIO ALTAFINI
«Sogno la realtà, voglio svegliarmi», rantola Grillo, che da tempo contesta un reato dal gusto medievale e introdotto dal fascismo, quando basterebbero le qualificazioni di diffamazione e ingiuria. Non è l' unico a pensarla così: il predecessore di Bonafede, il dem Andrea Orlando, non mandò avanti la pratica. Molti ministri hanno usato prudenza, anche per scansare le implicazioni politiche di una scelta puramente giudiziaria.

E invece arriva Bonafede e firma. Noi non guardiamo in faccia a nessuno, ha spiegato a petto in fuori, felice di incarnare lo Stato etico in cui persino le spese al supermercato sono morali o immorali per deliberazione ministeriale. È la tua lezione, caro Beppe, e l' hanno mandata a memoria. Sogni d' oro a te e a tutti noi.


IL GIALLO DI BONAFEDE E GRILLO SUL LEADER SOTTO INCHIESTA
Pasquale Napolitano per “il Giornale”
BEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIOBEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO

Uno vale uno è il principio sui cui è nato il Movimento 5 Stelle. Tranne quando si tratta di Beppe Grillo. Per il fondatore del M5s, uno strappo alla regola è concesso. Si può (si deve) imboccare una corsia preferenziale. Un pizzino che lo avvisi, prima della notifica, dell' avvio del procedimento per il reato di vilipendio.

E il pizzino è arrivato dal suo allievo politico, Alfonso Bonafede, svezzato dal nuovo capo politico Luigi di Maio e piazzato alla guida del ministero della Giustizia nel governo pentaleghista.
Ieri, il Guardasigilli ha firmato 9 autorizzazioni a procedere per il reato di vilipendio, si tratta di tutte presunte offese al Capo dello Stato o alle istituzioni costituzionali.

STEFANO BUFFAGNI LUIGI DI MAIOSTEFANO BUFFAGNI LUIGI DI MAIO
Nelle lista ci sono almeno tre persone legate a Bonafede: Beppe Grillo, Carlo Sibilia, sottosegretario all' Interno in quota Cinque stelle e Vittorio Di Battista, padre di Alessandro, ex parlamentare grillino. C' è anche il ministro dell' Interno Matteo Salvini. Il Guardasigilli ha rivendicato, dal profilo Facebook, di non aver fatto sconti ai colleghi del Movimento: «Non ho fatto alcuna distinzione e ho firmato tutte le richieste; mi chiedo come mai fossero state lasciate lì a prendere polvere oppure, come ho potuto constatare, lasciate a dormire in segreteria dopo che era stato negato il consenso. Il cambiamento passa anche da qui».
luigi di maio vincenzo spadaforaLUIGI DI MAIO VINCENZO SPADAFORA

A rovinare i piani del ministro è arrivato Grillo, che 24 ore dopo l' annuncio dell' avvio del procedimento nei suoi confronti, ha svelato in un post sul proprio blog personale, di essere stato avvisato da Bonafede. Grillo, ovviamente, usa il proprio stile, tra l' ironico e il vero. Tra il sogno e la realtà. «Sono per terra, dolorante, dal buio spunta Bonafede che mi tende la mano per aiutarmi a tornare in piedi, esattamente come sogno per l' Italia.

Lui mi tira su con una forza inaspettata, sono in piedi, un lieve capogiro mentre il ministro mi da piccole pacche per spolverarmi», scrive il comico. «Mi fissa con quel sorriso quasi ingenuo: Grande Beppe. Al ministero abbiamo dato un' occhiata alle richieste di autorizzazione a procedere giacenti.... Ah, interessante ma perché lo starà dicendo proprio a me? C' era anche il tuo nome, Grillo Giuseppe, nel 2014 ti hanno denunciato perché hai detto: Napolitano non deve dimettersi, deve costituirsi. Reato di vilipendio.

emilio carelli luigi di maio a pescaraEMILIO CARELLI LUIGI DI MAIO A PESCARA
Ho concesso l' autorizzazione», continua Grillo, rimarcando quanto annunciato dal Guardasigilli.
Grillo scherza. Ma chi può dire che non sia andata proprio così? Intanto, va rimarcato lo stile di Bonafede, diverso rispetto agli ex ministri della Giustizia, chiamati a firmare le autorizzazioni a procedere per vilipendio. Nessuno si è mai sognato di far annunci sui social o vendere un atto dovuto come un esempio di correttezza morale. In passato, Umberto Bossi è incappato nel reato di vilipendio: nel 2011, durante un comizio, definì l' ex capo dello Stato Giorgio Napolitano un terùn. Due giorni fa, è arrivata la condanna definitiva a un anno e 15 giorni di reclusione.



“BASTA, LASCIO I CINQUE STELLE. CASALEGGIO CONTROLLA TUTTO, CI CHIEDONO LE PASSWORD, ENTRANO NELLE NOSTRE VITE”: PARLA DANIELA AIUTO, EUROPARLAMENTARE CHE HA DECISO DI DIMETTERSI DAL MOVIMENTO 

“DAVIDE È UNA PERSONA TOTALMENTE PRIVA DI EMPATIA. LA SUA RAPPRESENTANTE DELLA COMUNICAZIONE IN EUROPA È ARRIVATA A CONTESTARE ALLE DONNE COME…”


daniela aiuto 4DANIELA AIUTO 
Coloro che sostengono esista un vero e proprio "sistema-Casaleggio" troveranno le conferme che cercavano nell'intervista in cui l'europarlamentare (ex) M5s Daniela Aiuto ha raccontato alla Stampa molti dettagli su come funziona il "partito" ora al governo. "Basta, lascio i Cinque Stelle. Casaleggio controlla tutto, ci chiedono le password dei social, entrano nelle nostre vite. Non è questo il Movimento in cui ho creduto" dice a Jacopo Iacoboni.

DANIELA AIUTODANIELA AIUTO
Aiuto si autosospese per un rimborso contestato e da allora non ha mai potuto difendersi: "Davide(Casaleggio, ndr) è una persona totalmente priva di empatia. La sua rappresentante della comunicazione in Europa è arrivata a contestare alle donne come si vestono o si truccano".

BEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIOBEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO
Non emerge un quadro sereno del M5s: "Gli eletti sono al servizio della comunicazione, e non il contrario. Comunicazione fatta di persone di solito provenienti dalla Casaleggio, o scelte lì. Queste persone sono diventate il gestore delle nostre esistenze, non della comunicazione soltanto. Entrano nelle nostre vite perché possono decidere il successo o l’affossamento mediatico del singolo eletto".
davide casaleggioDAVIDE CASALEGGIO

Di che cosa è "accusata"
Il Parlamento europeo ha aperto lo scorso anno un'inchiesta nei suoi confronti per alcune ricerche finanziate coi fondi europei e che sarebbero risultate copiate da Wikipedia ed altri siti online. La Aiuto si è dichiarata parte lesa e ha annunciato che intraprenderà vie legali nei confronti delle società a cui aveva commissionato le ricerche.

daniela aiuto 1DANIELA AIUTO
"Mi recai al cospetto di Davide Casaleggio. Gli spiegai che ero la vittima, e che ero pronta a produrre tutte le evidenze che lo dimostravano. Ero disposta anche a rifondere il Parlamento (come ho fatto subito dopo), nonostante l'assenza di mie responsabilità dirette", rivela mettendo in evidenza "la sua totale mancanza di empatia" nei suoi confronti. "Tra l'altro in quel periodo attraversavo alcuni seri problemi familiari, - aggiunge - gliene parlai, in maniera confidenziale. Non ebbe alcuna reazione. Mi disse di autosospendermi perché lui doveva tutelare l'immagine del Movimento".
DAVIDE CASALEGGIO IN PISCINADAVIDE CASALEGGIO IN PISCINA

La Aiuto, poi, racconta varie altre pressioni ricevute in questi anni: "Con me sono arrivati a mettermi in pausa, come dicono loro, per due settimane per una foto uscita in un quotidiano locale accanto a una miss regionale. Una volta che mi autosospesi, mi fu persino imposto di togliermi una maglia con il simbolo del mio gruppo locale durante la marcia di Perugia per il reddito di cittadinanza".

LUIGI DI MAIO DAVIDE CASALEGGIOLUIGI DI MAIO DAVIDE CASALEGGIO
"La Belotti (la responsabile della comunicazione del M5S a Bruxelles ndr) chiese a tutti gli eletti di consegnarle la password di accesso alle nostre pagine Facebook. Lei voleva avere il potere di cancellare qualunque post ritenesse poco opportuno. Io ovviamente non gliela diedi, ma tanti altri sì". Fonte: qui