9 dicembre forconi: Svendita
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sabato 20 luglio 2019

IL MINISTERO DELL’ECONOMIA METTE IN VENDITA 420 PROPRIETÀ IMMOBILIARI DEL DEMANIO

L’OBIETTIVO È INCASSARE 1,2 MILIARDI DI EURO IN TRE ANNI, 950 MILIONI SOLO NEL 2019 (SEEEHH ...) 

TRA I BENI CHE LO STATO VUOLE CEDERE C’È L’EX CONVENTO DI SAN SALVADOR, NEL CENTRO STORICO DI VENEZIA, E…
Stefano Righi per www.corriere.it

GIOVANNI TRIAGIOVANNI TRIA
È in vendita il mattone di Stato. Il piano straordinario delle cessioni degli immobili pubblici ha preso il via questa mattina con un obiettivo ambizioso: arrivare a incassare 1,2 miliardi di euro in tre anni, attraverso la cessione di 420 proprietà immobiliari, tra questi l’ex convento di San Salvador nel centro storico di Venezia. 
ex convento di San Salvador VENEZIAEX CONVENTO DI SAN SALVADOR VENEZIA
La nota è del ministero dell’Economia, in occasione della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale «che contribuisce a definire il perimetro e le modalità di azione» del piano. L’obiettivo del governo è di «conseguire introiti per 950 milioni nel 2019 e per 150 milioni nel 2020 e nel 2021». Il piano prevede l’utilizzo di «strumenti diversificati di cessione e valorizzazione degli immobili».
ex convento di San Salvador VENEZIA 2EX CONVENTO DI SAN SALVADOR VENEZIA 
Il decreto contiene la lista degli immobili da cedere e per un primo pacchetto di 90 manufatti è prevista la pubblicazione dei bandi di vendita già in questa seconda parte di luglio, secondo quanto scrive il Mef. Le vendite avverranno tramite aste che si avvarranno della piattaforma del Consiglio Nazionale del Notariato.
PIANO VENDITE IMMOBILI DELLO STATOPIANO VENDITE IMMOBILI DELLO STATO
Tutti i dettagli sui beni in vendita, le informazioni sui bandi di gara e i contatti utili per l’assistenza saranno costantemente aggiornati sul sito istituzionale dell’Agenzia www.agenziademanio.it, nella sezione dedicata «Piano Vendite Immobili dello Stato». Un’altra parte del piano straordinario sarà gestita invece da Invimit Sgr, societa’ partecipata al 100% dal ministero dell’Economia, che gestirà la dismissione di immobili di provenienza pubblica conferiti ai suoi fondi immobiliari per un importo stimato complessivamente in 610 milioni. Fonte: qui
ex convento di San Salvador VENEZIA 1EX CONVENTO DI SAN SALVADOR VENEZIA 

martedì 20 novembre 2018

SALVINI: ''SE NON MI FANNO 'SALTARE', VADO FINO IN FONDO''

SALVINI SENTE PUZZA DI BRUCIATO E METTE LE MANI AVANTI: ''TOCCHI INTERESSI DELLE MULTINAZIONALI, GRANDI SETTORI COME I TABACCHI E I GIOCHI, UNO SQUALO SI AVVICINA SE GLI FAI SENTIRE L'ODORE DEL SANGUE. VOGLIONO FARCI LITIGARE, MA IO NON TEMO UNO JUNCKER O UN MOSCOVICI. SANNO CHE L'UNICO MODO PER SOVVERTIRE LE REGOLE DELLA DEMOCRAZIA È…''


SALVINI DI MAIO FLINSTONESSALVINI DI MAIO FLINSTONES
Che il momento per il governo sia cruciale, lo confermano le parole del vicepremier Matteo Salvini, dopo l'ennesimo botta e risposta con Luigi Di Maio a proposito di rifiuti e termovalorizzatori: "Se non mi fanno saltare - ha detto il leghista a margine dell'Idn 2018 a Milano - io vado fino in fondo".

A scatenare la frase dura di Salvini è anche lo scontro tra il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, dopo che il governo ha di fatto tolto la gestione economica al Coni:

conte salvini di maioCONTE SALVINI DI MAIO
"Ci sono enormi interessi economici in ballo - ha aggiunto Salvini - Ovunque ti muova, vai a toccare interessi economici stratificati da anni. Guardate la reazione del presidente del Coni quando abbiamo messo in discussione l'elefantiaco impianto dello sport italiano dicendo: 'Rimettiamo il timone in mano alle federazioni e allo sport di base'. Tocchi interessi lì, interessi delle multinazionali, delle lobby, dei grandi settori come i tabacchi e i giochi. Penso che ci abbiate votato per rimettere al centro la trasparenza, il denaro pubblico speso bene e l'interesse dei cittadini".
juncker dombrovskisJUNCKER DOMBROVSKIS

La tensione nel governo ha fatto virare l'atteggiamento di solito ottimista del ministro del Carroccio. La tenuta dell'esecutivo non è più una cosa scontata come qualche settimana fa: "Dobbiamo essere compatti - ha aggiunto Salvini - perché uno squalo si avvicina se gli fai sentire l'odore del sangue. Vogliono farci litigare, farci polemizzare, certo l'uscita di qualcuno ogni tanto non aiuta, ma io sono testone, se firmo un impegno vado fino in fondo. La preoccupazione non sono i commissari europei, gli ispettori dell'Onu.

L'unica leva che hanno per sovvertire le regole della democrazia e le scelte degli italiani, è la leva finanziaria. Su quello possono agire, sullo spread, sui mercati, e quindi sul credito. La battaglia è molto più grande di quello che si pensa, il problema non è Juncker o Moscovici. Ma quelle persone che faranno di tutto per svendere le splendide aziende che lavorano nel nostro Paese. È una cosa che impediremo".

Fonte: qui


L'UNICA LORO ARMA E' ISTILLARE LA PAURA!



''SIAMO SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO. SE RIMANE LO SPREAD A 300 ALCUNE BANCHE NON REGGEREBBERO''. 

VIDEO: DE BORTOLI NON LA TOCCA PIANO QUANDO PARLA DEL GOVERNO: ''UNO STUDIO DEL PROFESSOR BALDASSARRI CHE USCIRÀ NEI PROSSIMI GIORNI DICE CHE, SE LE COSE ANDRANNO AVANTI COSÌ, NEI PROSSIMI 3 ANNI IL NOSTRO PAESE AVRÀ 180 MILIARDI DI MAGGIOR DEBITO. E IN CASO DI PROCEDURA D'INFRAZIONE…''

VIDEO - FERRUCCIO DE BORTOLI SULL'ITALIA SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO




Mario Falorni per https://fai.informazione.it/

FERRUCCIO DE BORTOLIFERRUCCIO DE BORTOLI
Lo spread dimenticato. Non ne parla più nessuno o quasi, ma il differenziale tra BTP e Bund non tende a calare... tutt'altro. Negli ultimi giorni, con l'approssimarsi della risposta ufficiale che la Commissione Ue darà alla lettera inviata dall'Italia, con cui il Governo faceva sapere che - in pratica -  non avrebbe cambiato di una virgola la legge di bilancio per il 2019, lo spread oscilla ben al di sopra di quota 300, che ormai è un punto di riferimento stabile da inizio ottobre.

In una intervista alla trasmissione Agorà, su Rai 3, Ferruccio De Bortoli dice che "siamo sull'orlo del precipizio". Se dovesse rimanere uno spread oltre 300 punti, e se a questo si dovesse aggiungere una procedura d'infrazione sul debito, secondo De Bortoli l'Italia verrebe a trovarsi per molti anni in una condizione d'inferiorità e non sarebbe possibile realizzare quella parte di programma sulla quale insistono sia Salvini che Di Maio... oltre al fatto che alcune banche non reggerebbero.

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINILUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI
De Bortoli poi ricorda che nei prossimi giorni uscirà uno studio del professor Mario Baldassarri, del Centro Studi Economia Reale, in cui si dimostra sostanzialmente che, se le cose andranno avanti così, nei prossimi 3 anni il nostro Paese avrà 180 miliardi di maggior debito.

Ma queste valutazioni non sembrano preoccupare il Governo, la cui maggioranza è impegnata a confrontarsi e stuzzicarsi a vicenza su questioni che riguardano sicurezza e rifiuti.

SPREAD DI CITTADINANZASPREAD DI CITTADINANZA
E neppure gli appelli di Tito Boeri fanno breccia nel Governo. Il presidente dell’Inps, in una intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato che "in tutti gli scenari con 62 anni di vecchiaia e 38 di anzianità contributiva viene fuori una crescita della spesa nel tempo. L’idea di una dotazione piatta e costante a sette miliardi l’anno non è minimamente supportata da alcuna delle simulazioni che ci hanno chiesto. Ma quando ho sollevato il problema, ho avuto solo aggressioni verbali e tentativi di screditarmi. A questo punto non vorrei si arrivasse a soluzioni incompatibili con le risorse accantonate. Noi all’Inps per primi ci troveremmo in una posizione difficile".

Non solo le parole di Boeri non paiono preoccupare i vicepremier titolari del Governo, ma neppure il ministro dell'Economia Tria che dovrebbe salvaguardare i conti del Paese.

E ciò che si prospetta nei prossimi giorni è un ulteriore irrigidimento del Governo sulle proprie posizioni.

Fonte: qui


IL DIFFERENZIALE ARRIVA A 322, L'ABI AVVERTE I GIALLOVERDI: ''SE NON SCENDE, CI SARÀ L'IMPATTO SU MUTUI E PRESTITI''. ALCUNI ISTITUTI HANNO GIÀ CORRETTO AL RIALZO LE COMMISSIONI 

GLI INVESTIMENTI DEI GESTORI ESTERI? A SETTEMBRE, CHE PURE ERA INIZIATO CON UN RECUPERO DEI MERCATI, LE VENDITE DEI NON RESIDENTI DI BTP SONO STATE DI 1,5 MILIARDI. 

MENO DEI 17,8 DI AGOSTO MA PUR SEMPRE IN PASSIVO

BORSA: MILANO CHIUDE IN CALO, SI GUARDA CONFRONTO CON UE
 (ANSA) - La Borsa di Milano (-0,29%) chiude in calo, in linea con gli altri listini europei che hanno risentito dell'andamento negativo di Wall Street. Su Piazza Affari ha pesato anche lo stacco delle cedole di Mediobanca (-4,8%), Banca Mediolanum (-1,8%), Terna (-1,5%), Recordati (-1,2%) e Tenaris (-2%) con una incidenza dello 0,18% sul Ftse Mib. Sullo sfondo si guarda al confronto con l'Ue sulla manovra finanziaria.

di maio salviniDI MAIO SALVINI
Archivia la seduta in rialzo lo spread tra Btp e Bund tedesco a quota 322 punti base con il rendimento del decennale italiano al 3,59%. In calo anche il comparto energetico con Saipem (-3,6%), Eni (-1,2%), Italgas (-0,5%) e Snam (-0,1%). In rosso Astaldi (-18,4%), Ferragamo (-3,3%) e Luxottica (-2%). Archivia la seduta in positivo Tim (+3,9%), con il nuovo amministratore delegato e la prospettiva più concreta di scorporo della rete. Tengono le banche con Carige (+5,8%), Banco Bpm (+3,2%), Ubi (+1,8%) e Bper (+0,9%).


ALLARME ABI, LO SPREAD CALI O IMPATTO SU PRESTITI
Andrea D'Ortenzio per l'ANSA

Le banche stanno continuando a sostenere l'economia ma se lo spread, alimentato dalle voci di uscita dell'euro e dallo scontro con la Ue, dovesse restare sui 300 punti o peggio aumentare - come è accaduto oggi che ha chiuso a 322 punti base - gli effetti non tarderanno a farsi sentire anche sul comparto bancario e, in ultima analisi, su tutta la crescita del paese.

ANTONIO PATUELLI GIOVANNI TRIA GIUSEPPE GUZZETTI IGNAZIO VISCOANTONIO PATUELLI GIOVANNI TRIA GIUSEPPE GUZZETTI IGNAZIO VISCO
 L'Abi lo aveva già sottolineato nelle scorse settimane ma ora che il 2018 sta volgendo alla fine e i toni con Bruxelles del governo non accennano a placarsi, l'associazione bancaria mette nero su bianco una serie di effetti dal perdurare del differenziale con il Bund: dall'erosione del capitale delle banche, all'aumento dei tassi sui prestiti oltre che a una loro riduzione in quantità. Finendo, in ultima analisi, in minori investimenti, diminuzione del risparmio, aumento del costo del debito, provocando così un impatto negativo sul Pil già in rallentamento. Non giovano poi i dati della Banca d'Italia sugli investimenti dei gestori esteri: a settembre, che pure era iniziato con un recupero dei mercati, le vendite dei non residenti di Btp sono state di 1,5 miliardi.

Meno dei 17,8 di agosto ma pur sempre in passivo. Sui mercati prosegue così una visione di sfiducia degli operatori e una forte volatilità come si è visto nei giorni scorsi. Malgrado l'esecutivo abbia più volte dichiarato di non voler uscire dall'euro lo scontro con la Ue sulla manovra di bilancio non si è ricomposto. Il presidente Abi Antonio Patuelli sottolinea come almeno sia un segno di maturazione nel paese e nel dibattito politico (sebbene non sui social e fra la base della maggioranza) "che nessuno ne parli più".

DI MAIO SPREADDI MAIO SPREAD
 "L'uscita dall'euro sarebbe una pazzia e comporterebbe un effetto devastante sul debito pubblico, immaginate i tassi al tempo della lira sul debito, attuale e prospettico". Ma il presidente Abi sottolinea come come un alto spread "appesantisca tutta la catena" e possa colpire sia le banche che i conti pubblici. E se non si può parlare di un livello 'insostenibile' per le banche alcuni lo avevano fissato a 400 punti ndr), certo anche l'attuale di 300 provoca appunto danni e potrebbe portare al credit crunch.

Un fenomeno questo che ancora non si è verificato, rileva l'Abi, con le banche che hanno aumentato i prestiti a famiglie e imprese anche a settembre mentre per il 2019 (ma la stima è di luglio) dovrebbero salire ancora del 2,5%. Alcune banche tuttavia hanno già segnalato correzioni al rialzo sui nuovi prestiti e si vedrà se questo si rifletterà anche su commissioni e costi. Peraltro nel 2017, come segnala Banca d'Italia, le spese di gestione dei conti correnti sono saliti di 1,8 euro a 79,4 euro annui.

MUTUIMUTUI
Gli istituti di credito comunque rivendicano di aver 'fatto i compiti a casa' dimezzando gli Npl a 39,8 miliardi di settembre 2018 dal picco del 2015 di 88,8 miliardi grazie anche alla spinta della Gacs. Ma se la Bce e l'euro hanno operato da 'ombrello' e 'spinta' nella crisi, certo le regole europee sulla gestione delle crisi non hanno aiutato. Gli istituti italiani hanno messo 12 miliardi di euro a fondo perduto, rileva l'Abi, una cifra che avrebbe potuto essere molto inferiore se fossero stati usati i vecchi strumenti come il Fondo tutela depositi.

Troppo confuse, lente e macchinose le norme, le procedure e le interpretazioni dell'Srb e dell'Antitrust Ue sulla gestione delle crisi, lamenta l'Abi. Un problema che va risolto anche perchè l'unione bancaria è in stallo e le crisi di banche di dimensioni non grandi possono ugualmente impattare molto sul comparto e la stabilità come ha insegnato la vicenda delle banche venete.

Il prossimo appuntamento è quello delle norme sugli Npl e sul Mrel. Le banche sperano in una proposta ragionevole che tenga conto della situazione dei tribunali italiani (molto più lenti) e dell'economia in rallentamento. La rigidità degli scorsi anni della Ue infatti, lamentano, è stata una delle cause di una minore crescita dell'Europa rispetto agli Stati Uniti.

Fonte: qui


sabato 1 settembre 2018

ECCO COME IL SOLITO PRODI HA REGALATO A DE BENEDETTI E CRAGNOTTI LA SME, CHE RIUNIVA TUTTE LE ATTIVITÀ AGROALIMENTARI DELL’IRI

DA QUELLA SVENDITA (CHE LO STESSO GIORGIO NAPOLITANO DEFINÌ UN FURTO) SONO DERIVATI I DUE PIÙ GRANDI SCANDALI FINANZIARI DELLA REPUBBLICA: IL CRAC DI PARMALAT E CIRIO, CHE HANNO MESSO SUL LASTRICO 100MILA RISPARMIATORI CON UN BUCO DI OLTRE 4 MILIARDI  

Carlo Cambi per “la Verità”

ROMANO PRODIROMANO PRODI
Gira in Rete il filmato di una ragazza saggia, per quanto arrabbiata, che apostrofa Romano Prodi: «Non possiamo dimenticare che lei, come presidente dell' Iri, ha svenduto il patrimonio economico italiano. Lei partecipò in prima persona alla nascita dell' euro, come premier e come presidente della Commissione europea.

Lei ha svenduto il nostro futuro in cambio di cosa? Abbiamo ottenuto la libertà di andare all' estero a fare i camerieri o di vivere una vita di precarietà e miseria. Le chiedo che riconosca i suoi errori e magari ci chieda anche scusa».

Vale più di un trattato sulle privatizzazioni il grido di «Cristina, di Rethinking economics di Bologna» perché questa è tutta la verità sul disastro che Romano Prodi, con l' ottima compagnia di Mario Draghi, Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi e Mario Monti, ha provocato all' Italia.

cragnottiCRAGNOTTI
La svendita dell' agroalimentare dell' Iri è però un capitolo a parte: è la summa del disastro e una tavola ben apparecchiata per gli amici degli amici: Unilever, Benetton, De Benedetti, passando per tutto il sottobosco affaristico prima Dc e poi ulivista.

Il caso Sme è la plastica rappresentazione dell' incapacità di quelli che sono diventati personaggi dal sapere economico mitologico, «prenditori» protetti da Confindustria e foraggiati da un sistema bancario complice, in azione dal 1985 al 1994.

All' ombra della Sme - un agglomerato che andava da Motta a Cirio, da Bertolli ad Autogrill, dai surgelati ai supermercati, che nel 1985 fatturava oltre 800 miliardi di lire e dava utili consistenti - si sono consumate vendette, scontri tra cooperative e industrie, il tutto in un turbinare di carte bollate che hanno seguito - in Italia la giustizia va così - il corso degli eventi politici.

fratelli benettonFRATELLI BENETTON
Più si consolidava l' idea dell' Ulivo con Prodi conducator, più i tribunali si occupavano non del disastro prodotto dal Professore, ma di chi lo aveva contrastato. Dalla svendita Sme sono derivati i due più grandi scandali finanziari della Repubblica italiana: il crac di Parmalat e Cirio, che hanno messo sul lastrico oltre 100.000 risparmiatori, con un buco di oltre 4 miliardi di euro, dando un colpo mortale alla credibilità internazionale del sistema finanziario italiano.

de benedetti 2DE BENEDETTI 2



I risparmiatori saranno i veri pelati di Stato, altro che le conserve che Prodi ha svenduto a Sergio Cragnotti, senza passare dal via. Ma ovviamente oggi nessuno ne parla più perché protagonisti di quei casi furono Sergio Cragnotti e Calisto Tanzi, protettissimi dalla Dc e molto amati da Prodi.

Complice ne fu Cesare Geronzi, il padrone di Banca di Roma (abbiamo visto ieri che fu creata apposta per fare da pronta cassa per le svendite prodiane) condannato a 4 anni al termine di un processo durato 15 anni. Dalla disgraziata svendita della Sme è derivata la perdita di centralità del nostro agroalimentare.

CALLISTO TANZICALLISTO TANZI
Ed è bene sapere che se c' è il caporalato al Sud, se chi produce latte non ce la fa a tirare avanti, se la grande distribuzione è diventata intoccabile e strozza gli agricoltori, se Francia e Spagna hanno fatto banco sulle nostre eccellenze agroalimentari, tutto questo va sul conto di questa operazione.

La storia è complessa e ci vide lungo Bettino Craxi che al di là della damnatio memoriae costruita dagli ultimi epigoni del Pci, diventati improvvisamente liberisti, ebbe a dire nel 1997 dall' esilio di Hammamet: «Si presenta l' Europa come una sorta di paradiso terrestre; l' Europa per noi, nella migliore delle ipotesi, sarà un limbo, nella peggiore sarà un inferno.
geronzi cucciaGERONZI CUCCIA

La cosa più ragionevole era pretendere la rinegoziazione dei parametri di Maastricht. Perché se l' Italia ha bisogno dell' Europa, l' Europa ha bisogno dell' Italia e l' Italia è un grande Paese».

Sembra la chiosa alla protesta di Cristina e Craxi fu colui che impedì che Prodi regalasse a Carlo De Benedetti tutto l' agroalimentare italiano per una cifra quattro volte inferiore al valore poi realizzato (probabilmente meno della metà del valore reale).

Tutto ebbe inizio nell' aprile del 1985 quando Bruno Visentini, repubblicano, viene avvertito da Giancarlo Elia Valori (il grande capo della Sme irizzata) che Prodi, arrivato a presiedere l' Iri già dal 1982, voleva fare un regalo a Carlo De Benedetti e battezzò l' affare come «quel pasticciaccio brutto di via Veneto».
CIRIOCIRIO

C' era il leit motiv alimentato bene da Prodi che comprava pubblicità sui giornali: lo Stato non può né sfornare i panettoni né fare i pelati, nonostante Pietro Armani, vicepresidente dell' Iri in quota Pri, e Giancarlo Elia Valori dimostrassero, bilanci alla mano, che la Sme si avviava a produrre buoni utili.

Ma nel frattempo Carlo De Benedetti con la Cir si era comprato la Buitoni-Perugina per 160 miliardi. Un anno dopo la rivenderà alla Nestlé per 1.600 miliardi e si guadagnerà il soprannome di CoBaVe che sta per Compra baratta e vendi. Che il gruppo Buitoni-Perugina sia stato poi spolpato non interessa più a nessuno.
CARLO DE BENEDETTICARLO DE BENEDETTI

Prodi ha in testa il modello tedesco e per inseguirlo distruggerà l' economia italiana. Così vuole dare la Sme a De Benedetti per costruire un solo polo dell' agroalimentare. I due si mettono d' accordo in gran segreto - Prodi avvertirà solo Clelio Darida, allora ministro dc delle Partecipazioni statali -per una cifra ridicola: De Benedetti offre meno di 1.100 lire ad azione quando la quotazione è di 1.270.

Il 29 aprile del 1985, nelle stanze di Mediobanca, Prodi e De Benedetti firmano, presente Enrico Cuccia, il preliminare d' acquisto: la Buitoni-Perugina rileva dall' Iri il 31% di Sme per 397 miliardi e un ulteriore 13% di azioni viene valutato 100 miliardi.

craxiCRAXI
Giorgio Napolitano, allora comunista, fa il diavolo a quattro e parla di furto, Craxi si mette di traverso e blocca tutto. Si organizza una cordata alternativa composta da Silvio Berlusconi, Ferrero e Barilla. La vendita sfuma e ne nasce un contenzioso che va avanti 13 anni e su cui si incardinerà anche il famoso «processo Sme» che terrà il Cav imputato per quasi 10 anni.

Secondo la Procura di Milano aveva comprato le sentenze per impedire il trasferimento della Sme a De Benedetti. Cesare Previti e il giudice Renato Squillante furono condannati, Berlusconi completamente assolto. Ma nessuno ha invece indagato sulla seconda vendita di Sme. Si materializza nel 1993 quando alla presidenza dell' Iri c' è Franco Nobili che ha deciso di vendere a pezzi: Italgel, Gs e Autogrill, Cirio-Bertolli-DeRica.
NAPOLITANO SENATONAPOLITANO SENATO

Scoppia Tangentopoli, Antonio Di Pietro arresta Nobili, che resta in galera due mesi e poi viene completamente scagionato, ma tanto basta per far tornare all' Iri Romano Prodi.
E lui, trovandosi lo spezzatino preparato da Nobili, si bea della vendita della Sme. Ma fa colossali errori ed enormi favori.

Il primo favore è per la Nestlè: gli dà Italgel per 680 miliardi quando Nobili aveva già concordato 750. Il secondo lo fa ai soliti Benetton. Ci sono in ballo gli Autogrill e i veneti, che già pensano ad Autostrade e si portano a casa i ristoranti insieme ai supermercati Gs. Ai Benetton vanno anche i ristoranti Ciao, il marchio Pavesi e proprietà immobiliari.
AUTOGRILL 3AUTOGRILL 3

Tutto per 740 miliardi. Rivenderanno i supermercati al gruppo francese Carrefour - di fatto aprendo le porte dell' Italia alla grande distribuzione d' Oltralpe per 5.000 miliardi di lire.
Secondo due procure, Perugia e Salerno, ai Benetton alla fine sono rimasti in tasca poco meno di 5.000 miliardi di lire e la rete Autogrill. Ma lo scandalo vero è la privatizzazione della Cdb (Cirio-Bertolli-De Rica).

Prodi la mette a bando per un valore di 380 miliardi, la metà di quello stimato dagli advisor.
Si fa avanti subito la Granarolo (Legacoop), ma Prodi sa già a chi vuole vendere. Il Pci cerca d' impallinarlo ma lui resiste: i pomodori sono per Cragnotti, il latte per Tanzi, ma serve un intermediario per non farla troppo sporca.

PRODI PRETEPRODI PRETE
Compare così Carlo Saverio Lamiranda di Acerenza, pupillo di Ciriaco De Mita. La sua cooperativa Fisvi raggruppa produttori di pomodori e ha un capitale sociale di 50 milioni di lire. Eppure Prodi prosegue con Lamiranda, che si fa dare da Cesare Geronzi una fideiussione da 50 miliardi.

Prodi assegna alla Fisvi le quote e prima che la finanziaria delle coop agricole lucane abbia pagato una sola lira Lamiranda gira la Bertolli (il più prestigioso marchio di olio d' Italia) alla Unilever per 253 miliardi. Unilever, di cui Prodi è stato consulente fino a poco prima di tornare all' Iri, rivenderà poi agli spagnoli guadagnandoci un centinaio di miliardi.

CRAGNOTTICRAGNOTTI
Con i soldi di Bertolli, Lamiranda paga la prima tranche all' Iri, poi costituisce con Cragnotti la Sagrit girandogli la Cirio. L' affare viene fatto, presente Prodi, nell' ufficio di Cesare Geronzi, che di fatto presta a Cragnotti, via Lamiranda, i soldi per comprare la Cirio e il latte. Cragnotti poi girerà a Parmalat il latte, realizzando una plusvalenza fittizia che è alla base del crac di Cirio e Parmalat.

luciano giuliana gilberto benettonLUCIANO GIULIANA GILBERTO BENETTON



Lamiranda resta con pochi spiccioli, ma soprattutto finirà processato: il classico pesce piccolo che paga per tutti. Il 24 febbraio del 1996 Prodi riceve un mandato di comparizione dal pm romano Giuseppe Geremia per abuso d' ufficio.

Geremia a novembre chiederà il rinvio a giudizio, ma di quel procedimento si sono perse le tracce. Come nessuno ha mai indagato su quanto denunciato dal Telegraph. Secondo il quotidiano britannico nel 1994 Unilever fece un bonifico di 4 miliardi alla società di studi economici Asa di Romano Prodi e della moglie Flavia, via Goldman Sachs. Perché? A nessuno è interessato saperlo.

i meme sui benetton e il crollo del ponte di genovaI MEME SUI BENETTON E IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVA
Come a nessuno è interessato sapere che dalla privatizzazione a spezzatino inventata da Nobili lo Stato incassò più di 2.000 miliardi: dieci anni prima Prodi voleva dare la Sme a De Benedetti per una cifra quattro volte inferiore.

Ma soprattutto a nessuno interessa che, smembrata la Sme, la grande distribuzione oggi non è più italiana: la Parmalat è di Lactalis e la Bertolli è degli spagnoli. E tutti lucrano sui nostri agricoltori. Ha ragione Cristina: «Hanno svenduto il futuro in cambio di che cosa?».

Fonte: qui

martedì 5 dicembre 2017

AAA ITALIA VENDESI

IERI SERA SU ‘REPORT’(RAI): LA GERMANIA SI MANGIA LA FRANCIA, ANZI È LA FRANCIA CHE SI È MANGIATA NOI: UNICREDIT, TIM, GENERALI, MEDIOBANCA, BNL, CARIPARMA, MEDIASET, FENDI, BULGARI, BRIONI, GUCCI ECCETERA ECCETERA 

INTERVISTE A CALENDA, PRODI, BONO, SAPELLI (VIDEO)

IN ONDA IERI SERA 21.10, RAI 3

VIDEO - raiplay.it

GIULIO SAPELLI- ECONOMISTA
Adesso il governo fa la Golden Power, ci pensa su, dopo che questi hanno mentito davanti alla Consob. Fior fiore di avvocati italiani sostengono uno che nomina il top management e non ha il controllo di un’azienda? Ma ragazzi, se io se dovessi dire questo ai miei studenti mi pigliano a pomodorate no?

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO
romano prodiROMANO PRODI
Chi controlla Telecom ha la possibilità di controllare dati  e tabulati di 40 milioni di utenze tra fisse e mobili. Poi controlla anche la società   Telsy  che distribuisce telefonini e apparati criptati per le istituzioni nazionali e internazionali. Poi controlla anche Telecom San Marino, il gruppo Tim Brasil che ha oltre 60 mln di utenze. Poi path.net  che è la piattaforma dove viaggiano i dati della digitali della pubblica amministrazione. Poi Persidera che è l’operatore di rete indipendente dotato di cinque multiplex digitali nazionali.

Controlla anche Tivùsat, che è la piattaforma satellitare che veicola il digitale terrestre. Inwit  che è il primo gestore di torri per la telefonia mobile, il secondo in tutta Europa. Controlla soprattutto  Sparkle, che è praticamente la rete di cavi sottomarini che collega l’occidente, l’Italia, dove passa il traffico internet verso la Turchia, l’Iran e Israele.

BOLLORE BERLUSCONIBOLLORE BERLUSCONI
Insomma su quella rete, sulla rete Telecom passano le informazioni piu’ sensibili dei nostri ministeri, forze dell’ordine, degli apparati di sicurezza, degli ospedali, delle imprese, delle ambasciate, delle industrie. 

Ed è per questo che è considerato un asset strategico, e il governo può applicare  il golden power, cioè il potere di controllo, ma fino a dove arriva questo controllo?

Grazie ad un complesso schema di finanziarie controlla un gruppo che,  viene stimato, dovrebbe valere oltre  7 miliardi di dollari. È presente, oltre che in Europa, in Asia e Africa, ha interessi oltre che nelle banche, nelle assicurazioni, nelle telecomunicazioni,  nella produzione cinematografica e in quella dell’ intrattenimento. Anche  nei  trasporti, logistica, ferrovie, porti, componenti per auto elettriche. Ecco ha interessi anche nell’agroalimentare dove,  tra i prodotti che spinge di più sono i vini francesi di eccellenza. 

Ma Bollorè pare avere il vizietto delle scalate nell’ombra. Per aver tentato di scalare, dando informazioni fuorvianti e false al mercato, è stato sanzionato dalla Consob per 3 milioni di euro e interdetto all’occupare cariche per 18 mesi in società quotate. Questo perché aveva tentato di scalare la PREMAFIN dei LIGRESTI  Poi all’inizio di quest’anno, in seguito ad una denuncia di Berlusconi, è stato posto sotto indagine dalla procura di Milano, con l’accusa  di aggiotaggio per aver tentato di acquisire  la Mediaset.
SIGFRIDO RANUCCISIGFRIDO RANUCCI

Ecco, insomma, volendo prenderla un po’ a ridere, sulla rete che controlla Bollorè passano le telefonate della Consob che l’ha sanzionato, anche quelle nostre e della Rai che stiamo facendo un’inchiesta sul suo gruppo. Riuscirà il nostro governo a rimettere le mani sulla rete così strategica? L’ex premier Matteo Renzi aveva creato una società, Open Fiber, con pezzi di stato dentro, Enel e Cassa Depositi  e Prestiti.  Ed ora la partita si gioca sull’ultimo miglio. 

GIOVANNA BOURSIER

Vivendi ha la maggioranza in Cda da maggio 2017, ma è solo a fine luglio, quando l’amministratore delegato Flavio Cattaneo esce con 25 milioni di liquidazione e il Cda vota direzione e coordinamento, che il governo si accorge che dovevano notificargli il controllo. I francesi negano di averlo, ma il 13 settembre la Consob li smentisce: Vivendi ha il controllo di fatto di Tim. Il governo può applicare il Golden Power, cioè il potere speciale che gli consente di blindare le società strategiche per l’interesse nazionale.

JONELLA LIGRESTIJONELLA LIGRESTI
MINISTRO CARLO CALENDA
Io l’ho esercitato, secondo me, diciamo, quando c’erano gli estremi per esercitarlo.

GIOVANNA BOURSIER
Però loro controllano da prima perché quando è che salgono? Com’è che nessuno si accorge che a un certo punto Vivendi sta salendo nella maggioranza Telecom e governa tutto il Cda?

MINISTRO CARLO CALENDA
No, se ne sono accorti tutti del fatto che Vivendi stava salendo. Io come ho detto, come mi è capitato di dire al presidente allora che venne qui, gli ho detto questa è una operazione dove pensate di trattare noi come la Guiana francese.

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO
Adesso Depuyfontaine è diventato presidente di Telecom, mentre il nuovo Amministratore Delegato è Amos Genish, entrambi Vivendi. A ottobre Calenda applica il Golden Power per la prima volta in Italia, sulla rete, compresa Sparkle, che è quella sottomarina, per interesse nazionale.

MINISTRO CARLO CALENDA
ligrestiLIGRESTI
Le prescrizioni del Golden Power prevedono una persona nel consiglio di amministrazione. Il fatto che loro non possono muovere asset dall’Italia che riguardano la sicurezza della rete, gli investimenti sulla rete, e tutta un’altra serie di prescrizioni molto dettagliate. Quello è interesse nazionale. Il fatto di disquisire sulla nazionalità degli azionisti non lo è, anche perché, faccio osservare, che non è che Telecom dagli azionisti italiani sia stata gestita così bene, no?

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO
Ancora adesso Telecom ha debiti per 25 miliardi netti, su un fatturato di 19 miliardi.

GIOVANNA BOURSIER
A garantire quei debiti è la rete?

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Sì, la rete potrebbe valere intorno ai 15 miliardi, ovviamente sarà il mercato a decidere

GIOVANNA BOURSIER
Ma è un peccato se ce la giochiamo, perché sarebbe un’azienda che invece potrebbe…

GIULIO SAPELLI- ECONOMISTA
GIOVANNA BOURSIERGIOVANNA BOURSIER
Senta, senta, noi quando è cominciata la telefonia mobile potevamo essere un’azienda leader, poi abbiamo cominciato a perdere i pezzi.

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO
Intanto è diventata a maggioranza francese, e il problema del governo è diventato tenersi la rete. Già nel 2013, l’allora Presidente, Franco Bernabè, voleva scorporarla dalla telefonia, quando a scalare Telecom era la spagnola Telefonica, ma il governo Letta dice no. Adesso trattiamo per riprendercela. Perché ci passano i cavi, le informazioni, i dati.

GIOVANNA BOURSIER
Lei è per lo scorporo della rete?

MINISTRO CARLO CALENDA
Sì, io l’ho detto tante volte.

GIOVANNA BOURSIER
E se si scorpora la rete dobbiamo pagarla?

MINISTRO CARLO CALENDA
Io quello che non voglio fare è una cosa in cui lo stato italiano si mette a negoziare con un privato su una cosa di cui non sappiamo il valore, e finisce, nella storia dell’Italia, per pagarlo molto di più di quello che vale. Non ci credo a questo. Penso che la scelta giusta debba essere una scissione societaria che viene quotata sul mercato, come è stato fatto in Inghilterra, che ci siano due società, una che si occupa della rete e una dei servizi.
GIULIO SAPELLIGIULIO SAPELLI

STEFANO PILERI – AMMINISTRATORE DELEGATO ITALTEL
A questa rete è connesso, e sarà sempre più connesso, tutta la struttura industriale del Paese, la pubblica amministrazione.

GIOVANNA BOURSIER
Che cosa passa sulla rete?

STEFANO PILERI – AMMINISTRATORE DELEGATO ITALTEL
Le telefonate. E c’è un altro servizio importante che viaggia sulle reti di telecomunicazioni e che è diventato la… è diventato quello più utilizzato, è il servizio di accesso e navigazione ad internet. Se non evolve, sarà più difficile fare iniziative industriali.

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO
Per questo bisogna fare la fibra, che vuol dire sicurezza, velocità e sviluppo del Paese, che altrimenti resta indietro. Ma Tim, indebitata, la banda larga la promette da anni e manca sempre l’ultimo miglio, cioè il tratto fino a casa, che è ancora in rame. Per fare la banda larga nelle zone svantaggiate, due anni fa Renzi ha fatto Open Fiber, 50% Enel e 50% Cassa Depositi e Presiti. Presidente Franco Bassanini, ex Cassa Depositi e Prestiti. Anziché tenerci la rete e migliorarla, ne abbiamo fatta un’altra.

GIOVANNA BOURSIER
Quindi Renzi dice: Cassa Depositi e Prestiti è Enel, fatelo voi l’ultimo miglio perché Telecom non ha una lira.

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Sì.

GIUSEPPE BONOGIUSEPPE BONO
GIOVANNA BOURSIER
Cioè uno dice: ci troviamo con due società della rete che adesso, tra l’altro, litigano?

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Sì, questo è vero. Da una parte ci sono degli effetti positivi, in quanto Telecom in questi ultimi anni sta correndo, perché ha già cablato il 70% degli armadi, e sta correndo perché è entrata Open Fiber. Quindi si è creata una concorrenza che prima non c’era. Però, al tempo stesso, c’è il pericolo della duplicazione dei costi, cioè due operatori che costruiscono due reti parallele.

GIULIO SAPELLI- ECONOMISTA
Ma che bisogno c’era di fare..? Avevamo già una rete fissa. non c’era nessun motivo che, per avvantaggiare l’Enel che è un’azienda pubblica?

GIOVANNA BOURSIER
Il governo le risponderebbe che Telecom non l’avrebbe fatta la banda larga?

GIULIO SAPELLI- ECONOMISTA
In ogni caso io non mi metto a fare come azienda pubblica qualcosa che c’è già. Perché devo darla a un’altra impresa, all’Enel? Ma perché? Ma l’Enel poi fa energia elettrica, no? Non lo so. È un mondo fuori squadra e non si spiega se non per potentissime lobbies nascoste, italiane e non italiane, che lavorano e premono su i decisori politici.

GIOVANNA BOURSIER
Verrebbe da dire che forse Renzi era l’unico che si era accorto che il controllo di Telecom lo stavano prendendo i francesi, e quindi gli ha fatto una società italiana per fare concorrenza alla Francia…

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Esattamente, esattamente, esattamente. Sembra una partita a scacchi tra i due governi.

GIOVANNA BOURSIER
mustierMUSTIER
Però l’ha fatta male, perché alla fine invece il grosso della rete ce l’ha Bollorè, ce l’ha Vivendi, e l’Italia si ritrova con una società che deve fare ‘sto ultimo miglio.

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
C’è una situazione sicuramente di attrito conflittuale, sicuramente questo c’è. Il governo è stato molto aggressivo nei confronti di Telecom Italia. Però con la fusione delle due reti si possono dare tantissimi vantaggi agli italiani.

GIOVANNA BOURSIER
Bisogna vedere se i francesi adesso accettano di farla.

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Sì, secondo me si farà.

MINISTRO CARLO CALENDA
Dall’altro lato noi stiamo incominciando a ragionare su un’integrazione tra Naval Group, che è il gruppo francese che fa militare, e Fincantieri che fa militare e civile.  Nascerebbe un grandissimo player, il più grande del mondo.

GIOVANNA BOURSIER
Adesso i francesi vogliono ampliare l’accordo al militare: per fare le navi da guerra Fincantieri si allea con Naval Group, che è il triplo di noi, e il problema diventa Leonardo, l’ex Finmeccanica, che fornisce i sistemi di difesa, dai radar alle mitragliatrici, come la francese Thales con Naval Group. Se adesso le commesse in maggioranza vanno a loro, rischiamo di restare a bocca asciutta. L’amministratore delegato, Alessandro Profumo, è preoccupato. Si parla di centinaia di milioni di fatturato e circa 40mila lavoratori. L’amministratore delegato Fincantieri il 21 novembre, viene audito in Senato.

GIOVANNA BOURSIER
Però alla fine controllano i francesi questo accordo, perché l’1% è in prestito.

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
BNP PARIBASBNP PARIBAS
Controlla chi? Scusi eh: controlla chi è capace.

GIOVANNA BOURSIER
No, scusi , l’1% lo danno in prestito sotto verifica?

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Sono tutte fesserie. Noi non facciamo “Coppi e Bartali”, noi facciamo industria. Nell’industria vince chi sa fa le cose meglio, non chi comanda.
GIOVANNA BOURSIER
Però dott. Bono lei cercava di fare un accordo in cui l’Italia emergesse, no? Prendersi i cantieri coreani e riuscire a fare la nostra produzione con dei bacini lunghi un chilometro. È vero o no che i francesi l’han fermata?

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Non è vero per niente, non è vero per niente. Noi in Italia certamente abbiamo i bacini, lo spiegavo anche alla Commissione, abbiamo i cantieri che c’hanno più di 100 anni.

GIOVANNA BOURSIER
Cioè perché volevamo i cantieri coreani?

GIUSEPPE BONO- AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Noi partecipiamo al consolidamento dell’industria europea.

GIOVANNA BOURSIER
Il dubbio è che le condizioni le dettino i francesi.

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Ma no…

GIOVANNA BOURSIER
E allora perché Profumo è preoccupato? Dice tutte le attrezzature.

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Non lo so, non ne voglio parlare.

GIOVANNA BOURSIER
Non vuole parlare di Profumo?
alessandro profumoALESSANDRO PROFUMO

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Io parlo delle cose che facciamo noi e le navi militari le facciamo noi.

GIOVANNA BOURSIER
E Profumo però vuole continuare a fare, perché se no è un altro patrimonio italiano che ci giochiamo?

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Ma perché ce lo dobbiamo giocare? Se andiamo all’estero e il signor Pincopalla dice voglio i sistemi di Thales noi abbiamo stabilito che tanto i sistemi di Thales non ci possiamo fare niente perché se il cliente vuole quello, ci saranno le compensazioni tra di noi a favore di Finmeccanica.

GIOVANNA BOURSIER
E lì c’è Profumo preoccupato?


MINISTRO CARLO CALENDA
E c’ha ragione. Bisogna essere molto preoccupati. Ma noi non dobbiamo rinunciare a ingaggiarci, o a fare un grande progetto internazionale perché abbiamo paura di costruire una cosa e pensiamo di soccombere con i francesi. Dobbiamo porre delle condizioni che non ci facciano soccombere.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO
Ce la stiamo mettendo tutta per non soccombere: non è facile. Intanto Macron ha mostrato i muscoli, ha fatto saltare un accordo già raggiunto e c’ha infilato  una società francese che turba i sogni di profumo. Poi, per accontentarci, ci hanno affittato l’un per cento per controllare, e’ una golden share al contrario. Gli riesce facile a casa loro. 

philippe donnetPHILIPPE DONNET
Pero’ uno si chiede ma perche’ tanti pezzi d’italia in mano ai francesi. Consentiteci un ragionamento. In questi anni gli abbiamo consegnato il controllo di alcune banche :  Bnl  e’ della francese Bnp Paribas, Cariparma di Credit Agricole, hanno messo le mani pure sul credito valtellinese. Unicredit   ha come ad il francese Mustier, multato anche lui dalla Consob francese, per insider trading, Mustier, con Bollorè ha il 16% di un patto di sindacato che possiede a sua volta il 28% di Mediobanca e quindi ne controlla la Governance.

E Mediobanca a sua volta col 13% controlla il nostro piu’ grande gruppo assicurativo,  e il cui top manager  è il francese Donnet. Uomo sempre di Bollore’. Ne discende che 3 francesi, Mustier, Bollorè e Bonnet,  hanno in mano parti strategiche del sistema  finanziario italiano. Possono conoscere la solidita’ e le criticita’ delle nostre aziende, e se c’è qualcuna da scalare .

Chi appoggiano? Gli viene meglio se parla la stessa lingua.  Tornando alla nostra politica industriale, le banche creditrici  hanno avuto un ruolo anche in Sardegna.  Un ospedale costruito dal san Raffaele, sta per marcire, chiedono aiuto gli arabi. Che non vengono per beneficenza. Ma in cambio di pezzi di Costa Smeralda. Un piatto  ghiotto anche per altri  costruttori. Sempre che non si metta di traverso  un pastore sardo, cocciuto, che per non rinunciare alla  casa , e all’emozione di affacciarsi sul suo mare e’ disposto  a rinunciare a 700 milioni di euro.  

Fonte: qui