9 dicembre forconi: Iri
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lunedì 3 settembre 2018

BENETTON – NON SOLO MAGLIONI, AUTOSTRADE E AEROPORTI: NEL 1998 LA FAMIGLIA SI PRESE DALL'IRI (OVVIAMENTE A SALDO) ANCHE LA TENUTA DI MACCARESE, LA PIU' GRANDE FATTORIA D'ITALIA, CHE CONFINA CON L'AEROPORTO DI FIUMICINO.


DEI 1.300 ETTARI PREVISTI PER IL RADDOPPIO DELLO SCALO (PORTATO AVANTI DAL GOVERNO LETTA), MILLE SONO DI PROPRIETÀ DEI BENETTON..
Carlo Cambi per “la Verità”

Avete mai visto una mucca che vola? 

No? 

Ebbene, nelle privatizzazioni all' italiana può capitare anche che le vacche decollino o atterrino. 

Dove? 

Ma a Fiumicino. 

E nell' interesse di chi? 

La riposta è facile: dei Benetton, che hanno usato le dismissioni dell' Iri come un supermercato in quella felice (per loro) stagione che va dal 1998 al 2008, i dieci anni che hanno sconvolto lo Stato imprenditore. A rileggere alcune cronache del tempo i signori di Montebelluna passano anche da salvatori della patria.
maccarese 3MACCARESE 

Partiamo da una privatizzazione che dal punto di vista della massa di quattrini è minore, ma che ebbe allora un valore simbolico altissimo e che oggi serve a comprendere come le «svendite» siano state una spoliazione del patrimonio pubblico per redistribuire quella ricchezza (costruita solo con le tasse degli italiani) a vantaggio di alcuni ristrettissimi circoli, escludendo qualsiasi possibile concorrenza.

luciano giuliana gilberto benettonLUCIANO GIULIANA GILBERTO BENETTON
Non solo: in qualche caso potrebbe accadere che lo Stato sia costretto a ricomprare, sotto altra forma e consentendo enormi guadagni a chi acquistò con le privatizzazioni, ciò che aveva venduto.

Tutto si svolge lungo il litorale romano da via della Magliana a Fiumicino, passando per Torre in Pietra. Lungo la costa si estende una delle aziende agricole più importanti d' Europa: è la Maccarese. Ha una storia gloriosa e tormentatissima.

maccarese 14MACCARESE
Di fatto un' eredità di Benito Mussolini, che la fa diventare l' emblema delle bonifiche e la mette in collo all' Iri di Alberto Beneduce. Maccarese con la Repubblica diventa il luogo di spartizione del potere tra sindacati, centrali agricole e partiti. Arriva ad avere fino a 900 dipendenti e perde montagne di quattrini. Nel 1982 si tenta una prima vendita, nel 1986 si decide di chiuderla, ma succede il finimondo e l' Iri continua a sovvenzionarla anche se ha un passivo di 3 miliardi di lire l' anno.
maccarese 20MACCARESE

Ha però una funzione: con frutteti, vigneti, oliveti, una novantina di case coloniche, greggi di pecore, vacche, maiali e laboratori di trasformazione è l' emblema dell' azienda agricola mediterranea, estesa su 3.300 ettari dove i boschi e le pinete che arrivano fino alla spiaggia sono un paradiso in terra.

Un' azienda che se ben condotta potrebbe fruttare. Basterebbe gestirla come la confinante tenuta del castello di Torre in Pietra che appartenne al fondatore e direttore del Corriere della Sera, Luigi Albertini (oggi è degli eredi). Ma Maccarese era una sorta di albergo a ore del potere: tutti se avevano da sistemare un parente o volevano fare una vacanza finivano lì.

Una gara su misura
fratelli benettonFRATELLI BENETTON
Per cercare di vendere la megafattoria l' Iri la passa a Iritecna e quando si apre la stagione dei saldi di Stato Maccarese è tra i primi oggetti a essere «banditi». Logico che a comprarsela fosse un gruppo agricolo. Invece no perché l' offerta della cooperativa Ortosole, costituita da operatori agricoli della zona, viene giudicata non congrua.
Ricorderà il presidente della Ortosole, Beniamino Tiozzo: «Noi avevamo presentato un piano che salvava tutte le colture e prevedeva di occupare da 500 a 700 persone. Non ci risposero neppure. Sapemmo solo dopo qualche tempo che l' avevano data ai Benetton».
Attenzione perché i tempi sono importanti. L' offerta di Edizione srl, la finanziaria di famiglia, arriva sul tavolo di Iritecna il 30 luglio del 1998.
maccarese 22MACCARESE

Giusto un anno dopo l' apertura della gara per un' altra privatizzazione: quella di Aeroporti di Roma. Maccarese ha un vantaggio: confina con le piste del Leonardo da Vinci. 

E chi, grazie alla privatizzazione, si sta comprando Aeroporti di Roma? 

Ma Gemina, che è controllata con il 30% di azioni dalla Edizioni srl di famiglia Benetton. Che nel gennaio del 1999 si porta a casa frutteti, vacche, borgo agricolo e 3.300 ettari per 93 miliardi di lire (47 milioni di euro).

gian maria gros pietroGIAN MARIA GROS PIETRO
Tutti pensano che i Benetton abbiano comprato per speculare sul litorale romano, loro giurano che sono anche imprenditori agricoli (in Sudamerica hanno enormi greggi per produrre lana) e si impegnano a non frazionare la proprietà e a mantenere le coltivazioni.

A garantire per loro ci pensa il presidente dell' Iri, Gian Maria Gros Pietro (amicone di famiglia), che presenterà l' affare come una sorta di manna dal cielo e per far vedere che fanno sul serio i trevigiani nominano amministratore Carlo Benetton (scomparso di recente), il più piccolo del poker dei fratelli, che si è sempre occupato di campi.

La fine di Malpensa
IL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI A GENOVAIL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI A GENOVA




I Benetton guardano lungo, molto lungo. Un anno dopo l' acquisizione di Maccarese si conclude anche la privatizzazione di Aeroporti di Roma: il 57% del capitale viene ceduto dall' Iri per 2.600 miliardi di lire (1,2 miliardi di euro) al consorzio Leonardo di cui è magna pars Gemina, dove chi conta è Edizione srl dei Benetton.

Mentre Maccarese con Carlo Benetton perde il 90% di occupazione, tutti i frutteti e si concentra solo sulla zootecnia diventando la stalla più grande d' Europa, ma riuscendo a guadagnare fino a mezzo milione di euro all' anno, anche perché a lavorarci dentro c' è tanta manodopera immigrata, che certo non ha stipendi da top management, Aeroporti di Roma è compiutamente privatizzata.
maccarese 23MACCARESE

Passano alcuni anni e si cerca di privatizzare Alitalia, che si divide tra Fiumicino e Malpensa. L' hub lombardo per i Benetton è una seccatura. Nasce Cai, che ha come maggiore azionista Intesa San Paolo, ma nel capitale sociale ha anche Atlantia dei Benetton (con l' 8%) e come presidente quel Roberto Colaninno, che già aveva fatto fortuna con la privatizzazione di Telecom e che aveva mandato il rampollo Matteo a scaldare i banchi della Camera in quota Pd.

Parte la privatizzazione-salvataggio di Alitalia, che si conclude il 12 dicembre 2008: con poco più di un miliardo Cai si compra tutta Alitalia e tutta Air One. Immediatamente Alitalia volta le spalle a Malpensa e concentra circa l' 80% di attività su Fiumicino.

Nel frattempo Atlantia si fonde con Gemina e acquisisce il 97% del capitale di Aeroporti di Roma. Comincia da lì il raid di Atlantia sugli aeroporti: si compra Bologna, Venezia, Ciampino.

mario montiMARIO MONTI
La prima svolta è a fine 2012. Presidente del Consiglio è Mario Monti, già dimissionario. In zona Cesarini, alla vigilia di Natale, dà il via libera all' aumento delle tariffe aeroportuali (da 16 a 26,50 euro a passeggero) e al piano di raddoppio del Leonardo da Vinci. Lo Stato vara un investimento infrastrutturale da 12 miliardi di euro, che è il vero obiettivo dei Benetton.

fiumicinoFIUMICINO






Intanto l' aumento della tariffa, che Atlantia ha chiesto a gran voce comprando pagine di giornale e minacciando tagli occupazionali, garantisce ai gestori di Aeroporti di Roma un introito supplementare di 360 milioni di euro all' anno.
simonetta giordani sottosegretarioSIMONETTA GIORDANI SOTTOSEGRETARIO

Passano pochi mesi e c' è un' altra svolta positiva per i Benetton. Presidente del Consiglio è il loro amico Enrico Letta, che va in visita negli Emirati e si porta dietro Simonetta Giordani (ex pierre di Atlantia, diventata sottosegretario alla cultura) e molti manager tra cui quelli di Cai che riescono a rivendere Alitalia a Ethiad. Che poi la scaricherà di nuovo sul contribuente italiano. Ora il quadro è compiuto.

Perché il raddoppio di Fiumicino, che si sviluppa su 1.300 ettari, prevede che 1.000 siano espropriati proprio a Maccarese. Cioè lo Stato pagherebbe ai Benetton circa 200 milioni di euro (20 euro al metro quadrato), più il lucro cessante, per allargare un aeroporto che è in concessione ai Benetton fino al 2042, sul quale Atlantia ha macinato e macinerà milioni e milioni di euro di profitti per ricomprare un terzo di quanto i Benetton acquistarono dallo Stato a 47 milioni di euro.



Espropri fiumicinoESPROPRI FIUMICINO

Sia detto chiaro: il progetto ancora non è partito e forse la strage di Genova complica un po' le cose, ma il disegno cominciato con le vacche del 1998, rafforzato dalla gestione di Alitalia che ha emarginato Malpensa, nel 2018 potrebbe finire con un terminal in più.

Perché questo è il senso delle privatizzazioni gestite tutte da uomini del Pd o vicini al Pd. E cioè che uno si compra a prezzo di saldo dei beni di Stato, li sfrutta per molti anni e poi trova un modo per rivenderli al pubblico incassando dieci volte tanto. Ma per farlo bisogna essere molto bravi, oppure chiamarsi Benetton.

Fonte: qui

sabato 1 settembre 2018

ECCO COME IL SOLITO PRODI HA REGALATO A DE BENEDETTI E CRAGNOTTI LA SME, CHE RIUNIVA TUTTE LE ATTIVITÀ AGROALIMENTARI DELL’IRI

DA QUELLA SVENDITA (CHE LO STESSO GIORGIO NAPOLITANO DEFINÌ UN FURTO) SONO DERIVATI I DUE PIÙ GRANDI SCANDALI FINANZIARI DELLA REPUBBLICA: IL CRAC DI PARMALAT E CIRIO, CHE HANNO MESSO SUL LASTRICO 100MILA RISPARMIATORI CON UN BUCO DI OLTRE 4 MILIARDI  

Carlo Cambi per “la Verità”

ROMANO PRODIROMANO PRODI
Gira in Rete il filmato di una ragazza saggia, per quanto arrabbiata, che apostrofa Romano Prodi: «Non possiamo dimenticare che lei, come presidente dell' Iri, ha svenduto il patrimonio economico italiano. Lei partecipò in prima persona alla nascita dell' euro, come premier e come presidente della Commissione europea.

Lei ha svenduto il nostro futuro in cambio di cosa? Abbiamo ottenuto la libertà di andare all' estero a fare i camerieri o di vivere una vita di precarietà e miseria. Le chiedo che riconosca i suoi errori e magari ci chieda anche scusa».

Vale più di un trattato sulle privatizzazioni il grido di «Cristina, di Rethinking economics di Bologna» perché questa è tutta la verità sul disastro che Romano Prodi, con l' ottima compagnia di Mario Draghi, Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi e Mario Monti, ha provocato all' Italia.

cragnottiCRAGNOTTI
La svendita dell' agroalimentare dell' Iri è però un capitolo a parte: è la summa del disastro e una tavola ben apparecchiata per gli amici degli amici: Unilever, Benetton, De Benedetti, passando per tutto il sottobosco affaristico prima Dc e poi ulivista.

Il caso Sme è la plastica rappresentazione dell' incapacità di quelli che sono diventati personaggi dal sapere economico mitologico, «prenditori» protetti da Confindustria e foraggiati da un sistema bancario complice, in azione dal 1985 al 1994.

All' ombra della Sme - un agglomerato che andava da Motta a Cirio, da Bertolli ad Autogrill, dai surgelati ai supermercati, che nel 1985 fatturava oltre 800 miliardi di lire e dava utili consistenti - si sono consumate vendette, scontri tra cooperative e industrie, il tutto in un turbinare di carte bollate che hanno seguito - in Italia la giustizia va così - il corso degli eventi politici.

fratelli benettonFRATELLI BENETTON
Più si consolidava l' idea dell' Ulivo con Prodi conducator, più i tribunali si occupavano non del disastro prodotto dal Professore, ma di chi lo aveva contrastato. Dalla svendita Sme sono derivati i due più grandi scandali finanziari della Repubblica italiana: il crac di Parmalat e Cirio, che hanno messo sul lastrico oltre 100.000 risparmiatori, con un buco di oltre 4 miliardi di euro, dando un colpo mortale alla credibilità internazionale del sistema finanziario italiano.

de benedetti 2DE BENEDETTI 2



I risparmiatori saranno i veri pelati di Stato, altro che le conserve che Prodi ha svenduto a Sergio Cragnotti, senza passare dal via. Ma ovviamente oggi nessuno ne parla più perché protagonisti di quei casi furono Sergio Cragnotti e Calisto Tanzi, protettissimi dalla Dc e molto amati da Prodi.

Complice ne fu Cesare Geronzi, il padrone di Banca di Roma (abbiamo visto ieri che fu creata apposta per fare da pronta cassa per le svendite prodiane) condannato a 4 anni al termine di un processo durato 15 anni. Dalla disgraziata svendita della Sme è derivata la perdita di centralità del nostro agroalimentare.

CALLISTO TANZICALLISTO TANZI
Ed è bene sapere che se c' è il caporalato al Sud, se chi produce latte non ce la fa a tirare avanti, se la grande distribuzione è diventata intoccabile e strozza gli agricoltori, se Francia e Spagna hanno fatto banco sulle nostre eccellenze agroalimentari, tutto questo va sul conto di questa operazione.

La storia è complessa e ci vide lungo Bettino Craxi che al di là della damnatio memoriae costruita dagli ultimi epigoni del Pci, diventati improvvisamente liberisti, ebbe a dire nel 1997 dall' esilio di Hammamet: «Si presenta l' Europa come una sorta di paradiso terrestre; l' Europa per noi, nella migliore delle ipotesi, sarà un limbo, nella peggiore sarà un inferno.
geronzi cucciaGERONZI CUCCIA

La cosa più ragionevole era pretendere la rinegoziazione dei parametri di Maastricht. Perché se l' Italia ha bisogno dell' Europa, l' Europa ha bisogno dell' Italia e l' Italia è un grande Paese».

Sembra la chiosa alla protesta di Cristina e Craxi fu colui che impedì che Prodi regalasse a Carlo De Benedetti tutto l' agroalimentare italiano per una cifra quattro volte inferiore al valore poi realizzato (probabilmente meno della metà del valore reale).

Tutto ebbe inizio nell' aprile del 1985 quando Bruno Visentini, repubblicano, viene avvertito da Giancarlo Elia Valori (il grande capo della Sme irizzata) che Prodi, arrivato a presiedere l' Iri già dal 1982, voleva fare un regalo a Carlo De Benedetti e battezzò l' affare come «quel pasticciaccio brutto di via Veneto».
CIRIOCIRIO

C' era il leit motiv alimentato bene da Prodi che comprava pubblicità sui giornali: lo Stato non può né sfornare i panettoni né fare i pelati, nonostante Pietro Armani, vicepresidente dell' Iri in quota Pri, e Giancarlo Elia Valori dimostrassero, bilanci alla mano, che la Sme si avviava a produrre buoni utili.

Ma nel frattempo Carlo De Benedetti con la Cir si era comprato la Buitoni-Perugina per 160 miliardi. Un anno dopo la rivenderà alla Nestlé per 1.600 miliardi e si guadagnerà il soprannome di CoBaVe che sta per Compra baratta e vendi. Che il gruppo Buitoni-Perugina sia stato poi spolpato non interessa più a nessuno.
CARLO DE BENEDETTICARLO DE BENEDETTI

Prodi ha in testa il modello tedesco e per inseguirlo distruggerà l' economia italiana. Così vuole dare la Sme a De Benedetti per costruire un solo polo dell' agroalimentare. I due si mettono d' accordo in gran segreto - Prodi avvertirà solo Clelio Darida, allora ministro dc delle Partecipazioni statali -per una cifra ridicola: De Benedetti offre meno di 1.100 lire ad azione quando la quotazione è di 1.270.

Il 29 aprile del 1985, nelle stanze di Mediobanca, Prodi e De Benedetti firmano, presente Enrico Cuccia, il preliminare d' acquisto: la Buitoni-Perugina rileva dall' Iri il 31% di Sme per 397 miliardi e un ulteriore 13% di azioni viene valutato 100 miliardi.

craxiCRAXI
Giorgio Napolitano, allora comunista, fa il diavolo a quattro e parla di furto, Craxi si mette di traverso e blocca tutto. Si organizza una cordata alternativa composta da Silvio Berlusconi, Ferrero e Barilla. La vendita sfuma e ne nasce un contenzioso che va avanti 13 anni e su cui si incardinerà anche il famoso «processo Sme» che terrà il Cav imputato per quasi 10 anni.

Secondo la Procura di Milano aveva comprato le sentenze per impedire il trasferimento della Sme a De Benedetti. Cesare Previti e il giudice Renato Squillante furono condannati, Berlusconi completamente assolto. Ma nessuno ha invece indagato sulla seconda vendita di Sme. Si materializza nel 1993 quando alla presidenza dell' Iri c' è Franco Nobili che ha deciso di vendere a pezzi: Italgel, Gs e Autogrill, Cirio-Bertolli-DeRica.
NAPOLITANO SENATONAPOLITANO SENATO

Scoppia Tangentopoli, Antonio Di Pietro arresta Nobili, che resta in galera due mesi e poi viene completamente scagionato, ma tanto basta per far tornare all' Iri Romano Prodi.
E lui, trovandosi lo spezzatino preparato da Nobili, si bea della vendita della Sme. Ma fa colossali errori ed enormi favori.

Il primo favore è per la Nestlè: gli dà Italgel per 680 miliardi quando Nobili aveva già concordato 750. Il secondo lo fa ai soliti Benetton. Ci sono in ballo gli Autogrill e i veneti, che già pensano ad Autostrade e si portano a casa i ristoranti insieme ai supermercati Gs. Ai Benetton vanno anche i ristoranti Ciao, il marchio Pavesi e proprietà immobiliari.
AUTOGRILL 3AUTOGRILL 3

Tutto per 740 miliardi. Rivenderanno i supermercati al gruppo francese Carrefour - di fatto aprendo le porte dell' Italia alla grande distribuzione d' Oltralpe per 5.000 miliardi di lire.
Secondo due procure, Perugia e Salerno, ai Benetton alla fine sono rimasti in tasca poco meno di 5.000 miliardi di lire e la rete Autogrill. Ma lo scandalo vero è la privatizzazione della Cdb (Cirio-Bertolli-De Rica).

Prodi la mette a bando per un valore di 380 miliardi, la metà di quello stimato dagli advisor.
Si fa avanti subito la Granarolo (Legacoop), ma Prodi sa già a chi vuole vendere. Il Pci cerca d' impallinarlo ma lui resiste: i pomodori sono per Cragnotti, il latte per Tanzi, ma serve un intermediario per non farla troppo sporca.

PRODI PRETEPRODI PRETE
Compare così Carlo Saverio Lamiranda di Acerenza, pupillo di Ciriaco De Mita. La sua cooperativa Fisvi raggruppa produttori di pomodori e ha un capitale sociale di 50 milioni di lire. Eppure Prodi prosegue con Lamiranda, che si fa dare da Cesare Geronzi una fideiussione da 50 miliardi.

Prodi assegna alla Fisvi le quote e prima che la finanziaria delle coop agricole lucane abbia pagato una sola lira Lamiranda gira la Bertolli (il più prestigioso marchio di olio d' Italia) alla Unilever per 253 miliardi. Unilever, di cui Prodi è stato consulente fino a poco prima di tornare all' Iri, rivenderà poi agli spagnoli guadagnandoci un centinaio di miliardi.

CRAGNOTTICRAGNOTTI
Con i soldi di Bertolli, Lamiranda paga la prima tranche all' Iri, poi costituisce con Cragnotti la Sagrit girandogli la Cirio. L' affare viene fatto, presente Prodi, nell' ufficio di Cesare Geronzi, che di fatto presta a Cragnotti, via Lamiranda, i soldi per comprare la Cirio e il latte. Cragnotti poi girerà a Parmalat il latte, realizzando una plusvalenza fittizia che è alla base del crac di Cirio e Parmalat.

luciano giuliana gilberto benettonLUCIANO GIULIANA GILBERTO BENETTON



Lamiranda resta con pochi spiccioli, ma soprattutto finirà processato: il classico pesce piccolo che paga per tutti. Il 24 febbraio del 1996 Prodi riceve un mandato di comparizione dal pm romano Giuseppe Geremia per abuso d' ufficio.

Geremia a novembre chiederà il rinvio a giudizio, ma di quel procedimento si sono perse le tracce. Come nessuno ha mai indagato su quanto denunciato dal Telegraph. Secondo il quotidiano britannico nel 1994 Unilever fece un bonifico di 4 miliardi alla società di studi economici Asa di Romano Prodi e della moglie Flavia, via Goldman Sachs. Perché? A nessuno è interessato saperlo.

i meme sui benetton e il crollo del ponte di genovaI MEME SUI BENETTON E IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVA
Come a nessuno è interessato sapere che dalla privatizzazione a spezzatino inventata da Nobili lo Stato incassò più di 2.000 miliardi: dieci anni prima Prodi voleva dare la Sme a De Benedetti per una cifra quattro volte inferiore.

Ma soprattutto a nessuno interessa che, smembrata la Sme, la grande distribuzione oggi non è più italiana: la Parmalat è di Lactalis e la Bertolli è degli spagnoli. E tutti lucrano sui nostri agricoltori. Ha ragione Cristina: «Hanno svenduto il futuro in cambio di che cosa?».

Fonte: qui

mercoledì 22 agosto 2018

Prodi, Draghi & C: chi ha regalato l’Italia, autostrade incluse

Partiamo dall’inizio. Perché una società strategica per gli italiani, con un fatturato annuo di oltre 6 miliardi di euro e introiti certi – che sono aumentati vertiginosamente negli anni com’era prevedibile – è stata ceduta a imprenditori privati? Facciamo un passo indietro: è il 1992; il cartello finanziario internazionale mette gli occhi e le mani sul nostro paese con la complicità e la sudditanza di una nuova classe politica imposta dal cartello stesso. Il suo compito è quello di cedere le banche e i gioielli di Stato italiani ai potentati finanziari internazionali anche attraverso il filtro di imprenditori nostrani. E’ l’anno della riunione sul Britannia, quando il Gotha della finanza internazionale attracca a Civitavecchia con lo yacht della Corona inglese. Sono venuti a ridisegnare il capitalismo in Italia a danno degli italiani, a fare incetta delle nostre migliori aziende e ad arruolare quelli che saranno i loro fedeli servitori al governo del paese, a cui garantiranno incarichi di prestigio: il maggior beneficiario sarà Mario Draghi ma tra i più benemeriti sono Prodi, Andreatta, Ciampi, Amato, D’Alema. I primi tre erano già entrati a pieno titolo nel Club Bilderberg, nella Commissione Trilaterale e in altre organizzazioni del capitalismo speculativo angloamericano, che aveva deciso di attaccare e conquistare il nostro paese con l’appoggio di banche d’affari come la Goldman Sachs, che favorirà gli incredibili scatti di carriera dei suoi ex dipendenti: Prodi e Draghi prima, Mario Monti dopo.
E’ l’anno in cui in soli 7 giorni cambiano il sistema monetario italiano, che viene sottratto dal controllo del governo e messo nelle mani della finanza speculativa. Per farlo vengono privatizzati gli istituti di credito e gli enti pubblici, compresi quelliGian Maria Gros-Pietroazionisti della Banca d’Italia; è l’anno in cui viene impedito al ministero del Tesoro di concordare con la Banca d’Italia il tasso ufficiale di sconto (costo del denaro alla sua emissione), che viene quindi ceduto a privati. E’ l’anno della firma del Trattato di Maastricht e l’adesione ai vincoli europei. In pratica è l’anno in cui un manipolo di uomini palesemente al servizio del cartello finanziario internazionale ha ceduto ogni nostra sovranità. Bisognava passare alle aziende di Stato: l’attacco speculativo di Soros che aveva deprezzato la lira di quasi il 30% permetteva l’acquisto dei nostri gioielli di Stato a prezzi di saldo, e così arrivarono gli avvoltoi. La maggior parte delle nostre aziende statali strategiche passò in mano straniera o comunque fu privatizzata. Ma la cosa più eclatante fu che l’Iri (istituto di ricostruzione industriale) che nella pancia alla fine degli anni ’80 aveva circa 1.000 società, fiore all’occhiello del nostro paese, fu smembrato e svenduto, sotto la presidenza di Prodi (dal 1982 al 1989 e durante un periodo tra il 1993 ed il 1994), poi premiato dal cartello che favorì la sua ascesa alla presidenza del Consiglio in Italia e poi alla Commissione Europea.
A sostituirlo come presidente del Consiglio in Italia e a continuare il suo lavoro di smembramento delle aziende di Stato ci penserà Massimo D’Alema, che nel 1999 favorirà la cessione, tra le altre, di Autostrade per l’Italia e Autogrill alla famiglia Benetton, che di fatto hanno, così, assunto il monopolio assoluto nel settore del pedaggio e della ristorazione autostradale. Un’operazione che farà perdere allo Stato italiano miliardi di fatturato ogni anno. Le carte ci dicono che in quegli anni il presidente dell’Iri era tale Gian Maria Gros-Pietro. Lo conoscevate? Io credo di no. Invece il cartello finanziario speculativo lo conosceva bene, e nel 2001 lo convocò alla riunione del Bilderberg in Svezia, indovinate insieme a chi? Insieme a Mario Draghi e ad un certo Mario Monti. Entrambi saranno ampiamente ripagati dal cartello stesso, che in futuro riuscì a piazzare Draghi Prodi e Ciampialla Banca d’Italia e poi alla Bce, e Mario Monti dalla Goldman Sachs alla Commissione Europea e poi a capo del governo (non eletto) in Italia. E che cosa ne è stato di Gian Maria Gros Pietro? Qui viene il bello. E arriviamo al tema di questo post.
Gian Maria Gros-Pietro, che già nel fatidico 1992 era presidente della commissione per le strategie industriali nelle privatizzazioni del ministero dell’industria, nel 1994 diviene membro della commissione per le privatizzazioni – istituita indovinate da chi? Da Mario Draghi. Ora capite come lavora il cartello finanziario-speculativo per mettere tentacoli ovunque e per far sì che ci sia sempre un proprio esponente nei ruoli-chiave. Ma non finisce qui. Come abbiamo visto, nel 1997 Gros-Pietro è presidente dell’Iri mentre viene organizzata la cessione a prezzi di saldo di Autostrade per l’Italia, che avverrà nel 1999 col passaggio al Gruppo Atlantia Spa, controllato da Edizione srl, la holding di famiglia dei Benetton. Gros-Pietro firma la cessione, la famiglia Benetton gli strizza l’occhio. Cosa voleva dire metaforicamente quella strizzatina d’occhio? Ora immaginate l’inimmaginabile. Cosa accade nel 2002? Gian Maria Gros-Pietro, dopo aver gestito la privatizzazione dell’Eni, andrà a presiedere per quasi 10 anni indovinate che cosa?… proprio la Atlantia Spa, la società alla quale solo tre anni prima, come dipendente pubblico, aveva svenduto la gestione dei servizi autostradali italiani. Le jeux sont fait.
A questo punto proviamo a leggere i termini del contratto di concessione della rete autostradale. Mi dispiace, cari amici. Non si può. Sono stati coperti da segreto di Stato, manco si trattasse di una riservatissima operazione militare. Ma com’è stato svolto in questi anni il servizio di manutenzione ordinaria da parte dei concessionari di Autostrade per l’Italia? La macabra risposta è descritta nei tragici eventi di Genova, e non solo. Leggendo quanto emerge dalla relazione annuale (2017) sull’attività del settore autostradale in concessione pubblicata sul sito del ministero dei trasporti, si evince una crescita esponenziale del fatturato (quasi 7 miliardi) e dei pedaggi. In calo solo gli investimenti (calati addirittura del 20%) e la spesa per manutenzioni in controtendenza, rispetto alla logica che dovrebbe prevedere un aumento dei costi della manutenzione Monti e Draghicontestualmente all’aumento del traffico. Ma la sicurezza degli automobilisti è stata messa in secondo piano rispetto alla massimizzazione dei profitti, già di per sé abnormi.
E com’è andata invece con gli interventi straordinari ad opera dei ministeri preposti? Non c’erano soldi da destinare ad interventi straordinari, seppur richiesti dagli esperti, a causa dei vincoli di bilancio da rispettare e imposti dal pareggio di bilancio. Quali vincoli? Quelli europei. E da chi sono stati imposti questi vincoli? dal Trattato di Maastricht del 1992, da quello di Lisbona del 2007 e dal pareggio di bilancio in Costituzione del 2011. E chi li ha voluti? Indovinate? 

Nell’ordine: Romano Prodi, Massimo D’Alema e Mario Monti, con l’appoggio esterno di Mario Draghi. 

Ma non erano quelli che insieme partecipavano alle organizzazioni del cartello finanziario speculativo che voleva far crollare il nostro paese? 

Esattamente.

Il cerchio si chiude. 

Solidarietà alle vittime di Genova, per il crollo del ponte autostradale. 

Solidarietà agli italiani per il crollo annunciato e pianificato del loro paese.

Altro che decrescita felice.
(“Giornalista d’inchiesta svela importanti retroscena su Autostrade per l’Italia”, dal blog di Marco Della Luna del 18 agosto 2018. Parte del testo è tratta dal libro-inchiesta “La Matrix Europea”, di Francesco Amodeo. Avvocato e saggista, Della Luna attribuisce il testo della ricostruzione giornalistica a Maurizio Blondet, per anni inviato di “Oggi”, “Il Giornale” e “Avvenire”).

La piovra finanziaria

Marco Cedolin

Già nel 2008, quando pubblicai "Grandi Opere", dal quale è tratto questo breve passaggio, risultavano più che mai chiari gli intrecci fra gli interessi della famiglia Benetton, il mondo bancario, gli organismi dello Stato, la comunicazione mainstream ed i grandi poteri finanziari. In 10 anni sono forse cambiati i nomi dei fondi d’investimento ed è aumentata la quantità delle partecipazioni, ma la sostanza purtroppo è rimasta inalterata.
Smantellare piovre di questo genere non è certo una cosa facile, ma se non si agisce in questo senso è praticamente impossibile sperare di andare da qualsiasi parte....  
“La famiglia Benetton, attraverso la finanziaria “Sintonia”, controlla il pacchetto di maggioranza di “Autostrade s.p.a.”33, che è al primo posto fra i costruttori e gestori di autostrade a pedaggio in Europa, ma al tempo stesso “Autostrade s.p.a.” è fra gli azionisti di riferimento di IGLI – insieme ai gruppi “Gavio”, “Techint” e “Efibanca” – con una quota di partecipazione del 20%. IGLI, con quasi il 30% delle azioni, è l’azionista di maggioranza di “Impregilo”, che risulta fra i principali soggetti impegnati nella costruzione del TAV. 
Sempre  attraverso la finanziaria di famiglia “Sintonia”, Benetton è fra gli azionisti – insieme alla famiglia Romiti e al fondo Clessidra – di “Gemina Holding”, che controlla “Aeroporti di Roma s.p.a. e, ancora per mezzo di “Sintonia”, partecipa con il 24% alla “Sagat s.p.a.”, società che gestisce gli aeroporti di Torino e di Firenze. Benetton, inoltre, attraverso l’altra finanziaria di famiglia “Edizioni Holding”, partecipa con il 32,71% a “Eurostazioni s.p.a.” insieme ai gruppi “Pirelli” e “Caltagirone”.

“Eurostazioni” con il 40%, insieme alle Ferrovie dello Stato con il 60%, gestisce “Grandi Stazioni s.p.a.”, che si occupa della gestione e della riqualificazione delle 16 maggiori stazioni ferroviarie italiane e di 3 importanti scali ferroviari della Repubblica Ceca. Sempre per mezzo di “Edizioni Holding”, Benetton possiede anche quote del capitale del gruppo editoriale multimediale RCS.

Il caso della famiglia Benetton ci aiuta a comprendere come il sistema delle scatole cinesi consenta a interessi apparentemente inconciliabili fra loro di convivere serenamente all’interno del bengodi legato alle grandi opere, senza badare alle contraddizioni. “Benetton” è un gruppo nato nel settore dell’abbigliamento, oggi risulta fra i principali gestori di autostrade, ma partecipa attivamente anche alla costruzione del TAV, che – nelle intenzioni di chi ne è promotore – dovrebbe contribuire a ridurre il traffico autostradale; contemporaneamente, gestisce scali aeroportuali a fianco dei Fondi di gestione del risparmio e grandi stazioni ferroviarie in collaborazione con le Ferrovie, che dovrebbero essere il principale “concorrente” della sua attività in ambito autostradale proprio insieme alle linee aeree; inoltre vanta partecipazioni azionarie in uno dei principali gruppi editoriali e multimediali italiani, RCS, il cui “atteggiamento” mediatico non potrà che essere di favore nei confronti delle grandi infrastrutture autostradali, ferroviarie e aeroportuali.

~ Economia delle grandi opere ~
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33. Dati ufficiali tratti dal sito del “Gruppo Benetton”.
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