9 dicembre forconi: aeroporto
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sabato 27 luglio 2019

UN COMMANDO DI 8 BANDITI ARMATI DI FUCILI AUTOMATICI ENTRA CON LE AUTO DELLA POLIZIA ALL’AEROPORTO DI GARULHOS, A SAN PAOLO, E SI FA CONSEGNARE 752 CHILI DI ORO DESTINATO IN SVIZZERA E NEGLI USA

LA RAPINA È STATA SPETTACOLARE: LA BANDA HA SOLLEVATO IL CARICO CON UN MULETTO E HA RIPULITO LO SCALO IN 2 MINUTI E MEZZO, PORTANDOSI A CASA UN BOTTINO DI… – VIDEO

 
Daniele Mastrogiacomo per www.repubblica.it

un commando ruba 750 chili di oro all'aeroporto garulhos di san paolo 1UN COMMANDO RUBA 750 CHILI DI ORO ALL'AEROPORTO GARULHOS DI SAN PAOLO
Colpo grosso all'aeroporto di Garulhos a San Paolo. Un commando formato da 8 banditi armati di fucili automatici, divisi in due gruppi, è entrato all’interno dello scalo a bordo di due gipponi della polizia militare. Vestiti da agenti, i rapinatori hanno bloccato e minacciato gli operai che stavano effettuando il trasbordo e si sono fatti consegnare il carico di 752 chili di oro destinato in Svizzera e negli Usa.
un commando ruba 750 chili di oro all'aeroporto garulhos di san paolo 5UN COMMANDO RUBA 750 CHILI DI ORO ALL'AEROPORTO GARULHOS DI SAN PAOLO







La rapina è stata spettacolare, degna di un film di Hollywood. Il gruppo ha agito con tecnica militare. Veri professionisti. Si sono fatti aiutare dal personale presente e hanno dovuto servirsi di un muletto per sollevare parte del carico che era troppo pesante. L’incursione è durata in tutto 2 minuti e 30 secondi, così come si vede dai nastri delle telecamere di sorveglianza dello scalo più trafficato del Brasile.
un commando ruba 750 chili di oro all'aeroporto garulhos di san paolo 2UN COMMANDO RUBA 750 CHILI DI ORO ALL'AEROPORTO GARULHOS DI SAN PAOLO

Il bottino ha un valore di 30 milioni di dollari. Per mettere a segno il colpo, i banditi hanno tenuto in ostaggio due addetti alla sicurezza della Brinks, responsabile del trasporto, e la famiglia di un terzo. Sono stati tutti liberati una volta che il commando ha preso il largo.

Fonte: qui

venerdì 28 giugno 2019

UN ANTONOV AN-24 SI È SCHIANTATO DURANTE UN'ATTERRAGGIO D'EMERGENZA ALL'AEROPORTO DI NIZHNEANGARSK, IN RUSSIA: DUE MEMBRI DELL’EQUIPAGGIO SONO MORTI MENTRE 22 PERSONE SONO RIMASTE FERITE



POCO DOPO IL DECOLLO IL PILOTA È STATO COSTRETTO A DICHIARARE L’EMERGENZA A CAUSA DI UN GUASTO A UN MOTORE…


schianto aereo russo 9SCHIANTO AEREO RUSSO
Giovedì 27 giugno, all'aeroporto di Nizhneangarsk, nella Russia asiatica, un Antonov An-24 si è schiantato durante un atterraggio di emergenza. Secondo l'agenzia di stampa Tass, due membri dell'equipaggio sono morti e 22 persone sono rimaste ferite. A bordo dell’aereo di linea della compagnia russa Angara Airlines c’erano 46 persone.

schianto aereo russo 8SCHIANTO AEREO RUSSO 







Il velivolo doveva volare da Nizhneangarsk a Ulan-Ude. Poco dopo il decollo, tuttavia, un motore si è guastato, scrive Tass. I piloti hanno deciso di tornare indietro ma nella fase di atterraggio l'An-24 è uscito dalla pista, si è schiantato contro un edificio ed ha poi preso fuoco. Fonte: qui

domenica 21 aprile 2019

L’EX PM ANTONIO INGROIA BLOCCATO ALL’AEROPORTO PARIGINO DI ROISSY IN STATO D’EBBREZZA

“TROPPO UBRIACO PER VOLARE”

IL CONSOLATO ITALIANO E' STATO INFORMATO

ANTONIO INGROIA E’ STATO FATTO PARTIRE QUALCHE ORA DOPO, UNA VOLTA RIPRESI I SENSI…

Anais Ginori per repubblica.it
 L'ex pm Antonio Ingroia è stato fermato ieri all'aeroporto parigino di Roissy mentre si stava imbarcando su un volo per l'Italia. Il personale della compagnia aerea ha dovuto chiamare gli agenti aeroportuali perché l'ex magistrato antimafia era visibilmente in stato di ebbrezza. Ingroia, che stava salendo a bordo dell'aereo, è stato così costretto a tornare indietro. Secondo fonti aeroportuali, il rifiuto di imbarco non avrebbe provocato resistenza da parte di Ingroia che è stato portato in una zona di Roissy non lontano dai gate. Il consolato italiano a Parigi è stato avvertito. Ingroia è stato fatto partire qualche ora dopo, una volta ripresi i sensi e in grado di viaggiare per rientrare in Italia. Fonte: qui

sabato 29 dicembre 2018

L’AEROPORTO DI GATWICK DIVENTA FRANCESE


COMPRATO DAL GIGANTE DELLE INFRASTRUTTURE “VINCI”, GRAZIE ALLO “SCONTO” DELLA BREXIT 

L’OPERAZIONE DA 3,2 MILIARDI VALE IL CONTROLLO DEL SECONDO SCALO DEL REGNO UNITO 

LA SCOMMESSA: “L’INDEBOLIMENTO DELLA STERLINA STIMOLERÀ IL TURISMO E…”

Sofia Fraschini per “il Giornale”

aeroporto di gatwick 3AEROPORTO DI GATWICK
Vinci mette le mani sullo scalo di Gatwick, il secondo del Regno Unito con 46 milioni di passeggeri, e riscalda un mercato in via di consolidamento. La società francese, un gigante delle infrastrutture, è sul fronte dei cieli - uno dei primi cinque attori internazionali nel settore con Aena (concessionaria dell' aeroporto di Madrid), il gruppo francese Adp, Fraport (Francoforte) e Mahb (Kuala Lumpur).

L' operazione vale il controllo (50,1%) dello scalo e i francesi, tramite Vinci Airport, hanno rilevato la quota seducendo il fondo Usa Gip (proprietario in Italia di Italo-Ntv) con 2,9 miliardi di sterline (3,23 miliardi di euro).
aeroporto di gatwick 2AEROPORTO DI GATWICK

Una mossa strategica che proietta sempre più Vinci, e i francesi, tra i leader di settore.
D' altra parte, l' aeroporto di Gatwick, con oltre 46 milioni di passeggeri l' anno, serve 228 destinazioni in 74 Paesi, ed è una base importante per le compagnie aeree, tra cui EasyJet e British Airways. A livello finanziario ha chiuso l' anno fiscale al 31 marzo 2018 con ricavi per 764,2 milioni di sterline. Numeri che portano i passeggeri totali movimentati da Vinci, nei suoi 45 scali, oltre quota 230 milioni.

vinci airports 3VINCI AIRPORTS


«Si tratta di un' operazione di consolidamento ha commentato Andrea Giuricin, esperto di trasporto aereo che segue le ambizioni di Vinci di imporsi come gestore globale e che, di fatto, sfida la Brexit. Il settore aereo potrebbe essere uno dei più colpiti ammette -, ma evidentemente Vinci ha scommesso sul fatto che l' impatto sarà limitato da accordi extranazionali, come avviene in Norvegia e Svizzera».

aeroporto di gatwick 1AEROPORTO DI GATWICK








Inoltre, il colosso francese ha dichiarato che dietro all' operazione ci sia la convinzione che «l' indebolimento della sterlina stimolerà il turismo». A livello finanziario, poi, si è trattato di un' occasione: «Solo pochi mesi fa non avremmo nemmeno immaginato di poter acquistare una licenza illimitata nel sistema degli aeroporti londinesi per meno di venti volte gli utili core», ha detto il presidente Nicolas Notebaert riferendosi al prezzo.

vinci airports 2VINCI AIRPORTS
E chiarendo che «resta inalterato l' interesse di Vinci per l' operatore aeroportuale di Parigi AdP», che il governo intende privatizzare. «Il mercato mondiale del settore è ricco di occasioni dice Giuricin e le prossime mosse potrebbero compiersi in Brasile, dove sono in programma diverse privatizzazioni, ma anche nel sud est asiatico.
Per non parlare dell' Italia dove la presenza internazionale è molto limitata». Il mercato è in mano ad Atlantia, Sea e F2i. «Ma al giusto prezzo - conclude - non è da escludere la possibilità che uno dei grandi player mondiali voglia entrare nel Belpaese».

Fonte: qui

lunedì 3 settembre 2018

BENETTON – NON SOLO MAGLIONI, AUTOSTRADE E AEROPORTI: NEL 1998 LA FAMIGLIA SI PRESE DALL'IRI (OVVIAMENTE A SALDO) ANCHE LA TENUTA DI MACCARESE, LA PIU' GRANDE FATTORIA D'ITALIA, CHE CONFINA CON L'AEROPORTO DI FIUMICINO.


DEI 1.300 ETTARI PREVISTI PER IL RADDOPPIO DELLO SCALO (PORTATO AVANTI DAL GOVERNO LETTA), MILLE SONO DI PROPRIETÀ DEI BENETTON..
Carlo Cambi per “la Verità”

Avete mai visto una mucca che vola? 

No? 

Ebbene, nelle privatizzazioni all' italiana può capitare anche che le vacche decollino o atterrino. 

Dove? 

Ma a Fiumicino. 

E nell' interesse di chi? 

La riposta è facile: dei Benetton, che hanno usato le dismissioni dell' Iri come un supermercato in quella felice (per loro) stagione che va dal 1998 al 2008, i dieci anni che hanno sconvolto lo Stato imprenditore. A rileggere alcune cronache del tempo i signori di Montebelluna passano anche da salvatori della patria.
maccarese 3MACCARESE 

Partiamo da una privatizzazione che dal punto di vista della massa di quattrini è minore, ma che ebbe allora un valore simbolico altissimo e che oggi serve a comprendere come le «svendite» siano state una spoliazione del patrimonio pubblico per redistribuire quella ricchezza (costruita solo con le tasse degli italiani) a vantaggio di alcuni ristrettissimi circoli, escludendo qualsiasi possibile concorrenza.

luciano giuliana gilberto benettonLUCIANO GIULIANA GILBERTO BENETTON
Non solo: in qualche caso potrebbe accadere che lo Stato sia costretto a ricomprare, sotto altra forma e consentendo enormi guadagni a chi acquistò con le privatizzazioni, ciò che aveva venduto.

Tutto si svolge lungo il litorale romano da via della Magliana a Fiumicino, passando per Torre in Pietra. Lungo la costa si estende una delle aziende agricole più importanti d' Europa: è la Maccarese. Ha una storia gloriosa e tormentatissima.

maccarese 14MACCARESE
Di fatto un' eredità di Benito Mussolini, che la fa diventare l' emblema delle bonifiche e la mette in collo all' Iri di Alberto Beneduce. Maccarese con la Repubblica diventa il luogo di spartizione del potere tra sindacati, centrali agricole e partiti. Arriva ad avere fino a 900 dipendenti e perde montagne di quattrini. Nel 1982 si tenta una prima vendita, nel 1986 si decide di chiuderla, ma succede il finimondo e l' Iri continua a sovvenzionarla anche se ha un passivo di 3 miliardi di lire l' anno.
maccarese 20MACCARESE

Ha però una funzione: con frutteti, vigneti, oliveti, una novantina di case coloniche, greggi di pecore, vacche, maiali e laboratori di trasformazione è l' emblema dell' azienda agricola mediterranea, estesa su 3.300 ettari dove i boschi e le pinete che arrivano fino alla spiaggia sono un paradiso in terra.

Un' azienda che se ben condotta potrebbe fruttare. Basterebbe gestirla come la confinante tenuta del castello di Torre in Pietra che appartenne al fondatore e direttore del Corriere della Sera, Luigi Albertini (oggi è degli eredi). Ma Maccarese era una sorta di albergo a ore del potere: tutti se avevano da sistemare un parente o volevano fare una vacanza finivano lì.

Una gara su misura
fratelli benettonFRATELLI BENETTON
Per cercare di vendere la megafattoria l' Iri la passa a Iritecna e quando si apre la stagione dei saldi di Stato Maccarese è tra i primi oggetti a essere «banditi». Logico che a comprarsela fosse un gruppo agricolo. Invece no perché l' offerta della cooperativa Ortosole, costituita da operatori agricoli della zona, viene giudicata non congrua.
Ricorderà il presidente della Ortosole, Beniamino Tiozzo: «Noi avevamo presentato un piano che salvava tutte le colture e prevedeva di occupare da 500 a 700 persone. Non ci risposero neppure. Sapemmo solo dopo qualche tempo che l' avevano data ai Benetton».
Attenzione perché i tempi sono importanti. L' offerta di Edizione srl, la finanziaria di famiglia, arriva sul tavolo di Iritecna il 30 luglio del 1998.
maccarese 22MACCARESE

Giusto un anno dopo l' apertura della gara per un' altra privatizzazione: quella di Aeroporti di Roma. Maccarese ha un vantaggio: confina con le piste del Leonardo da Vinci. 

E chi, grazie alla privatizzazione, si sta comprando Aeroporti di Roma? 

Ma Gemina, che è controllata con il 30% di azioni dalla Edizioni srl di famiglia Benetton. Che nel gennaio del 1999 si porta a casa frutteti, vacche, borgo agricolo e 3.300 ettari per 93 miliardi di lire (47 milioni di euro).

gian maria gros pietroGIAN MARIA GROS PIETRO
Tutti pensano che i Benetton abbiano comprato per speculare sul litorale romano, loro giurano che sono anche imprenditori agricoli (in Sudamerica hanno enormi greggi per produrre lana) e si impegnano a non frazionare la proprietà e a mantenere le coltivazioni.

A garantire per loro ci pensa il presidente dell' Iri, Gian Maria Gros Pietro (amicone di famiglia), che presenterà l' affare come una sorta di manna dal cielo e per far vedere che fanno sul serio i trevigiani nominano amministratore Carlo Benetton (scomparso di recente), il più piccolo del poker dei fratelli, che si è sempre occupato di campi.

La fine di Malpensa
IL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI A GENOVAIL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI A GENOVA




I Benetton guardano lungo, molto lungo. Un anno dopo l' acquisizione di Maccarese si conclude anche la privatizzazione di Aeroporti di Roma: il 57% del capitale viene ceduto dall' Iri per 2.600 miliardi di lire (1,2 miliardi di euro) al consorzio Leonardo di cui è magna pars Gemina, dove chi conta è Edizione srl dei Benetton.

Mentre Maccarese con Carlo Benetton perde il 90% di occupazione, tutti i frutteti e si concentra solo sulla zootecnia diventando la stalla più grande d' Europa, ma riuscendo a guadagnare fino a mezzo milione di euro all' anno, anche perché a lavorarci dentro c' è tanta manodopera immigrata, che certo non ha stipendi da top management, Aeroporti di Roma è compiutamente privatizzata.
maccarese 23MACCARESE

Passano alcuni anni e si cerca di privatizzare Alitalia, che si divide tra Fiumicino e Malpensa. L' hub lombardo per i Benetton è una seccatura. Nasce Cai, che ha come maggiore azionista Intesa San Paolo, ma nel capitale sociale ha anche Atlantia dei Benetton (con l' 8%) e come presidente quel Roberto Colaninno, che già aveva fatto fortuna con la privatizzazione di Telecom e che aveva mandato il rampollo Matteo a scaldare i banchi della Camera in quota Pd.

Parte la privatizzazione-salvataggio di Alitalia, che si conclude il 12 dicembre 2008: con poco più di un miliardo Cai si compra tutta Alitalia e tutta Air One. Immediatamente Alitalia volta le spalle a Malpensa e concentra circa l' 80% di attività su Fiumicino.

Nel frattempo Atlantia si fonde con Gemina e acquisisce il 97% del capitale di Aeroporti di Roma. Comincia da lì il raid di Atlantia sugli aeroporti: si compra Bologna, Venezia, Ciampino.

mario montiMARIO MONTI
La prima svolta è a fine 2012. Presidente del Consiglio è Mario Monti, già dimissionario. In zona Cesarini, alla vigilia di Natale, dà il via libera all' aumento delle tariffe aeroportuali (da 16 a 26,50 euro a passeggero) e al piano di raddoppio del Leonardo da Vinci. Lo Stato vara un investimento infrastrutturale da 12 miliardi di euro, che è il vero obiettivo dei Benetton.

fiumicinoFIUMICINO






Intanto l' aumento della tariffa, che Atlantia ha chiesto a gran voce comprando pagine di giornale e minacciando tagli occupazionali, garantisce ai gestori di Aeroporti di Roma un introito supplementare di 360 milioni di euro all' anno.
simonetta giordani sottosegretarioSIMONETTA GIORDANI SOTTOSEGRETARIO

Passano pochi mesi e c' è un' altra svolta positiva per i Benetton. Presidente del Consiglio è il loro amico Enrico Letta, che va in visita negli Emirati e si porta dietro Simonetta Giordani (ex pierre di Atlantia, diventata sottosegretario alla cultura) e molti manager tra cui quelli di Cai che riescono a rivendere Alitalia a Ethiad. Che poi la scaricherà di nuovo sul contribuente italiano. Ora il quadro è compiuto.

Perché il raddoppio di Fiumicino, che si sviluppa su 1.300 ettari, prevede che 1.000 siano espropriati proprio a Maccarese. Cioè lo Stato pagherebbe ai Benetton circa 200 milioni di euro (20 euro al metro quadrato), più il lucro cessante, per allargare un aeroporto che è in concessione ai Benetton fino al 2042, sul quale Atlantia ha macinato e macinerà milioni e milioni di euro di profitti per ricomprare un terzo di quanto i Benetton acquistarono dallo Stato a 47 milioni di euro.



Espropri fiumicinoESPROPRI FIUMICINO

Sia detto chiaro: il progetto ancora non è partito e forse la strage di Genova complica un po' le cose, ma il disegno cominciato con le vacche del 1998, rafforzato dalla gestione di Alitalia che ha emarginato Malpensa, nel 2018 potrebbe finire con un terminal in più.

Perché questo è il senso delle privatizzazioni gestite tutte da uomini del Pd o vicini al Pd. E cioè che uno si compra a prezzo di saldo dei beni di Stato, li sfrutta per molti anni e poi trova un modo per rivenderli al pubblico incassando dieci volte tanto. Ma per farlo bisogna essere molto bravi, oppure chiamarsi Benetton.

Fonte: qui

mercoledì 16 maggio 2018

CROTONE – RIAPRE L’AEROPORTO SENZA VIAGGIATORI: LA REGIONE PAGA MEZZO MILIONE PER LO SCALO

L’ULTIMA COMPAGNIA CHE ATTERRAVA NELL’AREA JONICA AVEVA RACCOLTO SOLO 47 PRENOTAZIONI 

QUANDO LE COMPAGNIE “DOPANO” IL MERCATO CON I SOLDI DEI CONTRIBUENTI

SOMMERSO DAI DEBITI
Gaetano Mazzuca per la Stampa

Aeroporto crotoneAEROPORTO CROTONE
Dall' 1 giugno il piccolo aeroporto di Crotone riprenderà vita. Almeno fino a ottobre Ryanair garantirà i collegamenti con Pisa e Bergamo. Era dal 2016 che nello scalo calabrese non c' erano più voli di linea. Da allora molto è cambiato eppure il rischio di un nuovo default è concreto. Infatti, così come accadeva nel passato anche oggi per portare la compagnia irlandese a toccare terra a Crotone c' è voluto più di mezzo milione di euro di fondi pubblici. «Abbiamo sostenuto la ripresa dei voli - ha spiegato il governatore Mario Oliverio presentando le nuove rotte - perché nessuna compagnia vola gratis».

Così la Regione Calabria, attraverso la Sacal società di gestione dello scalo, ha messo sul tavolo 570mila euro attraverso un piano di marketing pluriennale. Parte del denaro sosterrà la compagnia irlandese senza incorrere in procedure di infrazioni. Ma anche i Comuni della provincia dovranno mettere mano al portafoglio per versare circa 40mila euro al mese necessari al funzionamento dell' aeroporto. L' ipotesi sulla quale si lavora per garantire questi introiti è quella di poter affidare a una società partecipata dagli enti locali la gestione dei servizi a terra: parcheggi, spazi commerciali e pubblicitari.

CROTONE RYANAIRCROTONE RYANAIR
«Ci hanno fatto vedere il cammello e ora dobbiamo pagare moneta», è stato l' appello del sindaco di Crotone Ugo Pugliese ai primi cittadini degli altri comuni. Il precedente non è incoraggiante. La vecchia società mista pubblico-privata che gestiva lo scalo nel 2015 è stata sommersa dai debiti, circa 6 milioni di euro.

IL QUESITO

L' interrogativo centrale resta la sostenibilità dell' aeroporto di Crotone. Un quesito a cui aveva risposto nel 2014 la Corte dei conti europea che aveva definito il terzo scalo calabrese «superfluo» e aveva fissato come obiettivo per ritenerlo sostenibile una quota di oltre 300mila passeggeri all' anno. Un traguardo che in passato non è stato mai raggiunto, nella sua migliore performance il Sant' Anna si è attestato sui 200mila utenti all' anno.

Insomma il futuro dell' aeroporto crotonese si gioca sui numeri. Il sales and marketing manager per l' Italia di Ryanair John Alborante ha già fissato un obiettivo intermedio: raggiungere i 70mila clienti solo con queste due rotte estive. I precedenti non inducono all' ottimismo. Basti pensare che l' ultima compagnia che aveva investito su Crotone, l' austriaca Flyservus, da novembre a gennaio aveva ricevuto solo 47 prenotazioni. Con questi numeri non era arrivata neanche al volo inaugurale. Per i crotonesi comunque l' aeroporto resta irrinunciabile, unica via di comunicazione con il resto del mondo.

RYANAIR CROTONERYANAIR CROTONE
L' ISOLAMENTO

La città vive praticamente isolata. La ferrovia ionica attende ancora l' elettrificazione, i treni a lunga percorrenza sono solo un ricordo e per arrivare a Roma, circa 500 chilometri, occorrono non meno di otto ore. Oppure c' è la statale 106, che qui tutti chiamano la strada della morte. Tranne pochi chilometri da poco ammodernati, il resto è una stretta lingua d' asfalto che passa in decine di paesi su cui Tir e autobus condividono la carreggiata con trattori e biciclette. Volare via sembra l' unica soluzione.


SCALI DOPATI

LuigiGrassia per la Stampa

Se c' è una cosa che in Italia non manca sono gli aeroporti: ne esistono 113. Escludendo quelli militari, le scuole di volo, gli aeroclub e le basi degli aerotaxi, gli scali effettivamente operativi che ospitano il vero e proprio traffico commerciale sono 42, che risalgono a 53 considerando anche i casi ibridi. Ma quanti di questi aeroporti vengono gestiti con sani criteri economici?

crotoneCROTONE
La domanda non ha una risposta facile, perché l' economicità non andrebbe valutata solo sulla base dei bilanci aziendali come entità a sé stanti, ma anche tenendo conto delle risorse che uno scalo (pur se passivo di suo) riesce ad attrarre sul territorio. Con tutte le riserve del caso, Andrea Giurcin, docente di Economia dei trasporti all' università Milano Bicocca, dice che «l' esistenza di almeno metà degli aeroporti commerciali italiani non è giustificabile in termini economici».

LE AGEVOLAZIONI

Una voce importante, in questa anti-economicità diffusa, è il doping delle agevolazioni e degli sconti sul prezzo dei servizi (di fatto si tratta di sussidi) che parecchi scali pagano a Ryanair o ad altri vettori (low cost o tradizionali) per deviare artificialmente qualche flusso di traffico verso le loro piste. Antonio Bordoni, docente di gestione delle compagnie aeree alla Luiss e autore del libro «Ryanair nel Bel Paese» (ancora più significativo è il sottotitolo: «Cronaca di una colonizzazione»), dice che «una situazione del genere non ha riscontri negli altri Stati europei».

CROTONECROTONE
Però, a sorpresa, gli analisti del settore, pur se paladini del libero mercato, non condannano automaticamente tutte le agevolazioni alle compagnie aeree. Ancora Giuricin: «In certi casi la strategia del sussidio si è dimostrata vincente. Per esempio ha funzionato con l' aeroporto di Bergamo, che non contava niente ed è cresciuto fino a diventare il terzo d' Italia, o con quello di Pisa, che gradualmente ha superato Firenze».

Qual è il discrimine fra i casi di successo e gli altri? Il docente della Bicocca dice che «i sussidi sono utili se inseriti in un progetto di crescita a lungo termine. Se invece hanno un respiro di pochi anni, fino alle successive elezioni, solo per far rieleggere il politico di turno, e se per di più si accompagnano ad altre diseconomie, come disattenzione ai costi, personale in eccesso eccetera, le agevolazioni alle compagnie aeree si trasformano in puro e semplice spreco di denaro.
aeroporto bergamoAEROPORTO BERGAMO

Che nella maggior parte dei casi non riesce neanche a giustificarsi con l' attrazione di flussi turistici extra, perché è raro che basti offrire posti in aereo per raggiungere l' obiettivo». L' ultima parola al prof. Bordoni: «In Italia si aprono di frequente inchieste sulla cattiva gestione degli aeroporti, ma poi le autorità locali fanno una telefonata per segnalare che così saltano dei posti di lavoro, e l' indagine si arena». 

Fonte: qui

sabato 7 ottobre 2017

IL PAUROSO APPROCCIO ALLA PISTA DI UN GIGANTESCO AIRBUS A380 ALL’AEROPORTO DI DUSSELDORF

IL PAUROSO APPROCCIO DI UN GIGANTESCO AIRBUS A380 ALL’AEROPORTO DI DUSSELDORF, COLPITO DA FORTISSIME RAFFICHE DI VENTO: ‘I PILOTI SONO STATI INCREDIBILI. HANNO DOVUTO USARE ANCHE LA CODA PER RIALLINEARSI ALLA PISTA’



DAGONEWS

Martin Bogdan è un appassionato di aviazione, che ha un seguitissimo canale Youtube (Cargospotter). ‘Ho ripreso migliaia di atterraggi con vento forte in diversi aeroporti europei negli scorsi anni, ma questo dell’Airbus A380 dell’Emirates in arrivo a Dusseldorf era estremamente difficile e straordinario. All’inizio sembrava un normale atterraggio con venti laterali, ma dopo aver toccato terra i piloti hanno dovuto faticare per allineare il velivolo con la pista.
airbus a380AIRBUS A380

Non ho mai visto una reazione così incredibile di un aereo dopo il touchdown. Si vede che i piloti hanno usato anche il timone di coda per allinearlo alla pista e per fortuna ha funzionato. Il filmato è una dimostrazione delle incredibili capacità dei piloti. Anche con una raffica imprevista dopo che le ruote hanno toccato terra, sono riusciti a completare l’atterraggio. Un lavoro incredibile! Ora vorrei tanto sapere cosa hanno pensato i passeggeri che erano a bordo…’

Fonte: qui