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lunedì 19 agosto 2019

Brexit: dossier Zigolo Giallo, uscita senza accordo scatenerebbe il caos (Sunday Times)

ANCHE SE BORIS JOHNSON FA IL GRADASSO E DICE CHE IL NO DEAL È UN’OPZIONE PERCORRIBILE, IL GOVERNO HA STILATO UN DOCUMENTO IN CUI SI PREPARA IL REGNO UNITO AL CAOS – LO SCOOP DEL “SUNDAY TIMES” SU QUELLA CHE È STATA RIBATTEZZATA “OPERAZIONE ZIGOLO GIALLO”: L’INCUBO DEL RAZIONAMENTO, I FARMACI CHE POTREBBERO NON ARRIVARE, IL BACKSTOP E TUTTI I CASINI CHE CI SARANNO IL 31 OTTOBRE. 

L’UNICA A SALVARSI È LA FINANZA

In vista di una no-deal Brexit, ossia di una uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea senza un accordo, il prossimo 31 ottobre, scatterebbe il caos. Almeno stando all'”Operation Yellowhammer”, tradotto Operazione Zigolo giallo, che circolerebbe nel governo inglese. Lo ha riportato il Sunday Times, pubblicando in esclusiva il piano governativo che prevede conseguenze disastrose per il paese: scarsità di cibi freschi, impennata dei prezzi, disservizi nelle banche e difficoltà a reperire farmaci specifici. Il governo inglese avrebbe cercato di rassicurare, definendo Operation Yellowhammer un vecchio documento che risale a un anno fa circa e che ipotizza lo scenario peggiore possibile. 
Fonte: qui

Matteo Persivale per il “Corriere della Sera”
BORIS JOHNSONBORIS JOHNSON
La speranza, secondo la poetessa Emily Dickinson, è un uccellino che va a posarsi sull' anima, e ci consola con il suo canto. Non si trattava sicuramente di uno zigolo giallo, lo Yellowhammer che dà il nome al piano, fino a ieri top secret, che il governo britannico ha approntato in vista di una Brexit, il 31 ottobre, senza accordi con l' Unione Europea.
La diffusione dei dettagli di «Operation Yellowhammer», «Operazione Zigolo giallo», subito ribattezzata da media «Operazione Caos», è uno scoop epocale del Sunday Times : ieri ha pubblicato in esclusiva il documento governativo nel quale si vede come le aspettative del governo per l' uscita dall' Unione in versione «No Deal» siano, al di là delle tranquillizzanti dichiarazioni di facciata, catastrofiche. Michael Gove, l' uomo scelto da Boris Johnson per gestire la delicata transizione, ha cercato di minimizzare definendo Operation Yellowhammer «un vecchio documento» (risale a un anno fa circa, governo May) che definisce i contorni del «peggiore scenario possibile» (non è esattamente così, è in realtà una analisi quantitativa dei settori più a rischio).
Gove ha però ammesso che «ci saranno degli ostacoli, qualche interruzione di servizio». Vediamo quali saranno, categoria per categoria, le conseguenze secondo il rapporto.
brexitBREXIT
Fine della libera circolazione delle merci significa che tutto quel che entra ed esce dal Regno Unito dovrà essere sdoganato. Le merci che oggi pagano zero pagheranno Iva e spese doganali, attraversando la Manica, ma in termini logistici significa, per esempio, che starà ai francesi decidere le modalità di ispezione dei Tir che arriveranno dal Regno Unito. Ispezione «manuale» di ogni singolo carico? Potenzialmente un incubo, con code apocalittiche di Tir imbottigliati intorno alle bianche scogliere di Dover.
micheal gove con sarah vineMICHEAL GOVE CON SARAH VINE
boris johnson regina elisabettaBORIS JOHNSON REGINA ELISABETTA
Problemi in entrata, nei porti: una situazione che provocherebbe forti ritardi per i primi tre mesi. Le merci deperibili si rovinerebbero, come medicine da refrigerare e vaccini.
Johnson ripete che «non mancherà acqua potabile fresca e pulita» con tono irrisorio, dipingendo l' opposizione come allarmista se non proprio paranoica. Ma le sostanze chimiche utilizzate per l' imbottigliamento dell' acqua e quelle usate dalle infrastrutture dell' acqua potabile potrebbero scarseggiare. Yellowhammer prevede che ci sarà scarsità di cibi freschi, i cui prezzi si impenneranno.

BORIS JOHNSONBORIS JOHNSON
Il documento non parla di razionamento -l' incubo bellico e post-bellico ancora ben presente nella memoria dei britannici più avanti con gli anni - il Sunday Times rivela che il governo sta analizzando anche la possibilità di eventuali razionamenti. Inoltre, il 95% dei veterinari impiegati dai macelli britannici sono stranieri. La certificazione dei cibi potrà subire rallentamenti del 350%.
I PARLAMENTARI DELLA BREXIT VOLTANO LE SPALLE DURANTE L INNO ALLA GIOIAI PARLAMENTARI DELLA BREXIT VOLTANO LE SPALLE DURANTE L'INNO ALLA GIOIA
Il confine tra Irlanda del Nord (britannica) e Eire attualmente è una linea immaginaria, che rappresenta la spina dorsale degli accordi di pace del 1998. Brexit significa che l' Eire (Ue) non potrà più avere un confine poroso con un paese extra Unione: mantenere un confine poroso viene definita da Yellowhammer «insostenibile» per ragioni commerciali e di sicurezza.
Il rischio: disordini. Tornerebbe il contrabbando. Il Sunday Times rivela che Johnson ha tranquillizzato il suo staff sulla questione: è convinto che alla fine l' Unione aiuterà l' Eire, Paese membro, permettendo una sorte di unione doganale, «altrimenti l' Irlanda è fottuta».
BORIS JOHNSONBORIS JOHNSON
Una frase, nel rapporto Yellowhammer, sta facendo sudare freddo la City: «Alcuni servizi finanziari subiranno disturbo». È un' industria, quella dei servizi finanziari, che produce circa il 7% del Pil britannico, ed è evidente che le conseguenze del «disturbo» potrebbero essere molto gravi.

confine irlandese backstop 1CONFINE IRLANDESE BACKSTOP 
Il 31 ottobre, oltre a essere Halloween, è un giovedì: le banche dovranno durante la settimana lavorativa passare da un sistema - quello dell' Unione - a un altro sistema per tutte le transazioni. Il lato se non proprio positivo almeno vagamente tranquillizzante è che di tutti i settori dell' economia britannica la finanza è quello che ha lavorato in largo anticipo e con enorme attenzione a prevedere eventuali problemi derivanti da Brexit. Molte banche sposteranno gli uffici londinesi a Parigi e Francoforte.
I dati rappresentano un business che, globalmente, ha superato anche quello del petrolio. L' economia digitale vive di dati, e l' Unione europea ha imposto a tutti - per esempio a Google e ad Amazon - regole molto specifiche in materia di gestione dei dati degli utenti. Cosa succederà al flusso di dati tra Regno Unito e Unione europea?
boris johnson eletto leader dei tory 2BORIS JOHNSON ELETTO LEADER DEI TORY YELLOWHAMMER - ZIGOLO GIALLOYELLOWHAMMER - ZIGOLO GIALLO
Yellowhammer: «Il flusso di dati verrà disturbato, non esiste un' alternativa giuridica»: tutte le informazioni private in arrivo dalla Ue - transazioni bancarie, e-commerce - non potranno più muoversi liberamente. La Commissione europea non considera la protezione dei dati come una questione commerciale ma di privacy, ritenuto un diritto fondamentale. Rendere uniforme il traffico di dati tra Gran Bretagna e Ue sarà una questione delicata che per il Sunday Times «potrebbe richiedere anni di lavoro».
boris johnson eletto leader dei tory 1BORIS JOHNSON ELETTO LEADER DEI TORY 
Diabetici e pazienti oncologici sono le categorie maggiormente a rischio: No Deal significa, per il mercato dei prodotti farmaceutici, ritardi.
Di quanto tempo? Yellowhammer prevede ritardi nelle consegne fino a sei mesi. Il 75% dei medicinali venduto nel Regno Unito arriva dall' estero a Dover e Folkenstone. Insulina, vaccini, certi farmaci oncologici hanno bisogno di temperature controllate e diventano inutilizzabili in caso di ritardi, altre hanno una scadenza troppo breve per essere accumulate.
Il ministero della Salute ha appena annunciato la creazione di un nuovo servizio di trasporto urgente medicinali volto a mitigare le conseguenze di Brexit.
Il Regno Unito può contare su sei grandi raffinerie divise tra Inghilterra, Galles, Scozia. Il governo ha deciso di non mettere dazi sull' 87% dei prodotti stranieri per aiutare l' economia in caso di No Deal ma in materia di carburante questa decisione renderà meno competitive le raffinerie britanniche e rischia di provocare la chiusura di due di queste, con la scomparsa di duemila posti di lavoro, e gli inevitabili scioperi. Un dato che impressiona: il petroliere Jim Ratcliffe, l' uomo più ricco del Regno Unito, pro-Brexit (ma ha la residenza a Montecarlo), è proprietario di parte di una raffineria scozzese e ammette che potrebbe chiuderla in caso di No Deal. Fonte: qui

LA BREXIT STA PER CHIUDERE LE PORTE DELLA GRAN BRETAGNA 

DAL PROSSIMO 1 NOVEMBRE I CITTADINI EUROPEI NON POTRANNO PIÙ EMIGRARVI LIBERAMENTE, SE IL 31 OTTOBRE QUESTO PAESE USCIRÀ DALLA UE CON IL "NO DEAL" 

GUAI ALL’ORIZZONTE PER I 3 MILIONI E MEZZO DI EUROPEI RESIDENTI IN GRAN BRETAGNA…

Enrico Franceschini per “la Repubblica”

boris johnsonBORIS JOHNSON
Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori: la Brexit sta per chiudere le porte della Gran Bretagna. Dal prossimo 1 novembre i cittadini europei non potranno più emigrarvi liberamente, se il 31 ottobre questo paese uscirà dalla Ue con il "no deal", ovvero senza alcun accordo, come minaccia di fare Boris Johnson. Lo ha reso noto Downing Street, confermando indiscrezioni secondo cui la "libertà di movimento", un principio cardine dell' Unione Europea, finirà immediatamente il giorno dopo la Brexit, senza una fase di transizione per l' introduzione delle nuove norme.
glasgow, proteste contro boris johnsonGLASGOW, PROTESTE CONTRO BORIS JOHNSON
L' annuncio ha suscitato immediate proteste a Bruxelles e a Londra. «I cittadini dei 27 paesi della Ue che risiedono nel Regno Unito e quelli che ancora vogliono visitarlo meritano più certezze e maggiori informazioni », commenta su Twitter Guy Verhofstadt, rappresentante del Parlamento europeo ai negoziati sulla Brexit. «Una decisione irresponsabile e avventata», afferma Ed Davey, portavoce dei liberaldemocratici, il più europeista fra i partiti britannici.
«Che conseguenze avrebbe per i cittadini europei che vivono in Gran Bretagna, quando ritornano da un viaggio all' estero? Il nostro governo vuole seriamente che a un' infermiera europea di un ospedale britannico non verrà permesso di rientrare nel Regno Unito da una vacanza? È assurdo». Concorda Nicolas Hatton di The3Million, l' associazione che rappresenta i 3 milioni e mezzo di europei residenti in Gran Bretagna: «Significa caos e discriminazione. Come potranno le guardie di frontiera distinguere tra chi vive qui e quelli che arriveranno dopo?».
Il governo britannico ha organizzato un sistema per garantire a tutti gli europei residenti in Gran Bretagna di restarvi a tempo indeterminato con pieni diritti, anche in caso di Brexit con il "no deal"; e per chi vorrà emigrare in seguito si parla di piani per un sistema "a punti" sul modello di Australia e Singapore per il futuro. Ma il "settled status", ovvero il permesso di residenza permanente, introdotto quattro mesi fa, è stato finora ottenuto solo da un milione di europei (tra cui 120 mila italiani su un totale di 700 mila), ed è improbabile che i restanti due milioni e mezzo si mettano in regola nei 72 giorni che mancano alla Brexit.
john bercow e la mozione per bloccare il no dealJOHN BERCOW E LA MOZIONE PER BLOCCARE IL NO DEAL
È vero che per richiedere il "settled status" c' è tempo fino al dicembre 2020, ma chi non ne è ancora provvisto e va in Europa potrebbe trovarsi in difficoltà a dimostrare al ritorno il diritto di residenza. Si profilano complicazioni anche per chi ha già il "settled status", poiché si tratta di uno status digitale, senza un documento che lo attesti.
L' alternativa è che il primo ministro ci ripensi. O che raggiunga in extremis un accordo con la Ue per scongiurare il "no deal". O che sia l' opposizione a bloccarlo, come il leader laburista Jeremy Corbyn si è ieri impegnato a fare «in qualunque modo». Ma il primo novembre, se non cambia niente, a Londra tornerà di moda la vecchia barzelletta: nebbia sulla Manica, il continente isolato.
Fonte: qui

venerdì 17 agosto 2018

GENOVA: CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO




16 MESI PRIMA DEL CROLLO DEL PONTE LA SOCIETÀ AUTOSTRADE SAPEVA CHE I TIRANTI AVREBBERO POTUTO CORRODERSI, TANTO CHE ALMENO DA FINE 2016 STAVA PROGETTANDO UN MAXI-RESTAURO STRAORDINARIO MA RASSICURAVA LA REGIONE LIGURIA SUL FATTO CHE “NON C'ERA ALCUNA PROBLEMATICA STRUTTURALE O INFRASTRUTTURALE” 
IGNORATI I DOSSIER DEL POLITECNICO DI MILANO: "PILONI DEFORMI E CAVI OSSIDATI"


"NON C' È PERICOLO" LE RASSICURAZIONI PRIMA DEL DISASTRO
Roberto Sculli e Matteo Indice per “la Stampa”
Nota: al secondo 34 del video si nota una crepa abbastanza evidente sulla corsia di destra parallelamente alla direzione di marcia del veicolo.


CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVACROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA
I cavi si stavano ossidando e i piloni cedevano da anni. Autostrade era stata messa in allerta nel 2001 da un dossier universitario, mentre una consulenza del novembre 2017 avrebbe ulteriormente alimentato le preoccupazioni (come spiegato dall' articolo qui sotto). Ma la società preferì rischiare e rassicurò nero su bianco la cittadinanza: nel 2014 e soprattutto nel 2017, con due documenti di cui si può oggi dare conto.
Nel frattempo l'esame dei primi video conferma il cedimento dei tiranti come probabile causa dello scempio, mentre la Procura è pronta a contestare l' omicidio stradale plurimo, oltre al disastro e all' attentato alla sicurezza dei trasporti già formalizzati nelle ultime ore.
Il carteggio più illuminante di ciò che sta dietro l'apocalisse di Genova ha una data precisa, 21 marzo 2017.
CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVACROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA
Otto giorni prima il consigliere regionale d' opposizione Raffaella Paita (Pd), dato il dilatarsi dei tempi nella realizzazione della Gronda - la bretella che permetterebbe di dribblare il nodo genovese-, e il conseguente sovraccarico del ponte Morandi, chiede al presidente del consiglio regionale Roberto Bruzzone (Lega) e all'assessore alla Protezione civile Giacomo Giampedrone (Forza Italia) di ottenere lumi da Autostrade sulle continue ristrutturazioni alle quali è sottoposto il manufatto, «considerato il particolare contesto urbano in cui è collocato, tale da richiedere assoluta garanzia di sicurezza».
Il tema è urgentissimo e Giampedrone si muove, ripresentandosi in aula a poco più d'una settimana: «Ho sentito personalmente - fa mettere a verbale - Stefano Marigliani (ingegnere e direttore di tronco per Autostrade, ndr ), mi ha comunicato che il viadotto al momento non presenta alcun problema di carattere strutturale e quelle attuali sono opere manutentive ordinarie, mentre sono in corso di progettazione due interventi strutturali da realizzarsi nel 2018, che consisteranno nel rifacimento degli stralli (nome tecnico dei tiranti, ndr ) e impalcati per il rafforzamento (sono proprio le parti che hanno ceduto, ndr ).
CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVACROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA
L'ingegner Marigliani mi ha pregato di riportare questa conversazione informale e tutto verrà inoltrato con una risposta scritta» (che in realtà non è mai arrivata, ndr ). 

In pratica: 16 mesi prima del collasso la società sa che i tiranti potrebbero corrodersi, tanto che almeno da fine 2016 sta progettando un maxi-restauro straordinario «per il 2018», ma rassicura la Regione sul fatto che «non c' è alcuna problematica strutturale o infrastrutturale».
A novembre 2017 riceve una nuova consulenza allarmante dal Politecnico di Milano, ma non fa altro che circoscrivere la procedura del bando organizzando una più snella gara «ristretta», per partire subito dopo l' estate e finire in 784 giorni (quindi nel 2021 e non nel 2018).
Nessun' altra dichiarazione d' emergenza e nessun blocco parziale del transito sul ponte. Pochi anni prima, 27 novembre 2014, era stato invece il dirigente di Autostrade Alberto Selleri a confortare il Comune in una seduta pubblica del consiglio: «Autostrade ha la concessione sul Ponte Morandi fino al 2038 e deve ridare l' opera in perfette condizioni di manutenzione. Questi interventi verranno eseguiti sperando di causare meno problemi possibili al traffico».
CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVACROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA
IGNORATI I DOSSIER DELL' UNIVERSITÀ "PILONI DEFORMI E CAVI OSSIDATI"
Roberto Sculli e Matteo Indice per “la Stampa”
Il Politecnico di Milano, ingaggiato come consulente da Autostrade per l' Italia, a metà novembre 2017 segnalò un' allarmante disparità di tenuta fra i tiranti che martedì hanno con ogni probabilità ceduto: «È probabile - precisavano gli ingegneri e docenti Carmelo Gentile e Antonello Ruccolo, in una relazione riservata consegnata alla società - che le differenze siano riconducibili a una diversa pre-sollecitazione generata, ad esempio, da fenomeni di corrosione nei cavi secondari, difetti di iniezione, ecc... in particolare gli «stralli» (nome tecnico di ciò che in maniera più generica può definirsi «tirante», ndr ) del sistema numero 9 (uno di quelli crollati, ndr ) si presentano con deformata modale non del tutto conforme alle attese e certamente meritevole di approfondimenti teorico-sperimentali».
Genova, le case di via Walter Fillak, sotto il ponte crollatoGENOVA, LE CASE DI VIA WALTER FILLAK, SOTTO IL PONTE CROLLATO
Il report ricevuto da Autostrade nove mesi fa chiudeva un cerchio d' inquietanti consulenze universitarie che si era aperto tra il 2001 e il 2003. Quando la facoltà di Architettura di Genova realizzò un particolare approfondimento sempre sulle caratteristiche degli stralli, anima in metallo circondata da calcestruzzo, i bracci che scendono dalla sommità dei piloni a disegnare una "V" rovesciata e dovrebbero reggere il piano su cui corrono i mezzi.
Genova, le case di via Walter Fillak, sotto il ponte crollatoGENOVA, LE CASE DI VIA WALTER FILLAK, SOTTO IL PONTE CROLLATO
Giovanna Franco, tuttora in servizio all' ateneo del capoluogo ligure, premetteva nel dossier trasmesso pure ad Autostrade che quel tipo di sostegno aveva manifestato da subito (il ponte fu inaugurato nel 1967) «difetti dovuti alla particolare aggressività dell' ambiente esterno, per la presenza di aerosol marino e d' inquinanti gassosi industriali». È vero che per un trentennio si andò avanti con interventi tampone, ma negli Anni 90 ci si rende conto che la guaina in calcestruzzo impedisce di vedere dentro. E ci si concentra in primis sull' ispezione dei tiranti più vicini al centro di Genova (quelli che hanno retto, ndr).
«La mappatura condotta con elettrodi posti sulla superficie dello strallo ha permesso di valutare il probabile stato di corrosione delle armature al suo interno». E quando finalmente si entra, è uno choc (siamo sempre negli Anni 90): «Le esplorazioni con endoscopio hanno messo in luce il grave stato di ossidazione dei cavi interni: numerosi trefoli (le singole "fibre") erano tranciati o fortemente ossidati, altri erano visibilmente rilasciati lasciando supporre una loro rottura a valle».
Vigili del fuoco al lavoro sulle macerie del ponte Morandi crollato a GenovaVIGILI DEL FUOCO AL LAVORO SULLE MACERIE DEL PONTE MORANDI CROLLATO A GENOVA
Si corre ai ripari con un massiccio rinforzo coordinato da un consulente, Francesco Pisani, ingegnere oggi ottantenne che in precedenza aveva partecipato alla progettazione del viadotto: «Mi chiesero d' intervenire solo sulla campata verso levante (quella che ha ceduto è invece tutta a ponente, ndr ), dicendo che le altre due erano in condizioni accettabili e sarebbero state controllate con attenzione».
Crolla il ponte Morandi a GenovaCROLLA IL PONTE MORANDI A GENOVA
Nessuno ci ha tuttavia guardato dentro, perlomeno di recente, come si fece nel segmento ristrutturato, sebbene il Politecnico di Milano a novembre 2017 studiando solo la risposta alle sollecitazioni, avesse detto che qualcosa non quadrava. Non è bastato per bloccare la circolazione. 
Ma evidentemente si era materializzato un deterioriamento analogo a ciò che molto prima si era scoperto sui tiranti all' estremità opposta del viadotto. Fonte: qui
Crolla il ponte Morandi a GenovaCROLLA IL PONTE MORANDI A GENOVA

domenica 29 luglio 2018

Tav, Conte prende tempo: "Dossier non ancora sul tavolo"

Scontro nel governo sull'Alta velocità. L'indiscrezione sul premier: "Non si fa più". Ma Salvini lo gela e Conte deve frenare
Dopo la corsa in avanti, arriva la frenata di Palazzo Chigi. La decisione (contraria all'opera) che Conte avrebbe assunto ha creato un terremoto politico sulla Tav, tema che divide (e non poco) la maggioranza di governo.
Lega e M5S sulla Val di Susa viaggiano a due velocità diverse. Non è un mistero che la galassia grillina, sia ai vertici che a livello locale piemontese, non veda di buon grado la Torino-Lione. Ma oggi La Stampa in un retroscena ha ricostruito il desiderio del presidente del Consiglio di piegarsi al volere grillino: Conte avrebbe preso una decisione chiara e la Tav "non si farà più".
In fondo era stato il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, a lanciare il cappello oltre l'ostacolo prima che arrivasse l'approvazione del premier. "Il mio obiettivo è analizzare costi e benefici di tutte le opere. Quelle utili e necessarie per i cittadini andranno completate, specie se già iniziate - diceva a giungo il grillino - e nelle prossime settimane arriveranno le prime risposte". E queste risposte oggi sembrano arrivate. Conte infatti sembra disposto a far avverare la profezia di Toninelli quando affermava che su quelle rotaie potrebbe non passare mai alcun treno.
Immediata è però arrivata la replica di Matteo Salvini, favorevole alla grande opera e poco incline ad accettare i diktat pentastellati. "C'è da fare l’analisi costi-benefici: l’opera serve o no, costa di più bloccarla o proseguirà? Non è che faccio pagare agli italiani miliardi", ha detto il vicepremier. Il contratto di governo stipulato tra le due forze politiche parla di un impegno a "ridiscutere integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia", ma non prevede un addio repentino all'Alta velocità.
Per calmare le acque che agitano la maggioranza, da Palazzo Chigi filtrano notizie che dovrebbero giocare il ruolo degli estintori su un fuoco che divampa. Fonti del governo fanno infatti trapelare che il dossier sulla Tav al momento non è ancora giunto sul tavolo del presidente del Consiglio. Tradotto: nessuna decisione finale è ancora stata presa e, continuano le fonti, "non ci sono state valutazioni al riguardo". La questione sarebbe dunque ancora in mano a Toninelli che è "impegnato in una valutazione costi-benefici che poi sarà sottoposta e condivisa con il presidente del Consiglio e con l'intero governo". Anche Di Maio si è detto tranquillo, allontanando la decisione finale: "La questione della Tav? Non è sul tavolo del governo, deciderà il ministro Toninelli quando incontrare il suo omologo francese".
Sul caso è intervenuta anche la Ue. "Non commentiamo le voci, ha fatto sapere Bruxelles, ma la "Lione-Torino è un progetto importante non solo per la Francia e per l'Italia ma per l'intera l'Europa. Il progetto è in corso ed è importante che tutte le parti mantengano fede agli impegni per completarla in tempo". A parlare è stato un portavoce della Commissione europea durante un briefing con la stampa. I fondi Ue che dovrebbero arrivare, ha poi precisato, andranno "ovviamente" ai "lavori che vengono fatti, questo è logico".
Fonte: qui

martedì 17 aprile 2018

COME FA BERLUSCONI A TENERE AL GUINZAGLIO MATTEO SALVINI?

Estratto dell’articolo di Gianni Barbacetto per il “Fatto quotidiano”

gianni barbacetto (2)GIANNI BARBACETTO (2)
Silvio Berlusconi […] continua a presidiare la scena e a tenere congelato il quadro politico, permettendosi perfino di umiliare gli alleati con le sue squinternate gag al Quirinale. Perché resta, malgrado tutto, così forte? Perché ha ancora una dote di voti e un nutrito gruppo di fedeli in Parlamento. Perché i suoi alleati continuano a essergli grati per aver portato la destra e la Lega al governo. Ma ci sono anche altri, più invisibili motivi?

ROBERTO MARONI ATTILIO FONTANAROBERTO MARONI ATTILIO FONTANA
[…] È Roberto Maroni - oggi leghista più vicino a Berlusconi che a Salvini - a raccontare un episodio che illumina il lato nascosto della forza di Silvio. Dopo aver fatto per 226 giorni il suo ministro dell' Interno, nel 1995 rivela in un'intervista di aver visto molti dossier. "Ne giravano tanti". Ferveva il lavorio sotterraneo della delegittimazione, che non risparmiava neppure le più alte cariche dello Stato: "Ce n'era uno anche su Oscar Luigi Scalfaro". […]

salvini e berlusconi in conferenza stampaSALVINI E BERLUSCONI IN CONFERENZA STAMPA
CONTRO MANI PULITE
La macchina del fango comincia a lavorare prima del suo arrivo al governo. Innanzitutto contro Antonio Di Pietro, il magistrato di Mani pulite. […] Il mondo Fininvest si era messo in moto per dossierare il magistrato che stava rivelando Tangentopoli. […] Tra i più attivi c'è Antonio D' Adamo, ex manager Fininvest. I suoi affari immobiliari andavano male, ma il Cavaliere lo sostiene con aiuti consistenti. In cambio, riceve un memoriale in cui si rivela che Di Pietro ha ricevuto soldi da un suo indagato, il banchiere Francesco Pacini Battaglia.
ANTONIO DI PIETROANTONIO DI PIETRO

C' è anche un nastro con la registrazione delle confidenze di D'Adamo, confezionato con un "taglia e cuci" da cui si capisce che il magistrato sarebbe stato corrotto dal banchiere. Ci vorrà una lunga indagine a Brescia per prosciogliere Di Pietro e stabilire, nel 1999, che "il fatto non sussiste".

LA LEGA IN PUGNO
BOSSI BERLUSCONIBOSSI BERLUSCONI




In quegli anni, si stringe un rapporto forte tra Berlusconi e Umberto Bossi, il leader della Lega Nord. Insieme vincono le elezioni del 1994, ma poi è Bossi a staccare la spina al governo, mentre il giornale del Carroccio, La Padania, comincia a chiamare Berlusconi "il mafioso di Arcore". Nell' agosto del 1998 pubblica con grande evidenza dieci domande sull' odore dei soldi e sulle imbarazzanti relazioni siciliane del fondatore di Forza Italia. Nel 2000, il clima cambia. Bossi e Berlusconi siglano un patto di ferro che li porterà al trionfo elettorale del 2001.

tavaroliTAVAROLI
"L' accordo potrebbe essere raggiunto in tempi brevi. Si può dire che è stato raggiunto, in parte è già scritto", dichiara Bossi a Repubblica il 27 gennaio 2000. "Ma lo avete depositato del notaio, come scrive qualcuno?", gli chiede l' intervistatore. Il leader del Carroccio lo gela: "A che cosa serve il notaio in politica? Sono cose da matti, invenzioni fantasiose". Eppure la notizia dell' esistenza di un patto scritto circola da subito. E arriva dall' interno della Lega. Qualcuno favoleggia di un accordo con una parte anche finanziaria: una fideiussione, debiti appianati, bilanci risanati. "Cose da matti, invenzioni fantasiose", come dice Bossi.

fiorani fazioFIORANI FAZIO
Qualche anno dopo, si saprà che all' esistenza di quel patto scritto credeva anche la security Telecom guidata da Giuliano Tavaroli, che lo ha cercato a lungo. Quando nel 2007 arrestano un collaboratore di Tavaroli, il giornalista di Famiglia cristiana Guglielmo Sasinini, tra i documenti che gli sequestrano ci sono anche appunti sul presunto patto Berlusconi-Bossi. Dicono: "In quel periodo pignorata per debiti la casa di Bossi". E poi: "70 miliardi dati da Berlusconi a Bossi in cambio della totale fedeltà".

signoriniSIGNORINI







[…] Ma i soldi per la Lega qualcuno li ha tirati fuori. È Gianpiero Fiorani, il banchiere della Popolare di Lodi che nel 2005 guida gli assalti dei "furbetti del quartierino". È lui che salva la Lega arrivata a un passo dalla bancarotta a causa di investimenti sbagliati: un villaggio turistico in Croazia, ma soprattutto una banca (Credieuronord) che in soli tre anni brucia oltre 10 milioni e riesce a perdere quasi per intero il capitale sociale, con le azioni pagate 25 euro l'una che alla fine dell' avventura crollano a 2,16 euro. I capi leghisti rischiano, con la bancarotta, di rimetterci la faccia e magari anche i patrimoni. Ma arriva il salvatore: Fiorani. Nel 2004 compra Credieuronord e annega i debiti della banchetta leghista nell' accogliente pancia della Popolare di Lodi. Le finanze leghiste restano comunque fino a oggi un oggetto misterioso. […]
elisa isoardi bacia matteo placidiELISA ISOARDI BACIA MATTEO PLACIDI

IL BACIO DI ELISA
Anche l' uomo nuovo della Lega, Matteo Salvini, ha assaggiato il potere delle armate berlusconiane.
Oggi la sua fidanzata, la conduttrice tv Elisa Isoardi, ritrae se stessa sui social mentre gli stira le camicie. […] È il settimanale Chi diretto da Alfonso Signorini, ala gossip del vasto schieramento mediatico berlusconiano, che nel luglio dello scorso anno sbatte in prima pagina un bacio a Ibiza di Elisa Isoardi: peccato che a riceverlo fosse il Matteo sbagliato, l'avvocato milanese Matteo Placidi. È subito crisi. […] Il tempo ha curato le ferite ed Elisa, di chiunque sia la camicia stirata, è tornata da lui. Ma intanto ha capito il messaggio.
FINI E LA CASA DI MONTECARLOFINI E LA CASA DI MONTECARLO

CASA A MONTECARLO
Di ben altro spessore i ricatti e i dossieraggi subiti dai nemici di Berlusconi o dagli amici che provano a diventare indipendenti. Nel 2006 tocca a Romano Prodi, l' unico che è riuscito a batterlo due volte alle elezioni. Avvengono alcuni misteriosi accessi (illegittimi) nell'anagrafe tributaria da cui sono estratte informazioni riservate.

[…] il giudice Raimondo Mesiano, che condanna la Fininvest a pagare un risarcimento di 750 milioni al gruppo De Benedetti per lo scippo della Mondadori, viene sbeffeggiato su Canale 5 per i suoi "comportamenti stravaganti" e i suoi calzini azzurri. Va molto peggio all'amico da punire perché ha cominciato a voler fare di testa sua: Gianfranco Fini, allora guida di An e presidente della Camera.
raimondo mesianoRAIMONDO MESIANO

Nel settembre 2009 comincia il direttore del Giornale Vittorio Feltri a minacciare di andare a ripescare oscuri dossier: "Fini ricordi che delegare i magistrati a far giustizia politica è un rischio", scrive Feltri. "Perché oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera. È sufficiente - per dire - ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di An per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme".
DINO BOFFODINO BOFFO

Poi ci pensa il parlamentare Pdl Giorgio Stracquadanio a dichiarare al Fatto che Fini merita un "trattamento Boffo". L'accenno è al direttore dell' Avvenire Dino Boffo, diventato troppo critico verso il leader di Forza Italia. Scatta la reazione: Boffo viene infangato nel 2009 da Feltri e dalla solita batteria di giornali berlusconiani che raccontano una sua condanna per molestie. Contro Fini l'offensiva finale parte invece nel 2010: sulla casa di Montecarlo, lasciata in eredità al partito ma finita a Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Fini.

DISARTICOLARE I NEMICI DI B
Pio PompaPIO POMPA
Il caso più clamoroso di utilizzo improprio e illegale degli apparati istituzionali resta quello dell'archivio Sismi di via Nazionale, a Roma, guidato da Pio Pompa, ombra ("Shadow") del direttore del servizio segreto militare Nicolò Pollari. A partire dal 2001, negli uffici di via Nazionale è stata accumulata una mole imponente di dossier illegali su magistrati, politici, intellettuali d'opposizione, giornalisti (tra cui anche chi firma questo articolo e il direttore di questo giornale): schede, citazioni, informative su persone considerate "nemiche" di Berlusconi, contro cui intervenire per "disarticolare, neutralizzare e dissuadere", anche con "provvedimenti" e "misure traumatiche".
Piero Marrazzo e Patrizia ManciniPIERO MARRAZZO E PATRIZIA MANCINI

Poi la "macchina del fango" si è rimessa in moto per azzoppare il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Nell' ottobre del 2009 viene diffusa la notizia che Marrazzo è ricattato da quattro carabinieri in possesso del video di un suo incontro con una transessuale. È la fine della sua carriera politica. Ma il primo a sapere della vicenda è Berlusconi, informato dal direttore di Chi Signorini, a cui era stato proposto un evidentemente impossibile acquisto del video.

"ABBIAMO UNA BANCA"
È Berlusconi in persona, allora presidente del Consiglio, a ricevere, la vigilia di Natale del 2005, un "regalo" molto particolare: il file audio con l'intercettazione segreta tra Piero Fassino, allora segretario dei Ds, e Giovanni Consorte, presidente di Unipol. "Allora, siamo padroni di una banca?", chiede Fassino. Si riferisce alla scalata in corso sulla banca Bnl.
piero fassino antonella parigiPIERO FASSINO ANTONELLA PARIGI

L'intercettazione non era ancora a disposizione neppure dei magistrati che stavano conducendo l'indagine sulle scalate bancarie dei "furbetti del quartierino". Ma ecco che arriva, nei primi giorni del 2006, sulla prima pagina del Giornale della famiglia Berlusconi. Diventa uno dei tormentoni della campagna elettorale, forse il più forte degli argomenti che permettono la clamorosa rimonta elettorale di Berlusconi alle elezioni politiche della primavera 2006: Prodi, che nei sondaggi prima di Natale aveva dieci punti di vantaggio, vince per una manciata di voti, tanto che il suo governo viene travolto soltanto 18 mesi dopo. Con questa lunga storia alle spalle, è normale che chi oggi è accanto a Berlusconi ci pensi due volte, e anche tre, prima di contrariare troppo il satrapo anziano in declino.

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