9 dicembre forconi: centrodestra
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martedì 17 aprile 2018

COME FA BERLUSCONI A TENERE AL GUINZAGLIO MATTEO SALVINI?

Estratto dell’articolo di Gianni Barbacetto per il “Fatto quotidiano”

gianni barbacetto (2)GIANNI BARBACETTO (2)
Silvio Berlusconi […] continua a presidiare la scena e a tenere congelato il quadro politico, permettendosi perfino di umiliare gli alleati con le sue squinternate gag al Quirinale. Perché resta, malgrado tutto, così forte? Perché ha ancora una dote di voti e un nutrito gruppo di fedeli in Parlamento. Perché i suoi alleati continuano a essergli grati per aver portato la destra e la Lega al governo. Ma ci sono anche altri, più invisibili motivi?

ROBERTO MARONI ATTILIO FONTANAROBERTO MARONI ATTILIO FONTANA
[…] È Roberto Maroni - oggi leghista più vicino a Berlusconi che a Salvini - a raccontare un episodio che illumina il lato nascosto della forza di Silvio. Dopo aver fatto per 226 giorni il suo ministro dell' Interno, nel 1995 rivela in un'intervista di aver visto molti dossier. "Ne giravano tanti". Ferveva il lavorio sotterraneo della delegittimazione, che non risparmiava neppure le più alte cariche dello Stato: "Ce n'era uno anche su Oscar Luigi Scalfaro". […]

salvini e berlusconi in conferenza stampaSALVINI E BERLUSCONI IN CONFERENZA STAMPA
CONTRO MANI PULITE
La macchina del fango comincia a lavorare prima del suo arrivo al governo. Innanzitutto contro Antonio Di Pietro, il magistrato di Mani pulite. […] Il mondo Fininvest si era messo in moto per dossierare il magistrato che stava rivelando Tangentopoli. […] Tra i più attivi c'è Antonio D' Adamo, ex manager Fininvest. I suoi affari immobiliari andavano male, ma il Cavaliere lo sostiene con aiuti consistenti. In cambio, riceve un memoriale in cui si rivela che Di Pietro ha ricevuto soldi da un suo indagato, il banchiere Francesco Pacini Battaglia.
ANTONIO DI PIETROANTONIO DI PIETRO

C' è anche un nastro con la registrazione delle confidenze di D'Adamo, confezionato con un "taglia e cuci" da cui si capisce che il magistrato sarebbe stato corrotto dal banchiere. Ci vorrà una lunga indagine a Brescia per prosciogliere Di Pietro e stabilire, nel 1999, che "il fatto non sussiste".

LA LEGA IN PUGNO
BOSSI BERLUSCONIBOSSI BERLUSCONI




In quegli anni, si stringe un rapporto forte tra Berlusconi e Umberto Bossi, il leader della Lega Nord. Insieme vincono le elezioni del 1994, ma poi è Bossi a staccare la spina al governo, mentre il giornale del Carroccio, La Padania, comincia a chiamare Berlusconi "il mafioso di Arcore". Nell' agosto del 1998 pubblica con grande evidenza dieci domande sull' odore dei soldi e sulle imbarazzanti relazioni siciliane del fondatore di Forza Italia. Nel 2000, il clima cambia. Bossi e Berlusconi siglano un patto di ferro che li porterà al trionfo elettorale del 2001.

tavaroliTAVAROLI
"L' accordo potrebbe essere raggiunto in tempi brevi. Si può dire che è stato raggiunto, in parte è già scritto", dichiara Bossi a Repubblica il 27 gennaio 2000. "Ma lo avete depositato del notaio, come scrive qualcuno?", gli chiede l' intervistatore. Il leader del Carroccio lo gela: "A che cosa serve il notaio in politica? Sono cose da matti, invenzioni fantasiose". Eppure la notizia dell' esistenza di un patto scritto circola da subito. E arriva dall' interno della Lega. Qualcuno favoleggia di un accordo con una parte anche finanziaria: una fideiussione, debiti appianati, bilanci risanati. "Cose da matti, invenzioni fantasiose", come dice Bossi.

fiorani fazioFIORANI FAZIO
Qualche anno dopo, si saprà che all' esistenza di quel patto scritto credeva anche la security Telecom guidata da Giuliano Tavaroli, che lo ha cercato a lungo. Quando nel 2007 arrestano un collaboratore di Tavaroli, il giornalista di Famiglia cristiana Guglielmo Sasinini, tra i documenti che gli sequestrano ci sono anche appunti sul presunto patto Berlusconi-Bossi. Dicono: "In quel periodo pignorata per debiti la casa di Bossi". E poi: "70 miliardi dati da Berlusconi a Bossi in cambio della totale fedeltà".

signoriniSIGNORINI







[…] Ma i soldi per la Lega qualcuno li ha tirati fuori. È Gianpiero Fiorani, il banchiere della Popolare di Lodi che nel 2005 guida gli assalti dei "furbetti del quartierino". È lui che salva la Lega arrivata a un passo dalla bancarotta a causa di investimenti sbagliati: un villaggio turistico in Croazia, ma soprattutto una banca (Credieuronord) che in soli tre anni brucia oltre 10 milioni e riesce a perdere quasi per intero il capitale sociale, con le azioni pagate 25 euro l'una che alla fine dell' avventura crollano a 2,16 euro. I capi leghisti rischiano, con la bancarotta, di rimetterci la faccia e magari anche i patrimoni. Ma arriva il salvatore: Fiorani. Nel 2004 compra Credieuronord e annega i debiti della banchetta leghista nell' accogliente pancia della Popolare di Lodi. Le finanze leghiste restano comunque fino a oggi un oggetto misterioso. […]
elisa isoardi bacia matteo placidiELISA ISOARDI BACIA MATTEO PLACIDI

IL BACIO DI ELISA
Anche l' uomo nuovo della Lega, Matteo Salvini, ha assaggiato il potere delle armate berlusconiane.
Oggi la sua fidanzata, la conduttrice tv Elisa Isoardi, ritrae se stessa sui social mentre gli stira le camicie. […] È il settimanale Chi diretto da Alfonso Signorini, ala gossip del vasto schieramento mediatico berlusconiano, che nel luglio dello scorso anno sbatte in prima pagina un bacio a Ibiza di Elisa Isoardi: peccato che a riceverlo fosse il Matteo sbagliato, l'avvocato milanese Matteo Placidi. È subito crisi. […] Il tempo ha curato le ferite ed Elisa, di chiunque sia la camicia stirata, è tornata da lui. Ma intanto ha capito il messaggio.
FINI E LA CASA DI MONTECARLOFINI E LA CASA DI MONTECARLO

CASA A MONTECARLO
Di ben altro spessore i ricatti e i dossieraggi subiti dai nemici di Berlusconi o dagli amici che provano a diventare indipendenti. Nel 2006 tocca a Romano Prodi, l' unico che è riuscito a batterlo due volte alle elezioni. Avvengono alcuni misteriosi accessi (illegittimi) nell'anagrafe tributaria da cui sono estratte informazioni riservate.

[…] il giudice Raimondo Mesiano, che condanna la Fininvest a pagare un risarcimento di 750 milioni al gruppo De Benedetti per lo scippo della Mondadori, viene sbeffeggiato su Canale 5 per i suoi "comportamenti stravaganti" e i suoi calzini azzurri. Va molto peggio all'amico da punire perché ha cominciato a voler fare di testa sua: Gianfranco Fini, allora guida di An e presidente della Camera.
raimondo mesianoRAIMONDO MESIANO

Nel settembre 2009 comincia il direttore del Giornale Vittorio Feltri a minacciare di andare a ripescare oscuri dossier: "Fini ricordi che delegare i magistrati a far giustizia politica è un rischio", scrive Feltri. "Perché oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera. È sufficiente - per dire - ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di An per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme".
DINO BOFFODINO BOFFO

Poi ci pensa il parlamentare Pdl Giorgio Stracquadanio a dichiarare al Fatto che Fini merita un "trattamento Boffo". L'accenno è al direttore dell' Avvenire Dino Boffo, diventato troppo critico verso il leader di Forza Italia. Scatta la reazione: Boffo viene infangato nel 2009 da Feltri e dalla solita batteria di giornali berlusconiani che raccontano una sua condanna per molestie. Contro Fini l'offensiva finale parte invece nel 2010: sulla casa di Montecarlo, lasciata in eredità al partito ma finita a Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Fini.

DISARTICOLARE I NEMICI DI B
Pio PompaPIO POMPA
Il caso più clamoroso di utilizzo improprio e illegale degli apparati istituzionali resta quello dell'archivio Sismi di via Nazionale, a Roma, guidato da Pio Pompa, ombra ("Shadow") del direttore del servizio segreto militare Nicolò Pollari. A partire dal 2001, negli uffici di via Nazionale è stata accumulata una mole imponente di dossier illegali su magistrati, politici, intellettuali d'opposizione, giornalisti (tra cui anche chi firma questo articolo e il direttore di questo giornale): schede, citazioni, informative su persone considerate "nemiche" di Berlusconi, contro cui intervenire per "disarticolare, neutralizzare e dissuadere", anche con "provvedimenti" e "misure traumatiche".
Piero Marrazzo e Patrizia ManciniPIERO MARRAZZO E PATRIZIA MANCINI

Poi la "macchina del fango" si è rimessa in moto per azzoppare il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Nell' ottobre del 2009 viene diffusa la notizia che Marrazzo è ricattato da quattro carabinieri in possesso del video di un suo incontro con una transessuale. È la fine della sua carriera politica. Ma il primo a sapere della vicenda è Berlusconi, informato dal direttore di Chi Signorini, a cui era stato proposto un evidentemente impossibile acquisto del video.

"ABBIAMO UNA BANCA"
È Berlusconi in persona, allora presidente del Consiglio, a ricevere, la vigilia di Natale del 2005, un "regalo" molto particolare: il file audio con l'intercettazione segreta tra Piero Fassino, allora segretario dei Ds, e Giovanni Consorte, presidente di Unipol. "Allora, siamo padroni di una banca?", chiede Fassino. Si riferisce alla scalata in corso sulla banca Bnl.
piero fassino antonella parigiPIERO FASSINO ANTONELLA PARIGI

L'intercettazione non era ancora a disposizione neppure dei magistrati che stavano conducendo l'indagine sulle scalate bancarie dei "furbetti del quartierino". Ma ecco che arriva, nei primi giorni del 2006, sulla prima pagina del Giornale della famiglia Berlusconi. Diventa uno dei tormentoni della campagna elettorale, forse il più forte degli argomenti che permettono la clamorosa rimonta elettorale di Berlusconi alle elezioni politiche della primavera 2006: Prodi, che nei sondaggi prima di Natale aveva dieci punti di vantaggio, vince per una manciata di voti, tanto che il suo governo viene travolto soltanto 18 mesi dopo. Con questa lunga storia alle spalle, è normale che chi oggi è accanto a Berlusconi ci pensi due volte, e anche tre, prima di contrariare troppo il satrapo anziano in declino.

Fonte: qui

giovedì 9 novembre 2017

SOLO PANE E OLIO PER I BIMBI NON IN REGOLA CON LA MENSA SCOLASTICA: LA DECISIONE DELLA SINDACA DI MONTEVARCHI SCATENA LE POLEMICHE: "DECISIONE DISCRIMINATORIA"

MA SILVIA CHIASSAI SI DIFENDE E DENUNCIA UN BUCO DI 500MILA EURO EREDITATO DALLA GIUNTA DI CENTROSINISTRA 

“COSÌ FACCIAMO PAGARE I GENITORI FURBETTI”
Carlo Giorni per il Fattoquotidiano.it

Silvia ChiassaiSILVIA CHIASSAI
I genitori non pagano la mensa e i bambini potranno mangiare solo un pasto frugalissimo: una fetta di pane, qualche goccio d’olio, acqua, un frutto. La decisione, come scrive la Nazione, è della sindaca Silvia Chiassai, 39 anni, psicologa, da un anno a capo della giunta di centrodestra di Montevarchi, in provincia di Arezzo.

Non solo: i figli dei genitori morosi siederanno in un tavolo a parte rispetto agli altri. Montevarchi, un paesone di circa 24mila abitanti, è uno dei Comuni passato un anno fa dalla sinistra alla destra. Come a Grosseto. E anche qui un mese fa l’amministrazione di centrodestra aveva avvertito i genitori morosi: “O pagate o i vostri figli non possono usufruire della mensa comunale”.

mensa a scuolaMENSA A SCUOLA
Quindi solo fettunta, come in Toscana si chiama la fetta di pane con l’olio. Nessun bambino, spiega la sindaca, resta “senza mangiare o è messo in un angolo perché vengono avvisati i genitori” e dal momento della verifica della morosità “ci sono due mesi di tolleranza”. Da 38 le famiglie “morose” sono diventate 20.

Ma è giusto punire i figli per la morosità dei genitori? Dal centrosinistra rispondono di no, che il provvedimento della sindaca di Montevarchi è vergognosa e per questo quattro parlamentari del Pd, tra i quali David Ermini, responsabile giustizia, e Dario Parrini, segretario regionale del partito, hanno annunciato un’interrogazione al Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli: “Ci sono altre modalità per consentire al Comune di recuperare le somme dovute, evitando una sgradevole separazione tra i piccoli studenti”.

Silvia Chiassai 2SILVIA CHIASSAI 
Il caso approda anche al consiglio regionale della Toscana, dove la vicepresidente aretina Lucia De Robertis ha presentato un’interrogazione per protestare contro la decisione della sindaca di Montevarchi definita “discriminatoria”: “La scelta del sindaco Chiassai di mettere a pane e olio i bambini le cui famiglie non sono in regola col pagamento del servizio mensa ha un impatto pedagogico disastroso, perché scarica sugli incolpevoli bambini i comportamenti omissivi dei genitori”.

La sindaca però non torna sui suoi passi e difende il provvedimento preso sostenendo di aver ereditato un anno fa dalla giunta di centrosinistra un “buco” di circa 500mila euro, derivante dalle morosità accumulate per mense e trasporti. E precisa che i morosi non si trovano in cattive condizioni economiche, ma avrebbero solo un atteggiamento da “furbetti” della mensa comunale.

mensa a scuola 2MENSA A SCUOLA 2
In realtà su 1738 alunni quelli non in regola sarebbero soltanto venti. “Ci sono altre modalità previste dalla legge per consentire al Comune di recuperare le somme dovute evitando una sgradevole separazione tra i piccoli studenti – replicano i parlamentari Pd – Ci auguriamo che l’amministrazione ritiri il provvedimento e prenda misure differenti”.

Forse al centrodestra preme dare un segnale di forza e stando alle reazioni su facebook l’intento almeno in parte è stato raggiunto perché alle tante voci sdegnate per l’umiliazione inflitta di ragazzi morosi, se ne aggiungono altre di plauso nei confronti della sindaca e della sua giunta. “L’educazione la devono dare i genitori – si legge tra i tanti commenti su facebook – Questa sarebbe una legge da attuare. Poi i bimbi non sono puniti: o paghi o mangiano con i genitori”.

Fonte: qui

giovedì 26 gennaio 2017

LA MOGLIE DI FRANCOIS FILLON PAGATA PER 10 ANNI SENZA LAVORARE. 500MILA EURO DI STIPENDI FITTIZI (E PUBBLICI)

LE RIVELAZIONI DEL ‘CANARD ENCHAINÉ’ POTREBBERO COSTARE L’ELISEO AL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA (FINORA STRA-FAVORITO) E SPIANARE LA STRADA A MARINE LE PEN 

LUI NON SMENTISCE

1. CANDIDATO DESTRA REPLICA A CANARD: 'SONO SCANDALIZZATO'
FRANCOIS FILLON CON LA MOGLIE PENELOPEFRANCOIS FILLON CON LA MOGLIE PENELOPE
 (ANSA) - Ira di Francois Fillon per le accuse del settimanale satirico, Le Canard Enchainé, sull'impiego fittizio alla moglie, Penelope Fillon. "Sono scandalizzato dal disprezzo e dalla misoginia dell'attacco", ha commentato Fillon, giungendo questa mattina a Bordeaux. "Vedo che il tempo delle 'fialette puzzolenti' (una sorta di corrispettivo francese della 'macchina del fango',ndr.) è aperto", ha aggiunto il candidato all'Eliseo per il voto di primavera, senza però smentire le accuse del Canard: "Non farò commenti".

Secondo il settimanale, la moglie franco-gallese è stata remunerata per 8 anni come assistente in parlamento, incassando circa "500.000 euro lordi" in totale. Impiegare un familiare come collaboratore parlamentare non è vietato.

Ma - sostiene il Canard -
una stretta collaboratrice di Fillon ha detto di non aver mai saputo che la moglie dell'ex premier lavorasse come assistente, né di averla mai incontrata. Il che ha scatenato le accuse di impiego fittizio come ai tempi di Jacques Chirac.

FILLON SARKOZYFILLON SARKOZY

2. FILLON, BOMBA «SPORCA» SULLA CORSA ALL'ELISEO: "LA MOGLIE PAGATA PER 10 ANNI SENZA LAVORARE"
Da “il Giornale

Colpo grosso di Le Canard Enchainé ai danni di François Fillon. La rivista satirica francese, non nuova a inchieste clamorose che hanno fatto luce su segreti gelosamente nascosti da personaggi di primo piano della politica e non solo, ha pubblicato documenti che dimostrerebbero che per dieci anni la moglie del prossimo candidato del centrodestra alle presidenziali è stata pagata come assistente parlamentare del marito pur non avendo lavorato.

Penelope Fillon, che è nata in Galles e ha dato cinque figli all'aspirante presidente francese, avrebbe ricevuto complessivamente 500mila euro tra il 1992 e il 2002: si tratterebbe di fondi a disposizione del consorte, all'epoca deputato nazionale, e questo risulterebbe dalle buste paga scovate da Le Canard Enchainé.

FRANCOIS FILLON CON LA MOGLIE PENELOPEFRANCOIS FILLON CON LA MOGLIE PENELOPE
Assumere familiari non è contro le regole, ma a patto che il parente in questione lavori effettivamente per il deputato ma secondo Le Canard non era questo il caso di madame Fillon. Il settimanale non è riuscito a trovare alcuna conferma del lavoro svolto dalla signora Fillon. Penelope Fillon, peraltro, molto riservata, si è sempre tenuta lontana dalla vita politica del marito.

Non solo. Quando nel 2002 Fillon divenne per la prima volta ministro, chiamato dal presidente Jacques Chirac, la moglie proseguì il «lavoro», o meglio, continuò ad essere pagata come assistente parlamentare del deputato che subentrò a Fillon all'Assemblee Nationale ricevendo tra i 6.900 ed i 7.900 euro al mese.

Non è tutto. Penelope Fillon tornò ad essere pagata «per almeno sei mesi» quando il marito nel 2012, allora primo ministro, lasciò il governo dopo la sconfitta del presidente Nicolas Sarkozy ad opera del socialista François Hollande.
FILLON E PUTINFILLON E PUTIN

Oltre ai circa 500.000 euro ricevuti come assistente parlamentare del marito Penelope Fillon venne pagata circa 5.000 euro al mese da maggio 2012 a dicembre 2013 dal periodico La Revue des Deux Mondes, rivista letteraria di proprietà di un amico di Fillon, Marc Ladreit de Lacharriere. Le Canard Enchainé ha riferito che il direttore del mensile, Michel Crepu, ha dichiarato: «Non ho mai incontrato Penelope Fillon né l'ho mai vista in redazione».

François Fillon è al momento favorito nei sondaggi per le elezioni all'Eliseo, fissate per il prossimo aprile.

Fonte: qui