9 dicembre forconi: voti
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venerdì 22 marzo 2019

SONO I CENTO INDAGATI PER VOTO DI SCAMBIO: COINVOLTI ASSESSORI, DEPUTATI, SINDACI, L’EX GOVERNATORE TOTÒ CUFFARO E GLI EX COORDINATORI DELLA LEGA NELL’ISOLA, ALESSANDRO PAGANO E ANGELO ATTAGUILE

L'INCHIESTA RICOSTRUISCE UN SISTEMA FONDATO SU FAVORI E PROMESSE DI POSTI DI LAVORO IN CAMBIO DI VOTI 

NEL MIRINO LE ELEZIONI REGIONALI E COMUNALI DEL 2017


toto cuffaro in carcereTOTO CUFFARO IN CARCERE
Ci sono gli ex coordinatori della Lega in Sicilia, prima che Matteo Salvini inviasse un commissario sull’isola. Ma anche l’ex governatore Totò Cuffaro, che ha scontato cinque anni di carcere per favoreggiamento a Cosa nostra ed è stato scarcerato alla fine del 2015. E poi assessori regionali, sindaci, deputati dell’Assemblea regionale siciliana. È una maxi inchiesta per voto di scambio quella della procura di Termini Imerese.

L’inchiesta da 100 indagati – Sono 96 le persone alle quali è stato notificato un avviso di chiusura indagini da parte dell’ufficio inquirente in provincia di Palermo. Un atto che di solito è preludio della richiesta di rinvio a giudizio. 

L’indagine nasce dall’inchiesta sui fratelli Salvino e Mario Caputo: il primo è un ex deputato regionale di Forza Italia poi approdato alla Lega.

VOTO DI SCAMBIOVOTO DI SCAMBIO
Il secondo era stato candidato al suo posto alle elezioni regionali del 2017. Il motivo? Il fratello più famoso non era candidabile a causa di una condanna passata in giudicato.  Ed è propria da quella vicenda che è nata l’inchiesta. L’indagine è stata avviata sulle elezioni regionali del 2017 ma si è poi allargata alle amministrative di Termini Imerese di due anni fa nelle quali è stato eletto il sindaco Francesco Giunta, sostenuto da uno schieramento di centrodestra.

Gli indagati: da Cuffaro ad Aricò – L’inchiesta del pm Annadomenica Gallucci ricostruisce un sistema fondato su favori e promesse di posti di lavoro in cambio di voti. E coinvolge Cuffaro, l’ex governatore scarcerato da poco più di due anni. L’avviso di conclusione dell’indagine è arrivato anche a un suo fedelissimo, l’attuale assessore regionale al Territorio Toto Cordaro, al capogruppo all’Ars di Diventerà Bellissima – il partito del governatore Nello Musumeci –  Alessandro Aricò, al sindaco di Termini Imerese Giunta, agli ex coordinatori della Lega in Sicilia, Alessandro Pagano e Angelo Attaguile.

VOTO DI SCAMBIOVOTO DI SCAMBIO
I leghisti di Sicilia – I due ex luogotenenti di Matteo Salvini in Sicilia sono finiti indagati con l’accusa di essere ispiratori di un presunto presunto raggiro elettorale. La vicenda è legata al caso dei fratelli Salvino e Mario Caputo, il primo ex deputato regionale ed ex sindaco di Monreale, che a causa di una condanna definitiva non poteva essere candidato.

Al suo posto, come raccontò anche ilfattoquotidiano.it, era stato presentato il fratello ma per gli inquirenti la campagna elettorale venne organizzata con un unico obiettivo: manipolare la volontà degli elettori. Il nome di Mario Caputo era accompagnato nei manifesti dalla indicazione “detto Salvino” che avrebbe, secondo la Procura, indotto gli elettori a votare un candidato scambiandolo per l’altro. Per questo Attaguile, Pagano e i fratelli Caputo sono finiti indagati.

Voti in cambio di ammissioni all’università – L’inchiesta però ha documentato anche altro. Alcuni casi di assenteismo tra i dipendenti del comune di Termini e l’utilizzo di auto da parte del primo cittadino, indagato anche per peculato. E poi tutto il sistema delle elezioni in Sicilia nel 2017: uno scenario in cui i voti venivano scambiati con promesse di posti di lavoro, esami di maturità, persino ammissioni ai test per facoltà a numero chiuso.

Coinvolti esponenti di schieramenti opposti Giuseppe Ferrarello, ex sindaco di Gangi, candidato alle regionali con il Pd, e Filippo Maria Tripoli, candidato alle regionale con la lista Popolari e autonomisti, sostenuto da Cuffaro. Proprio negli ultimi giorni Tripoli ha ufficializzato la sua candidatura a sindaco di Bagheria: è appoggiato anche da una lista civica composta da esponenti del Pd.

Fonte: qui

sabato 8 dicembre 2018

IL RIESAME SUL SINDACO DI RIACE: “AFFLITTO DA UNA SORTA DI DELIRIO DI ONNIPOTENZA, NON PUÒ GESTIRE DENARO PUBBLICO, VIOLA LA LEGGE CON NATURALEZZA”


“LUCRAVA SUI MIGRANTI ANCHE PER OTTENERE VOTI”

Luca Fazzo per “il Giornale”
MIMMO LUCANOMIMMO LUCANO

«Soltanto di Città Futura sono 100 voti, mi sono fatto un conto, tutti quelli che lavoriamo». Parola di Mimmo Lucano, sindaco di Riace divenuto un eroe dell' accoglienza prima e dopo l' arresto chiesto e ottenuto nei suoi confronti dalla Procura di Locri per una lunga serie di reati. Dopo la revoca degli arresti domiciliari, Lucano si sta esibendo in una lunga serie di esternazioni.

Ora la sentenza del tribunale di Reggio Calabria che gli ha revocato i domiciliari ma ha confermato la gravità delle prove contro di lui rivela aspetti inediti e sconcertanti della disinvoltura con cui il primo cittadino di Riace ha trasformato i fondi per l' accoglienza dei migranti in una formidabile macchina di consenso elettorale.

I fini di Lucano saranno stati anche nobili, scrivono i giudici nella sentenza, ma intanto ha pensato anche e robustamente ai fatti propri: «Ad un certo punto ha perso la bussola ed il senso dell' orientamento della legalità, tanto da far prevalere sugli scopi e le ragioni umanitarie la voglia di apparire e di presentare all' esterno un sistema che era tutt' altro che perfetto» si legge nella sentenza firmata dal presidente della sezione, il giudice Tommasina Cotroneo.
mimmo lucano ospite di che tempo che fa 9MIMMO LUCANO OSPITE DI CHE TEMPO CHE FA 

Le motivazioni della sentenza erano state depositate già da settimane, ma i difensori di Lucano si erano ben guardati dal divulgarle: perché se da un lato trasformavano in un semplice divieto di dimora gli arresti domiciliari disposti a carico di Lucano, sancivano esplicitamente la gravità degli elementi d' accusa a carico del sindaco.
E aggiungevano, come si scopre ora, nuovi dettagli oltre a quelli contenuti nell' ordinanza di custodia eseguita a suo carico all' inizio di ottobre. Ma ieri sera a divulgare l' ordinanza (che anche la magistratura reggina aveva rifiutato di rendere nota) provvedono due piccoli siti locali, ilDispaccio.it e laCnews24.it. E si capisce perché i legali di Lucano avevano evitato di far girare il documento.

«Lucano - scrive il tribunale - non può gestire la Cosa pubblica né gestire denaro pubblico mai ed in alcun modo. Egli è totalmente incapace di farlo e, quel che ancor più rileva, in nome di principi umanitari ed in nome di diritti costituzionalmente garantiti viola la legge con naturalezza e spregiudicatezza allarmanti». Dagli atti, scrive il giudice, emerge «un Lucano afflitto da una sorta di delirio di onnipotenza e da una volontà pervicace ed inarrestabile di mantenere quel sistema Riace rilucente all' esterno, ma davvero opaco e inverminato da mille illegalità al suo interno».
mimmo lucano ospite di che tempo che fa 7MIMMO LUCANO OSPITE DI CHE TEMPO CHE FA 

Nell' ordinanza vengono riportare intercettazioni inedite in cui si scopre che uno dei criteri impiegati da Lucano nel distribuire i fondi della accoglienza era la «redditività» in termini di voti. Lucano calcolava i voti «che gli sarebbero derivati dalle persone impiegate presso le associazioni e/o destinatarie di borse lavoro e prestazioni occasionali; persone, molte delle quali, inutili a fini lavorativi o addirittura non espletanti l' incarico loro affidato, sovrabbondanti rispetto ai bisogni, eppure assunte o remunerate anche in via occasionale per il ritorno politico-elettorale». In una conversazione registrata dalla Guardia di finanza di Locri, il sindaco è esplicito sino alla brutalità: «Devo vedere le elezioni comunali di Riace, l' integrazione dei rifugiati, hai capito in quale ottica ragiono io?».
mimmo lucanoMIMMO LUCANO

I giudici si soffermano «sul brulicare di stratagemmi, emerso a piene mani dall' indagine, al fine di coprire i buchi contabili e giustificare le spese a seguito della chiesta rendicontazione da parte della Prefettura». E concludono: «Non può limitarsi il Lucano nel suo delirio di onnipotenza ed è per questo che è socialmente pericoloso e non gli può essere consentito di ricoprire cariche pubbliche e di gestire denaro pubblico».

Fonte: qui