9 dicembre forconi: contributi
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martedì 3 settembre 2019

L'ITALIA HA IL DEPRIMENTE RECORD PER IL COSTO DEL LAVORO: QUANDO VA BENE, UN DIPENDENTE COSTA IL DOPPIO DI QUANTO GUADAGNA, MA SI ARRIVA TRANQUILLAMENTE AL 58% DELLO STIPENDIO LORDO CHE SE NE VA IN TASSE, CONTRIBUTI E TRATTENUTE, PER CERTE CATEGORIE DI LAVORATORI

MA CI SONO TRE OSTACOLI SULLA STRADA DELLA SUA RIDUZIONE 

Cristiano Dell'Oste e Valentina Melis per www.ilsole24ore.com

Il rapporto, quando va bene, è di uno a due. Oggi un operaio metalmeccanico che guadagna 23.290 euro all’anno (quasi 1.800 euro netti al mese) ne costa alla sua azienda poco meno di 50mila. Per l’esattezza 49.445. In pratica, il cuneo fiscale e contributivo arriva al 52,9%, fra trattenute in busta paga e oneri a carico del datore di lavoro. È un cronico difetto del sistema italiano, che il confronto in atto tra il Movimento 5 stelle e il Partito democratico ha riportato in cima all’agenda politica.

Il record italiano

tasseTASSE
L’Ocse ha rilevato per il nostro Paese un’incidenza media del “cuneo” pari al 47,9 per cento. Un record negativo secondo solo a Belgio e Germania, tra gli Stati dell’organizzazione. Ma le simulazioni del Sole 24 Ore del Lunedì rivelano che la percentuale può essere ben superiore, arrivando al 54,1% per un impiegato nel commercio con una retribuzione annua lorda (Ral) di 44mila euro. E addirittura al 57,5% per un assistente di cantiere con una Ral di 50mila euro. Con differenze che dipendono dal peso variabile dei contributi Inail e della detrazione Irpef per lavoro dipendente, oltre che dall’articolazione delle voci contributive minori (enti bilaterali, fondi di assistenza e così via).

L’obiettivo di ridurre il cuneo, per adesso, sembra condiviso. Entrare nei dettagli, però, non sarà facile. Per almeno tre motivi, che riguardano la copertura finanziaria, le finalità dell’operazione e la sostenibilità previdenziale.

Finora sono circolate diverse ipotesi. Nelle scorse settimane il Movimento 5 stelle aveva proposto di “compensare” l’introduzione del salario minimo con un taglio del cuneo fiscale. Appena due giorni prima che Matteo Salvini gli ritirasse la fiducia, il premier Giuseppe Conte aveva indicato come prioritario un intervento sul cuneo «a vantaggio di lavoratori e pensionati» per «liberare risorse effettive a favore delle buste paga».

In ambienti del Partito democratico, invece, si è parlato di una riduzione di un punto percentuale all’anno per cinque anni. Oppure di un intervento sulla falsariga del bonus da 80 euro, ma destinato ai contribuenti con redditi fino a 55mila euro. Tra gli scenari possibili ci sono anche sconti più selettivi legati alle nuove assunzioni o una sforbiciata dei contributi minori che gravano sulle imprese, a partire dall’1,61% destinato a finanziare la Naspi.


Dalla teoria alla pratica, gli ostacoli sulla via del taglio sono tre.

1. Le risorse. Una volta evitato il rincaro dell’Iva (23,1 miliardi) quanto denaro rimarrà per il cuneo? Interventi a tappeto costano molto e rischiano di tradursi in pochi euro a contribuente.

Il bonus 80 euro impegna 9,5 miliardi all’anno (dati 2017) e va a 11,7 milioni di lavoratori con un reddito tra 8mila e 26mila euro. Nella fascia fino a 55mila euro ci sono altri 4,5 milioni di contribuenti. Con tutta evidenza, un intervento significativo a loro favore costerebbe alcuni miliardi.

2. La sostenibilità previdenziale. La fetta più grande del cuneo è costituita dai contributi previdenziali (33% a carico dell’azienda e 9,19% a carico del dipendente). È chiaro che incidere su questa voce può rivelarsi un boomerang per i futuri assegni pensionistici, proprio mentre l’Ocse prevede che nel 2050 in Italia ci saranno più pensionati che lavoratori.

È anche per questa ragione che si è ipotizzato di tagliare i contributi minori o destinati a finanziare prestazioni accessorie, come la Naspi, che potrebbero essere messi a carico della fiscalità generale.

3. Le finalità dell’operazione. A parità di costo per lo Stato, i tagli non sono tutti uguali. Un conto è ridurre l’Irpef per aumentare il “netto in busta paga” (per tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori e, si spera, aumentare la domanda interna). Un altro è tagliare gli oneri a carico del datore di lavoro (per difendere la competitività delle aziende e agevolare nuove assunzioni).

Fonte: qui

martedì 9 ottobre 2018

NEL 2017 L'EVASIONE DEI CONTRIBUTI PENSIONISTICI, PER I LAVORATORI DIPENDENTI, È ARRIVATA A 11 MILIARDI DI EURO


CHI DEVE RECUPERARE IL DOVUTO? INPS, INAIL E MINISTERO DEL LAVORO, CHE FINO A QUALCHE ANNO FA RIUSCIVANO A INCASSARE QUASI IL 10% OGNI ANNO. POI È ARRIVATA LA RIFORMA RENZI-POLETTI, E…



Paolo Foschi e Milena Gabanelli per “Dataroom – Corriere della Sera”

gabanelli lavoro nero 3GABANELLI LAVORO NERO 
Dalle stime ufficiali dell' Inps ammonta ad almeno undici miliardi di euro l' anno l' evasione dei contributi pensionistici. Il dato si riferisce soltanto al lavoro dipendente, esclusi dunque almeno altrettanti miliardi relativi a liberi professionisti, artigiani, consulenti e imprese individuali. Chi deve recuperare il dovuto, che si perde nei meandri dell' economia sommersa, sono i servizi di ispettorato dell' Inps, Inail e ministero del Lavoro.

RENZI POLETTIRENZI POLETTI
Fino a qualche anno fa riuscivano ad incassare quasi il 10 per cento ogni anno, poi con il governo Renzi e il ministro Poletti nel 2015 è arrivata la riforma: per evitare sovrapposizioni, sprechi di risorse e rendere più efficaci i controlli i soggetti vigilanti devono essere coordinati dall' Istituto Nazionale del Lavoro. Oggi il risultato raggiunto è esattamente l' opposto. Che cosa è successo?

gabanelli lavoro nero 1GABANELLI LAVORO NERO 
Per capirlo confrontiamo i numeri.

Nel 2013, un anno prima che si iniziasse a parlare di riforma, i 3.537 ispettori del ministero del Lavoro, avevano recuperato 90.982.451 euro; i 1.492 ispettori Inps 1,240 miliardi; infine i 377 ispettori Inail 89.936.000.

Nel 2017, primo anno con le nuove regole, l' incasso delle attività ispettive è passato a 125.550.287 euro per il ministero del Lavoro, a 894.150.678 per l' Inps, e 80.398.967 euro per l' Inail. In totale 321.773.000 milioni di euro in meno, con un calo dei contributi previdenziali evasi del 27,94%. Che sia dovuto a una diminuzione del lavoro nero? A guardare i dati, pare proprio di no.

RENZI POLETTIRENZI POLETTI
L' Istat e la Commissione per l' economia non osservata istituita presso il Tesoro, registrano fra il 2012 e il 2015 (cioè prima della riforma) un aumento del lavoro irregolare del 5,1%. Sempre nel 2015 l' economia sommersa valeva 208 miliardi di euro, pari al 12,8% del Prodotto interno lordo. Nel 2017 i dati non sono ancora omogenei, ma secondo i calcoli del centro Studi e ricerche sul mezzogiorno, il giro d' affari dell' economia sommersa è balzato a 320 miliardi di euro, ovvero al 19,5% del Pil.

GIULIANO POLETTI IN SENATO FOTO LAPRESSEGIULIANO POLETTI IN SENATO FOTO LAPRESSE
Come è possibile allora che sia crollato l' incasso delle attività di vigilanza? Le cause, sostengono gli stessi ispettori, sono di diversa natura. Prima di tutto l' accentramento delle funzioni sotto il ministero del Lavoro ha burocratizzato l' iter dei controlli. «Ogni mese c' è una riunione di un comitato territoriale al quale va sottoposto l' elenco dei controlli che si intende effettuare. Questa procedura, introdotta per evitare sovrapposizioni - spiega Giancarlo Sponchia, presidente dell' Associazione nazionale ispettori di vigilanza - allunga i tempi di intervento. Per esempio, se prima, di fronte ad una situazione di allarme, l' ispettore poteva decidere nel giro di un paio d' ore di effettuare un controllo a sorpresa, oggi non è più possibile, perché le ispezioni vanno preventivamente autorizzate nel corso della riunione mensile. E più si allarga il numero di persone a conoscenza in anticipo dei nomi delle aziende da ispezionare, più cresce il rischio di fughe di notizia».

gabanelli lavoro nero 2GABANELLI LAVORO NERO 




Rischio fondato, stando alle dichiarazione fatte da Fabio Querin, delegato Rsu di Fincantieri (dove lavorano 4.000 lavoratori in appalto) lo scorso maggio a Report: «Quando viene l' ispettorato del lavoro lo sa tutto il cantiere, e tre giorni prima i lavoratori degli appalti dell' azienda da ispezionare cominciano a far pulizia nella zona di lavoro».
INPS PENSIONIINPS PENSIONI
Sul recupero dell' evasione ha inciso poi la drastica riduzione del numero degli ispettori Inps, che erano quelli che portavano i risultati quantitativamente maggiori. Con il jobs act chi va in pensione o passa a altro incarico, non viene sostituito, per permettere il passaggio delle funzioni ai controllori del ministero del Lavoro. E così dal 2014 a oggi l' Inps ha perso oltre trecento ispettori, e di conseguenza il numero dei controlli è crollato, tanto che nel bilancio previsionale per il 2018 viene indicato come valore degli accertamenti di vigilanza la somma di 432 milioni di euro, a fronte della media di oltre un miliardo di recupero annuo nel periodo 2013-2016.

tria conte di maio salvini 1TRIA CONTE DI MAIO SALVINI 
Inoltre il ministero del Lavoro non rende facile i controlli: i propri ispettori infatti devono muoversi quasi sempre con i mezzi pubblici, anche per raggiungere le aziende con la sede in zone periferiche e spesso servite da linee disastrate. Paolo Pennesi, ex capo del Dipartimento silurato da Luigi Di Maio all' inizio di settembre, nella relazione dell' attività del 2017 ha attribuito la flessione degli incassi soprattutto al minor utilizzo di molti ispettori impegnati nella formazione. In altre parole: il ministero non dispone del know how necessario per coordinare l' attività.

gabanelli lavoro nero 4GABANELLI LAVORO NERO 



«Gli ispettori Inps e Inail - continua Giancarlo Sponchia - lavorano con software molto avanzati che elaborano e incrociano numerosi dati per verificare se i versamenti contributivi di un' azienda sono in linea con l' attività dell' azienda stessa. Inps e Inail hanno offerto la disponibilità a fornire i propri dati al ministero, che però ha risposto di non essere in grado al momento di gestire l' enorme molte di informazioni. Ma è un paradosso che chi deve coordinare non abbia gli strumenti per comprendere i fenomeni che deve contrastare».

SALVINI DI MAIO CONTE BY SPINOZASALVINI DI MAIO CONTE BY SPINOZA
Per adesso, fra l' altro, gli ispettori Inps e Inail sono rimasti in carico ai rispettivi istituti, pur dipendendo funzionalmente dal ministero, ma se un giorno sarà formalizzato il passaggio alle dipendenze dirette del dicastero, rischiano di perdere una parte delle retribuzione annua compresa fra i 5 e i 10 mila euro. Ed è questo uno dei motivi che sta spingendo molti ispettori a chiedere il collocamento in altro ruolo.

matteo renzi (1)MATTEO RENZI 









«L' evasione contributiva toglie soldi alle pensioni di tutti noi, e lo Stato, con questa riforma, anziché potenziare l' attività ispettiva, ha ottenuto il risultato opposto - conclude Giancarlo Sponchia -. È giusto che ci sia un accentramento e coordinamento delle attività di controllo, ma sarebbe più corretto affidare questo ruolo all' Inps che ha le competenze per farlo».
In conclusione: o è stata avviata la riforma senza predisporre prima la formazione e l' adeguamento tecnologico dentro al ministero per manifesta incapacità, oppure la competenza è stata affidata al ministero per permettere alla politica di controllare i controllori.

Fonte: qui

sabato 14 luglio 2018

LEGA - OLTRE AI 49 MILIONI DI EURO SEQUESTRATI DALLA CASSAZIONE, NEL BILANCIO DEL CARROCCIO SPUNTANO ALTRI 46 MILIONI MISTERIOSAMENTE EVAPORATI

ERA IL TESORETTO DEL PARTITO DI SALVINI CHE DAL 2011 SI E' PROGRESSIVAMENTE AZZERATO, TRA MOLTI DUBBI 

L'ENIGMA DEGLI "ONERI DIVERSI DI GESTIONE" 

QUEI 20 MLN IN TITOLI, BTP E BOND SOCIETARI EUROPEI

Fabio Pavesi per www.lettera43.it

Ballano tra le due cifre solo pochi milioni. E appare, alla luce della sentenza della Cassazione sul sequestro milionario dei conti della Lega, una coincidenza ironica se non beffarda. Da un lato i 49 milioni rivendicati dalla Procura e dalla Cassazione per la truffa Bossi-Belsito e dall’altro i 46 milioni che oggi non ci sono quasi più. I 46 milioni erano il tesoretto della Lega, il patrimonio netto del partito nel 2011, un anno dopo i fatti contestati sull’uso improprio dei rimborsi elettorali. La Lega ripartiva da lì. Ma è durata poco.

salvini bossi pontidaSALVINI BOSSI PONTIDA
In sei anni di gestione del partito quel capitale è stato bruciato quasi completamente. A fine 2017, come evidenziato dal bilancio, il patrimonio netto si è ridotto a soli 4,5 milioni. E ora la vicenda della sentenza giudiziaria e quella dell’auto-affondamento finanziario del partito si intrecciano in una sorta di simbiosi. Dal 2011 al 2017 sono evaporate dai bilanci quasi tutte le risorse. Più di 40 milioni svaniti, bruciati dalle continue perdite: ha ragione il segretario e ora ministro dell’Interno Matteo Salvini a dire che quei soldi non ci sono più, sono stati spesi. Vero a leggere i suoi bilanci.
bossi salvini maroniBOSSI SALVINI MARONI

Ma il problema è come sono stati spesi. A conferma di ciò spunta l’esposto dell’ex revisore Stefano Aldovisi che pone il problema. E ricorda che a fine 2011 c’erano nei conti del partito 20 milioni investiti in titoli di Stato e Corporate Bond e cassa per svariati milioni. Oggi quei titoli non ci sono più e anche la cassa è di fatto azzerata.

Da come Lettera43.it ha ricostruito i bilanci della Lega c’è una zona d’ombra soprattutto su queste voci che non hanno spiegazioni. A mettere in fila la contabilità della Lega Nord lungo tutti gli ultimi anni si assiste a un lento depauperamento con anche qualche enigma inspiegabile. Da dove viene intanto l’erosione di quasi tutto il capitale quello che il tesoriere Giulio Centemero chiama nelle sue relazioni agli ultimi bilanci il «tesoretto» da ricostituire?

UMBERTO BOSSI E BELSITOUMBERTO BOSSI E BELSITO
I costi della gestione superavano puntualmente i ricavi. E come in qualsiasi famiglia o impresa quando questo accade si producono perdite che vanno a erodere il patrimonio accumulato. La prima pesante perdita risale al 2012. Il disavanzo è di oltre 10 milioni e dà una sforbiciata al patrimonio sceso a fine anno da 46 milioni a poco più di 35 milioni. Pesano certo gli affitti, gli stipendi del personale, i costi vari ma pesa anche una voce che ricorrerà con evidenza in tutti i successivi bilanci.

FRANCESCO BELSITOFRANCESCO BELSITO



Gli oneri diversi di gestione (una voce che di solito nei bilanci occupa un ruolo marginale perché quasi un piccolo calderone di spese varie non esplicitate) vengono contabilizzati per la bellezza di 6 milioni. Su costi complessivi per 28 milioni sono un’enormità. Valgono più delle spese del personale (un’ottantina di dipendenti) più di ogni altra voce. Nessuna esplicitazione di cosa siano questi costi così rilevanti. Un elemento di opacità che ricorrerà puntualmente nei bilanci successivi.

pontidaPONTIDA


Non solo. L’altra voce importante sono i contributi ad associazioni (non specificate) per 5,5 milioni. La Lega spende e spande in costi poco chiari, mentre le entrate cominciano a vacillare. Nel 2013 la musica non cambia: 14 milioni di perdite con entrate in calo e costi in salita e con quella voce degli oneri diversi di gestione che sale a ben 8,7 milioni. Cosa siano e a cosa servano non è dato sapersi. Il movimento accumula sempre perdite. Nel 2014 per 8 milioni; poi altri 3 milioni nel 2015 e con il 2016 e 2017 a cumulare altri 2 milioni. Crollano le entrate, scendono i contributi dello Stato per le campagne elettorali e verrà meno infine il finanziamento pubblico ai partiti.
salvini a pontida 2018SALVINI A PONTIDA 2018

I privati, i militanti appaiono freddi quando si tratta di aprire il portafoglio per finanziare il partito. I contributi da persone fisiche scendono da 6,8 milioni del 2012 a 3 milioni del 2015 a poco più di 900 mila euro nel 2016-2017. Certo la Lega fa la sua spending review. La fa soprattutto sui dipendenti. Da inizio del 2015 sono in cassa integrazione in deroga, più volte prorogata e in vigore tuttora e sono scesi da 80 persone a 29. Ancora nel 2015 gli oscuri “oneri diversi” si portano via 3,6 milioni di uscite. Il patrimonio netto intanto si assottiglia ogni anno che passa. Nel 2014 scende a 13 milioni, poi a 6,7 milioni nel 2015 fino a toccare i soli 4,5 milioni alla fine dello scorso anno.

Anche la cassa liquida si erode. Nel 2014 tra depositi bancari e disponibilità liquide la Lega contava su 4 milioni di giacenza. Già l’anno dopo scendono a 1,4 milioni e nel 2016 la cassa finisce. Sui conti solo 164 mila euro che scendono a 40 mila a fine del 2017. Non solo, ma la Lega finisce per mandare in liquidazione tre sue società: la Celticon Srl; la Bicicletta srl e Media padana. Chiuse, liquidate dopo averle svalutate. A Salvini resta solo la Pontida Fin, la società che gestisce il patrimonio immobiliare del movimento iscritto a bilancio per poco più di 7 milioni.
salvini a pontida 2018 3SALVINI A PONTIDA 2018







Ma c’è un enigma che non trova spiegazioni leggendo i bilanci. La Lega possedeva nel 2011 un bel tesoretto di 20 milioni in titoli, Btp e bond societari europei. Fa specie che il partito no euro investa in Btp, consapevole che l’uscita eventuale dalla moneta unica deprezzerebbe e molto il tesoretto.

salvini a pontida 2018SALVINI A PONTIDA 2018
Ma tant’è. Quel tesoretto si assottiglia alla velocità della luce. Nel 2012 i titoli scendono a 7,8 milioni, poi si scende a 3,2 milioni nel 2014. Infine azzerati nel 2015. Dove sono finiti? Se fossero stati venduti ci sarebbe un incasso tra i proventi finanziari di cui non c’è traccia. Se sono stati usati per integrare le perdite allora l’erosione del patrimonio sarebbe stata meno devastante.
L43 ha contattato più volta il tesoriere della Lega per avere spiegazioni in merito. Il bilancio così come è scritto non dà conto di questo azzeramento del capitale investito in titoli. Quando Salvini dice che i soldi sono stati spesi e non ci sono più ha ragione. Resta la domanda o meglio le due domande: cosa spesavano quegli ingenti oneri diversi di gestione e dove sono finiti i 20 milioni di titoli di cui non c’è più traccia? 

Ora gli uomini dell’Uif di Bankitalia su mandato della Procura sono a caccia per risolvere l’enigma.

Fonte: qui

domenica 24 giugno 2018

SALVINI E’ PRONTO A DISDETTARE IL REGOLAMENTO DI DUBLINO SUI CONFINI MARITTIMI

“O L’UE CAMBIA LE REGOLE O DICIAMO NO” 

“LA SITUAZIONE É PESANTE E NESSUNO CI ASCOLTAVA IN EUROPA. I RIFUGIATI VERI SONO 7 SU 100. ANDREMO A RIVEDERE LA PROTEZIONE UMANITARIA 

ORBAN? SBAGLIA SE LASCIA SOLA ITALIA”

SALVINI, O UE CAMBIA REGOLE O DICIAMO NO
(ANSA) - "Conte andrà a Bruxelles. O c'è una proposta utile, anche per difendere i rifugiati, o cambiano queste regole, o diciamo no. Ha totale sostegno mio e del governo per discutere qualcosa di utile alla nostra sicurezza". Lo ha detto Matteo Salvini ad Agorà su Rai Tre.
               
MIGRANTI:SALVINI, NON VORREI DISCUTERE CONTRIBUTO A UE
(ANSA) - "Sono ottimista di trovare un accordo soddisfacente (sui flussi migratori al vertice europeo, ndr). Sulla protezione delle frontiere esterne tutti sono d'accordo, vediamo se dopo anni di chiacchiere passeranno ai fatti. Non possiamo pagare sei miliardi l'anno all'Ue e ricevere dita negli occhi. Non vorrei essere costretto a ridiscutere questo contributo". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini ad Agorà su Rai Tre.

SALVINI, RIVEDREMO LA PROTEZIONE UMANITARIA
luigi di maio giuseppe conte matteo salviniLUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI
(ANSA) - "La situazione é pesante e nessuno ci ascoltava in Europa. I rifugiati veri sono 7 su 100. Andremo a rivedere la protezione umanitaria, il 30 per cento del totale: occorrono criteri oggettivi" per concederla, ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini ad Agorà su Rai Tre.

UNGHERIA: SALVINI, ORBAN SBAGLIA SE LASCIA SOLA ITALIA
(ANSA) - "Orban ha ragione sulla protezione delle frontiere esterne, torto quando l'Italia viene lasciata sola". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini ad Agorà parlando del premier ungherese del quale ha condiviso molte scelte negli ultimi anni in tema di immigrazione.

JUNCKER ORBANJUNCKER ORBAN
CONTROMOSSA DELL' ITALIA: SOSPENDERE DUBLINO E POI MINACCIA IL VETO
Marco Galluzzo per “il Corriere della Sera”

L' Italia è pronta a disdettare il regolamento di Dublino per quanto riguarda i confini marittimi. Continuerà ad applicarlo per quanto riguarda i confini terrestri, con la Francia, l'Austria, la Slovenia, per esempio, ma è pronta a tirarsi indietro dalle regole europee per tutti coloro che verranno salvati in mare, grazie ad operazioni Sar (search and rescue).

È il nucleo della proposta, ambiziosa quanto rivoluzionaria, che Roma potrebbe portare sul tavolo del prossimo Consiglio europeo, e ancora prima a quello del vertice informale che si terrà domenica prossima a Bruxelles, e al quale parteciperanno anche Spagna, Francia, Germania, Austria, Malta, Grecia, Bulgaria, Olanda e Belgio.
nave diciotti migranti 3NAVE DICIOTTI MIGRANTI

La filosofia della posizione italiana, che i funzionari del governo stanno mettendo nero su bianco, e che ha avuto un via libera ieri pomeriggio nel vertice che si è tenuto a Palazzo Chigi fra il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier, è più o meno questa: i migranti che provengono dalla Libia, che vengono salvati nel Canale di Sicilia, nel momento in cui entrano nelle acque territoriali italiane devono considerarsi come persone che hanno varcato i confini della Ue. Per questo ieri sia Conte che Salvini hanno ripetuto che le frontiere marittime a sud della Sicilia sono «europee», prima ancora che italiane.

nave diciotti migranti 6NAVE DICIOTTI MIGRANTI
E per questo Giuseppe Conte, al termine dell'incontro con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, a Palazzo Chigi, ha detto a muso duro che l'Italia non è disposta a prendere in considerazione le modifiche alle regole sui «movimenti secondari» (i migranti che hanno avuto il primo ingresso in Italia, che poi sono finiti in un altro Paese europeo e che secondo le regole vigenti dovrebbero essere ripresi in carico da Roma), se prima non si discuteranno e non si modificheranno le regole dei «movimenti primari».

nave diciotti migranti 4NAVE DICIOTTI MIGRANTI
È come se il nostro governo si stia preparando ad esportare a Bruxelles questo tipo di schema: l'Italia può garantire i suoi confini terrestri, sui quali ha il controllo, come fanno gli altri Paesi europei. Sui confini marittimi, specialmente quelli adiacenti alle acque territoriali libiche o tunisine, o i 27 Stati europei si dicono disposti ad un' assunzione di responsabilità collettiva, e dunque a considerarli confini di tutta l'Unione, o viceversa il nostro Paese è anche disposto ad prendere decisioni unilaterali.

MIGRANTIMIGRANTI
Assunzione di responsabilità collettiva, di tutta l'Unione, che al momento sarebbe del tutto assente, se non a parole, nella bozza delle conclusioni del vertice di fine mese. Si vedrà come e se verrà declinata, ma sicuramente non potranno mancare riferimenti a più uomini, più mezzi, maggiori risorse finanziarie, tutti della Ue. Insomma un cambio radicale di paradigma, un solco completamente diverso da quello della politica dei piccoli passi che finora ha seguito la Commissione europea come il Consiglio dei 27 Stati, sotto la regia, prevalente, di Angela Merkel.

MIGRANTIMIGRANTI
Del resto per tutto il giorno ieri Matteo Salvini ha fatto l'elenco delle barche che ancora devono essere accolte nei porti francesi e spagnoli, con un misto di baldanza e fermezza che appaiono, entrambe, conseguenza di una linea politica di rottura rispetto al passato. Ha anche messo nel mirino in modo esplicito sia la Merkel che Macron, prodighi di solidarietà solo a parole, secondo la tesi prevalente in questo momento nel nostro governo.

Una linea che Giuseppe Conte condivide, che ha tenuto a rimarcare dopo l'incontro con Tusk, ma che al tempo stesso lo preoccupa: «Non vorrei essere costretto a mettere il veto e sto lavorando per evitarlo», ha detto ai suoi collaboratori, sulle conclusioni del prossimo vertice europeo. Del resto una proposta può essere costruttiva o di rottura, a seconda di come viene scritta e di quello che esattamente contiene.

Fonte: qui

sabato 4 novembre 2017

È STATO CONDANNATO ANGELUCCI: 1 ANNO E 4 MESI PER FALSO E TENTATA TRUFFA

HA INCASSATO CONTRIBUTI PUBBLICI SIA PER ‘LIBERO’ CHE PER IL ‘RIFORMISTA’  QUANDO LA LEGGE IMPONEVA UN SOLO VERSAMENTO PER OGNI EDITORE 

L’AVVOCATO: ‘IN APPELLO SARÀ ASSOLTO, I SEQUESTRI SONO GIÀ STATI REVOCATI’
EDITORIA: ANGELUCCI CONDANNATO A UN ANNO E 4 MESI
simone baldelli antonio angelucciSIMONE BALDELLI ANTONIO ANGELUCCI
 (ANSA) - Il deputato del Pdl Antonio Angelucci è stato condannato ad un anno e 4 mesi di reclusione per falso e tentata truffa nell'ambito di un processo legato ai contributi pubblici percepiti tra il 2006 e il 2007 per i quotidiani Libero e il Riformista. Lo ha deciso il giudice monocratico del tribunale di Roma che ha condannato a un anno di reclusione i rappresentanti legali delle sue società 'Editoriale Libero' e 'Edizioni Riformiste', che editavano i quotidiani, Arnaldo Rossi e Roberto Crespi.

Per tutti la pena è sospesa. Il tribunale, che ha dichiarato prescritta l'accusa di truffa, ha inoltre disposto una provvisionale in favore della presidenza del Consiglio di 100mila euro oltre al risarcimento da stabilire in sede civile. Il pm Francesco Dall'Olio aveva chiesto per Angelucci, difeso dall'avvocato Pasquale Bartolo, una condanna a 4 anni. Per questa vicenda, nel giugno del 2013, la Guardia di Finanza eseguì un sequestro preventivo di 20 milioni nei confronti delle due società che, secondo l'impianto accusatorio, hanno dichiarato di appartenere ad editori diversi per aggirare il divieto di richiedere contributi pubblici per più di una testata da parte dello stesso editore.
antonio angelucciANTONIO ANGELUCCI

EDITORIA: LEGALE ANGELUCCI, IN APPELLO SARÀ ASSOLTO
 (ANSA) - Antonio Angelucci 'non ha commesso i reati per i quali è stato ingiustamente condannato'. Tuttavia, 'ribadisce fiducia nella magistratura' e il suo avvocato, Pasquale Bartolo, è 'sicuro che in appello non potrà che essere assolto'. E' quando si legge in una nota del legale del deputato del Pdl che è stato condannato dal Tribunale di Roma a un anno e 4 mesi per falso e tentata truffa nel processo sui contributi pubblici percepiti tra il 2006 e il 2007 per i quotidiani Libero e il Riformista delle sue società 'Editoriale Libero' e 'Edizioni Riformiste'. Bartolo fa inoltre presente 'che i sequestri di cui parla la stampa sono già stati revocati'.

Fonte: qui

sabato 10 settembre 2016

Finanziamenti Italia-UE: per il Belpaese saldo negativo di 5,4 miliardi, ma è anche colpa nostra

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La corte dei Conti ha pubblicato la Relazione annuale 2015 al Parlamento su “I rapporti finanziari con l’Unione Europea e l'utilizzazione dei fondi comunitari” che mette sulla bilancia i contributi economici che l’Italia versa all’Unione e i soldi che Bruxelles versa, invece, all’Italia per progetti di sviluppo e occupazione.

PUBBLICATO il  su 

Secondo la Corte dal 2008 al 2014, la casse italiane registrano un saldo negativo di 39 miliardi, che rappresenta quindi la differenza tra quanto abbiamo dato e ricevuto in quel periodo di tempo.

Soltanto nel 2014 l’Italia ha versato 5,4 miliardi in più di quanto abbiamo ricevuto come finanziamenti.

Su questi calcoli si alzano le voci di protesta contro i burocrati di Bruxelles, contro l’UE brutta e cattiva che complotta contro l’Italia. Ma in realtà, il fatto che l’Italia versi più di quanto riceve è fatto noto da tempo, da quanto sono in vigore le modalità di calcolo dei contributi dovuti dai Paesi membri all’UE. Il dato interessante che, però, la Corte dei Conti aggiunge alla discussione è che la responsabilità delle minori entrate rispetto alle uscite è anche nostra, perché non sappiamo spendere i finanziamenti provenienti dall’UE.
Come si finanzia l’UE
Basta andare sul sito dell’Unione Europa per verificare le modalità con cui si finanzia l’UE. La fonte principale è il contributo dei Paesi membri calcolato in circa lo 0,7% del reddito nazionale lordo. “I principi di base – si spiega - sono la solidarietà e la capacità contributiva, ma se ne risulta un onere eccessivo per determinati paesi, si procede ad aggiustamenti”. Un’altra parte dei soldi arriva dall’IVA di ciascun Paese (circa lo 0,3%) e dai dazi all'importazione sui prodotti provenienti dall'esterno dell'UE.

Per quanto riguarda il 2014, ultimo dato disponibile, la Corte dei Conti indica un saldo (negativo per l’Italia) di 5,4 miliardi di euro.

Il contributo italiano è diminuito del 7,5% rispetto all’anno precedente a fronte, però, di una flessione degli accrediti ricevuti dall’Unione per la realizzazione di programmi europei del 15,1%.
Inoltre, sottolinea la Corte, l’Italia continua a farsi carico insieme ad altri Paesi di una quota dei rimborsi al Regno Unito per la correzione dei suoi “squilibri di bilancio” (circa 1,2 miliardi di euro nel 2014, con un incremento di circa il 29% rispetto all’anno precedente).  Le contribuzioni di Danimarca, Irlanda e Regno Unito sono ridotte rispetto agli altri Paesi perché non partecipano a certe politiche nel settore della giustizia e degli affari interni e quindi gli altri membri devono compensare versando a loro parte dei contributi.
Questi i grafici pubblicati sul sito dell'Unione Europea che indicano i fondi dati e ricevuti dall'Italia nel 2014.
Spese UE in ItaliaContributi al bilancio UEevoluzione bilancio UE-Italia
Le responsabilità italiane del saldo negativo
Ma se la notizia dei contributi italiani maggiori dei finanziamenti non è nuova, risulta interessante il dato evidenziato dalla Corte dei Conti sulla gestione italiana dei soldi provenienti dall’UE.
L’analisi della Corte ha evidenziato che “per far fronte ai ritardi nell’utilizzo di tali fondi ed evitare perdita di risorse comunitarie, le Autorità italiane, d’intesa con la Commissione Europea, hanno ridotto la quota di cofinanziamento nazionale, attraverso le riprogrammazioni definite nell'ambito del Piano di Azione Coesione”.
L’Italia da una parte non impiega soldi per i confinanziamenti con l’UE e dall’altra utilizza male i fondi accreditati dall’Unione. La Corte sottolinea il capitolo delle frodi e delle irregolarità per i contributi illeciti che continuano a crescere di anno in anno, tanto da raggiungere quota 142,2 milioni in salita rispetto agli 82 milioni di un anno prima. Questo dato di fatto non solo ci fa perdere in termini di credibilità internazionale, ma anche in termini economici veri e propri.
Formazione, occupazione, imprenditoria e agricoltura sono i settori maggiormente coinvolti nelle frodi e nelle truffe con i soldi europei.
“Un fenomeno che desta allarme” e che porta spesso alla “mancata realizzazione delle attività finanziate, soprattutto con riguardo ai contributi pubblici”. Insomma miliardi che partono dall’Europa, finiscono nella casse italiane che le impiega per opere o attività fantasma.
Ma ormai la programmazione dei finanziamenti europei 2007-2013 è andata, ma siamo ancora in tempo per cercare di recuperare quella in corso, 2014-2020. A riguardo la Corte osserva che “l’Accordo di Partenariato tra l’Italia e la Commissione europea, del novembre 2014, prevede che le criticità dei cicli precedenti vengano superate attraverso una programmazione più trasparente e verificabile, un monitoraggio permanente ed un supporto all’attuazione, anche grazie alla Agenzia per la coesione territoriale, i piani settoriali nazionali di riferimento nonché i piani di rafforzamento amministrativo per le Amministrazioni centrali e per le Regioni”. Speriamo che la trasparenza sia sufficiente a contrastare il malaffare tutto italiano.
Insomma, il saldo tra soldi ricevuti e versati dall’UE resta anche nel 2014 negativo, ma non per un accanimento dell’Unione nei confronti dell’Italia, ma perché è l’Italia stessa che continua a dimostrarsi bravissima nel darsi la tappa sui piedi da sola. E poi addossare la colpa agli altri.

MA POTREMMO FAR DI MEGLIO, MANDARE TUTTA LA UE A QUEL PAESE E CHIUDERE QUELL'IGNOBILE TEATRINO PER FALLIMENTO E RISPARMIARE LE SOMME RELATIVE AL SUO INUTILE MANTENIMENTO!!!!

Fonte: qui