Visualizzazione post con etichetta evasione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta evasione. Mostra tutti i post
martedì 5 marzo 2019
martedì 9 ottobre 2018
NEL 2017 L'EVASIONE DEI CONTRIBUTI PENSIONISTICI, PER I LAVORATORI DIPENDENTI, È ARRIVATA A 11 MILIARDI DI EURO
CHI DEVE RECUPERARE IL DOVUTO? INPS, INAIL E MINISTERO DEL LAVORO, CHE FINO A QUALCHE ANNO FA RIUSCIVANO A INCASSARE QUASI IL 10% OGNI ANNO. POI È ARRIVATA LA RIFORMA RENZI-POLETTI, E…
Paolo Foschi e Milena Gabanelli per “Dataroom – Corriere della Sera”
Dalle stime ufficiali dell' Inps ammonta ad almeno undici miliardi di euro l' anno l' evasione dei contributi pensionistici. Il dato si riferisce soltanto al lavoro dipendente, esclusi dunque almeno altrettanti miliardi relativi a liberi professionisti, artigiani, consulenti e imprese individuali. Chi deve recuperare il dovuto, che si perde nei meandri dell' economia sommersa, sono i servizi di ispettorato dell' Inps, Inail e ministero del Lavoro.
Fino a qualche anno fa riuscivano ad incassare quasi il 10 per cento ogni anno, poi con il governo Renzi e il ministro Poletti nel 2015 è arrivata la riforma: per evitare sovrapposizioni, sprechi di risorse e rendere più efficaci i controlli i soggetti vigilanti devono essere coordinati dall' Istituto Nazionale del Lavoro. Oggi il risultato raggiunto è esattamente l' opposto. Che cosa è successo?
Per capirlo confrontiamo i numeri.
Nel 2013, un anno prima che si iniziasse a parlare di riforma, i 3.537 ispettori del ministero del Lavoro, avevano recuperato 90.982.451 euro; i 1.492 ispettori Inps 1,240 miliardi; infine i 377 ispettori Inail 89.936.000.
Nel 2017, primo anno con le nuove regole, l' incasso delle attività ispettive è passato a 125.550.287 euro per il ministero del Lavoro, a 894.150.678 per l' Inps, e 80.398.967 euro per l' Inail. In totale 321.773.000 milioni di euro in meno, con un calo dei contributi previdenziali evasi del 27,94%. Che sia dovuto a una diminuzione del lavoro nero? A guardare i dati, pare proprio di no.
Nel 2013, un anno prima che si iniziasse a parlare di riforma, i 3.537 ispettori del ministero del Lavoro, avevano recuperato 90.982.451 euro; i 1.492 ispettori Inps 1,240 miliardi; infine i 377 ispettori Inail 89.936.000.
Nel 2017, primo anno con le nuove regole, l' incasso delle attività ispettive è passato a 125.550.287 euro per il ministero del Lavoro, a 894.150.678 per l' Inps, e 80.398.967 euro per l' Inail. In totale 321.773.000 milioni di euro in meno, con un calo dei contributi previdenziali evasi del 27,94%. Che sia dovuto a una diminuzione del lavoro nero? A guardare i dati, pare proprio di no.
L' Istat e la Commissione per l' economia non osservata istituita presso il Tesoro, registrano fra il 2012 e il 2015 (cioè prima della riforma) un aumento del lavoro irregolare del 5,1%. Sempre nel 2015 l' economia sommersa valeva 208 miliardi di euro, pari al 12,8% del Prodotto interno lordo. Nel 2017 i dati non sono ancora omogenei, ma secondo i calcoli del centro Studi e ricerche sul mezzogiorno, il giro d' affari dell' economia sommersa è balzato a 320 miliardi di euro, ovvero al 19,5% del Pil.
Come è possibile allora che sia crollato l' incasso delle attività di vigilanza? Le cause, sostengono gli stessi ispettori, sono di diversa natura. Prima di tutto l' accentramento delle funzioni sotto il ministero del Lavoro ha burocratizzato l' iter dei controlli. «Ogni mese c' è una riunione di un comitato territoriale al quale va sottoposto l' elenco dei controlli che si intende effettuare. Questa procedura, introdotta per evitare sovrapposizioni - spiega Giancarlo Sponchia, presidente dell' Associazione nazionale ispettori di vigilanza - allunga i tempi di intervento. Per esempio, se prima, di fronte ad una situazione di allarme, l' ispettore poteva decidere nel giro di un paio d' ore di effettuare un controllo a sorpresa, oggi non è più possibile, perché le ispezioni vanno preventivamente autorizzate nel corso della riunione mensile. E più si allarga il numero di persone a conoscenza in anticipo dei nomi delle aziende da ispezionare, più cresce il rischio di fughe di notizia».
Rischio fondato, stando alle dichiarazione fatte da Fabio Querin, delegato Rsu di Fincantieri (dove lavorano 4.000 lavoratori in appalto) lo scorso maggio a Report: «Quando viene l' ispettorato del lavoro lo sa tutto il cantiere, e tre giorni prima i lavoratori degli appalti dell' azienda da ispezionare cominciano a far pulizia nella zona di lavoro».
Sul recupero dell' evasione ha inciso poi la drastica riduzione del numero degli ispettori Inps, che erano quelli che portavano i risultati quantitativamente maggiori. Con il jobs act chi va in pensione o passa a altro incarico, non viene sostituito, per permettere il passaggio delle funzioni ai controllori del ministero del Lavoro. E così dal 2014 a oggi l' Inps ha perso oltre trecento ispettori, e di conseguenza il numero dei controlli è crollato, tanto che nel bilancio previsionale per il 2018 viene indicato come valore degli accertamenti di vigilanza la somma di 432 milioni di euro, a fronte della media di oltre un miliardo di recupero annuo nel periodo 2013-2016.
Inoltre il ministero del Lavoro non rende facile i controlli: i propri ispettori infatti devono muoversi quasi sempre con i mezzi pubblici, anche per raggiungere le aziende con la sede in zone periferiche e spesso servite da linee disastrate. Paolo Pennesi, ex capo del Dipartimento silurato da Luigi Di Maio all' inizio di settembre, nella relazione dell' attività del 2017 ha attribuito la flessione degli incassi soprattutto al minor utilizzo di molti ispettori impegnati nella formazione. In altre parole: il ministero non dispone del know how necessario per coordinare l' attività.
«Gli ispettori Inps e Inail - continua Giancarlo Sponchia - lavorano con software molto avanzati che elaborano e incrociano numerosi dati per verificare se i versamenti contributivi di un' azienda sono in linea con l' attività dell' azienda stessa. Inps e Inail hanno offerto la disponibilità a fornire i propri dati al ministero, che però ha risposto di non essere in grado al momento di gestire l' enorme molte di informazioni. Ma è un paradosso che chi deve coordinare non abbia gli strumenti per comprendere i fenomeni che deve contrastare».
Per adesso, fra l' altro, gli ispettori Inps e Inail sono rimasti in carico ai rispettivi istituti, pur dipendendo funzionalmente dal ministero, ma se un giorno sarà formalizzato il passaggio alle dipendenze dirette del dicastero, rischiano di perdere una parte delle retribuzione annua compresa fra i 5 e i 10 mila euro. Ed è questo uno dei motivi che sta spingendo molti ispettori a chiedere il collocamento in altro ruolo.
«L' evasione contributiva toglie soldi alle pensioni di tutti noi, e lo Stato, con questa riforma, anziché potenziare l' attività ispettiva, ha ottenuto il risultato opposto - conclude Giancarlo Sponchia -. È giusto che ci sia un accentramento e coordinamento delle attività di controllo, ma sarebbe più corretto affidare questo ruolo all' Inps che ha le competenze per farlo».
In conclusione: o è stata avviata la riforma senza predisporre prima la formazione e l' adeguamento tecnologico dentro al ministero per manifesta incapacità, oppure la competenza è stata affidata al ministero per permettere alla politica di controllare i controllori.
Fonte: qui
lunedì 2 luglio 2018
IN FRANCIA IL FAMOSO RAPINATORE REDOINE FAID EVADE DAL CARCERE IN ELICOTTERO!
IL VELIVOLO E’ ATTERRATO NEL CORTILE DELLA PRIGIONE E IL CRIMINALE, GRAZIE ALL’AIUTO DI TRE COMPLICI, E’ RIUSCITO A FUGGIRE
Aurora Vigne per www.ilgiornale.it
Clamorosa evasione di un noto rapinatore francese, Redoine Faid, che è fuggito a bordo di un elicottero atterrato nel cortile di una prigione di e Réau en Seine-et-Marne, nella regione di Parigi. L'evasione da film è stata realizzata "in elicottero con tre complici", precisano fonti vicine al dossier, aggiungendo che "l'elicottero è stato ritrovato" a Gonesse, a circa 60 chilometri dalla prigione, e che "un dispositivo di ricerca è stato attivato in tutta l'Ile de France". Come riporta Paris Match, secondo una fonte di polizia, l'elicottero sarebbe partito da Bourget, a nord di Parigi.
Redoine Faid era stato condannato in appello a 25 anni di reclusione per una rapina finita male nella regione di Parigi, che era costata la vita nel 2010 a un'agente della polizia municipale, Aurelie Fouquet. Era stato condannato due volte nel 2017: a 10 anni di reclusione per la sua evasione dal carcere di Lille-Séquedin nel 2013, e a 18 anni per l'attacco a un furgone blindato nel nord della Francia nel 2011.
Fonte: qui
DUE PERSONE ARMATE DI KALSHNIKOV SONO SCESE DA UN ELICOTTERO E L’HANNO PRELEVATO.
GIÀ CINQUE ANNI FA REDOINE ERA EVASO DA UN’ALTRA PRIGIONE CON…
Leonardo Martinelli per “la Stampa”
Una sera dell' aprile 2009, alla Cinémathèque, ritrovo di cinefili parigini, il regista del mitico «Heat-La sfida», Michael Mann, venne a parlare della sua carriera. Testa rasata e faccia d' angelo, si fece avanti tra il pubblico Redoine Faid, noto «bandito» della banlieue, da poche settimane uscito dal carcere. «Lei è stato il mio consigliere tecnico», disse a Mann, molto imbarazzato.
Raccontò di aver visto «Heat-La sfida» decine di volte. Di aver copiato il personaggio interpretato da Robert De Niro e di aver capito lì come effettuare un attacco a un furgone portavalori. Ecco, da film d' azione è stata anche la sua evasione ieri dal carcere di Réau, a una quarantina di km a Sud-Est di Parigi. Verso le 11,30, nella mattina di una domenica afosa di inizio estate, un elicottero è atterrato nel cortile del carcere. Lì Faid scontava una pena di 25 anni, decisa nell' aprile scorso per un attacco a un furgone blindato, da lui organizzato nel 2010. E che era finito male (non in maniera pulita, come a lui piace), con un inseguimento su un' autostrada e alla fine lo scontro con le forze dell' ordine. E la morte di Aurélie Fouquet, una giovane poliziotta.
Pochi mesi prima Faid, che oggi ha 46 anni, aveva pubblicato la sua autobiografia e sbandierava in interviste tv una nuova vita da agente commerciale: mai più crimine organizzato. Niente da fare, c' era ricascato.
Ebbene, ieri l' elicottero si è posato nel cortile d' onore, dove in genere arrivano le personalità: l'unico non visibile dalle torrette di guardia e a non essere protetto dalla rete anti-aerea. Ne sono scesi almeno due uomini, vestiti di nero, con i passamontagna e armati di kalashnikov. Hanno tirato una nuvola di fumogeni. Faid stava discorrendo nel parlatorio con il fratello. Tutto è durato pochi minuti: i complici hanno sfondato una porta, che dà su un corridoio di servizio, con accesso allo spazio dove i prigionieri ricevono le visite.
Hanno prelevato Faid e sono ripartiti con l' elicottero, ritrovato a una sessantina di km da lì: il pilota, sotto choc, ha raccontato di essere stato sequestrato dai banditi nella mattina. Faid e i suoi sono fuggiti su un' auto nera, abbandonata nel parcheggio di un centro commerciale della periferia, a Aulnay-sous-Bois. Una cinquantina di km più a Nord, dagli alloggi popolari di Creil proviene Faid, figlio di un operaio di origini algerine.
Sparito nel nulla per il momento. Iniziò la sua «carriera» a sei anni, rubando un carrello pieno di dolci da un supermercato. Poi arrivarono i furti seri, fino a diventare trafficante di droga e rapinatore d' alto bordo: ormai un idolo per i giovani delinquenti della banlieue. Cinque anni fa era già evaso da un' altra prigione, prendendo in ostaggio quattro agenti come scudi umani, poi rilasciati, illesi. Aveva fatto saltare una serie di porte con la dinamite ed era scomparso, ritrovato dopo qualche settimana ancora nella periferia di Parigi.
Una guardia carceraria, che l' ha conosciuto di recente, ha detto che «Faid è sempre molto gentile ed educato, mai in conflitto con gli agenti penitenziari. Ma in un angolo della testa pensa sempre a evadere. Bisogna stare attenti». Il fratello di Faid è stato fermato. Pochi giorni fa un drone era stato avvistato nei pressi del carcere, utilizzato dai suoi «amici» per organizzare il blitz.
Fonte: qui
giovedì 26 ottobre 2017
SIETE PRONTI PER LA FATTURA ELETTRONICA? LO STATO NON LO È, MA VOI DOVETE ESSERLO!
NONOSTANTE I CASINI CON LO SPESOMETRO, NELLA MANOVRA ENTRA L’OBBLIGO DI EMETTERE FATTURA ELETTRONICA FRA PRIVATI. SI PARTE CON I CARBURANTI, DOVE L’EVASIONE IVA È MOLTO ALTA.
ECCO QUANDO ARRIVERÀ L’OBBLIGO PER TUTTI GLI ALTRI
Giovanni Parente per www.ilsole24ore.com
La manovra 2018 traduce in realtà l’obbligo di fattura elettronica nelle operazioni tra privati. Un obbligo che, però, sarà articolato in due tempi. Si comincerà dal 1° luglio 2018 per cessioni di benzina o gasolio per motori e per le prestazioni di subappaltatori nel quadro di un contratto di appalti pubblici.
Poi dal 1° gennaio 2019 l’obbligo sarà esteso a tutte le operazioni business to business (le cosiddette B2B) e viaggerà attraverso il sistema di interscambio (lo Sdi), lo stesso canale in cui sono già transitate le fatture elettroniche verso la Pa e di recente i dati delle comunicazioni delle liquidazioni Iva e quelli per lo spesometro. E in questo caso non sono mancati problemi, come più volte sottolineato nelle ultime settimane.
La filiera dei carburanti
Partire dalla filiera dei carburanti ha un significato e un obiettivo strategico ridurre le frodi Iva che penalizzano le imprese che operano correttamente. Frodi che scaturiscono sia dall’utilizzo di lettere d’intento false che dai depositi Iva. Qualche esempio? Il prodotto parte da un deposito fiscale (conosciuto e ben identificato) ed è destinato a un altro deposito commerciale o a una pompa di benzina.
Ma tra il mittente e destinatario si interpongono una serie di soggetti non tracciati che effettuano la frode (acquisto senza Iva, fattura con Iva al cliente, non versamento dell’imposta e scomparsa dell’impresa interposta). Da qui l’esigenza di una totale tracciabilità di tutti i passaggi che la fattura elettronica potrebbe contribuire a garantire.
L’estensione a tutti gli altri operatori
Dal 2019 la fattura elettronica diventerebbe obbligatoria per tutte le operazioni B2B. Per poter allargare la fattura elettronica a tutte le operazioni commerciali tra operatori economici, l’Italia è passata da una richiesta alla Commissione europea che le consentisse di derogare al divieto comunitario all’obbligatorietà.
Una delle motivazioni a sostegno è rappresentato dall’alto divario misurato con il tax gap, ossia la differenza tra l’Iva teoricamente dovuta e quella poi effettivamente riconosciuta all’Erario. Un divario “certificato” anche dall’ultimo rapporto sull’evasione Iva di Bruxelles, per il quale il gap dell’Italia è stato di 35 miliardi di euro nel 2015, ossia il più alto di tutta l’Unione in valore assoluto.
Fonte: qui
domenica 4 dicembre 2016
“FOOTBALL LEAKS” - L’INCHIESTA DI “EL MUNDO” E “DER SPIEGEL” SCOPERCHIA UN GIRO DI CONTI OFFSHORE PER NASCONDERE CENTINAIA DI MILIONI DI EURO AL FISCO
CERVELLO DELL'OPERAZIONE IL PROCURATORE JORGE MENDES
COINVOLTI ANCHE MOURINHO, CRISTIANO RONALDO E MOLTI CLUB TRA CUI JUVENTUS, MILAN, INTER, ROMA, NAPOLI E TORINO
Annalisa Grandi per www.corriere.it
José Mourinho e il denaro nascosto in Nuova Zelanda utilizzando conti intestati alla moglie. Cristiano Ronaldo e 150 milioni di euro nascosti in paradisi fiscali, tra cui le Isole Vergini britanniche, per non pagare al fisco le tasse sui proventi dei diritti di immagine. È un terremoto, quello che lo spagnolo «El Mundo» e il tedesco «Der Spiegel» definisce «Football Leaks»: milioni di file che rischiano di sconvolgere il calcio internazionale, svelando affari offshore di alcuni dei nomi e dei volti più noti del mondo del pallone.
Due i nomi su tutti, quelli di José Mourinho e Cristiano Ronaldo, ma ad essere coinvolti sarebbero anche club italiani, Juventus, Inter, Milan, Roma, Napoli e Torino. Un’inchiesta frutto del lavoro di indagine da parte dell’Eic, Europea Investigative Collaboration, una rete di 60 giornalisti di tutta Europa.
Il «cervello» dell’intero sistema sarebbe l’agente Jorge Mendes, il procuratore sportivo più potente al mondo. Portoghese, si occupa dal 2004 tra gli altri proprio di José Mourinho e Cristiano Ronaldo. Con la sua consulenza, i due, secondo i file di «Football Leaks», sarebbero riusciti a nascondere denaro al fisco per milioni di euro.
MOURINHO E I CONTI OFFSHORE
Nel caso di Mourinho, la rete tracciata da Eic porta fino dalle Isole Vergini Britanniche, paradiso fiscale nei Caraibi, fino alla Nuova Zelanda. Nel 2004, anno del suo ingaggio al Chelsea, Mou trasferisce i diritti di immagine alla società Koper Services, con sede proprio nel paradiso fiscale. Qui finiscono praticamente in toto oltre 2 milioni di euro tra il 2004 e il 2009.
Nel 2008 la rete dalle isole Vergini Britanniche si sposta in Nuova Zelanda, dove il tecnico costituisce il Kaitaia Trust, una fondazione di cui sono beneficiari la moglie e i figli. Qui finisce a partire da quell’anno il denaro che arriva alla Koper Services. Tra il 2010 e il 2015 l’allenatore riceve altri 8 milioni di euro sempre per i diritti di immagine dal Real Madrid. Su quei soldi, il tecnico risulta abbia pagato solo il 6% di tasse.
CRISTIANO RONALDO E I 150 MILIONI DI EURO
Cristiano Ronaldo è l’altro grande nome che compare nello scandalo «Football Leaks». L’asso del Real Madrid, tre volte Pallone d’Oro, avrebbe nascosto in paradisi fiscali almeno 150 milioni di euro, anche questi derivanti dai diritti d’immagine. Tutto inizia, secondo quanto si legge su «El Mundo», nel 2009, prima del suo arrivo a Madrid. Ronaldo trasferisce i suoi diritti di immagine alla società Tollin Associates, con sede nelle Isole Vergini Britanniche. Qui finiscono in cinque anni quasi 75 milioni di euro.
Nel 2015 altre due società, sempre con sede nel paradiso fiscale, acquisiscono i diritti di immagine del giocatore portoghese, fino al 2020, per altri 75 milioni di euro. L’operazione viene gestita da Mint Capital, società legata a Peter Lim, uomo d’affari di Singapore. Il totale: 150 milioni, per cui il tre volte Pallone d’Oro ha pagato meno del 4% di tasse al fisco spagnolo.
LA REPLICA: «SEMPRE AGITO CON MASSIMA PROFESSIONALITÀ»
Il tecnico e il calciatore portoghese però respingono al mittente le accuse tramite il comunicato della società di Mendes Gestifute che garantisce di aver «sempre agito con il più alto grado di professionalità» e nella massima collaborazione «con le autorità dei Paesi in cui opera».
Né Cristiano Ronaldo, né Mourinho, si legge nel comunicato, «sono coinvolti in atti giudiziari che riguardano la Commissione frode fiscale». Nel testo si parla anche di un attacco informatico di cui sarebbero state vittime alcune aziende legate al mondo del calcio nel marzo 2016, «Le società si sono rivolte alla Corte di giustizia spagnola che ha vietato la pubblicazione di informazioni ottenute in seguito a questo attacco hacker».
L’ITALIA
Ma nei file di «Football Leaks» ci sarebbero riferimenti anche ad alcuni club di serie A italiani: Juventus, Milan, Inter, Roma, Napoli, Torino. Anche qui si parla di decine di milioni di euro finite in paradisi fiscali. «I pagamenti effettuati alle società controparti sono quelli previsti nei contratti sottoscritti - fa sapere la Roma, contattata dall’«Espresso» - sempre conformi alla normativa sportiva. Gli eventuali successivi trasferimenti di denaro effettuati dalle società controparti ad altre società non ci sono noti. Tra l’altro riteniamo anche che i trasferimenti di denaro dalle società controparti ad altre società non debbano essere neanche di nostro interesse».
Fonte: qui
Fonte: qui
Iscriviti a:
Post (Atom)





































