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sabato 23 febbraio 2019
mercoledì 23 maggio 2018
CALCIO NAPOLI, “FREQUENTAVANO UOMINI DEI CLAN”
DEFERITI REINA, PAOLO CANNAVARO E ARONICA CHE DOVRANNO RISPONDERE DAVANTI AL TRIBUNALE DELLA FEDERCALCIO DEI LORO RAPPORTI CON PERSONE INDAGATE PER CAMORRA
SECONDO LA DIA, I FRATELLI ESPOSITO AVREBBERO ORGANIZZATO PER REINA "PRESTAZIONI DI NATURA SESSUALE A PAGAMENTO"
Fulvio Bufi per il “Corriere della Sera”
Tre calciatori, ormai tutti ex, del Napoli dovranno rispondere davanti al tribunale della Federcalcio dei loro rapporti con persone indagate per camorra, conosciute e frequentate quando i tre atleti vestivano la maglia azzurra, ma con le quali sono rimasti in contatto anche dopo essere stati ceduti.
Il nome di maggior rilievo è quello del portiere spagnolo Pepe Reina, che l' anno prossimo militerà nel Milan. Con lui l'ex capitano Paolo Cannavaro, passato al Sassuolo e ora nello staff del Guangzhou, in Cina, e Salvatore Aronica che dopo aver lasciato Napoli ha militato nel Palermo e oggi fa l'allenatore.
Il procuratore federale Giuseppe Pecoraro ha deferito anche il responsabile marketing del Napoli, Alessandro Formisano, il team manager Giovanni Paolo De Matteis e l'ex responsabile della biglietteria e della sicurezza Luigi Cassano. Deferiti, per la responsabilità oggettiva che la giustizia sportiva contesta alle società dei calciatori finiti sotto inchiesta, anche il Napoli, il Sassuolo e il Palermo.
L'indagine federale nasce dall'acquisizione degli atti relativi all'inchiesta che la Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha condotto sui fratelli Gabriele, Giuseppe e Francesco Esposito, tre imprenditori nel commercio di giocattoli, ma con interessi anche in agenzie di scommesse, locali e altre attività, arrestati nelle scorse settimane perché ritenuti in rapporti di affari con il clan camorristico dei Lo Russo.
Affascinati dal mondo del calcio e da quello dello spettacolo, i fratelli Esposito sono riusciti negli ultimi anni a stringere rapporti di amicizia con numerosi calciatori (e non solo: sono in grande confidenza, per esempio, con Lele Mora).
Nel locale di uno di loro, davanti al mare di Coroglio, Reina ha riunito recentemente oltre 200 amici per la festa d' addio a Napoli, e insieme agli Esposito sono stati fotografati in passato Higuain e Callejon.
A disposizione del centravanti argentino oggi della Juventus, uno dei fratelli fece mettere, grazie alla mediazione di Paolo Cannavaro, il motoscafo che agli inizi dell'esperienza azzurra lo portò a Capri, e dal quale cadde ferendosi al volto. Con loro Aronica e Paolo Cannavaro, nel giugno 2013, andarono in vacanza a Ibiza, e sempre con loro il solo Cannavaro era stato a Parigi qualche mese prima a salutare Lavezzi, trasferitosi dal Napoli al Psg.
A Cannavaro la procura federale contesta anche di aver fatto avere due biglietti omaggio a persone vicine ai Lo Russo, fornendo tra l' altro i nomi errati per evitare che un eventuale controllo li identificasse.
E, ancora, di aver fornito la propria carta di credito a Gabriele Esposito per compiere una truffa e di aver cercato di vendere un orologio del suocero, Luigi De Martino, che in una informativa alla Procura antimafia gli investigatori della Dia non escludono possa essere «di provenienza illecita», pur aggiungendo che la vicenda «non ha avuto alcuno sviluppo».
A Reina, il procuratore Pecoraro contesta invece di «avere intrattenuto e continuato a intrattenere tuttora inopportunamente rapporti di frequentazione e amicizia» con i fratelli Esposito.
Che, oltre al locale di Coroglio per cene e feste, gli hanno messo a disposizione una Porsche Panamera, e gli hanno organizzato, in più di una occasione, sedute di massaggi completi («prestazioni di natura sessuale a pagamento», scrive la Dia) in un centro del quartiere Chiaia riservato per l' occasione solo a lui e ai suoi amici. In cambio, grazie alla raccomandazione del portiere, gli Esposito avevano libero accesso ad aree del San Paolo interdette a chiunque non faccia parte della squadra o della società.
Fonte: qui
domenica 17 dicembre 2017
L'ATTO DI ACCUSA DI CLAUDIO GENTILE, EX CAMPIONE DEL MONDO 1982 E GIA' CT DELL’UNDER 21 CHE TRIONFO’ NELL’EUROPEO 2004
"SONO STATO TRADITO DALLA FEDERAZIONE PERCHE’ HO DETTO NO AI RACCOMANDATI"
“IL RISULTATO DELLA NAZIONALE E’ LO SPECCHIO DELL’ITALIA CHE E’ MESSA DAVVERO MALE. NEL NOSTRO PAESE I GIOVANI CALCIATORI E I LORO GENITORI VOGLIONO SOLO I SOLDI. UNO DEI PIU’ GRANDI ERRORI E’ L’ADDIO AGLI ORATORI..."
Da www.itasportpress.it
Claudio Gentile ha analizzato il momento delicato del calcio italiano in un’intervista per TMW Magazine; ecco quanto dichiarato dall’ex commissario tecnico della nostra Nazionale Under 21 che nel 1982 si è laureato campione del mondo: “Certamente non mi aspettavo un crollo del genere. Il calcio italiano è sempre stato ai vertici e la mancata qualificazione ai Mondiali ha arrecato un danno economico incalcolabile. La realtà è che molta gente non è nemmeno all’altezza di poter insegnare. Pensavamo di non aver bisogno di investire sui centri sportivi, sulle scuole. Gli altri lo hanno fatto e ci hanno superato. I giovani ci sono, ma ci vuole una scuola che sappia insegnare.
A livello di Federazione ci vuole gente capace di selezionare e far crescere i giocatori. Perché non solo il club è importante per la crescita, ma anche la Federazione. Molti ragazzi sono cresciuti con le proprie selezioni, confrontandosi con altre nazioni. Ora c’è la possibilità di ricostruire, l’importante è non sbagliare la scelta del presidente. Il risultato della Nazionale è un po’ lo specchio di questo Paese che è messo veramente male. Molti giovani fanno i calciatori non con lo scopo di fare lo sport, spinti dalla passione, ma per fare soldi visto che il calcio dà queste possibilità.
Oggi l’ambiente non è ideale per un ragazzo. A partire dai genitori dei ragazzi che pensano solo ai soldi. A mio avviso hanno rovinato non dico il calcio ma le discipline in generale. Vogliono che diventino dei campioni, ignorando il fatto che su 1000 che ci provano uno può sfondare. Ai miei tempi i genitori non è che avessero tempo per venire a vederti e l’unico tuo punto di riferimento in campo era l’allenatore. Ascoltavi solo lui, senza che una mamma o un padre si intromettesse.
Uno dei più grandi errori è l’addio agli oratori: chiuso l’oratorio, il calcio è andato indietro. Le scuole calcio non sono punti dove si possono creare dei campioni. Il campione lo fai in oratorio quando stai fino alla sera a giocare a pallone. In Germania, invece, hanno investito cambiando la politica a livello d’immagine. Fallita una spedizione importante hanno rivoluzionato tutto. Chiaramente, essendo più solida economicamente, la Germania ha potuto permettersi di fare grandi investimenti, tanto da aver costruito 350-400 scuole calcio.
Io tradito dalla Federazione? Altroché.
Un allenatore che ha successo, che porta una medaglia che mancava al calcio italiano da anni trattato nel modo come sono stato trattato è incredibile. Pago il fatto di non essermi piegato ai giocatori che mi raccomandavano, la mia era stata una politica di meritocrazia. E difatti ho vinto. E se a livello di Under da allora non abbiamo più vinto niente, mi sembra che forse un po’ di ragione ce l’ho. Con i raccomandati non ottieni risultati, sono i giocatori di qualità che fanno la differenza. Quando ero c.t. dell’Under 21 le pressioni arrivavano da tutte le parti: procuratori, presidenti, direttori sportivi. Io non ho mai dato retta a nessuno, sono andato avanti per la mia strada e i risultati si sono visti. Dopo aver guidato gli azzurrini ho avuto richieste e non poche dall’estero, ma il mio intento è quello di allenare in Italia. Me lo chiedo sempre: perché non posso allenare in Italia? Sono ancora fiducioso. Pago il fatto di essere uno dice le cose come stanno”.
Fonte: qui
domenica 17 settembre 2017
SECONDO UN NUOVO STUDIO I LOTTATORI E I PUGILI SONO A RISCHIO DEMENZA, A FORZA DI PRENDERE COLPI ALLA TESTA
ALLA LISTA GLI SCIENZIATI AGGIUNGONO I CALCIATORI, CHE RIPORTANO RIPETUTI TRAUMI ALLA ZUCCA, ASSOCIABILI A MALATTIE NEURODEGENERATIVE
Stephen Matthews per “Mail On Line”
VIDEO ‘COSA E’ LA DEMENZA?’
Conor McGregor, lottatore di arti marziali miste, irlandese ma campione dei pesi leggeri per la promozione statunitense “UFC”, potrebbe essere a rischio demenza, a forza di prendere colpi in testa. A dirlo sono gli scienziati della ‘Cleveland Clinic’, secondo i quali l’accumulo di grumi nel cervello è responsabile di perdita di memoria in tarda età e di malattie neurodegenerative.
Il gruppo di neurologi ha analizzato le lesioni al cervello di 438 partecipanti alla ricerca, la metà erano lottatori professionisti, impegnati nel pugilato, nelle arti marziali miste o simili. Dai volontari sono stati prelevati campioni di sangue e sono stati scoperti due biomarcatori: la proteina neuronale Tau, che si accumula quando si registra un danno al cervello, e le catene leggere dei neurofilamenti.
Nei lottatori attivi, i livelli di neurofilamenti sono il 40% superiori rispetto ai non lottatori. I lottatori con livelli più alti di Tau riportano un talamo più piccolo, con un 7% di declino. E’ collocato al centro del cervello e e regola il sonno, il linguaggio, le funzioni cognitive.
Perciò i livelli più alti di entrambe le proteine sono associati a ripetuti traumi della testa. Lo studio aggiunge che anche i calciatori rischiano di sviluppare demenza, a forza di colpire la palla con la testa o di collidere, sebbene la commozione cerebrale sia meno frequente che nei pugili.
Fonte: qui
domenica 4 dicembre 2016
“FOOTBALL LEAKS” - L’INCHIESTA DI “EL MUNDO” E “DER SPIEGEL” SCOPERCHIA UN GIRO DI CONTI OFFSHORE PER NASCONDERE CENTINAIA DI MILIONI DI EURO AL FISCO
CERVELLO DELL'OPERAZIONE IL PROCURATORE JORGE MENDES
COINVOLTI ANCHE MOURINHO, CRISTIANO RONALDO E MOLTI CLUB TRA CUI JUVENTUS, MILAN, INTER, ROMA, NAPOLI E TORINO
Annalisa Grandi per www.corriere.it
José Mourinho e il denaro nascosto in Nuova Zelanda utilizzando conti intestati alla moglie. Cristiano Ronaldo e 150 milioni di euro nascosti in paradisi fiscali, tra cui le Isole Vergini britanniche, per non pagare al fisco le tasse sui proventi dei diritti di immagine. È un terremoto, quello che lo spagnolo «El Mundo» e il tedesco «Der Spiegel» definisce «Football Leaks»: milioni di file che rischiano di sconvolgere il calcio internazionale, svelando affari offshore di alcuni dei nomi e dei volti più noti del mondo del pallone.
Due i nomi su tutti, quelli di José Mourinho e Cristiano Ronaldo, ma ad essere coinvolti sarebbero anche club italiani, Juventus, Inter, Milan, Roma, Napoli e Torino. Un’inchiesta frutto del lavoro di indagine da parte dell’Eic, Europea Investigative Collaboration, una rete di 60 giornalisti di tutta Europa.
Il «cervello» dell’intero sistema sarebbe l’agente Jorge Mendes, il procuratore sportivo più potente al mondo. Portoghese, si occupa dal 2004 tra gli altri proprio di José Mourinho e Cristiano Ronaldo. Con la sua consulenza, i due, secondo i file di «Football Leaks», sarebbero riusciti a nascondere denaro al fisco per milioni di euro.
MOURINHO E I CONTI OFFSHORE
Nel caso di Mourinho, la rete tracciata da Eic porta fino dalle Isole Vergini Britanniche, paradiso fiscale nei Caraibi, fino alla Nuova Zelanda. Nel 2004, anno del suo ingaggio al Chelsea, Mou trasferisce i diritti di immagine alla società Koper Services, con sede proprio nel paradiso fiscale. Qui finiscono praticamente in toto oltre 2 milioni di euro tra il 2004 e il 2009.
Nel 2008 la rete dalle isole Vergini Britanniche si sposta in Nuova Zelanda, dove il tecnico costituisce il Kaitaia Trust, una fondazione di cui sono beneficiari la moglie e i figli. Qui finisce a partire da quell’anno il denaro che arriva alla Koper Services. Tra il 2010 e il 2015 l’allenatore riceve altri 8 milioni di euro sempre per i diritti di immagine dal Real Madrid. Su quei soldi, il tecnico risulta abbia pagato solo il 6% di tasse.
CRISTIANO RONALDO E I 150 MILIONI DI EURO
Cristiano Ronaldo è l’altro grande nome che compare nello scandalo «Football Leaks». L’asso del Real Madrid, tre volte Pallone d’Oro, avrebbe nascosto in paradisi fiscali almeno 150 milioni di euro, anche questi derivanti dai diritti d’immagine. Tutto inizia, secondo quanto si legge su «El Mundo», nel 2009, prima del suo arrivo a Madrid. Ronaldo trasferisce i suoi diritti di immagine alla società Tollin Associates, con sede nelle Isole Vergini Britanniche. Qui finiscono in cinque anni quasi 75 milioni di euro.
Nel 2015 altre due società, sempre con sede nel paradiso fiscale, acquisiscono i diritti di immagine del giocatore portoghese, fino al 2020, per altri 75 milioni di euro. L’operazione viene gestita da Mint Capital, società legata a Peter Lim, uomo d’affari di Singapore. Il totale: 150 milioni, per cui il tre volte Pallone d’Oro ha pagato meno del 4% di tasse al fisco spagnolo.
LA REPLICA: «SEMPRE AGITO CON MASSIMA PROFESSIONALITÀ»
Il tecnico e il calciatore portoghese però respingono al mittente le accuse tramite il comunicato della società di Mendes Gestifute che garantisce di aver «sempre agito con il più alto grado di professionalità» e nella massima collaborazione «con le autorità dei Paesi in cui opera».
Né Cristiano Ronaldo, né Mourinho, si legge nel comunicato, «sono coinvolti in atti giudiziari che riguardano la Commissione frode fiscale». Nel testo si parla anche di un attacco informatico di cui sarebbero state vittime alcune aziende legate al mondo del calcio nel marzo 2016, «Le società si sono rivolte alla Corte di giustizia spagnola che ha vietato la pubblicazione di informazioni ottenute in seguito a questo attacco hacker».
L’ITALIA
Ma nei file di «Football Leaks» ci sarebbero riferimenti anche ad alcuni club di serie A italiani: Juventus, Milan, Inter, Roma, Napoli, Torino. Anche qui si parla di decine di milioni di euro finite in paradisi fiscali. «I pagamenti effettuati alle società controparti sono quelli previsti nei contratti sottoscritti - fa sapere la Roma, contattata dall’«Espresso» - sempre conformi alla normativa sportiva. Gli eventuali successivi trasferimenti di denaro effettuati dalle società controparti ad altre società non ci sono noti. Tra l’altro riteniamo anche che i trasferimenti di denaro dalle società controparti ad altre società non debbano essere neanche di nostro interesse».
Fonte: qui
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