9 dicembre forconi: cervello
Visualizzazione post con etichetta cervello. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cervello. Mostra tutti i post

mercoledì 28 novembre 2018

IL CERVELLO CONTINUA A FUNZIONARE ANCHE DOPO CHE IL CUORE SMETTE DI BATTERE.



GLI ESSERI UMANI CONTINUANO A MANTENERE LA PROPRIA CONSAPEVOLEZZA PER QUALCHE MOMENTO 

I RICERCATORI HANNO STUDIATO LA PERCEZIONE DEI SOPRAVVISSUTI AD UN ARRESTO CARDIACO, E HANNO SCOPERTO CHE…

James Perugia per www.leggo.it

“Tutta la vita ti passa davanti un attimo prima di morire": potrebbe essere più di una semplice suggestione da film. Recenti studi dimostrano, infatti, che il cervello umano continua a funzionare dopo la morte, anche se per un limitato spazio di tempo. Come riportato in un articolo del Mirror, i ricercatori non escludono la possibilità che una persona appena passata a miglior vita sia ancora consapevole e in grado di capire mentre i medici la dichiarano deceduta.

CERVELLOCERVELLO
In base allo studio gli essere umani continuerebbero a mantenere la loro consapevolezza anche dopo che il cuore ha smesso di battere. In pratica è come se si rimanesse intrappolati nel proprio corpo senza vita, con il cervello che funziona ancora per pochi momenti. La ricerca si è concentrata soprattutto sulla percezione che le persone che riescono a sopravvivere ad un arresto cardiaco hanno di ciò che accade intorno a loro prima di "tornare in vita".

Il Dottor Sam Parnia, che coordina lo studio, ha spiegato a LiveScience che le persone sopravvisute ad un arresto cardiaco riescono, poi, a descrivere accuratamente cosa stesse succedendo attorno a loro mentre il loro cuore aveva smesso di battere. «Raccontano di aver visto i dottori e le infermiere lavorare intorno a loro e si ricordano le loro conversazioni». La cosa più scioccante dello studio è che diverse prove suggerirebbero che le persone passate a miglior vita sarebbero in grado di sentire mentre vengono dichiarate decedute dai dottori.  

Fonte: qui

giovedì 5 luglio 2018

SCOPERTO IL MECCANISMO CHE CAUSA LE METASTASI NEL CERVELLO DA UN TUMORE AL POLMONE O ALLA MAMMELLA

E’ FACILITATO DALLA PRESENZA DI UN FATTORE MOLECOLARE SULLE CELLULE DEL CERVELLO SANO 

LO HANNO SCOPERTO I RICERCATORI DELLA NEURO-ONCOLOGIA DELL'OSPEDALE “MOLINETTE” DI TORINO E QUELLI DEL CNR DI MADRID

(ANSA) - La crescita delle metastasi nel cervello provenienti da tumori del polmone e della mammella è facilitata dalla presenza di un fattore molecolare, non tanto sulle cellule tumorali stesse, ma su cellule del cervello sano, che erano considerate una barriera difensiva. Lo hanno scoperto la Neuro-oncologia dell'ospedale Molinette di Torino e i ricercatori del Cnr di Madrid. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Medicine, può contribuire a migliorare la terapia farmacologica, tuttora insoddisfacente. Fonte: qui

lunedì 2 luglio 2018

MULTITASKING? CI VOGLIONO 20 MINUTI PER “RIPRENDERSI” SE CI DISTRAGGONO DURANTE UN LAVORO

SALTARE MENTALMENTE FRA DUE COMPITI SIMULTANEI FA CROLLARE L'EFFICIENZA COGNITIVA FINO AL 50 PER CENTO RISPETTO ALLA REALIZZAZIONE DEGLI STESSI COMPITI IN MANIERA SEQUENZIALE

Danilo Di Diodoro per il “Corriere della Sera”

C'è un motivo se la distrazione è meno faticosa dello stare concentrati. Quando i neuroni, le cellule cerebrali responsabili dell' attività di pensiero, lasciano vagare la mente o seguono gli stimoli occasionali che man mano si presentano alla sua attenzione, consumano meno energia di quando sono costretti a svolgere un preciso compito.

multitaskingMULTITASKING
Ogni volta che si cede alla distrazione o al multitasking, le prestazioni mentali crollano.
«Uno dei miti più difficili da abbandonare è che il multitasking aumenti la propria efficienza» dice il professor Paul Mohapel, della Royal Roads University canadese di Victoria, autore di un articolo sulla neurobiologia della distrazione pubblicato su Healthcare Management Forum.

«Ogni volta che abbandoni un compito mentale per seguire un' interruzione il tuo coinvolgimento emotivo e cognitivo con il compito che stai svolgendo inizia subito a deteriorarsi. In studi di laboratorio è stato osservato che il saltare mentalmente fra due compiti simultanei fa crollare l' efficienza del processamento cognitivo fino al 50 per cento rispetto alla realizzazione degli stessi compiti in maniera sequenziale».

multitaskingMULTITASKING
E ci possono volere più di 20 minuti per tornare allo stesso livello di concentrazione precedente. Infatti, la distrazione si paga anche in termini di occupazione della memoria di lavoro, quella che ci consente di trattenere per un po' le informazioni che servono per ciò che stiamo facendo. Quando questa memoria viene occupata da stimoli estranei al compito, sottrae spazio a quello che servirebbe per continuare a lavorare.

Sotto l' influsso delle tante distrazioni odierne, diventa sempre più difficile stare concentrati, tanto che è stato coniato il termine attenzione parziale permanente per descrivere la condizione mentale dell' uomo contemporaneo.

Studi realizzati con la risonanza magnetica cerebrale hanno evidenziato come il multitasking sottoponga a uno sforzo la corteccia prefrontale, l' area cerebrale attiva quando si sta svolgendo un compito che richiede attenzione, assieme ad altre quali la corteccia orbitale e la corteccia cingolata anteriore.
multitasking (1)MULTITASKING

Un circuito neuronale ben distinto da quello al lavoro quando la mente non sta svolgendo nessun compito particolare o si lascia distrarre, che coinvolge la corteccia cingolata posteriore e la corteccia prefrontale mediale, aree che fanno parte del cosiddetto Default mode network.

«Oltre a questi due circuiti, esiste una sorta di "interruttore dell' attenzione" che consente di passare da una modalità di funzionamento all' altra e che è controllato da una struttura chiamata insula» spiega Mohapel. E la funzionalità di questo interruttore varia molto da individuo a individuo, un elemento che probabilmente gioca un ruolo importante nel definire il livello di distraibilità di ciascuno.

multitasking (1)MULTITASKING 
Comunque non si deve pensare che la distrazione sia sempre da considerarsi un disturbo, anche perché durante la veglia siamo distratti per circa metà del tempo. Una pausa da un lavoro impegnativo, durante la quale la mente è lasciata libera di vagare, può portare a un rinvigorimento e a soluzioni creative non trovate quando si era perfettamente concentrati.
Anche perché sembra che esistano diversi modi di vagare con la mente, come indica una ricerca realizzata dallo psicologo Hao-Ting Wang, dell' Università di York (Gran Bretagna) e dai suoi collaboratori, pubblicata sulla rivista Psychological Science.

Utilizzando la Risonanza Magnetica funzionale su 160 volontari, Wang ha osservato che quando lasciamo la mente libera facciamo esperienze interiori di differente natura e di diversa coloritura emotiva, correlate a varie modalità di funzionamento psichico.

multitaskingMULTITASKING
Una ricerca che contribuisce a chiarire come mai il vagare con la mente più spesso correlato a esperienze di ansia e tristezza, talvolta sia stato invece associato a stati di benessere interiore. Secondo William Domhoff , dell' University of California di Santa Cruz, autore del libro «The emergence of dreaming: mind-wandering, embodied simulation and the Default Network», potrebbe anche esistere una continuità tra il sognare a occhi aperti e l' attività onirica notturna, quando la mente entra in una modalità di funzionamento completamente diversa da quella razionale. Fonte: qui


venerdì 11 maggio 2018

L’UOMO CON L’OCCHIO BIONICO RIACQUISTA LA VISTA DOPO VENT’ANNI

IL TRAPIANTO A MILANO 

UNA MICROTELECAMERA TRASFERISCE INFORMAZIONI AD UN COMPUTER E QUESTO AL CERVELLO 

UNA RIEDUCAZIONE DURATA DUE ANNI PER VEDERE UNA STRISCIA BIANCA SULLA LAVAGNA

Elena Tebano per il Corriere della Sera

La differenza tra la seconda e la terza vita di Nicola Sfregola sta in un fuoco di artificio. «Era in bianco e nero, un bagliore - dice - che potevo inseguire con lo sguardo: tornare a vederlo è stata un' emozione indescrivibile». Sfregola, 53 anni, di Cologno Monzese, non pensava che ci sarebbe più riuscito perché vent' anni fa ha perso la vista a causa di una malattia degenerativa ereditaria, la retinite pigmentosa.

Nicola Sfregola occhio bionicoNICOLA SFREGOLA OCCHIO BIONICO
«La mia prima vita è finita così, ho iniziato la seconda con una diagnosi che pensavo sarebbe stata una condanna». Oggi, invece, è uno dei circa 300 pazienti al mondo a cui è stato impiantato un occhio bionico capace di sostituire i fotoricettori della retina, le cellule cioè che si collegano al nervo ottico per trasmettere le immagini al cervello.

Si chiama Argus II, l' équipe del direttore della Clinica Oculistica Luca Rossetti all' Ospedale San Paolo di Milano ha appena usato la stessa tecnica su un altro paziente, ma Sfregola è la prima persona per la quale è stata impiegata nel capoluogo lombardo, e adesso, a due anni dall' operazione, è diventato un punto di riferimento per gli altri malati. «Abbiamo lavorato molto con i medici del San Paolo per imparare a usare la retina artificiale - dice - e spesso incontro chi si vuole sottoporre all' operazione per spiegare cosa deve aspettarsi».

occhio bionico 1OCCHIO BIONICO 
Non certo di recuperare la vista: l' occhio bionico ha una definizione molto più limitata di quello umano. I pazienti come Sfregola «vedono» grazie a una minitelecamera montata su occhiali e collegata a un piccolo computer che indossano. E che trasforma le immagini da 60 pixel in impulsi elettrici trasmessi in modalità wireless a un ricettore impiantato sotto pelle e collegato a un microchip sulla superficie della retina. Gli impulsi così bypassano i fotorecettori danneggiati e stimolano le cellule retiniche rimanenti, che inviano le informazioni visive lungo il nervo ottico fino al cervello creando la percezione di motivi luminosi in bianco e nero.

OCCHIO BIONICOOCCHIO BIONICO
«Mi hanno attivato l' impianto a un mese dall' operazione e all' inizio è stata una delusione - confessa Sfregola -: credevo di distinguere contorni e ombre, ma non era esattamente così». È stato necessario un lungo lavoro di rieducazione del cervello solo per riuscire a percepire dei bagliori dalla forma incerta: «Avevo una lavagna per la riabilitazione, dovevo esercitarmi per alcune ore tutti i giorni - spiega -. Dopo tre settimane sono finalmente riuscito a riconoscere una stringa bianca sul fondo nero. Capivo dov' era».

Sfregola era così emozionato che non ci poteva credere: «Temevo di averla trovata solo perché sapevo dove l' avevo messa. Quando l' ha sistemata mia moglie e sono riuscito comunque a individuarla è stata una felicità grandissima».

Oggi Sfregola deve comunque camminare con il bastone, ma fa una vita che definisce «normale»: «Ho un lavoro, degli amici, una moglie meravigliosa, Silvia, che ho conosciuto quando già non vedevo più e ha avuto la grande forza di iniziare una storia con una persona disabile. Ho i miei figli, Sara e Giovanni, di 7 e 5 anni». Sono stati loro i più entusiasti dopo l' impianto: «Mi si paravano davanti e chiedevano: papà, ora mi vedi? Sono un bagliore anche loro, ma per me - spiega - riconoscerne la presenza è una gioia immensa». Oggi, come quei fuochi di artificio che i tecnici di Argus gli hanno mostrato a sorpresa un anno fa, illuminano la sua terza vita. «Ritrovare la luce mi ha fatto rinascere davvero - dice con un sorriso -: come si dice per i neonati, sono di nuovo venuto alla luce anch' io».

Fonte: qui

mercoledì 9 maggio 2018

Giro d’Italia, auto forza barriere e investe motociclista del servizio d’ordine: ricoverato in gravi condizioni


Giro d’Italia, auto forza barriere e investe motociclista del servizio d’ordine: ricoverato in gravi condizioni

Una Fiat Stilo ha investito una moto guidata da un uomo di 48 anni di Sambuca di Sicilia. 
Trasferito in elisoccorso all’ospedale Sant'Elia di Caltanissetta, è stato sottoposto a operazione chirurgica. Fermato l'automobilista, cambia il percorso della quinta tappa
La Stilo coinvolta nell'incidente. Agrigentonotizie
Ha forzato la chiusura della strada e ha investito un motociclista del servizio d’ordine, che adesso è ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Un grave incidente al Giro d’Italia constringe gli organizzatori a cambiare l’itinerario della quinta tappa: è quella tra Agrigento-Santa Ninfa, sulla statale 640, la Strada degli Scrittori.
Dalle prime informazioni un’auto, una Fiat Stilo, ha forzato lo sbarramento disposto dagli organizzatori e presidiato delle squadre di Anas, è entrata in un tratto di strada chiuso al traffico per via della manifestazione sportiva, e si è scontrata con una moto Bmw Gls. Era guidata da un uomo di 48 anni originario di Sambuca di Sicilia. Il motociclista, che faceva parte del servizio d’ordine del Giro, è caduto a terra ed è stato trasferito, in elisoccorso, all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta. L’uomo, che ha riportato una emorragia cerebrale, è stato sottoposto, in questi minuti, a una operazione molto delicata al cervello, come confermano all’Adnkronos i vertici del 118.

L’automobilista, un italiano di circa sessant’anni, è stato invece fermato e si trova in questo momento in questura. Con la sua auto ha forzato la chiusura di strada imposta, con tanto di transenne dall’Anas, lungo la statale 115, all’altezza del bivio per contrada Maddalusa, in territorio di Agrigento.
Fonte: qui

lunedì 7 maggio 2018

JOHN MCCAIN: "NON VOGLIO TRUMP AL MIO FUNERALE"

IN FIN DI VITA PER UN TUMORE AL CERVELLO, JOHN MCCAIN STA PIANIFICANDO IL SUO ADDIO AL QUALE NON VUOLE CHE SIA IL PRESIDENTE USA 

HA CHIESTO L’ELOGIO FUNEBRE A GEORGE W. BUSH E A BARACK OBAMA, E LA CASA BIANCA SARÀ RAPPRESENTATA DA…


Giuseppe Sarcina per il "Corriere della Sera"

john mccainJOHN MCCAIN
Forse la qualità più bella di John McCain è far sembrare il coraggio una cosa semplice, naturale. A 81 anni, colpito, ma non piegato da un tumore al cervello in fase avanzata, il senatore repubblicano sta facendo i suoi conti con la vita e con la morte. Politici e personali al tempo stesso.

Pensa al suo funerale e lo sta pianificando come il suo ultimo atto pubblico. Non vuole, secondo quanto riferisce la tv Nbc, che venga invitato Donald Trump. McCain ha sempre contrastato la linea del presidente, fino ad affossare la riforma sanitaria nel luglio 2017, votando «no» con il gesto memorabile del pollice rovesciato.

john mccain 4JOHN MCCAIN 
Il rapporto personale è pessimo. Nella campagna elettorale del 2016 l' allora candidato repubblicano aveva detto dell' ex pilota della Marina, abbattuto nel 1967, quasi linciato dai vietcong e liberato solo nel 1973: «Non è un vero eroe, io preferisco quelli che non si fanno catturare».

john mccain nel 1973 1JOHN MCCAIN NEL 1973 



Meglio, allora, risparmiare sull' ipocrisia: il senatore avrebbe già chiesto agli ex presidenti George W. Bush e Barack Obama di pronunciare gli elogi funebri durante la cerimonia solenne nella Cattedrale nazionale di Washington. E la Casa Bianca sia rappresentata dal vice presidente Mike Pence.

john mccain nel 1973 2JOHN MCCAIN NEL 1973 


McCain ha scritto un libro di memorie The Restless Wave, l' onda continua, che sarà pubblicato nelle prossime settimane, insieme con un documentario biografico a cura della piattaforma Hbo.

john mccain 3JOHN MCCAIN 






Le prime anticipazioni confermano le attese: un racconto sincero, senza sconti neanche per se stesso. Per esempio: «È stato un errore scegliere Sarah Palin» come vice nel ticket in corsa nel 2008 contro Obama. L' ascesa di Palin diede grande spazio alla protesta populista del Tea Party, lacerando il partito repubblicano.

john mccain 2JOHN MCCAIN 2
«Sarebbe stato meglio Joseph Lieberman», il senatore moderato che insieme a tanti altri è andato a trovare McCain, nel suo ranch in Arizona. Tra loro c' è anche Joe Biden. Una settimana fa l'ex vice presidente democratico ha passato qualche ora insieme con il vecchio amico e poi ha riferito ai giornalisti: «John sa di essere in una situazione molto, molto, molto precaria. Eppure continua a preoccuparsi del nostro Paese».

Fonte: qui

domenica 17 settembre 2017

SECONDO UN NUOVO STUDIO I LOTTATORI E I PUGILI SONO A RISCHIO DEMENZA, A FORZA DI PRENDERE COLPI ALLA TESTA

ALLA LISTA GLI SCIENZIATI AGGIUNGONO I CALCIATORI, CHE RIPORTANO RIPETUTI TRAUMI ALLA ZUCCA, ASSOCIABILI A MALATTIE NEURODEGENERATIVE 
Stephen Matthews per “Mail On Line

VIDEO ‘COSA E’ LA DEMENZA?’


il lottatore conor mcgregorIL LOTTATORE CONOR MCGREGOR
Conor McGregor, lottatore di arti marziali miste, irlandese ma campione dei pesi leggeri per la promozione statunitense “UFC”, potrebbe essere a rischio demenza, a forza di prendere colpi in testa. A dirlo sono gli scienziati della ‘Cleveland Clinic’, secondo i quali l’accumulo di grumi nel cervello è responsabile di perdita di memoria in tarda età e di malattie neurodegenerative.


neurofilamenti del cervelloNEUROFILAMENTI DEL CERVELLO
Il gruppo di neurologi ha analizzato le lesioni al cervello di 438 partecipanti alla ricerca, la metà erano lottatori professionisti, impegnati nel pugilato, nelle arti marziali miste o simili. Dai volontari sono stati prelevati campioni di sangue e sono stati scoperti due biomarcatori: la proteina neuronale Tau, che si accumula quando si registra un danno al cervello, e le catene leggere dei neurofilamenti.

ronaldo colpo di testaRONALDO COLPO DI TESTA
Nei lottatori attivi, i livelli di neurofilamenti sono il 40% superiori rispetto ai non lottatori. I lottatori con livelli più alti di Tau riportano un talamo più piccolo, con un 7% di declino. E’ collocato al centro del cervello e e regola il sonno, il linguaggio, le funzioni cognitive.
il calciatore jeff astleIL CALCIATORE JEFF ASTLE

Perciò i livelli più alti di entrambe le proteine sono associati a ripetuti traumi della testa. Lo studio aggiunge che anche i calciatori rischiano di sviluppare demenza, a forza di colpire la palla con la testa o di collidere, sebbene la commozione cerebrale sia meno frequente che nei pugili.

Fonte: qui

venerdì 8 settembre 2017

L'ISIS PUBBLICA IL VIDEO DELL'ADDESTRAMENTO DEGLI ORFANI JIHADISTI

IL VECCHIO MENTORE FA IL LAVAGGIO DEL CERVELLO, LI PORTA A COMPRARE GIUBBOTTI ESPLOSIVI, LI FA SPARARE E PREGARE - VIDEO

Gareth Davies per “Mail On Line

VIDEO ‘L’ADDESTRAMENTO DEGLI ORFANI SUICIDI’

training orfani suicidiTRAINING ORFANI SUICIDI

Gli jihadisti più anziani insegnano ai giovani orfani come diventare bombaroli suicidi. E’ questo che si vede nel video lungo 13 minuti, probabilmente girato a Deir ez-Zor: c’è il deserto intorno, il vecchio mentore che si occupa di bimbi di tre o quattro anni li porta a comprare giubbotti esplosivi in un camion modificato apposta per un attentato suicida, insieme cantano e pregano.
lavaggio del cervello agli orfani jihadistiLAVAGGIO DEL CERVELLO AGLI ORFANI JIHADISTI

I piccoli hanno pistole-giocattolo, ma prima di entrare a pregare, vengono addestrati a prendere armi vere e a sparare in aria. Gli orfani subiscono un lavaggio del cervello, urlano ‘Allah Akbar’ durante la cerimonia in cui si squarta una pecora.

Fonte: qui