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mercoledì 10 luglio 2019
venerdì 1 giugno 2018
INTERVENTO DA RECORD ALL’OSPEDALE MOLINETTE DI TORINO: I MEDICI HANNO ASPORTATO UN TUMORE DAL CUORE DI UN PAZIENTE SENZA INCIDERE LA CASSA TORACICA
L’UOMO SARÀ DIMESSO NEL GIRO DI QUALCHE GIORNO E NON AVRÀ BISOGNO DI RIABILITAZIONE: ECCO COME È STATO POSSIBILE…
Asportata una massa tumorale dal cuore di un paziente di 61 anni grazie a un rivoluzionario intervento, eseguito senza praticare alcuna incisione sulla cassa toracica dell'uomo.
L'innovativa tecnica è stata messa a punto da un'equipe di specialisti dell'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, già teatro di altri interventi eccezionali, come la recente rimozione di un tumore al polmone grazie all'ausilio del sistema robotico DaVinci Xi.
In questo caso a operare sono state solo le sapienti mani dei sanitari, tra i quali i cardiochirurghi Mauro Rinaldi e Davide Ricci, l'emodinamista Maurizio D'Amico, l'anestesista Giancarlo Fornaro e l'ecocardiografista Walter Grosso Marra.
Gli specialisti si sono alternati per due ore al tavolo operatorio delle sale di emodinamica presso la Cardiologia universitaria, fin quando l'intervento non è stato concluso e dichiarato perfettamente riuscito.
Ma come hanno fatto a operare il cuore – nello specifico l'atrio – senza aprire il torace e praticare incisioni chirurgiche?
Il merito è di una tecnica non invasiva basata su un “sistema di circolazione extracorporea veno-venosa ad alti flussi”, come riportato nel comunicato ufficiale dell'ospedale torinese.
In parole semplici, i medici hanno inserito una speciale cannula attraverso la vena femorale del paziente, grazie alla quale hanno aspirato la massa di 3×2 centimetri, che non si era ridotta di dimensioni con la terapia medica.
Questa cannula, che permette anche l'aspirazione di trombosi venose profonde ed embolie polmonari, ha un apice che si allarga una volta giunta a destinazione.
La circolazione del paziente, operato a cuore battente, è stata mantenuta stabile attraverso una seconda cannula collegata alla giugulare, dove rientrava il sangue opportunamente filtrato dalla macchina collegata a una pompa centrifuga.
Subito dopo l'intervento il paziente è stato trasferito nel reparto degenti e verrà dimesso nei prossimi giorni. Non sarà necessaria alcuna riabilitazione.
Fonte: qui
giovedì 31 maggio 2018
Isola d'Elba, arrestato vice prefetto reggente
Adnkronos - Il vice prefetto reggente l'Ufficio distaccato della Prefettura dell'Isola d'Elba ed un pregiudicato appartenente ad una nota famiglia di 'ndrangheta attiva in Piemonte - a suo tempo mandante dell'omicidio del Procuratore di Torino Bruno Caccia -, sono stati arrestati questa mattina, insieme ad altre sette persone, nell'ambito di un'operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Livorno. La misura cautelare è stata emessa dal Gip del local Tribunale, Marco Sacquegna, su ordine del Procuratore Capo della Repubblica di Livorno, Ettore Squillace Greco. Nel corso delle indagini, a novembre, era già stata arrestata in flagranza di reato un'altra persona.
L'attività, rientrante nell’operazione denominata 'Vicerè', si inserisce nell’ambito di un'articolata indagine svolta, sotto la direzione del Procuratore Capo della Repubblica, da militari della Compagnia di Portoferraio e del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Livorno, che ha portato alla denuncia di 27 persone, responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere, porto abusivo di esplosivi (detenuti al fine di compiere un atto di intimidazione), contrabbando di 9 tonnellate di sigarette, indebita compensazione di debiti tributari tramite fittizie compensazioni, illecita sottrazione al pagamento delle accise sugli alcoli, anche mediante falso in documenti pubblici informatici.
Contestualmente alle misure cautelari, sono in corso di esecuzione perquisizioni personali, domiciliari e locali (con la collaborazione dei Reparti del Corpo competenti per territorio) in 7 Regioni (province di Livorno, Torino, Asti, Padova, Ravenna, Forlì, Pisa, Pistoia, Campobasso, Napoli, Salerno, Lecce e Brindisi), nei confronti degli indagati, con l’impiego complessivamente di circa 120 militari.
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mercoledì 9 maggio 2018
Giro d’Italia, auto forza barriere e investe motociclista del servizio d’ordine: ricoverato in gravi condizioni

Una Fiat Stilo ha investito una moto guidata da un uomo di 48 anni di Sambuca di Sicilia.
Trasferito in elisoccorso all’ospedale Sant'Elia di Caltanissetta, è stato sottoposto a operazione chirurgica. Fermato l'automobilista, cambia il percorso della quinta tappa
Ha forzato la chiusura della strada e ha investito un motociclista del servizio d’ordine, che adesso è ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Un grave incidente al Giro d’Italia constringe gli organizzatori a cambiare l’itinerario della quinta tappa: è quella tra Agrigento-Santa Ninfa, sulla statale 640, la Strada degli Scrittori.
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| La Stilo coinvolta nell'incidente. Agrigentonotizie |
Dalle prime informazioni un’auto, una Fiat Stilo, ha forzato lo sbarramento disposto dagli organizzatori e presidiato delle squadre di Anas, è entrata in un tratto di strada chiuso al traffico per via della manifestazione sportiva, e si è scontrata con una moto Bmw Gls. Era guidata da un uomo di 48 anni originario di Sambuca di Sicilia. Il motociclista, che faceva parte del servizio d’ordine del Giro, è caduto a terra ed è stato trasferito, in elisoccorso, all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta. L’uomo, che ha riportato una emorragia cerebrale, è stato sottoposto, in questi minuti, a una operazione molto delicata al cervello, come confermano all’Adnkronos i vertici del 118.
L’automobilista, un italiano di circa sessant’anni, è stato invece fermato e si trova in questo momento in questura. Con la sua auto ha forzato la chiusura di strada imposta, con tanto di transenne dall’Anas, lungo la statale 115, all’altezza del bivio per contrada Maddalusa, in territorio di Agrigento.
Fonte: qui
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venerdì 13 aprile 2018
LA BORROMEO ACCUSA GIORGIO MARIA CALORI, L’ORTOPEDICO ARRESTATO A MILANO PER TANGENTI
"HA OPERATO ANCHE ME NEL 2016. L'INTERVENTO NON ERA NECESSARIO E HA COMMESSO ERRORI. E LE CICATRICI LO DIMOSTRANO. ORA OGNI TANTO IL GINOCCHIO MI CEDE E CADO" - IL RACCONTO CHOC
Gianni Barbacetto per il Fatto Quotidiano
È un delinquente vero!", diceva del dottor Giorgio Maria Calori il collega Carmine Cuccinello. Ora sono entrambi agli arresti domiciliari, insieme ad altre tre persone. Tutti accusati di corruzione, per i loro rapporti con l' imprenditore Tommaso Brenicci, finito in carcere.
Il giorno dopo gli arresti, si moltiplicano le denunce di pazienti che segnalano interventi di Calori giudicati inutili o scorretti. "Mi ha operato il ginocchio sinistro nel febbraio del 2016", racconta Beatrice Borromeo, collaboratrice del Fatto Quotidiano. "Dopo una caduta, avevo il ginocchio dolorante. Un dolore sopportabile, ma dopo tre o quattro giorni sono andata a farmi visitare all' Ortopedico Gaetano Pini. Mi è capitato il dottor Calori il quale mi ha detto che avevo il menisco lesionato in due punti e che bisognava operare con assoluta urgenza il giorno stesso.
Mi ha spiegato che non c' era posto al Pini, ma che sarebbe riuscito a trovarmi una stanza, a pagamento, alla clinica privata La Madonnina. Ho accettato". Quel pomeriggio Beatrice Borromeo viene operata da Calori. "Come anestesia mi fanno un' epidurale, ma mi vengono le convulsioni. Passano allora all' anestesia totale. In seguito mi diranno che sono intollerante all' epidurale e che non dovrò farla mai più. Esattamente un anno dopo, nascerà mio figlio Stefano: con l' epidurale, senza alcun problema".
Ma i veri problemi arrivano dopo l' intervento chirurgico.
"Ho dolori fortissimi al ginocchio che mi durano più di un mese. Calori mi aveva detto: 'Stia tranquilla, i pazienti che opero io, dopo una settimana sono sugli sci'. Io invece sono stata costretta a girare con due stampelle e con dolori che non passavano mai". Tornata a farsi visitare, Calori la rimprovera: "Lei non fa con costanza la fisioterapia".
"Ma io la facevo tre volte alla settimana", replica Beatrice, "e sono andata avanti per più di due anni. Risultati modesti. Ogni tanto, senza motivo, il ginocchio mi 'cede' e io cado". Calori le propone un nuovo intervento: "Mi dice di aver fatto un intervento molto conservativo, ma che viste le mie condizioni è necessario fare una nuova operazione. Io dico di no e scappo".
Il peggio le succede durante le due gravidanze, quella del primo figlio, nato nel febbraio 2017, e quella in corso. "Lo stato del mio ginocchio mi provoca la dislocazione dell' osso sacro, con il risultato che con il pancione non riesco più a prendere in braccio il mio primo figlio e neppure a fare le scale". Scappata da Calori, Beatrice Borromeo va a farsi visitare da altri ortopedici, tra cui il primario dell' ospedale di Monaco. Ciò che le dicono tutti è che l' intervento che ha subito non doveva essere fatto: "Non era necessario operare.
Chiedono al dottor Calori le analisi e i referti pre e post-operatori. Così scopriamo che prima di operarmi non mi aveva fatto neppure una risonanza magnetica e che i referti erano soltanto un foglietto scritto a mano. Mi dicono anche che le due cicatrici restate sul mio ginocchio dimostrano che chi mi ha operato ha fatto i due tagli nei punti sbagliati".
Ora Beatrice Borromeo è pronta a ripetere il suo racconto in Procura.
Fonte: qui
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