9 dicembre forconi: 'Ndrangheta
Visualizzazione post con etichetta 'Ndrangheta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 'Ndrangheta. Mostra tutti i post

domenica 6 ottobre 2019

LA LEGA CHIEDERÀ LA CONVOCAZIONE URGENTE IN COMMISSIONE ANTIMAFIA DI GRAZIANO DELRIO E DEL GOVERNATORE BONACCINI PER RIFERIRE SULLE INFILTRAZIONI DI ‘NDRANGHETA NELLA REGIONE



salvini borgonzoniSALVINI BORGONZONI
Da Matteo Salvini una granata gettata sull'alleanza tra Pd e M5s, e una mossa che potrebbe favorire la scalata della candidata leghista Lucia Borgonzoni alla Regione Emilia Romagna. La Lega infatti chiederà la convocazione urgente in Commissione Antimafia (presieduta dal grillino Nicola Morra) di Graziano Delrio e il governatore dem Stefano Bonaccini (che molto probabilmente troverà un'alleanza, diretta o indiretta, coi 5 Stelle alle prossime regionali) per riferire sull'inchiesta Aemilia che ha messo in luce l'infiltrazione della 'ndrangheta nella storia roccaforte rossa. 

GRAZIANO DELRIO RIPASSA DESTRA E SINISTRA DI BOBBIO PRIMA DELL'INCONTRO CON CONTEGRAZIANO DELRIO RIPASSA DESTRA E SINISTRA DI BOBBIO PRIMA DELL'INCONTRO CON CONTE
"Chiederemo la convocazione urgente in commissione Antimafia per Graziano Delrio e Stefano Bonaccini", ha annunciato  il capogruppo della Lega in Commissione Antimafia Gianluca Cantalamessa. "Abbiamo letto le motivazioni della sentenza di primo grado del processo Aemilia e che colpisce i clan in Emilia Romagna. In particolare, i giudici sostengono che i candidati sindaci di Reggio Emilia che nel 2009 andarono a Cutro a caccia di voti hanno rafforzato i boss.
zingaretti bonacciniZINGARETTI BONACCINI

Tra i candidati andati in Calabria c'era Delrio, attuale esponente di spicco di un partito di governo, presidente del gruppo Pd alla Camera, ex ministro ed ex sindaco di Reggio Emilia. Delrio è d'accordo col giudizio dei magistrati? Quali iniziative parlamentari ha messo in campo per contrastare la mafia? Il 4 gennaio 2019 (parlando a partitodemocratico.it) aveva criticato duramente il Decreto sicurezza, giudicandolo folle.

graziano delrio nicola zingarettiPensa che sia folle anche il rafforzamento dell'Agenzia per i Beni confiscati e sequestrati ai mafiosi, tra i punti qualificanti di quel Decreto? Pensa che sia folle confiscare i beni ai mafiosi per restituirli alla collettività? E ancora: pensa che sia folle punire duramente i trafficanti di esseri umani, anche grazie a nuovi strumenti di indagine, come prevedono i Decreti sicurezza? Può escludere che dietro al traffico di esseri umani ci sia anche la mafia?".





La Lega chiede poi la convocazione di Bonaccini, attuale presidente della Regione, "per capire quali iniziative ha messo in campo contro i clan e quale è la sua percezione, anche in vista della campagna elettorale regionale ormai alle porte. Per esempio, anche lui pensa che sia folle confiscare i beni ai mafiosi?
lucia borgonzoni e matteo salviniLUCIA BORGONZONI E MATTEO SALVINI

lucia borgonzoni matteo salvini 1LUCIA BORGONZONI MATTEO SALVINI 
Qualcuno gli ha mai chiesto di andare a Cutro per fare campagna elettorale? Le famiglie in odore di mafia potranno condizionare le prossime elezioni regionali?". "Siamo sicuri - conclude Cantalamessa - che la nostra richiesta sarà condivisa con entusiasmo anche dal presidente Morra, che giorni fa su Twitter ha scritto che le omissioni sono spesso gravi quanto, se non più, delle azioni. Non si va a Cutro per cercare i voti per divenire sindaco di Reggio Emilia. Siamo d’accordo con Morra e siamo curiosi di ascoltare Bonaccini e Delrio e le domande degli altri colleghi a partire dal Movimento 5 Stelle". Fonte: qui

martedì 23 luglio 2019

Droga ed estorsione, blitz dei carabinieri: 25 arresti nel Soveratese

Dalle prime luci dell’alba, nella provincia di Catanzaro, oltre 200 Carabinieri della Compagnia di Soverato (CZ) e del Comando Provinciale di Catanzaro, stanno procedendo all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 25 persone, emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal procuratore della Repubblica,  Nicola Gratteri. I reati contestati sono quelli di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ed estorsione.
Custodia cautelare in carcere.  Antonio Arena, Giuseppe Corapi, Carmine Procopio, Domenico Procopio, Sergio Schicchitano, Domenico Spadea, Romano ponzo, Ernesto Bertucci e Carmela Vono
Arresti domiciliari Alessandro Aversa, 46 anni di Davoli, Matteo Arena, 26 anni di Montepaone, Giusepe Codispoti, 25 anni di San Sostene, Francesco Grande, 24 anni di Montepaone, Annamaria Gregoraci, 24 anni di Soverato, Giovanni Gregoraci, 25 anni di Soverato, Roberto Ierace, 35 anni di Montepaone, Salvatore Lioi, 33 anni di San Sostene.
Obbligo di dimora nel comune di residenza nei confronti di:  Stefano Longo, 30 anni di Soverato, Vincenzo Pacicca, 37 anni di San Sostene, Salvatore Procopio, 29 anni di San Sostene, Giuseppe Santise, 29 anni di Catanzaro, Saverio Spadea, 52 anni di Gasperina, Sergio Tassone, 27 anni di Guardavalle, Raffaele Campagna, 28 anni di Guardavalle, Marco Verdiglione,  24 anni di Stilo.

Fonte: qui

Droga in provincia di Catanzaro nelle mani della cosca Procopio-Mongiardo: blitz con 17 arresti


arresti, droga, soverato, Alessandro Aversa, Annamaria Gregoraci, Antonio Arena, Carmela Vono, Carmine Procopio, Domenico Procopio, Domenico Spadea, Ernesto Bertucci, Francesco Grande, Giovanni Gregoraci, Giusepe Codispoti, Giuseppe Corapi, Giuseppe Santise, Marco Verdiglione, Matteo Arena, Raffaele Campagna, Roberto Ierace, Romano Ponzo, Salvatore Lioi, Salvatore Procopio, Saverio Spadea, Sergio Scicchitano, Sergio Tassone, Stefano Longo, Vincenzo Pacicca, Catanzaro, Calabria, Cronaca
La droga in provincia di Catanzaro nelle mani della cosca Procopio-Mongiardo di San Sostene. Un traffico colpito oggi dai carabinieri di Catanzaro che hanno dato esecuzione all'operazione "Prisoner's tax" che ha portato a 25 ordinanze di custodia cautelare fra arresti e obblighi di dimora.
Impegnati oltre 200 uomini della compagnia di Soverato e del comando provinciale di Catanzaro per l'ordinanza emessa dal gip presso il Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal procuratore Nicola Gratteri.
A finire nel mirino degli investigatori una organizzazione specializzata nel traffico di droga con a capo Domenico e Carmine Procopio, referenti della cosca Procopio-Mongiardo di San Sostene.I DETENUTI IN CARCERE"
Il gip ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di: Antonio Arena, 38 anni di Montepaone, Giuseppe Corapi, 36 anni di San Sostene, Carmine Procopio, 32 anni di San Sostene, Domenico Procopio, 55 anni di San Sostene, Sergio Scicchitano , 40 anni di Davoli, Domenico Spadea, 27 anni di Gasperina, Romano Ponzo, 48 anni di Soverato, Ernesto Bertucci, 39 anni di Soverato, Carmela Vono, 49 anni di Catanzaro.
Nel corso dell’operazione i carabinieri hanno arrestato in flagranza Saverio Spadea e Carmela Vono. Arresti domiciliari nei confronti di Alessandro Aversa, 46 anni di Davoli, Matteo Arena, 26 anni di Montepaone, Giusepe Codispoti, 25 anni di San Sostene, Francesco Grande, 24 anni di Montepaone, Annamaria Gregoraci, 24 anni di Soverato, Giovanni Gregoraci, 25 anni di Soverato, Roberto Ierace, 35 anni di Montepaone, Salvatore Lioi, 33 anni di San Sostene.
È stata applicata la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza nei confronti di:  Stefano Longo, 30 anni di Soverato, Vincenzo Pacicca, 37 anni di San Sostene, Salvatore Procopio, 29 anni di San Sostene, Giuseppe Santise, 29 anni di Catanzaro, Saverio Spadea, 52 anni di Gasperina, Sergio Tassone, 27 anni di Guardavalle, Raffaele Campagna, 28 anni di Guardavalle, Marco Verdiglione,  24 anni di Stilo. ANTI-DROGA A CATANZARO, GRATTERI: "COSCA PROCOPIO STORICAMENTE IMPORTANTE"
I reati contestati sono quelli di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ed estorsione. È stato, inoltre, accertato l’impiego di parte dei proventi illeciti per il sostentamento di detenuti per associazione di tipo mafioso, appartenenti alla cosca, reclusi in diversi istituti penitenziari del territorio nazionale.
Nel corso delle indagini, sono state tratte in arresto in flagranza di reato altre 2 persone e sequestrati oltre 7 chilogrammi di stupefacente di vario genere (cocaina, hashish e marijuana). Due arresti in flagranza sono stati eseguiti stamane. I due, nel corso di perquisizioni domiciliari, sono stati trovati in possesso di oltre 160 grammi di sostanze stupefacenti. Fonte: qui

domenica 21 luglio 2019

IL NORD ITALIA E’ DIVENTATO LA CAPITALE FINANZIARIA DELLE MAFIA

LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI HANNO CAMBIATO PELLE: NON CERCANO PIU’ TAGLIAGOLE E MAZZIERI MA “FACILITATORI” E ARTISTI DEL RICICLAGGIO NEL MONDO DELLA FINANZA 
ECCO PERCHE’ I CLAN SI SONO STABILITI DOVE CI SONO I DENARI, TRA TORINO, MILANO E IL VENETO 
IL RUOLO DELLA MAFIA CINESE E DI QUELLA ALBANESE…
Giuseppe Scarpa per “il Messaggero”

cafiero de raho foto di baccoCAFIERO DE RAHO FOTO DI BACCO
Le mafie sono sempre più a caccia di soggetti che sappiano usare l'indice non per sparare ma per fare click su un mouse e spostare ingenti quantità di denaro da un paradiso off shore all'altro. Le organizzazioni criminali «cambiano pelle» e, grazie a «facilitatori» e «artisti del riciclaggio» si insinuano sempre più nel mondo della finanza, eleggendo il nord Italia come loro capitale finanziaria. L'allarme contenuto nella relazione sul secondo semestre del 2018 che la Direzione investigativa antimafia ha consegnato al Parlamento conferma quello che il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho ripete diverso tempo.

mafia arresti inzerilloMAFIA ARRESTI INZERILLO
Un modus operandi che funziona in Italia e all'estero, dove ormai le cosche - la ndrangheta soprattutto ma anche Cosa nostra - hanno impiantato strutture permanenti. Come veri e propri broker finanziari dunque, i mafiosi del 2019 variano il paniere dei propri investimenti. Ma per fare questo le cosche hanno bisogno di professionisti più che di picciotti. Ci sono decine di colletti bianchi, scrivono gli investigatori, «che prestano la loro opera proprio per schermare e moltiplicare gli interessi economico-finanziari»: personaggi capaci di gestire transazioni internazionali da località off shore. Mafia, Ndrangheta e camorra, dice la Dia, operano sempre più «secondo modelli imprenditoriali variabili», si legge nella relazione.
colpo ndranghetaCOLPO 'NDRANGHETA

I DATI
La conferma di questa mutazione è nei dati: il maggior numero di operazioni sospette si registra al nord Italia, nella parte più produttiva del Paese. Sono quasi la metà di quelle analizzate: il 46,3% contro il 33,8% del sud e il 18,7% del centro Italia. Uno scenario che sta mettendo in difficoltà la stessa legislazione antimafia. In sostanza, spiega la Dia, i fascicoli tendono a finire sempre nei distretti giudiziari in cui le mafie si sono storicamente sviluppate ma così facendo si ha una «limitata possibilità di perseguire l'azione illecita da parte dei distretti del centronord».

GRUPPI STRANIERI
La relazione indica poi un altro aspetto, le mafie straniere. Tra le organizzazioni criminali di matrice straniera presenti in Italia, quella albanese «continua ad apparire tra le più pericolose». La criminalità cinese, invece, è riuscita, nel tempo, a mantenere una fitta rete di rapporti ramificati su buona parte del territorio nazionale: la Toscana, innanzitutto con Prato e Firenze, la Lombardia, ma anche il Veneto, l'Emilia Romagna ed il Piemonte sono le regioni che annoverano le comunità cinesi più numerose.
ARRESTI MILANO NDRANGHETAARRESTI MILANO 'NDRANGHETA

Per la criminalità romena il traffico di stupefacenti, anche in concorso con soggetti criminali italiani, lo sfruttamento della prostituzione, la tratta di persone, l'intermediazione illecita dello sfruttamento della manodopera rimangono i reati di maggior interesse. Per quanto riguarda la criminalità sudamericana (boliviana, colombiana, venezuelana, dominicana, peruviana ed ecuadoriana) si confermano gli interessi nei traffici internazionali di droga, nello sfruttamento della prostituzione e nei reati contro il patrimonio e la persona.

ARRESTI MILANO NDRANGHETAARRESTI MILANO 'NDRANGHETA
Questi gruppi, evidenzia la Dia, «rappresentano un costante punto di riferimento, anche per la mafia autoctona». Tra i vari gruppi, resta alta la pericolosità delle «gang» dei latinos, le cosiddette pandillas, diffuse nelle aree metropolitane di Genova e Milano. Anche i gruppi criminali del centro- nord Africa stanziati nel nostro Paese interagiscono, spesso, con cittadini italiani o di altre nazionalità, in particolare per il traffico e lo spaccio.

SEQUESTRI
MAFIA CINESEMAFIA CINESE
Inoltre dalla relazione emerge come i sequestri e le confische eseguiti dalla Dia sono aumentati nel 2018, rispetto al 2017, rispettivamente di oltre il 400% e di oltre il 1000%. Si tratta di «risultati importanti che, sommati a quelli conseguiti dal 1992, hanno permesso alla Dia di sequestrare patrimoni per oltre 24 miliardi di euro e di confiscarne per oltre 11 miliardi di euro, con più di 10.500 persone arrestate». «L'aggressione ai patrimoni, sia che maturi in ambito penale o della prevenzione, rappresenta il vero punto di forza per contrastare le mafie nel mondo».

Fonte: qui

giovedì 11 luglio 2019

ARRESTATO IN BRASILE NICOLA ASSISI, CONSIDERATO IL BROKER NUMERO UNO DELLA ‘NDRANGHETA IN SUDAMERICA: ERA LUI A MUOVERE IL 40% DELLA COCAINA CHE ARRIVAVA IN EUROPA

NEL SUO APPARTAMENTO-BUNKER STILE HOLLYWOOD HANNO TROVATO TRE PISTOLE, VENTI CHILI DI BANCONOTE, VARIE AUTO DI LUSSO E…


nicola assisiNICOLA ASSISI
Paolo Manzo per “il Giornale”

Un appartamento stile Hollywood a due passi dall' oceano sul lungomare Aviazione, dotato di telecamere di ultima generazione in grado di controllare a 360 gradi quello che accadeva fuori. Era in questo esilio dorato che si era trincerato l' uomo chiave della ndrangheta in Sudamerica, quel Nicola Assisi che arrestato l' altroieri con il figlio Patrick - insieme occupavano tre sontuosi attici con piscina - era considerato a tutti gli effetti il broker della cocaina numero uno della mafia calabrese in Brasile.

nicola assisi alias javier varelaNICOLA ASSISI ALIAS JAVIER VARELA







Per le autorità verdeoro - che hanno soprannominato l' operazione «Barone Invisibile» e che hanno collaborato a stretto braccio con i carabinieri di Torino e l' Interpol - il 40% della polvere bianca che arrivava in Europa lo faceva proprio grazie al lavoro meticoloso di Nicola che movimentava con estrema facilità tonnellate di droga provenienti da Perù, Bolivia e Colombia.

cocaina a casa di nicola assisiCOCAINA A CASA DI NICOLA ASSISI
Non è dunque un caso che il rifugio dorato di Nicola e il figlio si trovasse proprio sul litorale paulista, a Praia Grande, a pochi km da quel porto di Santos diventato ormai il nuovo hub per il traffico di cocaina dall' America Latina in Europa. In questo «casa e bottega» sui generis Assisi era riuscito a mettere in piedi anche un fiorente sistema di riciclaggio creando una serie di imprese di facciata legate nel settore edile.

i soldi trovati a casa di nicola assisiI SOLDI TROVATI A CASA DI NICOLA ASSISI





In casa gli hanno trovato tre pistole, 800mila reais in contanti, l' equivalente di circa duecentomila euro e venti chili (gli agenti li hanno pesati prima di contarli). E poi 20mila dollari e quasi cinque chili di cocaina purissima. Il tutto in una stanza bunker ricavata nel soffitto, in pieno stile Pablo Escobar. In garage, poi, varie auto a dimostrazione di come si muovesse senza paura di essere scoperto, nonostante da tempo la polizia brasiliana avesse cominciato a stringere il cerchio su personaggi come lui e quel Rocco Morabito, altro boss della ndrangheta, fuggito a giugno da un carcere di Montevideo in Uruguay e, probabilmente, rifugiatosi anche lui in Brasile.
nicola assisi 1NICOLA ASSISI 

Quanto a Nicola Assisi, 61 anni, figurava nella lista dei cento ricercati italiani più pericolosi.
Anche la Dea statunitense da tempo era sulle sue tracce. Nel 2007 era stato condannato a 14 anni e 4 mesi di reclusione nell' ambito del processo Elianto, pena mai scontata nonostante un arresto ai domiciliari a Lisbona nel 2014 da cui Nicola si era poi dileguato. Le autorità locali pensano che in questi anni padre e figlio abbiano viaggiato tranquillamente usando documenti falsi in tutto il paese. In casa in Brasile è stato trovato un passaporto argentino falso e una scheda elettorale verdeoro.
nicola e patrick assisiNICOLA E PATRICK ASSISI







A proposito dell' arresto dei due Assisi, secondo il capo della sede di San Paolo della Polizia federale «si tratta di un tassello importante che spiega altre investigazioni in corso sul traffico internazionale di droga del cui schema i due appaiono responsabili». In particolar modo sotto la lente degli agenti sono finiti non solo il porto di Santos ma anche quello di Paranaguá, nello stato del Paraná dove tra gennaio e giugno scorsi sono state sequestrate 7,2 tonnellate di cocaina.

Fonte: qui

mercoledì 26 giugno 2019

NUOVO COLPO ALLA 'NDRANGHETA IN EMILIA, ARRESTATO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI PIACENZA GIUSEPPE CARUSO (FRATELLI D'ITALIA)

16 LE MISURE CAUTELARI EMESSE NEI CONFRONTI DI PRESUNTI APPARTENENTI ALLA FAMIGLIA GRANDE ARACRI DI CUTRO: SALVINI: "AVANTI TUTTA CONTRO I CLAN"
Da ansa.it

giuseppe carusoGIUSEPPE CARUSO
Nuovo colpo alla 'ndrangheta in Emilia Romagna: la polizia sta eseguendo una serie di misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti alle cosche che da tempo operano nella regione e storicamente legate ai Grande Aracri di Cutro. Sono anche in corso un centinaio di perquisizione in tutta Italia nei confronti di soggetti che, pur non essendo destinatari della misura cautelare, sono comunque risultati collegati alla cosca. 
giuseppe carusoGIUSEPPE CARUSO
Le indagini nei confronti dei presunti appartenenti alle famiglie di 'ndrangheta sono state coordinate dal Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia e condotte dalla Squadra mobile di Bologna in collaborazione con quelle di Parma, Reggio Emilia e Piacenza. Gli arrestati sono accusati di associazione di stampo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata. Per eseguire le misure cautelari sono impegnati oltre 300 agenti.
Tra i destinatari delle misure, anche il presidente del Consiglio comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso. Secondo gli investigatori della Polizia, sarebbe parte integrante dell'organizzazione criminale che operava tra le province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza e che aveva ai vertici soggetti considerati di primo piano come Salvatore Grande Aracri, Francesco Grande Aracri e Paolo Grande Aracri, anche'essi arrestati a Brescello, nel Reggiano. 

martedì 5 marzo 2019

“NEL 1993 IL SISDE VOLEVA FAR EVADERE TOTÒ RIINA”

E’ LA RIVELAZIONE DEL PENTITO PASQUALE NUCERA AL PROCESSO “’NDRANGHETA STRAGISTA” CHE DESCRIVE UN PIANO STILE “EL CHAPO”: LA ’NDRANGHETA AVREBBE DOVUTO ASSOLDARE MERCENARI SERBI E UN PILOTA DI ELICOTTERO. CI SAREBBE STATA ANCHE UNA RIUNIONE, A MONTECARLO DOVE PEZZI INFEDELI DELLO STATO SI SAREBBERO INCONTRATI CON UN AGENTE LIBICO, IL FIGLIO DEL BOSS MICO LIBRI E VITTORIO CANALE, STORICO AMBASCIATORE DELLA COSCA DE STEFANO IN COSTA AZZURRA…

barillari toto' riinaBARILLARI TOTO' RIINA
Attraverso le cosche calabresi, il Sisde voleva fare evadere Totò Riina sei mesi dopo la sua cattura a Palermo nel gennaio 1993. A riferirlo è il pentito Pasquale Nucera, sentito ieri nel processo “’ndrangheta stragista” che vede imputati i boss Giuseppe Graviano e Rocco Filippone, accusati dell’attentato ai carabinieri Fava e Garofalo rientrante nelle “stragi continentali”.

Rispondendo alle domande del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, il collaboratore di giustizia descrive un progetto di evasione stile “El Chapo”: la ’ndrangheta avrebbe dovuto assoldare mercenari serbi e un pilota di elicottero.
TOTO RIINATOTO RIINA

Ci sarebbe stata anche una riunione, a Montecarlo dove pezzi infedeli dello Stato, già coinvolti nell’inchiesta sullo scandalo dei fondi neri del Sisde, si sarebbero incontrati con un agente libico, il figlio del boss Mico Libri e Vittorio Canale, storico ambasciatore della cosca De Stefano in Costa Azzurra. A quella riunione Pasquale Nucera non partecipò ma accompagnò proprio Vittorio Canale che, in quel periodo, lo stava ospitando a Nizza, nell’hotel “Panoramic”, “una vera e propria base per ‘ndrangheta e Cosa nostra”.

GIUSEPPE GRAVIANOGIUSEPPE GRAVIANO
Sono passati più di vent’anni da quando Nucera ha deciso di saltare il fosso facendo trovare, a largo delle coste calabresi, la nave militare “Laura C”, affondata agli inizi del Novecento con tonnellate di tritolo diventato poi l’arsenale della ’ndrangheta. Alcuni nomi non li ricorda. Altri invece ce l’ha impressi nella mente come quello di Licio Gelli conosciuto a Roma in un incontro organizzato per discutere dell’appalto sul doppio binario che collegava Reggio Calabria a Saline ioniche.

Quando il pm lo incalza rivive tutte le situazioni e incastra le circostanze come aveva già fatto davanti ai magistrati di Palermo e Firenze. Era il luglio 1993 quando – dichiara il pentito – si svolse una riunione in un albergo di Montecarlo”. A quell’incontro “c’era un agente libico e c’era Broccoletti, uomo dei servizi deviati”. Il nome di battesimo non lo fa, ma il riferimento è a Maurizio Broccoletti, l’ex direttore amministrativo del Sisde, allontanato nel 1991 dagli apparati di sicurezza e coinvolto nello scandalo dei fondi neri.
Maurizio BroccolettiMAURIZIO BROCCOLETTI

L’agente libico, invece, per il pentito Nucera è un personaggio che, “fino a 4 o 5 anni fa lavorava con il petrolio, la benzina di contrabbando che veniva venduta a parecchi distributori gestiti dalla ’ndrangheta e da cosa nostra”. “Ho accompagnato Vittorio Canale a quell’incontro in cui Broccoletti e l’agente libico lo avevano incaricato di organizzare l’evasione di Salvatore Riina dal carcere. – dichiara Nucera – Gli avevano dato una prima rata di acconto di 100mila dollari. Forse di più. Soldi che dovevano servire ad assoldare un gruppo di 20 mercenari e un pilota di elicottero”.

Questo compito spettava proprio a Pasquale Nucera perché era in contatto con i mercenari che nel 1991 avevano combattuto la guerra del Golfo. In Iraq, infatti, c’era pure il pentito: “Sono stato lì 22 giorni”. È per questo che – aggiunge – a me diedero l’incarico di gestire i rapporti con i mercenari che servivano per l’evasione di Riina”. Nucera fornisce i loro nomi: “Sono andato a Belgrado. Dovevano essere serbi. Gli dovevo presentare alcuni mercenari di Milosevic come Vinco, Machilla, Luis e Alain”.
Antonino ScopellitiANTONINO SCOPELLITI

I rapporti tra le cosche calabresi e quelle siciliane stanno dietro pure all’omicidio del giudice Antonino Scopelliti consumato nel 1991. La decisione di uccidere il magistrato, che in Cassazione avrebbe dovuto rappresentare l’accusa nel maxi-processo a Cosa Nostra, fu presa in un summit a Villa San Giovanni dove i boss calabresi incontrarono “il commercialista di Riina, Mandalari”, e un tale “Santoro”. In realtà, quest’ultimo era “Leoluca Bagarella”. Non ha dubbi il pentito Nucera: “’Ndranghetisti e massoni hanno deciso di eliminare il giudice Scopelliti”.

Fonte: qui

venerdì 1 febbraio 2019

GENOVA - LA CITTÀ È DIVENTATA IL CROCEVIA DEI NARCOS - IERI SEQUESTRATE DUE TONNELLATE DI COCAINA: È LA QUANTITÀ PIÙ MASSICCIA DA 25 ANNI

È LA QUANTITÀ PIÙ MASSICCIA DA 25 ANNI 
LA DROGA AVREBBE GENERATO UN INCASSO FINALE DI 560 MILIONI DI EURO PASSANDO DA BARCELLONA, DOVE E' STATA TRATTATA E GESTITA PRIMA DEL RIENTRO IN ITALIA

Andrea Galli per il “Corriere della Sera”

genova sequestrate 2 tonnellate di cocaina 3GENOVA SEQUESTRATE 2 TONNELLATE DI COCAINA 
Nella lettura degli investigatori, e più d' uno, per semplificare l' immagine, suggerisce una «Narcos europea» sulla base della serie televisiva ambientata in Sudamerica, lo scenario dietro il sequestro vale più delle stesse due tonnellate e cento chili di cocaina, trovate dalla Finanza in un container transitato nel porto di Genova.

Una quantità rara di droga, la maggiore scoperta dalle forze dell' ordine dall' inizio degli anni Novanta, e di estrema qualità nelle analisi di laboratorio. Non poteva che essere così, in considerazione del provvisorio punto previsto d' arrivo di quel container, Barcellona, il luogo dove sarebbe stata trattata e divisa la cocaina, acquistata da cinque organizzazioni che poi avrebbero gestito il ritorno in Italia, per la vendita all' ingrosso e al dettaglio.
genova sequestrate 2 tonnellate di cocaina 2GENOVA SEQUESTRATE 2 TONNELLATE DI COCAINA 

In Europa, la base per gli incontri con gli emissari colombiani per le trattative è proprio la Spagna. Lo è per una ragione che potrebbe apparire banale, la frequenza dei voli diretti con il Sudamerica.
Arrivava dalla Spagna «El Ruso», soprannome di Miro Rizvanovic Niemeier, doppia cittadinanza bosniaca e tedesca, e a lungo, prima dell' arresto a Civitavecchia (aprile 2017), l' estradizione e l' uccisione (lo scorso ottobre in Colombia), «collante» tra gli acquirenti europei, soprattutto la 'ndrangheta e gruppi di albanesi, e il «clan del golfo», l' organizzazione paramilitare colombiana attiva nel narcotraffico e venditrice delle tonnellate di Genova.

genova sequestrate 2 tonnellate di cocaina 1GENOVA SEQUESTRATE 2 TONNELLATE DI COCAINA 
«El Ruso» si oppose a quell' estradizione, consapevole che gli avrebbero fatto pagare il sequestro di cocaina, cento chili destinati a Milano. L' omicidio aveva innescato un vortice di vendette, sia interne alla criminalità, sia contro lo Stato, mai esente da trattative con gli stessi narcos: la strage alla scuola militare di Bogotà il 17 gennaio (20 vittime), è il secondo evidente segnale di un «equilibrio» disintegrato e che ha provocato, in Europa, un calo di «disponibilità» della cocaina sudamericana.

Del sequestro nel porto, consigliano gli stessi investigatori, bisogna rilevare due dati. Il primo: il sequestro è «merito» di una soffiata di rivali del «clan del golfo». Il secondo dato: non praticando le mafie un assolutismo logistico, è indubbio, come osservato dal procuratore di Genova Francesco Cozzi, un ricorso, in alternativa all'«inflazionato» porto di Gioia Tauro, di quello di Genova, e insieme di Livorno con perno sull' isola d' Elba.

genova sequestrate 2 tonnellate di cocaina 5GENOVA SEQUESTRATE 2 TONNELLATE DI COCAINA 
Qualcuno osserva che sarebbe stato più tattico non arrestare quel 59enne spagnolo che a Barcellona aspettava il carico, in quanto probabile ultima pedina della filiera, e ugualmente, ripete al Corriere una fonte della polizia, quest' operazione farà capire l' importanza di ripristinare la piena efficienza dei reparti anti-droga delle forze dell' ordine, ferme nell' allestimento di grandi strategie per intercettare a monte le organizzazioni criminali. Analisi che non inficiano l' inchiesta di Genova, utile per ulteriori riflessioni.

genova sequestrate 2 tonnellate di cocaina 4GENOVA SEQUESTRATE 2 TONNELLATE DI COCAINA 
Abbiamo parlato della qualità della cocaina: dalla Spagna transitano i migliori carichi, con prezzi superiori rispetto ad Anversa. Se è storico l' attivismo della 'ndrangheta nella droga, che qui e non altrove costruisce il suo impero, c' è una tendenza in crescita, e ha per protagonisti quei gruppi albanesi dei quali le cosche si fidano sempre più: il baratto. Ingenti scambi di droga con il passaggio di merce e non di denaro, eroina dalla Turchia per la cocaina dalla Colombia. Ogni mese, per sua ammissione, «El Ruso» muoveva in Italia 10 tonnellate di cocaina, delle quali sei rimanevano nella nostra nazione.

genova sequestrate 2 tonnellate di cocaina 6GENOVA SEQUESTRATE 2 TONNELLATE DI COCAINA 
La droga genovese avrebbe generato un incasso finale di 560 milioni di euro. Moltiplicato per tre arrivando al totale delle sei tonnellate di «El Ruso», oltre un miliardo e mezzo di euro ogni trenta giorni. Ovvero 33 milioni di sniffate. 

Il sequestro genererà una scia di morte in Sudamerica con ricadute in Europa: più d' uno aveva garantito che il carico sarebbe approdato, più d' uno ne aveva garantito l' acquisto.

Fonte: qui