9 dicembre forconi: Catanzaro
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martedì 23 luglio 2019

Droga ed estorsione, blitz dei carabinieri: 25 arresti nel Soveratese

Dalle prime luci dell’alba, nella provincia di Catanzaro, oltre 200 Carabinieri della Compagnia di Soverato (CZ) e del Comando Provinciale di Catanzaro, stanno procedendo all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 25 persone, emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal procuratore della Repubblica,  Nicola Gratteri. I reati contestati sono quelli di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ed estorsione.
Custodia cautelare in carcere.  Antonio Arena, Giuseppe Corapi, Carmine Procopio, Domenico Procopio, Sergio Schicchitano, Domenico Spadea, Romano ponzo, Ernesto Bertucci e Carmela Vono
Arresti domiciliari Alessandro Aversa, 46 anni di Davoli, Matteo Arena, 26 anni di Montepaone, Giusepe Codispoti, 25 anni di San Sostene, Francesco Grande, 24 anni di Montepaone, Annamaria Gregoraci, 24 anni di Soverato, Giovanni Gregoraci, 25 anni di Soverato, Roberto Ierace, 35 anni di Montepaone, Salvatore Lioi, 33 anni di San Sostene.
Obbligo di dimora nel comune di residenza nei confronti di:  Stefano Longo, 30 anni di Soverato, Vincenzo Pacicca, 37 anni di San Sostene, Salvatore Procopio, 29 anni di San Sostene, Giuseppe Santise, 29 anni di Catanzaro, Saverio Spadea, 52 anni di Gasperina, Sergio Tassone, 27 anni di Guardavalle, Raffaele Campagna, 28 anni di Guardavalle, Marco Verdiglione,  24 anni di Stilo.

Fonte: qui

Droga in provincia di Catanzaro nelle mani della cosca Procopio-Mongiardo: blitz con 17 arresti


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La droga in provincia di Catanzaro nelle mani della cosca Procopio-Mongiardo di San Sostene. Un traffico colpito oggi dai carabinieri di Catanzaro che hanno dato esecuzione all'operazione "Prisoner's tax" che ha portato a 25 ordinanze di custodia cautelare fra arresti e obblighi di dimora.
Impegnati oltre 200 uomini della compagnia di Soverato e del comando provinciale di Catanzaro per l'ordinanza emessa dal gip presso il Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal procuratore Nicola Gratteri.
A finire nel mirino degli investigatori una organizzazione specializzata nel traffico di droga con a capo Domenico e Carmine Procopio, referenti della cosca Procopio-Mongiardo di San Sostene.I DETENUTI IN CARCERE"
Il gip ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di: Antonio Arena, 38 anni di Montepaone, Giuseppe Corapi, 36 anni di San Sostene, Carmine Procopio, 32 anni di San Sostene, Domenico Procopio, 55 anni di San Sostene, Sergio Scicchitano , 40 anni di Davoli, Domenico Spadea, 27 anni di Gasperina, Romano Ponzo, 48 anni di Soverato, Ernesto Bertucci, 39 anni di Soverato, Carmela Vono, 49 anni di Catanzaro.
Nel corso dell’operazione i carabinieri hanno arrestato in flagranza Saverio Spadea e Carmela Vono. Arresti domiciliari nei confronti di Alessandro Aversa, 46 anni di Davoli, Matteo Arena, 26 anni di Montepaone, Giusepe Codispoti, 25 anni di San Sostene, Francesco Grande, 24 anni di Montepaone, Annamaria Gregoraci, 24 anni di Soverato, Giovanni Gregoraci, 25 anni di Soverato, Roberto Ierace, 35 anni di Montepaone, Salvatore Lioi, 33 anni di San Sostene.
È stata applicata la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza nei confronti di:  Stefano Longo, 30 anni di Soverato, Vincenzo Pacicca, 37 anni di San Sostene, Salvatore Procopio, 29 anni di San Sostene, Giuseppe Santise, 29 anni di Catanzaro, Saverio Spadea, 52 anni di Gasperina, Sergio Tassone, 27 anni di Guardavalle, Raffaele Campagna, 28 anni di Guardavalle, Marco Verdiglione,  24 anni di Stilo. ANTI-DROGA A CATANZARO, GRATTERI: "COSCA PROCOPIO STORICAMENTE IMPORTANTE"
I reati contestati sono quelli di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ed estorsione. È stato, inoltre, accertato l’impiego di parte dei proventi illeciti per il sostentamento di detenuti per associazione di tipo mafioso, appartenenti alla cosca, reclusi in diversi istituti penitenziari del territorio nazionale.
Nel corso delle indagini, sono state tratte in arresto in flagranza di reato altre 2 persone e sequestrati oltre 7 chilogrammi di stupefacente di vario genere (cocaina, hashish e marijuana). Due arresti in flagranza sono stati eseguiti stamane. I due, nel corso di perquisizioni domiciliari, sono stati trovati in possesso di oltre 160 grammi di sostanze stupefacenti. Fonte: qui

mercoledì 14 novembre 2018

LA GUARDIA DI FINANZA ARRESTA 24 PERSONE IN UN’OPERAZIONE CONTRO LA ‘NDRANGHETA.


TRA QUESTI C’È ANCHE L’EX DEPUTATO DI FORZA ITALIA GIUSEPPE GALATI (ORA AI DOMICILIARI) 

SECONDO L’ACCUSA AVREBBE ASSUNTO UN CONSIDEREVOLE NUMERO DI COLLABORATORI A SOLI “FINI CLIENTELARI” 

SOTTOSEGRETARIO CON BERLUSCONI, "WHY NOT" E IL PASSAGGIO CON "ALA"

'Ndrangheta: 24 persone arrestate, c'è anche l'ex deputato Giuseppe Galati

giuseppe galati 4GIUSEPPE GALATI 
L'ex deputato Giuseppe Galati, del centrodestra, è stato arrestato e posto ai domiciliari nell'ambito di un'operazione contro la 'ndrangheta condotta dalla Guardia di finanza. Insieme a Galati, nell'operazione denominata "Quinta bolgia", sono state arrestate altre 23 persone. Dodici sono state condotte in carcere, mentre per le altre 12, tra cui Galati, sono stati disposti i domiciliari. E' stato eseguito anche un sequestro di beni per dieci milioni di euro.

L'ex parlamentare Giuseppe (detto "Pino") Galati era stato eletto prima con l'Udc e poi passato con Forza Italia e, successivamente, con Ala. Alle ultime elezioni politiche del marzo scorso Galati si era candidato al Senato con la lista "Noi con l'Italia", ma non era stato eletto.

Nei confronti delle 24 persone coinvolte nell'operazione la Guardia di finanza ha eseguito ordinanze di custodia cautelare emesse da Gip distrettuale di Catanzaro su richiesta della Dda del capoluogo calabrese, diretta da Nicola Gratteri.
guardia di finanza 1GUARDIA DI FINANZA 

Giuseppe Galati nel 2016 era rimasto coinvolto in un'altra inchiesta sulla 'ndrangheta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. In quel caso la Procura distrettuale aveva chiesto l'arresto di Galati, all'epoca in carica, per corruzione aggravata dalle modalità mafiose, ma il gip non l'accolse perché non ritenne sussistesse un quadro indiziario grave. La posizione di Galati, a conclusione dell'inchiesta, denominata Alchemia, fu poi archiviata dal gup di Reggio Calabria su richiesta della stessa Procura.

L'ex parlamentare, in qualità di presidente della fondazione Calabresi nel mondo, ente in house della regione Calabria sottoposto a procedura di liquidazione, è attualmente indagato in un procedimento avviato dalla Procura della Repubblica di Catanzaro.

giuseppe galatiGIUSEPPE GALATI
Secondo l'accusa Galati avrebbe assunto un considerevole numero di collaboratori a soli "fini clientelari" come ha scritto il gip in un provvedimento di sequestro di beni per un valore di oltre 140 mila euro, "per mantenere ed incrementare il proprio bacino elettorale" simulando il loro impiego nella struttura operativa interna, la cui nomina era affidata alla scelta fiduciaria del presidente, ma impiegandoli in realtà in progetti finanziati con fondi comunitari.


Chi è Giuseppe Galati, l'ex deputato arrestato in Calabria

Più volte parlamentare e per due volte sottosegretario nel secondo e terzo governo Berlusconi, Giuseppe “Pino” Galati, classe 1961, è stato arrestato e messo ai domiciliari lunedì 12 novembre 2018 nell’ambito di una operazione contro la 'ndrangheta condotta dalla Dda di Catanzaro e ribattezzata “Quinta Bolgia”. In totale, sono state arrestate 24 persone ed è stato disposto un sequestro per beni del valore di 10 milioni di euro.

La carriera politica
giuseppe galati 3GIUSEPPE GALATI 
Avvocato e giornalista pubblicista originario di Catanzaro, l’esponente politico ha mosso i primi passi da giovanissimo nelle file della Democrazia Cristiana, ma dopo Tangentopoli è approdato nei centristi (Ccd-Udc), diventando deputato nel 1996. Galati è stato parlamentare per cinque mandati consecutivi: nel 2001 è eletto con il cosiddetto Biancofiore, nel 2006 ancora con l’Udc, nel 2008 e nel 2013 con il Popolo delle Libertà. Nel secondo e terzo governo Berlusconi, è stato sottosegretario alle Attività produttive. Galati è passato poi ad Ala di Denis Verdini e a marzo 2018 si è candidato al Senato con Noi con l’Italia: non è stato rieletto per pochi voti.

I primi guai giudiziari

giuseppe galati 2GIUSEPPE GALATI 
I primi guai giudiziari per Galati sono arrivati nel 2011, con il processo per la presunta sottrazione delle inchieste "Why not" e "Poseidone" all'allora pm di Catanzaro Luigi de Magistris. Nel 2016, il tribunale di Salerno ha assolto Galati, riconoscendo che "il fatto non sussiste" e respingendo quindi l'ipotesi di un complotto ai danni dell'attuale sindaco di Napoli. I pm avevano chiesto due anni e sei mesi di reclusione.

Archiviazione nell’indagine Alchemia

Sempre nel 2016, dopo un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria, gli inquirenti hanno chiesto l’arresto del politico catanzarese per corruzione aggravata dalle modalità mafiose, ma il gip non ha accolto la richiesta perché non ha ritenuto che sussistesse un quadro indiziario grave. L’indagine, denominata "Alchemia", è sfociata per lui in una archiviazione del giudice su richiesta della stessa procura.

Indagato nell’inchiesta sulla fondazione Calabresi nel mondo
giuseppe galati 1GIUSEPPE GALATI 
Un’altra inchiesta della procura di Catanzaro, nel 2018, lo vede tuttora indagato. Riguarda la fondazione Calabresi nel mondo, ente in house della regione Calabria da lui fondato e di cui è stato presidente, posto successivamente sotto liquidazione. Secondo l'accusa, Galati avrebbe assunto un considerevole numero di collaboratori a soli "fini clientelari" come ha scritto il gip in un provvedimento di sequestro di beni per un valore di oltre 140 mila euro, "per mantenere ed incrementare il proprio bacino elettorale" simulando il loro impiego nella struttura operativa interna, la cui nomina era affidata alla scelta fiduciaria del presidente, ma impiegandoli in realtà in progetti finanziati con fondi comunitari.

12 Novembre 2018

Fonte: qui


giovedì 6 settembre 2018

SOVERATO: 40ENNE VIENE AGGREDITO DA UN MIGRANTE UBRIACO. INTERVIENE IL PRIMO CITTADINO CHE LO METTE KO CON UN PUGNO

“GLI HO CHIESTO DI STARE CALMO, MA SI È SCAGLIATO CONTRO DI ME. NON AVEVO ALTRA SCELTA”, HA DETTO ERNESTO ALECCI

Emanuela Carucci per www.ilgiornale.it

ernesto alecci 3ERNESTO ALECCI 
È diventato un eroe il sindaco di Soverato, un piccolo Comune in provincia di Catanzaro di appena 11mila anime. Ernesto Alecci, questo il nome del primo cittadino, è intervenuto per salvare un un uomo di 40 anni dall'aggressione di un immigrato in evidente stato di ebbrezza.

A darne notizia è il quotidiano regionale "La Gazzetta del Sud". L'extracomunitario si trovava in pieno centro cittadino quando ha iniziato a insultare i passanti fino a prendere di mira un uomo colpito con un pugno al naso e alla mano.

soveratoSOVERATO
Proprio in quel momento passava da lì il sindaco di ritorno da un sopralluogo in alcune strutture del Comune. Alecci, con un passato da pugile, è intervenuto in difesa del suo concittadino. Appena si è avvicinato ai due, l'immigrato ha impugnato una bottiglia di vetro e si scagliato contro il primo cittadino che però ha messo ko il suo "avversario" con un pugno. 
“Ho visto la scena mentre ero a bordo di un mezzo in compagnia di un operaio comunale - racconta Alecci alla Gazzetta del Sud - e sono intervenuto per la paura che potesse utilizzare la bottiglia di vetro contro i presenti.

soverato 1SOVERATO 
Gli ho chiesto di stare calmo, ma si è scagliato contro di me. Non avevo altra scelta che colpirlo per stordirlo". Sul posto sono subito intervenuti i carabinieri. L'immigrato è stato portato in caserma e verrà allontanato da Soverato "usando lo strumento del daspo urbano che permette a noi sindaci di intervenire" ha concluso Alecci. Fonte: qui
ernesto alecci 1ERNESTO ALECCI 

martedì 29 novembre 2016

48 ARRESTI IN CALABRIA, IN MANETTE ANCHE IL VICESINDACO DI CROPANI (CZ)

I CLAN CONTROLLAVANO TUTTO: DALLA POLITICA ALL’ECONOMIA, DALLE IMPRESE ALLE AMMINISTRAZIONI



POLIZIAPOLIZIA
Scacco ai clan Trapasso e Tropea di Catanzaro, in manette anche i loro politici di riferimento. Quarantotto persone, fra cui il vicesindaco di Cropani, sono finite in manette su richiesta del procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, nel corso di una maxioperazione della Squadra Mobile di Catanzaro e dello Sco di Roma.

Accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, violazioni in materia di armi, illecita concorrenza con violenza o minaccia, esercizio abusivo del credito, intestazione fittizia di beni, sono tutti affiliati o fiancheggiatori del potente clan Trapasso, egemone nel territorio di confine fra Catanzaro e Crotone, o della cosca collegata dei Tropea.

Insediati nella zona a forte vocazione turistica di Cropani e dintorni, i clan controllavano tutto, dall'economia alla politica, dalle imprese alle amministrazioni. In manette per concorso esterno in associazione mafiosa è finito anche il vicesindaco del paese, Francesco Greco, campione di preferenze delle elezioni del maggio 2014, considerato il politico di riferimento del clan. Grazie a lui, emerge dalle indagini, i clan hanno incassato autorizzazioni, appalti e lavori per milioni.

Ma militarizzato era anche il tessuto imprenditoriale della zona. Per gli inquirenti, i Trapasso e i Tropea non solo gestivano una capillare attività di usura ed estorsione che ha piegato la maggior parte degli operatori economici di Cropani, ma avevano messo le mani anche sulla gestione dei villaggi turistici.
CARABINIERICARABINIERI

Un doppio business per i clan, che non solo incassavano ingenti profitti, ma usavano i resort anche come fittizie agenzie di collocamento. Fra i dipendenti formalmente assunti nei villaggi turistici della zona c'erano infatti molti uomini considerati vicini al clan, che in questo modo si assicurava riconoscenza e servizi di un vero e proprio esercito di persone.

Ma i Trapasso potevano contare anche su una serie di compiacenti "teste di legno" per gestire società e imprese attive nei settori più diversi. Affari che in diversi casi il clan ha gestito in tandem con i clan di Vibo Valentia e di Reggio Calabria, che nella zona hanno investito grossa parte dei loro capitali illeciti.  

Fonte: qui