9 dicembre forconi: Corte di Cassazione
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mercoledì 23 ottobre 2019

MAFIA CAPITALE NON ERA MAFIA. LA CASSAZIONE ESCLUDE L'AGGRAVANTE MAFIOSA PER SALVATORE BUZZI E MASSIMO CARMINATI, CHE IN APPELLO ERANO STATI CONDANNATI RISPETTIVAMENTE A 18 ANNI E 4 MESI E A 14 ANNI E MEZZO

SECONDO LA SUPREMA CORTE IL SISTEMA MESSO IN PIEDI DALL'IMPRENDITORE DELLE COOPERATIVE E DALL'EX NAR "NON FU MAFIA"
Mondo di mezzo, Cassazione conferma: Quella di Buzzi-Carminati non fu mafia
(LaPresse) - La Cassazione ha annullato la condanna per mafia di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, che in appello erano stati condannati a 18 anni e quattro mesi, per il primo, e 14 anni e mezzo per il secondo. Secondo la Corte presieduta da Giorgio Fidelbo, quella dell’imprenditore delle cooperative romane e dell’ex nar, non fu mafia.
buzzi carminati

domenica 13 ottobre 2019

LA CASSAZIONE HA CONFERMATO LA CONDANNA A NOVE ANNI E QUATTRO MESI PER MIRKO FRANZONI, L’UOMO CHE A BRESCIA NEL 2014 UCCISE UN LADRO ALBANESE CHE ERA APPENA ENTRATO A CASA DEL FRATELLO

LUI SI È SEMPRE DIFESO: “VOLEVA DISARMARMI ED È PARTITO UN COLPO”, MA I GIUDICI HANNO DECRETATO IL CONTRARIO: “HA SPARATO ALL’ALTEZZA DELLA SPALLA E…”
Beatrice Raspa per www.ilgiorno.it

mirko franzoni 6MIRKO FRANZONI 
Sei anni fa Mirko Franzoni fa uccise a fucilate un ladro poco più giovane di lui che sapeva essere appena entrato a casa del fratello e sorprese in fuga per le vie del paese. «Voleva disarmarmi ed è partito un colpo, non volevo ucciderlo» si è sempre difeso. Ma tre gradi di giudizio hanno decretato il contrario: il 35enne meccanico di Serle agì da giustiziere, dovrà andare in carcere per omicidio volontario.

OMICIDIO DEL LADRO A BRESCIAOMICIDIO DEL LADRO A BRESCIAOMICIDIO DEL LADRO A BRESCIAOMICIDIO DEL LADRO A BRESCIA












La Cassazione ieri ha confermato la condanna a 9 anni e 4 mesi inflitti da due Corti d’assise, rigettando il ricorso dell’avvocato Gianfranco Abate che puntava sull’«illogicità» delle sentenze. Gli ermellini però non hanno riservato sorprese. «La tesi difensiva dello sparo puramente accidentale è del tutto irragionevole e inverosimile – avevano scritto i giudici d’appello – Franzoni ha sparato all’altezza della spalla, nella posizione di chi è intento a colpire un bersaglio». Unica attenuante: lo stato d’ira per avere subito un fatto ingiusto, il furto nella casa del familiare.

mirko franzoni 8MIRKO FRANZONI
Era la sera del 14 dicembre 2013. Eduard Ndoj, 26enne albanese, si era intrufolato dal fratello dell’imputato per rubare. Con lui un complice, che però riuscì a dileguarsi nei boschi. Il meccanico disse di essersi messo a cercare il malvivente portandosi il fucile perché temeva girasse armato, ma per l’accusa si rese protagonista di una caccia all’uomo durata due ore. Dopo averlo localizzato e colpito, avrebbe atteso mezz’ora prima di disfarsi dell’arma e chiamare i soccorsi, il ladro nel frattempo agonizzante, poi avrebbe predisposto una tesi con l’aiuto dei compaesani, per i giudici «omertosi» e colpevoli di «depistaggio».
OMICIDIO DEL LADRO A BRESCIAOMICIDIO DEL LADRO A BRESCIA

mirko franzoni 2MIRKO FRANZONI
Tutt’ora infatti il padre e il fratello di Mirko e due vicini sono sotto indagine per falsa testimonianza. La Cassazione ha confermato anche la provvisionale di 125mila euro per i genitori e il fratello di Ndoj. Un risarcimento non ancora liquidato, che i parenti della vittima avevano reclamato per vie legali. «Volevamo almeno delle scuse», lamenta l’avvocato di parte civile Alessia Brignoli. «Franzoni attendeva il verdetto definitivo, tutto qui – stigmatizza Abate – Tanto rumore, e poi nessuno di loro che si sia presentato in udienza a Roma». Fonte: qui

giovedì 27 giugno 2019

Autovelox in città: le multe sono valide solo se c’è la corsia d'emergenza e il fermo. Tutte le altre sono impugnabili

La Cassazione sancisce che gli autovelox possono stare in città solo in strade urbane a scorrimento e rende nulle migliaia di sanzione

Autovelox in città: le multe sono valide solo se c’è la corsia d'emergenza e il fermo. Tutte le altre sono impugnabili


Buone notizie per gli automobilisti che hanno preso una multa in citta per eccesso di velocità. Una una sentenza della Corte di Cassazione rende impugnabili migliaia di sanzioni. Con il pronunciamento numero 16622/19, depositato il 20 giugno, gli Ermellini hanno dichiarato illegittimi i provvedimenti prefettizi che autorizzino l'installazione di apparecchi a funzionamento automatico con contestazione differita su strade urbane che non siano di tipo a scorrimento.

Multe impugnabili

Ne consegue, quindi, che le sanzioni elevate in ambito urbano con Autovelox fissi,se non vengono contestate immediatamente dalle Forze dell'Ordine sono impugnabili e annullabili nel caso gli apparecchi di controllo siano montato su tratti d'asfalto senza banchine.

Autovelox in città

Nel diffondere il testo della sentenza della Cassazione, che prosegue il solco tracciato da orientamenti precedenti (sentenze numero 4451/19 e numero 4090/19), il quotidiano di informazione giuridica dirittoegiustizia.it evidenzia come la decisione confermi che: "Il provvedimento prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare apparecchiature automatiche per il rilevamento della velocità, senza obbligo di fermo immediato del conducente, può includere soltanto le strade del tipo imposto dalla legge e non altre".

Le strade urbane di scorrimento

Per quello che riguarda le arterie cittadine, le norme attuali includono solo le strade urbane di scorrimento, che per l'articolo 2 del Codice della Strada, sono quelle tra le altri condizioni devono avere anche una banchina. Questa, ricordano gli esperti della Giuffrè Francis Lefebvre, è identificabile come "uno spazio all'interno della sede stradale, ma esterno rispetto alla carreggiata, destinato al passaggio dei pedoni ovvero alla sosta di emergenza che deve restare libero da ingombri".

Sanzioni illegittime

Se, come nel caso oggetto del pronunciamento, relativo a una sanzione elevata nel comune di Firenze, tale area è troppo piccola e non consente manovre con un veicolo, in giudizio la classificazione della strada come a "scorrimento" può essere contestata e, in caso di accoglimento, la sanzione può essere annullata per illegittimità, appunto, del provvedimento prefettizio.
Fonte: qui

giovedì 18 ottobre 2018

LA SENTENZA CHOC DELLA CASSAZIONE CHE HA ANNULLATO L’ESPULSIONE DI UN ROMENO CHE SI MANTENEVA CON I FURTI


“NON È UNA MINACCIA CONCRETA AI DIRITTI FONDAMENTALI DELLA PERSONA”  

PROPRIO MENTRE IN PARLAMENTO SI CERCA DI MODIFICARE LA LEGITTIMA DIFESA, I GIUDICI QUALIFICANO I FURTI IN APPARTAMENTO COME UN CRIMINE SOFT
Luca Fazzo per “il Giornale”

ladro appartamentoLADRO APPARTAMENTO
Tenetevelo, dice la Cassazione. Per due volte i giudici di Milano avevano condannato un romeno che aveva come unico mezzo di sostentamento i furti, specialmente negli appartamenti, che per questo era stato espulso dall' Italia, e che se ne era serenamente infischiato, tornando nel nostro Paese.

Ma per la Cassazione il rumeno non poteva e non doveva essere espulso. Un ladro che entra in casa di un comune cittadino - magari anziano, quasi sempre di notte - per i giudici della Suprema Corte non mette in pericolo l' incolumità delle sue vittime e pertanto, anche se colto in flagrante e condannato, ha tutto il diritto di continuare a starsene in Italia. 

Unica condizione: che sia cittadino comunitario. E la Romania, come è noto, fa parte dell' Unione europea.

cassazioneCASSAZIONE
Cavilli comunitari a parte, quel che colpisce nella sentenza depositata ieri è la valutazione dei furti in appartamento come un crimine soft, un delitto a basso impatto. Proprio mentre il Parlamento si prepara a modificare l' articolo del codice penale sulla legittima difesa, garantendo sempre e comunque il diritto di reagire con le armi alle incursioni nel proprio domicilio, la Cassazione prende una direzione opposta. Eppure magistrati non sospettabili di simpatie forcoleghiste come quelli di Milano avevano ritenuto che ci fossero tutte le condizioni per rispedire il giovanotto in patria.

cassazioneCASSAZIONE
Il signor Vasile Arcu nell' agosto del 2014 era stato espulso dall' Italia con provvedimento del prefetto di Piacenza «per motivi di sicurezza pubblica, trattandosi di persona senza stabile attività lavorativa che traeva il proprio sostentamento da reati contro il patrimonio». Due mesi dopo, però, Vasile viene fermato mentre si aggira per Milano come se niente fosse. Arrestato e condannato con rito abbreviato.

ladro furto casaLADRO FURTO CASA






Presenta ricorso, e il 19 giugno 2017 la Corte d' appello di Milano conferma la condanna: l' espulsione era legittima, Vasile doveva andarsene, tornando in Italia ha commesso un reato. Il romeno non si dà per vinto, e tenta l' ultima carta: ricorso in Cassazione. E ieri la Prima sezione penale deposita la sentenza che gli dà ragione, annullando senza rinvio le decisioni dei giudici milanesi.

ladro appartamento 1LADRO APPARTAMENTO
Non ci sarà un nuovo processo, il signor Vasile è salvo. Nelle motivazioni, la Cassazione scrive che «il decreto prefettizio di espulsione per i cittadini appartenenti alla Comunità europea può essere emesso solo per il pericolo di commissione di reati contro la persona e la pubblica incolumità», mentre Vasile è stato condannato solo per reati contro il patrimonio.

ladro furto casaLADRO FURTO CASA


L' aspetto singolare è che per accogliere il ricorso del romeno la Cassazione sintetizza un po' il testo della legge, secondo cui in realtà i «motivi imperativi di pubblica sicurezza» che giustificano l' espulsione scattano quando «la persona da allontanare abbia tenuto comportamenti che costituiscono una minaccia concreta, grave ed effettiva ai diritti fondamentali della persona» e «la sua ulteriore presenza sul territorio è incompatibile con la civile e sicura convivenza». 

A giustificare l' espulsione non sono quindi solo l' omicidio e i ferimenti, ma tutti quei reati che colpiscono i «diritti fondamentali della persona».

Se la norma fosse stata riportata per intero, sarebbe stato difficile negare che tra i diritti di un cittadino non ci sia anche quello di dormire serenamente nel suo letto senza ricevere la visita di un ladro; e altrettanto arduo affermare che questi reati siano i migliori ingredienti di una «civile e sicura convivenza». Così la Cassazione ha preferito riassumere la legge a modo suo.

Fonte: qui

mercoledì 18 luglio 2018

PER LA CASSAZIONE IN CASO DI VIOLENZA SESSUALE DI GRUPPO SU UNA DONNA CHE HA ASSUNTO VOLONTARIAMENTE ALCOLICI NON PUÒ ESSERE AGGIUNTA L’AGGRAVANTE

I GIUDICI DEL PALAZZACCIO HANNO DISPOSTO UN NUOVO PROCESSO SUL CASO DI DUE CINQUANTENNI CHE HANNO APPROFITTATO DI UNA RAGAZZA COMPLETAMENTE UBRIACA

Elvira Serra per il “Corriere della Sera”

Chiamiamola Francesca. Esce a cena con due cinquantenni che conosce. Beve molto. I commensali approfittano della sua debolezza e hanno con lei dei rapporti sessuali non consenzienti. Lei va al Pronto soccorso: il referto parlerà di leggeri segni di resistenza.

La storia finisce in Tribunale: nel 2011 il giudice di Brescia in primo grado assolve gli imputati; nel 2017 la Corte di Appello di Torino li condanna a tre anni per violenza sessuale di gruppo.

stupro 4STUPRO
E arriviamo a ieri, alla sentenza numero 32462 della terza sezione penale della Cassazione, che conferma il reato di «violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica» della vittima, come era Francesca a causa dell' alcol; ma esclude l' aggravante prevista dall' articolo 609 ter comma due del Codice penale, che si applica quando la violenza è imposta «con l' uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa». C' è stata violenza, ma non l' aggravante specifica.
cassazioneCASSAZIONE



Le reazioni non tardano. Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Partito democratico, parla di sentenza «che ci riporta indietro di decenni. Si trovano attenuanti, come l' aver bevuto volontariamente, a un reato tanto grave quanto odioso».

E Annagrazia Calabria, deputata e leader di Forza Italia Giovani, si dichiara «sconcertata»: «Far passare anche solo lontanamente l' idea che approfittare della mancanza di pieno autocontrollo da parte di una donna non sia un comportamento da punire in maniera ancora più dura è un passo indietro nella cultura del rispetto e nella punizione di un gesto ignobile e gravissimo qual è lo stupro».
stupro 1STUPRO

Davvero gli ermellini hanno fatto un balzo indietro nel tempo? «La sentenza è giuridicamente corretta», chiarisce subito la penalista Francesca Longhi. «Sarebbe stato scandaloso se i supremi giudici avessero teorizzato che lo stupro non c' era perché la vittima si era ubriacata.

cassazione 1CASSAZIONE








Nessuno ha detto: è colpa tua perché hai bevuto. La violenza sessuale è stata ritenuta sussistente. Ma l' aggravante dell' alcol non è imputabile a chi ha commesso il reato, perché si applica nei casi in cui la vittima viene fatta ubriacare, per esempio, con la benzodiazepina, la polverina dello stupro».

matrimonio e alcolismoMATRIMONIO E ALCOLISMO



Non trova punti critici neppure la collega Caterina Malavenda. «L' assunzione di alcol incide sul consenso: se tu bevi non puoi più prestare il consenso a un rapporto sessuale; in quelle condizioni non c' è mai.
ALCOLISMOALCOLISMO





L' aggravante c' è se lo stupratore ha creato la situazione facendo bere la vittima; si applica solo quando c' è una precisa intenzione di farla bere per approfittare di lei. Stando ai fatti accertati, invece, la donna ha bevuto di sua volontà». La legale, tuttavia, va oltre: «Certo, ora la Corte di Appello dovrà rivalutare tutto e, in particolare, capire chi ha fatto bere la vittima e perché.

Tu puoi bere senza rendertene conto se c' è qualcuno che ti riempie continuamente il bicchiere. Ma perché lo sta facendo?».

Fonte: qui

sabato 14 luglio 2018

LEGA - OLTRE AI 49 MILIONI DI EURO SEQUESTRATI DALLA CASSAZIONE, NEL BILANCIO DEL CARROCCIO SPUNTANO ALTRI 46 MILIONI MISTERIOSAMENTE EVAPORATI

ERA IL TESORETTO DEL PARTITO DI SALVINI CHE DAL 2011 SI E' PROGRESSIVAMENTE AZZERATO, TRA MOLTI DUBBI 

L'ENIGMA DEGLI "ONERI DIVERSI DI GESTIONE" 

QUEI 20 MLN IN TITOLI, BTP E BOND SOCIETARI EUROPEI

Fabio Pavesi per www.lettera43.it

Ballano tra le due cifre solo pochi milioni. E appare, alla luce della sentenza della Cassazione sul sequestro milionario dei conti della Lega, una coincidenza ironica se non beffarda. Da un lato i 49 milioni rivendicati dalla Procura e dalla Cassazione per la truffa Bossi-Belsito e dall’altro i 46 milioni che oggi non ci sono quasi più. I 46 milioni erano il tesoretto della Lega, il patrimonio netto del partito nel 2011, un anno dopo i fatti contestati sull’uso improprio dei rimborsi elettorali. La Lega ripartiva da lì. Ma è durata poco.

salvini bossi pontidaSALVINI BOSSI PONTIDA
In sei anni di gestione del partito quel capitale è stato bruciato quasi completamente. A fine 2017, come evidenziato dal bilancio, il patrimonio netto si è ridotto a soli 4,5 milioni. E ora la vicenda della sentenza giudiziaria e quella dell’auto-affondamento finanziario del partito si intrecciano in una sorta di simbiosi. Dal 2011 al 2017 sono evaporate dai bilanci quasi tutte le risorse. Più di 40 milioni svaniti, bruciati dalle continue perdite: ha ragione il segretario e ora ministro dell’Interno Matteo Salvini a dire che quei soldi non ci sono più, sono stati spesi. Vero a leggere i suoi bilanci.
bossi salvini maroniBOSSI SALVINI MARONI

Ma il problema è come sono stati spesi. A conferma di ciò spunta l’esposto dell’ex revisore Stefano Aldovisi che pone il problema. E ricorda che a fine 2011 c’erano nei conti del partito 20 milioni investiti in titoli di Stato e Corporate Bond e cassa per svariati milioni. Oggi quei titoli non ci sono più e anche la cassa è di fatto azzerata.

Da come Lettera43.it ha ricostruito i bilanci della Lega c’è una zona d’ombra soprattutto su queste voci che non hanno spiegazioni. A mettere in fila la contabilità della Lega Nord lungo tutti gli ultimi anni si assiste a un lento depauperamento con anche qualche enigma inspiegabile. Da dove viene intanto l’erosione di quasi tutto il capitale quello che il tesoriere Giulio Centemero chiama nelle sue relazioni agli ultimi bilanci il «tesoretto» da ricostituire?

UMBERTO BOSSI E BELSITOUMBERTO BOSSI E BELSITO
I costi della gestione superavano puntualmente i ricavi. E come in qualsiasi famiglia o impresa quando questo accade si producono perdite che vanno a erodere il patrimonio accumulato. La prima pesante perdita risale al 2012. Il disavanzo è di oltre 10 milioni e dà una sforbiciata al patrimonio sceso a fine anno da 46 milioni a poco più di 35 milioni. Pesano certo gli affitti, gli stipendi del personale, i costi vari ma pesa anche una voce che ricorrerà con evidenza in tutti i successivi bilanci.

FRANCESCO BELSITOFRANCESCO BELSITO



Gli oneri diversi di gestione (una voce che di solito nei bilanci occupa un ruolo marginale perché quasi un piccolo calderone di spese varie non esplicitate) vengono contabilizzati per la bellezza di 6 milioni. Su costi complessivi per 28 milioni sono un’enormità. Valgono più delle spese del personale (un’ottantina di dipendenti) più di ogni altra voce. Nessuna esplicitazione di cosa siano questi costi così rilevanti. Un elemento di opacità che ricorrerà puntualmente nei bilanci successivi.

pontidaPONTIDA


Non solo. L’altra voce importante sono i contributi ad associazioni (non specificate) per 5,5 milioni. La Lega spende e spande in costi poco chiari, mentre le entrate cominciano a vacillare. Nel 2013 la musica non cambia: 14 milioni di perdite con entrate in calo e costi in salita e con quella voce degli oneri diversi di gestione che sale a ben 8,7 milioni. Cosa siano e a cosa servano non è dato sapersi. Il movimento accumula sempre perdite. Nel 2014 per 8 milioni; poi altri 3 milioni nel 2015 e con il 2016 e 2017 a cumulare altri 2 milioni. Crollano le entrate, scendono i contributi dello Stato per le campagne elettorali e verrà meno infine il finanziamento pubblico ai partiti.
salvini a pontida 2018SALVINI A PONTIDA 2018

I privati, i militanti appaiono freddi quando si tratta di aprire il portafoglio per finanziare il partito. I contributi da persone fisiche scendono da 6,8 milioni del 2012 a 3 milioni del 2015 a poco più di 900 mila euro nel 2016-2017. Certo la Lega fa la sua spending review. La fa soprattutto sui dipendenti. Da inizio del 2015 sono in cassa integrazione in deroga, più volte prorogata e in vigore tuttora e sono scesi da 80 persone a 29. Ancora nel 2015 gli oscuri “oneri diversi” si portano via 3,6 milioni di uscite. Il patrimonio netto intanto si assottiglia ogni anno che passa. Nel 2014 scende a 13 milioni, poi a 6,7 milioni nel 2015 fino a toccare i soli 4,5 milioni alla fine dello scorso anno.

Anche la cassa liquida si erode. Nel 2014 tra depositi bancari e disponibilità liquide la Lega contava su 4 milioni di giacenza. Già l’anno dopo scendono a 1,4 milioni e nel 2016 la cassa finisce. Sui conti solo 164 mila euro che scendono a 40 mila a fine del 2017. Non solo, ma la Lega finisce per mandare in liquidazione tre sue società: la Celticon Srl; la Bicicletta srl e Media padana. Chiuse, liquidate dopo averle svalutate. A Salvini resta solo la Pontida Fin, la società che gestisce il patrimonio immobiliare del movimento iscritto a bilancio per poco più di 7 milioni.
salvini a pontida 2018 3SALVINI A PONTIDA 2018







Ma c’è un enigma che non trova spiegazioni leggendo i bilanci. La Lega possedeva nel 2011 un bel tesoretto di 20 milioni in titoli, Btp e bond societari europei. Fa specie che il partito no euro investa in Btp, consapevole che l’uscita eventuale dalla moneta unica deprezzerebbe e molto il tesoretto.

salvini a pontida 2018SALVINI A PONTIDA 2018
Ma tant’è. Quel tesoretto si assottiglia alla velocità della luce. Nel 2012 i titoli scendono a 7,8 milioni, poi si scende a 3,2 milioni nel 2014. Infine azzerati nel 2015. Dove sono finiti? Se fossero stati venduti ci sarebbe un incasso tra i proventi finanziari di cui non c’è traccia. Se sono stati usati per integrare le perdite allora l’erosione del patrimonio sarebbe stata meno devastante.
L43 ha contattato più volta il tesoriere della Lega per avere spiegazioni in merito. Il bilancio così come è scritto non dà conto di questo azzeramento del capitale investito in titoli. Quando Salvini dice che i soldi sono stati spesi e non ci sono più ha ragione. Resta la domanda o meglio le due domande: cosa spesavano quegli ingenti oneri diversi di gestione e dove sono finiti i 20 milioni di titoli di cui non c’è più traccia? 

Ora gli uomini dell’Uif di Bankitalia su mandato della Procura sono a caccia per risolvere l’enigma.

Fonte: qui

martedì 8 maggio 2018

LA SANLORENZO: “DAVIGO E’ CINICO ED IPOCRITA. E’ UN MAGISTRATO DI DESTRA E CAVALCA LE PULSIONI GRILLINE (E TRA 2 ANNI VA PURE IN PENSIONE)”

LA DIRETTA CONCORRENTE PER UN POSTO IN CASSAZIONE SPARA A ZERO CONTRO L’EX PRESIDENTE DELL’ANM ED ULTIMO RIMASTO DEL POOL DI MANI PULITE

Giuseppe Salvaggiulo per la Stampa

Rita Sanlorenzo, ex segretaria di Magistratura Democratica, è candidata alle elezioni del Csm per Area, gruppo dei magistrati progressisti, nel collegio della Cassazione contro Piercamillo Davigo, leader della corrente Autonomia e Indipendenza, nata nel 2015. Un seggio per due, nel duello più interessante di una partita elettorale che divide i magistrati lungo nuove e profonde linee di frattura.

Qual è la posta in gioco?
Rita Sanlorenzo1RITA SANLORENZO
«È vitale richiamare tutti a un' etica della responsabilità nelle scelte, battere la disaffezione di molti magistrati verso il Csm, evitare che si riduca a mero organo amministrativo, senza rapporti con il Paese».

Csm e Associazione magistrati sono sotto attacco. Si delinea anche nella magistratura una lotta anti establishment?
«E' una strana battaglia con punte di ipocrisia: il protagonista, Davigo, del sistema ha sempre fatto parte a pieno titolo. S' è accorto dell' insopportabile peso delle correnti nel Csm solo dopo aver concluso la sua presidenza dell' Associazione magistrati. Una strumentalizzazione elettorale».

Ha letto il libro sul caso Robledo-Bruti Liberati?
«Sì, è un libro del tutto unilaterale sul caso specifico e grossolano sul tema generale».

In che senso?
DAVIGO - COLOMBO - DI PIETRODAVIGO - COLOMBO - DI PIETRO
«Per denunciare un' infezione, peraltro tracciata superficialmente con molte omissioni, spara una bomba sull' intero sistema di autogoverno dipingendolo come irrimediabilmente opaco e corrotto. Una tesi di parte diventa il grimaldello per screditare l' intero sistema, colpendo anche la Procura di Milano. Non so se ci si rende conto della pericolosità delle conseguenze».

Vede un disegno unico?
«Non so se ci sia un disegno. Certo Davigo lo cavalca con un certo cinismo».

Che cosa pensa della sua discesa in campo?
«Davigo è un signor magistrato a due anni dalla pensione. Ma la sua storia non lo legittima ad accreditarsi come alfiere unico della moralità: nel sistema ha sempre operato attivamente, condividendone pregi e difetti. Altro che homo novus».

E come giudica la convergenza, se non altro temporale, tra exploit elettorale grillino e discesa in campo di Davigo?
Rita Sanlorenzo2RITA SANLORENZO
«Non voglio insinuare che ci sia un' intelligenza operativa, ma certo si cavalca il momento storico. Del resto era inevitabile che certe pulsioni che si agitano nella società contaminassero anche la magistratura».

Quali pulsioni?
«Davigo non arriva certo dalla luna. Ha una fisionomia ideologica precisa, fondata su una formazione di destra, che non lo abbandona certo nell' ultima versione che offre all' esterno».

Che cosa intende per destra, oggi, riferita a un magistrato?
«Una destra che cavalca l' illusione securitaria con slogan semplicistici che vogliono solo più reati, pene più alte, più carcere. Priva di ogni cultura delle garanzie, la cui assenza produce frasi agghiaccianti e rivelatrici come quella secondo cui "di fronte a un imputato dichiarato innocente bisogna chiedersi se non sia un colpevole che l' ha fatta franca"».

Rivelatrici di cosa?
DAVIGO TRAVAGLIODAVIGO TRAVAGLIO
«Si tratta di un' ideologia permeata di pulsioni vagamente autoritarie, fondate sulla rivendicazione di un ruolo della magistratura non come corpo dello Stato al servizio della legalità, ma come tutore esclusivo della moralità pubblica. Una magistratura che si autocolloca su un piedistallo (ignorando la questione morale che all' interno la agita) da cui esprime giudizi che vanno ben oltre le aule di giustizia».

Che ne pensa della proposta di estendere l' uso dell' agente provocatore nelle indagini?
«Criminogena e incompatibile con lo stato di diritto. La magistratura deve reprimere reati, non provocarli».

Davigo è popolare, voi sembrate arroccati al vecchio regime.
CASSAZIONECASSAZIONE
«Nessuno è esente da colpe, nemmeno quelli della stessa appartenenza di Davigo. Ma nessuno può ergersi a censore delle condotte altrui con una permanente esibizione di popolarità. Se fossi Davigo non godrei così visibilmente per intervistatori compiacenti e platee osannanti. Su questa sovraesposizione mediatica converrebbe riflettere».

Invoca la par condicio?
«Segnalo che a tanta disponibilità televisiva non ne corrisponde una nelle sedi proprie e con i colleghi, per confronti a cui sinora s' è sottratto. Quanto alla sovraesposizione personale, non è sempre stata positiva per la magistratura. Vellica il consenso personale a scapito della fiducia nell' istituzione».

Come cambierà la magistratura in un contesto politico così fluido e sfrangiato?
DAVIGODAVIGO
«Noi entravamo in magistratura a 25 anni, ora si vince il concorso a 32. Abbiamo delegato compiti gravosi ai giovani colleghi senza capire le loro richieste. Ci sono molte più donne ma manca un' organizzazione del lavoro adeguata alle esigenze di maternità. Ed è evaporato l' impegno associativo che per la mia generazione era l' altra faccia della professione. Capisco che le sirene moraleggianti squillino fragorose. Ma l' attacco indiscriminato al Csm e alle vituperate correnti produrrà una magistratura più corporativa e settaria, non più libera e autorevole».

Fonte: qui