9 dicembre forconi: concorrenti
Visualizzazione post con etichetta concorrenti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta concorrenti. Mostra tutti i post

martedì 8 maggio 2018

LA SANLORENZO: “DAVIGO E’ CINICO ED IPOCRITA. E’ UN MAGISTRATO DI DESTRA E CAVALCA LE PULSIONI GRILLINE (E TRA 2 ANNI VA PURE IN PENSIONE)”

LA DIRETTA CONCORRENTE PER UN POSTO IN CASSAZIONE SPARA A ZERO CONTRO L’EX PRESIDENTE DELL’ANM ED ULTIMO RIMASTO DEL POOL DI MANI PULITE

Giuseppe Salvaggiulo per la Stampa

Rita Sanlorenzo, ex segretaria di Magistratura Democratica, è candidata alle elezioni del Csm per Area, gruppo dei magistrati progressisti, nel collegio della Cassazione contro Piercamillo Davigo, leader della corrente Autonomia e Indipendenza, nata nel 2015. Un seggio per due, nel duello più interessante di una partita elettorale che divide i magistrati lungo nuove e profonde linee di frattura.

Qual è la posta in gioco?
Rita Sanlorenzo1RITA SANLORENZO
«È vitale richiamare tutti a un' etica della responsabilità nelle scelte, battere la disaffezione di molti magistrati verso il Csm, evitare che si riduca a mero organo amministrativo, senza rapporti con il Paese».

Csm e Associazione magistrati sono sotto attacco. Si delinea anche nella magistratura una lotta anti establishment?
«E' una strana battaglia con punte di ipocrisia: il protagonista, Davigo, del sistema ha sempre fatto parte a pieno titolo. S' è accorto dell' insopportabile peso delle correnti nel Csm solo dopo aver concluso la sua presidenza dell' Associazione magistrati. Una strumentalizzazione elettorale».

Ha letto il libro sul caso Robledo-Bruti Liberati?
«Sì, è un libro del tutto unilaterale sul caso specifico e grossolano sul tema generale».

In che senso?
DAVIGO - COLOMBO - DI PIETRODAVIGO - COLOMBO - DI PIETRO
«Per denunciare un' infezione, peraltro tracciata superficialmente con molte omissioni, spara una bomba sull' intero sistema di autogoverno dipingendolo come irrimediabilmente opaco e corrotto. Una tesi di parte diventa il grimaldello per screditare l' intero sistema, colpendo anche la Procura di Milano. Non so se ci si rende conto della pericolosità delle conseguenze».

Vede un disegno unico?
«Non so se ci sia un disegno. Certo Davigo lo cavalca con un certo cinismo».

Che cosa pensa della sua discesa in campo?
«Davigo è un signor magistrato a due anni dalla pensione. Ma la sua storia non lo legittima ad accreditarsi come alfiere unico della moralità: nel sistema ha sempre operato attivamente, condividendone pregi e difetti. Altro che homo novus».

E come giudica la convergenza, se non altro temporale, tra exploit elettorale grillino e discesa in campo di Davigo?
Rita Sanlorenzo2RITA SANLORENZO
«Non voglio insinuare che ci sia un' intelligenza operativa, ma certo si cavalca il momento storico. Del resto era inevitabile che certe pulsioni che si agitano nella società contaminassero anche la magistratura».

Quali pulsioni?
«Davigo non arriva certo dalla luna. Ha una fisionomia ideologica precisa, fondata su una formazione di destra, che non lo abbandona certo nell' ultima versione che offre all' esterno».

Che cosa intende per destra, oggi, riferita a un magistrato?
«Una destra che cavalca l' illusione securitaria con slogan semplicistici che vogliono solo più reati, pene più alte, più carcere. Priva di ogni cultura delle garanzie, la cui assenza produce frasi agghiaccianti e rivelatrici come quella secondo cui "di fronte a un imputato dichiarato innocente bisogna chiedersi se non sia un colpevole che l' ha fatta franca"».

Rivelatrici di cosa?
DAVIGO TRAVAGLIODAVIGO TRAVAGLIO
«Si tratta di un' ideologia permeata di pulsioni vagamente autoritarie, fondate sulla rivendicazione di un ruolo della magistratura non come corpo dello Stato al servizio della legalità, ma come tutore esclusivo della moralità pubblica. Una magistratura che si autocolloca su un piedistallo (ignorando la questione morale che all' interno la agita) da cui esprime giudizi che vanno ben oltre le aule di giustizia».

Che ne pensa della proposta di estendere l' uso dell' agente provocatore nelle indagini?
«Criminogena e incompatibile con lo stato di diritto. La magistratura deve reprimere reati, non provocarli».

Davigo è popolare, voi sembrate arroccati al vecchio regime.
CASSAZIONECASSAZIONE
«Nessuno è esente da colpe, nemmeno quelli della stessa appartenenza di Davigo. Ma nessuno può ergersi a censore delle condotte altrui con una permanente esibizione di popolarità. Se fossi Davigo non godrei così visibilmente per intervistatori compiacenti e platee osannanti. Su questa sovraesposizione mediatica converrebbe riflettere».

Invoca la par condicio?
«Segnalo che a tanta disponibilità televisiva non ne corrisponde una nelle sedi proprie e con i colleghi, per confronti a cui sinora s' è sottratto. Quanto alla sovraesposizione personale, non è sempre stata positiva per la magistratura. Vellica il consenso personale a scapito della fiducia nell' istituzione».

Come cambierà la magistratura in un contesto politico così fluido e sfrangiato?
DAVIGODAVIGO
«Noi entravamo in magistratura a 25 anni, ora si vince il concorso a 32. Abbiamo delegato compiti gravosi ai giovani colleghi senza capire le loro richieste. Ci sono molte più donne ma manca un' organizzazione del lavoro adeguata alle esigenze di maternità. Ed è evaporato l' impegno associativo che per la mia generazione era l' altra faccia della professione. Capisco che le sirene moraleggianti squillino fragorose. Ma l' attacco indiscriminato al Csm e alle vituperate correnti produrrà una magistratura più corporativa e settaria, non più libera e autorevole».

Fonte: qui

venerdì 4 maggio 2018

MILANO! L’INCHIESTA “THE HOLE” METTE IL NASO IN GIRI DI COCAINA E FESTINI IN CUI SONO COINVOLTI EX CONCORRENTI DEL “GRANDE FRATELLO”, PRESENTATORI TV, CHEF DEL CENTRO E MODELLE

GLI OLTRE 300 CHILI DI DROGA SEQUESTRATI SAREBBERO FINITI IN BUONA PARTE NEI LOCALI DELLA MOVIDA 

I CONTATTI CON LA ‘NDRANGHETA, IL CAMPO ROM E IL BEAUTY CENTER COME ‘CENTRALE OPERATIVA’, IL RUOLO DEL BOSS ALAN SPADA IN CARCERE


Cocaina, hashish, eroina. Un giro di droga milionario destinato a vip, professionisti e imprenditori. C'è un ex modella dell'Isola dei famosi, altre fotomodelle, personaggi dello spettacolo tra i clienti dei pusher che lavoravano per i trafficanti coinvolti nell'inchiesta del tribunale di Milano «The Hole», che giovedì ha portato a un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 23 persone.

GIEFFINI TRA I CLIENTI
milano inchiesta the hole 8MILANO INCHIESTA THE HOLE 8
Tra i clienti noti risultano anche ex concorrenti del Grande Fratello, conduttori televisivi, la fidanzata di un ex tronista di Uomini e Donne, ristoratori e cuochi del centro, personaggi della moda. Gli oltre 300 chili di droga sequestrati dai carabinieri del Comando provinciale di Milano sarebbero finiti in buona parte nei locali della movida di Milano e consegnati a domicilio a modelle e vip, si legge chiaramente nell'ordinanza firmata dal gip Maria Vicidomini in un passaggio che riguarda la batteria di Giuseppe e Adalberto D'Aiello, due trafficanti addetti al «delivery» della droga.

milano inchiesta the hole 7MILANO INCHIESTA THE HOLE 

LA BATTERIA
«Alberto D'Aiello aveva una sua rete di spaccio e gestiva una "batteria" che agiva principalmente nel centro di Milano - spiegano i magistrati -. L'attività di spaccio iniziava nel pomeriggio, intorno alle 17.30/18.00, e terminava in tarda serata. Solo nel fine settimana l'attività si protraeva sino alle ore tre/quattro di notte, visto che la richiesta di droga aumentava in considerazione dell'elevato numero di clienti che raggiungevano i locali della movida milanese».

SIGILLI AL BEAUTY CENTER
milano inchiesta the hole 6MILANO INCHIESTA THE HOLE 
Oltre ai 23 arresti è stato disposto il sequestro del centro estetico «Beauty Center» di Cerro Maggiore (Milano), che le intercettazioni e gli appostamenti hanno dimostrato essere la base degli incontri per la gestione degli affari di droga tra i vari trafficanti. Il locale risulta ufficialmente intestato a Mattia Peitavino, ma si tratterebbe di un prestanome per conto di Massimo Rosi, trafficante arrestato il 9 maggio 2016 in esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare del tribunale di Busto Arsizio.

LA 'NDRANGHETA
milano inchiesta the hole 5MILANO INCHIESTA THE HOLE 






Lì si sono incontrati in più occasioni i cugini Domenico e Antonio Barbaro (dell'omonimo clan di 'ndrangheta), attivi soprattutto nella zona di Cesano Boscone. Erano loro il collegamento con Antonio Agresta, 45enne originario di Platì già condannato come capo della Società di 'ndrangheta di Volpiano (Torino). I militari del comando provinciale di Milano hanno preso Agresta nel suo appartamento di Volpiano, e attualmente stava scontando una misura alternativa che gli consentiva di restare fuori dal carcere.

TRAFFICI INTERNAZIONALI E ROM
milano inchiesta the hole 4MILANO INCHIESTA THE HOLE 
Questo gli permetteva di gestire con maggiore facilità i suoi traffici di droga con i Barbaro dal Marocco con stoccaggio nei magazzini spagnoli di Durcal. Altro canale di approvvigionamento di droga di Michele Antonino era Giuseppe D'Aiello, trafficante 30enne di Maddaloni (Caserta) che era in contatto con Alan Spada, boss che dal carcere reggeva le fila del campo nomadi di via Negrotto attraverso la madre Teresa Sainovich.

IL "BUCO"
milano inchiesta the hole 3MILANO INCHIESTA THE HOLE 





L'indagine coordinata dal pm di Milano Luigi Luzi, è stata chiamata «The Hole» (il buco) dal nome con cui era conosciuta la piazza di spaccio organizzata in un complesso immobiliare in via Turati 40 a Bollate (Milano). I clienti passavano infatti attraverso un varco nella cancellata di cinta per raggiungere la casa del 41enne Michele Antonino e di sua madre Eleonora Franzoso (68 anni), oltre a quella dell'amica di famiglia Rosanna Pitino (58 anni) che abitava nell'appartamento di fronte.

DOVE TUTTO EBBE INIZIO
milano inchiesta the hole 2MILANO INCHIESTA THE HOLE 
Antonino è un personaggio centrale, è grazie a lui che i carabinieri del comando provinciale di Milano sono riusciti a risalire ai suoi fornitori, identificati nei fratelli Giuseppe e Alberto D'Aiello, Moreno Lamantea, Davide Cannone e i cugini Antonio e Domenico Barbaro, questi ultimi della omonima famiglia 'ndranghetista. Il punto di partenza è un'altra indagine, «The Mask», una vicenda legata ai rapinatori Davide Graziano e Yari Viotti, autori (tra le altre cose) di un colpo alla filiale Ubi Banca di Cornaredo in cui ferirono a colpi di arma da fuoco un carabiniere. Durante le perquisizioni nei loro box furono trovati un chilo di cocaina e uno di marijuana, gli approfondimenti sulla droga hanno consentito di aprire un nuovo filone che ha condotto ai protagonisti di «The Hole».

Fonte: qui