9 dicembre forconi: Massimo Carminati
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mercoledì 23 ottobre 2019

MAFIA CAPITALE NON ERA MAFIA. LA CASSAZIONE ESCLUDE L'AGGRAVANTE MAFIOSA PER SALVATORE BUZZI E MASSIMO CARMINATI, CHE IN APPELLO ERANO STATI CONDANNATI RISPETTIVAMENTE A 18 ANNI E 4 MESI E A 14 ANNI E MEZZO

SECONDO LA SUPREMA CORTE IL SISTEMA MESSO IN PIEDI DALL'IMPRENDITORE DELLE COOPERATIVE E DALL'EX NAR "NON FU MAFIA"
Mondo di mezzo, Cassazione conferma: Quella di Buzzi-Carminati non fu mafia
(LaPresse) - La Cassazione ha annullato la condanna per mafia di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, che in appello erano stati condannati a 18 anni e quattro mesi, per il primo, e 14 anni e mezzo per il secondo. Secondo la Corte presieduta da Giorgio Fidelbo, quella dell’imprenditore delle cooperative romane e dell’ex nar, non fu mafia.
buzzi carminati

mercoledì 12 settembre 2018

CARMINATI E BUZZI “GUIDAVANO UN’ASSOCIAZIONE DI STAMPO MAFIOSO”



NELLA SENTENZA D'APPELLO PENE RIDOTTE A CARMINATI (14 ANNI) E A BUZZI (18 ANNI) MA VIENE RICONOSCIUTO IL 416 BIS E DUNQUE L’AGGRAVANTE MAFIOSA

Francesco Salvatore per www.repubblica.it
buzzi carminatiBUZZI CARMINATI

La decisione della Corte si è giocata tutta sull'articolo 416bis del codice penale, la mafiosità o meno dell'associazione che faceva capo ai due boss, l'ex Nar Massimo Carminati e il re delle cooperative rosse Salvatore Buzzi. Nel primo processo l'aggravante mafiosa cadde perché - si leggeva nelle motivazioni - l'applicazione letterale del 416bis non era possibile. Così, in primo grado a fine luglio 2017, i due furono condannati rispettivamente a 20 e a 19 anni di carcere per associazione a delinquere semplice e detenuti dal dicembre del 2014.

Nel dicembre 2017 arrivò poi la decisione della Procura generale di Roma di rivolgersi ai giudici di secondo grado, impugnando la sentenza solo nella parte in cui il tribunale ha rigettato lo scorso luglio l'esistenza dell'associazione mafiosa. E ai primi di marzo il processo d'Appello aveva preso il via con gli insulti in aula dell'avvocato di Carminati contro il giornalista dell'Espresso Lirio Abbate. E ora quegli stessi giudici della terza sezione hanno emesso il loro verdetto, limando le condanne ai boss ma riconoscendo il 416 bis.
buzzi e carminati a processoBUZZI E CARMINATI A PROCESSO

Procura di Roma: "Su mafia riconosciuta nostra tesi":  "Abbiamo sempre detto che le sentenze vanno rispettate: lo abbiamo fatto in primo grado e lo faremo anche adesso. La corte d'appello ha deciso che l'associazione criminale che avevamo portato in giudizio era di stampo mafioso e utilizzava il metodo mafioso. Era una questione di diritto che evidentemente i giudici hanno ritenuto fondata". Così il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini ha commentato a caldo la decisione. In aula erano presenti anche il pm Luca Tescaroli e i procuratori generali Antonio Sensale e Pietro Catalani.

L'avvocato di Buzzi: "Da oggi pericoloso vivere in Italia": "Quanto accaduto è grave, è un fatto assolutamente stigmatizzabile l'aver riconosciuto in questa roba la mafia. Vedo che per molti cittadini da oggi è molto pericoloso vivere in Italia, è una bruttissima pagina per la giustizia del nostro Paese". Così l'avvocato difensore di Salvatore Buzzi, Alessandro Diddi, parlando a margine della lettura del dispositivo della sentenza d'appello. Diddi ha poi aggiunto: "Il collegio ha riconosciuto la associazione di stampo mafioso, ma ha ridotto il trattamento sanzionatorio che era stato applicato in primo grado. Noi abbiamo da sempre sostenuto che il tribunale fosse andato con la mano pesante su diverse condotte".
buzzi carminatiBUZZI CARMINATI

L'associazione Libera: "Ottimo lavoro della Procura di Roma": "Questa sentenza costituisce un riconoscimento per l'ottimo lavoro della procura di Roma e per i carabinieri ed è un tributo per quei giornalisti d'inchiesta come Lirio Abbate che per primo hanno illuminato la realtà di questa organizzazione mafiosa", è il commento dell'avvocato Giulio Vasaturo dell'associazione Libera, parte civile nel processo.

Nella requisitoria del marzo scorso, la Procura di Roma chiese condanne pesantissime con il riconoscimento della mafiosità per gli imputati a processo: 26 anni e mezzo nei confronti di Carminati e 25 anni e 9 mesi per Buzzi. La pubblica accusa, di cui fa parte il pm Luca Tescaroli, che ha affiancato per tutto il processo d'appello i colleghi della procura generale, aveva inoltre chiesto 24 anni per Riccardo Brugia, 18 anni per Matteo Calvio, 17 anni e mezzo per Paolo Di Ninno, 16 anni e 10 mesi per Agostino Gaglianone, 18 anni e mezzo per Luca Gramazio, 17 anni per Alessandra Garrone, 14 anni e mezzo per Franco Panzironi. Una richiesta complessiva di 430 anni di carcere per 43 imputati.

raggi processo mondo di mezzoRAGGI PROCESSO MONDO DI MEZZO
"Non si tratta di stabilire se a Roma c'è o no la mafia, ma se questa organizzazione criminale rientra nel 416 bis e se ha operato con il metodo mafioso" avevano specificato i magistrati. E il metodo consta di alcune modalità chiave: l'uso della violenza e dell'intimidazione, l'acquisizione di attività economiche e l'infiltrazione nella pubblica amministrazione". Oggi il verdetto dei giudici di secondo grado che ha dato loro ragione.

Al processo, sia il Comune di Roma che la Regione Lazio sono parte civile e la sindaca Raggi ha voluto assistere alla lettura della sentenza. Con un singolare fuori-programma: appena arrivata, è stata fermata dall'avvocato difensore di Salvatore Buzzi, Alessandro Diddi, che, "da cittadino" si è lamentato "del cantiere sulla Tiburtina ancora aperto da quattro anni"...

Fonte: qui

giovedì 12 luglio 2018

LE RIPRESE DEGLI INVESTIGATORI INGLESI MOSTRANO MASSIMO CARMINATI NELLA CITY NEL 2012; PERCHÉ È QUI CHE HA NASCOSTO LA SUA CASSAFORTE…


carminati londraCARMINATI LONDRA
LIRIO ABBATE per espresso.repubblica.it

È a Londra che Massimo Carminati, l'”uomo nero”, capo di mafia Capitale, ha nascosto la sua cassaforte. È l'ipotesi avanzata dagli investigatori che hanno indagato sui suoi viaggi nella City effettuati nel 2012. Carminati, condannato in primo grado a vent'anni di carcere, è attualmente sotto processo davanti ai giudici della corte d'appello e la sentenza è prevista per l'11 settembre.


carminatiCARMINATI
Adesso per la prima volta si vede nei filmati registrati dalla polizia inglese il giro di Carminati a Londra, dove si è recato sei anni fa con Fabrizio Testa, all'epoca consigliere dell'Enav e coinvolto anche lui in mafia Capitale. Due viaggi effettuati ad aprile e settembre 2012. E nella City Carminati ha incontrato un latitante italiano, Vittorio Spadavecchia, ex appartenente ai Nar, rifugiatosi a Londra molti anni fa per sfuggire all’esecuzione di una condanna inflittagli in Italia.

In occasione dei due viaggi “er Cecato” e Testa avevano viaggiato separatamente, avevano preso voli aerei diversi, ma si erano poi dati appuntamento a Londra, come accertato dalla polizia inglese e gli esiti di questo pedinamento sono stati prodotti dalla procura durante il dibattimento.

Gli investigatori apprendono dalle intercettazioni che Carminati vuole investire capitali a Londra, dove vuole anche acquistare una casa nel quartiere di Notthing Hill e inserire in alcune attività economiche il figlio, grazie agli amici che hanno trovato “riparo” nella City.
Vittorio SpadavecchiaVITTORIO SPADAVECCHIA

Il capo di “mafia Capitale” per muoversi a Londra si appoggia dunque a due vecchi amici e compagni di battaglie: Vittorio Spadavecchia e Stefano Tiraboschi. Entrambi già militanti in gruppi neofascisti attivi negli anni Settanta. I loro nomi ritornano nelle intercettazioni dell’inchiesta su mafia Capitale ogni volta che si parla del forziere inglese. Nei quasi quarant’anni che hanno passato nella capitale britannica, i due hanno dimostrato talento per gli affari e una coriacea resistenza alle rogatorie avviate dai magistrati della procura di Roma.

Spadavecchia sbarca a Londra nell’agosto del 1982. Non aveva idea, ha dichiarato, che la legge italiana lo ritenesse un fuggitivo. Eppure un sospetto avrebbe dovuto averlo, visto che neppure due mesi prima a Roma aveva assaltato, con un gruppo di camerati, la sede dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina di cui era presidente Arafat.

Fonte: qui

venerdì 18 maggio 2018

SEQUESTRO MILIONARIO A CARMINATI E BUZZI - IL GIUDICE HA BLOCCATO OPERE D'ARTE, QUADRI DI PREGIO, TERRENI E FABBRICATI.

E ANCORA: LIBRETTI DI DEPOSITO, IMMOBILI, QUOTE SOCIETARIE, AUTO E MOTOVEICOLI AI DUE PROTAGONISTI DEL ‘MONDO DI MEZZO’

Marco Maffettone per l’ANSA

buzzi e carminati a processoBUZZI E CARMINATI A PROCESSO
Opere d'arte, quadri di pregio, terreni e fabbricati. E ancora: libretti di deposito, immobili, quote societarie, auto e motoveicoli. Sono i beni, per un valore di milioni di euro, che il tribunale per le misure di prevenzione di Roma ha proceduto a confiscare nell'ambito del procedimento al Mondo di mezzo, attualmente arrivato al secondo grado di giudizio dopo la sentenza del luglio scorso in cui fu riconosciuta l'esistenza di due associazioni a delinquere, ma non l'aggravante di stampo mafioso.

buzzi carminatiBUZZI CARMINATI
I giudici hanno così accolto la richiesta avanzata dai pm Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli nel febbraio scorso. Per il tribunale presieduto da Guglielmo Muntoni siamo in presenza di soggetti "pericolosi socialmente e la loro pericolosità, ritenuta di rilevante spessore, ancora oggi ha i caratteri dell'attualità". Il provvedimento, affidato agli uomini del Gico della Guardia di Finanza per la sua esecuzione, è stato emesso nei confronti degli imputati eccellenti del processo come Massimo Carminati, del suo braccio destro Riccardo Brugia, del 'ras' delle cooperative Salvatore Buzzi, degli imprenditori Cristiano Guarnera, Agostino Gaglianone, Giuseppe Ietto e nei confronti di Roberto lacopo, Fabio Gaudenzi e Giovanni De Carlo.

CARMINATICARMINATI
I giudici hanno anche disposto la misura della sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno a Roma per 3 anni, per Lacopo, Guarnera, De Carlo, Gaglianone e Gaudenzi, da applicarsi una volta espiata la pena definitiva. Nei confronti di Carminati, Buzzi e Brugia l'applicazione della sorveglianza speciale sarà valutata all'esito della sentenza d'appello attesa per il prossimo mese di settembre. In questo ambito la procura generale ha chiesto di riconoscere l'aggravante mafiosa sollecitando una condanna a 26 anni e mezzo nei confronti dell'ex Nar e a 25 anni e 9 mesi per l'ex ras delle cooperative romane.

carminatiCARMINATI

In primo grado Carminati e Buzzi sono stati condannati rispettivamente a 20 e a 19 anni e si trovano detenuti dal dicembre del 2014. Nel processo d'appello sono state chieste per i 43 imputati condanne per un totale di circa 400 anni di carcere.

Fonte: qui


sabato 18 novembre 2017

“DA BUZZI TANGENTI PER 300 MILA EURO”

NUOVE ACCUSE PER L’EX SINDACO DI ROMA ALEMANNO IMPUTATO DI CORRUZIONE E FINANZIAMENTO ILLECITO NEL PROCESSO STRALCIO DI MAFIA CAPITALE 

PER I PM LE MAZZETTE SONO STATE PAGATE IN CONTANTI OPPURE SONO FINITE NELLA FONDAZIONE NUOVA ITALIA DELL’EX SINDACO

Francesco Salvatore per la Repubblica - Roma

Nuove accuse per l' ex sindaco di Roma Giovanni Alemanno, imputato di corruzione e finanziamento illecito nel processo stralcio di Mafia Capitale. Ieri in udienza, al politico è stato contestato un nuovo capo di imputazione per corruzione, nel quale lo si accusa di aver percepito da Salvatore Buzzi e da soggetti che agivano in accordo con lo stesso molti più soldi rispetto a prima: circa 170mila euro in più, fra cifre in contanti ed erogazioni alla Fondazione Nuova Italia, da lui presieduta, che hanno fatto balzare l' ammontare totale delle tangenti a lui contestate a 298mila e 500 euro.

«Una modifica per ragioni di coerenza sistematica col processo già celebrato » ha spiegato in aula, di fronte ai giudici della II sezione penale e agli avvocati, il pm Luca Tescaroli, «la sua posizione non può essere vista in modo avulso rispetto ai concorrenti del medesimo reato». Stando alle indagini della procura le tangenti contestate ad Alemanno sarebbero state ricevute materialmente dall' ex amministratore delegato di Ama Franco Panzironi, fedelissimo dell' ex sindaco, «per sé e per la Fondazione Nuova Italia, della quale il primo era segretario e il secondo presidente».

L' accusa nei confronti di Alemanno parla chiaro: corruzione per «la vendita della funzione di sindaco di Roma Capitale, per il compimento di atti contrari ai doveri di ufficio, oltre che per la vendita delle funzioni di Panzironi (già condannato nel processo principale)». Secondo gli inquirenti Buzzi, che agiva in concorso con Massimo Carminati, avrebbe pagato fior di quattrini per far nominare dirigenti apicali in Ama, per pilotare l' appalto per l' organico indetto dalla stessa municipalizzata e per far sbloccare i crediti che Buzzi vantava con la pubblica amministrazione, la stessa Ama ed Eur spa.

buzziBUZZI
Se nella sostanza i fatti contestati cambiano poco rispetto alla precedente imputazione, è il valore delle mazzette a lievitare: Buzzi avrebbe pagato direttamente in contanti 70mila euro, in tre tranche, a Panzironi.

Alle fondazioni - anche la Fondazione Alcide De Gasperi avrebbe ricevuto un bonifico oltre alla Fondazione Nuova Italia - , invece, sarebbero arrivati finanziamenti per 198mila e 500 euro da parte del ras delle cooperative e da soggetti che agivano in accordo con lui. Fra questi Franco Cancelli, rappresentante della coop Edera, vincitore con Buzzi dell' appalto per la raccolta del rifiuto organico indetto dall' Ama: avrebbe fatto un versamento da 60mila euro con causale "cena a sostegno della Fondazione Nuova Italia». La prossima udienza a metà dicembre.

Fonte: qui

giovedì 24 novembre 2016

Carminati: «Ho preso i soldi al caveau fra un documento e l'altro»


Nel corso del processo per Mafia Capitale per cui è imputato, il 'Cecato' ammette per la prima volta di aver compiuto il furto alla Banca di Roma e di aver prelevato il contenuto delle 147 cassette di sicurezza.

I retroscena del colpo che colpì magistrati, avvocati, funzionari della Giustizia connessi con i più grandi misteri d'Italia, erano stati pubblicati in esclusiva dal nostro giornale

di Lirio Abbate                                                                                         22 novembre 2016

Per la prima volta Massimo Carminati, intervenendo in aula durante il processo a mafia Capitale in cui è imputato, ammette di aver compiuto il furto al caveau della Banca di Roma a luglio 1999, ma soprattutto rivela ai giudici del tribunale di aver portato via documenti riservati contenuti nelle cassette di sicurezza. La dichiarazione spontanea del “cecato” arriva a conclusione della deposizione fatta oggi da due ufficiali dei carabinieri, chiamati a deporre dalla difesa di Carminati, accusato di essere il capo di mafia Capitale.

L'Espresso ha pubblicato nelle scorse settimane i retroscena di questo furto, rendendo noti i nomi delle vittime titolari delle cassette di sicurezza. Fra loro vi erano magistrati importanti, avvocati, professionisti e impiegati del ministero della Giustizia. Nomi che non erano mai stati resi pubblici.

"È ovvio dal 2002 da dove proviene la mia disponibilità economica. Se c'erano tutti questi dubbi sulla mia partecipazione al colpo del caveau a piazzale Clodio (avvenuto nel luglio del 1999 ndr) potevano dirlo subito così mi assolvevano invece di condannarmi. C'erano tanti documenti in quel caveau, ma anche tanti soldi e io qualche soldo l'ho preso".




Il nostro settimanale ha titolato in copertina “Ricatto alla Repubblica”, con i segreti della lista Carminati. Perché l'ex estremista di destra che ha fondato adesso mafia Capitale aveva scelto le cassette da svuotare nel 1999 e oggi l'Espresso è stato in grado di ricostruire i misteri d'Italia ai quali sono connesse le vittime: dalla P2 alle stragi, da Andreotti al delitto di Pasolini.

vedi anche:


Oggi nell'aula bunker di Rebibbia è arrivata la svolta, accompagnata da un chiaro messaggio che è tutto da decifrare. Carminati dice: «Sulla mia disponibilità economica, tutti ci girano intorno, ma è ovvio quale fosse dal 2002: se c'erano tutti questi dubbi che io avessi partecipato al furto al caveau potevano dirlo prima così mi assolvevano invece di condannarmi». E aggiunge un particolare importante: « È vero, c'erano molti documenti, e così fra un documento e l'altro ho preso pure qualche soldo».

Poi, come ha fatto altre volte, ha puntato ancora all'inchiesta de l'Espresso sui Quattro re di Roma, sostenendo «che per me non era una fuga di notizie».

vedi anche:

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I quattro re di Roma

Carminati, Fasciani, Senese e Casamonica. Ecco i boss che si sono spartiti il controllo della città. Mettendo a freno omicidi e fatti di sangue troppo eclatanti per garantire il silenzio sui propri traffici


Fino ad oggi Massimo Carminati non aveva mai ammesso alcuna responsabilità fra le tante che gli sono state rivolte nelle aule giudiziarie. Oggi ammette di aver preso “documenti” e soldi dal caveau che fino al giorno del suo arresto lo hanno fatto vivere al di sopra del suo tenore ufficiale di vita. Carminati è stato processato per questi furto e condannato dai giudici di Perugia.

La condanna per il colpo al caveau è diventata definitiva il 21 aprile 2010. Ma Carminati ha evitato il carcere grazie all’indulto Prodi-Berlusconi, che gli ha cancellato tre anni di pena. Quindi ottiene l’affidamento nella cooperativa sociale di Salvatore Buzzi. E, secondo l’accusa, fonda mafia Capitale.

Fonte: qui