9 dicembre forconi: Gianni Alemanno
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lunedì 25 febbraio 2019

GIANNI ALEMANNO CONDANNATO A SEI ANNI CON L'ACCUSA DI CORRUZIONE E FINANZIAMENTO ILLECITO IN UNO DEI FILONI DELL'INCHIESTA "MONDO DI MEZZO"

MONDO MEZZO: ALEMANNO CONDANNATO A SEI ANNI
 (ANSA) - L'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato condannato a sei anni con l'accusa di corruzione e finanziamento illecito in uno dei filoni dell'inchiesta Mondo di mezzo. La sentenza è stata emessa dalla seconda sezione penale del tribunale di Roma.

Fulvio Fiano per roma.corriere.it


alemannoALEMANNO
Dimagrito e imbiancato, Gianni Alemanno attende in aula la sentenza che può condannarlo a cinque anni di carcere (in primo grado) per la presunta corruzione e finanziamento illecito di cui risponde in uno stralcio del processo Mafia Capitale. La camera di consiglio della corte è appena iniziata la sentenza attesa per l’ora di pranzo, al termine della contro replica della accusa. «Non è credibile che il sindaco di una delle più grandi città europee si sia reso responsabile di una corruzione di 40mila euro. Quanto ai finanziamenti, nessuna irregolarità c’è stata né tantomeno dolo» hanno sostenuto i difensori Pietro Pomanti e Franco Coppi al termine del loro intervento, chiedendone l’assoluzione.

La richiesta della procura
La procura ha chiesto per l’ex sindaco di Roma una condanna a cinque anni di carcere e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per i reati di corruzione (quattro anni e sei mesi) e finanziamento illecito (sei mesi): secondo l’accusa, tra il 2012 e il 2014 Alemanno ha ricevuto tramite la sua fondazione Nuova Italia 223.500 euro da Salvatore Buzzi, d’accordo con Massimo Carminati. Per il pm Luca Tescaroli l’ex sindaco era «l’uomo politico di riferimento» di Mafia capitale in Comune. In virtù «del suo ruolo di sindaco» era «al vertice del meccanismo corruttivo» e «ha esercitato i propri poteri e funzioni illecitamente e curato la raccolta di indebite utilità, prevalentemente tramite fiduciari». Alemanno (prosciolto dall’accusa iniziale di associazione a delinquere) ribadisce la sua «completa innocenza: “è un teorema accusatorio – ha detto - esasperato e contraddittorio”.


alemanno salviniALEMANNO SALVINI
Pressioni e pagamenti
La vicenda giudiziaria dell’ex sindaco ha ricadute di attualità anche per l’ambito nel quale avrebbe asservito la sua funzione pubblica agli interessi privati. Le pressioni (e i pagamenti) di Carminati erano infatti diretti a far nominare ai vertici di Ama dirigenti che pilotassero l’appalto per la raccolta dei rifiuti organici indetto dalla stessa municipalizzata e per far sbloccare i crediti che Buzzi vantava con la pubblica amministrazione, la stessa Ama ed Eur spa. L’uomo di riferimento era l’ex amministratore delegato, Franco Panzironi, riconosciuto parte dell’associazione mafiosa e condannato in appello a 8 anni e quattro mesi nel filone principale del processo: «Attraverso la vendita della funzione di sindaco di Alemanno, e con l’ausilio del fidato Franco Panzironi – ha sostenuto in aula il pm Tescaroli - Mafia Capitale è riuscita ad ottenere il controllo del territorio istituzionale di Ama, target privilegiato dell’organizzazione».
gianni alemannoGIANNI ALEMANNOalemanno bossiALEMANNO BOSSI


Le mazzette
Quanto alle mazzette percepite, «l’ex sindaco ha ricevuto dalle società dei corruttori Buzzi, Carminati, Cancelli e Coltellacci, sul conto della Fondazione Nuova Italia (da lui presieduta ndr) sul quale erano delegati ad operare lui e Panzironi, 198mila euro. Altri 25mila sono stati bonificati da Buzzi al suo mandatario elettorale per la campagna delle amministrative del 2013», ha aggiunto il pm. Tanti soldi, alcuni dei quali, oltre 50mila euro, finanziamenti in chiaro per cene elettorali. A fronte di questi pagamenti, bilanci alla mano, le coop di Buzzi videro crescere i propri affari: «Il fatturato delle coop di Buzzi - ha spiegato il pm - dopo la nascita del rapporto con Carminati dell’associazione, che si colloca nel 2011, nell’amministrazione Alemanno aumentò considerevolmente: dai 26 milioni nel 2010 ai 46 del 2012». 

MONDO MEZZO:ALEMANNO, SENTENZA SBAGLIATA, IO INNOCENTE
 (ANSA) - "Una sentenza sbagliata. Ricorreremo sicuramente in appello dopo aver letto le motivazioni. Io sono innocente l'ho detto sempre e lo ribadirò davanti ai giudici di secondo grado". Lo ha detto l'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno dopo la lettura della sentenza che lo condanna a sei anni nell'ambito dell'inchiesta Mondo di Mezzo.

Fonte: qui



“E’ PROVATO CON ASSOLUTA CERTEZZA IL RAPPORTO CORRUTTIVO ALEMANNO-BUZZI” 
NELLE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA A SEI ANNI PER L’EX SINDACO, I GIUDICI DELINEANO UNO SCENARIO TORBIDO: “SI MUOVEVA IN UN CONTESTO POLITICO DEGRADATO, SUCCUBE DI LOGICHE CRIMINALI. LA FONDAZIONE ‘NUOVA ITALIA’ HA RAPPRESENTATO PER L'IMPUTATO UN SALVADANAIO CUI ATTINGERE AL MOMENTO DEL BISOGNO…”
Ilaria Sacchettoni per il “Corriere della sera - Edizione Roma”

SALVATORE BUZZI - LUCIANO CASAMONICA - GIANNI ALEMANNOSALVATORE BUZZI - LUCIANO CASAMONICA - GIANNI ALEMANNO
Un sindaco, Gianni Alemanno, «che si muoveva in un contesto politico molto degradato» e «succube di logiche criminali» sia pure ancora non interamente disvelate. Un imprenditore, Salvatore Buzzi, abile nel coltivare rapporti con la pubblica amministrazione e che aveva trovato nell'allora sindaco un interlocutore privilegiato. Nel motivare la sentenza di condanna a sei anni di carcere per corruzione i giudici confermano: «Provato con assoluta certezza il rapporto corruttivo Alemanno-Buzzi (Salvatore Buzzi, patron delle coop, ras di Mafia Capitale, ndr)».

la cena poletti alemanno casamonica buzziLA CENA POLETTI ALEMANNO CASAMONICA BUZZI
I metodi impiegati dall'ex sindaco per governare la città sono, secondo i magistrati, censurabili: «Il modulo organizzativo utilizzato dal sindaco Alemanno non è stato di certo un valido presidio a garanzia della trasparenza, dell'economicità ed efficienza nell' operato dell'amministrazione ma ha contribuito alla formazione di zone d' ombra idonee a generare comportamenti distorsivi e illegittimi». Accertato il rapporto corruttivo con il ras delle cooperative.

Un rapporto mediato, in qualche caso (soprattutto nel periodo della sindacatura) dal suo fiduciario Franco Panzironi, già presidente dell'Ama nonché tesoriere della fondazione «La Nuova Italia»: «Quest'ultimo (Panzironi, ndr) costituiva infatti l'anello di congiunzione fra le cooperative sociali di Buzzi ed Ama spa».
PAOLO IELOPAOLO IELO

O meglio «una proiezione esecutiva» di Alemanno. Quanto alla fondazione è stata, secondo i giudici, il «portamonete» personale dell'allora sindaco: «Che la Fondazione Nuova Italia abbia rappresentato per l' imputato un salvadanaio cui attingere al momento del bisogno è circostanza ulteriormente confermata dai trasferimenti di denaro avvenuti in costanza dei rapporti di consulenza tecnica intercorso tra Alemanno e la fondazione a partire dal 28 giugno 2013».

Secondo gli investigatori che hanno approfondito per i pm Cascini, Ielo e Tescaroli il ruolo di Alemanno all' interno della fondazione, la cifra trasferita a quest' ultimo in un anno (dall' estate 2013 a quella 2014), è stata di circa 62mila euro. Una somma ingiustificata se si pensa al contributo effettivo offerto da Alemanno alla fondazione, dicono i giudici: «I trasferimenti di denaro, effettuati in seguito alla cessazione della sindacatura di Alemanno, dimostrano invece come l'attività di consulenza (teoricamente formalizzata, ndr ) si sia in realtà tradotta in una ridicola finzione necessaria a giustificare sul piano contabile i molteplici spostamenti di denaro».
ALEMANNO PANZIRONIALEMANNO PANZIRONI

Tirando le somme la fondazione «Nuova Italia» è stata un «salvagente per assicurarsi un sostentamento economico personale una volta terminato il periodo della sua sindacatura». Nel rapporto fra il sindaco di centrodestra e l' imprenditore del centrosinistra si realizza, secondo i giudici, un meccanismo di perfetto equilibrio: «La sindacatura di Alemanno è stata vantaggiosa per Buzzi: le tre cooperative si aggiudicarono appalti per 9,6 milioni di euro, 3.6 in più rispetto alla sindacatura di Veltroni». Alemanno, concludono i giudici, «motivato dalla prospettiva di conseguire un indebito tornaconto personale mostrandosi disponibile a spendere la propria qualità di sindaco per risolvere i problemi delle coop di Buzzi si è inserito in quella logica negoziale simmetrica che tradizionalmente caratterizza le fattispecie corruttive». Fonte: qui

giovedì 19 luglio 2018

Metro C: tra gli indagati spunta anche Alemanno

In 25 rischiano di finire a processo per reati che vanno dalla truffa aggravata per 320 milioni alla corruzione e al falso. 

Tra i nomi anche quello dell'ex sindaco di Roma e di Incalza.

La Procura di Roma ha chiuso le indagini relative ai lavori legati alla Metro C di Roma. In 25 rischiano di finire sotto processo per i reati che vanno dalla truffa (per 320 milioni) alla corruzione e al falso. Tra gli indagati anche l'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, l'ex assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma (sempre Giunta Alemanno), l'ex assessore alla Mobilità Guido Improta (Giunta Marino), l'ex dirigente del ministero delle Infrastrutture Ercole Incalza e i dirigenti di Roma Metropolitane e Metro C all'epoca dei fatti.

L'ACCUSA DI TRUFFA AGGRAVATA

L'apertura del fascicolo, coordinato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Erminio Amelio, è legata a una nota del collegio sindacale e un esposto di una associazione che risale al 2013. Agli indagati viene contestato, a seconda delle posizione, il reato di concorso in truffa aggravata ai danni di enti pubblici in relazione a due episodi ritenuti illeciti. Il primo, del 6 settembre del 2011, fa riferimento al pagamento della somma, secondo gli investigatori «non dovuta», di 230 milioni di euro che ha indotto in errore il Cipe (quanto all'emanazione della delibera autorizzativa del pagamento), oltre allo Stato, alla Regione Lazio e al Comune, perché rappresentava un ingiusto profitto a Metro C, quale Generale Contractor.

L'OMBRA DI UNA PARENTOPOLI

Il secondo che risale al novembre 2013, riguarda l'erogazione di altri 90 milioni di euro (mai avvenuta), sempre a beneficio di Metro C, quale tranche per la prima fase funzionale dei lavori, anche in questo caso finanziamenti non dovuti perché frutto di un precedente accordo illecito (accordo transattivo). I pm contestano anche alcuni episodi di corruzione legati ad assunzioni di figli e parenti di funzionari pubblici.

In particolare nei confronti di Alemanno, i pm contestano i reati di falso materiale e falso ideologico e truffa aggravata. I magistrati affermano che l'ex primo cittadino, in concorso con l'ex assessore alla Mobilità Aurigemma, ha «attestato il falso» in risposta alla richiesta del direttore della struttura tecnica di missione del ministero dei Trasporti, Ercole Incalza, di «esprimersi», è detto nel capo di imputazione, «anche acquisendo il parere dell'avvocatura del Comune, in merito alla fondatezza delle riserve avanzate in corso d'opera dal contraente generale Metro C e in relazione alle prospettive di eventuale soccombenza da parte del soggetto aggiudicatore» nell'ambito dei lavori di realizzazione della linea C.

LE ACCUSE CONTRO ALEMANNO, AURIGEMMA E INCALZA

Secondo i pm, Alemanno e Aurigemma avrebbero attestato falsamente nell'atto del 7 novembre del 2012 perché «mai l'avvocatura del Comune di Roma si era pronunciata al riguardo, perché i legali incaricati da Roma Metropolitana avevano espressamente evidenziato di non aver mai potuto esaminare la documentazione relativa alle Riserve, mai inviata ai loro uffici, perché il magistrato della Corte dei Conti (Maria Elena Raso) mai ha espresso 'autorevole valutazione' e neppure di merito sulle Riserve e perché l'avvocatura capitolina aveva comunicato al sindaco che le somme erano state riconosciute come 'maggiori oneri conseguenti allo slittamento temporale delle prestazioni contrattuali' riconoscibili solo in quanto addebitabili ai ritardi». Per i magistrati al reato ha partecipato anche Incalza che «prima concordava con Aurigemma (mediante scambio di mail sequestrate dalla Finanza nel pc dello stesso direttore della Stm) il contenuto della Nota e poi di suo pugno provvedeva a effettuare delle modifiche sul contenuto di alcuni punti che confluivano nella lettera del 7 novembre del 2012 poi firmata da Alemanno».

Fonte: qui

mercoledì 6 dicembre 2017

DA ROMA LADRONA A PADANIA MAGNONA ...

PURE ALEMANNO MIGRA VERSO LA LEGA: ‘ORA SONO SOVRANISTI. E FRATELLI D’ITALIA È UN PARTITO PERSONALE’ 

IN DIREZIONE SALVINI SI INTRAVVEDONO ANCHE LE SAGOME DI STORACE, MENIA E NANIA: ‘È LA LEGA CHE TOGLIE LA PAROLA NORD E INTRODUCE IL CONCETTO DI SOVRANITÀ’

Giuseppe Alberto Falci per il ‘Corriere della Sera’

PRANZO DELLA PAJATA CON BOSSI E ALEMANNOPRANZO DELLA PAJATA CON BOSSI E ALEMANNO
I reduci di An hanno trovato una casa: la Lega di Matteo Salvini. Se Barbara Saltamartini è stata la prima a sposare il Carroccio aderendo al gruppo parlamentare già nel marzo del 2015, oggi è il turno di Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, tra i fondatori di An e con un passato da militante storico del Movimento sociale italiano. Da mesi Alemanno, scomparso dai radar dopo l' esperienza capitolina e le vicende di Mafia Capitale, guida il Movimento nazionale per la sovranità e osserva a distanza, e con interesse, le mosse del leader del Carroccio. Al punto da affermare oggi parole di questo tenore: «Salvini? Ha dimostrato coraggio e visione politica».

Correva il 20 giugno del 2011 quando l' ex sindaco di Roma e Salvini duellavano sul trasferimento dei ministeri al Nord e si scambiavano accuse verbali al vetriolo.
Un' eternità. Oggi sembra tornata la pax e Alemanno dissimula così i diverbi del passato: «Quella era una Lega secessionista. Oggi è sovranista».

ALEMANNO STORACEALEMANNO STORACE
Ma non ci sarebbe solo Alemanno. Ad essere sedotto dal verbo salviniano si vede anche la sagoma di Francesco Storace, ex ministro della Salute con il governo Berlusconi. Anche quest' ultimo guarda con crescente interesse alle politiche leghiste.

Storace non parla, ma non smentisce l' avvicinamento che sta scuotendo la galassia degli ex aennini. Tutti sanno infatti che una parte degli ex An, dopo la fine di alleanza nazionale, è confluita in Fratelli d' Italia, il partito di Giorgia Meloni. Tuttavia i «nuovi» leghisti accusano la Meloni di non essere «inclusiva» ma «esclusiva».
Alemanno infatti lo dice senza mezze misure: «Fratelli d' Italia è un partito personalistico». Ma si fanno altri nomi.

Giorgio Magliocca Alemanno e StoraceGIORGIO MAGLIOCCA ALEMANNO E STORACE
Un simbolo degli ex An è certamente Roberto Menia, triestino, promotore della legge che il 10 febbraio celebra l' eccidio delle foibe. Anche Menia è sulla stessa lunghezza d' onda di Alemanno: «Nel derby che ci sarà nel centrodestra tra i due pretendenti, ovvero Salvini e Berlusconi, non ho dubbi a scegliere quello che rappresenta il fronte sovranista che è innovativo, non è un dejavù, e dice parole chiare contro l' immigrazione selvaggia e la sostituzione etnica». Il motivo vero, spiega Menia, è «che Salvini ha creato una lega nazionale e non secessionista e che interpreta pensieri comuni della stragrande maggioranza degli italiani del centrodestra».

Ma c' è anche il Sud in questa migrazione degli ex An.

barbara saltamartiniBARBARA SALTAMARTINI
Domenico Nania, messinese e vice presidente del Senato nella passata legislatura, si definisce il «garante» della conversione al verbo salviniano. Salvo poi metterla così: «Non so se è la Lega di Salvini che si è convertita alle nostre tematiche o siamo noi ad avvicinarci alla Lega».

Eppoi aggiunge con un pizzico di malizia: «È la Lega che toglie la parola Nord e introduce il concetto di sovranità». Del resto, anche Matteo Salvini, recentemente arrivato a Canicattì, in provincia di Agrigento, ha chiesto a un ex segretario del Msi di pronunciare il discorso in memoria dei giudici Livatino e Saitta. Per molti fu quello l' inizio dell' avvicinamento .

Fonte: qui

sabato 18 novembre 2017

“DA BUZZI TANGENTI PER 300 MILA EURO”

NUOVE ACCUSE PER L’EX SINDACO DI ROMA ALEMANNO IMPUTATO DI CORRUZIONE E FINANZIAMENTO ILLECITO NEL PROCESSO STRALCIO DI MAFIA CAPITALE 

PER I PM LE MAZZETTE SONO STATE PAGATE IN CONTANTI OPPURE SONO FINITE NELLA FONDAZIONE NUOVA ITALIA DELL’EX SINDACO

Francesco Salvatore per la Repubblica - Roma

Nuove accuse per l' ex sindaco di Roma Giovanni Alemanno, imputato di corruzione e finanziamento illecito nel processo stralcio di Mafia Capitale. Ieri in udienza, al politico è stato contestato un nuovo capo di imputazione per corruzione, nel quale lo si accusa di aver percepito da Salvatore Buzzi e da soggetti che agivano in accordo con lo stesso molti più soldi rispetto a prima: circa 170mila euro in più, fra cifre in contanti ed erogazioni alla Fondazione Nuova Italia, da lui presieduta, che hanno fatto balzare l' ammontare totale delle tangenti a lui contestate a 298mila e 500 euro.

«Una modifica per ragioni di coerenza sistematica col processo già celebrato » ha spiegato in aula, di fronte ai giudici della II sezione penale e agli avvocati, il pm Luca Tescaroli, «la sua posizione non può essere vista in modo avulso rispetto ai concorrenti del medesimo reato». Stando alle indagini della procura le tangenti contestate ad Alemanno sarebbero state ricevute materialmente dall' ex amministratore delegato di Ama Franco Panzironi, fedelissimo dell' ex sindaco, «per sé e per la Fondazione Nuova Italia, della quale il primo era segretario e il secondo presidente».

L' accusa nei confronti di Alemanno parla chiaro: corruzione per «la vendita della funzione di sindaco di Roma Capitale, per il compimento di atti contrari ai doveri di ufficio, oltre che per la vendita delle funzioni di Panzironi (già condannato nel processo principale)». Secondo gli inquirenti Buzzi, che agiva in concorso con Massimo Carminati, avrebbe pagato fior di quattrini per far nominare dirigenti apicali in Ama, per pilotare l' appalto per l' organico indetto dalla stessa municipalizzata e per far sbloccare i crediti che Buzzi vantava con la pubblica amministrazione, la stessa Ama ed Eur spa.

buzziBUZZI
Se nella sostanza i fatti contestati cambiano poco rispetto alla precedente imputazione, è il valore delle mazzette a lievitare: Buzzi avrebbe pagato direttamente in contanti 70mila euro, in tre tranche, a Panzironi.

Alle fondazioni - anche la Fondazione Alcide De Gasperi avrebbe ricevuto un bonifico oltre alla Fondazione Nuova Italia - , invece, sarebbero arrivati finanziamenti per 198mila e 500 euro da parte del ras delle cooperative e da soggetti che agivano in accordo con lui. Fra questi Franco Cancelli, rappresentante della coop Edera, vincitore con Buzzi dell' appalto per la raccolta del rifiuto organico indetto dall' Ama: avrebbe fatto un versamento da 60mila euro con causale "cena a sostegno della Fondazione Nuova Italia». La prossima udienza a metà dicembre.

Fonte: qui

mercoledì 8 febbraio 2017

IL GIP HA ARCHIVIATO 113 POSIZIONI NELL’INCHIESTA SU MAFIA CAPITALE

CADE PER ALEMANNO L’ACCUSA DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DI STAMPO MAFIOSO, RESTA IN PIEDI QUELLA PER CORRUZIONE E FINANZIAMENTO ILLECITO

ESCE DALL’INCHIESTA ANCHE IL PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO, NICOLA ZINGARETTI


ALEMANNO PANZIRONIALEMANNO PANZIRONI
Il gip di Roma Flavia Costantini ha archiviato 113 posizioni di indagati a vario titoli e in vari filoni nell’inchiesta su Mafia Capitale. Tra loro l’ex sindaco Gianni Alemanno, l’attuale presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, l’ex capo di gabinetto Maurizio Venafro.

Archiviate anche alcune fattispecie di reato contestate a soggetti sotto processo, come Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e Mirko Coratti. Cadute le accuse per Ernesto Diotallevi, Luca Parnasi, Gennaro Mokbel, Eugenio Patané, Alessandro Cochi.

CARMINATICARMINATI
Il gip non ha archiviato per tre indagati: l’imprenditore Salvatore Forlenza, l’ex presidente della commissione bilancio del Comune, Alfredo Ferrari e l’ex consigliere comunale (lista civica Marino Sindaco) Luca Giansanti.

SALVATORE BUZZISALVATORE BUZZI
Nei confronti di Alemanno l’accusa archiviata è di associazione per delinquere di stampo mafioso ma resta sotto processo per le accuse per corruzione e finanziamento illecito. Per Zingaretti, cadano le accuse di corruzione e turbativa d’asta mentre a Venafro viene archiviata l’accusa di corruzione.

NICOLA ZINGARETTINICOLA ZINGARETTI
Il giudice ha, inoltre, archiviato la posizione di Luigi Ciavardini, Lorenzo Alibrandi, Fabrizio e Paolo Pollak e Gianluca Ius e dei penalisti Pierpaolo Dell’Anno, Michelangelo Curti e Domenico Leto. Cadute alcune ipotesi di reato per Luca Gramazio e Francesco D’Ausilio.

Fonte: qui