9 dicembre forconi: Appello
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sabato 22 giugno 2019

UNA PETIZIONE SUL CLIMA DI ESPERTI E STUDIOSI CHE NON VOGLIONO CEDERE A FACILI ALLARMISMI: ''IL RISCALDAMENTO DEL PIANETA NON È COSÌ ANOMALO, CI SI BASI SUI FATTI E NON SU CONGETTURE''

DA ZICHICHI A FRANCO PRODI FINO ALL'ONCOLOGO UMBERTO TIRELLI: ''COMBATTIAMO L'INQUINAMENTO MA NON DIAMO ALL'UOMO TUTTE LE COLPE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI''

Patrizia Floder Reitter per ''La Verità''

schwarzenegger greta thunbergSCHWARZENEGGER GRETA THUNBERG
Innalzamento dei mari, avanzata del deserto, prosciugamento dei ghiacciai, scenari apocalittici. Troppi allarmismi, privi di autorevolezza scientifica, inducono a credere che il riscaldamento globale sia solo causato dall' uomo, ma è una congettura non dimostrata. Contro il catastrofismo imperante alla Greta Thunberg, la scienza si ribella.

Un centinaio di fisici, geologi, astrofisici, studiosi del clima e delle patologie tumorali, chiedono più rigore, più serietà e lo fanno con una Petizione sul riscaldamento globale antropico indirizzata ai presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera, del Consiglio dei ministri. Il documento, nel quale gli scienziati invitano i politici a non intraprendere una riduzione acritica della immissione di CO2, con l' illusoria pretesa di governare il clima, è sottoscritto da figure di primissimo piano della ricerca.
greta thunbergGRETA THUNBERG
Da Antonino Zichichi, fondatore del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana di Erice, a Renato Ricci, già presidente delle Società di fisica italiana ed europea, da Antonio Brambati, responsabile del Progetto Paleoclima-mare del Programma nazionale per la ricerca in Antartide (Pnra), all' oncologo Umberto Tirelli, direttore del Centro tumori di Aviano, decine e decine di professori e specialisti dichiarano che «è urgente combattere l' inquinamento ove esso si presenti, secondo le indicazioni della scienza migliore».

Chiedono pertanto che «siano adottate politiche di protezione dell' ambiente coerenti con le conoscenze scientifiche». Prima cosa da farsi, è dire apertamente che i modelli climatici, complessi programmi realizzati al computer e che vorrebbero spiegare un' origine antropica del riscaldamento globale - come pensa l' Ipcc delle Nazione Unite -, non sono invece in grado di riprodurre la variabilità climatica naturale.

ANTONINO ZICHICHIANTONINO ZICHICHI
La premessa è fondamentale, come ci aiuta a comprendere Franco Prodi, già ordinario di fisica dell' atmosfera all' Università di Ferrara ed ex direttore dell' Istituto di scienza dell' atmosfera e del clima del Cnr. «L' unico libero docente di meteorologia in Italia oggi vivente», ama sottolineare il professore, grande oppositore del catastrofismo climatico, 78 anni, bolognese, fratello dell' ex premier Romano Prodi, lo scienziato è tra i promotori della petizione assieme a Uberto Crescenti, Giuliano Panza, Alberto Prestininzi, Franco Battaglia, Mario Giaccio, Enrico Miccadei e Nicola Scafetta, tutti esperti di fisica, geologia o di economia delle fonti di energia. Prodi è un fisico delle nubi, «che sono al centro del sistema climatico».

Spiega: «il cambiamento è connaturato al clima, cambiano i parametri astronomici tra sole e terra, cambiano i flussi di radiazioni solari. Anche la sorgente cambia, il sole non è costante nella sua emissione. L' atmosfera si interfaccia con la criosfera, l' idrosfera, la vegetazione.

FRANCO PRODIFRANCO PRODI
Ognuno di questi ha aspetti scientifici e problemi. Molti parlano senza conoscere i principi fondamentali del passaggio fotonico terra sole». I modelli di simulazione climatica che da anni sono mostrati per annunciare un futuro spaventoso, non sono realistici. «In modo particolare, non ricostruiscono i periodi caldi degli ultimi 10.000 anni», viene indicato nel documento. Dicono di più: «I modelli falliscono nel riprodurre le note oscillazioni climatiche di circa 60 anni.

Queste sono state responsabili, ad esempio, di un periodo di riscaldamento (1850-1880) seguito da un periodo di raffreddamento (1880-1910), da un riscaldamento (1910-40), ancora da un raffreddamento (1940-70) e da un nuovo periodo di riscaldamento (1970-2000) simile a quello osservato 60 anni prima. Gli anni successivi (2000-2019) hanno visto non l' aumento previsto dai modelli di circa 0.2 gradi per decennio, ma una sostanziale stabilità climatica». Il riscaldamento della superficie terrestre non sarebbe, così anomalo. Perché viene spacciata una congettura così sbagliata?

«Se i modelli funzionassero, con i dati dei primi decenni del 1800, scarsi, ma che possediamo, dovrei riprodurre le variazioni climatiche che ci sono state da quella data fino ad oggi», chiarisce Prodi. «Invece producono solo degli scenari, del tutto diversi dal quadro della meteorologia in cui la previsione, oggi, è parecchio affidabile.

antonino zichichi 7ANTONINO ZICHICHI 
Per il clima, che è il sistema più complesso presente sul nostro pianeta, non siamo in questa condizione. Certamente i modelli sono sempre più importati ma, producono solo degli scenari. Utili alla comprensione, però non permettono di fare previsioni attendibili. Anche un velo sottile di cirri può cambiare il bilancio delle radiazioni sulla terra e quindi l' essenza del sistema clima, lo scambio fra l' energia del sole con quella infrarossa terrestre».

Tutta colpa dell' uomo?
«L' uomo ha un ruolo nel cambiamento solo dal 1700, quando fu inventata la macchina a vapore di James Watt. L' emissione nell' atmosfera di gas da combustibili fossili da parte dell' uomo industriale è cominciata appena due secoli fa: un battito di ciglia nella storia del clima della terra».

al gore riscaldamento globaleAL GORE RISCALDAMENTO GLOBALE
La petizione sottoscritta dagli scienziati italiani afferma con chiarezza: «È scientificamente non realistico attribuire all' uomo la responsabilità del riscaldamento osservato dal secolo passato ad oggi. Le previsioni allarmistiche avanzate, pertanto, non sono credibili, essendo esse fondate su modelli i cui risultati sono in contraddizione coi dati sperimentali. Tutte le evidenze suggeriscono che questi modelli sovrastimano il contributo antropico e sottostimano la variabilità climatica naturale». E ancora: «Bisogna essere consapevoli che il metodo scientifico impone che siano i fatti, e non il numero di aderenti, che fanno di una congettura una teoria scientifica consolidata».
riscaldamento globaleRISCALDAMENTO GLOBALE

L' invito è a non diffondere il messaggio che tutti gli scienziati siano d' accordo sulla causa antropica. «Non sono un negazionista», precisa Prodi, «dico che conosciamo l' enormità dei processi che avvengono fra i sottosistemi, ma non c' è ancora una modalità di previsione. Invece di insistere con gli allarmismi sulla CO2, sulla distruzione delle foreste tropicali, invece di impostare i rapporti internazionali sul dogma non scientifico del riscaldamento globale o dell' innalzamento dei mari difficilmente prevedibile, cerchiamo di rispettare il pianeta secondo il richiamo dell' enciclica Laudato si' di papa Francesco».

Il degrado ambientale deve preoccupare, ma non bisogna cadere nell' ideologia «L' umanità è uscita dal suo ciclo naturale, questa deve essere la nostra consapevolezza e gli uomini di scienza devono dirlo, ragionando sulle nostre risorse ormai limitate. Purtroppo però oggi nel nostro Paese c' è un anti accademismo preoccupante, che nuoce alla ricerca e all' università», conclude con amarezza Prodi. Fonte: qui

mercoledì 12 settembre 2018

CARMINATI E BUZZI “GUIDAVANO UN’ASSOCIAZIONE DI STAMPO MAFIOSO”



NELLA SENTENZA D'APPELLO PENE RIDOTTE A CARMINATI (14 ANNI) E A BUZZI (18 ANNI) MA VIENE RICONOSCIUTO IL 416 BIS E DUNQUE L’AGGRAVANTE MAFIOSA

Francesco Salvatore per www.repubblica.it
buzzi carminatiBUZZI CARMINATI

La decisione della Corte si è giocata tutta sull'articolo 416bis del codice penale, la mafiosità o meno dell'associazione che faceva capo ai due boss, l'ex Nar Massimo Carminati e il re delle cooperative rosse Salvatore Buzzi. Nel primo processo l'aggravante mafiosa cadde perché - si leggeva nelle motivazioni - l'applicazione letterale del 416bis non era possibile. Così, in primo grado a fine luglio 2017, i due furono condannati rispettivamente a 20 e a 19 anni di carcere per associazione a delinquere semplice e detenuti dal dicembre del 2014.

Nel dicembre 2017 arrivò poi la decisione della Procura generale di Roma di rivolgersi ai giudici di secondo grado, impugnando la sentenza solo nella parte in cui il tribunale ha rigettato lo scorso luglio l'esistenza dell'associazione mafiosa. E ai primi di marzo il processo d'Appello aveva preso il via con gli insulti in aula dell'avvocato di Carminati contro il giornalista dell'Espresso Lirio Abbate. E ora quegli stessi giudici della terza sezione hanno emesso il loro verdetto, limando le condanne ai boss ma riconoscendo il 416 bis.
buzzi e carminati a processoBUZZI E CARMINATI A PROCESSO

Procura di Roma: "Su mafia riconosciuta nostra tesi":  "Abbiamo sempre detto che le sentenze vanno rispettate: lo abbiamo fatto in primo grado e lo faremo anche adesso. La corte d'appello ha deciso che l'associazione criminale che avevamo portato in giudizio era di stampo mafioso e utilizzava il metodo mafioso. Era una questione di diritto che evidentemente i giudici hanno ritenuto fondata". Così il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini ha commentato a caldo la decisione. In aula erano presenti anche il pm Luca Tescaroli e i procuratori generali Antonio Sensale e Pietro Catalani.

L'avvocato di Buzzi"Da oggi pericoloso vivere in Italia": "Quanto accaduto è grave, è un fatto assolutamente stigmatizzabile l'aver riconosciuto in questa roba la mafia. Vedo che per molti cittadini da oggi è molto pericoloso vivere in Italia, è una bruttissima pagina per la giustizia del nostro Paese". Così l'avvocato difensore di Salvatore Buzzi, Alessandro Diddi, parlando a margine della lettura del dispositivo della sentenza d'appello. Diddi ha poi aggiunto: "Il collegio ha riconosciuto la associazione di stampo mafioso, ma ha ridotto il trattamento sanzionatorio che era stato applicato in primo grado. Noi abbiamo da sempre sostenuto che il tribunale fosse andato con la mano pesante su diverse condotte".
buzzi carminatiBUZZI CARMINATI

L'associazione Libera: "Ottimo lavoro della Procura di Roma": "Questa sentenza costituisce un riconoscimento per l'ottimo lavoro della procura di Roma e per i carabinieri ed è un tributo per quei giornalisti d'inchiesta come Lirio Abbate che per primo hanno illuminato la realtà di questa organizzazione mafiosa", è il commento dell'avvocato Giulio Vasaturo dell'associazione Libera, parte civile nel processo.

Nella requisitoria del marzo scorso, la Procura di Roma chiese condanne pesantissime con il riconoscimento della mafiosità per gli imputati a processo: 26 anni e mezzo nei confronti di Carminati e 25 anni e 9 mesi per Buzzi. La pubblica accusa, di cui fa parte il pm Luca Tescaroli, che ha affiancato per tutto il processo d'appello i colleghi della procura generale, aveva inoltre chiesto 24 anni per Riccardo Brugia, 18 anni per Matteo Calvio, 17 anni e mezzo per Paolo Di Ninno, 16 anni e 10 mesi per Agostino Gaglianone, 18 anni e mezzo per Luca Gramazio, 17 anni per Alessandra Garrone, 14 anni e mezzo per Franco Panzironi. Una richiesta complessiva di 430 anni di carcere per 43 imputati.

raggi processo mondo di mezzoRAGGI PROCESSO MONDO DI MEZZO
"Non si tratta di stabilire se a Roma c'è o no la mafia, ma se questa organizzazione criminale rientra nel 416 bis e se ha operato con il metodo mafioso" avevano specificato i magistrati. E il metodo consta di alcune modalità chiave: l'uso della violenza e dell'intimidazione, l'acquisizione di attività economiche e l'infiltrazione nella pubblica amministrazione". Oggi il verdetto dei giudici di secondo grado che ha dato loro ragione.

Al processo, sia il Comune di Roma che la Regione Lazio sono parte civile e la sindaca Raggi ha voluto assistere alla lettura della sentenza. Con un singolare fuori-programma: appena arrivata, è stata fermata dall'avvocato difensore di Salvatore Buzzi, Alessandro Diddi, che, "da cittadino" si è lamentato "del cantiere sulla Tiburtina ancora aperto da quattro anni"...

Fonte: qui

domenica 19 novembre 2017

Trump minaccia i palestinesi: “Avviate negoziati di pace con Gerusalemme o chiudiamo i vostri uffici”

L’amministrazione Trump ha avvisato i palestinesi che chiuderà il loro ufficio a Washington a meno che non avviino seri negoziati di pace con Israele. Lo riferisce l’Ap, citando dirigenti Usa. Il segretario di Stato Usa Rex Tillerson ha stabilito che i palestinesi hanno violato una oscura previsione di una legge Usa secondo cui la missione dell’Olp deve essere chiusa se i palestinesi tentano di appellarsi alla Corte penale internazionale per perseguire gli israeliani per crimini contro i palestinesi.
Un dirigente del Dipartimento di Stato ha riferito che in settembre il presidente palestinese Abu Mazen ha varcato questo limite. Ma la legge consente una via di uscita al presidente, quindi la dichiarazione di Tillerson non significa necessariamente che l’ufficio chiuderà. Ora Trump ha 90 giorni per valutare se i palestinesi sono «in negoziazioni dirette e significative con Israele». Una leva di pressione che potrebbe essere usata dal presidente Usa per riprendere il processo di pace ma che potrebbe anche irritare i palestinesi.

Fonte: qui

martedì 14 novembre 2017

PRONTO IL RICORSO CONTRO LA SENTENZA DI CARMINATI. PER LA PROCURA I SUOI METODI ERANO DA VERA MAFIA, PER I GIUDICI NO.

NELLA SENTENZA SCRIVONO: “NON AVEVA QUELLA CARICA INTIMIDATRICE, TIPICA DELLE ASSOCIAZIONI MAFIOSE” 

PIGNATONE: “MA SE TUTTA ROMA SAPEVA QUALI ERANO I SUOI METODI…”
Michela Allegri per il Messaggero

giuseppe pignatone (2)GIUSEPPE PIGNATONE (2)
Non usa giri di parole e va dritto al punto: «Rispettiamo la sentenza di primo grado sul Mondo di mezzo, ma non la condividiamo e stiamo scrivendo l'appello», dice il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, intervenuto ieri a Palermo al ventennale della redazione di Repubblica.

La sentenza in questione è quella del processo Mondo di mezzo, che ha escluso l'esistenza di quell'associazione di stampo mafioso capeggiata da Massimo Carminati e dal ras delle coop Salvatore Buzzi che, per la procura di Roma, per anni avrebbe tenuto sotto scacco la Capitale d'Italia. Il capo dei pm di piazzale Clodio sottolinea che il Mondo di mezzo di Buzzi e Carminati «non dominava un territorio ma un settore di affari e, soprattutto, una serie di rapporti con un pezzo dell'amministrazione comunale. Carminati otteneva il controllo con il metodo mafioso attraverso la violenza».

CARMINATICARMINATI
Dalla parte dell'ex Nar e dei sodali, secondo la ricostruzione della procura, il curriculum criminale del presunto boss e, soprattutto, i legami con la Banda della Magliana

«Tutti lo sapevano - aggiunge Pignatone - Carminati aveva alle spalle un pedigree noto a Roma. C'erano, secondo noi, le condizioni per il riconoscimento del carattere mafioso». Un carattere che, per gli inquirenti, derivava dalla paura e dal senso di riverenza nei confronti dell'ex Nar.

«Dal 2012, dopo il mio arrivo a Roma, era pacifico per ministri e prefetti che nella Capitale non ci fosse la mafia. Io ho iniziato a fare indagini per scoprire se fosse vero e sono uscite le piccole mafie - compresa quella di Carminati, prosegue Pignatone - L'articolo 416 bis del codice penale non punisce solo le mafie tradizionali. Le piccole organizzazioni criminali, piaccia o non piaccia, hanno piena cittadinanza per essere punite, e sono tali se usano il metodo mafioso».
buzzi carminatiBUZZI CARMINATI

LA SENTENZA
L'appello verrà presentato contro la sentenza della X sezione penale che, il 20 luglio scorso, ha escluso proprio l'esistenza di quel metodo, facendo cadere l'accusa di associazione mafiosa contestata a 19 imputati.

Per il collegio, infatti, il gruppo capeggiato da Carminati e dal ras delle coop non aveva un reale controllo del territorio e, soprattutto, non aveva quella «carica intimidatrice» intesa come «caratteristica specifica del modello associativo delineato dall'articolo 416 bis, attraverso cui l'associazione si manifesta concretamente», si legge nelle 3.200 pagine di motivazione della sentenza con cui il Tribunale ha condannato l'ex Nar a 20 anni di reclusione e il suo braccio destro imprenditoriale a 19 anni.

massimo carminatiMASSIMO CARMINATI
Una sentenza che ha previsto pene molto dure anche per gli altri imputati - 250 anni complessivi di carcere - ma che ha rifiutato di riconoscere che quel gruppo fosse un'unica organizzazione mafiosa. 

Si tratta, per il collegio, di due associazioni criminali distinte: una dedita ad attività di usura ed estorsione, l'altra in grado di arrivare ai piani alti della pubblica amministrazione a suon di tangenti, pilotare appalti milionari, inserirsi nel business dei centri di accoglienza per immigrati e raggiungere politici di destra e di sinistra.

Per la procura, invece, esiste un'unica organizzazione, che è una vera e propria cupola: «Abbiamo letto la sentenza e riteniamo di non concordare - conclude Pignatone - Stiamo scrivendo l'appello perché riteniamo che la costruzione accusatoria abbia una sua validità. Noi siamo fiduciosi su ulteriori sviluppi».

Fonte: qui