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mercoledì 25 settembre 2019

COME MAI IL DOCUMENTO DI OTTO SCIENZIATI ITALIANI CHE CONTESTA IL CATASTROFISMO DI GRETA È STATO SILENZIATO DALLA COMUNITÀ SCIENTIFICA?


LA PETIZIONE HA RAGGIUNTO LE 500 FIRME DI ESPERTI IN TUTTO IL MONDO, EPPURE SI PREFERISCE DARE RETTA A UNA 16ENNE CHE HA ABBANDONATO LA SCUOLA – INTANTO GRETA HA FATTO CAUSA A GERMANIA, FRANCIA, BRASILE, ARGENTINA E TURCHIA PER AVER…

CLIMA DI CENSURA TRA SCIENZIATI: VIETATO PARLARE MALE DI GRETA
Giuseppe Marino per “il Giornale”

greta thunberg 3GRETA THUNBERG 
Non c' è bisogno dell' olio di ricino: per un pestaggio bastano le parole. Succede che un gruppo di otto scienziati italiani rediga un documento che contesta l' allarme sul cambiamento climatico e il legame con le attività umane, una «Petizione sul Riscaldamento Globale Antropico». Il documento viene diffuso tra i colleghi senza particolare battage mediatico, soprattutto se comparato all' eco planetaria ottenuta dai fautori delle tesi opposte che hanno eletto a simbolo la giovane Greta Thunberg.

ANTONINO ZICHICHIANTONINO ZICHICHI
Succede anche che, nonostante la disparità di forze, la petizione raccolga duecento firme di scienziati, tra cui quella del fisico Antonino Zichichi. Il testo viene inoltre tradotto in inglese e comincia a circolare fuori dall' Italia con un titolo più aggressivo: «European Declaration: There is No Climate Emergency». Si arriva in breve a 500 firme di studiosi di tutto il mondo e viene preparata una conferenza per discuterne a Oslo il 18 e 19 ottobre. Al centro dell' offensiva «scettica» ci sono tra l' altro dati presentati dal gruppo di studiosi che mostrano un aumento delle temperature minore delle previsioni dell' Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), l' organismo dell' Onu che indaga il «climate change».
proteste contro il cambiamento climaticoPROTESTE CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Fin qui pare trattarsi di un normale confronto di idee, a fronte di un tema dalle tante implicazioni, anche politiche. Che però inevitabilmente attirano l' attenzione anche del movimento d' opinione che ha eletto il complesso discorso sul «global warming» a una forma di religione. In Italia il dibattito scientifico è subito diventato questione per curve da stadio.
FRANCO BATTAGLIAFRANCO BATTAGLIA

Succede ancora che l' Accademia dei Lincei organizzi un convegno sull' argomento previsto per il 12 novembre e inviti anche uno scienziato che sostiene tesi opposte a quelle dell' Ipcc, il professor Franco Battaglia, uno degli otto promotori originali della petizione (nel gruppo c' è anche il professor Franco Prodi). Un membro del comitato organizzatore del convegno, il professor Guido Visconti, climatologo di fama che non ha mai nascosto i suoi dubbi sul modelli di ricerca dell' Ipcc ma che conferma il rapporto tra attività umana e cambiamento climatico, si dimette in polemica con la scelta dei Lincei.
chi sopravvivera al cambiamento climatico 7CHI SOPRAVVIVERA' AL CAMBIAMENTO CLIMATICO 
Parte immediata la bastonatura contro il professor Battaglia.

Il quotidiano Repubblica pubblica un articolo in cui sbeffeggia gli articoli del docente, storica firma del Giornale e punta a metterne in ridicolo l' attività scientifica. Il titolo dell' articolo, soprattutto, è già un marchio: «I Lincei organizzano un convegno sul clima. E fanno parlare il negazionista Battaglia». La scelta del termine è significativa: «negazionista» è il vocabolo usato per indicare gli estremisti convinti contro ogni evidenza che l' Olocausto sia una montatura del popolo ebraico. Un modo piuttosto scoperto non di confutarne le tesi scientifiche, ma la stessa legittimazione sociale a esprimere un' opinione. Fonte: qui




GHIACCIAI A RISCHIO SCIOGLIMENTO, OCEANI SEMPRE PIÙ CALDI E CICLONI: A LANCIARE L'ALLARME SUL RISCALDAMENTO CLIMATICO STAVOLTA NON E' GRETA MA L'ONU 
I MARI RISCHIANO DI SALIRE DI OLTRE UN METRO ENTRO FINE SECOLO. 
E I GHIACCIAI DELL’HIMALAYA POSSONO SCIOGLIERSI ENTRO IL 2100


Sara Gandolfi per corriere.it
ghiacciai scioglimentoGHIACCIAI SCIOGLIMENTO

A due giorni dal vertice sul clima dell’Onu, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha pubblicato un nuovo drammatico rapporto, dedicato agli oceani e alla criosfera — le parti congelate del pianeta — intitolato Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate. Annunciato al termine di una sessione plenaria di quattro giorni, nel Principato di Monaco, il rapporto è una sintesi di 7000 papers scientifici di 36 paesi diversi, e non lascia margine al dubbio sulla crisi climatica in atto. Oceani sempre più caldi e acidi, ondate di calore, piogge e cicloni più devastanti, isole sommerse.

Ghiacciai dell’Himalaya a rischio, possono sciogliersi entro il 2100
L’innalzamento del livello del mare (finora + 16 cm) sta accelerando: senza un drastico taglio delle emissioni climalteranti, gli oceani entro il 2100 si alzeranno oltre dieci volte più velocemente di quanto sia avvenuto nel XX secolo. Ovvero 15 millimetri all’anno contro i 3,6 mm annui di oggi e l’1,4 mm del secolo scorso. Significa che il mare potrebbe sollevarsi di altri 84 centimetri entro fine secolo (secondo le stime più catastrofiche, addirittura 1,1 metri). Nello scenario migliore, con drastici tagli alle emissioni, si potrebbe limitare tale innalzamento a 43 cm.
scioglimento ghiacciai 4SCIOGLIMENTO GHIACCIAI

I ghiacciai perderanno in media più di un terzo della loro massa nello scenario più grave (alte emissioni); alcune catene montuose potrebbero perdere oltre l’80 per cento dei propri ghiacciai entro fine secolo e molti sparirebbero completamente. Il ritiro dei ghiacciai di montagna modifica la disponibilità e la qualità dell’acqua a valle, con pesanti implicazioni per l’agricoltura e l’energia idroelettrica da cui dipendono le comunità locali.

La vita marina, già colpita duramente dal riscaldamento degli oceani, continuerà a declinare, anche se un taglio delle emissioni potrebbe ridurre il danno. Gli oceani si sono riscaldati senza interruzione dal 1970 e hanno assorbito più del 90% del calore in eccesso del sistema climatico. Dal 1993, il tasso del riscaldamento dell’oceano è più che raddoppiato. Tra l’84 e il 90 per cento di tutte le ondate marine di calore è oggi attribuibile alla crisi climatica: e le ondate sono due volte più frequenti, più calde e di maggior durata rispetto al periodo pre-anni Ottanta.
scioglimento ghiacciai 3SCIOGLIMENTO GHIACCIAI

La loro frequenza sarà di 20 volte più elevate se nel 2100 l’aumento delle temperature si fermerà a 2 ° C rispetto ai livelli preindustriali. Ma sarebbe 50 volte maggiore se le emissioni continuassero ad aumentare. Il riscaldamento dell’oceano riduce la miscelazione tra gli strati d’acqua e, di conseguenza, l’apporto di ossigeno e sostanze nutritive per la vita marina.

L’oceano ha assorbito tra il 20 e il 30% delle emissioni di biossido di carbonio indotte dall’uomo dagli Anni ‘80, causando l’acidificazione degli oceani, destinata ad aumentare negli anni a venire. Il pH potrebbe crollare di altri 0,3 gradi entro il 2100, e questo implicherebbe un aumento dell’acidità di circa il 150 per cento. Fino all’80 per cento della parte superiore dell’oceano potrebbe perdere ossigeno già intorno al 2050. In conseguenza di ciò, la massa totale degli animali nell’oceano potrebbe diminuire del 15 per cento e la capacità massima di pesca crollare fino al 24 per cento entro fine secolo. I coralli sono particolarmente a rischio, anche nello scenario più roseo. Il riscaldamento e l’acidificazione degli oceani, la perdita di ossigeno e i cambiamenti nelle scorte di nutrienti stanno già influenzando la distribuzione e l’abbondanza della vita marina nelle zone costiere, in mare aperto e sul fondale marino.

scioglimento ghiacciai 1SCIOGLIMENTO GHIACCIAI
I cambiamenti in atto negli oceani a loro volta generano fenomeni meteorologici estremi, destinati a peggiorare. Cicloni, uragani e tifoni diventeranno più potenti anche in un mondo a +2 C, causando maggiori danni alle coste, secondo il rapporto degli esperti Onu sul clima. L’«intensità media» dei cicloni tropicali e la percentuale dei cicloni di categoria 4 e 5, che è già aumentata negli ultimi decenni, «dovrebbe aumentare», anche se i cicloni in generale non dovrebbero essere più frequenti. Le correnti atlantiche – o Atlantic Meridional Overturning Circulation – che hanno un ruolo chiave nella redistribuzione del calore sul pianeta, sembrano destinate a indebolirsi, con il rischio di un aumento delle tempeste nell’Europa del Nord, di maggiori siccità in Sahel e Asia del Sud, e livelli del mare più alti nel nord est dell’America settentrionale.

tempesta sydney 4TEMPESTA SYDNEY 
Lo scioglimento del permafrost e del ghiaccio marino potrebbe provocare un aumento del riscaldamento marino, in un circolo vizioso che si auto-alimenta. Sta già avvenendo. Il disgelo in Groenlandia e Antartico sta rilasciando oltre 400 miliardi di tonnellate d’acqua all’anno. E a Nord l’area dell’Artico coperta dalla neve in estate si restringe di oltre il 13 per cento a decennio. Lo scongelamento del permafrost potrebbe rilasciare enormi quantità di diossido di carbonio e metano in atmosfera. Senza un drastico taglio delle attuali emission, si teme il rilascio di decine o centinaia di miliardi di tonnellate di CO2 entro fine secolo, con un’ulteriore accelerazione del riscaldamento climatico. Stessa conseguenza per lo scioglimento della neve e del ghiaccio.

tempesta sydney 3TEMPESTA SYDNEY 
Alcune isole sono destinate a diventare inabilitabili a causa dell’innalzamento degli oceani. Nello scenario peggiore, anche molte regioni costiere sono ad altissimo rischio: entro il 2300 il livello del mare potrebbe arrivare a +5,4 metri. Entro il 2050, molte megalopoli costiere e piccole nazioni insulari subiranno ogni anno catastrofi climatiche, anche con un’aggressiva riduzione delle emissioni di gas serra. Costruire una protezione contro l’innalzamento del livello dell’acqua potrebbe ridurre il rischio di inondazioni da 100 a 1.000 volte, se si investisse «da decine a centinaia di miliardi di dollari all’anno»,ma gli stati insulari non ne avranno i mezzi.

«L’oceano non può sostenere all’infinito il nostro attuale stile di vita — commenta Rebecca Hubbard di «Our Fish» — Stiamo spingendo ben oltre i limiti. L’Unione europea può lanciare un nuovo Green Deal prendendo subito misure per porre fine all’overfishing». E il sindaco di Parigi Anne Hidalgo, che presiede il gruppo C40 Cities, contro il cambiamento climatico le ha fatto eco: «Il rapporto è una lettura scioccante. Le coste del pianeta sono la casa di circa 1,9 miliardi di persone e di oltre la metà delle megacittà del mondo, e tutte sono in grave pericolo se non agiamo subito per impedire l’innalzamento delle temperature e del livello del mare».
acidificazione oceaniACIDIFICAZIONE OCEANI

L’oceano e la criosfera svolgono un ruolo fondamentale per la vita sulla Terra. Un totale di 670 milioni di persone nelle regioni di alta montagna e 680 milioni di persone nelle zone costiere dipendono direttamente da questi sistemi. Quattro milioni di persone vivono permanentemente nella regione artica, e gli Stati in via di sviluppo delle piccole isole ospitano 65 milioni di persone. «Il mare aperto, l’Artico, l’Antartico e le alte montagne possono sembrare lontani a molte persone», ha dichiarato Hoesung Lee, presidente dell’IPCC. «Ma dipendiamo da loro e ne siamo influenzati direttamente e indirettamente in molti modi: per tempo e clima, cibo e acqua, energia, commercio, trasporti, attività ricreative e turismo, per la salute e il benessere, per la cultura e l’identità». Fonte: qui

IL SINDACO DI COURMAYEUR COSTRETTO A FIRMARE UN’ORDINANZA DI DIVIETO PER LA VAL FERRET E A FAR SGOMBERARE ALCUNE ABITAZIONI DOPO L’ALLARME LANCIATO SUL GHIACCIAIO PLANPINCIEUX, SUL MONTE BIANCO, CHE STA SCIVOLANDO VERSO IL BASSO 
UN FRONTE DI 250MILA METRI CUBI CHE POTREBBE CROLLARE ALL’IMPROVVISO O CEDERE A POCO A POCO: LA MASSA SCIVOLA DI CIRCA DIECI METRI AL MESE E…


Enrico Martinet per "www.lastampa.it"

ghiacciaio planpincieux 9GHIACCIAIO PLANPINCIEUX 
Mentre l’urlo della giovanissima attivista svedese Greta Thunberg scuote le coscienze del mondo dal microfono dell’Onu nel summit sui cambiamenti climatici, i ghiacciai del Monte Bianco scivolano. Sono testimonianza della febbre che fa crollare grattacieli di ghiaccio ai Poli e riduce in modo impressionante la terra coperta di bianco della Groenlandia.

L’agonia 
COURMAYEURCOURMAYEUR



Ghiacci in agonia che ieri hanno costretto il sindaco di Courmayeur Stefano Miserocchi a firmare un’ordinanza di divieto per la Val Ferret. Il ghiacciaio Planpincieux, nella sua fascia più bassa sta scivolando verso morene, pascoli, boschi e omonima frazione.

Un fronte di 250 mila metri cubi, pari a diecimila container di navi cargo. Un’enorme massa di ghiaccio che potrebbe crollare all’improvviso, raggiungendo case, ville, alberghi e ristoranti, oppure cedere a poco a poco. Ghiaccio che svicola sull’acqua di fusione, provocata da un’estate a tratti torrida e che negli ultimi giorni si è di nuovo fatta sentire.
ghiacciaio planpincieux 4GHIACCIAIO PLANPINCIEUX

Il ghiacciaio è a fianco di un’isola di granito delle Grande Jorasses, una delle vette più famose del Monte Bianco. Su quell’isola c’è il rifugio Boccalatte che ha dovuto chiudere anzitempo, ai primi di settembre per un’altra ordinanza del sindaco e per un altro imminente crollo glaciale. Il pericolo ancora incombe, più in alto, oltre i 3.500 metri, dove su un baratro di roccia si affaccia la seraccata del ghiacciaio Whymper, quel sir Edward che nel 1865 arrivò per primo sulle Jorasses e poco dopo sul Cervino.

ghiacciaio planpincieux 3GHIACCIAIO PLANPINCIEUX
Da lassù si staccheranno, secondo i calcoli degli esperti, 150 metri cubi. Per questo motivo la montagna è stata proibita. Ma quello che accade ora è mille metri più in basso dove il Planpincieux ha subito ciò che gli esperti di Fondazione Montagna Sicura di Courmayeur chiamano un cambiamento che «lo fa apparire come terreno franoso». Lo scudo di ghiaccio è spaccato in crepacci anomali, ravvicinati, quasi confusi.

ghiacciaio planpincieux 6GHIACCIAIO PLANPINCIEUX





Il sisma silenzioso 
Appare come un terremoto silenzioso. Dipende da ciò che è accaduto in direzione del rifugio Boccalatte, forse cento metri più in alto. Lì dove la pendenza cambia si è formata una piega e un crepaccio che hanno scosso l’intero ghiacciaio. E in basso la fusione ha fatto scivolare il fronte provocando un aumento della velocità. Il Planpincieux “cammina“ e rischia di finire sulle rocce, fra gli sfasciumi e giù nell’erba ormai brulla.

Era già accaduto nel 2017, quando dal Planpincieux caddero 50 mila metri cubi. Rotolarono in blocchi grandi come un frigorifero e s’incanalarono nel torrente senza arrivare dove ci sono baite o case. Si fermarono a metà. Fortunatamente senza causare danni.
ghiacciaio planpincieux 11GHIACCIAIO PLANPINCIEUX

Lo stesso canale segnato dal torrente delle Jorasses che fece un disastro due estati fa, provocando la morte di due turisti che tentavano in auto di sfuggire alla furia di un temporale. E’ il segno di un piede fragile delle montagne lasciate dai ghiacciai, dove ghiaie e morene sono instabili e dove gli acquazzoni violenti provocano sconquassi.
ghiacciaio planpincieux 1GHIACCIAIO PLANPINCIEUX



Il controllo 
Il monitoraggio di ghiacciai e versanti è aumentato da quando le temperature hanno continuato a salire e indicare l’equilibrio instabile anche di grandi montagne come il massiccio del Bianco. L’allerta per il Planpincieux è scattata con il sistema di controllo fotografico di Cnr, Regione Valle d’Aosta e Montagna Sicura.

ghiacciaio planpincieux 10GHIACCIAIO PLANPINCIEUX
Un sistema automatico che ora per ora registra immagini e nel dettaglio fotografa le zone più in movimento, come il fronte del Planpincieux. E quando il movimento del ghiacciaio è apparso anomalo, picchi di mezzo metri di avanzamento, la “luivce rossa” ha dato il via all’intervento.

ghiacciaio planpincieux 2GHIACCIAIO PLANPINCIEUX







Secondo gli esperti glaciologi della svizzera Davos, che collaborano con Montagna Sicura, il crollo era per una porzione di 250 mila metri cubi. Di qui i divieti con l’ordinanza del sindaco Miserocchi che hanno stabilito gli sgomberi delle case più vicine alle zone a rischio. Ora soltanto il gelo potrebbe risolvere la situazione. Un inverno anticipato che rimarginerebbe le ferite del ghiacciaio. Fonte: qui

sabato 22 giugno 2019

UNA PETIZIONE SUL CLIMA DI ESPERTI E STUDIOSI CHE NON VOGLIONO CEDERE A FACILI ALLARMISMI: ''IL RISCALDAMENTO DEL PIANETA NON È COSÌ ANOMALO, CI SI BASI SUI FATTI E NON SU CONGETTURE''

DA ZICHICHI A FRANCO PRODI FINO ALL'ONCOLOGO UMBERTO TIRELLI: ''COMBATTIAMO L'INQUINAMENTO MA NON DIAMO ALL'UOMO TUTTE LE COLPE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI''

Patrizia Floder Reitter per ''La Verità''

schwarzenegger greta thunbergSCHWARZENEGGER GRETA THUNBERG
Innalzamento dei mari, avanzata del deserto, prosciugamento dei ghiacciai, scenari apocalittici. Troppi allarmismi, privi di autorevolezza scientifica, inducono a credere che il riscaldamento globale sia solo causato dall' uomo, ma è una congettura non dimostrata. Contro il catastrofismo imperante alla Greta Thunberg, la scienza si ribella.

Un centinaio di fisici, geologi, astrofisici, studiosi del clima e delle patologie tumorali, chiedono più rigore, più serietà e lo fanno con una Petizione sul riscaldamento globale antropico indirizzata ai presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera, del Consiglio dei ministri. Il documento, nel quale gli scienziati invitano i politici a non intraprendere una riduzione acritica della immissione di CO2, con l' illusoria pretesa di governare il clima, è sottoscritto da figure di primissimo piano della ricerca.
greta thunbergGRETA THUNBERG
Da Antonino Zichichi, fondatore del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana di Erice, a Renato Ricci, già presidente delle Società di fisica italiana ed europea, da Antonio Brambati, responsabile del Progetto Paleoclima-mare del Programma nazionale per la ricerca in Antartide (Pnra), all' oncologo Umberto Tirelli, direttore del Centro tumori di Aviano, decine e decine di professori e specialisti dichiarano che «è urgente combattere l' inquinamento ove esso si presenti, secondo le indicazioni della scienza migliore».

Chiedono pertanto che «siano adottate politiche di protezione dell' ambiente coerenti con le conoscenze scientifiche». Prima cosa da farsi, è dire apertamente che i modelli climatici, complessi programmi realizzati al computer e che vorrebbero spiegare un' origine antropica del riscaldamento globale - come pensa l' Ipcc delle Nazione Unite -, non sono invece in grado di riprodurre la variabilità climatica naturale.

ANTONINO ZICHICHIANTONINO ZICHICHI
La premessa è fondamentale, come ci aiuta a comprendere Franco Prodi, già ordinario di fisica dell' atmosfera all' Università di Ferrara ed ex direttore dell' Istituto di scienza dell' atmosfera e del clima del Cnr. «L' unico libero docente di meteorologia in Italia oggi vivente», ama sottolineare il professore, grande oppositore del catastrofismo climatico, 78 anni, bolognese, fratello dell' ex premier Romano Prodi, lo scienziato è tra i promotori della petizione assieme a Uberto Crescenti, Giuliano Panza, Alberto Prestininzi, Franco Battaglia, Mario Giaccio, Enrico Miccadei e Nicola Scafetta, tutti esperti di fisica, geologia o di economia delle fonti di energia. Prodi è un fisico delle nubi, «che sono al centro del sistema climatico».

Spiega: «il cambiamento è connaturato al clima, cambiano i parametri astronomici tra sole e terra, cambiano i flussi di radiazioni solari. Anche la sorgente cambia, il sole non è costante nella sua emissione. L' atmosfera si interfaccia con la criosfera, l' idrosfera, la vegetazione.

FRANCO PRODIFRANCO PRODI
Ognuno di questi ha aspetti scientifici e problemi. Molti parlano senza conoscere i principi fondamentali del passaggio fotonico terra sole». I modelli di simulazione climatica che da anni sono mostrati per annunciare un futuro spaventoso, non sono realistici. «In modo particolare, non ricostruiscono i periodi caldi degli ultimi 10.000 anni», viene indicato nel documento. Dicono di più: «I modelli falliscono nel riprodurre le note oscillazioni climatiche di circa 60 anni.

Queste sono state responsabili, ad esempio, di un periodo di riscaldamento (1850-1880) seguito da un periodo di raffreddamento (1880-1910), da un riscaldamento (1910-40), ancora da un raffreddamento (1940-70) e da un nuovo periodo di riscaldamento (1970-2000) simile a quello osservato 60 anni prima. Gli anni successivi (2000-2019) hanno visto non l' aumento previsto dai modelli di circa 0.2 gradi per decennio, ma una sostanziale stabilità climatica». Il riscaldamento della superficie terrestre non sarebbe, così anomalo. Perché viene spacciata una congettura così sbagliata?

«Se i modelli funzionassero, con i dati dei primi decenni del 1800, scarsi, ma che possediamo, dovrei riprodurre le variazioni climatiche che ci sono state da quella data fino ad oggi», chiarisce Prodi. «Invece producono solo degli scenari, del tutto diversi dal quadro della meteorologia in cui la previsione, oggi, è parecchio affidabile.

antonino zichichi 7ANTONINO ZICHICHI 
Per il clima, che è il sistema più complesso presente sul nostro pianeta, non siamo in questa condizione. Certamente i modelli sono sempre più importati ma, producono solo degli scenari. Utili alla comprensione, però non permettono di fare previsioni attendibili. Anche un velo sottile di cirri può cambiare il bilancio delle radiazioni sulla terra e quindi l' essenza del sistema clima, lo scambio fra l' energia del sole con quella infrarossa terrestre».

Tutta colpa dell' uomo?
«L' uomo ha un ruolo nel cambiamento solo dal 1700, quando fu inventata la macchina a vapore di James Watt. L' emissione nell' atmosfera di gas da combustibili fossili da parte dell' uomo industriale è cominciata appena due secoli fa: un battito di ciglia nella storia del clima della terra».

al gore riscaldamento globaleAL GORE RISCALDAMENTO GLOBALE
La petizione sottoscritta dagli scienziati italiani afferma con chiarezza: «È scientificamente non realistico attribuire all' uomo la responsabilità del riscaldamento osservato dal secolo passato ad oggi. Le previsioni allarmistiche avanzate, pertanto, non sono credibili, essendo esse fondate su modelli i cui risultati sono in contraddizione coi dati sperimentali. Tutte le evidenze suggeriscono che questi modelli sovrastimano il contributo antropico e sottostimano la variabilità climatica naturale». E ancora: «Bisogna essere consapevoli che il metodo scientifico impone che siano i fatti, e non il numero di aderenti, che fanno di una congettura una teoria scientifica consolidata».
riscaldamento globaleRISCALDAMENTO GLOBALE

L' invito è a non diffondere il messaggio che tutti gli scienziati siano d' accordo sulla causa antropica. «Non sono un negazionista», precisa Prodi, «dico che conosciamo l' enormità dei processi che avvengono fra i sottosistemi, ma non c' è ancora una modalità di previsione. Invece di insistere con gli allarmismi sulla CO2, sulla distruzione delle foreste tropicali, invece di impostare i rapporti internazionali sul dogma non scientifico del riscaldamento globale o dell' innalzamento dei mari difficilmente prevedibile, cerchiamo di rispettare il pianeta secondo il richiamo dell' enciclica Laudato si' di papa Francesco».

Il degrado ambientale deve preoccupare, ma non bisogna cadere nell' ideologia «L' umanità è uscita dal suo ciclo naturale, questa deve essere la nostra consapevolezza e gli uomini di scienza devono dirlo, ragionando sulle nostre risorse ormai limitate. Purtroppo però oggi nel nostro Paese c' è un anti accademismo preoccupante, che nuoce alla ricerca e all' università», conclude con amarezza Prodi. Fonte: qui