9 dicembre forconi: Giuseppe Pignatone
Visualizzazione post con etichetta Giuseppe Pignatone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giuseppe Pignatone. Mostra tutti i post

venerdì 29 giugno 2018

''L'ANAC HA RESO INUTILI CERTE INDAGINI, ANCHE PER IL RITARDO CON CUI CI HA TRASMESSO GLI ATTI''. LA FRECCIATA DEL PROCURATORE DI MILANO FRANCESCO GRECO, PROPRIO MENTRE CANTONE PRESENTA IL RAPPORTO DELLA SUA AUTHORITY.

CORRUZIONE: PM MILANO, ANAC HA RESO INUTILI INDAGINI
(ANSA) - Il "ritardo" con cui sono state trasmesse dall'Autorità nazionale anticorruzione alla Procura di Milano le notizie su "numerosi illeciti da cui si potevano desumere fatti di corruzione" e soprattutto le "modalità di acquisizione degli elementi" da parte dell'Anac hanno determinato "una discovery anticipata, sostanzialmente rendendo inutili ulteriori indagini nei confronti di soggetti già allertati". Lo si legge nel bilancio di responsabilità sociale della Procura di Milano presentato oggi dal procuratore Francesco Greco.
RAFFAELE CANTONERAFFAELE CANTONE

L'Autorità nazionale anticorruzione, presieduta da Raffaele Cantone, si legge nel bilancio della Procura di Milano guidata da Greco - che è stato presentato oggi assieme a quello degli altri uffici giudiziari milanesi - "ha trasmesso numerosi illeciti da cui si potevano desumere fatti di corruzione".

Tuttavia, scrive ancora la Procura milanese, "il ritardo con cui le notizie sono state trasmesse e soprattutto le modalità di acquisizione degli elementi (acquisizione di documentazione presso gli enti coinvolti) hanno determinato una discovery anticipata, sostanzialmente rendendo inutili ulteriori indagini nei confronti di soggetti già allertati".

CORRUZIONE: BOOM SEGNALAZIONI WHISTLEBLOWING IN 2018
RAFFAELE CANTONERAFFAELE CANTONE
 (ANSA) - Raddoppiano le segnalazioni di 'whistleblowing', in media oltre due al giorno, negli ultimi cinque mesi rispetto al 2017. Lo riferisce l'Anac in un rapporto del 2018, sul whistleblowing, ovvero le segnalazioni di attività illecite nell'amministrazione pubblica o in aziende private da parte dei dipendenti che ne vengono a conoscenza. Da gennaio a maggio 2018, i fascicoli aperti dall'Anac sono stati 334, in tutto il 2017 sono stati 364, nel 2016 erano 174 e nel 2015 erano 125.

CORRUZIONE: 90% SEGNALAZIONI WHISTLEBLOWING NEL PUBBLICO
 (ANSA) - Oltre il 90% dei casi di 'whistleblowing' avvengono nel settore pubblico. E' quanto emerge da un rapporto dell'Anac sul whistleblowing, ovvero le segnalazioni di attività illecite nell'amministrazione pubblica o in aziende private, da parte del dipendente che ne sia venuto a conoscenza. Nel 56,3% a segnalare è un dipendente pubblico, nel 12,3%, invece, è un dirigente pubblico. Chi segnala lavora prevalentemente nelle Regioni o negli enti locali (36.2% dei casi).
FRANCESCO GRECOFRANCESCO GRECO

A seguire, altre amministrazioni (ministeri, enti, autorità portuali) 17%, istituzioni scolastiche (università, conservatori, licei) 16.8%, aziende sanitarie e ospedaliere (15%). Da inizio anno, Anac ha già inviato 16 segnalazioni alla competente Procura della Repubblica per fatti di rilievo penale, 10 alla Corte dei conti (sussistenza di danno erariale), 15 all'Ispettorato della Funzione pubblica. Il 42,8% delle segnalazioni sono state effettuate al Sud, il 32,3% al Nord, il 21,8% al Centro, meno dell'1% dall'estero (2,4% non indicato).

CORRUZIONE: PIGNATONE, CONTRARIO A FIGURA AGENTE PROVOCATORE
francesco greco1FRANCESCO GRECO1
 (ANSA) - "Sulla figura dell'agente sotto copertura si può lavorare, soprattutto per quanto riguarda il suo utilizzo nelle operazioni antiriciclaggio. Sono contrario invece alla figura dell'agente provocatore, che esiste in America, e io la lascerei lì. Teniamoci il 'whistleblower'. Lo ha detto il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, durante un convegno dell'Anac a Roma sui dati del whistleblowing, ovvero le segnalazioni di attività illecite in amministrazione pubblica o in aziende private, da parte del dipendente che ne sia venuto a conoscenza.

CORRUZIONE:WHISTLEBLOWING; CANTONE, PIÙ QUALITÀ SEGNALAZIONI
 (ANSA) - "Il rapporto presentato oggi è fatto da luci e ombre, restano alcune criticità però c'è un miglioramento sulla qualità e la quantità delle segnalazioni". Lo ha detto il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, che oggi ha presentato a Roma il rapporto 2018 sul whistleblowing, ovvero le segnalazioni di attività illecite in amministrazione pubblica o in aziende private, da parte del dipendente che ne sia venuto a conoscenza. Per Cantone "l'incremento delle segnalazioni non è il segnale se c'è un aumento della corruzione, ma al contrario è il segnale dell'aumento dell'anticorruzione e significa che le persone non girano più la testa dall'altra parte".
PIGNATONEPIGNATONE

CANTONE A GOVERNO, BENE AGENTE SOTTO COPERTURA
 (ANSA) - "Quella dell'agente sotto copertura sarebbe una buona scelta, ma bisogna capire bene perchè è una scelta molto delicata". Lo ha detto il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, che oggi ha presentato a Roma il rapporto 2018 sul whistleblowing. "Sono convinto - ha aggiunto - che nella lotta alla corruzione sia indispensabile regolarizzare il quadro normativo. Mi piacerebbe che venissero fatte quelle norme che io da tempo invoco, come la regolamentazione delle fondazioni politiche e la legge sulle lobby. C'è poi questo intervento per il Daspo ai corrotti, che va compreso, ma mi pare vada nella giusta direzione". Fonte: qui

sabato 2 dicembre 2017

PIGNATONE RICORRE IN APPELLO CONTRO LA SENTENZA DEL PROCESSO “MONDO DI MEZZO” CULMINATO NELLE CONDANNE A 20 ANNI PER CARMINATI E 19 PER BUZZI

PER LA PROCURA DI ROMA L’ORGANIZZAZIONE CRIMINALE ERA “DI STAMPO MAFIOSO”

(ANSA) - La procura di Roma ha depositato oggi l'appello contro la sentenza emessa il 20 luglio scorso dai giudici della X sezione del tribunale a conclusione del processo cosiddetto Mondo di Mezzo culminato nelle condanne, tra gli altri, di Massimo Carminati a 20 anni di reclusione, e Salvatore Buzzi a 19 anni. Nell'impugnazione la procura ribadisce che l'oggetto del processo è stata una organizzazione di stampo mafioso.

Nel ricorso, firmato dal procuratore Giuseppe Pignatone, gli aggiunti Paolo Ielo e Giuseppe Cascini ed il sostituto Luca Tescaroli, la procura ribadisce il proprio impianto con particolare riferimento all'esistenza di una sola organizzazione di stampo mafioso guidata da Carminati e Buzzi. I giudici di primo grado hanno invece riconosciuto l'esistenza di due distinte associazioni per delinquere semplici, annullando l'aggravante della matrice mafiosa.

Fonte: qui

martedì 14 novembre 2017

PRONTO IL RICORSO CONTRO LA SENTENZA DI CARMINATI. PER LA PROCURA I SUOI METODI ERANO DA VERA MAFIA, PER I GIUDICI NO.

NELLA SENTENZA SCRIVONO: “NON AVEVA QUELLA CARICA INTIMIDATRICE, TIPICA DELLE ASSOCIAZIONI MAFIOSE” 

PIGNATONE: “MA SE TUTTA ROMA SAPEVA QUALI ERANO I SUOI METODI…”
Michela Allegri per il Messaggero

giuseppe pignatone (2)GIUSEPPE PIGNATONE (2)
Non usa giri di parole e va dritto al punto: «Rispettiamo la sentenza di primo grado sul Mondo di mezzo, ma non la condividiamo e stiamo scrivendo l'appello», dice il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, intervenuto ieri a Palermo al ventennale della redazione di Repubblica.

La sentenza in questione è quella del processo Mondo di mezzo, che ha escluso l'esistenza di quell'associazione di stampo mafioso capeggiata da Massimo Carminati e dal ras delle coop Salvatore Buzzi che, per la procura di Roma, per anni avrebbe tenuto sotto scacco la Capitale d'Italia. Il capo dei pm di piazzale Clodio sottolinea che il Mondo di mezzo di Buzzi e Carminati «non dominava un territorio ma un settore di affari e, soprattutto, una serie di rapporti con un pezzo dell'amministrazione comunale. Carminati otteneva il controllo con il metodo mafioso attraverso la violenza».

CARMINATICARMINATI
Dalla parte dell'ex Nar e dei sodali, secondo la ricostruzione della procura, il curriculum criminale del presunto boss e, soprattutto, i legami con la Banda della Magliana

«Tutti lo sapevano - aggiunge Pignatone - Carminati aveva alle spalle un pedigree noto a Roma. C'erano, secondo noi, le condizioni per il riconoscimento del carattere mafioso». Un carattere che, per gli inquirenti, derivava dalla paura e dal senso di riverenza nei confronti dell'ex Nar.

«Dal 2012, dopo il mio arrivo a Roma, era pacifico per ministri e prefetti che nella Capitale non ci fosse la mafia. Io ho iniziato a fare indagini per scoprire se fosse vero e sono uscite le piccole mafie - compresa quella di Carminati, prosegue Pignatone - L'articolo 416 bis del codice penale non punisce solo le mafie tradizionali. Le piccole organizzazioni criminali, piaccia o non piaccia, hanno piena cittadinanza per essere punite, e sono tali se usano il metodo mafioso».
buzzi carminatiBUZZI CARMINATI

LA SENTENZA
L'appello verrà presentato contro la sentenza della X sezione penale che, il 20 luglio scorso, ha escluso proprio l'esistenza di quel metodo, facendo cadere l'accusa di associazione mafiosa contestata a 19 imputati.

Per il collegio, infatti, il gruppo capeggiato da Carminati e dal ras delle coop non aveva un reale controllo del territorio e, soprattutto, non aveva quella «carica intimidatrice» intesa come «caratteristica specifica del modello associativo delineato dall'articolo 416 bis, attraverso cui l'associazione si manifesta concretamente», si legge nelle 3.200 pagine di motivazione della sentenza con cui il Tribunale ha condannato l'ex Nar a 20 anni di reclusione e il suo braccio destro imprenditoriale a 19 anni.

massimo carminatiMASSIMO CARMINATI
Una sentenza che ha previsto pene molto dure anche per gli altri imputati - 250 anni complessivi di carcere - ma che ha rifiutato di riconoscere che quel gruppo fosse un'unica organizzazione mafiosa. 

Si tratta, per il collegio, di due associazioni criminali distinte: una dedita ad attività di usura ed estorsione, l'altra in grado di arrivare ai piani alti della pubblica amministrazione a suon di tangenti, pilotare appalti milionari, inserirsi nel business dei centri di accoglienza per immigrati e raggiungere politici di destra e di sinistra.

Per la procura, invece, esiste un'unica organizzazione, che è una vera e propria cupola: «Abbiamo letto la sentenza e riteniamo di non concordare - conclude Pignatone - Stiamo scrivendo l'appello perché riteniamo che la costruzione accusatoria abbia una sua validità. Noi siamo fiduciosi su ulteriori sviluppi».

Fonte: qui

lunedì 13 novembre 2017

DALLA CAMORRA AGLI ZINGARI, TUTTI I CLAN CHE COMANDANO ''ROMA DI SOTTO''

ANCHE LA MOVIDA E’ SOTTOPOSTA AL PIZZO PERCHE’ SI SPACCIA 

PUR SCONFITTO, PIGNATONE INSISTE SU "MAFIA CAPITALE": “È UN ERRORE ANCHE PIÙ GRAVE NEGARE L'ESISTENZA DI SIGNIFICATIVE PRESENZE MAFIOSE E LA NECESSITÀ DI CONTRASTARLE”
Francesco Grignetti per La Stampa

giuseppe pignatoneGIUSEPPE PIGNATONE
C' è un episodio fulminante, a scartabellare tra le tantissime inchieste sulla criminalità organizzata che portano la firma del procuratore Giuseppe Pignatone e dell'aggiunto Michele Prestipino, che racconta tutto della nuova mafiosità declinata alla romana. Accade nel 2015, ai tempi del funerale sfarzoso e pacchiano per il capostipite dei Casamonica, Vittorio.

Salvatore Casamonica pretende il pizzo dagli esercizi commerciali del Tuscolano e al titolare di un pub fa il seguente discorso: «Voi con 'sta movida avete rotto. La gente fa rumore, così in piazza passano di continuo i carabinieri e i miei non possono più lavorare». Sottinteso, con la droga. «Ora, siccome io non ci voglio rimettere...

ARRESTO DI SALVATORE CASAMONICAARRESTO DI SALVATORE CASAMONICA
Me dovete dare 'sti sordi. So' 500 euro a settimana». 

Così la criminalità va all' assalto di Roma. La città è ai loro occhi una ricca, grande, indifesa riserva d' oro. E c' è spazio per tutti. 

Secondo l' ultimo monitoraggio della Direzione nazionale antimafia sarebbero 75 i clan grandi o piccoli che si sono insediati all' ombra del Cupolone. O che sono nati qui.

Per dirla con le parole del procuratore Pignatone: «Non si può certo affermare che Roma sia una città mafiosa nel senso in cui lo sono molte città del Sud, dove un' unica organizzazione esercita il controllo quasi militare del territorio. Ma è sicuramente un errore anche più grave negare l' esistenza di significative presenze mafiose, anche autoctone, e la necessità di contrastarle».
funerali vittorio casamonica 8FUNERALI VITTORIO CASAMONICA 8

Ci sono davvero tutti, al gran banchetto. I siciliani. I calabresi. I napoletani. I camorristi ostentano nomi dal lugubre pedigree criminale: Femia, Moccia, Mallardo, Iovine, Alfieri, Sarno. 

Molti continuano a presidiare anche gli antichi radicamenti in Campania; alcuni si trasferiscono in blocco. Quando i Moccia da Afragola decidono di piazzare a Roma i loro prodotti caseari, si spalancano loro le porte di tanti ristoranti già nelle mani della camorra, ma anche della Conad.

Il metodo di imporsi sul mercato si scopre da un' intercettazione: «Lui quando dice il cognome suo, si sa che è, chi sono, chi non sono... si mettono sugli attenti e lui basta che fa il cognome, giusto no?». Michele Senese - condannato due giorni fa dalla Cassazione a 30 anni per l' omicidio di uno degli ultimi boss della Banda della Magliana - è uno dei capi. Era stato protagonista della mattanza di camorra, alleato di Carmine Alfieri e nemico di Cutolo.

BANDA DELLA MAGLIANABANDA DELLA MAGLIANA
È poi finito a Roma dove si ritiene che controlli tutta l' area del Tuscolano assieme al suo alleato, il temibile Pagnozzi Domenico, «noto negli ambienti malavitosi come "Mimì o' professore" o "occhi di ghiaccio", già elemento di spicco dell' omonima famiglia camorristica di stanza a San Martino Valle Caudina (Avellino)». In un' intercettazione, uno del gruppo si vanta: «A noi ci chiamano "I napoletani della Tuscolana". Questa è tutta roba nostra».

Scrive il gip nel 2015: «La consorteria ha basi operative nel rione Monti, al Pigneto mentre organizza, su vasta scala, lo spaccio e il traffico di stupefacenti sulle piazze del Quarticciolo, Centocelle, Tuscolana, Quadraro. L' organizzazione opera anche nei settori dell' usura e dell' estorsione arrivando, spesso, ad estromettere le vittime dei delitti dalle proprie attività».
donne casamonicaDONNE CASAMONICA

Quanto fossero cattivi questi napoletani, se ne sono accorti per primi proprio i Casamonica, il clan di zingari che si è insediato tra Cinecittà, Tor Bella Monaca e la Romanina. Per una partita di droga non pagata, stava per finire malissimo. Poi però Pagnozzi e i suoi finiscono in carcere e il gruppo di zingari prende ad espandersi

E con loro altri due clan rom, i Di Silvio, «padroni» di Ciampino, e gli Spada, all' onore delle cronache di Ostia.

OSTIA DANIELE PIERVINCENZIOSTIA DANIELE PIERVINCENZI
Ma la storia noir di Roma è una continua altalena di equilibri. A Ostia, per dire, i siciliani Triassi, imparentati con i Cuntrera-Caruana (due latitanti li arrestarono nel 1998 proprio a Ostia: quell' operazione porta la firma dell' indimenticato Nicola Calipari e del colonnello dei carabinieri Mario Parente, capo dei servizi segreti esteri) entrarono in conflitto con i Fasciani. Vito Triassi viene gambizzato una prima volta nel 2006. Una seconda, l' anno dopo.

RAGGI OSTIARAGGI OSTIA
Infine è incendiata l' autovettura del genero. Uno sgarbo terribile. Prima che si scateni la guerra, interviene Senese e grazie al suo carisma criminale viene stipulata una pax mafiosa che sul litorale regge da 10 anni. 

Vi ha fatto riferimento di recente anche Pignatone: «Tra i capi dei gruppi più importanti operanti nell' area romana sono stati accertati contatti diretti a risolvere i contrasti senza ricorrere alle armi».

Non sono mafie queste? 

La procura ordina decine di arresti e moltiplica la pressione anche sui patrimoni. Sono stati sequestrati (in parte confiscati) alcuni miliardi di euro. 

Ma la guerra sarà lunga.

Fonte: qui

giovedì 15 dicembre 2016

Il Comitato per la legalità ed il 9 Dicembre Forconi presentano la formale denuncia presso la Procura di Roma contro i parlamentari


Ci sono cose che non si fanno per coraggio. Si fanno per potere continuare a guardare serenamente negli occhi i propri figli e i figli dei propri figli”( Gen. Carlo Alberto dalla Chiesa)


9 Dicembre Forconi - Comitato per la legalità 

COMUNICATO STAMPA

In data odierna una delegazione del “Comitato per la Legalità”, con il Generale Antonio Pappalardo, si è presentato dal Procuratore della Repubblica di Roma, dott. Pignatone, al quale ha consegnato l’allegato esposto denuncia, in cui è ben evidenziato che i delinquenti sono i parlamentari abusivi dal 2014, che hanno rubato alle casse dello Stato oltre 900 milioni di euro.
E’ stato precisato che la Corte Costituzionale ha indicato nella sua sentenza, con cui è stata dichiarata incostituzionale la legge elettorale “Porcellum”, che i parlamentari potevano rimanere in carica nel segno della continuità dello Stato, per portare a termine l’attività in quel momento in essere e per modificare la legge elettorale. Ma la continuità dello Stato è saltata nel momento in cui i parlamentari si sono pervicacemente attaccati alle poltrone per ben oltre un ragionevole periodo di tempo di un anno e dopo aver formato un nuovo governo nel febbraio 2014 con Renzi, tentando in modo eversivo a colpi di maggioranza di modificare la Costituzione.

Ora siamo oltre ogni logica e completamente fuori dallo Stato di diritto, visto che con il governo Gentiloni gli abusivi intendono rimanere ancora un altro anno.

E’ stato ribadito che i Forconi si sono limitati ad arrestare una persona, che si è qualificata come onorevole, coperta da immunità.

L’arresto è stato operato sulla base dei reati di:
  1. Usurpazione di potere politico”, che punisce “chiunque usurpa un potere politico, ovvero persiste nell’esercitarlo indebitamente”, che prevede la pena della reclusione da sei a quindici anni;
  2. Attentato ai diritti politici del cittadino”, che punisce “chiunque con violenza, minaccia o inganno, impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico”, che prevede la pena della reclusione da uno a cinque anni;
  3. Associazione a delinquere”, che punisce “tre o più persone che si associano allo scopo di commettere più delitti”, che prevede la pena della reclusione da tre a sette anni.
Al Procuratore della Repubblica è stato fatto presente che è stata inviata l’allegata lettera al Capo della Polizia, ai Capi di Stato Maggiore Militare e ai Comandanti Generali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza perché procedano a perseguire reati così gravi.
Sono state, altresì, inviate lettere a Papa Francesco, al Presidente del Parlamento Europeo, alla Corte dei diritti dell’Uomo e all’Alta Corte di Giustizia Europea, affinché siano ripristinate in Italia legalità, libertà e democrazia.

Il Comitato per la Legalità ha ribadito al Procuratore della Repubblica di Roma che se le autorità preposte non procedono nei confronti dei parlamentati abusivi sarà il popolo ad agire nelle forme previste dalla legge e dalla Costituzione.
Il Procuratore Pignatone ha risposto che esaminerà con molta attenzione gli atti prodotti.

Abbiamo dato mandato ai nostri legali di querelare tutti coloro che definiscono delinquenti e squadristi cittadini che stanno compiendo il loro dovere, in assenza di provvedimenti delle autorità competenti.

Roma, 15 dicembre 2016


Antonio Pappalardo, Danilo Calvani, Francesco Puttilli, Adolfo Bottiglione

sabato 10 dicembre 2016

VIRGINIA NE PERDE UN ALTRO? L'ASSESSORE BERDINI (URBANISTICA)

BERDINI È DATO IN USCITA DOPO UNA RIUNIONE GRILLINA IN CUI LO AVREBBERO SILURATO A SUA INSAPUTA. AL CENTRO DELLA LOTTA, LO STADIO DELLA ROMA E I MOLTI PROGETTI IN BILICO DEL COMUNE. 

AL SINDACO RAGGI MANCA ANCORA UN CAPO DI GABINETTO, MENTRE L'EX RAINERI HA DEPOSITATO UNA DENUNCIA DI FUOCO CONTRO IL RAGGIO MAGICO: ''SEGRETI E MINACCE PER FARMI FUORI'' (QUI IL CONTENUTO)

6 DICEMBRE 2016

Simone Canettieri per www.ilmessaggero.it

L'assessore all'Urbanistica del comune di Roma Paolo Berdini lascia la giunta Raggi? La notizia viene data dall'Adnkronos secondo cui la decisione sarebbe stata presa nel corso di una riunione tenuta ieri sera alla quale ha partecipato la sindaca Virginia Raggi e i suoi più stretti collaboratori. Berdini tuttavia, parlando all'agenzia Aska, ha smentito. Anche se non ha nascosto la propria amarezza con i suoi più fidati collaboratori.
PAOLO BERDINIPAOLO BERDINI

Ce n'è abbastanza quantomeno per alimentare un giallo. Se ancora non siamo alle dimissioni, infatti, pare che Berdini sia come in bilico. L'assessore, il meno «politico» ed il più indipendente della giunta Raggi, più volte ha espresso posizioni personali e poco integrate col resto della squadra di governo su progetti importanti come lo Stadio della Roma. Rumors a palazzo Senatorio lo darebbero dunque in uscita dalla squadra di governo della Raggi segnando un ulteriore cambio all'interno della giunta.

La notizia è piombata in via del Tritone 142, sede dei gruppi consigliari, dove si sta svolgendo la commissione bilancio. L'imbarazzo dei grillini è stato palpabile. Tra chi ha cercato di sfuggire alle domande dei cronisti e chi invece ha ammesso. «Berdini? Sì c'è malcontento nei suoi confronti».

BERDINI NUOVO STADIO ROMABERDINI NUOVO STADIO ROMA
Dopo Andrea Lo Cicero, annunciato in campagna elettorale mai mai nominato, Marcello Minenna e Raffaele De Dominicis, Berdini potrebbe essere il prossimo assessore della giunta Raggi a salutare la compagnia dopo sei mesi di governo.



2. CAMPIDOGLIO, IL DOSSIER RAINERI: "SEGRETI E MINACCE PER FARMI FUORI" -  IL CARTEGGIO DEPOSITATO AI MAGISTRATI DALL'EX CAPO DI GABINETTO: DITO PUNTATO SULLO STRAPOTERE DEI FEDELISSIMI DELLA PRIMA CITTADINA
Giovanna Vitale per ''la Repubblica - Roma''

RAGGI RAINERIRAGGI RAINERI
Al di là delle notizie di reato che la giudice Carla Raineri ha segnalato personalmente al procuratore Giuseppe Pignatone, e subito finite in un fascicolo per il quale si sta ora valutando l'abuso d'ufficio, il memoriale segreto depositato dall'ex capo di gabinetto del Campidoglio offre uno spaccato inquietante sulle manovre, le minacce e i sotterfugi messi in atto dal "Raggio magico" nei suoi 45 giorni di permanenza a palazzo Senatorio. Un gruppo assai ristretto - la sindaca Raggi, il vice Frongia, il braccio destro Raffaele Marra e il capo segreteria Salvatore Romeo - che sembra colpire chiunque osi mettersi di traverso. Piegando norme e regolamenti ai propri fini.
CARLA RAINERICARLA RAINERI

È una donna ferita, Carla Raineri. Un magistrato che credeva di potersi mettere al servizio di una delle massime istituzioni del Paese per ritrovarsi usata come paravento di decisioni prese da altri, delegittimata solo per aver provato a far rispettare la legge. "Appena insediata in Campidoglio, il 29 luglio 2016, ho subito avvertito intorno a me una crescente ostilità", scrive Raineri nel dossier, che Repubblica è in grado di rivelare, registrato dalla procura con un protocollo riservato.


RAGGI FRONGIARAGGI FRONGIA
Ostilità "sia perché occupavo una casella cui palesemente ambivano altri soggetti molto cari alla Raggi (Frongia, Romeo, Marra) sia perché, da subito, mi sono scontrata con la sindaco sulla procedura di nomina di Romeo, da me ritenuta assolutamente illegittima, e sulla indisponibilità di trattenere Marra nel Gabinetto", denuncia Raineri. "Mi sono quindi progressivamente trovata collocata (direi letteralmente schiacciata) tra Romeo e Marra. La sindaco, per limitare le mie prerogative, ha immediatamente concepito una Segreteria particolare, che era in realtà il "vero Gabinetto", a capo del quale ha posto Romeo ". A cui ha conferito pure "una specifica delega alle partecipate, di fatto attribuendogli anche il ruolo di "assessore ombra" di Minenna". Da lì "ha pesantemente interferito sulla nomina del dg Ama".
RAGGI FRONGIARAGGI FRONGIA

GLI ONNIPRESENTI
Prosegue la giudice: "Romeo era onnipresente, terribilmente invasivo e prevaricante. Dai diktat in merito alla organizzazione delle riunioni alla precettazione delle stanze. Addirittura villano e offensivo con la mia segreteria. Sempre protetto dalla sindaca che rimarcava, di fronte a tutti, la centralità del suo ruolo. Marra, dal canto suo, aveva la qualifica di vicecapo di Gabinetto" ma "con lui non ho mai avuto il piacere di condividere alcuna decisione. Riferiva direttamente alla sindaco. Il paradosso era che io non venivo convocata alla riunioni (per esempio sul terremoto) e nessuno mi avvertiva neppure delle urgenze".
virginia raggi in auto con daniele frongiaVIRGINIA RAGGI IN AUTO CON DANIELE FRONGIA

"In compenso, il giorno del terremoto, mentre la protezione civile conferiva con Romeo (non con me) e con Frongia, io venivo richiesta ripetutamente e insistentemente di attivarmi per autorizzare l'assessore Bergamo a recarsi a spese del Campidoglio al Festival del cinema di Venezia ".
"Avrò visto Raggi complessivamente un paio d'ore in un mese e solo in occasione delle riunioni di giunta. Per contro lei era sempre chiusa nella sua stanza con Romeo e Marra, sempre informati in tempo reale".

L'ODIO DI RAGGI
"Chiesi un appuntamento a Raggi al ritorno dalle sue vacanze.

Il 25 agosto, in occasione di un duro confronto, le riferii che me ne sarei andata se le cose non fossero cambiate".

Le pose tre condizioni: 

allontanare Marra dal Gabinetto e nominare al suo posto un colonnello dei Carabinieri; 

rivedere la nomina di Romeo; 

restituire dignità all'ufficio di Gabinetto, limitando le interferenze.
salvatore romeo e raffaele marra al compleanno di pieremilio sammarcoSALVATORE ROMEO E RAFFAELE MARRA AL COMPLEANNO DI PIEREMILIO SAMMARCO

"Raggi rimase più che contrariata. Ricordo ancora il suo sguardo pieno d'odio". Segue il drammatico racconto della notte del 31 agosto in cui, a seguito del parere reso da Anac sulla base di "un finto e strumentale quesito elaborato da Marra", fu convocata in Campidoglio e costretta a fare le valigie. "Un'iniziativa ritorsiva - scrive Raineri - concepita subito dopo il colloquio del 25 agosto, allorché la sindaco apprese la mia indisponibilità ad avallare la delibera di Romeo e trattenere Marra nel Gabinetto, e consumata in riunioni segrete con Marra e Romeo ". Severa la richiesta alla Procura: valuti "il comportamento di Raggi, improntato dal preordinato intento di danneggiare la mia immagine e determinare le mie dimissioni".
salvatore romeoSALVATORE ROMEO

IL BLITZ SULLA NOMINA DI ROMEO
"La delibera è approdata direttamente in giunta il 9 agosto, senza passare al vaglio del Gabinetto, dove di norma vengono trasmesse alcuni giorni prima per un esame di legittimità". Tempismo "sospetto", visto che "Romeo esercitava le funzioni di capo segreteria sin dall'insediamento della sindaco, cioè dal 19 giugno".

pieremilio sammarcoPIEREMILIO SAMMARCO
La sua posizione "era stata inserita all'interno di una più vasta delibera contenente altre due posizioni di collaboratori e l'emolumento non era esplicitato nel quantum, ma determinato con un rinvio a categorie contrattuali di non immediata percezione ". Circostanza che ha fuorviato gli assessori. Quando Raineri se ne accorge, avverte Raggi che poteva configurarsi l'abuso d'ufficio se il fine fosse stato quello "di attribuire a un dipendente un vantaggio economico altrimenti non conseguibile (Romeo aveva più che triplicato il suo stipendio) ". Ma "trovai la sindaca totalmente impermeabile".

LE CONFESSIONI DI MARRA
MINENNAMINENNA
"Nei primi giorni del mio insediamento ", conclude Raineri, Marra "mi disse di aver dovuto trasferire la moglie e i suoi 4 figli a Malta, perché minacciati dalla criminalità organizzata, e di avere rinunciato alla scorta personale nonostante anch'egli a rischio di incolumità". La capo di Gabinetto chiese un po' in giro e alcuni dipendenti le rivelarono invece "che Marra aveva denunciato molte persone, principalmente colleghi, per vendette personali o per protagonismo".

Ancora: "Ufficiali della Gdf mi segnalarono l'inopportunità di trattenerlo nel Gabinetto. Minenna mi riferì di aver appreso dai vertici Gdf che fra le situazioni sospette che avevano determinato il suo demansionamento fino alla fuoriscita dal Corpo vi era un corso privato di pilota civile per il quale aveva sostenuto un costo di 90 milioni di cui non aveva documentato la provenienza ".

RAFFAELE MARRARAFFAELE MARRA
Terribile la reazione "quando apprese che non intendevo confermargli il ruolo di vice: si adirò alzando la voce e minacciando ritorsioni ". E la stessa cosa avvenne con l'ex capo del Personale Laura Benente, che gli rifiutò un master a Bruxelles. "Marra la intimidì, la minacciò urlando nei corridoi. Da lì a poche ore Raggi telefonò all'Inps di Torino, dalla quale proveniva la dirigente e chiese che la richiamassero subito in sede".



E chi c'è ora al suo posto?

L'onnipotente Raffaele Marra, ovviamente.


Fonte: qui