9 dicembre forconi: Paolo Berdini
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sabato 23 marzo 2019

L’ARRESTO DI MARCELLO DE VITO RISCHIA DI TRAVOLGERE TUTTI I SUOI SPONSOR POLITICI, IN PRIMIS ROBERTA LOMBARDI


NELLE CARTE DEI PM DE VITO È ACCUSATO DI AVER RICEVUTO SOLDI DA PARNASI PER LA CAMPAGNA DELLE REGIONALI 2018, DOVE LA LOMBARDI ERA CANDIDATA PRESIDENTE 

IL RUOLO DI MEZZACAPO, AVVOCATO E SOCIO DEL PRESIDENTE DEL CAMPIDOGLIO, E I RAPPORTI CON PARNASI

Maria Elena Vincenzi e Giovanna Vitale per “la Repubblica”
MARCELLO DE VITO ROBERTA LOMBARDIMARCELLO DE VITO ROBERTA LOMBARDI

Marcello De Vito non è mai stato un tipo loquace. Carattere ombroso, sempre attento a centellinare le parole, dacché ha varcato la soglia di Regina Coeli sembra essersi chiuso ancora di più. Per uno che fino a ieri guidava l' assemblea capitolina la prima notte in prigione dev' essere stata un trauma. Le accuse sono pesanti. E rischiano di travolgere, oltre a lui, altri pezzi del M5S. A cominciare dalla cordata nazionale di cui faceva parte, e che fa capo a Roberta Lombardi: nelle carte dei pm De Vito è accusato di aver ricevuto soldi dal costruttore Parnasi per la campagna delle regionali 2018, dove Lombardi correva da candidata presidente.
MARCELLO DE VITO E VIRGINIA RAGGIMARCELLO DE VITO E VIRGINIA RAGGI

De Vito divide la cella nel reparto " nuovi arrivati" con un ragazzo di colore. Quando alle sette di sera la deputata pd Patrizia Prestipino passa lì davanti lui le lancia un' occhiata stupita: «Ci conosciamo, vero? » sorride. Tuta grigia e occhiali, «ho un gran mal di testa, è possibile avere un Aulin?» chiede ai secondini. « E mi raccomando lo spesino », aggiunge. La lista dei generi di prima necessità, a partire dalle amate sigarette, sono fondamentali in un posto così.
MARCELLO DE VITO A REGINA COELIMARCELLO DE VITO A REGINA COELI

« Come stai? » domanda la parlamentare. «Ma sì dai, ce la posso fare, chiarirò tutto, tornerò a casa presto » replica di getto: « Certo tira proprio una brutta aria fuori » , si lascia andare. L' unico momento di cedimento. Quello che non ha invece mostrato davanti ai magistrati venuti a interrogarlo: si è avvalso della facoltà di non rispondere, «gliel' ho consigliato io per darmi il tempo di organizzare la difesa», preciserà poi l' avvocato.

MARCELLO DE VITO A REGINA COELIMARCELLO DE VITO A REGINA COELI
«Sono dispiaciuto, ma sereno» ripete De Vito. « Noi siamo garantisti » , cerca di rassicurarlo Prestipino, « si è colpevoli solo dopo il terzo grado di giudizio, forse anche voi del M5S dovreste riflettere » . Ma l' ormai ex presidente dell' Aula Giulio Cesare guarda altrove.

Gli sviluppi dell' inchiesta
La chiave di tutto erano le fatture per operazioni inesistenti, il metodo col quale i costruttori finanziavano De Vito per il tramite dell' avvocato Camillo Mezzacapo. Che il legame tra i due fosse molto stretto lo ha spiegato lo stesso Luca Parnasi, il costruttore finito in manette a giugno, dalle cui dichiarazioni è scaturito questo secondo filone di inchiesta.

luca parnasiLUCA PARNASI






Spiega l' imprenditore ai pm, in un verbale riportato in un' informativa dei carabinieri del nucleo investigativo: « Conobbi Mezzacapo in occasione di un incontro con De Vito da Vanni Ho percepito immediatamente che De Vito gradisse l' avvio di un rapporto professionale con lo studio Mezzacapo, ma voglio precisare che non c' è stata alcuna imposizione in tal senso (...) De Vito, pur non avendomi detto nulla, ha sponsorizzato, sin da quel primo incontro, la nascita del nostro rapporto professionale. Non siamo entrati nello specifico quel primo giorno, però abbiamo parlato della possibilità di affidare degli incarichi allo studio alla presenza di De Vito».
PATRIZIA PRESTIPINOPATRIZIA PRESTIPINO

La strategia condivisa
Da quando Mezzacapo diventa consulente di Parnasi, quest' ultimo sa di aver trovato le chiavi del Campidoglio. Spingendosi a condividere col presidente dell' aula piani e strategie. Come nel caso del contenzioso di una delle sue società, Ecogena, con Acea. Il costruttore spiega al procuratore aggiunto Paolo Ielo e ai pm Luigia Spinelli e Barbara Zuin: « Non volevo avere un contenzioso con Acea in vista della questione più grande, che era quella dello spostamento della sua sede nel Business Park.

virginia raggi marcello de vitoVIRGINIA RAGGI MARCELLO DE VITO
Ho sicuramente parlato di ciò con Mezzacapo e con De Vito, anche in presenza di entrambi e l' avvocato si è dato da fare, sfruttando le sue relazioni, per verificare se ci fossero i presupposti. Ho parlato di questo anche a De Vito ed ho promosso il mio progetto parlando anche con lui. Ricordo che lui concordò sul fatto che era una bella idea e che bisognava lavorarci. Ho ritenuto di parlarne anche con De Vito perché lo spostamento della sede Acea avrebbe certamente richiesto l' avallo del Campidoglio».

ignazio marinoIGNAZIO MARINO
E per "assicurarsi" quel placet il costruttore ha pagato a Virginia Vecchiarelli, cognata di Mezzacapo, un parcella da 95mila euro. D' altronde il costruttore era un teorico del "foraggiare la politica": nell' informativa i carabinieri scrivono che ci sono «elementi che permettono di affermare che il presidente del consiglio comunale, Marcello De Vito, ha chiesto ed ottenuto da Luca Parnasi un supporto per la campagna elettorale di Roberta Lombardi » , candidata governatore del M5S alle ultime regionali.

"Telefoni sotto controllo" Dopo l' arresto di Luca Lanzalone, le trattative proseguono, ma con più cautela perché « stanno tutti con i telefoni sotto controllo». Una precauzione tuttavia inutile.

Fonte: qui

LE INTERCETTAZIONI DEI PRANZI DEL PRESIDENTE DEL CAMPIDOGLIO E DEL SUO SOCIO MEZZACAPO, CON COSTRUTTORI E IMMOBILIARISTI 

PARNASI: “ZINGARETTI? UN CACASOTTO. I 5 STELLE NON È CHE SONO MEGLIO PERÒ O TI DICONO SÌ O NO. HO FATTO UNA CHIACCHERATA CON DE VITO, INTANTO DOMANI…” 

I FRATELLI TOTI E LA QUESTIONE DEGLI EX MERCATI GENERALI DA SBLOCCARE 

Ilaria Sacchettoni e Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”

MARCELLO DE VITO E VIRGINIA RAGGIMARCELLO DE VITO E VIRGINIA RAGGI
Appena pochi giorni prima di essere arrestato, Marcello De Vito si mostrava disponibile con costruttori e immobiliaristi per agevolare i loro affari. Il 5 febbraio scorso Camillo Mezzacapo, suo socio nella Mdl srl - società che custodisce i proventi delle intermediazioni - racconta all' amico Gianluca Bardelli il pranzo d' affari che si è tenuto proprio quel giorno.

luca bergamo paola santarelliLUCA BERGAMO PAOLA SANTARELLI






L' intercettazione è documentata dai carabinieri del Nucleo investigativo: «Mezzacapo riferisce di avere appena pranzato con tale Paola Santarelli la quale avrebbe in corso un rilevante progetto immobiliare. Nel corso della colazione la predetta imprenditrice avrebbe chiesto, con ogni evidenza al De Vito, un intervento in ordine a una questione afferente i Beni culturali». Mezzacapo sottolinea il peso dell' interlocutrice: «Ma lei ci sta intima con i Torlonia, i Bulgari li conosce tutti, Nicola, Paolo...»

MARCELLO DE VITO A REGINA COELIMARCELLO DE VITO A REGINA COELI
La «congiuntura astrale» come sottolineano fra loro è favorevole - i Pentastellati governano a livello locale e centrale - e spesso De Vito e Mezzacapo ragionano sull' opportunità di prendere altri incarichi «per alimentare i bilanci della Mdl». Mezzacapo : «Lo so bisognerebbe cercare di avere qualche bel mandato... nel mandato Enea della fusione, una cosa 200 mila euro da dare a tu... è normale, cominciamo a staccare una cosa oppure un discorso con Fabrizio ...Terna e tu di Poste e tu vai dentro a fare Poste e ti danno oppure "guarda ti piglio e ti metto a fare il consiglio di Terna"». De Vito : «Sì».

ROBERTA LOMBARDI MARCELLO DE VITO VITO CRIMIROBERTA LOMBARDI MARCELLO DE VITO VITO CRIMI
Luca Parnasi è il primo a capire l' importanza del ruolo di De Vito e la sua disponibilità: «Io ho fatto una chiacchierata con Marcello, ovviamente domani farà una chiacchierata con quello che era dello studio legale con cui lavorava... per questo ti dovevo parlare per dirti che se mettiamo insieme i nostri rapporti io l' ho incontrato e ci ho parlato, intanto domani lui incontra questa persona...».

In qualche caso a mettere in contatto De Vito con gli imprenditori provvedono altri politici. Il 29 maggio 2017 è Davide Bordoni, forzista, ex assessore capitolino, a organizzare un pranzo fra Davide Zanchi, interessato all' area degli ex Mercati generali, e il presidente dell' assemblea capitolina: «Nei giorni successivi al loro primo incontro documentato De Vito e Zanchi si sono sentiti in diverse occasioni» scrivono gli investigatori.
virginia raggi luca montuoriVIRGINIA RAGGI LUCA MONTUORI

PARNASIPARNASI












Ma c' è un' altra ragione per registrare quella tavolata: nel corso del pranzo, De Vito telefona all' assessore all' Urbanistica Luca Montuori per tentare di sbloccare la questione degli ex Mercati generali che tanto interessa i costruttori Claudio e Pierluigi Toti. Qualche volta si tratta di dialogare con la persona giusta in Campidoglio. Così per facilitare i progetti nel centro storico dell' immobiliarista Giuseppe Statuto «De Vito s' impegna a discutere della questione con tale Gabriella (Acerbi, ndr ) evidentemente un referente dell' ufficio che sta bloccando la pratica afferente la realizzazione dell' hotel da parte del gruppo Statuto o comunque del Comune di Roma».
pierluigi toti foto mezzelani gmt023PIERLUIGI TOTI FOTO MEZZELANI 

Come ha ben capito il costruttore Luca Parnasi il problema risiede tutto nei via libera che le istituzioni devono rilasciare a seconda delle circostanze. «Purtroppo scomparire dalla mattina alla sera così...poi...no. Se c' avessimo tutto approvato nessuno più a rompere i coglioni potrei pure...potrei pure...capito fare... il no? Il fuggiasco... poi alla fine». In un' altra occasione Parnasi valuta gli interlocutori: «Zingaretti? Un cacasotto. I 5 Stelle non è che sono meglio però o ti dicono sì o no».

roma ex mercati generali di ostiense 7ROMA EX MERCATI GENERALI DI OSTIENSE






A giugno 2018 Parnasi finisce agli arresti e si dimette dalla società che deve costruire il nuovo stadio. Gli subentra Giovanni Naccarato. I costruttori Toti, ora indagati, lo avvicinano, ignari di essere intercettati dai carabinieri. Parlano di inchieste, sembra che possano contare su una o più «talpe»: «Al termine di uno di tali incontri Pierluigi Toti, nel corso di un' altra conversazione fra presenti, parla esplicitamente di notizie riservate inerenti un' indagine che riguarderebbe i gruppi imprenditoriali Toti e Parnasi acquisite in epoca molto recente».


pierluigi e claudio totiPIERLUIGI E CLAUDIO TOTI
Naccarato e Claudio Toti si parlano di nuovo il 16 gennaio scorso: «L' altro soggetto che invece ci premeva di più c' ho messo un po' più di tempo a vederlo perché stava fuori, ci siamo visti, abbiamo parlato, mi ha chiesto tempo un po' per riflettere per dettare un po' la linea...». In un altro colloquio è Pierluigi Toti angosciato dalle indagini e si confida con un amico. Uomo : «Mah finché si tratta di studiare un paracadute eh?». Toti : «Per questo l' Uruguay non va venduto, per questo? C' è l' estradizione in Uruguay chi lo sa?».
MARCELLO DE VITO ROBERTA LOMBARDIMARCELLO DE VITO ROBERTA LOMBARDI
















In realtà sono anche alcune verifiche della Guardia di finanza a preoccupare Pierluigi Toti e l' imprenditore nato a Montevideo ne parla con varie persone all' interno del suo ufficio. Il problema riguarda i bilanci della società che controlla il centro commerciale «Porta di Roma»: «In finale - spiega - sono stati messi soldi finché è stato possibile mettere i soldi poi i soldi non sono stati più messi. Sono stati distribuiti 160 milioni...». Toti si sforza di trovare il modo di acquisire informazioni sulle indagini: «Non credo possiamo avere notizie aggiuntive, non sappiamo neanche qual è il Nucleo che sta esaminando....».

Fonte: qui

UN SINDACO IN BALÌA DEI MARPIONI 
LA RAGGI DIEDE L'OK AL PROGETTO DEGLI EX MERCATI GENERALI SOLO DOPO CHE I COSTRUTTORI TOTI AVEVANO INGAGGIATO L'AVVOCATO MEZZACAPO, SOCIO OCCULTO DI DE VITO, CON UNA ''CONSULENZA'' DA 110MILA EURO. SECONDO I PM, ERA UNA TANGENTE. CHE HA FUNZIONATO A CONVINCERE I GRILLINI ROMANI 
L'EX ASSESSORE BERDINI: ''FINCHÉ C'ERO, TUTTA LA GIUNTA ERA CONTRARIA. POI QUELL'OPERAZIONE FUORILEGGE È STATA APPROVATA. COME MAI?''
Carlo Bonini per “la Repubblica

Claudio TotiCLAUDIO TOTI
Un appalto e una tangente più di altre rendono impossibile alla sindaca Virginia Raggi separare le proprie responsabilità politiche dal traffico di denaro e influenze che ha travolto Marcello De Vito.

Si tratta della riqualificazione dell' area degli ex Mercati generali. Ottantottomila metri quadrati dismessi di suolo pubblico nel quadrante sud-ovest della città, destinati, nel 2003 (sindaco Veltroni), a regalarle un gioiello architettonico - "il polo dei giovani" - rimasti ibernati per 15 anni in un kafkiano abisso di insipienza politica (due varianti di progetto, con Alemanno e Marino), burocrazia, e appetiti imprenditoriali, prima di essere sbloccati, nel settembre 2017, dagli "uomini nuovi" arrivati in Campidoglio con un progetto che di quello originario è un irriconoscibile parente e al prezzo di una "stecca" di 110 mila euro pagata a De Vito e al suo esattore Camillo Mezzacapo dai fratelli Claudio e Pierluigi Toti, i costruttori che quell' appalto da 500 milioni di euro si sono aggiudicati.

RAGGI DE VITORAGGI DE VITO
Una storia che conviene prendere dalla fine. Dal 22 settembre del 2017 quando Raggi, con accanto l' assessore all' Urbanistica Luca Montuori, annuncia con enfasi che la sua "Giunta del fare" ha sbloccato i cantieri che arrugginiscono lungo la via Ostiense.

«Finalmente - dice - un pezzo della città torna a nascere. Abbiamo un nuovo progetto di riqualificazione degli ex Mercati generali, che si erano trasformati nell' ennesima opera incompleta. Il Campidoglio ha ricominciato a dettare le regole, anche sull' urbanistica. Purtroppo, in passato, l' urbanistica è stata moneta di scambio, schiacciata da interessi che non avevano nulla a che vedere con i cittadini».

È una retorica fuori luogo, quella di Raggi. Con il senno di poi, persino grottesca. Perché le «regole urbanistiche» non le hanno dettate né lei, né la Giunta. Ma i fratelli Toti. E tuttavia, anche riportando la macchina del tempo a quel settembre, Raggi appare come al solito giocare una partita insincera.

pierluigi e claudio totiPIERLUIGI E CLAUDIO TOTI
A metà tra dabbenaggine e manipolazione. Omette infatti di dire che lei e la sua Giunta sono stati chiamati a decidere sotto la spada di Damocle di una penale di 100 milioni di euro da versare ai Toti qualora i cantieri non avessero avuto il via libera. Non dà spiegazioni delle curiose ragioni per cui, in Campidoglio, insieme al Pd e a Fratelli di Italia, uno dei principali sponsor dell' opera sia Davide Bordoni, ex assessore della Giunta Alemanno, capogruppo di Forza Italia in Consiglio e cavallo su cui, con i Toti, ha scommesso anche un altro costruttore, Luca Parnasi.

Liquida come irrilevante la circostanza che l' assessore all' Urbanistica che ha avuto accanto fino a sette mesi prima, Paolo Berdini, avesse ritenuto il nuovo progetto «irricevibile».

RAGGI MONTUORIRAGGI MONTUORI
Interrogato dalla Procura dirà: «Il progetto non era conforme alla legge, doveva essere modificato e sarebbe di nuovo dovuto passare in Consiglio comunale. Sicuramente fino a febbraio 2017 l' intera giunta era contraria all' approvazione del progetto». Raggi omette di spiegare le ragioni per cui il padre di quel progetto del 2003, l' archistar olandese Rem Koolhaas, abbia nel frattempo ritirato la sua firma.

PAOLO BERDINI - ROMA POLVERE DI STELLEPAOLO BERDINI - ROMA POLVERE DI STELLE





Non dice, insomma, che quello che sta per regalare alla città è uno spazio dove un auditorium e spazi per gallerie, sono stati cancellati per essere sostituiti da un mastodontico centro commerciale e una residenza per studenti, dove il rapporto tra cemento e verde, cultura e commercio (il nuovo progetto incrementa dal 41 al 45% le cubature destinate a uso commerciale e raddoppia dal 6 al 12% quelle del terziario), sono stati rivisti a esclusivo vantaggio di chi l' opera deve costruirla e la avrà in concessione per 60 anni. La "Lamaro" dei fratelli Toti e la "Società Generale Immobiliare Italia srl.", subconcessionaria del progetto, di cui è amministratore Davide Zanchi, altro manovratore della cui esistenza non è dato sapere se Raggi sappia o meno.

berdini.BERDINI.

«A me il progetto piace», dice Raggi nel settembre 2017. Di più, «piacerà anche a Roma», aggiunge con sillogismo azzardato. Sicuramente piace ai Toti e ai loro nuovi soci nell' impresa, gli immobiliaristi francesi De Balkany. Che forse non sanno che per ammorbidire l' ostinazione Cinque Stelle ci si è dovuti prima sedere a un tavolo del ristorante "Aroma" con quel furbacchione di Davide Bordoni («Ci penso io a parlare con quelli del Pd», dice) e con De Vito (lo ha fatto il felpatissimo subconcessionario Davide Zanchi), lasciare quindi che De Vito agganciasse l' assessore Luca Montuori, ma, soprattutto, firmare un contratto di consulenza fittizia con un tale indicato da De Vito, Camillo Mezzacapo.
Rem KoolhaasREM KOOLHAAS

Un avvocato con incarichi professionali da 2 mila euro, che i Toti non avrebbero contrattualizzato neanche per una lite condominiale, ma che fanno "ridere" con una parcella concordata di 180 mila euro (poi scesi a 110 mila). E un contratto che, nella chiarezza dell' oggetto, disciplina tempi e condizioni di pagamento della tangente. Lo firmano il 29 maggio 2017, tre mesi e mezzo prima che Raggi rimanga "folgorata" dal nuovo progetto.

Dispone - si legge - che l' incarico di Mezzacapo per la "consulenza sugli ex Mercati generali" si "intenderà risolto ove entro il 30 luglio 2017 non sarà approvato dalle Autorità competenti il progetto definitivo di riqualificazione, ovvero quello esecutivo entro il 15 gennaio 2018".

roma ex mercati generali di ostiense 8ROMA EX MERCATI GENERALI DI OSTIENSE
De Vito e Mezzacapo ci danno dentro. In settembre, Raggi annuncia il via al progetto esecutivo. Il 24 ottobre, la "Silvano Toti Holding" bonifica 110 mila euro. «Una mano lava l' altra ed entrambe lavano il viso», avrebbe detto Salvatore Buzzi. Ma quella, pardon, era Mafia Capitale, mica una storia di «mele marce».

Fonte: qui

martedì 19 giugno 2018

“LANZALONE CHI?” FINO AL PARADOSSALE “GRILLO E CASALEGGIO NON SAPEVANO NEPPURE CHI FOSSE”


Alessandro Sallusti per il Giornale

alessandro sallusti a la confessione di peter gomez 2ALESSANDRO SALLUSTI A LA CONFESSIONE DI PETER GOMEZ 2
Adesso si va da «Luca Lanzalone chi?» a «l' ho incontrato una volta al ristorante ma per caso» fino al paradossale «Grillo e Casaleggio non sapevano neppure chi fosse». Nei Cinquestelle è gara a scaricare quello che fino a ieri era l' uomo più potente del Movimento e che ora si trova agli arresti per corruzione e associazione a delinquere. Marco Travaglio, megafono grillino, non si dà pace e firma senza vergognarsi uno dei suoi capolavori.

La cui sintesi è: il caso Lanzalone è solo sfiga, era un grande con un curriculum da premio Nobel e nessuno poteva immaginare che fosse un furbacchione probabilmente corrotto. Avete presente quando un genitore si ritrova con un figlio delinquente o drogato e invece che a se stesso dà la colpa alla società: era un bravo ragazzo, me l' hanno rovinato.

SALLUSTI TRAVAGLIOSALLUSTI TRAVAGLIO
Già, meglio arrampicarsi sugli specchi che guardarsi allo specchio e ammettere i propri limiti e fallimenti. Soprattutto se l' immagine che vedi riflessa è la negazione di tutto ciò che pensavi di essere e che invece non sei, se scopri sul volto i segni dei mali da cui pensavi di esser immune.
LANZALONE - ROCCO CASALINO - LUIGI DI MAIOLANZALONE - ROCCO CASALINO - LUIGI DI MAIO





Luca Lanzalone non è un caso di sfiga, è un caso dei Cinquestelle probabilmente più diffuso di quanto possiamo immaginare. Tempo al tempo: fino a che non guadagni non puoi evadere le tasse, fino a che non sei sposato tradire la moglie.

FEDE BERLUSCONIFEDE BERLUSCONI










Ora i grillini tengono lavoro e famiglia: fine del moralismo e della virtù facile perché obbligata dalle condizioni. Il loro mondo è inquinato come tutti gli altri e da inquisitori i Travaglio d' Italia si ritrovano a fare gli agnellini che al confronto Emilio Fede con Berlusconi appare oggi come uno con le palle. Si stanno rimangiando tutti gli escrementi che per anni ci hanno tirato addosso, hanno paura di fare la fine di Robespierre, da boia a ghigliottinati.

Essere giustizialisti con i nemici e garantisti con gli amici è cosa da gente senza nerbo e valori. Quel principio «non poteva non sapere» con cui è stato massacrato (e condannato) Silvio Berlusconi ora improvvisamente non vale più. Grillo, Casaleggio, Di Maio e tutta la combriccola potevano non sapere. Anzi, a leggere Travaglio «dovevano» non sapere. Altrimenti casca l' asino. Da «onestà, onestà» a «omertà, omertà».

Fonte: qui

IL PURO BERDINI CHE EPURÒ GLI IMPURI A 5 STELLE 

''DOPO LE RIUNIONI CON FRACCARO, BONAFEDE E LANZALONE, IL NO PER LO STADIO SI TRASFORMÒ IN UN SÌ''.  L'EX ASSESSORE DELLA RAGGI ERA IL NEMICO NUMERO UNO DEL PROGETTO, E ORA È UNO DEGLI ACCUSATORI PRINCIPALI DEL SISTEMA PARNASI: 'ANCHE LANZALONE ERA CONTRARIO, POI…'
Claudia Fusani per http://notizie.tiscali.it/

PAOLO BERDINI - ROMA POLVERE DI STELLEPAOLO BERDINI - ROMA POLVERE DI STELLE
“A dette riunioni parteciparono anche, con mia sorpresa, gli onorevoli Bonafede e Fraccaro. Fu allora che si iniziò a discutere della possibilità di mediare con la Roma per autorizzare la realizzazione dello stadio. Prima di allora e fino all’inizio di gennaio 2017, l’indirizzo fermo del Comune era di revocare la dichiarazione di pubblico interesse rispetto al progetto del nuovo stadio a Tor di Valle”. Troppo le controindicazioni rispetto a quel progetto: urbanistiche, ambientali, logistiche. La giunta Raggi ne era consapevole.

Eppure quell’opinione “ferma” è cambiata in poche settimane grazie alla mediazione dell’avvocato lobbista Luca Lanzalone, amico di Beppe Grillo e Davide Casaleggio e affidato alle cure dell’onorevole Alfonso Bonafede, oggi ministro della Giustizia.

La mattina del 31 maggio scorso, mentre il governo Lega-5 Stelle sta prendendo forma intorno al Contratto di governo dopo settimane di stop and go,  l’ex assessore all’urbanistica del Comune di Roma Paolo Berdini è seduto in Procura, a piazzale Clodio, davanti al pm Barbara Zuin e all’aggiunto Paolo Ielo. L’attenzione generale è tutta sui messaggi incrociati che Salvini da una parte e Di Maio dall’altra mandano via Tweet e Facebook, dopo settimane di pena il Quirinale è pronto per chiamare e dare nuovamente l’incarico al professor Conte.

berdini.BERDINI.
A piazzale Clodio, nelle stesse ore, si sta formalizzando nella massima segretezza,  l’atto che dopo 12 giorni farà tremare il governo Conte svelando il “sistema Parnasi”, il costruttore al centro dell’ennesimo sistema di corruzione, favori e clientele dove sono coinvolti , appunto, i partiti protagonisti del governo del cambiamento, Lega e 5 Stelle. Del resto, funziona così da sempre: gli affari cercano chi ha il potere, chi può offrire loro scorciatoie per condurre in porto i propri interessi; sta al potere avere gli anticorpi necessari per respingere le avances.


Dove va l’inchiesta
PAOLO BERDINIPAOLO BERDINI
Il ruolo del sindaco Virginia Raggi; del vicesindaco Bergamo; dell’assessore all’Urbanistica Luca Montuori; dell’avvocato e lobbista Luca Lanzalone e degli attuali ministri Bonafede e Fraccaro, all’epoca – nel 2017 – i “commissari” della sindaca già incappata, dopo sei mesi di governo della Capitale, in scivoloni, leggerezze e qualche ipotesi di reato (giovedì inizia il processo per falso nella nomina di Renato Marra, fratello dell’ex braccio destro Raffaele): è anche intorno a queste figure che in queste ore la procura sta decidendo come sviluppare l’inchiesta che nasce intorno alle autorizzazioni per la costruzione del nuovo stadio della Roma calcio. In settimana saranno disponibili nuovi atti, via via che i legali presentano i ricorsi al Tribunale del riesame (sono 9 gli arrestati). 

Dalle migliaia di carte già disponibili il confine tra l’illecito penale e l’illecito morale è molto sottile, spesso intrecciato. Alcuni atti possono essere a loro modo illuminanti per capire fino a che punto gli amministratori capitolini sono stati complici consapevoli di eventuali illeciti. Come il verbale di sommarie informazioni rilasciato dall’ex assessore Berdini, sentito come persona informata sui fatti quella mattina in cui tutta Italia guardava al Quirinale in attesa di un governo. 

      
LANZALONE E RAGGILANZALONE E RAGGI

Il dietrofront a gennaio 2017
Berdini era contrario alla costruzione dello stadio a Tor di Valle, per il modello di edilizia contrattata, per il luogo prescelto, per la mancanza totale di infrastrutture. Fino a gennaio 2017 era convinto di avere al suo fianco tutta l’amministrazione. Almeno fino all’arrivo di Lanzalone.  

La prima volta che l’ ho visto – racconta Berdini alla pm - era stato invitato direttamente dal Sindaco ed è arrivato con due persone . La posizione del Comune - e del Movimento 5 Stelle - era all’epoca assolutamente contraria al Progetto Stadio ed io la condividevo”. Lanzalone era stato chiamato “come consulente, per valutare se in caso di annullamento il Comune sarebbe stato gravato dall’obbligo di risarcire danni alla Roma o al gruppo Parnasi”. Berdini non comprende “il perché di tale incarico visto che i pareri sulla questione erano già stati tutti formulati dall’Avvocatura”.



“Lanzalone era contrario come noi…”
LANZALONELANZALONE
E’ Berdini che fornisce a Lanzalone tutta la documentazione e, riferisce al pm, “anche lui era favorevole alla posizione del Comune e asseriva che la Roma e il gruppo Parnasi non avrebbero potuto avanzare pretese risarcitorie nei confronti del Comune”. A fine gennaio 2017 il dossier stadio sembra quindi avviato verso l’archiviazione.  Ma non è così.

“Nonostante la già avvenuta formulazione del parere – spiega Berdini ai pm -  Lanzalone continua ad interessarsi, con il consenso del sindaco, alla vicenda assumendo via via un ruolo di consulente e fiduciario della Raggi”. E’ in quei giorni che Berdini avverte “un cambiamento di atteggiamento da parte del sindaco (Raggi, ndr) e del vicesindaco (Bergamo, ndr) nel senso che sembravano maggiormente orientati all’idea di trovare un compromesso per autorizzare il progetto”.



Galeotto il tweet del Capitano
Galeotto fu, a quel punto, il tweet di capitan Totti con l’hastag #famostostadio. Era il 6 febbraio 2017. “La sera stessa – ricorda Berdini a verbale - il vice Sindaco Bergamo mi telefonò rappresentandomi la necessità di cercare una mediazione con la Roma per confermare la dichiarazione di pubblico interesse del Nuovo stadio. Pochi giorni dopo ho tenuto l’ultima riunione in assessorato proprio per discutere sulla questione e furono invitati, come sempre, Baldissoni e Parnasi.

LUCA LANZALONELUCA LANZALONE
Era presente anche il Vice sindaco Bergamo, un fatto abbastanza inusuale, che insistette per raggiungere un’intesa. Prima di allora, tra l’Epifania e la fine di Gennaio, c’erano state tre riunioni in Campidoglio alle quali oltre al Sindaco, erano presenti il capogruppo Ferrara (indagato, ndr), alcuni consiglieri della Commissione urbanistica (certamente Iorio e Calabrese),  Lanzalone e i suoi collaboratori. A dette riunioni parteciparono anche, con mia sorpresa, gli onorevoli  Bonafede e Fraccaro. In dette riunioni si iniziò a discutere della possibilità di mediare con la Roma per autorizzare la realizzazione dello stadio”.



riccardo fraccaro 9RICCARDO FRACCARO 9
Da consulente a consigliere
A questo punto del verbale, Berdini sottolinea come Lanzalone “da consulente di fiducia del sindaco per un fatto molto specifico (il capitolo penali, ndr), divenne pian piano un consigliere che influiva su tutto il dossier stadio, anche sulla fattibilità”. Un vero e proprio “assessore per la questione stadio che operava in stretto rapporto con il sindaco e con quest’ultimo ha condiviso il cambiamento della posizione del Comune”. A quel punto Berdini ritiene esaurita la sua funzione di assessore (“sono stato nei fatti esautorato”) all’urbanistica e si dimette. Era il 14 febbraio 2017. L’inchiesta muoveva allora i primi passi.



Le domande dei pm 
riccardo fraccaro luigi di maio 8RICCARDO FRACCARO LUIGI DI MAIO 
Il racconto dall’interno è fondamentale per la procura per chiudere il cerchio intorno alla prima fase delle indagini in cui ha contestato l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, al traffico illecito di influenze e al finanziamento illecito ai partiti (9 arresti e 27 indagati). Quello che serve ancora chiarire è cosa si è mosso intorno alla sindaca e al suo staff in quelle settimane dei primi mesi del 2017 per far cambiare idea sul nuovo stadio.

DI MAIO FRACCARODI MAIO FRACCARO




Se Lanzalone si è mosso da solo con il costruttore Luca Parnasi – con cui poi la “collaborazione” si è estesa ad altri progetti del comune e alle nomine, a cominciare da Cassa depositi e prestiti – oppure se anche altri hanno partecipato ad un’operazione di lobbying chi si muove sul confine sottile tra lecito e illecito. A che titolo, ad esempio, i “commissari” Fraccaro e Bonafede partecipavano a quelle riunioni? Perchè Di Maio dice che “la nomina di Lanzalone a numero 1 di Acea è stato “un premio” per la trattativa sulla stadio”? Soprattutto perché Lanzalone doveva essere premiato con una nomina dal valore di 240 mila euro l’anno?

RICCARDO FRACCARO - LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - STEFANO BUFFAGNI - ALFONSO BONAFEDE - PIETRO DETTORI - ALESSANDRO DI BATTISTARICCARDO FRACCARO - LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - STEFANO BUFFAGNI - ALFONSO BONAFEDE - PIETRO DETTORI - ALESSANDRO DI BATTISTA
Un premio da 240 mila euro
Fondamentale, in questo senso, è anche capire la tipologia dell’incarico a Lanzalone come consulente . Un incarico “gratuito” che nei fatti trasforma l’avvocato in un pubblico ufficiale e come tale, al momento almeno, non perseguibile per quello che riguarda l’incarico in Acea. A questo proposito Berdini spiega: “Ho posto al sindaco il problema del pagamento di Lanzalone perché quest’ultimo metteva un impegno considerevole nella questione. Il Sindaco mi ha detto che avrebbe trovato il modo di inserirlo formalmente nel suo staff con un incarico di consulenza”. L’incarico arriva l’8 marzo 2017 ma non viene mai protocollato. La nomina in Acea arriva in aprile.



Centinaia di omissis 
LUIGI DI MAIO ALFONSO BONAFEDELUIGI DI MAIO ALFONSO BONAFEDE



Le centinaia di omissis dicono che l’inchiesta ha molti altri filoni che devono essere seguiti. Gli arresti in questa fase sono stati necessari per fermare altri accordi che avrebbero potuto, ad esempio, condizionare le nomine di enti pubblici e partecipate –550 – che nelle prossime settimane il governo andrà a fare. Governo con cui  Parnasi vanta ottimi rapporti (“io pago tutti, l’ho sempre fatto”) e di cui può dire: “Il governo lo sta a fa’ io”.  Molti utili chiarimenti li potrebbero dare anche i ministri Bonafede e Fraccaro da cui Raggi fa discendere “la consulenza” di Lanzalone (“me lo hanno imposto loro e Di Maio” ha detto ai pm).  L’ex segretario del Pd Matteo Renzi chiede che Bonafede, fra i tre sembra essere il più vicino a Lanzalone, venga a riferire in aula, al Senato. Ma forse prima dovrà spiegare ai magistrati. Fonte: qui