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giovedì 7 febbraio 2019
lunedì 22 ottobre 2018
LUCA PARNASI TORNA IN LIBERTA DOPO 4 MESI MA HA L'OBBLIGO DI FIRMA E DI DIMORA ALL'INTERNO DELLA CAPITALE
I FACCIA A FACCIA DEL COSTRUTTORE CON I PM SONO STATI QUATTRO: HA PARLATO DEI FINANZIAMENTI ALLE FONDAZIONI E ONLUS VICINE AI PARTITI (‘EYU’ AL PD, ‘PIÙ VOCI’ ALLA LEGA), DEL COMPORTAMENTO DEI FUNZIONARI PUBBLICI E DELLE DINAMICHE LEGATE ALLA MAXI COSTRUZIONE A TOR DI VALLE
Valeria Di Corrado e Andrea Ossino per “il Tempo”
Prima il carcere, poi i domiciliari. E adesso è libero di aggirarsi per le vie della Capitale. E la storia del costruttore Luca Parnasi: dopo quattro mesi trascorsi tra il penitenziario milanese di San Vittore, le celle di Rebibbia e le mura della sua abitazione, put) finalmente uscire di casa. Il gip Maria Paola Toma selli ha infatti revocato gli arresti domiciliari all' imprenditore, arrestato il 13 giugno scorso perché ac cusato di essere a capo di un' associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, nell' ambito dell' inchiesta Rinascimento, che travolto Eurnova, la società che avrebbe dovuto costruire il nuovo stadio giallorosso. Il giudice, nei confronti di Parnasi, ha comunque disposto l' obbligo di firma tre volte a settimana e di dimora nel comune di Roma.
Dopo l' arresto avvenuto a Milano, il costruttore era stato trasferito nella Capitale il 19 giugno. Difeso dagli avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburrino, ha trascorso 37 giorni nel penitenziario di Rebibbia. Poi il 20 luglio scorso il gip romano aveva deciso di attenuare la misura cautelare, accogliendo l' istanza di scarcerazione avanzata dai difensori, e concedendo a Parnasi gli arresti domiciliari.
La decisione del giudice era legata alla disponibilità dell' imprenditore di rendere diversi interrogatori. I faccia a faccia coni pubblici ministeri di piazzale Clodio sono infatti stati ben quattro. Dai finanziamenti alle fondazioni e on lus vicine ai partiti (Eyu al Pd, Più Voci alla Lega), fino al comportamento dei funzionari pubblici, passando per le dinamiche legate alla maxi costruzione a Tor di Valle. I pm chiedevano e il costruttore rispondeva.
Del resto le accuse mosse nei suoi confronti dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Barbara Zuin sono numerose. E presto potrebbero portare a una richiesta di rinvio a giudizio.
L' ex presidente della società Eurnova è accusato di aver corrotto per eliminare gli eventuali ostacoli burocratici che minavano la realizzazione dello stadio dell' As Roma nell' area di Tor di Valle, o solo per accreditarsi negli ambienti che contano, in vi stadi futuri progetti imprenditoriali, da intraprendere anche fuori Roma.
«Io pago tutti», ha svelato in una delle intercettazioni contenute nell' ordinanza di arresto che il 13 giugno scorso gli aveva aperto le porte del carcere. «Sulle elezioni spenderò qualche soldo, è un investimento che devo fare... molto moderato rispetto a quanto facevo in passato quando ho speso cifre che manco te le racconto... Però la sostanza è che la mia forza è quella che alzo il telefono...».
Gli inquirenti stanno cercando di capire se queste elargizioni ai politici, anche se formalmente regolari, possano rappresentare una forma corruttiva. Se, in sostanza, abbiano venduto la propria funzione in cambio di denaro, mettendosi a disposizione di Parnasi nel caso ne avesse avuto bisogno.
Tra le persone su cui il costruttore poteva contare, c'è sicuramente Luca Lanzalone. L'avvocato genovese arrivato a Roma a gennaio 2017, era il referente del Comune sulla questione stadio. E lo è rimasto anche dopo aver assunto l' incarico di presidente di Acea. Per questo la Procura lo considera un «amministratore di fatto» del Campidoglio e ritiene che abbia messo a disposizione la sua funzione pubblica, ottenendo in cambio da Parnasi consulenze e promesse di utilità. «E colui che ha risolto veramente il tema dello stadio di calcio della Roma, ormai siamo diventati amici. Si chiama Luca Lanzalone», ha confermato il costruttore al telefono, soprannominandolo: «Wolf», il signor «risolvo problemi» di «Pulp Fiction».
Fonte: qui
sabato 21 luglio 2018
IL COSTRUTTORE VA AI DOMICILIARI DOPO CHE IL GIP HA ACCOLTO L’ISTANZA PRESENTATA DAI DIFENSORI
LA DECISIONE È LEGATA ALL'ULTIMO INTERROGATORIO DURANTE IL QUALE L'INDAGATO AVREBBE RESO DICHIARAZIONI CHE HANNO ATTENUATO LE PROBABILITÀ DI INQUINAMENTO PROBATORIO…
(ANSA) - Il costruttore Luca Parnasi è stato posto ai domiciliari dal gip di Roma dopo una istanza presentata dai difensori. Il costruttore è coinvolto nell'inchiesta sul nuovo stadio che dovrebbe sorgere nella zona di Tor di Valle. La decisione del gip Maria Paola Tomaselli è legata all'ultimo interrogatorio durante il quale l'indagato, in base a quanto si apprende, avrebbe reso dichiarazioni che hanno attenuato le probabilità di inquinamento probatorio.
sabato 7 luglio 2018
DALLA TORRE COMPRATA DALLA PROVINCIA ALLA NUOVA SEDE DI ATAC: NEL CARNIERE DI LUCA PARNASI NON C’ERA SOLO IL PROGETTO PER IL NUOVO STADIO DELLA ROMA
IL COSTRUTTORE RACCONTA IL METODO DI RAPPORTI CON LA POLITICA
Sara Menafra per “il Messaggero”
Non c' è solo il progetto per lo stadio della Roma, nel carniere che Luca Parnasi ha rapidamente messo insieme nel corso degli ultimi anni. Lui lo ha in parte ammesso, nel corso di un lungo interrogatorio, raccontando come il successo della holding di famiglia si sia appoggiato su un consolidato metodo di rapporti buoni e ben remunerati con la politica, che avrebbe coinvolto anche il padre Sandro.
Ma ad esserne convinta è soprattutto la procura di Roma: dal giorno degli arresti ha iniziato ad incrociare i dati raccolti con l' inchiesta Rinascimento con almeno altri tre fascicoli di indagine sulla galassia Parsitalia - per reati mai prescritti - che ora riprendono velocità e rischiano di coinvolgere ulteriormente la politica di oggi e di allora: l' accordo, con annessi costi lievitati, per il trasferimento del palazzo della Provincia(Nicola Zingaretti) in un edificio del prezzo di 293 milioni di euro; l' intesa con Atac per lo spostamento, mai avvenuto, sempre nella zona di Castellaccio, in un palazzo accanto alle torri dell' Eur; e le verifiche sulla compravendita del terreno di Tor di Valle, successive ad una prima indagine già a processo.
DUE PERQUISIZIONI
Due giorni fa, la Guardia di finanza ha acquisito atti sia nella sede della Città metropolitana sia in quella di Atac. Qui, confermano dalla ex municipalizzata, gli investigatori avrebbero portato via esclusivamente il fascicolo sul trasferimento a Castellaccio, mentre nella ex Provincia, a Palazzo Valentini, si sono concentrati su tutti gli atti successivi all' iniziale accordo tra l' allora presidente della provincia Nicola Zingaretti, e il costruttore Parnasi.
LUCA PARNASI - MAURO BALDISSONI - SIMONE CONTASTA - MARCELLO DE VITO - LUCA BERGAMO - VIRGINIA RAGGILa vicenda dello spostamento di Atac nell' immobile posizionato in via Giorgio Ribotta, tra Eur e Torrino e proprio di fronte al palazzo della Provincia, si protrae dal 2005. Nel 2009 Atac versa una caparra di più di 20 milioni di euro, a Bnp Paribas, titolare del progetto poi affidato a Parsitalia con l' obiettivo di ottenere le chiavi della nuova sede a inizio 2011.
E invece i tempi si allungano all' inverosimile, tanto che nel 2016 il direttore generale Rettighieri si presenta in procura con un esposto e l' idea di rescindere l' accordo. Nel 2017, Atac ha chiesto il pagamento della penale a Bnp e ha anche fatto causa in sede civile per ottenere almeno 8,5 milioni, ma è tutto l' iter di quell' accordo che i vertici dell' azienda contestano e sui quali ora la Guardia di finanza ha avviato nuovi controlli.
I COSTI DELLA PROVINCIA
Le nuove verifiche riguardano anche i costi del trasferimento della Provincia in una delle torri dello stesso quadrante, sempre di proprietà di Parsitalia. Quando la decisione sull' abolizione delle province era già presa, quella di Roma ha comunque pagato 263 milioni di euro per acquistare una torre e trasferirvi la sede.
Un' operazione di cui Salvatore Buzzi, nel corso del processo Mondo di mezzo, ha parlato fornendo vari dettagli su chi avrebbe ricevuto i pagamenti e puntando i riflettori proprio sul governatore Zingaretti, prima indagato per corruzione e poi archiviato.
Ma, spiega un esposto degli ex consiglieri della città Metropolitana pentastellati, Enrico Stefàno e Stefano Dessì, inviato in procura nel 2015, è anche tutta la gestione successiva dell' affare ad essere stata antieconomica: per pagare il palazzo, la Provincia ha venduto buona parte delle sue proprietà salvo restare in affitto perché i tempi di consegna si erano allungati.
Infine, i magistrati hanno avviato nuovi controlli sul secondo contratto di compravendita dei terreni di Tor di Valle. Si tratta dell' Atto modificativo dei patti transattivi firmato il 25 giugno del 2013, un documento che ha permesso ai fratelli Gaetano e Umberto Papalia di rinunciare al gioiello di famiglia pochi mesi prima della dichiarazione di fallimento e senza aspettare che Parnasi pagasse l' intero prezzo di 20 milioni e non la sola caparra da 600mila euro. Tutte vicende su cui anche la magistratura contabile è pronta ad avviare nuovi approfondimenti.
Fonte: qui
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sabato 30 giugno 2018
PARNASI VUOTA IL SACCO: “HO DATO SOLDI IRREGOLARI ALLE FONDAZIONI DI PD E LEGA”
DAVANTI AI PM, IL COSTRUTTORE AMMETTE FINANZIAMENTI OPACHI A "EYU" E "PIÙ VOCI": “MI TORNAVA UTILE AVERE QUESTE AMICIZIE E AVEVO RICHIESTE CONTINUE DAI POLITICI...”
AI MAGISTRATI, PARNASI HA CONSEGNATO LA LISTA DEI QUINDICI CANDIDATI SOSTENUTI ALLE ULTIME ELEZIONI REGIONALI E POLITICHE CON FINANZIAMENTI IN CHIARO MA SOTTO SOGLIA, 4.500 EURO A TESTA, IN MODO DA NON ESSERE OBBLIGATO A METTERLI A BILANCIO. E POI HA DETTO...
Michela Allegri Sara Menafra per “il Messaggero”
Finanziamenti «in chiaro» a quindici politici nella scorsa campagna elettorale, perché ai candidati «non si può dire di no se hai un affare grosso in ballo». E pagamenti più consistenti, con la consapevolezza di aver violato le leggi o aver deciso «senza neppure far votare il cda», a due fondazioni, Eyu e Più voci - rispettivamente in quota Pd e Lega - perché «mi torna utile avere questi amici negli ambienti giusti».
A due giorni dal verbale fiume consegnato ai pm nel corso di due interrogatori tra mercoledì pomeriggio e giovedì mattina, si coglie meglio il senso delle dichiarazioni del costruttore Luca Parnasi, in carcere ormai da due settimane con l' accusa di essere a capo di un' associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e a una serie di reati contro la pubblica amministrazione.
I POLITICI
Ai magistrati, Parnasi ha consegnato la lista dei quindici candidati sostenuti alle ultime elezioni regionali e politiche con finanziamenti in chiaro ma rigorosamente sotto soglia, 4.500 euro a testa, in modo da non essere obbligato a metterli a bilancio: all' elenco di dieci nomi che risultavano dalle intercettazioni se ne aggiungono altri sui quali ora il Nucleo investigativo dei Carabinieri ha avviato accertamenti. I candidati, dice il costruttore, bussano alla porta di «tutti gli imprenditori».
Tra i candidati sostenuti replica Luciano Ciocchetti di Direzione Italia: «Per quanto riguarda i contributi ricevuti, il mio mandatario elettorale ha provveduto a raccoglierli e a rendicontarli al collegio regionale di garanzia elettorale presso la Corte di appello di Roma. Tale rendiconto è a disposizione di chiunque voglia prenderne conoscenza. E si potrà così verificare la completa liceità di tutti i contributi raccolti».
LE FONDAZIONI
È sul tema «fondazioni» che Parnasi fa le dichiarazioni più importati. Il tema sono i finanziamenti arrivati ad organizzazioni vicine alla Lega anche nel corso dell' ultima campagna elettorale («cento e cento» dice ai suoi) , oltre ai 250mila nel 2015 e i 150mila euro dati ad Eyu, fondazione presieduta dal tesoriere Pd Francesco Bonifazi.
Quei soldi, dice Parnasi, sono usciti dall' azienda evitando le procedure regolari. Un meccanismo indispensabile per accedere agli «ambienti giusti» e avere «amicizie» tra le persone che contano.
IL CONSULENTE
L'avvocato Luca Lanzalone, il consulente di punta del Campidoglio per il dossier «Stadio», è stato, ha messo a verbale Parnasi, quello che ha risolto la discussione con la nuova giunta in un passaggio fondamentale: quando le cubature per Tor di Valle sono scese e la sua azienda puntava a ridurre drasticamente le opere di urbanizzazione.
Lanzalone è stato un ottimo tramite, dice Parnasi, che però non usa mai il termine «corruzione». Da quel rapporto così «positivo», la decisione di sostenere Lanzalone con consulenze sue e di altre aziende: «Mi aveva risolto lo stadio - avrebbe detto in sintesi il costruttore, che ieri ha fatto istanza di scarcerazione - e dicevo a tutti che era bravo. Alcuni l'hanno assunto perché l'avevo sponsorizzato io».
I DIPENDENTI
Sul ruolo dei collaboratori, accusati di far parte dell' associazione a delinquere di cui lui era il capo, Parnasi sceglie di negare nettamente l' impostazione della procura (che proprio su questo tema appunta l' accusa più consistente). Sostiene di avere preso lui tutte le decisioni e di avere dato indicazioni ai collaboratori, che si sarebbero limitati ad eseguire.
Fonte: qui
Michela Allegri Sara Menafra per “il Messaggero”
Finanziamenti «in chiaro» a quindici politici nella scorsa campagna elettorale, perché ai candidati «non si può dire di no se hai un affare grosso in ballo». E pagamenti più consistenti, con la consapevolezza di aver violato le leggi o aver deciso «senza neppure far votare il cda», a due fondazioni, Eyu e Più voci - rispettivamente in quota Pd e Lega - perché «mi torna utile avere questi amici negli ambienti giusti».
A due giorni dal verbale fiume consegnato ai pm nel corso di due interrogatori tra mercoledì pomeriggio e giovedì mattina, si coglie meglio il senso delle dichiarazioni del costruttore Luca Parnasi, in carcere ormai da due settimane con l' accusa di essere a capo di un' associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e a una serie di reati contro la pubblica amministrazione.
I POLITICI
Ai magistrati, Parnasi ha consegnato la lista dei quindici candidati sostenuti alle ultime elezioni regionali e politiche con finanziamenti in chiaro ma rigorosamente sotto soglia, 4.500 euro a testa, in modo da non essere obbligato a metterli a bilancio: all' elenco di dieci nomi che risultavano dalle intercettazioni se ne aggiungono altri sui quali ora il Nucleo investigativo dei Carabinieri ha avviato accertamenti. I candidati, dice il costruttore, bussano alla porta di «tutti gli imprenditori».
Tra i candidati sostenuti replica Luciano Ciocchetti di Direzione Italia: «Per quanto riguarda i contributi ricevuti, il mio mandatario elettorale ha provveduto a raccoglierli e a rendicontarli al collegio regionale di garanzia elettorale presso la Corte di appello di Roma. Tale rendiconto è a disposizione di chiunque voglia prenderne conoscenza. E si potrà così verificare la completa liceità di tutti i contributi raccolti».
LE FONDAZIONI
È sul tema «fondazioni» che Parnasi fa le dichiarazioni più importati. Il tema sono i finanziamenti arrivati ad organizzazioni vicine alla Lega anche nel corso dell' ultima campagna elettorale («cento e cento» dice ai suoi) , oltre ai 250mila nel 2015 e i 150mila euro dati ad Eyu, fondazione presieduta dal tesoriere Pd Francesco Bonifazi.
Quei soldi, dice Parnasi, sono usciti dall' azienda evitando le procedure regolari. Un meccanismo indispensabile per accedere agli «ambienti giusti» e avere «amicizie» tra le persone che contano.
IL CONSULENTE
L'avvocato Luca Lanzalone, il consulente di punta del Campidoglio per il dossier «Stadio», è stato, ha messo a verbale Parnasi, quello che ha risolto la discussione con la nuova giunta in un passaggio fondamentale: quando le cubature per Tor di Valle sono scese e la sua azienda puntava a ridurre drasticamente le opere di urbanizzazione.
Lanzalone è stato un ottimo tramite, dice Parnasi, che però non usa mai il termine «corruzione». Da quel rapporto così «positivo», la decisione di sostenere Lanzalone con consulenze sue e di altre aziende: «Mi aveva risolto lo stadio - avrebbe detto in sintesi il costruttore, che ieri ha fatto istanza di scarcerazione - e dicevo a tutti che era bravo. Alcuni l'hanno assunto perché l'avevo sponsorizzato io».
I DIPENDENTI
Sul ruolo dei collaboratori, accusati di far parte dell' associazione a delinquere di cui lui era il capo, Parnasi sceglie di negare nettamente l' impostazione della procura (che proprio su questo tema appunta l' accusa più consistente). Sostiene di avere preso lui tutte le decisioni e di avere dato indicazioni ai collaboratori, che si sarebbero limitati ad eseguire.
Fonte: qui
giovedì 28 giugno 2018
PARNASI VUOTA IL SACCO! NELL'INTERROGATORIO FIUME, L'IMPRENDITORE HA SVELATO AI PM LA RETE DI FAVORI PER OTTENERE IL VIA LIBERA SU TOR DI VALLE E ORA TREMANO TUTTI
DIETRO LE AMMISSIONI C'È LA PAURA DEL DEFAULT DEL SUO GRUPPO, PARSITALIA, CHE È IN LIQUIDAZIONE DA DIECI MESI E LE BANCHE L'HANNO MESSA DA TEMPO SOTTO OSSERVAZIONE PERCHÉ, SU UN TOTALE ACCORDATO DI 114,8 MILIONI, L'AZIENDA SI È SPINTA A SPENDERNE 123
PANICO TRA I PENTA-LEGHISTHI: LA RAGGI POTREBBE DOVER GESTIRE NUOVI SILURI. MA ANCHE LA LEGA, CHE DA PARNASI HA RICEVUTO FINANZIAMENTI, NON DORME SERENA. E GIORGETTI…
Sara Menafra per “il Messaggero”
Quando i giudici l' hanno interrogato a San Vittore dopo la prima notte di carcere, il costruttore Luca Parnasi aveva annunciato la sua strategia: «Parlerò, ma con i pm». Ieri pomeriggio, all' indomani del deposito della decisione del Riesame, che ha confermato l'esistenza di un'associazione a delinquere di cui sarebbe il capo, ha chiesto ai pm Paolo Ielo e Barbara Zuin di interrogarlo.
E dalle 16, assistito dall' avvocato Emilio Ricci, ha cominciato a raccontare la sua galassia di relazioni e affari, retribuita con finanziamenti alla politica leciti e illeciti e pagamenti ai consulenti giusti. La prima puntata è cominciata ieri pomeriggio ed è finita a tarda sera, ma stamane si riprende alle 9.30 e non si sa fino a quando.
GLI AFFARI
Un colloquio fiume, nel corso del quale Parnasi sta raccontando la corsa verso la costruzione del nuovo stadio della Roma e con l'obiettivo di mettere a segno anche altre opere: un palazzetto per il basket e quello del rugby sempre nella Capitale, lo stadio del Milan, altri progetti immobiliari nel Lazio.
Per la procura di Roma, il quadro è già chiaro: la sua azienda, Eurnova, avendo siglato l'accordo con As Roma per la costruzione di un nuovo stadio a Tor di Valle, a pochi metri dal Tevere, avrebbe prima spinto per convincere la giunta comunale pentastellata a passare dal no al sì all' opera, costruendo un legame ben remunerato con l'avvocato e consulente plenipotenziario del Campidoglio, Luca Lanzalone.
E quindi, con tecniche più o meno simili, avrebbe aggirato altri ostacoli che separavano la Eurnova dalla realizzazione dello stadio: intoppi burocratici, vincoli architettonici, limiti ambientali, evitati grazie a contatti e contratti, ben remunerati, con tecnici o politici, a seconda della necessità. L'obiettivo, a veder bene, non era neppure costruire davvero lo stadio ma, una volta approntata ogni cosa, vendere terreno e progetto e andare all'incasso.
I RAPPORTI CON LANZALONE
Le domande dei pm per la prima parte dell'interrogatorio sembrano essersi concentrate soprattutto sul legame col consulente di fiducia dei Cinquestelle e, da gennaio 2017 del Comune di Roma, Luca Lanzalone, oramai ex presidente di Acea. Che per il momento aveva ricevuto da Parnasi poco più di 12 mila euro, ma era d'accordo per ottenere incarichi del valore di circa 150mila euro.
LA POLITICA
È stato il civilista di Bogliasco a guidare Parnasi e i suoi nei rapporti con il Campidoglio e i Cinquestelle. Molto, Parnasi, sta spiegando anche sui soldi dati alla politica, dalle relazioni consolidate con il Pd, ultimo dei quali il finanziamento a Eyu, fino alle sponsorizzazioni a Radio Padania, passando per un elenco di contributi costanti, ad ogni scadenza elettorale, «Da anni 80» dicevano i suoi collaboratori intercettati.
Di certo, l'imprenditore ha di che essere preoccupato e non solo per l' arresto. Il suo fido in banca è sotto di 13 milioni, l'azienda di famiglia, Parsitalia, è in liquidazione da dieci mesi e le banche l' hanno messa da tempo sotto osservazione perché, su un totale accordato di 114,8 milioni, Parsitalia si è spinta a spenderne 123.
Il creditore principale è sempre Unicredit, che ha ereditato i rapporti di Banco di Roma con Sergio Parnasi, il padre, scomparso nel 2016. Da quel che si legge nelle intercettazioni, il costruttore puntava ad incassare qualche decina di milioni di euro per dare ossigeno al gruppo. Ma l'affare rischia di sfumare rapidamente, specie se il costruttore resterà in carcere a lungo.
Fonte: qui
''HO PAGATO TUTTI I PARTITI"
PARNASI SPIEGA IL CONCETTO DI LOBBY AI MAGISTRATI: "DAZIONI FATTE PER ACCREDITARMI CON LA POLITICA, AVERE UN RAPPORTO CON TUTTI''
SONO LE PRIME INDISCREZIONI DALL'INTERROGATORIO DA 11 ORE, TENUTO NEL CARCERE DI REBIBBIA DOVE È STATO TRASFERITO DOPO L'ARRESTO E L'IMPRIGIONAMENTO A SAN VITTORE
ORA ASPETTIAMO I NOMI...
(ANSA) - "Ho pagato tutti i partiti", è quanto avrebbe sostanzialmente confermato davanti agli inquirenti, Luca Parnasi, il costruttore romano interrogato per quasi 11 ore nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Nel corso dell'atto istruttorio, l'indagato avrebbe ammesso, in tema di finanziamenti alla politica, di avere elargito denaro. Dazioni fatte per un tornaconto personale, per accreditarsi, per avere rapporti con tutti i partiti, avrebbe ribadito a chi indaga così come emerge dalle carte dell'inchiesta. E' terminato l'interrogatorio, durato complessivamente 11 ore, di Luca Parnasi, figura chiave dell'indagine della Procura capitolina sul nuovo stadio della Roma. Dopo la prima tranche di ieri che si è protratta fino alle 22, oggi nuovo confronto tra il costruttore e i pm di piazzale Clodio durato circa cinque ore. L'atto istruttorio si è svolto nel carcere di Rebibbia dove Parnasi si trova detenuto dopo il trasferimento dal San Vittore di Milano.
Primo faccia a faccia tra il costruttore e i pm capitolini - In una saletta del carcere di Rebibbia, si è svolto il primo confronto tra il costruttore Luca Parnasi e i pm della Procura capitolina che hanno chiesto il suo arresto nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Un atto istruttorio voluto dallo stesso Parnasi e che potrebbe rappresentare un punto di svolta nella maxinchiesta dei pm di piazzale Clodio. L'imprenditore, accusato anche di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, aveva infatti scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al gip nell'interrogatorio di garanzia, svolto dopo il suo arresto a Milano. Un lungo faccia a faccia con gli inquirenti che puntano a chiarire il "sistema Parnasi", ossia quel meccanismo di finanziamento ai partiti, organizzazioni, associazioni e onlus che il 40enne romano ha fatto diventare una sorta di 'core business' della sua attività imprenditoriale. Questa prima tranche dell'interrogatorio avrebbe riguardato le contestazioni presenti nell'ordinanza di custodia cautelare, il suo ruolo nella società Eurnova e il rapporto con Luca Lanzalone, l'ex presidente di Acea, e consulente "di fatto" del Comune di Roma nella trattativa, datata gennaio-febbraio del 2017, per l'abbattimento delle cubature nel progetto stadio. Domani l'atto istruttorio potrebbe approfondire la pulviscolare attività di erogazione di denaro al mondo della politica, che avveniva spesso in modo del tutto tracciabile ma sulla quale i pm vogliono andare fino in fondo. Un approccio quello di Parnasi che emerge spesso nelle carte dell'inchiesta. "Io pago tutti", ammette Parnasi in una delle tante intercettazioni presenti negli atti. "Un investimento molto moderato - ammette in un altro dialogo registrato - rispetto a quanto facevo in passato quando ho speso cifre che manco te racconto pero' la sostanza è che la mia forza è quella che alzo il telefono...". In base all'impianto accusatorio, il gruppo Parnasi avrebbe garantito finanziamenti a molte formazioni politiche o ad organizzazioni ad esse vicine. Nelle carte vengono citati i 250 mila euro erogati, tramite una societa' del gruppo, all'associazione "Piu' Voci" vicina alla Lega. E' lo stesso Parnasi ad ammettere nelle intercettazioni il suo modus operandi. In un dialogo si lamenta del fatto di dover "elargire somme ai politici" per avere "le autorizzazioni". In una informativa i carabinieri scrivono che "nella conversazione sul finanziamento ad esponenti politici, Parnasi indica nominativi e quote da corrispondere: Francesco Giro 5 (5000 euro), Ciocchetti 10 (10 mila euro), Buonasorte 5 (5000 euro): allo stato non e' chiaro se Parnasi stia parlando di finanziamenti leciti o meno, anche se il riferimento a fatture emesse a giustificazione dell'erogazione lascia presumere la natura illecita della stessa", annotano gli investigatori. In un passaggio il costruttore precisa: "domani c'ho un altro meeting dei Cinque stelle, perche' pure ai Cinque Stelle gliel'ho dovuti dare".
Sara Menafra per “il Messaggero”
Quando i giudici l' hanno interrogato a San Vittore dopo la prima notte di carcere, il costruttore Luca Parnasi aveva annunciato la sua strategia: «Parlerò, ma con i pm». Ieri pomeriggio, all' indomani del deposito della decisione del Riesame, che ha confermato l'esistenza di un'associazione a delinquere di cui sarebbe il capo, ha chiesto ai pm Paolo Ielo e Barbara Zuin di interrogarlo.
E dalle 16, assistito dall' avvocato Emilio Ricci, ha cominciato a raccontare la sua galassia di relazioni e affari, retribuita con finanziamenti alla politica leciti e illeciti e pagamenti ai consulenti giusti. La prima puntata è cominciata ieri pomeriggio ed è finita a tarda sera, ma stamane si riprende alle 9.30 e non si sa fino a quando.
GLI AFFARI
Un colloquio fiume, nel corso del quale Parnasi sta raccontando la corsa verso la costruzione del nuovo stadio della Roma e con l'obiettivo di mettere a segno anche altre opere: un palazzetto per il basket e quello del rugby sempre nella Capitale, lo stadio del Milan, altri progetti immobiliari nel Lazio.
Per la procura di Roma, il quadro è già chiaro: la sua azienda, Eurnova, avendo siglato l'accordo con As Roma per la costruzione di un nuovo stadio a Tor di Valle, a pochi metri dal Tevere, avrebbe prima spinto per convincere la giunta comunale pentastellata a passare dal no al sì all' opera, costruendo un legame ben remunerato con l'avvocato e consulente plenipotenziario del Campidoglio, Luca Lanzalone.
E quindi, con tecniche più o meno simili, avrebbe aggirato altri ostacoli che separavano la Eurnova dalla realizzazione dello stadio: intoppi burocratici, vincoli architettonici, limiti ambientali, evitati grazie a contatti e contratti, ben remunerati, con tecnici o politici, a seconda della necessità. L'obiettivo, a veder bene, non era neppure costruire davvero lo stadio ma, una volta approntata ogni cosa, vendere terreno e progetto e andare all'incasso.
I RAPPORTI CON LANZALONE
Le domande dei pm per la prima parte dell'interrogatorio sembrano essersi concentrate soprattutto sul legame col consulente di fiducia dei Cinquestelle e, da gennaio 2017 del Comune di Roma, Luca Lanzalone, oramai ex presidente di Acea. Che per il momento aveva ricevuto da Parnasi poco più di 12 mila euro, ma era d'accordo per ottenere incarichi del valore di circa 150mila euro.
LA POLITICA
È stato il civilista di Bogliasco a guidare Parnasi e i suoi nei rapporti con il Campidoglio e i Cinquestelle. Molto, Parnasi, sta spiegando anche sui soldi dati alla politica, dalle relazioni consolidate con il Pd, ultimo dei quali il finanziamento a Eyu, fino alle sponsorizzazioni a Radio Padania, passando per un elenco di contributi costanti, ad ogni scadenza elettorale, «Da anni 80» dicevano i suoi collaboratori intercettati.
Di certo, l'imprenditore ha di che essere preoccupato e non solo per l' arresto. Il suo fido in banca è sotto di 13 milioni, l'azienda di famiglia, Parsitalia, è in liquidazione da dieci mesi e le banche l' hanno messa da tempo sotto osservazione perché, su un totale accordato di 114,8 milioni, Parsitalia si è spinta a spenderne 123.
Il creditore principale è sempre Unicredit, che ha ereditato i rapporti di Banco di Roma con Sergio Parnasi, il padre, scomparso nel 2016. Da quel che si legge nelle intercettazioni, il costruttore puntava ad incassare qualche decina di milioni di euro per dare ossigeno al gruppo. Ma l'affare rischia di sfumare rapidamente, specie se il costruttore resterà in carcere a lungo.
Fonte: qui
''HO PAGATO TUTTI I PARTITI"
PARNASI SPIEGA IL CONCETTO DI LOBBY AI MAGISTRATI: "DAZIONI FATTE PER ACCREDITARMI CON LA POLITICA, AVERE UN RAPPORTO CON TUTTI''
SONO LE PRIME INDISCREZIONI DALL'INTERROGATORIO DA 11 ORE, TENUTO NEL CARCERE DI REBIBBIA DOVE È STATO TRASFERITO DOPO L'ARRESTO E L'IMPRIGIONAMENTO A SAN VITTORE
ORA ASPETTIAMO I NOMI...
(ANSA) - "Ho pagato tutti i partiti", è quanto avrebbe sostanzialmente confermato davanti agli inquirenti, Luca Parnasi, il costruttore romano interrogato per quasi 11 ore nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Nel corso dell'atto istruttorio, l'indagato avrebbe ammesso, in tema di finanziamenti alla politica, di avere elargito denaro. Dazioni fatte per un tornaconto personale, per accreditarsi, per avere rapporti con tutti i partiti, avrebbe ribadito a chi indaga così come emerge dalle carte dell'inchiesta. E' terminato l'interrogatorio, durato complessivamente 11 ore, di Luca Parnasi, figura chiave dell'indagine della Procura capitolina sul nuovo stadio della Roma. Dopo la prima tranche di ieri che si è protratta fino alle 22, oggi nuovo confronto tra il costruttore e i pm di piazzale Clodio durato circa cinque ore. L'atto istruttorio si è svolto nel carcere di Rebibbia dove Parnasi si trova detenuto dopo il trasferimento dal San Vittore di Milano.
Primo faccia a faccia tra il costruttore e i pm capitolini - In una saletta del carcere di Rebibbia, si è svolto il primo confronto tra il costruttore Luca Parnasi e i pm della Procura capitolina che hanno chiesto il suo arresto nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Un atto istruttorio voluto dallo stesso Parnasi e che potrebbe rappresentare un punto di svolta nella maxinchiesta dei pm di piazzale Clodio. L'imprenditore, accusato anche di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, aveva infatti scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al gip nell'interrogatorio di garanzia, svolto dopo il suo arresto a Milano. Un lungo faccia a faccia con gli inquirenti che puntano a chiarire il "sistema Parnasi", ossia quel meccanismo di finanziamento ai partiti, organizzazioni, associazioni e onlus che il 40enne romano ha fatto diventare una sorta di 'core business' della sua attività imprenditoriale. Questa prima tranche dell'interrogatorio avrebbe riguardato le contestazioni presenti nell'ordinanza di custodia cautelare, il suo ruolo nella società Eurnova e il rapporto con Luca Lanzalone, l'ex presidente di Acea, e consulente "di fatto" del Comune di Roma nella trattativa, datata gennaio-febbraio del 2017, per l'abbattimento delle cubature nel progetto stadio. Domani l'atto istruttorio potrebbe approfondire la pulviscolare attività di erogazione di denaro al mondo della politica, che avveniva spesso in modo del tutto tracciabile ma sulla quale i pm vogliono andare fino in fondo. Un approccio quello di Parnasi che emerge spesso nelle carte dell'inchiesta. "Io pago tutti", ammette Parnasi in una delle tante intercettazioni presenti negli atti. "Un investimento molto moderato - ammette in un altro dialogo registrato - rispetto a quanto facevo in passato quando ho speso cifre che manco te racconto pero' la sostanza è che la mia forza è quella che alzo il telefono...". In base all'impianto accusatorio, il gruppo Parnasi avrebbe garantito finanziamenti a molte formazioni politiche o ad organizzazioni ad esse vicine. Nelle carte vengono citati i 250 mila euro erogati, tramite una societa' del gruppo, all'associazione "Piu' Voci" vicina alla Lega. E' lo stesso Parnasi ad ammettere nelle intercettazioni il suo modus operandi. In un dialogo si lamenta del fatto di dover "elargire somme ai politici" per avere "le autorizzazioni". In una informativa i carabinieri scrivono che "nella conversazione sul finanziamento ad esponenti politici, Parnasi indica nominativi e quote da corrispondere: Francesco Giro 5 (5000 euro), Ciocchetti 10 (10 mila euro), Buonasorte 5 (5000 euro): allo stato non e' chiaro se Parnasi stia parlando di finanziamenti leciti o meno, anche se il riferimento a fatture emesse a giustificazione dell'erogazione lascia presumere la natura illecita della stessa", annotano gli investigatori. In un passaggio il costruttore precisa: "domani c'ho un altro meeting dei Cinque stelle, perche' pure ai Cinque Stelle gliel'ho dovuti dare".
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