9 dicembre forconi: partiti
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sabato 30 giugno 2018

PARNASI VUOTA IL SACCO: “HO DATO SOLDI IRREGOLARI ALLE FONDAZIONI DI PD E LEGA”

DAVANTI AI PM, IL COSTRUTTORE AMMETTE FINANZIAMENTI OPACHI A "EYU" E "PIÙ VOCI": “MI TORNAVA UTILE AVERE QUESTE AMICIZIE E AVEVO RICHIESTE CONTINUE DAI POLITICI...

AI MAGISTRATI, PARNASI HA CONSEGNATO LA LISTA DEI QUINDICI CANDIDATI SOSTENUTI ALLE ULTIME ELEZIONI REGIONALI E POLITICHE CON FINANZIAMENTI IN CHIARO MA SOTTO SOGLIA, 4.500 EURO A TESTA, IN MODO DA NON ESSERE OBBLIGATO A METTERLI A BILANCIO. E POI HA DETTO...

Michela Allegri Sara Menafra per “il Messaggero”

Finanziamenti «in chiaro» a quindici politici nella scorsa campagna elettorale, perché ai candidati «non si può dire di no se hai un affare grosso in ballo». E pagamenti più consistenti, con la consapevolezza di aver violato le leggi o aver deciso «senza neppure far votare il cda», a due fondazioni, Eyu e Più voci - rispettivamente in quota Pd e Lega - perché «mi torna utile avere questi amici negli ambienti giusti».

matteo renzi francesco bonifaziMATTEO RENZI FRANCESCO BONIFAZI
A due giorni dal verbale fiume consegnato ai pm nel corso di due interrogatori tra mercoledì pomeriggio e giovedì mattina, si coglie meglio il senso delle dichiarazioni del costruttore Luca Parnasi, in carcere ormai da due settimane con l' accusa di essere a capo di un' associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e a una serie di reati contro la pubblica amministrazione.

I POLITICI
Ai magistrati, Parnasi ha consegnato la lista dei quindici candidati sostenuti alle ultime elezioni regionali e politiche con finanziamenti in chiaro ma rigorosamente sotto soglia, 4.500 euro a testa, in modo da non essere obbligato a metterli a bilancio: all' elenco di dieci nomi che risultavano dalle intercettazioni se ne aggiungono altri sui quali ora il Nucleo investigativo dei Carabinieri ha avviato accertamenti. I candidati, dice il costruttore, bussano alla porta di «tutti gli imprenditori».
parnasi e salvini allo stadioPARNASI E SALVINI ALLO STADIO

Tra i candidati sostenuti replica Luciano Ciocchetti di Direzione Italia: «Per quanto riguarda i contributi ricevuti, il mio mandatario elettorale ha provveduto a raccoglierli e a rendicontarli al collegio regionale di garanzia elettorale presso la Corte di appello di Roma. Tale rendiconto è a disposizione di chiunque voglia prenderne conoscenza. E si potrà così verificare la completa liceità di tutti i contributi raccolti».

LE FONDAZIONI
RENZI PRIMO GIORNO DA SENATORE CON BONIFAZIRENZI PRIMO GIORNO DA SENATORE CON BONIFAZI
È sul tema «fondazioni» che Parnasi fa le dichiarazioni più importati. Il tema sono i finanziamenti arrivati ad organizzazioni vicine alla Lega anche nel corso dell' ultima campagna elettorale («cento e cento» dice ai suoi) , oltre ai 250mila nel 2015 e i 150mila euro dati ad Eyu, fondazione presieduta dal tesoriere Pd Francesco Bonifazi. 

Quei soldi, dice Parnasi, sono usciti dall' azienda evitando le procedure regolari. Un meccanismo indispensabile per accedere agli «ambienti giusti» e avere «amicizie» tra le persone che contano.

IL CONSULENTE
L'avvocato Luca Lanzalone, il consulente di punta del Campidoglio per il dossier «Stadio», è stato, ha messo a verbale Parnasi, quello che ha risolto la discussione con la nuova giunta in un passaggio fondamentale: quando le cubature per Tor di Valle sono scese e la sua azienda puntava a ridurre drasticamente le opere di urbanizzazione.

salvini giorgettiSALVINI GIORGETTI
Lanzalone è stato un ottimo tramite, dice Parnasi, che però non usa mai il termine «corruzione». Da quel rapporto così «positivo», la decisione di sostenere Lanzalone con consulenze sue e di altre aziende: «Mi aveva risolto lo stadio - avrebbe detto in sintesi il costruttore, che ieri ha fatto istanza di scarcerazione - e dicevo a tutti che era bravo. Alcuni l'hanno assunto perché l'avevo sponsorizzato io».
LANZALONE E RAGGILANZALONE E RAGGI




I DIPENDENTI
Sul ruolo dei collaboratori, accusati di far parte dell' associazione a delinquere di cui lui era il capo, Parnasi sceglie di negare nettamente l' impostazione della procura (che proprio su questo tema appunta l' accusa più consistente). Sostiene di avere preso lui tutte le decisioni e di avere dato indicazioni ai collaboratori, che si sarebbero limitati ad eseguire.

Fonte: qui

sabato 17 febbraio 2018

PENNACCHI: "NESSUN PARTITO SI OCCUPA PIU’ DEGLI ULTIMI E ANCHE GLI IMPRENDITORI SE NE FREGANO DEL BENESSERE DEI LORO OPERAI "

"I DIBATTITI POLITICI? NON LI SEGUO, MI INCAZZO QUANDO VEDO LE TRASMISSIONI IN TV O LE FESSERIE DI INTERNET– LE IDEOLOGIE? NON SONO FINITE MA…"

Massimo Vincenzi per la Stampa
antonio pennacchiANTONIO PENNACCHI

Antonio Pennacchi è un fiume in piena, impossibile contenerlo dentro gli argini delle domande.

Impastato com' è di politica fa giri strani, prende percorsi alternativi, li miscela con la sua lunga esperienza di militante e il talento letterario: quando sembra prigioniero del labirinto ne trae fuori la via d' uscita vincente, il guizzo rivelatore.

Da iscritto al Msi sino alla Cgil, sempre su posizioni ostinate e contrarie rispetto all' ortodossia, non stupisce per il gusto di farlo, ma per la necessità quasi fisica di stare sempre e comunque dalla parte degli ultimi senza etichette e senza idee preconcette. La sua è un' analisi spietata dell' Italia di oggi, ma con una ventata di ottimismo che non cessa mai di soffiare.

Le ultime statistiche sono impietose: descrivono un Paese dove le differenze sociali ed economiche sono sempre più evidenti. Che sta accadendo?
antonio pennacchiANTONIO PENNACCHI
«Non è un fenomeno italiano, siamo passati dal capitalismo industriale al capitalismo finanziario senza prendere le adeguate contromisure e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Gli industriali di un tempo pensavano anche al benessere dei loro operai, perché li vedevamo come futuri compratori, ora i padroni se ne fregano allegramente: l' equoguadagno, l' equoprofitto sono parole finite in soffitta. Il liberismo ha vinto su tutti i fronti con buona pace di chi è rimasto indietro. Nessuno schieramento politico si occupa più degli ultimi, dei diseredati».

Come giudica l' Italia oggi?
«Ho una pessima opinione. Le ingiustizie non mi sono mai piaciute sin da quando ero bambino. Resto un' idealista, anche se non mitizzo il passato.

Da inguaribile marxiano credo però in un futuro migliore. Tutto è iniziato quando siamo scesi dagli alberi in Africa e da lì abbiamo iniziato a migrare e non ci fermeremo.
Resto infatti convinto che abbiamo le forze per rialzarci e riprendere il viaggio».

La tesi prevalente è che, finite le ideologie, manchino ricette per il futuro. Cosa ne pensa?
PENNACCHIPENNACCHI
«Tutte cazzate, destra e sinistra continuano ad avere la loro identità precisa: quello che si è perso è la capacità delle ideologie di attrarre le masse.
Il problema di oggi è che la gente è sempre più convinta che il bene e il male siano divisibili con l' accetta invece noi siamo un misto di bene e male: bisogna imparare a convivere con questo fattore».

Senza ideologie restano i valori, dunque.
«Esattamente. La divisione sostanziale è il rapporto dialettico con la società: se si mette al centro il singolo o se si pone come elemento più importante la collettività. Quando ero giovane io il collettivo venivo prima di tutto, adesso vince l' egoismo».

Ha l' impressione che gli intellettuali si schierino meno di un tempo?
«Io non me lo pongo il problema, gli altri facciano come gli pare. Quello che è venuto meno è lo schieramento pubblico, i manifesti da firmare tutti assieme, che spesso rappresentavano una sorta di conformismo mentale. Io cerco sempre di distinguermi: come direbbe il mio analista ho un atteggiamento antisociale, creativo e triste. A volte mi sembra che non valga più la pena impegnarsi, anche se io continuo a fare quel che posso».

pierluigi battista e antonio pennacchiPIERLUIGI BATTISTA E ANTONIO PENNACCHI
Segue i dibattiti politici?
«No, perché mi incazzo quando vedo le trasmissioni in tv o le fesserie di Internet dove è impossibile fare un ragionamento. Pensi al web, lì nessuno si guarda negli occhi: è impossibile capire chi dice il vero e chi dice il falso.

Bugie, facce impresentabili: non è più la politica nobile che appassionava me. Una volta c' erano i partiti, le sezioni dove si faceva notte a dialogare, anche a litigare ma almeno si capiva qualcosa. Adesso solo slogan, nessun ragionamento complesso: e i problemi più gravi, come la migrazione e la povertà, vengono cacciati sotto il tappeto. L' ignoranza è il male assoluto dei nostri tempi».
PENNACCHIPENNACCHI

Come vede il Paese tra cinque anni?
«Io rimango ottimista. Penso per esempio alle possibilità che ci darà la conquista spaziale, sembra un discorso marginale ma in quel campo l' Italia è all' avanguardia. E così sono molti i campi dove siamo avanti rispetto ad altre nazioni.

L' Italia è meglio di chi ci governa. Dobbiamo credere nel progresso e sperare che la politica assecondi i nostri lati migliori, non come ha fatto in questi anni durante i quali ha pensato solo al suo tornaconto».

Fonte: qui

sabato 9 settembre 2017

SENZA VERGOGNA - DOPO 25 ANNI, DI PIETRO CONFESSA: “HO COSTRUITO IL MIO CONSENSO POLITICO SULLE MANETTE. E SONO ANDATO A CASA”

Di Pietro:'Mi hanno mandato a casa, troppe manette'


Gisella Ruccia per Il Fatto Quotidiano

MEA CULPA DI PIETROMEA CULPA DI PIETRO
“Prendiamo atto di una verità sacrosanta, di cui io sono testimone, anzi parte interessata: il consenso sulla paura. Se si cerca il consenso sulla paura, lo si ottiene in una elezione, ma poi si va a casa. Io ne sono testimone: ho fatto politica basandola sulla paura e ne ho pagato le conseguenze”.

antonio di pietro magistratoANTONIO DI PIETRO MAGISTRATO
Così l’ex leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, si pronuncia durante L’Aria che Tira Estate (La7), commentando le vicissitudini politiche italiane recenti. E, tra gli applausi in studio, aggiunge: “Ho costruito la mia politica sulla paura delle manette, sul concetto che erano tutti criminali, sulla paura che chi non la pensava come me era un delinquente. Oggi però, avviandomi verso la terza età, mi rendo conto che bisogna rispettare anche le idee degli altri.

antonio di pietroANTONIO DI PIETRO
“Mi volevano ministro a destra e a sinistra perché portavo qualche bagaglio di voti. Ho fatto l’inchiesta Mani Pulite con cui si è distrutto tutto ciò che era la cosiddetta Prima Repubblica: il male, che era la corruzione e ce n’era tanta, ma anche le idee. E sono nati i partiti personali: i Di Pietro, i Bossi, i Berlusconi. Tutti partiti che hanno il tempo della persona. Io personalmente, prima di rivolgere gli occhi al cielo, vorrei rendermi conto che non basta una persona”. “Pazzesco”, commenta, entusiasta e rapito, l’imprenditore Luigi Crespi.

Fonte: qui