9 dicembre forconi: cassaforte
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giovedì 12 luglio 2018

LE RIPRESE DEGLI INVESTIGATORI INGLESI MOSTRANO MASSIMO CARMINATI NELLA CITY NEL 2012; PERCHÉ È QUI CHE HA NASCOSTO LA SUA CASSAFORTE…


carminati londraCARMINATI LONDRA
LIRIO ABBATE per espresso.repubblica.it

È a Londra che Massimo Carminati, l'”uomo nero”, capo di mafia Capitale, ha nascosto la sua cassaforte. È l'ipotesi avanzata dagli investigatori che hanno indagato sui suoi viaggi nella City effettuati nel 2012. Carminati, condannato in primo grado a vent'anni di carcere, è attualmente sotto processo davanti ai giudici della corte d'appello e la sentenza è prevista per l'11 settembre.


carminatiCARMINATI
Adesso per la prima volta si vede nei filmati registrati dalla polizia inglese il giro di Carminati a Londra, dove si è recato sei anni fa con Fabrizio Testa, all'epoca consigliere dell'Enav e coinvolto anche lui in mafia Capitale. Due viaggi effettuati ad aprile e settembre 2012. E nella City Carminati ha incontrato un latitante italiano, Vittorio Spadavecchia, ex appartenente ai Nar, rifugiatosi a Londra molti anni fa per sfuggire all’esecuzione di una condanna inflittagli in Italia.

In occasione dei due viaggi “er Cecato” e Testa avevano viaggiato separatamente, avevano preso voli aerei diversi, ma si erano poi dati appuntamento a Londra, come accertato dalla polizia inglese e gli esiti di questo pedinamento sono stati prodotti dalla procura durante il dibattimento.

Gli investigatori apprendono dalle intercettazioni che Carminati vuole investire capitali a Londra, dove vuole anche acquistare una casa nel quartiere di Notthing Hill e inserire in alcune attività economiche il figlio, grazie agli amici che hanno trovato “riparo” nella City.
Vittorio SpadavecchiaVITTORIO SPADAVECCHIA

Il capo di “mafia Capitale” per muoversi a Londra si appoggia dunque a due vecchi amici e compagni di battaglie: Vittorio Spadavecchia e Stefano Tiraboschi. Entrambi già militanti in gruppi neofascisti attivi negli anni Settanta. I loro nomi ritornano nelle intercettazioni dell’inchiesta su mafia Capitale ogni volta che si parla del forziere inglese. Nei quasi quarant’anni che hanno passato nella capitale britannica, i due hanno dimostrato talento per gli affari e una coriacea resistenza alle rogatorie avviate dai magistrati della procura di Roma.

Spadavecchia sbarca a Londra nell’agosto del 1982. Non aveva idea, ha dichiarato, che la legge italiana lo ritenesse un fuggitivo. Eppure un sospetto avrebbe dovuto averlo, visto che neppure due mesi prima a Roma aveva assaltato, con un gruppo di camerati, la sede dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina di cui era presidente Arafat.

Fonte: qui

sabato 12 maggio 2018

COLPO A BORDO! A PALERMO SULLA NAVE EXCELSIOR E' STATA RUBATA LA CASSAFORTE

CONTENEVA DENARO IN CONTANTE DELLA SOCIETA’ 

IL TRAGHETTO PER GENOVA PARTITO IN RITARDO

Singolare furto a bordo della motonave Excelsior della Grandi Navi Veloci in viaggio da Genova a Palermo: ignoti hanno trafugato la cassaforte della nave contenente denaro in contante della società.

È stata la stessa Compagnia a denunciare quanto era accaduto non appena l'Excelsior è approdata a Palermo. Non è stato ancora quantificato con esattezza l'ammontare del denaro contenuto nella cassaforte. In questo momento è in corso un sopralluogo sulla nave da parte della autorità di Polizia; la partenza del traghetto per Genova sta subendo un forte ritardo.

Fonte: qui

mercoledì 21 marzo 2018

Milan: fallisce la società salvadanaio di Li, altra spallata alla credibilità cinese

Arriva il commissario da Pechino per la cassaforte di Yonghong Li, 48 anni, proprietario e presidente del Milan. Il tribunale del popolo di Shenzhen ha infatti ufficialmente dichiarato fallita la Jie Ande sulla quale fino a ieri pendeva una richiesta di liquidazione per bancarotta da parte della Banca di Canton. La sentenza, secondo quanto emerso nelle ultime ore, ha spazzato via la gestione targata mister Li, responsabile del dissesto, e nominato con pieni poteri un avvocato dello studio legale Jindu di Pechino. «La situazione relativa a tutte le mie risorse personali è completamente sana», diceva appena un mese fa l’uomo d’affari. La Jie Ande è il principale azionista con l’11,4% di un’azienda quotata alla Borsa di Shenzhen ed era accreditata come la società più importante e più liquida tra quelle indicate nel curriculum ufficiale del finanziere cinese residente a Hong Kong che, meno di un anno fa, acquistò il Milan dalla Fininvest per 740 milioni. All’epoca la Jie Ande era già insolvente ma nessuno, tra banche, consulenti e controparte, lo verificò.

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Solidità patrimoniale
Dal commissariamento non ci sono effetti diretti sul club rossonero ma solidità patrimoniale e credibilità del suo presidente, già traballanti, subiscono un ulteriore colpo. Gli effetti indiretti dipendono dagli spazi di manovra del commissario e dalle norme cinesi: cioè fino a che punto e a che livello può essere eventualmente «aggredito» il patrimonio di mister Li per soddisfare i creditori. Però è evidente che con un crac sulle spalle, la sentenza di un tribunale e altre banche «inchiodate» che pretendono risarcimenti, anche il più spregiudicato uomo d’affari faticherebbe ad accreditarsi su quel mercato. Eppure per il club è fondamentale fare business in Cina e farlo presto. Essenziale, in particolare, per chiudere il bilancio al 30 giugno e dare continuità all’azienda Milan. Se è pacifico che i debiti (gli oltre 300 milioni di Elliott) vadano rifinanziati , d’altra parte senza un adeguato fatturato la costosa macchina si inceppa. Le misure tampone possono arrivare dallo stesso fondo americano che non avrebbe problemi a prestare altri 30-40 milioni destinati al club se servissero a garantire tra un mese l’Uefa e un futuro nelle coppe al Milan. Non è generosità ma calcolo: eventuali sanzioni inciderebbero sul valore della società che è a garanzia dei prestiti. Yonghong Li mantiene gli impegni, sostengono al Milan elencando i bonifici per gli aumenti di capitale.
Ritardi e tassi
Ma è un continuo arrancare tra ritardi e tassi che sembrano una condanna di inaffidabilità: per pochi milioni non restituiti alla scadenza a una finanziaria di Cayman (che ha in pegno una delle holding del Milan con sede alle Isole Vergini) , Li ha accettato di pagare un interesse del 24% in cambio della proroga del finanziamento e facendosi garantire dalla moglie. Insomma se la squadra con Rino Gattuso è riemersa e viaggia a buon ritmo, la società vive alla giornata e da mesi è alla caccia di un rifinanziamento che sia accettabile in termini di tassi e di commissioni. L’intera operazione Milan-Li, oggi che i nodi del passato vengono al pettine, appare dunque come un enorme azzardo (se non messinscena) finanziario con scarsissimi contenuti e visione imprenditoriali. E il commissariamento della Jie Ande conferma quanto fosse «drogato» quel patrimonio dichiarato dal cinese, comprensivo di miniere e altre proprietà difficilmente individuabili o quantificabili o attribuibili. L’avvocato dello studio di Pechino nominato dai giudici potrà ora certificare se davvero quel piccolo tesoro detenuto dalla cassaforte Jie Ande, cioè la partecipazione dell’11,4% nella quotata Zhuhai Zhongfu, fosse davvero di mister Li come da lui dichiarato. O non, invece, di un certo Jinzhong Liu, come dichiarato nei bilanci.
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