9 dicembre forconi: bancarotta
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martedì 5 novembre 2019

DEUTSCHE BANK SEMPRE PIÙ A PICCO SPAVENTA GLI AMERICANI, E ORA ANCHE I GIORNALI TEDESCHI COMINCIANO AD ATTACCARLA


FRA LUGLIO E SETTEMBRE, LA BANCA HA SEGNATO UNA PERDITA NETTA DI 942 MILIONI DI EURO, CHE SI CONFRONTA CON L’UTILE NETTO DI 130 MILIONI DELLO STESSO PERIODO DEL 2018. NEL TERZO TRIMESTRE, IL GRUPPO HA REGISTRATO RICAVI IN CALO DEL 15% A 5,3 MILIARDI


Quando sono i tuoi nemici a mettere in circolazione voci maliziose sul tuo conto (e i tuoi conti), potrebbe trattarsi di un segnale paradossalmente positivo: forse, ti temono. E giocare sporco, per quanto sgradevole, è contemplato nelle regole del vivere quotidiano. Soprattutto in finanza. Ma quando a chiedersi, di fatto, per quale ragione i tuoi grandi sostenitori e detentori azionari non ti abbandonino al tuo destino, stante le cifre e le prospettive, sono i presunti “alleati”, allora c’è da preoccuparsi. E il fatto che dopo la pubblicazione della trimestrale, lo scorso 30 ottobre, l’attacco più duro a Deutsche Bank e il suo management sia arrivato da Die Welt, pone qualche interrogativo. Certo, i soci forti stanno cercando di defenestrare anzitempo il presidente, avendo dato vita a un quantomeno irrituale – almeno per le teutoniche tradizioni – Cda parallelo fuori da Francoforte ma resta il fatto che il quotidiano tedesco abbia chiaramente detto – a fronte di conti simili e di un piano di ristrutturazione a dir poco monstre (non fosse altro per il controvalore della bad bank creata per ripulire il bilancio, 5 volte il market cap) – come appaia quantomeno inspiegabile la fiducia incrollabile dei grandi sponsor nell’ennesimo tentativo di raddrizzare la baracca. Questi due grafici:
Fonte: Bloomberg


Fonte: Bloomberg
mettono in prospettiva la situazione. I numeri della trimestrale sono chiari: fra luglio e settembre, Deutsche Bank ha segnato una perdita netta di 942 milioni di euro, che si confronta con l’utile netto di 130 milioni dello stesso periodo del 2018 e il consensus degli analisti sondati da Bloomberg per un rosso “limitato” a -714 milioni di euro. Nel terzo trimestre, il gruppo ha registrato ricavi in calo del 15% a 5,3 miliardi: una flessione che si spiega anche con la recente decisione strategica di ritirarsi dal trading di equities ma che poco si intona con il -13% anche su quello relativo al reddito fisso, solitamente un punto di forza della banca tedesca. Dal canto suo, il ceo Christian Sewing ha posto l’accento sull’utile pre-tasse di 353 milioni, con le quattro attività principali della banca redditizie nel trimestre, nonché su “una crescita degli impieghi e del risparmio gestito”, sottolineando infine come l’indice patrimoniale Cet1 resti stabile al 13,4%. Il problema è uno solo, rappresentato dal secondo grafico: la reazione del mercato ai conti nel giorno della presentazione.
Ma qui subentra il giallo nel giallo, il quale pone più di una questione. Primo, subito dopo i conti JP Morgan ha tagliato il target price del titolo a 6 euro, citando il quasi certo protrarsi di revenues negative derivanti dalla cosiddetta CRU (Capital Restructuring Unit, la bad bank) anche nel quarto trimestre. Inoltre, questa schermata  di Bloomberg:
Fonte: Bloomberg
mostra come 16 analisti raccomandino di vendere il titolo DB agli investitori, contro 12 posizioni ancora su hold e solo 2 che puntano su buy. Di più, stando a Die Welt, Bankhaus Lampe – la “Rolls Royce delle banche d’affari” – avrebbe terminato la propria copertura di analisi del titolo Deutsche Bank, motivando la decisione con una non meglio precisata “riallocazione di risorse”. Come dire, abbiamo cose (e titoli) più seri da far seguire agli analisti. Uno smacco di quelli che lasciano il segno, basti vedere la lista dei clienti della banca fondata nel 1852 a Minden. E il potere evocativo che Deutsche Bank ancora esercita nella madrepatria. Eppure, venerdì 1 novembre il titolo è rimbalzato del 2% a Francoforte, dopo il tracollo di 24 ore prima. Senza che nulla cambiasse, a meno di voler attribuire poteri da affabulazione taumaturgica alle parole di rito di Christian Sewing. Di più, attraverso un’intervista concessa alla Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, il vice-Ceo, Karl von Rohr, ha annunciato che l’istituto passerà a tassi negativi sui conti correnti corporate più grandi e su quelli di singoli correntisti più facoltosi, cercando di preservare la clientela retail. Pur affermando che “stiamo parlando con i nostri clienti che patiranno le conseguenze di questa decisione e si stanno dimostrando comprensivi rispetto alle ragioni della scelta”, questa mossa non pare certo uno stimolo ulteriore all’acquisto del titolo e, più in generale, a una scommessa di medio-lungo termine sul futuro dell’istituto. Almeno, in tempi di analisti che paiono mollare la presa.
Insomma, da più parti la domanda finale, ovviamente proferita sottovoce e in contesti non ufficiali, è una sola: chi sta sostenendo Deutsche Bank, forse anche fisicamente sui livelli di resistenza dell’azione? Volgarmente detto, comprando. Qualcuno sta quindi acquistando per motivi che sono “altri” rispetto alla fiducia nel piano di ristrutturazione, al mero investimento? Deutsche Bank, pur avendo dovuto abbandonare giocoforza Wall Street, era diventata too big to fail nel trading azionario come in quello degli swap valutari, a tal punto da creare un rischio di controparte permanente con cui nessuno può permettersi di scherzare? E qui rientra in campo il dubbio che aleggia a mezz’aria sui mercati dallo scorso 17 settembre, quando la Fed tornò a operare direttamente attraverso aste repo e term per cercare di calmare le turbolenze sul mercato interbancario, di fatto prodromo del Qe vero e proprio appena partito. Sostanziato da questi due grafici:
Fed/Zerohedge

Fonte: Financial Times
dai quali si evince come in quell’occasione la Banca centrale Usa potrebbe dover essere rientrata in campo giocoforza per “sostenere” qualche istituto straniero particolarmente esposto e in grave difficoltà di finanziamento a breve. Ipotesi mai smentita, né confermata da alcuno alla Federal Reserve ma, stante le motivazioni addotte da Jerome Powell per far ripartire un Qe che lui stesso non vuole nemmeno venga definito tale, comunque in grado di lasciare qualche interrogativo aperto sul terreno. Tanto più che, negli ambienti finanziari, si fa notare come Donald Trump, mai tenero con la Germania e pronto anche al braccio di ferro (ad esempio i dazi sulle auto Ue), si sia ben guardato dal colpire – persino attraverso i suoi proverbiali e alluvionali tweets – il fianco scoperto e dolorante, quasi il tallone d’Achille sistemico di Berlino. Forse, il valore sistemico di DB vale quasi tanto per Angela Merkel che per lui, non fosse altro per la questione delle sue dichiarazioni dei redditi e dei suoi conti correnti presso l’istituto tedesco che la Giustizia statunitense vorrebbe resi disponibili.
Finora, Francoforte ha resistito. Qualcuno poi vorrebbe che un tacito soccorso, anche solo a livello di moral suasion verso gli analisti, sia giunto da Bnp Paribas, istituto francese che ha concluso l’acquisizione proprio del ramo trading sugli hedge funds del colosso tedesco, operazione vista da molti come rischiosa per una banca fino ad ora cauta come quella francese, soprattutto dopo il quarto trimestre di fila di calo del ramo equity e di servizio ai fondi speculativi (-15% il dato al settembre scorso). Certo, il deal è ormai concluso ma il passaggio dei circa 1.000 dipendenti da Deutsche Bank a Bnp Paribas richiederà fino al 2021 e un tracollo (o peggio) della casamadre non gioverebbe certo nemmeno al secondo contraente. Di sicuro, c’è soltanto che anche in patria qualcuno comincia a chiedersi, fra le righe e con perifrasi sempre più claudicanti, chi stia sostenendo Deutsche Bank e cosa le garantisca un grado di fedeltà residuale dei suoi grandi detentori. La caduta degli Dei. E non appare un segnale confortante. A meno che l’istituto non rappresenti l’elefante nella stanza di uno scontro politico tutto interno.

sabato 3 agosto 2019

I MERCATI SI CONTENDONO IL DEBITO DEL GOVERNO CONTE-CONIGLIO

Ecco perché il debito pubblico italiano è il miglior investimento del momento”. Stupefazione in Francia: a dirlo  infatti è un’autorità incontrastata, Patrick Artus capo economista  di Natixis, celebre banca d’investimento.

Perché conviene

Nel video Artus  spiega perché.  Il governo italiano,  dopo aver alimentato coi suoi proclami il timore che progettasse di uscire dall’euro,  adesso è tornato obbediente: non uscirà dall’euro, quindi il rischio di cambio è scomparso
Secondo: contrariamente a molti altri, la maggior parte del debito sovrano italiano è in mano ad  italiani, e quindi meno esposto a rischi tipo Grecia.  Terzo: è ormai chiaro che “Salvini”  non farà gli  stravaganti deficit che  proclamava: reddito universale, flat tax, son tutte chiacchiere per l’elettorato, ma il governo giallo-verde  fa un assoluto doppio gioco:  davanti alla UE riduce il deficit, ad  ogni aumento dello spread se la fa sotto  e dopo aver  gridato che farà il 3 di deficit  torna al 2…
Insomma all’estero hanno capito che il governo del “cambiamento” è un coniglio di carta,  è tornato docile sotto il tallone europeista,  e quindi  perché non approfittare degli interessi più grassi che gli italiani pagano ai loro creditori?
I tedeschi acquistano debito italiano in questo momento!”, se la ride  Artus.
Altri economisti francesi come Charles Gave e Charles Sannat (due euroscettici peraltro) lo constatano con dispetto.  “Nell’ultima emissione di debito italiano a 50 anni (scusate se è poco) più dell’84  per cento della domanda è venuta da investitori esteri, con i tedeschi in testa al 35 per cento”, vibra di sdegno quest’ultimo: “sappiate dunque che l’Italia si indebita a  50 anni al tasso del 2,877 % e che sono i tedeschi,  i quali a casa loro hanno tassi negativi,  che prestano agl’italiani per avere un rendimento migliore, benché detestino la loro gestione da “paese meridionale”.

Grazie ai triliardi stampati dl nulla dalle banche centrali per salvare le banche, esse sono piene di “soldi”  da far fruttareEd invece oggi un terzo de titoli negoziati nel mondo hanno rendimenti negativi  – ossia rendono  non solo meno di zero, ma il creditore che li acquista accetta di perderci.
Nel mondo, “ Il 70% circa dei titoli non-spazzatura (cioè quelli buoni) fino a tre anni danno un rendimento negativo”, scrive Fabio Dragoni, giornalista economico di La Verità. E  a luglio è accaduto anche questo: che quando l’Italietta  ha emesso titoli di debito a 4 anni per  450 milioni, si sono  affollati a comprarli tanto, che hanno  messo sul piatto 2  miliardi, ossia 4  volte più domanda che offerta: ad un tasso del  -0,02 (dicesi: meno 0,02).
Il BTP a 10  anni rende oggi 1,4, mentre solo nove mesi fa era a 3,70%.
Del resto anche il titolo greco a 10 anni si negozia oggi a 1,99,  da confrontare col “rendimento” del 39,9%   che gli “investitori” chiedevano nel 2012  per  prestare ai greci.
Ma che volete farci:  il decennale giapponese “rende” – 0,13% (MENO 0,13), per cui le  banche nipponiche corrono ad arraffare debito italiano.  E’ la sete di rendimenti  della finanza,  che è arrivata al punto terminale.
Non è che siamo diventati “credibili” come debitori; ai mercati basta che siamo diventati conigli, e ci prestano a zero.  Tedeschi compresi.
Quei tedeschi che – come ha mostrato uno studio recente del FMI – hanno investito all’estero il loro surplus  invece che nell’economia interna ed europea  (congelata dalla  “loro” austerità) cercando alti rendimenti:  hanno ottenuto perdite secche invece,  in media del 2% nel  quinquennio 2011-2017.  Come la Deutsche Bank che si piccò di  fare la grande speculazione finanziaria, e a Wall Street (che gli rifilava qualunque “prodotto finanziario  creativo” o derivato )  chiamavano gli idioti di Dusseldorf I tedeschi avrebbero  fatto meglio  a investire di  più, del loro grande eccedente, in patria: gli avrebbe reso di più e fatto meglio all’economia  reale.
In 30 anni (dal 1988 al 2018) le banche tedesche quotate hanno complessivamente reso… il -30%. Fino al 2007 il 600%. In questi 30 anni la borsa tedesca ha reso invece il 1000% ” (F. Dragoni)
Come non cogliere  la nemesi del fatto che adesso cercano di accaparrarsi i titoli italiani? E’  “il “miglior investimento oggi, ammette Artus. Ma come, replica Charles Gave: “I debiti non saranno mai rimborsati!  Il debito delle banche italiane  ammonta al 22 % del Pil italiano, come potrà essere rimborsato? L’industria italiana s’è indebitata e non può rimborsare per via del tasso di cambio  [noi competiamo con un euro sopravvalutato del 20%]  – che è un fenomeno secondario dell’euro – e dunque il sistema bancario italiano  è oggi in bancarotta”.

A parte che i  debiti “Non” si rimborsano mai, se mai si rinnovano;  anche il sistema bancario tedesco è in bancarotta. Anzi l’intero sistema in deflazione da debiti, lo è.  Quello francese non meno.
Sannat rincara:  “Vero è che un rendimento di 2,88 è  meglio dello 0,5 % in Germania,  ma i nostri amici tedeschi sono gli stessi che s’erano precipitato a riempirsi di titoli greci – Si direbbe che quando i tedeschi si  buttano ad accaparrarsi il debito di un paese,  il  fallimento di quel paese non sarà troppo lontano”:
La  maligna nota ha un margine di verità. Ma il sovrappiù di malignità  ha un motivo evidente: timore della concorrenza del debito nostro sul loro.  Nel clima attuale dove i titoli italiani attraggono domanda dai mercati assetati di  rendimenti, gli economisti francesi temono, per attrarre capitali, di dover offrire tassi di interesse  a quelli italiani che a quelli tedeschi.

Adesso che l’economia germanica sta perdendo gravemente colpi, il sistema euro che ha instaurato  regge solo perché la BCE ha assicurato che continuerà a pompare denaro  – per salvare l’euroIl punto è che il “whatever it takes” di Mario Draghi è giunto al capolinea o quasi: nel sistema che loro hanno creato togliendo agli stati sovranità monetaria, la banca centrale crea il denaro dal nulla acquistando titoli pubblici dei vari stati  e lucrando interesse  – ma  il numero dei titoli pubblici  comprabili  sta esaurendosi, e  anche quello delle obbligazioniCome fare? Blackrock suggerisce che la BCE cominci a comprare  direttamente le azioni nelle imprese private. Ossia a diventarne comproprietaria.  “In altre parole”,  ha commentato con impareggiabile humour  il Financial Times, “ il  solo modo di salvare il capitalismo sarebbe di cominciare a nazionalizzarlo”.  Il cerchio si chiude.

Fonte: qui

lunedì 22 luglio 2019

“LAGARDE HA FATTO DEL FMI UNO STRUMENTO PER MANTENERE L’EURO” . Gli asiatici se ne andranno.

Dopo la Lagarde francese alle testa del Fondo Monetario Internazionale, Merkel e Macron  vogliono far salire su quella poltrona mondiale l’olandese  Jeroen Dijsselbloem, ex capo dell’Eurogruppo,  un  mediocre economista agrario il cui unico titolo di merito è aver applicato le crudeli austerità alla Grecia secondo i dettami tedeschi.
Ambrose
Ambrose
Un altro europeo  – scherziamo?,  tuona Ambrose Evans-Pritchard (il miglior giornalista economico disponibile): “Se gli europei si ostinano a  trattare il Fondo Monetario Internazionale come un feudo ereditario, distruggeranno l’istituzione. Gli asiatici prenderanno le cose nelle loro mani. Creeranno una struttura monetaria parallela, ancorata a un sistema finanziario cinese e estremo-asiatico, con il sostegno di nazioni come quelle di “BRICS” come il Brasile, l’India e il Sudafrica”.
Bisogna ricordare qui che il FMI, creato degli anglo-americani vincitori della  seconda guerra mondiale, è retto con i regolamenti di un condominio: chi ha più quote ha più voti. Ovviamente i millesimi di maggioranza se li sono riservati Usa e Regno Unito. “ Gli europei controllano un terzo dei voti. La Cina ha 6.09pc. L’India ha 2,64 punti percentuali, meno del Benelux. Il Brasile ha 2.2 pc.”.

Quindi i nuovi colossi hanno tutti i motivi per uscirne. Dando più potere ancora a Pechino.
Per Evans Pritchard, è l’occasione per esporre un lucido, tagliente e imperdibile atto d’accusa della gestione europea di questo organismo mondialista:
Gli europei  hanno  abusato della loro controllo del FMI. Hanno sequestrato il Fondo per salvare l’unione monetaria – nel momento in cui la zona euro non aveva alcun prestatore di ultima istanza – a causa della sua imprudenza e paralisi politica  che vi impera  – e aveva quindi esposto una serie di Stati sovrani alla bancarotta.

I salvataggi dell’Eurozona hanno assorbito l’80% del totale dei prestiti  che il FMI  ha elargito tra il 2011 e il 2014, anche se l’eurozona  disponeva di ampi mezzi per prendersi cura di sé e aveva un rapporto debito / PIL inferiore a quello degli Stati Uniti, del Regno Unito e del Giappone. Grecia, Irlanda e Portogallo sono stati autorizzati a prendere in prestito  fin al 2000% delle loro quote, triplicando il limite normale.  Ciò significa che gli stati africani, poveri,  sono stati in effetti costretti a salvare molti stati più ricchi in Europa.
Quando a trovarsi nei guai sono stati  i paesi dell’Asia e dell’America Latina, “nessuna simile generosità è stata  applicata. Il Fondo ha mal  gestito  la crisi dell’Asia orientale nel 1998, imponendo un regime unico per tutti di un’austera austerità fiscale che andava oltre la dose terapeutica e violava la scienza economica.  Le conseguenze sono tossiche: le potenze emergenti dell’Asia hanno concluso che il FMI era impilato contro di loro, come in effetti lo è”.
Gli asiatici che hanno provato sulla loro pelle le cure del Fmi nel ’98,  hanno fatto ogni sforzo per assicurarsi di non  doversi trovare mai più  alla mercé del Fondo in futuro. “Hanno cumulato  riserve estere su così vasta scala che portarono all “ingorgo asiatico del risparmio”. Il capitale in eccesso ha frenato i tassi obbligazionari. Questo ha alimentato una ricerca mondiale di rendimento che ha incubato le bolle di attività subprime e Club Med, ed è una delle ragioni principali per cui il sistema finanziario globale rimane  ancor oggi fuori controllo”.
E veniamo al salvataggio della Grecia. Evans Pritchard sibila:

“Il Fondo ha violato  il proprio statutoha prestato ingenti somme a un paese che era già insolvente e aveva invece bisogno di ristrutturare il debito.
I rappresentanti di India e Brasile, risulta dai verbali (segreti  ma trapelati) delle sedute del consiglio d’amministrazione del FMI,  all’epoca protestarono, dicendo [giustamente] che quello non era un  salvataggio della Grecia, ma il salvataggio delle banche europee e dell’euro come progetto;  cosa che il Fondo non ha nessun mandato a fare. Il suo mandato è salvare degli Stati, non una valuta, né i creditori”.
Tutti i non-europei hanno votato contro questo uso europeista del FMI.  Ma gli Usa hanno gettato il loro peso a favore dell’euro, perché temevano una Lehman 2 “ così, “mentre le banche  e i fondi esteri sono stati in grado di scaricare le loro esposizioni in Grecia  con perdite minime,   sempre più debito è stato  aggravato sulle spalle  nello stato greco in bancarotta. La Grecia deve generare un grosso avanzo primario per i decenni a venire allo  scopo di pagare i creditori: qualcosa di non molto  diverso dalle riparazioni di guerra imposte ai tedeschi a Versailles.
L’economia ellenica è stata spinta in una violenta spirale al ribasso, culminata in sei anni di depressione, un crollo del PIL del 26% e una disoccupazione giovanile del 60%. Questo è stato controproducente anche  per gli stessi intenti di tale crudele trattamento: i rapporti debito-pil  sono aumentati ancora più velocemente, richiedendo ulteriori “salvataggi”.
Per il suo stesso statuto, “Lo FMI  avrebbe dovuto tenersi fuori da questo  crimine politico. Non è stato così, perché era diventato uno strumento delle élite politiche della zona euro sotto Dominique Strauss-Kahn e Christian Lagarde – entrambi ex ministri delle finanze francesi.
Solo successivamente,  una analisi indipendente ordinata dalla Lagarde (dopo il disastro),  ha puntato il dito sulla “coltura dell’autocompiacimento e  noncuranza” imperante nel Fondo, sul “pensiero unico” (groupthink) che vi domina,  sulle analisi economiche “superficiali e  meccanicistiche”.
Carlo Cottarelli: “Superficiale e meccanicistico” a spese dei greci.
Analisi condotte allora, lo si deve ricordare da Carlo Cottarelli come “competente” del FMI.  “Superficiali e meccaniche”.
In più e peggio, gli investigatori per l’analisi indipendente “non sono stati in grado di identificare le “task forces” create ad hoc,  si sono visti rifiutare documentazione cruciale, non sono riusciti a sapere chi ha gestito allora questo organo potente, che ha una cassa di un trilione di dollari – e il potere di rovesciarle nazioni”.
Insomma la UE ha trasferito la sua opacità ed extralegalità, la sua propria gestione occulta e meccanicisticamente inefficace, nel Fondo Monetario. Lo  ha reso a sua immagine e somiglianza.
Gli investigatori hanno denunciato “che il FMI è diventato il sostenitore ad oltranza dell’euro. Coloro che dall’interno dei pericoli intrinseci di una moneta incompleta,  senza una tesoreria a sostenerla,  erano azzittiti.  Bisognava difendere il progetto “politico” euro.  “ IMF non aveva piani   B per affrontare  una crisi sistemica dell’UEM perché aveva escluso ogni possibilità che potesse accadere. “Si pensava che la possibilità di una crisi della bilancia dei pagamenti in un’unione monetaria fosse quasi inesistente”. Alla radice c’era un fallimento nel cogliere un punto essenziale: una moneta condivisa, priva di un Tesoro  è intrinsecamente  vulnerabile alle crisi del debito. Gli stati che affrontano uno shock non dispongono  più  degli  strumenti sovrani per difendersi.  Quello che era rischio di svalutazione è stato trasformato in rischio di bancarotta – di uno stato”.
E nessuno ha pagato per questi errori che hanno praticamente ucciso la Grecia. “Il Fondo monetario internazionale opera al di fuori di qualsiasi normale catena di responsabilità: esattamente come le istituzioni europee, ovviamente”.
Jeroen Dijsselbloem
Ed ora la Lagarde, che ha presieduto a quel disastro, passa a dirigere la BCE, “continuerà ad operare come il gendarme  per l’attuazione degli obbiettivi politici della zona euro, piuttosto che come banca centrale  normale”. Il   mantenimento ad ogni costo di una moneta sbagliata e non completa, per volontà tedesca.
La signora Lagarde non è un’economistaLei è un avvocato politico a disposizione dei politici. Ciò significa che la BCE continuerà a operare in una zona grigia sotto il suo controllo come il gendarme per gli obiettivi politici della zona euro piuttosto che come una banca centrale convenzionale.
E come lo farà? Con la brutalità  e gli strumenti di tortura che abbiamo già visto contro la Grecia e l’Italia.
Minacciano i governi che si comportano male di  distruzione finanziaria. Hanno tagliato il rifinanziamento e minacciato di uccidere il sistema bancario. Creano una crisi di ribaltamento nel mercato obbligazionario “.
E’  quello che è successo in Italia nel 2011. La BCE ha ordinato cambiamenti radicali nel diritto interno italiano in una lettera segreta. Quando il governo Berlusconi ha esitato, la BCE lo ha costretto ad abbandonare il suo incarico  aumentando e  diminuendo  gli acquisti obbligazionari  da parte della banca centrale (il “gioco dello spread”). Nel 2015 a tagliare i fondi alle banche private greche, per piegare e mettere in ginocchio Siriza.
Questa   – dice il giornalista – si chiama tirannia della banca centrale, anche se pochi nel firmamento politico europeista se ne allarmano  – il che è a sua volta rivelatore: il progetto giustifica tutti i mezzi. È l’ambiente ideologico della signora Lagarde. La mia ipotesi è che si dimostrerà altrettanto spietata come i suoi predecessori della BCE nell’uso di queste arti oscure”.
E adesso vogliono mettere lo stupido e spietato Jeroen Dijsselbloem  alla testa del Fondo? L’unica ragione di scegliere lui è evidente: che “quando il progetto europeo si troverà di nuovo nelle peste, costui  subordinerà di nuovo il Fondo Monetario alle  esigenze di far sopravvivere il progetto-euro”
“Cosa diranno al resto del mondo e ai suoi possibili candidati  alla poltrona,  l’indiano Raghuram Rajan, o il re dei bond Mohamed El-Erian dall’Egitto, o il Tharman Shanmugaratnam di Singapore, o Hyun Song Shin della Corea? Quanto ci vorrà prima che si cominci a  sentir parlare del Fondo monetario asiatico?”.
Naturalmente eclissando in modo definitivo l’egemonia anglo sul mondo finanziario globale, instaurata nel 1946. I fanatici ideologici dell’euro otterranno anche questo risultato?
E pensare che gli ideologi dell’euro hanno a  disposizione un loro strumento: che però non usano. E’ la BEI, Banca Europea di Investimento, che ha a disposizione una cassa di 500 miliardi di euro  (più  del doppio della Banca Mondiale) , appunto, per rilanciare gli investimenti di cui la UE della tirchieria ha bisogno estremo: per rimodernare le infrastrutture, per finanziare la ricerca e  sviluppo e vincere l’arretratezza a cui l’hanno condannata “gli europeisti”
Benvenuti “nello  strano mondo della  Banca europea per gli investimenti , un’enorme macchina di leva senza supervisione dei politici europei che ha padroneggiato l’arte di schivare il rischio”,  ironizzava il Financial Times qualche giorno fa.  In  una Eurozona che condanna una intera generazione alla perdita:
Nella zona euro:  Oltre il 30 per cento dei giovani lavoratori sono disoccupati in mercati del lavoro più deboli come l’Italia, la Spagna e la Grecia. La proporzione di lavoratori di età compresa tra 15 e 24 anni che sono disoccupati è di circa il 16%, il doppio di quella della popolazione generale. Ciò significa che circa 2,3 milioni  sotto i 25 anni in tutto il continente sono inoccupati.   E senza speranza di rovare altro che precarietà. 
Banca europea per gli investimenti: il gigante nascosto dell’UE

Fonte: qui

domenica 21 luglio 2019

DEUTSCHE BANK: CORSA AGLI SPORTELLI – Nonostante l’aiutino BCE

I clienti della Deutsche Bank stanno ritirando $ 1 miliardo al giorno

IL RenTec di James Simons è l’hedge fund più performante del mondo – individua le tendenze (anche se sono lampanti) molto più avanti di quasi tutti gli altri, e sicuramente molto prima del consenso.
Con Deutsche Bank, quando come abbiamo riferito due settimane fa , il fondo quant ha ritirato i suoi soldi da Deutsche Bank a causa dell’aumento del rischio di controparte, pochi giorni prima della piena – e per molti, devastante – limite dello storico tedesco del prestatore la ristrutturazione è stata divulgata e si tradurrebbe in una banca radicalmente diversa da quella di Deutsche Bank (vedere ” La Deutsche Bank come non lo è più “).

(ORA)
tutti gli altri hanno deciso di tagliare il rischio di controparte con la banca con € 45 trilioni di derivati ​​e, secondo i clienti di Bloomberg Deutsche Bank, per lo più hedge fund, hanno avviato una “corsa AGLI  SPORTELLI” che è culminata con circa $ 1 miliardo al giorno.  Ritirato dalla banca .
E’  la versione moderna di questa “corsa agli sportelli”, dove non sono i depositanti ma le controparti che stanno tirando la loro esposizione liquida da DB sui timori, un’altra serratura in stile Lehman potrebbe congelare i loro fondi indefinitamente, Deutsche Bank sta valutando come trasferire alcuni € 150 miliardi ($ 168 miliardi) di saldi detenuti nella sua unità di prime-brokerage – insieme alla tecnologia e potenzialmente a centinaia di dipendenti – al colosso bancario francese BNP Paribas. Il resto su:

Deutsche Bank, quell’aiutino Bce da 2 miliardi per evitare l’aumento di capitale

Ecco come la Bce ha aiutato Deutsche Bank. Parola di Mediobanca

Commenti da twitter:
Alberto   Bagnai, il 15 luglio:
Come previsto, le regole per gli amici si interpretano. Avevate dubbi? La scusa è la solita…
Le regole si interpretano per gli amici, si applicano per i nemici e se ne fanno di nuove ad hoc per  via 
  • Mi ricordo male io o la BCE aveva chiesto a MPS un aumento di capitale da 5 miliardi poi, una settimana dopo, “…mah, facciamo 8 miliardi”. Mi pare di scorgere un lievissimo uso di due pesi e due misure.
  • Mentre da noi hanno usato le tasse dei cittadini per salvare le banche e hanno permesso che si truffassero i piccoli risparmiatori
  • Vigilano sì, sugli interessi tedeschi (BCE)
  • Non fa una piega, se si applica il bispensiero Leuropeo: gli italiani non amano seguire le regole, pertanto è logico che le rispettino sempre. I tedeschi invece godono nel rispettarle sempre, per cui è logico che a loro le regole non si applichino mai.
  • Ulteriore, più raffinata, applicazione del bispensiero: l’Italia ha applicato le regole Leuropee come nessun altro, quindi le va intimato di continuo di rispettarle invece di fare la furba come al solito; la Germania non le ha seguite mai, quindi è seria e ligia alle regole. Fonte: qui

martedì 9 luglio 2019

20.000 Deutsche Banker saranno licenziati mentre "Bad Bank" sale a 80 miliardi di €, 5x la capitalizzazione di mercato

Un mese fa, Jeff Gundlach - nella sua ultima telefonata agli investitori di DoubleLine - ha scherzato sul fatto che il titolo implacabile di Deutsche Bank, che ha praticamente toccato di nuovo i minimi di tutti i tempi praticamente ogni giorno, ha avuto "maggiore supporto" a € 0.
Ancora una volta, aveva in mente qualcosa perché pochi giorni dopo, il FT ha riferito che la banca che era così vicina alla nazionalizzazione nel 2016 e che non è riuscita a completare una fusione con quella "altra" banca tedesca, Commerzbank, si stava preparando a lancio del piano Z: in una profonda revisione delle sue operazioni commerciali (leggi: cessazioni di massa), il più grande istituto di credito tedesco doveva lanciare una "cattiva banca" con circa 50 miliardi di euro in beni derivati ​​tossici , un piano che era abbastanza popolare nel profondo della crisi finanziaria globale.
Come abbiamo notato all'epoca, non sorprende che la banca tedesca sia nota per aver ospitato un valore di 43,5 trilioni di dollari in strumenti derivati ​​lordi (cosa che abbiamo sottolineato per la prima volta nel 2013 ) ...
... riempirebbe la sua "cattiva banca", conosciuta internamente anche come "l'asset unit non-core", con - drumroll - derivati ​​datati.
Più precisamente, abbiamo detto che mentre questo piano " bad bank " era encomiabile - dopo aver ammesso di avere un problema è il primo passo verso la ripresa - sarebbe molto meno di ciò che è necessario per essere separato dal bilancio di DB foglio.
Oggi, Bloomberg ha confermato che quando è stato annunciato che solo due settimane dopo l'originale, il piano bancario difettoso da 50 miliardi di euro, le cattive banche tedesche delle cattive banche sono già cresciute del 60%, con circa 75 miliardi di euro "e forse tanto quanto 80 miliardi di euro di attività ponderate per il rischio costituiranno la base di una bad bank ", ha affermato una fonte Bloomberg.
Al numero più alto, questo è l'equivalente di circa un quarto del bilancio totale di Deutsche; è anche più di 5 volte la capitalizzazione di mercato della banca tedesca , il che suggerisce che in assenza di questa forma di ristrutturazione critica, la più grande banca europea per attività è ora effettivamente insolvente.
C'è di più: come nota Bloomberg, come parte del piano di ristrutturazione più ambizioso che sarà presto implementato da Deutsche Bank, presto ci sarà un abbandono di leadership e "una migliore visibilità su quanti posti di lavoro saranno tagliati".
E anche se il fatto che almeno due membri del consiglio di amministrazione dovrebbero partire come parte di una riorganizzazione volta ad arginare la spirale discendente del prestatore tedesco, ciò che è più scioccante per i dipendenti di DB è che anche il numero di lavoratori da tagliare è cresciuto nelle ultime 2 settimane, passando da un intervallo precedente di 15.000-20.000, a 18.000-20.000, che nella sua fascia alta significa che più di un lavoratore su cinque sarà mandato a casa.
Come riportato la scorsa settimana, il capo della banca d'investimenti Garth Ritchie si dimetterà, mentre la partenza di due membri del consiglio di amministrazione, Frank Strauss e l'ufficiale di regolamentazione principale Sylvie Matherat, saranno annunciati già domenica, e ben due nuovi membri lo faranno. Essere aggiunto. Strauss - che era nel consiglio di amministrazione della Deutsche Bank per meno di due anni, ed era precedentemente CEO di Postbank, una filiale tedesca di Deutsche Bank che in precedenza voleva vendere ma che ha deciso di mantenere nel 2017, sarà sostituito da Karl von Rohr, il capo dell'amministrazione.
Secondo Bloomberg, i licenziamenti di massa includeranno anche numerosi dirigenti al di sotto del livello del consiglio di amministrazioneStefan Hoops sarà promosso a capo di una nuova divisione, probabilmente composta dalla banca delle transazioni e dall'unità clienti commerciali del prestatore, e Mark Fedorcik supervisionerà la banca d'investimento. Allo stesso tempo, anche i capi di debito di DB, Yanni Pipilis e James Davies, possono andarsene.
Infine, l'attuale capo della banca delle operazioni, Stefan Hoops, sarà responsabile di una quarta divisione principale che Sewing progetta di creare. Le trasformazioni proposte sono mostrate nella tabella seguente:
Si prevede che tutto questo e molto altro sarà annunciato domenica, quando il CEO Christian Sewing annuncerà la più grande ristrutturazione della storia recente che, insieme a profondi tagli alla banca d'investimento, comporterà anche la riorganizzazione delle divisioni della compagnia per migliorare il profilo della banca bene come una scossa del consiglio di amministrazione.
Nel frattempo, in un rapporto separato, Bloomberg descrive anche la vasta trasformazione strategica che sta per essere svelata dalla banca poco prima del suo 150esimo anniversario, dato che Deutsche Bank cerca di "tornare alle sue radici" - come parte della revisione, DB farà separa molti legami con i clienti istituzionali - una delle principali fonti di reddito della banca - mentre cerca di rafforzare il suo appeal per le società nazionali .
I piani aziendali riducono drasticamente gli organici, riducono drasticamente le negoziazioni di titoli al di fuori dell'Europa, creano una nuova divisione per i servizi bancari alle transazioni e un'altra unità per detenere attività indesiderate, scuotono la leadership della banca e riducono il bilancio, così hanno riferito gli addetti ai lavori.
"È un difficile processo di adattamento all'interno della Deutsche Bank," Annegret Kramp-Karrenbauer, il capo del più grande partito politico tedesco della CDU e un ex contendente che succederà al cancelliere Angela Merkel (fino a quando la Merkel ha cambiato idea due mesi fa), ha detto sabato in un Intervista a Bloomberg TV. "Tutti i responsabili stanno attualmente cercando con molta attenzione e responsabilità di andare avanti, e spero davvero che questo processo porti al successo".
Il cambiamento più grande si osserverà presso la banca d'investimento, che rappresenta circa la metà delle entrate di Deutsche Bank ed è stato un attore importante nella sua caduta; sarà rotto in due. La banca delle transazioni verrà rimossa e fusa con il segmento dei clienti commerciali che è attualmente nella divisione retail.
Il cambiamento è stato progettato per accelerare il passaggio dell'attenzione di Deutsche Bank dall'agire come primo punto di riferimento per clienti istituzionali come gestori di fondi e hedge fund per diventare la principale banca che vende cash management, finanza commerciale e copertura di prodotti a clienti aziendali. La nuova divisione, che sarà guidata dall'attuale capo della banca delle transazioni, Stefan Hoops, sarà al centro del futuro modello di business del mutuante.
Il business dei titoli sarà ridotto, forse drasticamente. il piano vuole tagliare il commercio di titoli azionari e parti del business a reddito fisso. Tali beni saranno collocati in unità non core per essere venduti o liquidati. Le operazioni negli Stati Uniti saranno particolarmente duramente colpite, con la banca che si prepara a iniziare a tirare fuori i tagli di posti di lavoro lunedì, hanno detto persone che hanno familiarità con la questione.
La decisione di staccare la spina da gran parte del trading di titoli termina efficacemente uno sforzo di 30 anni per diventare una potenza commerciale globale che ha preso il via quando la Deutsche Bank ha acquisito la banca d'investimento Morgan Grenfell, con sede a Londra, e culminata con Edson Mitchell, che si è unito la banca nel 1995 era a capo della sua organizzazione di mercati globali e l'aveva presa da una società di trading obbligazionario, titoli e valute estere a un giocatore importante e altamente redditizio in quelle attività (Mitchell morì nel dicembre 2000 in un incidente aereo nel suo aereo privato di faggio 200).
La successiva acquisizione da parte di Deutsche Bank dei Bankers Trust negli Stati Uniti un decennio dopo, trasformò brevemente il prestatore tedesco nella più grande società di servizi finanziari del mondo e ne fece un corso per diventare anche il più grande acquirente e venditore di titoli a reddito fisso.
Sfortunatamente, tutto ciò che DB deve dimostrare per quel breve momento di gloria è uno dei più grandi libri con derivati ​​lordi - che nell'ultimo decennio ha superato i 50 trilioni di euro - nella storia.
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Così l'ultimo aiuto per la ristrutturazione all'ingrosso sarà reso possibile?
Probabilmente no: JPMorgan ha recentemente stimato che l'operazione statunitense di Deutsche stava perdendo 25 centesimi per ogni dollaro di attività che fa e il suo business azionario globale perde circa 600 milioni di euro all'anno.
C'è un ultimo problema: nell'estate del 2016 , appena un mese prima che i timori circa la redditività di DB hanno spinto la sua borsa di serie più bassa e spingendo Angela Merkel a discutere se la DB sarà nazionalizzata, il FMI ha scoperto che Deutsche Bank è "la banca che rappresenta il maggior rischio per il sistema finanziario globale ":
L'analisi di rete suggerisce un maggior grado di ricadute esterne dal settore bancario tedesco rispetto agli spillover interni. In particolare, Germania, Francia, Regno Unito e Stati Uniti hanno il più alto grado di ricadute esterne misurate dalla percentuale media di perdita di capitale di altri sistemi bancari a causa dello shock nel settore bancario nel paese di origine.
Ecco la tabella del FMI che mostra i collegamenti chiave della banca più rischiosa del mondo:
Da allora, il valore nozionale lordo dei derivati ​​sul bilancio di DB si è effettivamente ridotto, ma ha anche il suo limite del mercato azionario ... che non è mai stato inferiore e il buffer per assorbire le perdite è praticamente nullo - la capitalizzazione di mercato di DB è ora di soli € 14 miliardi, più o meno come la recente star dell'IPO, Chewy. Il che ha senso: come abbiamo detto due settimane fa , "uno crea merda di cane, l'altro è garantito da questa " .
Quindi, se le cose dovessero peggiorare, è praticamente certo che i contribuenti della Germania saranno ancora una volta al corrente del più importante salvataggio della storia europea.
Ma la più grande ironia di tutti è che Deutsche Bank potrebbe effettivamente avere una possibilità di sopravvivenza ... se solo la BCE dovesse mai aumentare i tassi. Allo stato attuale, tuttavia, con la BCE destinata a ridurre i tassi nel prossimo futuro e probabilmente a riprendere il QE, il gigante bancario di Francoforte è buono solo per la nazionalizzazione.
Fonte: qui