9 dicembre forconi: vittime
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mercoledì 14 novembre 2018

Teheran, si affaccia lo spettro della 'iper-inflazione'

Secondo la Banca centrale il dato nel mese di ottobre ha raggiunto il 15,9%. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno l’aumento è del 36,9%. Il presidente Rouhani prova a rassicurare il Paese: “Nessun pericolo”. E per l’ufficio di Statistica il tasso a ottobre è del 2,1%. Attesa per l’entrata in vigore delle sanzioni su banche e petrolio. 


Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Il tasso di inflazione in Iran nel mese di ottobre ha raggiunto il 15,9%, in un contesto economico di grave crisi a causa delle sanzioni commerciali degli Stati Uniti contro la Repubblica islamica. È quanto emerge dai dati pubblicati dalla Banca centrale iraniana (Cbi), secondo cui la situazione è destinata a peggiorare ancor più nelle prossime settimane in seguito all’entrata in vigore del secondo blocco di sanzioni contro il sistema bancario e il petrolio. 
Se paragonato allo stesso mese dello scorso anno il dato sull’inflazione registra una crescita del 36,9%. Un dato allarmante, che pone il rischio concreto di “super-inflazione” e potrebbe trascinare il Paese a un collasso economico simile a quello del Venezuela. 
Il presidente Hassan Rouhani cerca di rassicurare il Paese, bollando come “bugiardi” gli economisti che lanciano l’allarme sullo stato di salute della nazione. Durante una riunione in Parlamento dei giorni scorsi egli ha affermato che quanti “lanciano il pericolo di iper-inflazione o sono bugiardi o non capiscono l’economia dell’Iran”. 
Parole smentite qualche minuto più tardi dallo stesso neo-ministro dell’Economia Farhad Dejpasand, il quale ha parlato di “rischio iper-inflazione” per la Repubblica islamica. Una gaffe che egli ha quindi cercato di correggere in un secondo intervento davanti all’Assemblea, provando a rassicurare deputati e cittadini sulla solidità del sistema Paese.
Nel maggio scorso la Casa Bianca ha ordinato il ritiro dall’accordo nucleare (Jcpoa) voluto dal predecessore Barack Obama, introducendo  più dure sanzioni della storia contro Teheran. Una decisione che ha provocato un significativo calo nell’economia iraniana - confermato da studi del Fmi - e un crollo nelle vendite di petrolio, obiettivo della seconda parte delle sanzioni che saranno in vigore dal 4 novembre.
Il termine “iper-inflazione”, ha dichiarato Rouhani, “è basato su analisi economiche e politiche errate”. Egli ha quindi assicurato che verrà messo un freno all’aumento vertiginoso dei tassi. 
Il governo lancia messaggi rassicuranti e improntati all’ottimismo, ma sulla stampa nazionale iniziano a circolare con crescente frequenza i paragoni con il Venezuela, che viaggia attorno al 50-55% di inflazione. Solo negli ultimi mesi il dato in Iran è cresciuto passando dall’11,5% di agosto al 13,5% di settembre, per poi passare al 15,9% di ottobre. 
Tuttavia, vi sono altri istituti che pubblicano dati più rassicuranti, a conferma della grande confusione che regna attorno all’economia del Paese: il Centro di statistica iraniano fissa il tasso di inflazione per ottobre al 2,1%, un valore molto più basso rispetto a quello della Cbi. Al contrario, il Fondo monetario internazionale (Fmi) prevede un dato del 29,6% entro la fine dell’anno e un tasso di crescita economica di segno negativo (-1,5%).

Fonte: qui

domenica 15 ottobre 2017

A OLTRE UN ANNO DALLA CONDANNA, ANCORA IN LIBERTA’ L'AD ESPENHAHN E IL DIRETTORE PRIEGNITZ PER IL ROGO DELLA THYSSENKRUPP

L’APPELLO DEL MINISTRO ORLANDO ALLA GIUSTIZIA TEDESCA: “FATE SCONTARE LA PENA AI MANAGER” 

MANDATO DI ARRESTO EUROPEO BLOCCATO DA CAVILLI BUROCRATICI, GIA’ IN CARCERE INVECE I 4 IMPUTATI ITALIANI
Simona Lorenzetti per la Stampa

thyssenkrupp vittime.THYSSENKRUPP VITTIME.
Tre mesi d' indagine. Nove anni di processi, con due passaggi in Cassazione. E poi improvvisamente per le vittime e i condannati della Thyssen la giustizia ha inforcato binari distinti. I quattro imputati italiani sono finiti in carcere, mentre i vertici tedeschi della multinazionale dell' acciaio, l'ad Harald Espenhahn e il direttore generale Gerald Priegnitz, sono ancora in libertà.

E questo nonostante debbano scontare, rispettivamente, 9 anni e 6 anni e 10 mesi di reclusione. A poche settimane dal decennale del rogo costato la vita a sette operai, un senso di frustrazione pervade ancora i familiari, la cui sete di giustizia è rimasta inevasa, appesa ai cavilli del diritto internazionale.

harald espenhahnHARALD ESPENHAHN
E' di questo sentimento che si è fatto carico il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che a margine della riunione del Consiglio Gai in corso a Lussemburgo ha incontrato il suo omologo tedesco Heiko Maas e gli ha rivolto un appello affinché la Germania dia esecuzione alla sentenza, facendo scontare ai manager la loro pena.

La richiesta non è caduta nel vuoto: Maas si è impegnato a svolgere nel più breve tempo possibile un approfondimento sulla questione, al fine di poter dare riscontro alla richiesta italiana. E' dal maggio del 2016 che si attende l' incarcerazione dei due manager.
daniele moroniDANIELE MORONI

All' indomani del verdetto della Cassazione, che ha messo la parola fine alla storia giudiziaria del rogo, i quattro imputati italiani si erano presentati spontaneamente dai carabinieri.

In carcere erano finiti: il direttore dello stabilimento italiano, Marco Pucci, condannato a 6 anni 10 mesi; il membro del comitato esecutivo dell' azienda, Daniele Moroni, condannato a 7 anni e 6 mesi; l' ex direttore dello stabilimento, Raffaele Salerno, a 8 anni e 6 mesi; e il responsabile della sicurezza, Cosimo Cafueri, a 6 anni e 8 mesi.

marco pucciMARCO PUCCI
Diversamente avevano scelto di agire l' ad Harald Espenhahn e il direttore generale Gerald Priegnitz, che non erano rientrati in Italia per scontare la pena. La procura generale, pertanto, aveva inoltrato agli uffici giudiziari tedeschi un mandato di arresto europeo.

heiko maasHEIKO MAAS
Un documento ufficiale con il quale l' Italia chiedeva alla Germania di rendere esecutiva la condanna, così come previsto dagli accordi tra i due Paesi.

Ma affinché si avviasse questa procedura, era necessario che venisse inviata a Berlino anche la sentenza dei giudici romani tradotta in tedesco, e anche la precedente sentenza, quella della corte d' appello di Torino. Una prima parte della procedura sarebbe stata completata, ma da Berlino sarebbero poi arrivate nuove richieste di acquisizione di atti.
thyssenkrupp vittime 2THYSSENKRUPP VITTIME 

Sta di fatto che ad oggi l' iter è bloccato. Da qui l' intervento del ministro Orlando, che ha consegnato al collega tedesco una lettera nella quale ripercorre i passaggi della vicenda.
«Il caso ha avuto ampia diffusione mediatica a causa della gravità dello stesso, che ha coinvolto decine di famiglie.

ANDREA ORLANDOANDREA ORLANDO
Vi è quindi un forte interesse a vedere definito il procedimento», si legge nella missiva. Ad ogni modo, anche se l' autorità giudiziaria di Berlino dovesse accogliere la richiesta italiana, Harald Espenhahn e Gerard Priegnitz non sconterebbero più di 5 anni di carcere: il massimo consentito dalla legge tedesca per il reato di omicidio colposo aggravato. E poco cambia se in questo caso gli omicidi colposi sono stati addirittura sette.

Fonte: qui