9 dicembre forconi: intercettazioni
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lunedì 22 luglio 2019

Paolo Arata intercettato: "A Siri do 30 mila euro"

“Gli do 30 mila euro perché sia chiaro tra di noi, io ad Armando Siri, ve lo dico...”. Queste le parole pronunciate dall’imprenditore Paolo Arata, indagato dalla procura di Roma, nell’intercettazione ambientale in cui tirerebbe in ballo l’ex sottosegretario alle Infrastrutture, anch’egli finito nel registro degli indagati per l’accusa di corruzione.
L’intercettazione risale al settembre del 2018 ed è contenuta negli atti depositati dai pm di piazzale Clodio in vista di un incidente probatorio fissato per il 25 luglio prossimo. Arata parla alla presenza di suo figlio Francesco e di Manlio Nicastri, figlio dell’imprenditore Vito accusato dai pm di Palermo di essere vicino a Cosa Nostra. I Nicastri da alcune settimane hanno iniziato a collaborare con gli inquirenti e l′8 luglio scorso i magistrati di Roma li hanno interrogati per alcune ore.
I magistrati di piazzale Clodio definiscono come uno “stabile accordo” quello tra i due indagati, in cui Siri è “costantemente impegnato - scrivono nel decreto di perquisizione del 18 aprile‬ scorso - attraverso la sua azione diretta nella qualità di alto rappresentante del governo ed ascoltato membro della maggioranza parlamentare, nel promuovere provvedimenti regolamentari o legislativi che contengano norme ad hoc tese a favorire gli interessi economici dell’Arata, ampliando a suo favore gli incentivi per l’energia elettrica da fonte rinnovabile a cui non ha diritto”. Nel corso del confronto con i magistrati sarebbero emersi nuovi elementi utili alle indagini e i pm di piazzale Clodio hanno chiesto e ottenuto dal gip di potere cristallizzare quanto affermato da Vito e Manlio Nicastri in un atto istruttorio irripetibile, cioè l’incidente probatorio. Il filone romano dell’indagine ruota attorno ai rapporti tra Arata e Siri, dimessosi per questa vicenda, ma nei giorni scorsi presente al tavolo dell’incontro organizzato da Salvini con le parti sociali, in qualità di esperto economico del Carroccio. In particolare l’inchiesta riguarda la presunta “promessa e/o dazione” di 30 mila euro in favore dell’allora sottosegretario “per la sua attività di sollecitazione dell’approvazione di norme” che avrebbe favorito lo stesso imprenditore nell’ambito del cosiddetto ‘minieolico’. Fonte: qui


NELLE CARTE DELL'INCHIESTA CHE LO RIGUARDA, PAOLO ARATA MILLANTA PRESSIONI SU BERLUSCONI, GIANNI LETTA E IL CARDINAL BURKE PER PIAZZARE IL LEGHISTA SIRI AL GOVERNO 
“LA VERITÀ”: “SONO STATE DEPOSITATE LE INTERCETTAZIONI MA E’ INCREDIBILE: GLI ‘OMISSIS’ SI LEGGONO. ARATA PARLA DI SOLDI DA DARE A SIRI, DEI QUALI NON C'È TRACCIA. E IL LEGHISTA, STANDO AGLI ATTI, NON NE ERA A CONOSCENZA”
Fabio Amendolara per “la Verità”

PAOLO ARATAPAOLO ARATA
Dalle carte dell' inchiesta sul professor Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia, in affari con il re dell'eolico siciliano Vito Nicastri, che secondo gli investigatori sarebbe uno dei finanziatori della latitanza del superboss di Cosa nostra Matteo Messina Denaro, spuntano nuove intercettazioni che rimandano a nomi importanti in Vaticano. E non solo. E spuntano anche, in uno dei punti più delicati dell'inchiesta, quelli che bisognava maneggiare con grande cura, degli «omissis» farlocchi su Armando Siri.

Nella relazione della Dia in versione digitale, infatti, basta cliccare su un quadratone rosso, piazzato posticcio per coprirne il testo, per scoprire quello che c' è sotto: le trascrizioni delle intercettazioni di Arata che parla di Siri. E finalmente c' è il testo ufficiale. Quello riportato qua e là dai giornaloni ogni volta con un virgolettato diverso.

armando siri. 2ARMANDO SIRI


La svista sull' omissis, involontaria, ma certamente evitabile, in realtà non cambia le carte in tavola. Si sapeva già che Arata parlava di un emendamento che gli interessava. E che c' erano stati scambi di informazioni su cosa fare per modificare il provvedimento (che alla fine non è stato neppure approvato). Il testo, insomma, è questo: «Per me quello che non mi fa dormire la notte è il fronte incentivi...la grande soluzione di tutti i problemi nostri è il fronte incentivi... allora... l' emendamento che non è stato fatto bene mi ha detto il viceministro, che mi ha chiamato prima, che gli do 30.000 euro tanto perché sia chiaro tra di noi... io ad Armando Siri ve lo dico gli do 30.000 euro».
Paolo ArataPAOLO ARATA

L'uomo con cui parla, il figlio del re dell'eolico, gli dice pure: «Sì, l'hai già detto». E lui rimarca: «Gli do 30.000 euro... però... è un amico come lo sei tu... però gli amici mi fai una cosa io ti pago... e quindi è più incentivato». I due, da quanto era emerso nelle precedenti carte dell' inchiesta, sapevano anche di essere sotto indagine e avevano trovato le microspie in un auto. Il voler sottolineare a tutti i costi la questione dei 30.000 euro appare sospetta. A conti fatti, comunque, le carte in tavola non cambiano. Arata parla di soldi da dare a Siri, dei quali non c' è traccia.

armando siri. 3ARMANDO SIRI. 3
E Siri, stando agli atti dell' inchiesta, non ne era a conoscenza. Ma gli omissis non sono saltati solo dalle pagine su Siri. Basta scalare qualche altra pagina e cliccare sul solito quadratone rosso per scoprire un' altra storia. Anche questa da maneggiare con cura.
Arata e suofiglio Federico tentarono di avvicinare, senza risultati, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tramite l' ambasciatore americano.
Dalle intercettazioni gli investigatori hanno ricostruito che gli indagati si stavano muovendo per sponsorizzare Siri per un incarico governativo.

Dalle 310 pagine della Dia che l' aggiunto della capitale, Paolo Ielo, e il pm Mario Palazzi, hanno depositato al gip Emanuela Attura in vista dell' incidente probatorio del prossimo 25 luglio salta fuori anche questo. Un aspetto delicatissimo che non poteva essere di certo nascosto con un semplice francobollo digitale.

RAYMOND LEO BURKERAYMOND LEO BURKE
Di solito nelle inchiesta giudiziarie gli omissis vengono effettuati con un taglio netto del testo. Che invece c' è. Ed è questo: «Nella serata del 17 maggio 2018, Federico Arata chiama il padre Paolo», si legge nel documento, «dicendogli senza mezzi termini che Siri lo aveva chiamato poco prima chiedendogli di contattare l' ambasciatore americano in Italia (verosimilmente Lewis Michael Eisenberg) affinché costui intervenisse sul presidente Mattarella per sponsorizzarlo per un incarico governativo, poi aggiungeva che aveva provato a chiedere al cardinale Raymond Leo Burke (col quale si è anche sentito, ndr) di avvicinare il suddetto ambasciatore, senza ottenere l' effetto sperato, atteso che il cardinale gli aveva riferito di non avere rapporti con quel diplomatico».

lewis eisenberg ph andrea giannetti:ag.toiatiLEWIS EISENBERG
E addirittura si vantava di averne parlato direttamente con Salvini. Così diceva il 23 maggio 2018: «Salvini non sa dove mettere Armando, poi io gli ho detto che deve fare il viceministro con la delega all' energia e lui lo ha chiesto a Salvini e Salvini ha chiamato anche casa nostra ieri [...] voleva sapere quale delega voleva...». La Dia di Trapani precisa che «non sono state registrate interlocuzioni telefoniche fra Arata e Salvini».

E anche questo dettaglio permette di pesare meglio e in modo complessivo le relazioni millantate dal professore. E di nomi pesanti ne escono diversi. Quasi uno per ogni capitolo dell' informativa: Gianni Letta e Silvio Berlusconi. «Armando l' ho fatto chiamare io da Berlusconi», si vanta ancora una volta Arata, «devo dire che Letta è sempre un amico».

gianni letta e berlusconiGIANNI LETTA E BERLUSCONI
Nella girandola delirante di nomi e posizioni da coprire c' è anche un tentativo di infilare il figlio Federico agli Esteri, «come garanzia per tutti». Anche questo tentativo, ovviamente, non si è concretizzato.

Ma sul pateracchio che emerge dall' inchiesta il vicepremier Luigi Di Maio chiede chiarezza. Anche perché nelle intercettazioni si parla anche di lui. E su Facebook ha precisato: «Ho sentito, attraverso notizie di stampa, che c' è stato un momento, quando si stava formando il governo, in cui qualcuno, come Arata, ha dichiarato di volermi controllare, nominando un sottosegretario o uno nel mio gabinetto al ministero degli Esteri, perché si diceva che sarei andato alla Farnesina. Credo sia una cosa gravissima. Se qualcuno, esterno al governo, ha provato in qualche modo a orientare e manipolare scelte di governo, su questo si deve fare massima chiarezza».
Fonte: qui

mercoledì 17 luglio 2019

La morte della privacy

È scoraggiante notare come gli Stati Uniti abbiano assunto le caratteristiche di uno stato di polizia dall'11 settembre. Le notizie di incursioni della polizia nelle case della gente sbagliate sono spesso nelle notizie. In un recente incidente, una squadra SWAT pesantemente armata è stata mandata  in una casa della contea di St. Louis . Gli agenti armati entrarono nell'edificio senza bussare, spararono al cane di famiglia e costrinsero i membri della famiglia a inginocchiarsi sul pavimento dove furono in grado di osservare la lotta dell'animale domestico e poi la sua morte. I poliziotti hanno poi informato la famiglia che erano lì per non aver pagato la bolletta del gas. I gruppi per i diritti degli animali riferiscono che la sparatoria di animali domestici da parte della polizia è diventata di routine in molte giurisdizioni perché gli agenti affermano di sentirsi minacciati.
In effetti, qualsiasi incontro con qualsiasi polizia a qualsiasi livello è diventato pericoloso. C'era una volta la possibilità di discutere con un ufficiale sulla giustificazione di un biglietto del traffico, ma non è più così. Devi sedere con le mani chiaramente visibili sul volante mentre rispondi "Sì, signore!" A qualsiasi cosa il poliziotto dica. Ci sono stati numerosi incidenti in cui all'autista non cooperativo è stato ordinato di scendere dall'auto e finire per essere taserato o colpito da una pallottola.
Le corti si schierano costantemente con gli ufficiali di polizia e con il governo quando vengono violati i diritti individuali mentre la stessa Costituzione degli Stati Uniti è stata  descritta pubblicamente  dal presidente come "arcaica" e "una brutta cosa per il paese"L'Agenzia per la sicurezza nazionale ( NSA) raccoglie regolarmente e illegalmente le e-mail e le telefonate fatte dai cittadini che non hanno fatto nulla di sbagliato e il governo nega anche agli americani il diritto di recarsi in paesi che disapprova, ultimamente a Cuba.
E viaggiare da solo è diventato un'esperienza spiacevole ancor prima di sedersi nello spazio di 17 pollici offerto dalle maggiori compagnie aeree, con i branchi della Transportation Security Administration (TSA) che agiscono come giudice, giuria e boia per i viaggiatori che si sono confusi dalle regole in continua evoluzione su ciò che possono fare e portare con sé. La TSA  sta ora regolarmente  "esaminando" i telefoni e i laptop dei viaggiatori e persino scaricando le informazioni su di essi, il tutto senza un mandato o una causa probabile. E la TSA ha persino  una "piccola lista"  che identifica i viaggiatori che non collaborano e li contrassegna per molestie speciali.
Il Congresso sta prendendo in considerazione le fatture che renderanno le critiche a Israele un crimine, stabilendo un precedente che metterà fine alla libertà di parola, e l'imminente processo e la detenzione di Julian Assange per spionaggio sarà la morte di una stampa veramente libera. Gli americani non sono più garantiti da un processo con giuria e possono essere trattenuti indefinitamente dai tribunali militari senza accuse. Sotto George W. Bush le torture e le consegne sono state istituzionalizzate mentre Barack Obama ha iniziato la pratica di giustiziare cittadini statunitensi all'estero con un drone se fossero considerati una "minaccia". Non c'era nessun processo legale coinvolto e le liste di "uccisioni" venivano aggiornate ogni martedì mattina. E forse i più grandi crimini di tutti, sia Obama che George W. Bush non hanno esitato a bombardare gli stranieri, a provocare cambiamenti di regime e a iniziare illegalmente guerre in Asia e in Africa.
L'ultimo attacco alle libertà civili si riferisce a ciò che veniva chiamato privacy. In effetti, il governo degli Stati Uniti non riconosce che i cittadini hanno il diritto alla privacy. Funzionari della sicurezza nazionale e agenzie di intelligence si sono  preoccupati che  alcuni nuovi sistemi di crittografia utilizzati per il traffico e-mail e per i telefoni abbiano impedito il monitoraggio da parte del governo di quali informazioni vengono scambiate. Come spesso accade, il "terrorismo" è la ragione principale che viene citata per la necessità di leggere e ascoltare le comunicazioni dei cittadini comunima si dovrebbe osservare che più persone negli Stati Uniti vengono uccise ogni anno da una caduta di mobili piuttosto che da atti di terroreVa anche notato che i governi federale, statale e locale e le società private spendono ben oltre un trilione di dollari ogni anno per combattere la minaccia del terrorismo, la maggior parte dei quali è del tutto inutile o addirittura controproducente.
Alla fine di giugno alti funzionari dell'Amministrazione Trump collegati al Consiglio di sicurezza nazionale si sono incontrati per discutere cosa fare riguardo al crescente uso dei sistemi di crittografia efficaci sia dal pubblico sia da alcuni fornitori di servizi Internet, tra cui Apple, Google e Facebook. Particolare preoccupazione è stata espressa in merito ai sistemi che non possono essere infranti dall'NSA, anche se le risorse massime che utilizzano i computer dell'Agenzia sono impegnate nell'attività. È una condizione indicata dagli enti governativi come "oscurità".
In discussione c'era una proposta per andare al Congresso e chiedere una legge che proibisse la cosiddetta crittografia end-to-end o richiedesse una soluzione tecnologica che consentisse al governo di eluderla. La crittografia end-to-end, che codifica un messaggio in modo che sia leggibile solo dal mittente e dal destinatario, è stata sviluppata originariamente come funzionalità di sicurezza per gli iPhone in seguito all'esposizione di Edward Snowden sull'entità in cui la NSA stava sorvegliando gli Stati Uniti cittadini. L'end-to-end rende impossibile intercettare la maggior parte delle comunicazioni. Dal punto di vista delle forze dell'ordine, l'alternativa a una nuova legge che vieta o richiede l'elusione della caratteristica sarebbe uno sforzo importante e prolungato per consentire alle agenzie governative di rompere la crittografia, qualcosa che potrebbe non essere nemmeno possibile.
In passato, lo snooping governativo era abilitato da alcuni degli stessi provider di comunicazioni, con aziende come la AT & T engineering nel cosiddetto accesso "backdoor" ai loro server e centri di distribuzione, dove i messaggi potevano essere letti direttamente e le chiamate telefoniche registrate. Ma la crittografia end-to-end nega questa opzione inviando un messaggio su Ethernet che è illeggibile.
La sicurezza del telefono è stata l'ultima notizia dopo l'attacco terroristico di San Bernardino, California del 2015, che ne ha uccisi 14, quando il Dipartimento di Giustizia portò Apple in tribunale per accedere a un iPhone bloccato appartenente a uno degli uomini armati. Apple ha rifiutato di creare un software per aprire il telefono, ma l'FBI è stato in grado di trovare un tecnico che potesse farlo e il caso è stato abbandonato, con conseguente nessun precedente legale definitivo sulla capacità del governo di costringere una società privata a soddisfare le sue richieste.
C'è apparentemente poco desiderio al Congresso di occuparsi della questione della crittografia, anche se il Consiglio di sicurezza nazionale, guidato da John Bolton, vorrebbe chiaramente potenziare le forze dell'ordine e le agenzie di intelligence vietando completamente la crittografia indistruttibile. È, tuttavia, possibilmente qualcosa che può essere raggiunto attraverso un ordine esecutivo del presidente. Se verrà in questo modo, FBI, CIA e NSA saranno soddisfatti e avranno un facile accesso a tutte le e-mail e telefonate. Ma il prezzo da pagare è che una volta abbassati gli standard di sicurezza, chiunque altro con risorse tecniche minime sarà in grado di fare lo stesso, siano essi hacker o criminali. Come al solito, un governo sconnesso e sordomuto ha la necessità di "tenerti al sicuro" e si tradurrà in una perdita di libertà fondamentale che, una volta eliminata, non sarà mai recuperata.

sabato 1 settembre 2018

IL PREFETTO DI BOLOGNA NON FA IN TEMPO A ESSERE NOMINATA DA SALVINI CHE GIÀ È TRAVOLTA DALLE POLEMICHE PER UN’INTERCETTAZIONE CON PASQUALE AVERSA, INDAGATO PER LE IRREGOLARITÀ NELLA GESTIONE DEGLI HUB VENETI DI MIGRANTI

“NE ABBIAMO FATTE DI PORCHERIE, QUANDO LE POTEVAMO FARE…” 
LEI SI DIFENDE: “PAROLE DECONTESTUALIZZATE E TRAVISATE”, MA…

patrizia impresaPATRIZIA IMPRESA
Appena nominata dal ministro Matteo Salvini prefetto di Bologna, Patrizia Impresa è già travolta dalla bufera e dalle polemiche le frasi intercettate, con il suo vice, durante l'incarico a Padova: «È vero che ne abbiamo fatte di porcherie, però quando le potevamo fare», diceva il 14 aprile 2017 in un dialogo con l'allora vice prefetto vicario, Pasquale Aversa, indagato nell'inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione degli hub veneti. Impresa, certa della correttezza del proprio operato, si dice «amareggiata e vittima di un malinteso». Aggiunge: «Parole decontestualizzate e travisate».

L'INCHIESTA
pasquale aversaPASQUALE AVERSA
Tra gli indagati, oltre ad Aversa, figurano l'ex funzionaria prefettizia Tiziana Quintario e tre vertici della coop Ecofficina, ora Edeco, Simone Borile, Sara Felpatti e Gaetano Battocchio. Non c'è invece Impresa.

La conversazione è stata intercettata dai carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dal pm Federica Baccaglini, e fa parte degli atti dell'inchiesta in cui si ipotizzano la turbata libertà degli incanti, la frode nelle forniture pubbliche, la corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio.

Saviano vs Salvini - migrantiSAVIANO VS SALVINI - MIGRANTI
Le indagini riguardano la coop Ecofficina Educational, poi Edeco che, grazie all'accoglienza dei migranti ha visto aumentare il proprio fatturato.

La coop gestisce, tra gli altri, i Cpt di Bagnoli e Cona, e in una intercettazione i responsabili rimarcano ai funzionari prefettizi la necessità di «far quadrare i conti». In una conversazione precedente, sul sovraffollamento del Cpt di San Siro di Bagnoli (ottobre 2016) e sulle pressioni da Roma per alleggerirlo, Impresa avrebbe detto ad Aversa: «anche se dobbiamo fare schifezze Pasquà, eh... no...schifezze...noi ci dobbiamo salvare Pasquà... perché, non possiamo farci cadere una croce che..». Nelle intercettazioni emergono altri episodi della contestata gestione di Bagnoli e Cona. Quando c'è da risolvere il problema di sovraffollamento, il tenore è questo: «Anche se andiamo a metterli da qualche parte dove non possiamo, qualche cosa la dobbiamo pur fare».
patrizia impresa prefetto bolognaPATRIZIA IMPRESA PREFETTO BOLOGNA

LE REAZIONI
«Se qualche funzionario ha sbagliato è giusto che paghi», commenta Salvini, ma poi attacca l'ex maggioranza: «Il governo di centrosinistra negava l'emergenza sbarchi, ma poi scaricava il problema sui prefetti e li costringeva a spostare i clandestini da un Comune all'altro per non irritare sindaci del Pd, ministri in visita o presidenti Anci del Pd».

«Parole offensive e ingenerose nei confronti dei Comuni che si sono prodigati nell'accoglienza», replica il presidente dell'Anci Antonio Decaro, mentre Galeazzo Bignami (Fi) chiede la rimozione del prefetto da Bologna.

Fonte: qui

martedì 2 gennaio 2018

LA NUOVA LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI FA INFURIARE TUTTI: MAGISTRATI, AVVOCATI E GIORNALISTI

DIVENTA REATO LA “DIFFUSIONE DI RIPRESE E REGISTRAZIONI DI COMUNICAZIONI FRAUDOLENTE”, FATTO SALVO IL DIRITTO DI REGISTRARE UNA PROPRIA CONVERSAZIONE A FINI PROCESSUALI, E IL DIRITTO DI CRONACA 

NON SARÀ REATO L'INTERVISTA “RUBATA” ALLA MANIERA DE “LE IENE”

Francesco Grignetti per “la Stampa”

INTERCETTAZIONI CARABINIERIINTERCETTAZIONI CARABINIERI
Con l'ultimo passaggio nel consiglio dei ministri di ieri, è legge la nuova disciplina sulle intercettazioni «non penalmente rilevanti». S'intendono così quelle intercettazioni che il giudice ritiene inutili ai fini del processo. Obiettivo della legge è tutelare tre interessi costituzionalmente riconosciuti, ma tra loro in conflitto: il diritto alla privacy (dei cittadini), il diritto all'informazione (tramite i media), il dovere di indagare (della magistratura). Diciamo subito che probabilmente l'obiettivo era irraggiungibile, infatti sono tutti arrabbiati: magistrati, avvocati e giornalisti.

«Ora - commenta invece il ministro della Giustizia, Andrea Orlando - abbiamo un quadro più chiaro delle conversazioni che vanno tolte dai fascicoli perché non hanno rilevanza penale e vanno distrutte». In estrema sintesi, secondo Orlando, le intercettazioni devono servire «per contrastare la criminalità» e non come «strumento per alimentare i pettegolezzi».

UN NUOVO REATO
INTERCETTAZIONIINTERCETTAZIONI
Diventa reato la «diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente», fatto salvo il diritto all' autodifesa, cioè registrare una propria conversazione a fini processuali, e il diritto di cronaca. Non sarà reato l' intervista «rubata» alla maniera delle Iene.

VIETATO DIVULGARE
Qualora un' intercettazione sia ritenuta «non penalmente rilevante» non dovrà mai vedere la luce. Complesso il sistema per garantirne la segretezza: innanzitutto se ne vieta perfino la trascrizione, anche sommaria, onde non ci sia nessun documento in circolazione.

La polizia deve informare il pm e indicare solo la data, l'ora e il dispositivo. È prevista una procedura in due fasi: dapprima ci sarà il deposito delle conversazioni e delle comunicazioni (con possibilità per gli avvocati di ascoltare il materiale entro 10 giorni, senza possibilità di averne copia), successivamente l'acquisizione di quelle rilevanti e utilizzabili. Le altre, quelle irrilevanti e inutilizzabili, finiranno in un archivio riservato di cui sarà responsabile il pubblico ministero, e da dove potranno essere recuperate in un secondo momento qualora le si ritenessero utili al processo.
INTERCETTAZIONIINTERCETTAZIONI

LE POLEMICHE
Il nuovo sistema in pratica scontenta tutti. I magistrati, perché ritengono impossibile che un singolo magistrato possa ascoltare migliaia di registrazioni e quindi, alla fine, il vero potere di vita e di morte su un'intercettazione lo avrà la polizia. «Si poteva fare di meglio», dice il presidente dell' Anm, Eugenio Albamonte. I penalisti, in quanto «non dare copie agli avvocati di tutto il materiale intercettato è un vulnus. Per tutelare privacy e riservatezza, si è scelto di limitare fortemente il diritto di difesa».

Infine i giornalisti: «Non tutto ciò che è rilevante per soddisfare il diritto dei cittadini ad essere informati - sostiene il sindacato Fnsi - ha necessariamente rilevanza penale, ma i giornalisti hanno il dovere di pubblicare tutte le notizie di interesse pubblico».

IL VERO NODO
ANDREA ORLANDOANDREA ORLANDO
Delle centinaia di migliaia di intercettazioni che si effettuano ogni anno, solo una minima parte finisce nei processi. Il resto sono «irrilevanti» e quindi, da ora in poi, saranno trattate come «segrete». Potrebbero magari avere un rilievo politico, anche se non penale. Di qui l'ira dei grillini: «Si impediranno le trascrizioni (e la pubblicazione, ndr) delle conversazioni intercettate anche quando le stesse hanno rilevanza politica di un certo peso ».

30 Dicembre 2017

Fonte: qui


DAI MILITARI FACTOTUM AL MAGISTRATO “VEGGENTE” 

LUCI ED OMBRE SULLA RIFORMA DELLE INTERCETTAZIONI 

LA POLIZIA GIUDIZIARIA DOVRA’ FARE I RIASSUNTI DELLE SPIATE ED IL PM DOVRA’ INTUIRE QUALI SONO “RILEVANTI” PER L’INCHIESTA 

I DIFENSORI POTRANNO SOLO ASCOLTARLE SENZA TRASCRIVERLE 

INSOMMA, UN BEL CASINO…

Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”

INTERCETTAZIONI FINANZA 1INTERCETTAZIONI FINANZA 1
Su 7.730 cronache giudiziarie di 6 mesi, nel 2016 gli avvocati penalisti rilevarono che solo il 7,3% riportava intercettazioni, a loro volta riguardanti estranei alle indagini solo nel 7,5% dei casi: eppure l' asserita «gogna mediatica» sui «terzi» ha carburato la nuova legge sulle intercettazioni, di cui solo l'esperienza potrà saggiare le farraginosità già segnalate da avvocati e procuratori.

INTERCETTAZIONIINTERCETTAZIONI
Già al momento dell'ascolto la polizia giudiziaria possiederà l'iniziativa di scremare in un archivio riservato le intercettazioni che riterrà irrilevanti, senza trascriverle in brogliacci ma avvisando il pm, che da «veggente» cercherà di intuire se invece tra esse ve ne siano di rilevanti da salvare: poi toccherà al difensore fare l'«esploratore» in cerca di quelle utili all' indagato, ma in molto meno tempo (10 giorni in generale) e molto più alla cieca (potendo il legale solo ascoltare gli audio ma non farne copia, e avendo per orientarsi solo giorno-ora-apparecchio).

INTERCETTAZIONI CARABINIERIINTERCETTAZIONI CARABINIERI
Il legislatore, sbilanciato sulla carsica idea che vorrebbe schiacciare le cronache sulla sola rilevanza giudiziaria (anziché anche sull'interesse pubblico di notizie vere e proposte con essenzialità e continenza), cerca però di riposizionarsi facendo cadere il segreto dopo l'ordinanza con cui il gip, al termine del contradittorio tra accusa e difesa sullo stralcio delle intercettazioni irrilevanti, acquisisce al fascicolo quelle rilevanti; e prevedendo che dal 2019 l'ordinanza di custodia cautelare sia pubblicabile subito e interamente, non più solo nel contenuto fino all'udienza preliminare (come oggi per tutti gli atti non coperti da segreto).

INTERCETTAZIONIINTERCETTAZIONI
Sfugge il senso del perché sì l'ordinanza d' arresto e non anche i singoli atti (pure non più segreti) su cui si basa; e del perché sì solo l'arresto (che per definizione all' inizio è una foto solo dell' accusa) e non anche le ordinanze successive magari favorevoli alla difesa (come un Riesame che annulli l'arresto).

Si è dunque ancora ben lungi da un accesso diretto e trasparente del giornalista agli atti non più segreti, dal 2006 qui più volte proposto come antidoto al Far West del (finto) proibizionismo e come anzi miglior garanzia proprio per le persone al centro di cronache giudiziarie di interesse pubblico.
magistratiMAGISTRATI

Tuttavia l'embrione di norma responsabilizza e alza gli standard deontologici dei giornalisti. E alla lunga può forse approdare all'accesso diretto se renderà insostenibile l'attuale diniego degli uffici giudiziari a riconoscere ai giornalisti l'«interesse» richiesto dall' art. 116 c.p.p., in base al quale «durante il procedimento chiunque vi abbia interesse può ottenere il rilascio a proprie spese di copie di singoli atti». Tanto più se di un atto di cui la legge esplicita la piena pubblicabilità.

29 Dicembre 2017

Fonte: qui

venerdì 15 dicembre 2017

A PARLARE E' UNO DEGLI ARRESTATI NELL'AMBITO DI UNA MAXI INCHIESTA SUL TRAFFICO DI RIFIUTI TOSSICI (200 MILA TONNELLATE!) VICINO A UNA SCUOLA A LIVORNO


SAREBBERO DECINE LE AZIENDE ITALIANE CHE "RIPULIVANO" I RIFIUTI TOSSICI GRAZIE A UN PAIO DI GRUPPI TOSCANI 

ECCO COME

Marco Gasperetti per il Corriere della Sera

"Ci mancavano anche i bambini che vanno all' ospedale. Che muoiano, m' importa niente dei bambini che si sentano male. Io li scaricherei in mezzo di strada, i rifiuti". 

Se non ci fossero realmente gli alunni di una scuola con gli occhi arrossati e la gola che fa male per le esalazioni di quei rifiuti pericolosissimi della vicina discarica, ci sarebbe quasi da pensare a un orribile scherzo in vernacolo livornese.

livorno traffico rifiutiLIVORNO TRAFFICO RIFIUTI
E invece quelle parole pronunciate da uno degli arrestati e registrate dai carabinieri, mentre il suo interlocutore sorride divertito, non sono soltanto un oltraggio, ma resteranno per sempre il simbolo di questa maxi inchiesta della Dia su oltre 200 mila tonnellate di rifiuti tossici. 

Che, partita da Firenze e Livorno, è destinata ad allargarsi. Sei le persone arrestate, almeno una trentina gli indagati, 150 i carabinieri del nucleo forestale impegnati nel blitz e coordinati dal procuratore di Livorno, Ettore Squillace Greco.

Sarebbero decine e decine le aziende italiane che «ripulivano» i loro rifiuti tossici («c' è di tutto, tanto mercurio», si legge in un' altra intercettazione) in un paio di aziende toscane che, con trucchi amministrativi, raggiri e una sconcertante incapacità di controllo delle autorità competenti, riuscivano a smaltire sostanze altamente tossiche come se fossero normale spazzatura cambiando codici e documenti. 

Un metodo definito dal pubblico ministero Squillace Greco simile a quello usato dalla camorra nella Terra dei fuochi.

Agli arresti domiciliari per traffico di rifiuti, associazione per delinquere e truffa aggravata, sono finiti imprenditori e gestori di impianti di riciclaggio di scarti altamente pericolosi. Sono Emiliano Lonzi, Stefano Fulceri, Marco Palandri, Anna Mancini, Stefano Lena e Alessandro Bertini. 

Sequestrate due aziende di Livorno attive nel settore del recupero e del trattamento dei rifiuti, la Lonzi Metalli srl e la Rari srl.

ditta livornoDITTA LIVORNO
Da qui, secondo l' accusa, i rifiuti sarebbero transitati in due discariche del Livornese gestite da due aziende a partecipazione pubblica, la Rea di Rosignano Marittimo e la Rimateria di Piombino. Tra i rifiuti tossici che arrivavano in discarica come «ordinari e innocui», c' erano stracci imbevuti di sostanze tossiche, filtri per olio motore e toner. Nelle discariche entravano camion carichi ad altissimo rischio ambientale e per la salute pubblica e ne uscivano puliti, come se quei siti fossero l' esempio più virtuoso di ecologia. Il business superava i 26 milioni di euro con una truffa per la Regione Toscana di almeno 4 milioni.

C' erano connivenze? I sospetti ci sono. 

Tanto che nelle richieste di custodia cautelare il pm sostiene che «uno dei meccanismi di autotutela attivati dall' associazione criminale è proprio quello che prevede sistematiche pressioni su soggetti legati alle istituzioni per indurli a captare notizie utili su eventuali indagini o comunque suggerimenti per eluderle». E adesso si cerca di capire bene chi siano questi personaggi così accreditati.

Fonte: qui