9 dicembre forconi: Camera dei Deputati
Visualizzazione post con etichetta Camera dei Deputati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Camera dei Deputati. Mostra tutti i post

lunedì 25 novembre 2019

“DOBBIAMO SOLO SCEGLIERE SE ESSERE SPIATI DAGLI STATUNITENSI O DAI CINESI”

IN AUDIZIONE ALLA CAMERA IL PRESIDENTE DI AGCOM ANGELO MARCELLO CARDANI HA DEFINITO LA SICUREZZA DEL 5G COME “UN PROBLEMA INSOLUBILE” 
MA FARE DI CINA E STATI UNITI UN UNICO FASCIO QUANDO SI PARLA DI INFRASTRUTTURE SENSIBILI È UN AZZARDO. SOPRATTUTTO PERCHÉ PECHINO È UN REGIME AUTORITARIO E GLI USA SONO UNA DEMOCRAZIA. 
Mattia Soldi per www.formiche.net

Angelo Marcello CardaniANGELO MARCELLO CARDANI
“Dobbiamo solo scegliere se essere spiati dagli statunitensi o dai cinesi”. A dirlo è il presidente di Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) Angelo Marcello Cardani. In un’audizione alla commissione Trasporti della Camera, l’ex braccio destro di Mario Monti alla Commissione Ue, ormai in scadenza di mandato alla guida dell’autorità, ha risposto così ai parlamentari che gli chiedevano come risolvere il problema della sicurezza della rete 5G. “Credo che sia un problema sostanzialmente insolubile” ha chiosato. Dopotutto, è la sua tesi, meglio rassegnarsi all’idea di essere spiati. Che sia la Cina o gli Stati Uniti cambia poco, in fondo, “questo è un mercato internazionale e il nostro Paese non ha le capacità di farsi isola e operare da solo”.
huawei a shenzhen 1HUAWEI A SHENZHEN 

Parole che sorprendono soprattutto perché provengono da un’autorità pubblica. Fare di Cina e Stati Uniti un unico fascio quando si parla di infrastrutture sensibili è un azzardo. L’invito ad accettare pacificamente di venire controllati dall’estero da chi ricopre il ruolo di “garante delle comunicazioni” è poi il colmo.
LA GUERRA DI DONALD TRUMP A HUAWEILA GUERRA DI DONALD TRUMP A HUAWEI

L’Agcom è membro di primo piano dell’Erga (European Regulators Group for Audiovisual Media Services), il gruppo che consiglia la Commissione Ue sulle direttive in materia. La quale Commissione ha da poco pubblicato un esaustivo rapporto su sicurezza e 5G sottoscritto da 28 Paesi Ue in cui la differenza fra “essere spiati dagli statunitensi o dai cinesi” è spiegata alla perfezione, col tono diplomatico che conviene a un simile documento.
zte huaweiZTE HUAWEI

luigi di maio xi jinpingLUIGI DI MAIO XI JINPING
Rompendo mesi di indugi, l’organo esecutivo dell’Ue ha messo in guardia gli Stati membri dall’affidare la rete 5G ad aziende che presentino “un forte legame” con Stati “dove non ci sono controlli legislativi o democratici né altri equilibri”, perché il rischio, tanto più se si mette in mano la banda larga a un singolo fornitore, è quello di finire sotto “una prolungata pressione di mercato, che sia dovuta a un fallimento commerciale, o a una fusione o acquisizione forzata o alla sottoposizione a sanzioni”. Riferimenti, hanno concluso schiere di analisti che hanno visionato il documento, certamente indirizzati al governo cinese, il cui modus operandi coincide in pieno con quello descritto.
xi jinpingXI JINPING

angelo maria cardaniANGELO MARIA CARDANI
“I servizi inglesi ritengono di potersi fidare” ha aggiunto Cardani in audizione, con un rimando non velato al via libera del Regno Unito alla partecipazione di Huawei e altre aziende cinesi ai bandi per costruire la rete 5G. Peccato che Londra si occupi da dieci anni del dossier, tanto che oltremanica Huawei è stata costretta a mettere in piedi il Cyber Security Evaluation Center dove lavora a stretto giro con tecnici del governo e con gli stessi Servizi.

conte xi jinpingCONTE XI JINPING
I Servizi italiani, invece, l’allerta cinese sulla sicurezza del 5G l’hanno lanciata da anni. E, a giudicare dai rapporti del Dis (Dipartimento per l’informazione e la sicurezza) susseguitesi nell’ultimo decennio, essere “spiati dai cinesi o dagli statunitensi” non è esattamente la stessa cosa. Tant’è che i campanelli d’allarme degli 007 italiani sono sempre suonati nei confronti di Huawei, azienda ritenuta alle dipendenze del governo comunista cinese e accusata da decine di report dei servizi di intelligence occidentali di spionaggio industriale. Quando l’Agcom mette sullo stesso piano Cina e Stati Uniti è bene ricordare che è un’autorità indipendente, dalla Commissione Ue, e anche dal Dis. Ma non dal buonsenso.

Fonte: qui

venerdì 19 ottobre 2018

LA CAMERA RESPINGE LE DIMISSIONI DI CROSETTO


MA LE INDISCREZIONI PARLANO DI SCONTRI NEL PARTITO E DI UN POSSIBILE CONFLITTO DI INTERESSI FRA LA CARICA DI PARLAMENTARE E QUELLA DI CAPO DELLA FEDERAZIONE DELLE AZIENDE PER AEROSPAZIO, DIFESA E SICUREZZA...

crosetto meloniCROSETTO MELONI

La Camera ha respinto con 285 voti le dimissioni di Guido Crosetto, deputato di Fdi. La richiesta era arrivata per «motivi personali» e, secondo indiscrezioni, per scontri nel partito e per il possibile conflitto di interessi fra la carica di parlamentare e quella di capo della Federazione delle aziende per aerospazio, difesa e sicurezza.

Fonte: qui

mercoledì 1 agosto 2018

ROMA, NEL QUARTIERE SAN LORENZO, IL PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA COCAINA E’ UN 71ENNE E CON LUI IN CASA C’ERANO ALTRI DUE UOMINI DI 80 E 74 ANNI

ALL’ARRIVO DEI “FALCHI” UNO S’E’ GIUSTIFICATO: “SONO UN PENSIONATO, EX DIPENDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI…”

Marco Pasqua per “il Messaggero”

L'operazione movida pulita scatta mentre gli spacciatori, i camminatori, quelli che macinano ogni sera chilometri alla ricerca di potenziali clienti, hanno già iniziato ad infestare le strade di San Lorenzo. Quartiere universitario, cuore metropolitano della movida alcolica e tossica, dove i cocktail venduti dai locali anche in violazione dell'ordinanza del Comune, si sommano all' hashish e alla cocaina offerte in questo supermarket dell'illegalità a cielo aperto.

ROMA - MOVIDA E DROGA A SAN LORENZOROMA - MOVIDA E DROGA A SAN LORENZO
La Siena Monza 22 (sigla di uno dei mezzi impiegati dai Falchi, ovvero dagli uomini della Sesta sezione della Squadra mobile, quella di contrasto al crimine diffuso) lascia il cortile della Questura, in via di San Vitale, mentre un altro equipaggio è già mimetizzato tra i cacciatori di erba, in piazza dell' Immacolata.

LA SQUADRA
I Falchi, che a Roma sono guidati da Andrea Proietti, giovane dirigente proveniente dal Reparto Volanti, sono speciali anche per il look, molto street-criminal: impossibile riconoscerli in un gruppo di spacciatori/clienti. Braccia tatuate, teschi d'oro al collo, cappellini da baseball, jeans strappati: sono tra i pochi corpi ad essere dispensati, quasi sempre, dall'indossare la divisa.

ROMA - MOVIDA E DROGA A SAN LORENZOROMA - MOVIDA E DROGA A SAN LORENZO
E il motivo è scontato: devono convincere un pusher a cedere loro quella droga, che lo farà finire diretto in carcere. In via dei Marsi, attaccato al muro, c'è ancora un cartello affisso dai residenti: «Vogliamo un quartiere pulito, senza chiasso, insicurezza, schifo notturno e degrado». La movida molesta, quella delle notti insonni, è difficile da estirpare, nonostante le misure straordinarie messe in campo da Prefettura e Comune. Le forze dell' ordine, da tempo, hanno messo sotto controllo ogni vicolo di San Lorenzo, tanto che i camminatori hanno vita sempre più difficile.

I più sono guardinghi, si avvicinano provocatoriamente a chi pensano possa essere un agente in borghese: «Hai da accendere?». Ma i Falchi sanno anche che la loro prima virtù è la pazienza. Seduti ai bar ad osservare gli spacciatori, hanno sangue freddo da vendere, mentre aspettano il momento giusto per intervenire. Alcune operazioni possono durare anche giorni e notti, con appostamenti sui tetti dei palazzi, tra le auto o negli scantinati.

ROMA - MOVIDA E DROGA A SAN LORENZOROMA - MOVIDA E DROGA A SAN LORENZO
Gli spacciatori non si muovono mai soli: il camminatore è quello che prende contatto con il cliente qui a San Lorenzo quasi sempre under 30, anche minorenni -, prende il suo ordine, e poi si fa consegnare la merce da un altro pusher. In alcuni casi c'è addirittura un terzo, il cassiere. In linea di massima, gli agenti hanno imparato che chi trasporta con sé la droga quasi mai sopra i 10/15 grammi - non ha i soldi.

Un modo per depistare le forze dell'ordine, quando vengono perquisiti. Ma non è con i pusher che i Falchi vanno a dama: sono i clienti, spesso, a portarli diretti alle centrali della droga. E non solo qui, ma anche nei quartieri dove lo spaccio è la prima fonte di reddito per tanti criminali: San Basilio, Tor Bella Monaca, la Tiburtina. Questa sera è la telefonata nervosa di un ragazzo, davanti ad un cancello, a far insospettire due agenti in borghese. «Documenti, per favore», dice l'agente tatuato. Con la perquisizione, ecco spuntare fuori qualche grammo di coca. «Dove l'hai presa?», chiede il poliziotto. La risposta non si fa attendere: «In via dei Volsci», con tanto di civico. «Lì mi rifornisco da un anno: c'è un anziano che abita al piano interrato».

L'IRRUZIONE
ROMA - MOVIDA E DROGA A SAN LORENZOROMA - MOVIDA E DROGA A SAN LORENZO
Gli agenti decidono di convergere, con discrezione, sul bersaglio. Inizia l'appostamento in uno scantinato confinante con la porta blindata di accesso alla casa. «Se suonassimo o se buttassimo giù la porta, gli spacciatori avrebbero tempo di buttare via la droga», spiegano. I pusher quasi sempre, hanno preso in affitto (in nero) un appartamento, in modo da non lasciare traccia.

Solo dopo due ore di attesa, la porta si apre, nel cuore della notte: è allora che quattro agenti dei Falchi piombano nella casa e si accertano che nessuno getti via la sostanza stupefacente. Il pusher indicato dal giovane acquirente pizzicato dalla polizia, ha 71 anni, la schiena completamente tatuata. Gli agenti trovano subito un bilancino, dei ritagli sulle buste tipici del confezionamento delle dosi e la mannite, una sostanza usata per tagliare la cocaina. Gli altri due uomini trovati nella casa, hanno 80 e 74 anni.

«Ma questa la usiamo per noi», si giustifica l' inquilino. Gli agenti non gli credono e, in tasca, gli trovano i soldi proventi dello spaccio. «Sono un pensionato, ex dipendente della Camera dei deputati», spiega l' anziano spacciatore. «Oltre a chi spaccia perché ha un profilo criminale spiega Proietti ci imbattiamo, sempre più spesso, in persone che hanno un lavoro normale o in pensionati che hanno deciso di crearsi una piccola rete».
COCAINACOCAINA

Mentre gli agenti perquisiscono la casa del pusher 70enne, altri pedinano i nordafricani che presidiano le vie principali del quartiere: algerini, marocchini, tunisini, spacciano due, tre canne a cliente. E se finiscono nella rete della polizia, vengono sostituiti in meno di 24 ore. «Sono pesci piccoli, noi puntiamo a chi li comanda», spiegano i Falchi, mentre tornano in Questura pronti per pianificare il prossimo blitz nei supermarket della droga.

Fonte: qui