9 dicembre forconi: Ministero delle Infrastrutture
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sabato 8 settembre 2018

PRENDONO IN GIRO TONINELLI PERCHÉ L'AISCAT SCRISSE A GENNAIO AL MINISTERO PER IMPEDIRE LA PUBBLICAZIONE DELLA CONCESSIONE, E LUI NON C'ERA: ''HA, HA, PRESSIONI A SUA INSAPUTA''

MA POVERI STOLTI, LO CAPITE CHE I DIRIGENTI E I TECNICI SONO GLI STESSI, E SOPRATTUTTO CHE LE PRESSIONI EBBERO SUCCESSO VISTO CHE DELRIO TENNE SECRETATE LE CLAUSOLE PIU' IMBARAZZANTI (PER IL GOVERNO PD) DEGLI ACCORDI CON BENETTON, GAVIO E COMPAGNI?

PRENDONO IN GIRO TONINELLI, MA SONO SCARSI SUL PIANO GIURIDICO (E LOGICO)
DANILO TONINELLIDANILO TONINELLI
Dagonota - L'opposizione in Italia certe volte i vaffanc*lo te li strappa dalle mani. Non c'è solo la questione di Conte e i suoi colloqui: ieri il 100% dei Twittaroli/Facebookoni gongolava linkando la risposta di Aiscat alle affermazioni di Toninelli: ''Le lettere al ministero sulle autostrade risalgono a gennaio e marzo 2018''. E tutti giù a ridere del fesso Danilo che subisce pressioni a sua insaputa.

Solo che i suddetti geni del retweet non si rendono conto di una cosa: un ministero non nasce e muore col ministro, ma è fatto di tecnici e dirigenti che c'erano prima e ci sono dopo il passaggio del singolo politico. L'ente con personalità giuridica è il Ministero, non il ministro. E questi tecnici e dirigenti potrebbero aver detto a Toninelli, nei giorni dopo il crollo di Genova: occhio, quelli delle autostrade ci diffidarono dal pubblicare i dati più rilevanti delle concessioni, minacciando l'ipotesi del reato di aggiotaggio.

PALENZONAPALENZONA
E, poveri stolti dell'opposizione, la prova sta nel fatto che Delrio, ministro all'epoca, pubblicò le convenzioni MANTENENDO SECRETATE TUTTE LE CLAUSOLE PIÙ IMPORTANTI. Dunque non solo le pressioni ci furono – e già questo è gravissimo – ma ebbero anche successo, visto che il ministro del Pd si fece scrupoli di diffondere i dettagli davvero rilevanti.


CROLLO PONTE: AISCAT, A MINISTERO RISPOSTE A GENNAIO
 (ANSA) - Aiscat ha risposto lo scorso gennaio (quando al ministero c'era Graziano Delrio ndr) "a seguito di richiesta di parere ricevuta dalla direzione del ministero illustrando la propria posizione" in merito alla pubblicazioni degli atti delle concessioni autostradali. E' quanto scrive l'associazione in una nota allegando le due lettere (del Mit e la propria) ribadendo quindi di non aver "mai esercitato pressioni nè sul ministro nè sul ministero".

oliviero toscani luciano benettonOLIVIERO TOSCANI LUCIANO BENETTON
Nella lettera (datata 11 gennaio 2018 mentre la richiesta del Mit era del 15 dicembre 2017) Aiscat rispondeva che dovevano essere pubblicati "unicamente i contratti di concessione e non anche i relativi allegati nel rispetto della normativa in materia di riservatezza, segreto commerciale e industriale". L'associazione richiamava esperienze di paesi europei "Francia, Grecia e Portogallo (diversamente da altri come Irlanda, Spagna, Polonia, Austria, Croazia e Slovenia). La pubblicazione degli allegati, affermava, "rischia di determinare danni all'attività imprenditoriale" mentre rimanevano "impregiudicate le autonome considerazioni di società" magari quotate in Borsa.
gilberto benettonGILBERTO BENETTON

Aiscat nella missiva firmata dal dg Massimo Schintu rilevava come il ministero "non sia tenuto alla pubblicazione della convenzione di concessione, degli atti aggiuntivi e relativi allegati in quanto non obbligato dalla normativa". Aiscat annunciava comunque la "disponibilità del comparto autostradale ad approfondire la questione assicurando la più completa collaborazione con l'amministrazione per garantire livelli di massima trasparenza" chiedendo quindi un incontro. L'associazione paventava il rischio di "danni anche rilevanti" all'attività imprenditoriale dalla diffusione al pubblico degli allegati e "rispetto a tale eventualità, le società concessionarie manifestano, tramite l'associazione, una ferma opposizione".

beniamino gavioBENIAMINO GAVIO
"Rimangono ovviamente impregiudicate - aggiungeva Aiscat - con particolare riferimento agli allegati, le eventuali ulteriori autonome considerazioni di ciascuna singola società anche in considerazione delle specificità dei relativi contenuti e delle differenti peculiarità societarie, con particolare riferimento, tra l'altro, alla natura pubblica o provata o all'essere o meno quotate in Borsa". Infine l'associazione sottolineava come "eventuali istanze di accesso civico qualora ricevute dal ministero, siano prontamente inoltrate alle singole società concessionarie al fine di consentire alle stesse di controdedurre nel pieno rispetto dei termini di legge e del diritto di difesa".


giovedì 30 agosto 2018

«Ponte Morandi non è sicuro»: la lettera di febbraio accusa Autostrade e Ministero

Il direttore manutenzioni della società scriveva sette mesi fa alla Direzione vigilanza e al Provveditorato perché fosse approvato urgentemente il progetto di rinforzo del viadotto di Genova: "Fate presto, è necessario incrementare la sicurezza"

Fabrizio Gatti dall' Espresso



Lo scenario del crollo del ponte Morandi ora cambia completamente. Dal 28 febbraio 2018 la Direzione generale per la vigilanza del ministero delle Infrastrutture, il Provveditorato alle opere pubbliche di Genova e la Direzione maintenance e investimenti esercizio della società Autostrade per l'Italia sapevano che il viadotto aveva problemi di sicurezza.

L'Espresso ha scoperto una lettera firmata dal direttore della manutenzione, Michele Donferri Mitelli, che mette in guardia il ministero delle Infrastrutture sui rischi per il ritardo nell'approvazione del progetto esecutivo di rinforzo del ponte.

la lettera di febbraio accusa Autostrade e MinisteroLA LETTERA DI FEBBRAIO ACCUSA AUTOSTRADE E MINISTERO
Non si sa chi abbia ricevuto l'avviso, poiché come destinatario è indicato soltanto l'ufficio. È noto comunque che la Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali è diretta da Vincenzo Cinelli, nominato il 14 agosto 2017 su proposta del ministro Graziano Delrio e confermato dall'attuale ministro Danilo Toninelli.

Mentre il capo del Provveditorato di Genova è l'architetto Roberto Ferrazza, lo stesso scelto da Toninelli come presidente della commissione d'inchiesta del ministero. E rimosso nel giro di una settimana, dopo che L'Espresso aveva scoperto che Ferrazza aveva dato parere favorevole al piano di Autostrade , senza prescrivere misure per garantire la sicurezza.

la lettera di febbraio accusa Autostrade e MinisteroLA LETTERA DI FEBBRAIO ACCUSA AUTOSTRADE E MINISTERO
Finora si sapeva che gli uffici coinvolti fossero al corrente soltanto del degrado della struttura , a cominciare dai tiranti consumati dalla corrosione del venti per cento. Ma nessun documento dimostrava che ingegneri e funzionari fossero consapevoli del pericolo, che ogni giorno e ogni notte decine di migliaia di automobilisti e camionisti stavano correndo.

La lettera di allarme del direttore di Autostrade è la seconda di cinque scritte al ministero tra il 6 febbraio e il 13 aprile 2018. In quella del 28 febbraio, protocollata dalla società con il numero 5003, il manager è esplicito. «Si fa riferimento a quanto in oggetto», scrive Michele Donferri Mitelli, «alla nostra precedente corrispondenza e alle interlocuzioni intervenute presso il Comitato tecnico amministrativo del Provveditorato alla presenza del vostro funzionario Uit Genova nella seduta del 1.2.2018». Quella del primo febbraio è la riunione presieduta dal provveditore Ferrazza, alla presenza del rappresentante genovese della Direzione generale per la vigilanza, l'ingegner Carmine Testa, capo del Uit, l'Ufficio ispettivo territoriale.
la lettera di febbraio accusa Autostrade e MinisteroLA LETTERA DI FEBBRAIO ACCUSA AUTOSTRADE E MINISTERO

«Al riguardo», continua il direttore di Autostrade, «dal momento che non abbiamo più avuto evidenza se siano necessari ulteriori approfondimenti e/o elementi integrativi Vi significhiamo... di restare a Vostra disposizione qualora siano necessari chiarimenti e integrazioni in relazione agli aspetti tecnico-economici del progetto rappresentando, ancora una volta, l'urgenza che riveste la conclusione dell'iter approvativo dell'intervento».

«Vista l'importanza strategica dell'opera e la natura dell'intervento», aggiunge Donferri Mitelli, tenuto conto che il completamento delle procedure di affidamento può essere stimato in 13-15 mesi, «si ritiene, in considerazione del protrarsi dei tempi di approvazione, che l'intervento non possa essere in esecuzione prima del secondo semestre 2019 o inizio 2020. Tale circostanza comporterebbe una serie di ripercussioni sia per la pianificazione economica che», e proprio qui viene lanciato l'allarme, «per l'incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera. Per quanto sopra, Vi preghiamo di portare avanti l'iter autorizzativo quanto prima».

Il direttore della manutenzione di Autostrade il 28 febbraio 2018 è dunque consapevole che bisogna fare in fretta perché, per il ponte Morandi sul torrente Polcevera, è necessario un incremento di sicurezza: che evidentemente manca. E non bisogna più perdere tempo. Ma nessuno si attiva per proteggere il viadotto e quanti continuano a passarci sopra, con prescrizioni come la limitazione del traffico pesante e la riduzione delle corsie di marcia.

L'autorizzazione al progetto da parte della Direzione per la vigilanza che Michele Donferri Mitelli sollecita arriverà soltanto a giugno. Il viadotto crolla il 14 agosto uccidendo 43 persone e provocando lo sgombero di un intero quartiere. Ma già in febbraio sono evidentemente preoccupati nella società Autostrade per l'Italia, ora accusata dal governo di aver lasciato per anni deperire la struttura oltre il punto di non ritorno. Fino a ottobre 2017 non avrebbero fatto abbastanza, a parte l'ordinaria manutenzione.
QUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVAQUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVA

Tra il 9 e il 13 ottobre il Politecnico di Milano, con uno studio commissionato dalla concessionaria, segnala che nel pilone 9 ci sono anomalie che vanno approfondite. Il progetto esecutivo per il potenziamento dei tiranti viene revisionato. Quindi tra il 30 ottobre e il 3 novembre la società lo invia alla Direzione per la vigilanza sulle concessionarie. E lì al ministero, l'ufficio di Cinelli il 5 dicembre lo gira al Provveditorato di Genova per il parere obbligatorio. Il comitato tecnico amministrativo del Provveditorato si riunisce il primo febbraio. Il progetto torna alla direzione generale di Cinelli e sparisce fino a metà giugno. Due mesi dopo proprio il pilone 9 si sbriciola.

Vincenzo Cinelli risponde direttamente al capodipartimento delle Infrastrutture e, al di sopra, al capo di gabinetto del ministro. Tanto che oggi tre componenti del suo ufficio di vigilanza, che non sembra aver vigilato abbastanza, compongono la commissione d'inchiesta nominata da Toninelli. Un cortocircuito che al nuovo governo continua a sfuggire.
Sono le carte a dirci ora che il ponte Morandi da mesi non garantiva la sicurezza, al punto da rendere necessario un urgente incremento. L'inchiesta della Procura si arricchisce così di molti testimoni: i tecnici della società che soltanto da ottobre 2017 si preoccupa di intervenire sulla stabilità del viadotto, il direttore delle manutenzioni Donferri Mitelli che lancia l'allarme già a febbraio 2018, il direttore generale del ministero Cinelli, il provveditore Ferrazza, l'ispettore territoriale Testa, i membri con diritto di voto nel comitato tecnico amministrativo del Provveditorato di Genova. Giorno dopo giorno, l'elenco si allunga.