9 dicembre forconi: approvazione
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mercoledì 7 novembre 2018

IL SENATO APPROVA IL DECRETO SICUREZZA


IL DL VOLUTO DA SALVINI CHE INTRODUCE RESTRIZIONI AI RICHIEDENTI ASILO È PASSATO (CON LA FIDUCIA) SENZA IL VOTO DEI RIBELLI GRILLINI 





DECRETO SICUREZZA, SÌ DAL SENATO (CON LA FIDUCIA). I RIBELLI M5S NON VOTANO
Dino Martirano per www.corriere.it

salvini decreto sicurezzaSALVINI DECRETO SICUREZZA
Il Senato ha approvato con il voto di fiducia (163 i sì e 59 no) il decreto sicurezza-immigrazione fortemente voluto dalla Lega e dal suo leader Matteo Salvini (cosa c’è nel testo). Il decreto - che introduce un forte giro di vite per i richiedenti asilo e la protezione umanitaria richiesta dai rifugiati e mette a disposizione dei poliziotti, tra l’altro, la pistola elettrica Taser - supera dunque il primo giro di boa e ora passa alla Camera. Hanno votato a favore Lega e M5S, esclusi quattro dissidenti grillini - De Falco, Nugnes, Fattori e Montero- usciti dall’aula al momento del voto.

gregorio de falco 4GREGORIO DE FALCO
Ma mancano all’appello altri 3 voti di grillini: si tratta di Vittoria Bogo Deledda e Michele Giarrusso (che erano in congedo dunque assenti giustificati), Virginia La Mura (assente ma che aveva firmato alcuni emendamenti assieme a De Falco); anche Carlo Martelli ( ex grillino, ora al gruppo misto) e si è astenuto. I senatori di Forza Italia, che apprezza il contenuto del provvedimento, sono rimasti in aula senza votare. Fratelli d’Italia, che pure tifa per il provvedimento sull’immigrazione, ha scelto l’astensione nel voto che, con il nuovo regolamento del Senato, non è equivale più a un voto contrario. Hanno votato contro il Partito Democratico, Liberi e Uguali e le Autonomie.

NUGNESNUGNES
Salvini, dunque incassa il risultato ed esulta esulta: «Ci stiamo lavorando da questa estate. Sono Contento». E ora tocca al M5S avere soddisfazione sulla prescrizione e sul ddl anticorruzione fermo alla Camera perché la Lega si è messa di traverso. Su questo punto Salvini è stato, a parole, accomodante: «Sulla prescrizione chiudiamo tra qualche ora. Tra persone ragionevole una soluzione si trova sempre».

La norma sugli sgomberi
Fratelli d’Italia ha denunciato che dal maxi emendamento approvato con la fiducia, il testo che sostituisce l’intero provvedimento, è saltato il comma che permetteva alle forze di polizia interventi immediati sulle occupazioni degli stabili. «Non ci siamo, questo è un tradimento bello è buono: ai cittadini onesti che aspettavano la loro rivincita, alle famiglie regolarmente in graduatoria per una casa popolare, ai proprietari di case espropriate dai movimenti per l’occupazione e di fatto requisite dallo Stato».
elena fattoriELENA FATTORI

L’imbarazzo del M5S
La dichiarazione di voto nell’aula del Senato del capogruppo del M5S, Stefano Patuanelli, è stata dedicata quasi interamente alla manovra economica, al contratto di governo e al decreto dignità già approvato dal Parlamento. Il rappresentante del M5S ha parlato di economia, occupazione e di delocalizzazione delle industrie. Solo al termine del suo intervento ha dedicato una manciata di secondi al merito del decreto sicurezza e immigrazione annunciando il voto favorevole dei senatori grillini.

Il non voto dei ribelli M5S
Come annunciato i dissidenti del Movimento cinque stelle non hanno partecipato al voto perché ritengono dannoso questo decreto sicurezza-immigrazione. Ma alla fine sono rimasti in quattro: Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori e Matteo Montero. Il comandante De Falco ha motivato il suo allontanamento al momento del voto con queste parole: «Rendere questo decreto aderente al dettato costituzionale era un preciso dovere di questo Parlamento come ci ha ricordato la più alta carica dello Stato. In ogni caso confermo la mia fiducia a questo governo...». Paola Nugnes, invece, è entrata nel merito del decreto, smontandolo pezzo dopo pezzo: «Tutti questi immigrati irregolari non spariranno certo per decreto». Elena Fattori, infine, ha aggiunto: «Questo decreto è contro tutto quello che c’è nel programma dei Cinque Stelle».
STEFANO PATUANELLI M5SSTEFANO PATUANELLI M5S

Il grazie della Lega
Il capogruppo dalla Lega Massimiliano Romeo ha ringraziato il Movimento cinque stelle per il contributo fornito al miglioramento del decreto sicurezza: «Il testo, dunque, non era blindato». Ma poi il capogruppo del Carroccio ha voluto ringraziare anche Forza Italia e Fratelli d’Italia e ha ricordato quando nel 2011 il governo di centrodestra portò a termine 71 mila espulsioni. Per la Lega, «i 100 mila immigrati invisibili che vagano per l’Italia» sono responsabilità dei governi precedenti del Pd che si «sono messi la mano sul cuore salvando tanti immigrati durante le traversate in mare». Alla Lega, poi, ha risposto, Forza Italia: «Lasciate questa alleanza con gente che è di sinistra, seguite l’invito che via ha fatto Silvio Berlusconi. Tornate a casa vostra nel centrodestra».

Il non voto di Forza Italia
salvini decreto sicurezza 1SALVINI DECRETO SICUREZZA 
Forza Italia non ha partecipato al voto perché non intende appoggiare il governo ma apprezza il contenuto del decreto. Maurizio Gasparri: «La fiducia non ve la possiamo dare perché poi ci saranno i compromessi tra Lega e M5S sulla prescrizione e i processi saranno infiniti. Quindi non votiamo la fiducia ma apprezziamo alcune misure di questo provvedimento. La tutela della sicurezza dei cittadini, in particolare. E per questo ci asteniamo dal voto. Noi diciamo sì alla sicurezza ma non al governo perché poi non si dica nei bar italiani che Forza Italia vota contro un provvedimento che punta alla sicurezza dei cittadini». Forza Italia, in particolare, la menta che la fiducia ha impedito di approvare alcuni emendamenti migliorativi: «Come quello - ha spiegato Gasparri - che elimina il reato di tortura che sta affliggendo tanti agenti di polizia. Ma La lega ci ha risposto che la tortura non è nel contratto di governo con il M5S».
davide faraone protesta contro decreto sicurezzaDAVIDE FARAONE PROTESTA CONTRO DECRETO SICUREZZA

Il Pd: «E’ il decreto clandestinità»
Il senatore dem Dario Parrini ha detto che questo «non è il decreto sicurezza ma il decreto clandestinità». E poi ha aggiunto: «È un testo illiberale e in tante parti incostituzionale perché ignora la lettera del Capo dello Stato che lo accompagnava e non rispetta la Costituzione in punti rilevanti quali il rispetto degli obblighi internazionali, la restrizione delle libertà personali, la questione della cittadinanza. Come si può credere che ci sarà più sicurezza senza il rispetto delle libertà civili fondamentali? Se non c’è libertà non c’è sicurezza. Infine, è stato portato avanti da Lega e M5s con prove di arroganza inquietanti. La maggioranza non ha il diritto di svilire il ruolo del Parlamento e di scaricare i suoi contrasti sulle opposizioni. Per tutti questi motivi il Pd vota no».

DECRETO SICUREZZA, L’UFFICIO BILANCIO DEL SENATO: «MANCANO LE COPERTURE»
Marco Galluzzo per www.corriere.it

Potrebbe essere considerata quasi un’inezia, visto il ben più ampio problema di finanza pubblica derivato dallo scontro in atto fra Roma e la Commissione europea sulla manovra economica, ma anche il decreto sicurezza sembra che non rispetti tutte le disposizioni vigenti in termini di copertura e di legislazione corrente di bilancio.

L’approvazione al Senato
matteo salvini con mojitoMATTEO SALVINI CON MOJITO
Come accaduto a proposito della manovra economica, è ancora una volta il Servizio Bilancio del Senato della Repubblica a segnalarlo: «Per i profili di copertura, andrebbe innanzitutto acquisita conferma in merito alle disponibilità relative alle autorizzazioni di spesa ivi indicate», scrivono i funzionari di Palazzo Madama, che aggiungono come vada «evidenziato che il provvedimento non è al momento corredato dall’allegato che evidenzia gli effetti sia in termini di competenza, che in termini di impatto sui saldi di finanza pubblica».

Insomma un modo di legiferare ancora una volta critico, quantomeno lacunoso, almeno a giudizio dei servizi studi del Senato, che si concentrano sulle coperture per svariate decine di milioni di euro che le diverse disposizioni del Decreto sicurezza prevedono attingendo a Fondi speciali sia del ministero dell’Interno che del ministero dell’Economia.

«La circostanza, premesso che disattende ad una precisa disposizione della legge di contabilità (articolo 17, comma 4) – scrivono ancora i funzionari del Senato - rende al momento impossibile a fornire evidenza della compensazione dei maggiori oneri per la finanza pubblica contenuto, nel provvedimento, tenuto in debito conto i diversi criteri di imputazione della spesa in termini di competenza finanziaria e quelli invece come noto previsti in termini di cassa e di competenza economica, per ciascun annualità, in considerazione delle risorse indicate a copertura».
CONTE DI MAIO SALVINICONTE DI MAIO SALVINI

Si evidenzia inoltre che sui fondi per coprire le nuove disposizioni del decreto sicurezza «andrebbe confermata l’esistenza delle relative risorse per ciascuna annualità in gestione libera da impegni già perfezionati o in via di perfezionamento». Insomma è come se il servizio Bilancio del Senato non si accontenti delle indicazioni contenute nel Decreto, ma vorrebbe maggiori certezze, soprattutto da parte della Ragioneria dello Stato.

Andrebbero anche fornite «rassicurazioni» sul funzionamento «ai sensi della legislazione vigente del Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive», visto che parte delle coperture vengono distratte dal Fondo, e dunque mancherebbero adeguate rassicurazioni «sull’adeguatezza delle residue risorse che perverranno al Fondo di solidarietà a fronte della copertura di oneri di funzionamento a carattere permanente e dei fabbisogni di spesa prevedibili».

Fonte: qui

giovedì 30 agosto 2018

«Ponte Morandi non è sicuro»: la lettera di febbraio accusa Autostrade e Ministero

Il direttore manutenzioni della società scriveva sette mesi fa alla Direzione vigilanza e al Provveditorato perché fosse approvato urgentemente il progetto di rinforzo del viadotto di Genova: "Fate presto, è necessario incrementare la sicurezza"

Fabrizio Gatti dall' Espresso



Lo scenario del crollo del ponte Morandi ora cambia completamente. Dal 28 febbraio 2018 la Direzione generale per la vigilanza del ministero delle Infrastrutture, il Provveditorato alle opere pubbliche di Genova e la Direzione maintenance e investimenti esercizio della società Autostrade per l'Italia sapevano che il viadotto aveva problemi di sicurezza.

L'Espresso ha scoperto una lettera firmata dal direttore della manutenzione, Michele Donferri Mitelli, che mette in guardia il ministero delle Infrastrutture sui rischi per il ritardo nell'approvazione del progetto esecutivo di rinforzo del ponte.

la lettera di febbraio accusa Autostrade e MinisteroLA LETTERA DI FEBBRAIO ACCUSA AUTOSTRADE E MINISTERO
Non si sa chi abbia ricevuto l'avviso, poiché come destinatario è indicato soltanto l'ufficio. È noto comunque che la Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali è diretta da Vincenzo Cinelli, nominato il 14 agosto 2017 su proposta del ministro Graziano Delrio e confermato dall'attuale ministro Danilo Toninelli.

Mentre il capo del Provveditorato di Genova è l'architetto Roberto Ferrazza, lo stesso scelto da Toninelli come presidente della commissione d'inchiesta del ministero. E rimosso nel giro di una settimana, dopo che L'Espresso aveva scoperto che Ferrazza aveva dato parere favorevole al piano di Autostrade , senza prescrivere misure per garantire la sicurezza.

la lettera di febbraio accusa Autostrade e MinisteroLA LETTERA DI FEBBRAIO ACCUSA AUTOSTRADE E MINISTERO
Finora si sapeva che gli uffici coinvolti fossero al corrente soltanto del degrado della struttura , a cominciare dai tiranti consumati dalla corrosione del venti per cento. Ma nessun documento dimostrava che ingegneri e funzionari fossero consapevoli del pericolo, che ogni giorno e ogni notte decine di migliaia di automobilisti e camionisti stavano correndo.

La lettera di allarme del direttore di Autostrade è la seconda di cinque scritte al ministero tra il 6 febbraio e il 13 aprile 2018. In quella del 28 febbraio, protocollata dalla società con il numero 5003, il manager è esplicito. «Si fa riferimento a quanto in oggetto», scrive Michele Donferri Mitelli, «alla nostra precedente corrispondenza e alle interlocuzioni intervenute presso il Comitato tecnico amministrativo del Provveditorato alla presenza del vostro funzionario Uit Genova nella seduta del 1.2.2018». Quella del primo febbraio è la riunione presieduta dal provveditore Ferrazza, alla presenza del rappresentante genovese della Direzione generale per la vigilanza, l'ingegner Carmine Testa, capo del Uit, l'Ufficio ispettivo territoriale.
la lettera di febbraio accusa Autostrade e MinisteroLA LETTERA DI FEBBRAIO ACCUSA AUTOSTRADE E MINISTERO

«Al riguardo», continua il direttore di Autostrade, «dal momento che non abbiamo più avuto evidenza se siano necessari ulteriori approfondimenti e/o elementi integrativi Vi significhiamo... di restare a Vostra disposizione qualora siano necessari chiarimenti e integrazioni in relazione agli aspetti tecnico-economici del progetto rappresentando, ancora una volta, l'urgenza che riveste la conclusione dell'iter approvativo dell'intervento».

«Vista l'importanza strategica dell'opera e la natura dell'intervento», aggiunge Donferri Mitelli, tenuto conto che il completamento delle procedure di affidamento può essere stimato in 13-15 mesi, «si ritiene, in considerazione del protrarsi dei tempi di approvazione, che l'intervento non possa essere in esecuzione prima del secondo semestre 2019 o inizio 2020. Tale circostanza comporterebbe una serie di ripercussioni sia per la pianificazione economica che», e proprio qui viene lanciato l'allarme, «per l'incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera. Per quanto sopra, Vi preghiamo di portare avanti l'iter autorizzativo quanto prima».

Il direttore della manutenzione di Autostrade il 28 febbraio 2018 è dunque consapevole che bisogna fare in fretta perché, per il ponte Morandi sul torrente Polcevera, è necessario un incremento di sicurezza: che evidentemente manca. E non bisogna più perdere tempo. Ma nessuno si attiva per proteggere il viadotto e quanti continuano a passarci sopra, con prescrizioni come la limitazione del traffico pesante e la riduzione delle corsie di marcia.

L'autorizzazione al progetto da parte della Direzione per la vigilanza che Michele Donferri Mitelli sollecita arriverà soltanto a giugno. Il viadotto crolla il 14 agosto uccidendo 43 persone e provocando lo sgombero di un intero quartiere. Ma già in febbraio sono evidentemente preoccupati nella società Autostrade per l'Italia, ora accusata dal governo di aver lasciato per anni deperire la struttura oltre il punto di non ritorno. Fino a ottobre 2017 non avrebbero fatto abbastanza, a parte l'ordinaria manutenzione.
QUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVAQUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVA

Tra il 9 e il 13 ottobre il Politecnico di Milano, con uno studio commissionato dalla concessionaria, segnala che nel pilone 9 ci sono anomalie che vanno approfondite. Il progetto esecutivo per il potenziamento dei tiranti viene revisionato. Quindi tra il 30 ottobre e il 3 novembre la società lo invia alla Direzione per la vigilanza sulle concessionarie. E lì al ministero, l'ufficio di Cinelli il 5 dicembre lo gira al Provveditorato di Genova per il parere obbligatorio. Il comitato tecnico amministrativo del Provveditorato si riunisce il primo febbraio. Il progetto torna alla direzione generale di Cinelli e sparisce fino a metà giugno. Due mesi dopo proprio il pilone 9 si sbriciola.

Vincenzo Cinelli risponde direttamente al capodipartimento delle Infrastrutture e, al di sopra, al capo di gabinetto del ministro. Tanto che oggi tre componenti del suo ufficio di vigilanza, che non sembra aver vigilato abbastanza, compongono la commissione d'inchiesta nominata da Toninelli. Un cortocircuito che al nuovo governo continua a sfuggire.
Sono le carte a dirci ora che il ponte Morandi da mesi non garantiva la sicurezza, al punto da rendere necessario un urgente incremento. L'inchiesta della Procura si arricchisce così di molti testimoni: i tecnici della società che soltanto da ottobre 2017 si preoccupa di intervenire sulla stabilità del viadotto, il direttore delle manutenzioni Donferri Mitelli che lancia l'allarme già a febbraio 2018, il direttore generale del ministero Cinelli, il provveditore Ferrazza, l'ispettore territoriale Testa, i membri con diritto di voto nel comitato tecnico amministrativo del Provveditorato di Genova. Giorno dopo giorno, l'elenco si allunga.