9 dicembre forconi: decreto sicurezza
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domenica 16 dicembre 2018

Toscana, entro Natale legge contro il dl Salvini. Rossi: “Migranti(anche quelli illegali) sono persone e hanno diritto a salute, casa e istruzione”


La norma annunciata dal governatore potrebbe essere già varata lunedì in giunta regionale e poi passare al Consiglio, che la dovrebbe discutere con l'anno nuovo. Con il decreto 4.500 dei 10mila ospiti di Cas e Sprar "entreranno in clandestinità – spiega l’assessore all’Immigrazione Vittorio Bugli - e noi non possiamo avere migliaia di persone in strada". 

Lega: "E' una mossa elettorale"

Una legge regionale per neutralizzare gli effetti del decreto Sicurezza. E’ questa l’idea del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che “entro Natale” presenterà in giunta una proposta di legge per tutelare i migranti (regolari e non) dopo l’entrata in vigore del decreto legge che prevede una stretta sull’immigrazione e sulla protezione internazionale dei nuovi sbarcati.
Nel testo ad hoc che sarà varato dalla giunta regionale prima delle vacanze natalizie, il principio chiave sarà quello di garantire ai migranti l’assistenza sanitaria, sociale, abitativa e il diritto all’istruzione. “Presenteremo questa legge perché non vogliamo buttare per strada nessuno – ha annunciato il governatore Rossi – chi sta in Toscana, anche se non ha la cittadinanza è comunque una persona e, per principio, ha diritto all’assistenza, alla salute e all’istruzione, chiunque sia”.
L’idea, ovviamente, non è piaciuta per niente alla Lega Toscana che in primavera proverà a conquistare Firenze, Prato e Livorno dopo la presa di Pisa, Siena e Massa e nel 2020 la Regione. “Quella di Rossi è una mossa elettorale – attacca parlando con IlFattoQuotidiano.it il deputato del Carroccio e sindaco-ombra di Pisa, Edoardo Ziello –, un governatore non dovrebbe opporsi a una norma approvata per il bene degli italiani dal governo centrale: il governatore dovrebbe farsene una ragione e applicare la legge”.
Cosa prevede la nuova legge – Chi sta lavorando alla bozza del testo assicura che non sarà solo una proposta di legge simbolica per contrapporsi alle misure leghiste in materia di immigrazione. Uno degli effetti maggiori del dl Sicurezza potrebbe essere quello di aumentare gli immigrati irregolari sul territorio toscano come effetto della cancellazione della protezione umanitaria: secondo le stime della Regione, dei 10mila migranti ospitati tra Cas e Sprar, potrebbero essere 4.500 i “nuovi” irregolari a cui saranno tolti alcuni diritti fondamentali.
Inoltre, il decreto fortemente voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini prevede l’abolizione dei corsi di italiano nei Cas e dell’assistenza legale. Così l’idea della giunta Rossi è proprio quella di garantire l’assistenza sanitaria, abitativa e di istruzione ai migranti rimpiazzando i tagli del governo con fondi regionali. Per questo è in corso un continuo dialogo tra Regione e mondo delle associazioni, parrocchie, volontariato, enti locali e scuole per stipulare accordi che possano permettere di tutelare i migranti.
“Non possiamo lasciare migliaia di persone in strada” – “Con il decreto Sicurezza ci ritroveremo con molte persone che usciranno dal sistema di accoglienza ed entreranno in clandestinità – spiega al Fatto.it l’assessore regionale all’Immigrazione Vittorio Bugli – e noi non possiamo avere migliaia di persone in strada senza un tetto, un pezzo di pane o un’assistenza sanitaria degna di questo nome. Così abbiamo pensato di attivare un dialogo con associazioni, parrocchie ed enti locali per continuare a fare politiche di integrazione. La Toscana non può prescindere da questo principio”. La norma potrebbe essere già varata lunedì in giunta regionale e poi passare al Consiglio che la dovrebbe discutere con l’anno nuovo.
Non è la prima volta che la Regione Toscana si oppone ad una legge del governo nazionale in materia di migranti: già nel 2010, la giunta regionale varò una norma che garantiva servizi sociali e sanitari a tutti i migranti (regolari e irregolari). Il governo Berlusconi fece ricorso alla Corte Costituzionale che però lo dichiarò inammissibile, facendo esultare il governatore della Toscana. Oggi, questa prospettiva potrebbe ripetersi per la seconda volta, anche se con un governo non di centrodestra.
Lega: “Rossi fa campagna elettorale” – La legge regionale che sarà proposta dalla giunta Rossi troverà il parere contrario soprattutto della Lega Toscana che da gennaio punterà tutta la campagna elettorale per le amministrative proprio sul tema dei migranti e della sicurezza nelle città. “Non è vero che il decreto Sicurezza crea più clandestini – ribatte alle stime della Regione il deputato Ziello –, non è retroattivo e non va a colpire persone che si trovano già all’interno di un percorso di integrazione. Quindi la mossa di Rossi è solo politica: il governatore si è sempre caratterizzato per le sue politiche di accoglienza spinta, dal sostegno a Don Biancalani al suo rapporto con i nomadi”. “E poi – conclude Ziello – mi dispiace che vengano buttate via queste risorse quando la Regione potrebbe impegnarle per le imprese toscane, per progetti sociali per gli italiani o per tagliare le liste di attesa negli ospedali”. La campagna elettorale in Toscana è già iniziata.
Fonte: qui

sabato 15 dicembre 2018

Il Csm boccia il decreto sicurezza: è incostituzionale


La VI commissione approva all'unanimità un parere da inviare al ministero della Giustizia e punta l'indice sulle norme sui migranti e richiedenti asilo. 


ROMA - Il decreto sicurezza varato dal governo è incostituzionale nella parte che si occupa di migranti e richiedenti asilo. Lo scrive la VI commissione del Consiglio superiore della magistratura in un corposo parere indirizzato al ministero della Giustizia e che sarà discusso mercoledi prossimo dal plenum di Palazzo dei Marescialli. 


Il testo, i relatori sono  il laico Alberto Maria Benedetti (M5S) e il togato Paolo Cricuoli (Magistratura Indipendente), è stato approvato all'unanimità.



Nel pomeriggio, durante un incontro a Lucca sul quadro giuridico europeo e internazionale in materia di immigrazione, il vicepresidente del Csm David Ermini aveva detto che "la sfida dell'immigrazione richiede da parte della comunità internazionale politiche condivise e solidali". 


E' illusorio pensare di arrestare le ondate migratorie presidiando le frontiere in una prospettiva di chiusura autarchica. Quello dell'immigrazione è dunque - aveva aggiunto Ermini - un fenomeno da affrontare con senso della realtà e responsabilità" e "in questa prospettiva il giudice gioca un ruolo decisivo che va esercitato evitando derive burocratiche".

Fonte: Repubblica

martedì 27 novembre 2018

DOPO IL PATTO CON SALVINI PER BLINDARE IL “DECRETO SICUREZZA” DI MAIO È SEMPRE PIÙ ISOLATO E INDEBOLITO COME LEADER POLITICO DEL M5S


PER EVITARE L’IMPLOSIONE STA PENSANDO A UNA RIEDIZIONE DEL DIRETTORIO. MA L’ULTIMA PAROLA SPETTEREBBE SEMPRE E COMUNQUE A LUI 

DAI 17 MILIARDI DELLA PROPOSTA INIZIALE AI 9 DELLA LEGGE DI BILANCIO: COME SI È ANNACQUATO IL REDDITO DI CITTADINANZA

POLVERE DI STELLE. RISPUNTA IL 'DIRETTORIO' NEL MOVIMENTO, DI MAIO PRONTO AL PASSO INDIETRO. TROPPE TENSIONI, C'È IL RISCHIO IMPLOSIONE
Arnaldo Capezzuto per http://il24.it

salvini e di maio murales by tvboySALVINI E DI MAIO MURALES BY TVBOY
Il 'Decreto Sicurezza' diventerà legge. E' il patto sottoscritto da Luigi Di Maio e Matteo Salvini come garanzia per far continuare la traballante legislatura. La fiducia posta sul provvedimento prima al Senato e poi alla Camera blinda i 40 articoli di cui è composta la legge che molti hanno bollato come eccessivamente restrittiva contro i migranti. L'ok a scatola chiusa consolida solo l'alleato di Governo ma indebolisce i grillini.

Il Carroccio non casualmente cresce nei sondaggi e diventa asse centrale del Governo. Il provvedimento che dà una stretta ai diritti è chiaramente non in linea con i principi pentastellati. Qualcuno voleva tentare una sterzata. Impossibile con la fiducia. E inesorabilmente ora si è scavato un fossato nel Movimento 5 Stelle. Oltre ai potenziali 10 senatori dissidenti, ci sono almeno altri 40 deputati che non riconoscono più la leadership di Luigi Di Maio.
LUIGI DI MAIOLUIGI DI MAIO

Il giovane vicepremier è sempre più isolato e indebolito nella guida dei Pentastellati. Non c' è statuto che tenga: la sua linea politica è dettata con durezza, non c'è dialogo e democrazia interna, le assemblee congiunte di Camera e Senato con gli eletti sono un triste soliloquio autoreferenziato, la piattaforma Rousseau – la mitica democrazia digitale – è un bluff di partecipazione.

Per ora l'unica cosa a cui sono chiamati i parlamentari grillini è il versamento obbligatorio dei 300 euro menili. C'è chi scalcia, chi minaccia, chi non nasconde più le contraddizioni e a muso duro denuncia pubblicamente mettendoci la faccia.

grillo di maioGRILLO DI MAIO
Non è un caso, infatti, la lettera fatta recapitare a Di Maio e firmata da 18 deputati. La situazione è pesante, ingestibile, complicata e prossima ad implodere rovinosamente. Di Maio inizialmente è stato inflessibile, ad arte ha fatto trapelare intenti bellicosi contro i dissidenti, gonfiato il petto e minacciato provvedimenti disciplinari esemplari.

E' fuoco di paglia. Di Maio si è rivolto ai pontieri e dato ampio mandato per trattare. A capo del 'gruppo di contatto' c'è il suo braccio destro Dario De Falco, lo stesso che ha tentato di far rientrare senza grande successo la rivolta al Senato.
GRILLO FICO DI MAIO DI BATTISTAGRILLO FICO DI MAIO DI BATTISTA

Anche per arginare  le forze centrifughe correntizie che fanno capo a Roberto Fico e Alessandro Di Battista e le tensioni provocate dai pesanti colpi delle inchieste giornalistiche concentriche, Luigi Di Maio pare che abbia aperto uno spiraglio.

Si lavora per creare una camera di compensazione ai piani alti del Movimento 5 Stelle. E' l'idea che in queste ore cariche di tensione si sta accarezzando: insomma, la riedizione di una sorta di 'Direttorio'. Una struttura permanente di conciliazione per rimettere al centro del Movimento gli eletti e i territori. A Di Maio toccherebbe il compito di fare sintesi, di qualificare la proposta politica e dire l'ultima parola assolutamente vincolante.

E' una corsa contro il tempo, il pentolone pentastellato ribolle tanto è vero che potrebbe intervenire a sorpresa il garante e coofondatore Beppe Grillo per placare gli animi.

La sensazione è di un passaggio delicato interno al Movimento 5 Stelle che incrocia pericolosamente la quasi certa riscrittura della manovra finanziaria e il clamoroso slittamento dell'avvio del reddito di cittadinanza e il restringimento degli stessi requisiti di accesso alla misura.

LA METAMORFOSI DEL SUSSIDIO M5S
Daniele Manca per il “Corriere della Sera”

Che il cosiddetto «reddito di cittadinanza» sia il marchio distintivo del Movimento 5 Stelle è fuor di dubbio. Ma questa misura «fiamma della dignità», come la definì Beppe Grillo, che con Gianroberto Casaleggio dedicò ad essa la marcia Perugia-Assisi del 2015, si è via via depontenziata, ancor prima di prendere la forma di una proposta di legge, che il governo Conte, non a caso, non ha ancora presentato e che, ora, rischia di subire altri ridimensionamenti sull' altare della trattativa con Bruxelles.

DI MAIO DI BATTISTA GRILLO FICODI MAIO DI BATTISTA GRILLO FICO
Nella passata legislatura i 5 stelle presentarono nel 2013 una proposta di legge che già indicava un sussidio fino a 780 euro al mese per chiunque non arrivasse a questo reddito, prevedendone il costo annuo, sulla base delle stime fatte dall' Istat, in quasi 17 miliardi all' anno.

Questa misura fu quindi riproposta nel programma elettorale del Movimento guidato da Luigi Di Maio, precisando che il sussidio sarebbe andato a 9 milioni di poveri, che una famiglia di 4 persone «può arrivare a percepire anche 1.950 euro» al mese e che circa 2 miliardi sarebbero stati destinati al potenziamento dei centri pubblici per l' impiego che avrebbero gestito la riforma.
reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA

Mantenendo fermi i punti cardine la proposta fu quindi trasferita nel cosiddetto «contratto di governo» alla base dell' esecutivo Conte. Anzi, al reddito di cittadinanza, si aggiunse la pensione di cittadinanza per tutti i pensionati poveri, il cui assegno sarebbe stato appunto integrato fino a 780 euro.

Con il disegno di legge di Bilancio, presentato dal governo e ora all' esame della Camera, è stato stanziato solo un fondo di 9 miliardi l' anno dal 2019 per il reddito e la pensione di cittadinanza, rinviando a specifici provvedimenti, che il governo appunto ancora non ha preso, l' attuazione della misura. Del fondo fanno parte gli oltre 2 miliardi già stanziati dal governo Gentiloni per il Rei, il reddito di inclusione.
Dei 9 miliardi, 7,1 dovrebbero servire al vero e proprio «reddito di cittadinanza», 900 milioni alla «pensione di cittadinanza» e un miliardo ai centri per l' impiego. Lo stanziamento, insomma, è stato dimezzato rispetto ai 17 miliardi del progetto iniziale dei 5 Stelle. E non a caso il governo ora parla di una platea di 5-6 milioni di beneficiari.

I conti, però, non tornano lo stesso. Se prendiamo gli 8 miliardi destinati complessivamente a reddito e pensioni di cittadinanza e li dividiamo per i 5 milioni di persone in condizioni di «povertà assoluta» secondo l' Istat, otteniamo una media di 1.600 euro all' anno, cioè 133 euro al mese per 12 mesi. Anche riducendo l' erogazione a 9 mesi, perché ora si ipotizza che i primi assegni verranno pagati ad aprile, si sale solo a 177 euro al mese.
luigi di maio alessandro di battista roberto ficoLUIGI DI MAIO ALESSANDRO DI BATTISTA ROBERTO FICO

Prendendo più correttamente a riferimento le famiglie in povertà assoluta (1,8 milioni) perché il requisito per ottenere il sussidio sarà l' Isee, cioè l' indicatore della ricchezza familiare, si ottiene che ad ogni famiglia dovrebbero andare in media 4.444 euro all' anno, cioè 370 euro al mese su 12 mesi o 493 euro su 9 mesi. La coperta, insomma, era già corta prima dell' apertura della trattativa con Bruxelles.

Non a caso i tecnici del governo avevano cominciato a mettere le mani avanti, spiegando che l' integrazione fino a 780 euro sarebbe andata solo a chi è in affitto mentre chi vive in casa di proprietà avrebbe avuto al massimo 500 euro.

reddito di cittadinanza bancomatBANCOMAT DI CITTADINANZA


Venivano inoltre sottolineati i diversi paletti per ottenere il sussidio, tutti volti a restringere la platea: disponibilità a svolgere 8 ore a settimana di servizi di pubblica; obbligo di partecipare a corsi di formazione; di non rifiutare più di tre offerte di lavoro; di sottoporsi a controlli incrociati su quanto dichiarato con la pena del carcere in caso di truffa. Ora l' impressione è che se per fare l' accordo con l' Ue, lo stanziamento a disposizione si dovesse ridurre, bisognerebbe rivedere i fondamentali stessi della misura.

Fonte: qui

COSA C’È NEL DECRETO SICUREZZA
Simone Fontana per www.wired.it

Mercoledì 28 novembre la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva – con 396 sì e 99 no – il decreto Sicurezza fortemente voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che adesso è legge dello stato. A favore del provvedimento si sono schierati, oltre alla Lega, anche Forza Italia e Fratelli d’Italia – ricompattando così di fatto il fronte del centrodestra – oltre all’altro partner di governo, il Movimento 5 stelle, che temeva inizialmente il voto contrario di alcuni dissidenti, ma che alla fine ha serrato i ranghi, registrando le defezioni degli appena 14 deputati usciti dall’aula durante il voto finale.

Durante le dichiarazioni di voto, i deputati del Partito democratico hanno messo in scena una protesta, indossando delle maschere bianche per sottolineare come il provvedimento influirà sulle vite di migliaia di persone, “creando degli invisibili senza volto”. Questa è solo una delle critiche che da più parti vengono mosse al dispositivo, considerato da molti controproducente, dal momento che potrebbe creare una situazione di irregolarità più diffusa di quella attuale, quando non apertamente incostituzionale. Da parte sua Matteo Salvini rassicura, sostenendo che il decreto influirà positivamente sulla sicurezza dei cittadini.

SALVINI FUCILESALVINI FUCILE
Cosa c’è nel decreto
Un primo importante articolo del decreto – che per facilitare l’iter di approvazione ha finito con l’inglobare due differenti provvedimenti, uno relativo alla sicurezza e l’altro all’immigrazione – è quello che riguarda il restringimento dei casi in cui sarà possibile concedere la protezione umanitaria, abolendo di fatto questo tipo di tutela.

La protezione umanitaria esiste in Italia dal 1998 ed è una delle tre forme di protezione che lo stato accordava agli stranieri in condizione di bisogno. Questa, nello specifico, concedeva un permesso di soggiorno – tra i sei mesi e i due anni, rinnovabile – a cittadini non appartenenti all’Unione europea che presentavano motivazioni “risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”, che fuggivano da conflitti o calamità naturali, ma anche da persecuzioni e sfruttamenti.

salvini sulla ruspa alla demolizione della villa dei casamonica 6SALVINI SULLA RUSPA ALLA DEMOLIZIONE DELLA VILLA DEI CASAMONICA
Con il decreto voluto da Salvini una forma molto simile di tutela verrà concessa solo a vittime di violenza domestica, grave sfruttamento lavorativo, oppure a chi dimostri gravi problemi di salute. Chi scappa dal proprio paese dovrà assicurarsi che questo sia in uno stato di “contingente ed eccezionale calamità”, mentre è previsto un permesso di soggiorno premio a chi si distinguerà per “atti di particolare valore civile”.

matteo salvini fa jogging 4MATTEO SALVINI FA JOGGING 
La protezione umanitaria non sarà l’unica forma di protezione a subire una stretta: le cause di ritiro della protezione internazionale includerà anche violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi o gravissime, mutilazione dei genitali femminili, furto in abitazione e furto con strappo. Anche la cittadinanza italiana potrà essere ritirata – e questo è il punto su cui si concentrano le maggiori critiche di incostituzionalità – per persone considerate un pericolo per lo stato.

wracajcie skad przyszliscie il reality polacco dove i partecipanti vivono come rifugiatiWRACAJCIE SKAD PRZYSZLISCIE IL REALITY POLACCO DOVE I PARTECIPANTI VIVONO COME RIFUGIATI
Più debole anche lo Sprar
Il decreto si occupa anche del tempo di permanenza – a tutti gli effetti un trattenimento obbligatorio – dei migranti stranieri nei Cpr (Centri di permanenza e rimpatrio), che da oggi sarà esteso dagli attuali 90 a 180 giorni. La misura nelle intenzioni del governo dovrebbe aumentare l’efficacia dei ripatri e a tal fine saranno stanziati 3,5 milioni di euro in tre anni. In compenso l’esecutivo ha introdotto una norma che depotenzia il sistema Sprar, l’accoglienza diffusa nata a Parma nel 1993 da un’idea di Emilio Rossi e considerato un modello virtuoso di accoglienza gestito dai comuni. Da oggi il sistema, che fornisce corsi di lingue e percorsi di avviamento al lavoro, non sarà più aperto ai richiedenti, ma potranno accedervi solo i destinatari di protezione internazionale.

Fonte: qui

mercoledì 7 novembre 2018

IL SENATO APPROVA IL DECRETO SICUREZZA


IL DL VOLUTO DA SALVINI CHE INTRODUCE RESTRIZIONI AI RICHIEDENTI ASILO È PASSATO (CON LA FIDUCIA) SENZA IL VOTO DEI RIBELLI GRILLINI 





DECRETO SICUREZZA, SÌ DAL SENATO (CON LA FIDUCIA). I RIBELLI M5S NON VOTANO
Dino Martirano per www.corriere.it

salvini decreto sicurezzaSALVINI DECRETO SICUREZZA
Il Senato ha approvato con il voto di fiducia (163 i sì e 59 no) il decreto sicurezza-immigrazione fortemente voluto dalla Lega e dal suo leader Matteo Salvini (cosa c’è nel testo). Il decreto - che introduce un forte giro di vite per i richiedenti asilo e la protezione umanitaria richiesta dai rifugiati e mette a disposizione dei poliziotti, tra l’altro, la pistola elettrica Taser - supera dunque il primo giro di boa e ora passa alla Camera. Hanno votato a favore Lega e M5S, esclusi quattro dissidenti grillini - De Falco, Nugnes, Fattori e Montero- usciti dall’aula al momento del voto.

gregorio de falco 4GREGORIO DE FALCO
Ma mancano all’appello altri 3 voti di grillini: si tratta di Vittoria Bogo Deledda e Michele Giarrusso (che erano in congedo dunque assenti giustificati), Virginia La Mura (assente ma che aveva firmato alcuni emendamenti assieme a De Falco); anche Carlo Martelli ( ex grillino, ora al gruppo misto) e si è astenuto. I senatori di Forza Italia, che apprezza il contenuto del provvedimento, sono rimasti in aula senza votare. Fratelli d’Italia, che pure tifa per il provvedimento sull’immigrazione, ha scelto l’astensione nel voto che, con il nuovo regolamento del Senato, non è equivale più a un voto contrario. Hanno votato contro il Partito Democratico, Liberi e Uguali e le Autonomie.

NUGNESNUGNES
Salvini, dunque incassa il risultato ed esulta esulta: «Ci stiamo lavorando da questa estate. Sono Contento». E ora tocca al M5S avere soddisfazione sulla prescrizione e sul ddl anticorruzione fermo alla Camera perché la Lega si è messa di traverso. Su questo punto Salvini è stato, a parole, accomodante: «Sulla prescrizione chiudiamo tra qualche ora. Tra persone ragionevole una soluzione si trova sempre».

La norma sugli sgomberi
Fratelli d’Italia ha denunciato che dal maxi emendamento approvato con la fiducia, il testo che sostituisce l’intero provvedimento, è saltato il comma che permetteva alle forze di polizia interventi immediati sulle occupazioni degli stabili. «Non ci siamo, questo è un tradimento bello è buono: ai cittadini onesti che aspettavano la loro rivincita, alle famiglie regolarmente in graduatoria per una casa popolare, ai proprietari di case espropriate dai movimenti per l’occupazione e di fatto requisite dallo Stato».
elena fattoriELENA FATTORI

L’imbarazzo del M5S
La dichiarazione di voto nell’aula del Senato del capogruppo del M5S, Stefano Patuanelli, è stata dedicata quasi interamente alla manovra economica, al contratto di governo e al decreto dignità già approvato dal Parlamento. Il rappresentante del M5S ha parlato di economia, occupazione e di delocalizzazione delle industrie. Solo al termine del suo intervento ha dedicato una manciata di secondi al merito del decreto sicurezza e immigrazione annunciando il voto favorevole dei senatori grillini.

Il non voto dei ribelli M5S
Come annunciato i dissidenti del Movimento cinque stelle non hanno partecipato al voto perché ritengono dannoso questo decreto sicurezza-immigrazione. Ma alla fine sono rimasti in quattro: Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori e Matteo Montero. Il comandante De Falco ha motivato il suo allontanamento al momento del voto con queste parole: «Rendere questo decreto aderente al dettato costituzionale era un preciso dovere di questo Parlamento come ci ha ricordato la più alta carica dello Stato. In ogni caso confermo la mia fiducia a questo governo...». Paola Nugnes, invece, è entrata nel merito del decreto, smontandolo pezzo dopo pezzo: «Tutti questi immigrati irregolari non spariranno certo per decreto». Elena Fattori, infine, ha aggiunto: «Questo decreto è contro tutto quello che c’è nel programma dei Cinque Stelle».
STEFANO PATUANELLI M5SSTEFANO PATUANELLI M5S

Il grazie della Lega
Il capogruppo dalla Lega Massimiliano Romeo ha ringraziato il Movimento cinque stelle per il contributo fornito al miglioramento del decreto sicurezza: «Il testo, dunque, non era blindato». Ma poi il capogruppo del Carroccio ha voluto ringraziare anche Forza Italia e Fratelli d’Italia e ha ricordato quando nel 2011 il governo di centrodestra portò a termine 71 mila espulsioni. Per la Lega, «i 100 mila immigrati invisibili che vagano per l’Italia» sono responsabilità dei governi precedenti del Pd che si «sono messi la mano sul cuore salvando tanti immigrati durante le traversate in mare». Alla Lega, poi, ha risposto, Forza Italia: «Lasciate questa alleanza con gente che è di sinistra, seguite l’invito che via ha fatto Silvio Berlusconi. Tornate a casa vostra nel centrodestra».

Il non voto di Forza Italia
salvini decreto sicurezza 1SALVINI DECRETO SICUREZZA 
Forza Italia non ha partecipato al voto perché non intende appoggiare il governo ma apprezza il contenuto del decreto. Maurizio Gasparri: «La fiducia non ve la possiamo dare perché poi ci saranno i compromessi tra Lega e M5S sulla prescrizione e i processi saranno infiniti. Quindi non votiamo la fiducia ma apprezziamo alcune misure di questo provvedimento. La tutela della sicurezza dei cittadini, in particolare. E per questo ci asteniamo dal voto. Noi diciamo sì alla sicurezza ma non al governo perché poi non si dica nei bar italiani che Forza Italia vota contro un provvedimento che punta alla sicurezza dei cittadini». Forza Italia, in particolare, la menta che la fiducia ha impedito di approvare alcuni emendamenti migliorativi: «Come quello - ha spiegato Gasparri - che elimina il reato di tortura che sta affliggendo tanti agenti di polizia. Ma La lega ci ha risposto che la tortura non è nel contratto di governo con il M5S».
davide faraone protesta contro decreto sicurezzaDAVIDE FARAONE PROTESTA CONTRO DECRETO SICUREZZA

Il Pd: «E’ il decreto clandestinità»
Il senatore dem Dario Parrini ha detto che questo «non è il decreto sicurezza ma il decreto clandestinità». E poi ha aggiunto: «È un testo illiberale e in tante parti incostituzionale perché ignora la lettera del Capo dello Stato che lo accompagnava e non rispetta la Costituzione in punti rilevanti quali il rispetto degli obblighi internazionali, la restrizione delle libertà personali, la questione della cittadinanza. Come si può credere che ci sarà più sicurezza senza il rispetto delle libertà civili fondamentali? Se non c’è libertà non c’è sicurezza. Infine, è stato portato avanti da Lega e M5s con prove di arroganza inquietanti. La maggioranza non ha il diritto di svilire il ruolo del Parlamento e di scaricare i suoi contrasti sulle opposizioni. Per tutti questi motivi il Pd vota no».

DECRETO SICUREZZA, L’UFFICIO BILANCIO DEL SENATO: «MANCANO LE COPERTURE»
Marco Galluzzo per www.corriere.it

Potrebbe essere considerata quasi un’inezia, visto il ben più ampio problema di finanza pubblica derivato dallo scontro in atto fra Roma e la Commissione europea sulla manovra economica, ma anche il decreto sicurezza sembra che non rispetti tutte le disposizioni vigenti in termini di copertura e di legislazione corrente di bilancio.

L’approvazione al Senato
matteo salvini con mojitoMATTEO SALVINI CON MOJITO
Come accaduto a proposito della manovra economica, è ancora una volta il Servizio Bilancio del Senato della Repubblica a segnalarlo: «Per i profili di copertura, andrebbe innanzitutto acquisita conferma in merito alle disponibilità relative alle autorizzazioni di spesa ivi indicate», scrivono i funzionari di Palazzo Madama, che aggiungono come vada «evidenziato che il provvedimento non è al momento corredato dall’allegato che evidenzia gli effetti sia in termini di competenza, che in termini di impatto sui saldi di finanza pubblica».

Insomma un modo di legiferare ancora una volta critico, quantomeno lacunoso, almeno a giudizio dei servizi studi del Senato, che si concentrano sulle coperture per svariate decine di milioni di euro che le diverse disposizioni del Decreto sicurezza prevedono attingendo a Fondi speciali sia del ministero dell’Interno che del ministero dell’Economia.

«La circostanza, premesso che disattende ad una precisa disposizione della legge di contabilità (articolo 17, comma 4) – scrivono ancora i funzionari del Senato - rende al momento impossibile a fornire evidenza della compensazione dei maggiori oneri per la finanza pubblica contenuto, nel provvedimento, tenuto in debito conto i diversi criteri di imputazione della spesa in termini di competenza finanziaria e quelli invece come noto previsti in termini di cassa e di competenza economica, per ciascun annualità, in considerazione delle risorse indicate a copertura».
CONTE DI MAIO SALVINICONTE DI MAIO SALVINI

Si evidenzia inoltre che sui fondi per coprire le nuove disposizioni del decreto sicurezza «andrebbe confermata l’esistenza delle relative risorse per ciascuna annualità in gestione libera da impegni già perfezionati o in via di perfezionamento». Insomma è come se il servizio Bilancio del Senato non si accontenti delle indicazioni contenute nel Decreto, ma vorrebbe maggiori certezze, soprattutto da parte della Ragioneria dello Stato.

Andrebbero anche fornite «rassicurazioni» sul funzionamento «ai sensi della legislazione vigente del Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive», visto che parte delle coperture vengono distratte dal Fondo, e dunque mancherebbero adeguate rassicurazioni «sull’adeguatezza delle residue risorse che perverranno al Fondo di solidarietà a fronte della copertura di oneri di funzionamento a carattere permanente e dei fabbisogni di spesa prevedibili».

Fonte: qui