9 dicembre forconi: strumentazione
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sabato 1 settembre 2018

NUOVE BORDATE DALLE CARTE SEQUESTRATE AL POLITECNICO DI MILANO DALLA FINANZA: IL SISTEMA DI SENSORI DI CONTROLLO DELLA STABILITÀ DI PONTE MORANDI PROGETTATO DALL’UNIVERSITÀ MILANESE FU RIFIUTATO DAI BENETTON, CHE NE PREFERIRONO UNO PIÙ SEMPLICE (E MENO EFFICACE) E RIMANDARONO L’INSTALLAZIONE A…

Giacomo Amadori per “la Verità”

QUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVAQUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVA
Nelle carte sequestrate al Politecnico di Milano dagli uomini del Primo gruppo della Guardia di finanza di Genova arriva un' altra bordata per la società Autostrade per l' Italia.

Nell' autunno 2017 Aspi non commissionò all' università meneghina solo uno studio sullo stato dei tiranti del ponte Morandi, ma anche la progettazione di un sistema di sensori per controllarne la stabilità.

il crollo del ponte morandi a genovaIL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA




L' università propose un congegno sofisticato che tra strumentazione e gestione sarebbe costato circa 800.000 euro e disse ad Autostrade che andava installato prima, e non solo durante, i lavori di miglioria, previsti per settembre-ottobre 2018.

Ma, secondo quanto sta emergendo dalle indagini, Aspi non solo decise di puntare su un apparato meno complesso di quello proposto dal Politecnico (su commissione di Autostrade), ma rimandò l' installazione al momento dell' inizio degli interventi, con il risultato che tutti conoscono.
il ponte morandi a genovaIL PONTE MORANDI A GENOVA

Una scoperta, quella della Procura di Genova guidata da Francesco Cozzi, che rende ancora più complicata la posizione dei manager di Aspi.

Ma se i sequestri documentali stanno dando i primi risultati, altri se ne attendono. Le Fiamme gialle stanno cercando mail e carte in cui qualcuno, chiunque esso sia, proponga un' interruzione del traffico sul ponte Morandi o la sua riduzione, magari in vista degli interventi di ristrutturazione dei tiranti che hanno ceduto il 14 agosto.

i meme sui benetton e il crollo del ponte di genovaI MEME SUI BENETTON E IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVA


Ma per ora di segnalazioni in tal senso non c' è traccia. Dunque nessuno sembra aver vaticinato nei mesi scorsi, per iscritto, il crollo, né aver suggerito soluzioni drastiche come il blocco della circolazione. Qualcuno, quasi per provare ad «assolvere» Autostrade, nei giorni scorsi ha estratto una mail del dirigente di Aspi Michele Donferri, il quale, nel febbraio 2018, scriveva al Mit per sollecitare il decreto di approvazione dei lavori, paventando lo slittamento dell' esecuzione delle opere nella seconda metà del 2019 o l' inizio del 2020 e ripercussioni sull'«incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera».

Frasi che hanno fatto evidenziare a diversi cronisti la lentezza del Mit. Ma la rappresentazione dei giornali di un dicastero che sapeva e che ha nicchiato, mentre Autostrade segnalava il pericolo, non sembra combaciare con il quadro investigativo che sta emergendo, in particolare dal carteggio tra Aspi e Mit sequestrato dai finanzieri guidati dal colonnello Ivan Bixio.
fratelli benettonFRATELLI BENETTON

Infatti secondo chi indaga questa lettera di sollecito si inserisce in un iter amministrativo normale, rientra nella dialettica abituale tra Stato e privato. In definitiva il classico gioco delle parti.

E quindi? La verità è che se Autostrade aveva la percezione di un concreto pericolo, di fronte a un problema di sicurezza, poteva adottare, oltre ai solleciti, misure urgenti immediate.
genova ponte morandiGENOVA PONTE MORANDI

«Non erano obbligati ad aspettare il decreto di autorizzazione se pensavano di avere questo tipo di problemi» è il ragionamento degli inquirenti. In quest' ottica il carteggio tra Aspi e Mit, viene definito da qualcuno «mascherato», nel senso che i dirigenti di Aspi sembrano aver contezza di una situazione critica e quindi dell' urgenza dell' intervento, ma non lo dicono o non lo possono dire esplicitamente.
genova ponte morandiGENOVA PONTE MORANDI



Aspi avrebbe cercato solamente di forzare i tempi burocratici, rimanendo all' interno della regolare procedura, quando in realtà avrebbero potuto, a fronte di una situazione di criticità, comunque avviare tutta una serie di lavori così come ha indetto la preselezione per la gara senza attendere l' autorizzazione del ministero.

A proposito di questo c' è una lettera, datata 26 marzo 2018, considerata dagli inquirenti molto importante e firmata nuovamente da Donferri. Richiama i pregressi solleciti e ricorda la strategicità dell' opera, ma soprattutto comunica al ministero che Autostrade, al fine di contrarre i tempi, in attesa della conclusione dell' iter approvativo, avrebbe provveduto, a partire dal 16 aprile, all' avvio delle attività preliminari di prequalifica per la gara.

la lettera di febbraio accusa Autostrade e MinisteroLA LETTERA DI FEBBRAIO ACCUSA AUTOSTRADE E MINISTERO
E in effetti il 28 aprile il bando è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, con l' annuncio di un concorso a procedura ristretta (in cui possono presentare un' offerta solo le imprese invitate dalla stazione appaltante) per accelerare ulteriormente i tempi.

Insomma Autostrade, quando ha voluto, ha preso l' iniziativa, senza che il ministero ponesse veti o paletti. Non è finita. Nel bando del 28 aprile, Autostrade aveva previsto una durata dei lavori di 784 giorni a partire dall' aggiudicazione dell' appalto. In sostanza ipotizzava 2 anni di interventi per sistemare la campata che è crollata, mentre oggi si parla di 8 mesi per la ricostruzione dell' intero ponte collassato.

autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON

Dunque sembra che, quattro mesi fa, la fretta e gli allarmi fossero solo sulla carta e servissero probabilmente a snellire le endemiche lungaggini burocratiche. Un' ipotesi che sembrerebbe avvalorata dalla decisione di non installare con urgenza il sistema di sensori proposto dal Politecnico. La settimana prossima sono attese le prime iscrizioni sul registro degli indagati e allora i magistrati potranno chiedere ai manager di Aspi il perché di quella tragica scelta.

Fonte: qui

domenica 12 novembre 2017

TRENTO, CHE FINE HA FATTO L'INDAGINE SULLA BIMBA MORTA A 4 ANNI PER LA MALARIA?

DOPO DUE MESI ARRIVA LA PERIZIA DEGLI ESPERTI, CHE DANNO LA COLPA A UN ERRORE DELL’OSPEDALE. NE SIAMO SICURI? ‘PROBABILMENTE’ 

LE IPOTESI DI COSA PUÒ ESSERE SUCCESSO
Alessandro Farruggia per ‘il Giorno - la Nazione - il Resto del Carlino

Probabilmente un errore ospedaliero. Sofia, la bimba di quattro anni morta i primi di settembre di malaria, sarebbe stata contagiata all' ospedale di Trento e la colpa non sarebbe stata di una zanzara. La Procura di Trento ha ricevuto dal Ministero della Salute il rapporto dei tecnici dell' Istituto Superiore di Sanità (Iss) relativo al caso della bambina. Al ministero sono sollevati che è esclusa una trasmissione via zanzara.

«Le autorità preposte - ha commentato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin - cercheranno di comprendere come sia avvenuto il contagio, è una situazione particolarmente complessa ma mi sento confortata dal fatto che non vi siano focolai epidemici di malaria in giro per l' Italia».
bimba morta di malariaBIMBA MORTA DI MALARIA

La relazione conferma lo stesso ceppo malarico riscontrato in una delle due bimbe del Burkina Faso che si trovavano al S. Chiara di Trento nello stesso periodo in cui era ricoverata Sofia. 

Secondo i periti, il contagio sarebbe avvenuto in ambito ospedaliero ma i tecnici escludono, anche perché le trappole per insetti non hanno riscontrato la presenza di zanzare dei tipi in grado di trasmettere la malattia, che il veicolo dell' infezione sia stata appunto una zanzara.

Non resta quindi che l' errore, un contagio sangue-sangue avvenuto con la strumentazione sanitaria. 

La mente corre a un caso avvenuto in Italia nel 2000 e riportato in letteratura - uno studio fu pubblicato sulla rivista Infection control & hospital epidemiology nel giugno del 2012 - nel quale un uomo di 56 anni fu infettato in Italia da una infermiera con un glucometro usato prima su una donna affetta da malaria e ricoverata nello stesso nosocomio.

Tra gli autori dello studio anche Roberto Romi dell' Iss, che però frena: «Il caso è confermato ma è un caso sinora unico che fu dovuto al malfunzionamento di uno strumento, il che non vuol dire che si sia potuto ripetere anche questa volta perche dopo così tanti anni le strumentazioni sono molto più sicure. Bisognerà attendere la conclusione delle indagini della magistratura e dell' ospedale».

zanzara anofele portatrice di malariaZANZARA ANOFELE PORTATRICE DI MALARIA
Anche all' ospedale di Trento non credono che possa essere successo ancora. «Oggi - osserva il primario di Pediatria, Annunziata Di Palma - i nostri materiali sono tutti monouso, compreso il misuratore di glicemia usa e getta che è stato usato sulla bambina. Per prassi l' apertura della bustina sigillata è stata sempre fatta in presenza della mamma, e poi il misuratore è stato gettato via».

Prudente anche il direttore generale dell' Azienda sanitaria di Trento, Paolo Bordon. «Nessun commento - dice in una nota - fino a quando non avremo visionato la documentazione. La commissione che ci ha supportato nelle indagini interne sta completando la relazione, e non appena la riceverò la consegnerò personalmente al procuratore. La verità è dovuta principalmente ai familiari della bambina, ma anche al nostro personale medico infermieristico, che ha sempre lavorato con impegno e dedizione e che è molto provato da questa vicenda». 

Eppure quella dell' errore è per l' Iss la pista prevalente, anche se nessuno sa ancora dire come possa essere potuto succedere.

Fonte: qui
aree a rischio malariaAREE A RISCHIO MALARIA