9 dicembre forconi: epurazioni
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domenica 1 settembre 2019

BEPPE GRILLO, VENDUTO ALLA UE, ATTACCA GIGGINO: “ABBIAMO DA PROGETTARE IL MONDO, INVECE CI ABBRUTIAMO, E LE SCALETTE E IL POSTO, I VENTI PUNTI, BASTA! RAGAZZI DEL PD, ABBIAMO UN’OCCASIONE UNICA”

A RISPOSTA DI ZINGARETTI (“MAI DIRE MAI”) E CALENDA CHE ALZA LE BRACCIA 



M5S spaccato, Grillo pressa Di Maio "Mi rivolgo al Pd: l' occasione è unica"
Ilario Lombardo per “la Stampa”

giuseppe conte riceve l'incarico per la formazione del suo secondo governo 9GIUSEPPE CONTE RICEVE L'INCARICO PER LA FORMAZIONE DEL SUO SECONDO GOVERNO 
Appena sceso dalla macchina che lo riporta dal Quirinale a Palazzo Chigi, Giuseppe Conte rivolge un sorriso ai collaboratori. «Tutto a posto». Aspettavano ansiosi di capire se la storia tra il M5S e il Pd fosse morta sul nascere. «Si va avanti» risponde il premier incaricato, deciso a piantare dei paletti precisi al tavolo della trattativa.
Appena si arriverà alla carne viva delle questioni aperte al di là dei programmi, Conte cercherà una mediazione tra i veti. Si parte sempre da lì: dal ruolo di vicepremier di Luigi Di Maio. Ma per risolvere questo incastro, il premier discuterà anche delle caselle più delicate, che lo interessano in prima persona, dal Tesoro al commissario europeo, al sottosegretario della presidenza (vuole un suo uomo, scottato dal precedente di un leghista) fino ai profili della nuova compagine.
giuseppe conte nicola zingaretti 1GIUSEPPE CONTE NICOLA ZINGARETTI SE LA RIDONO 

Conte, che oggi sarà in collegamento video con la festa del Fatto in Versilia, la metterà giù così: «Non sarebbe un governo di svolta o di novità, se fosse composto dalle stesse facce, e poche donne».Si rivolge a entrambi. A Nicola Zingaretti, perché si liberi del peso dei capicorrente che sperano in un posto da ministro. E al M5S, che non riesce a fornire nomi che non siano i soliti e dove scarseggiano le quote rosa.
BEPPE GRILLO GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIOBEPPE GRILLO GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO IN "VENDUTI"

In qualche modo gli viene in aiuto Beppe Grillo, che ancora una volta irrompe con un video del blog. Lo fa nella fase finale della trattativa scomponendo la narrazione dei dem e dei grillini, senza risparmiare critiche alla strategia di Di Maio: «Dovete sedervi a un tavolo e essere euforici perché appartenete a questo momento straordinario di cambiamento. Abbiamo da progettare il mondo, invece ci abbruttiamo, e le scalette e il posto lo do a chi, e i dieci punti, i venti punti, basta! ». Grillo è uno dei registi di questa alleanza e rivolto al Pd, «alla base dei ragazzi del Pd» li esorta: «E' il vostro momento, abbiamo un' occasione unica. Ricompattiamo i pensieri. C' è da riprogettare il mondo, da rivedere i paradigmi della crescita». A stretto giro di tweet la risposta di Nicola Zingaretti: "Caro Beppe, mai dire mai nella vita. Cambiamo tutto e rispettiamoci gli uni con gli altri".

IL RITORNO DEL CONTEIL RITORNO DELL'AVVOCATO DEL DIAVOLO
Conte ha un timing preciso in testa, concordato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: tra oggi e domani ci sarà il vertice decisivo con i leader dei partiti. Nel frattempo il programma condiviso verrà impacchettato e messo in votazione sulla piattaforma Rousseau per martedì. Se ogni cosa filerà liscia mercoledì il premier salirà al Colle con la lista dei ministri. Questa è l' agenda ideale, che non tiene conto degli inciampi ancora possibili. Conte è fiducioso di poter convincere Zingaretti ad accettare Di Maio come vice.

GIUSEPPE CONTE CON SERGIO MATTARELLA PER LE DIMISSIONIGIUSEPPE CONTE CON SERGIO MATTARELLA PER LE DIMISSIONI







E ne ha parlato anche al capo dello Stato. Con il presidente Mattarella si erano sentiti al telefono nelle ore serali di venerdì, subito dopo l' escalation del capo dei 5 Stelle, quando lo spettro del voto è tornato a materializzarsi nelle sue parole, trascinando lo spread di nuovo all' insù. «Ha esagerato» spiega Conte, pronto a chiedere al grillino di non replicare l' altalena umorale di dichiarazioni che con la Lega hanno minato stabilità del governo e fiducia dei mercati. E la fibrillazione finanziaria è uno dei motivi che lo spingono a voler chiudere entro oggi la partita, per consegnare un po' di ottimismo all' apertura delle borse di domani.

luigi di maio davide casaleggioLUIGI DI MAIO DAVIDE CASALEGGIO
Sono giorni complicati per Di Maio, questo Conte lo comprende. Gli è rimasta incollata addosso l' immagine di un leader in caduta che si aggrappa alle poltrone. Lo ferisce soprattutto il fatto che lo pensino i parlamentari grillini. Ne parla ai vertici del M5S che riunisce, fisicamente o collegati al telefono. Ci sono i capigruppo, Nicola Morra, e Paola Taverna, Davide Casaleggio e Alessandro Di Battista a distanza. Spiega che il suo «non era un ultimatum», ma un modo per «spronare il Pd sul programma».

ursula von der leyen incontra giuseppe conte a palazzo chigi 1URSULA VON DER LEYEN INCONTRA GIUSEPPE CONTE A PALAZZO CHIGI 
Difende le sue scelte di responsabilità «nei confronti del Paese in questo momento di difficoltà». Poi certo, l' obiettivo è restare a Chigi. Legge l' irrigidimento di Zingaretti in chiave interna al Pd. Il segretario ha ceduto su tutto: aveva detto no al M5S e no al Conte II, e ora ha puntato Di Maio. «Ma vuole davvero aiutare il Paese o vuole solo la mia testa?».

Con il via libera al grillino, iI Pd - è il ragionamento che si fa - potrebbe pretendere quasi la metà dei ministeri e quasi tutti di peso. Ma Zingaretti e i suoi temono che anche su questo Conte potrebbe far pesare la sua volontà politica di incidere sulla squadra per cancellare l' aspetto notarile tenuto con i gialloverdi. E dato che gran parte dell' autorevolezza se l' è conquistata in campo internazionale, sui conti, vincendo due procedure di infrazione, è su Economia e commissario Ue che si potrebbero incagliare.
davide casaleggio e luigi di maio a sum #03DAVIDE CASALEGGIO E LUIGI DI MAIO 

Gli piacerebbe inviare una donna a Bruxelles, come chiede la presidente della Commissione Ursula Von der Layen, più di figure alla Paolo Gentiloni. Allo stesso modo non farebbe salti di gioia se l' ex premier andasse agli Esteri. Ma qualcosa, tra le due, dovrà cedere. Conte chiede di rinfrescare i volti. Non si tratta di puntare a dei tecnici, perché le scelte possono essere fatte tra le fila dei partiti, tenendo però conto del codice etico del M5S.Come chiede Di Maio: «Sia chiaro che non accetteremo per i ministeri indagati per fatti gravi e condannati» .

Fonte: qui

LE TRATTATIVE PD-M5S VANNO AVANTI SPEDITE NONOSTANTE L’OPPOSIZIONE DI GIGGETTO (E CASALEGGIO): A MUOVERE I FILI CON IL PD SONO GRILLO, FICO E CONTE, CHE IERI CI È ANDATO GIÙ D’URO CON LA DELEGAZIONE GRILLINA 
PREVISTE EPURAZIONI A PALAZZO CHIGI: VIA TUTTI I FEDELISSIMI DI LUIGINO & DAVIDE. 
AVVERTITE IL GIGLIO MAGICO, DI RENZI, CHE IL PREMIER SI VUOLE TENERE LA DELEGA AI SERVIZI SEGRETI
Marco Antonellis per Dagospia

giuseppe conte riceve l'incarico per la formazione del suo secondo governo 2GIUSEPPE CONTE RICEVE L'INCARICO PER LA FORMAZIONE DEL SUO SECONDO GOVERNO 
Il Premier incaricato Giuseppe Conte è già pronto al repulisti di Palazzo Chigi: appena tornerà in sella sarà data immediatamente luce verde al cambiamento dei fedelissimi di Di Maio e  Casaleggio piazzati nei posti chiave; "aria nuova", il mantra che si recita in queste ore. E Giuseppi non è intenzionato nemmeno a mollare la delega dei servizi segreti, come pure dal Pd, zona giglio magico, gli è stato ripetutamente chiesto.

francesco d'uva luigi di maio stefano patuanelliFRANCESCO D'UVA LUIGI DI MAIO STEFANO PATUANELLI





E chissà cosa avranno pensato ieri i due grillni Patuanelli e D'Uva mentre si beccavano la "strigliata" del solitamente mite Conte. Già, perché quello che stamattina i giornaloni non dicono è che ieri il Premier in pectore ci è andato giù duro con la delegazione grillina. Il motivo? Non ha apprezzato l'ultimatum del giorno prima di Luigi Di Maio. E lo ha fatto sapere a chi di dovere.

Perché il problema è sempre e solo quello, Giggino Di Maio; e non è stato ancora risolto. La riprova è nei messaggi sempre più insistenti di Beppe Grillo, mai così prolifico come negli ultimi tempi e sempre estremamente celere ad intervenire sul suo (ex?) leader politico quando la situazione si incaglia (ieri non a caso il suo post giungeva subito dopo che lo stato maggiore del Movimento aveva ribadito di volere a tutti i costi Di Maio Vicepremier). "E' Grillo che muove i fili con il Pd ed insieme a Fico e Conte punta sulla nascita del nuovo governo anche in  chiave futura per un'alleanza stabile con i Dem" spiegano fonti di vertice del Movimento.

E il Quirinale? Si muove felpatamente, come da prassi, e invita a non esagerare con il "negativismo". Dal Colle si predica calma (anche ai media) affinché l'operazione vada a buon fine.

O CONTE O IL VOTO! – PER SERGIO MATTARELLA NON C’È NESSUN PIANO B, MEN CHE MENO UN RITORNO DELLA COALIZIONE GIALLO-VERDE. AL MASSIMO SI FA UN GOVERNO DEL PRESIDENTE PER POI ANDARE ALLE URNE. IL CAPO DELLO STATO IERI L'HA DETTO CHIARAMENTE A CONTE


L'AVVOCATO DEL DIAVOLO STA SPIEGANDO A DI MAIO CHE SE FA IL VICE AVRÀ UN MINISTERO MENO IMPORTANTE, MA LUIGI SI È IMPUNTATO E VUOLE L’UFFICIO A PALAZZO CHIGI…


ALLA FINE, PUR DI NON ANDARE A ELEZIONI PD E M5S TROVERANNO UN ACCORDO SU TUTTO

Marco Conti per “il Messaggero”

LUIGI DI MAIO BIBITAROLUIGI DI MAIO BIBITARO
Lo spericolato psicodramma messo in piazza da Luigi Di Maio - con tanto di minaccia di voto anticipato se non avrà il ruolo di vicepremier - ha sconcertato e irritato non solo il Pd ma anche Giuseppe Conte, il quale, ha chiesto e ottenuto udienza dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Già negli incontri avuti in precedenza con i partiti, il Capo dello Stato si era guardato bene dall'entrare in discussioni su equilibri e poltrone.

LO STALLO
Sulla stessa falsariga raccontano si sia svolto il colloquio di ieri, anche se per Conte il faccia a faccia con il Capo dello Stato è utile non solo per i suggerimenti ricevuti, ma soprattutto ridare a M5S e Pd il senso dell'urgenza e di un presidente della Repubblica che ha sempre pronta la carta di riserva. Ovvero un governo istituzionale per portare il Paese al voto.
 
Anche perché, se salta il tentativo di Conte, non ci sono che le urne visto ciò che hanno detto i pariti durante i colloqui al Quirinale. In buona sostanza al Quirinale si resta sulle conclusioni tratte dal Presidente al termine del giro di consultazioni: o un governo Conte o il voto. Una linea che azzera le suggestive speranze di chi ancora pensa - nel M5S come nella Lega - che sia ancora possibile rimettere insieme i cocci di un'alleanza che Matteo Salvini ha curiosamente fatto saltare l'8 agosto.

Sulla questione dei vicepremier, che contrappone M5S e Pd, la sintesi è un vedetevela voi, non mi tirate in mezzo e, soprattutto sbrigatevi che non mette in ombra le prerogative del Capo dello Stato - che nomina i ministri su indicazione del presidente del Consiglio - ma lascia nelle mani del solo Conte la stesura della squadra di governo.

giuseppe conte luigi di maioGIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO
La tentazione di mollare, e rimettere l'incarico nelle mani del Capo dello Stato, Conte l'ha avuta dopo la sortita del leader grillino, ma alla fine hanno prevalso i messaggi di incoraggiamento ricevuti da molti esponenti M5S e i consigli ricevuti dal Capo dello Stato. Al tentativo di Di Maio di riprendersi il boccino del governo, dicendo o si fa come dico io o salta tutto, Conte di fatto reagisce salendo al Colle dove ancora è sul tavolo la carta del governo di garanzia, e quindi le urne. Uno sbocco che sarebbe un disastro per tutti e due i partiti, viste le percentuali del M5S e quelle del Pd, ma soprattutto per la leadership di Di Maio che ieri sera è stato rampognato dallo stesso Beppe Grillo.
 
Con questo spirito Conte ieri pomeriggio ha avviato il tavolo del programma con i capigruppo del M5S D'Uva e Patuanelli e quelli del Pd Del Rio e Marcucci. Ma se sul programma sembrano esserci meno ostacoli del previsto, il nodo del vicepremier blocca la stesura della lista dei ministri. Dopo il chiarimento che Di Maio ha avuto ieri con lo stato maggiore grillino, è molto probabile che oggi incontri il premier incaricato insieme al segretario del Pd Zingaretti.
NICOLA ZINGARETTI E LUIGI DI MAIO BY CARLINICOLA ZINGARETTI E LUIGI DI MAIO BY CARLI

L'impuntatura del leader grillino crea problemi non solo al Pd, che resta fermo sulla richiesta di un vicepremier unico e di marca Dem. Conte intende infatti impostare l'esecutivo in maniera snella, senza vice e con un sottosegretario alla presidenza del Consiglio di sua strettissima fiducia e fuori dall'orbita dei partiti.
 
Il pressing di Di Maio rischia invece di imporre a Conte un cambio di format che, per non ripetere a fotocopia lo schema gialloverde, gli impone i due vicepremier (Di Maio e Franceschini) e un sottosegretario in quota Pd. A tutti gli effetti uno schema a quattro (due M5S e due Pd) che si porterebbe dietro la rinuncia che dovrebbe fare Di Maio ai suoi attuali dicasteri (Sviluppo e Lavoro) in cambio di deleghe meno pesanti (Sud e innovazione).

Anche se l'opzione preferita resta quella di zero vice, anche nel Pd sanno che non potranno impuntarsi qualora Conte dovesse cedere sul vicepremierato a Di Maio, ma lo schema rischia di imbrigliare ancor più Conte.

Malgrado venga spesso citato il manuale Cencelli, in base al quale spartire le poltrone ministeriali, la carica di vicepremier ha un peso molto relativo rispetto a molti altri dicasteri di spesa. Ma per Di Maio il problema sembra essere quello di avere un ufficio a palazzo Chigi dove controllare l'attività di governo. D'altra parte il governo che sta per nascere è molto più complesso e articolato del precedente con Di Maio che non potrà regolare qualunque questione con un messaggino come faceva con Salvini.

LUIGI DI MAIO E DAVIDE CASALEGGIOLUIGI DI MAIO E DAVIDE CASALEGGIO
Oltre al Pd, c'è la sinistra di Leu - che ieri ha protestato per l'esclusione dal tavolo del programma - e altri partiti e gruppi più piccoli che comunque serviranno a palazzo Madama. E' proprio questa complessità, e soprattutto il timore di avere a che fare con quei volponi del Pd, che atterrisce Di Maio in cerca da giorni di una trincea a palazzo Chigi dietro la quale barricarsi chiamando a sè i gruppi parlamentari. Fonte: qui
nicola zingaretti dario franceschiniNICOLA ZINGARETTI DARIO FRANCESCHINI

Ma per come si è alzato il tono della contesa, la soluzione che accontenterebbe Di Maio e non il Pd, rischia di costare molto al M5S in termini di potere reale e di ministeri.

domenica 20 gennaio 2019

IL MOVIMENTO CINQUESTELLE CON EPURAZIONE IN STILE SOVIETICO: IN 6 ANNI SONO STATI ESPULSI O HANNO SCELTO DI ANDARSENE 80 ESPONENTI GRILLINI



DA VALENTINO TAVOLAZZI, CONSIGLIERE COMUNALE DI FERRARA, CACCIATO NEL 2012 PER AVER PARTECIPATO A “BALLARÒ” FINO A GREGORIO DE FALCO: LA LUNGA LISTA DELLE EPURAZIONI

Carmelo Caruso per “il Giornale”

Valentino TavolazziVALENTINO TAVOLAZZI
Digitare e punire. Scomunicati con una mail, processati con il click, allontanati con un post, sono 80 gli uomini politici che in sei anni sono stati espulsi o che hanno scelto la fuoriuscita dal M5s. Senza la tragicità dei regimi ma con il drammatico ghigno del suo capo, nessun movimento politico aveva fino a oggi, in maniera così organizzata, soffocato il dissenso, inseguito il compagno eretico comune per comune e casa per casa.

grillo casaleggioGRILLO CASALEGGIO
L'arcipelago gulag di Beppe Grillo e di Davide Casaleggio si è aperto nel 2012 con la condanna di Valentino Tavolazzi, consigliere comunale di Ferrara, accusato di deviazionismo e imputato «di organizzare fantomatici incontri nazionali» e di «non aver capito lo spirito del Movimento che è quello di svolgere il mandato amministrativo». In pratica: tacere. Era insomma la prima dimostrazione di tutta la ferocia che animava i capi del M5s ed era appunto solo la prima.

MARINO MASTRANGELI DA BARBARA D'URSOMARINO MASTRANGELI DA BARBARA D'URSO

Maltrattandola con la metafora sessuale e consentendo agli attivisti del suo blog di lapidarla di commenti, nell' ottobre 2012, il comico ordinò la rimozione di Federica Salsi, consigliere comunale di Bologna, colpevole di aver partecipato al programma televisivo Ballarò, a quel tempo vietato e paragonato al punto G («quello che ti dà l' orgasmo nei salotti dei talk show»). Ma fu con l' elezione degli attivisti in Parlamento che i tribunali speciali di Grillo e Casaleggio vennero allestiti prima in maniera rudimentale e provvisoria, poi in maniera sempre più scientifica e spaventosa.

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Servendosi di delatori, di stravaganti indizi raccolti dagli uomini della comunicazione del M5s, o ancora di «segnalazioni da parte del territorio», nel 2014 venivano «giudicati ed espulsi dalla rete» i senatori Battista, Bocchino, Campanella e Orellana. Mascherandosi dietro votazioni - della durata di poche ore e con risultati mai certificati da un ente terzo il M5s ha esiliato il senatore Marino Mastrangeli (per aver ceduto alle lusinghe televisive di Barbara D' Urso) e Adele Gambaro (per aver consigliato a Grillo di moderare i toni). Nel caso della Gambaro il motto francescano «uno vale uno» è stato sostituito in un post a firma di Grillo dal titolo «quando uno vale niente».
Federico PizzarottiFEDERICO PIZZAROTTI

In sei anni le epurazioni hanno colpito anche europarlamentari, consiglieri regionali, consiglieri comunali, candidati sindaci, semplici militanti. In Piemonte, Fabrizio Biolè ha ricevuto una lettera del legale di Grillo dove gli veniva contestato il passato: aver ricoperto altre cariche politiche. A Firenze, nel 2014, per mettere ordine sono state chiamate le forze dell' ordine. Erano appena stati espulsi 20 attivisti.

E non si è ancora capito se sia stata la buona amministrazione, a Parma, a costare a Federico Pizzarotti prima l' ostracismo e successivamente l' esclusione per la mancata comunicazione di un avviso di garanzia. È la stessa sorte toccata al sindaco di Gela, Domenico Messinese, che, per assicurare l' occupazione nella sua città, ha avvallato «un protocollo di Intesa tra Eni, ministro dello Sviluppo Economico e Regione Sicilia» e dunque è stato espulso.

cassimatisCASSIMATIS
E però è a Genova che si è manifestato in tutta la sua chiarezza l' assolutismo di Grillo che del M5s rimane «L' elevato». Annullando le consultazioni che l' avevano indicata candidata sindaca, a Marika Cassimatis è stato ritirato il simbolo del Movimento. Come gli ayatollah che conoscono quale sia il bene per i propri fedeli, Grillo ha fatto ricorso al suo spirito per spiegare il gesto: «Vi chiedo di fidarvi di me». Marika Cassimatis non si è arresa e ha ingaggiato una battaglia legale. Il Tribunale di Genova le ha dato ragione. Non è la sola.

ANTONIO TASSOANTONIO TASSO
A Napoli, 23 espulsi sono stati reintegrati da un giudice nel 2016; in sei hanno chiesto un maxi risarcimento di cinque milioni di euro; un altro, Antonio Tasso, è stato espulso e reintegrato. Per tutti gli eletti c' è poi la minaccia della penale: 100mila euro per i parlamentari; 150mila per i consiglieri comunali di Roma. Non ci sono però solo gli espulsi. Altri, come le anime cantate da Dante, sono in attesa di giudizio. Si tratta dei deputati palermitani che durante le elezioni comunali hanno pasticciato con le firme.

Sono stati sospesi e lo sono ancora da quel comitato di garanzia a cui Grillo ha assegnato il compito di emettere le sentenze. Oltre ai sospesi ci sono anche gli allontanati. Sono i parlamentari che non hanno restituito le indennità ma eletti ugualmente in questa legislatura. Vivono nel lazzaretto del gruppo misto e aspettano la clemenza. Si è arrivati così alle ultime espulsioni di Gregorio De Falco, Saverio De Bonis, Andrea Mura, Giulia Moi e Marco Valli. Chi sarà il prossimo? Per ogni parlamentare del M5s c' è una porta della giustizia come quella raccontata da Franz Kafka in «Davanti la Legge». Nessuno conosce cosa ci sia dietro quella porta. Nessuno conosce la pena. Tranne Grillo e Casaleggio. Fonte: qui
gregorio de falco paola nugnesGREGORIO DE FALCO PAOLA NUGNES

DAVIDE CASALEGGIO! - IL PARA-GURU PER DIRITTO DINASTICO RICEVE 300 EURO AL MESE DA OGNI ELETTO DEL MOVIMENTO 5 STELLE PER FINANZIARE LA PIATTAFORMA ROUSSEAU, DI CUI È PRESIDENTE IN OVVIO CONFLITTO D'INTERESSI, VISTO CHE POI HA UNA SOCIETÀ CHE ORGANIZZA EVENTI DOVE FIOR DI IMPRENDITORI PAGANO PER POTER AVVICINARE I POLITICI ORA AL GOVERNO 

MA LUI NON HA PROBLEMI: NON RISPONDE ALLE DOMANDE DEI GIORNALISTI


Azzurra Noemi Barbuto per ''Libero Quotidiano''

Chiamare "riservatezza" il silenzio ieratico in cui vive abbottonato Davide Federico Dante Casaleggio, 43 anni, erede per vincolo di sangue - come si addice ai casati reali - di Gianroberto Casaleggio, cervello politico dei grillini che per conto loro non ne hanno, sarebbe una sorta di eufemismo. C' è chi non parla per mancanza di contenuti poiché, qualora interloquisse, dissiperebbe ogni dubbio circa la sua stupidità; e c' è chi tace per convenienza, dato che alcune cose è sempre meglio non farle sapere.

davide casaleggioDAVIDE CASALEGGIO
Ma Davide, fondatore insieme a suo padre e presidente nonché tesoriere dell' Associazione Rousseau a cui fanno capo e riferimento il M5S ed i suoi eletti, i quali per statuto hanno l' obbligo di versare 300 euro mensili all' associazione stessa per un totale di svariati milioni di euro a legislatura, resta muto in quanto, a suo dire, non si fida dei giornali. Quei mostri che garantiscono il pluralismo delle voci, il diritto dei cittadini ad essere informati, la libertà di espressione e robaccia simile.

davide casaleggio luigi di maio marcello minennaDAVIDE CASALEGGIO LUIGI DI MAIO MARCELLO MINENNA
Del resto, non è cosa nuova che il movimento da lui controllato a pieno titolo mediante l' Associazione Rousseau mal digerisca la carta stampata e quei quotidiani che minaccia e di cui si augura il decesso Luigi Di Maio, portavoce dei cinquestelle che paragonato a Davide è un microbo anaerobico di cui, sempre per statuto, Casaleggio junior può liberarsi in un battito di ciglia. Persino Beppe Grillo è una nullità in confronto a colui che non parla e non si mostra: Davide Casaleggio. Quest' ultimo ha anche il potere di rimuovere - sempre per statuto - il garante dei cinquestelle, ossia il comico genovese. Casaleggio può liberarsi di tutti ma nessuno può liberarsi di lui ed i grillini, papino incluso, non sono altro che sudditi riuniti intorno alla figura del loro monarca assoluto, l' inafferrabile Davide I.
DAVIDE CASALEGGIO E ROBERTO FICODAVIDE CASALEGGIO E ROBERTO FICO

NIENTE DOMANDE
Il presidente dell' Associazione Rousseau esalta la democrazia, eppure non gli fa specie rifiutare il contraddittorio. La democrazia diretta va bene, le domande dirette invece un po' meno. I più autorevoli quotidiani di mezzo mondo cercano invano di intervistarlo. Lui si nega. Sempre rifilando la solita scusa: mancanza di fiducia. È stato rincorso dal Financial Times, che si stava occupando del conflitto d' interessi da Davide incarnato nonché del suo ruolo senza precedenti storici rispetto al partito M5S, e dal New York Times, che lo ha definito «l' uomo più potente in Italia», almeno in potenza, sottolineando che «pochi sanno chi sia».
davide casaleggioDAVIDE CASALEGGIO

E quei pochi non si sa neanche chi diavolo siano. Con il Washington Post Davide I è stato più generoso, occorre riconoscerlo. Non si è sottoposto ad un terzo grado ma ha scritto di suo pugno - abituato com' è da accentratore a formulare lui gli interrogativi da rivolgere a se stesso - un intervento che ha elargito al quotidiano americano, spiegando ciò che ha determinato il successo clamoroso del suo movimento.

Davide ha discusso della piattaforma Rousseau e della democrazia diretta, che sovvertirà quella tradizionale grazie all' esistenza della Rete, la quale creando mobilità dal basso consente ai cittadini di votare senza muovere il culo dalla poltrona nonché di auto-gestirsi. Web che ormai ha reso superflui, dispendiosi e desueti i partiti, a giudizio del monarca illuminato Davide.

BEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIOBEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO
Eppure, sebbene i grillini ci tengano a specificare che si tratta di un mo-vi-men-to, il loro altro non è che un partito politico, il cui fondatore ed ideatore quattro giorni prima di morire, ossia l' 8 aprile del 2016, mediante atto notarile ha passato lo scettro del potere al figlio, divenuto dominus indiscusso ed indiscutibile.

CONFLITTO DI INTERESSI
Queste sono solo alcune delle inquietanti contraddizioni di cui è permeato il M5S, alla luce delle quali Di Maio, Di Battista, Fico, Lezzi, Grillo & Co., suscitano persino un sentimento di tenerezza, vicino alla pena. Luigino, ad esempio, sembra uno di qui ragazzetti devoti a chi ha trovato loro il lavoretto.
davide casaleggioDAVIDE CASALEGGIO

Magari ci crede sì, nel movimento, ma chissà se si interroga mai sul conflitto di interessi concentrato nella persona di Casaleggio junior, presidente della Casaleggio Associati, società informatica ed editoriale di famiglia, e dell' associazione privata Rousseau, a cui lo stesso Di Maio, come tutti i deputati e senatori grillini, invia una sorta di tassa di 300 euro al mese detratta dal suo stipendio! E chi si oppone è fuori senza ma e senza se. Il movimento, ossia chi ne è a capo, espelle i sovversivi senza pensarci su due volte, ma sempre per statuto, quindi per legge.
DAVIDE CASALEGGIO IN PISCINADAVIDE CASALEGGIO IN PISCINA

I cinquestelle ci hanno riempito le orecchie con la storia dei mai specificati "poteri forti", ignorando o facendo finta di ignorare che il potere forte è Davide Casaleggio. Nei cui confronti persino i media italiani hanno un rispetto quasi reverenziale.

Stanno attenti, allorché ne hanno la possibilità per generosa concessione del medesimo, di porre a Davide le domande che più gradisce facendo in modo di evitare quelle che non gradisce, cercando sempre di metterlo a suo agio e di non urtarne la sensibilità: potrebbe non rispondere mai più e perdere ancora più fiducia nei media, lui che ha fiducia solo nella perfezione della Rete e di quella piattaforma Rousseau a cui egli ha accesso esclusivo.
DAVIDE CASALEGGIO IN PISCINADAVIDE CASALEGGIO IN PISCINA

Dobbiamo a Davide un atto di estrema magnanimità: nel 2017 ha accettato di essere intervistato in TV esordendo da Lilli Gruber su La7 all' interno del programma "Otto e mezzo". Non era neanche solo, c' erano addirittura due ospiti: il sociologo Domenico De Masi, che stava svolgendo in quel periodo una ricerca per conto - guarda caso, come è piccolo il mondo - del M5S e il giornalista Gianluigi Nuzzi, caro amico di Davide nonché presentatore nel corso dell' evento che si celebrava in quei giorni ad Ivrea in onore del defunto Gianroberto Casaleggio, nonché marito della fondatrice della società che cura l' ufficio stampa della Casaleggio Associati. Se non fosse stato per la Gruber, che in quel contesto rappresentava una sorta di quarto incomodo, si sarebbe potuto trattare di un aperitivo al bar tra vecchi amici, mancava solo da bere.
BEPPE GRILLO E DAVIDE CASALEGGIOBEPPE GRILLO E DAVIDE CASALEGGIO

Insomma, pur di accontentare Davide e riuscire a farsi rilasciare qualche dichiarazione, sebbene blanda, si è disposti a tutto, peccato però che egli non perda mai prudenza e riserbo. Ripete sempre le stesse solfe. E dribbla i quesiti scomodi meglio di come fa Ronaldo con la palla. Un vero campione, non c' è che dire.
LUIGI DI MAIO DAVIDE CASALEGGIOLUIGI DI MAIO DAVIDE CASALEGGIO




LE SELEZIONI
Non ci risulta che Davide sia un cretinetto. Ha una laurea in economia aziendale conseguita alla Bocconi di Milano, parla tre lingue, da piccolo era considerato uno dei massimi talenti italiani nel gioco degli scacchi (e l' abilità nel muovere le pedine gli è rimasta, eccome!) e non sembra mica uno caduto dal pero l' altro ieri, inevitabile domandarsi com' è che un uomo così abbia messo il partito nelle mani - almeno all' apparenza - di personaggi del calibro di Luigi Di Maio, che ha difficoltà persino ad azzeccare i congiuntivi. È Davide, che non lascia nulla al caso, a certificare le liste dei cinquestelle, a verificare i requisiti degli aspiranti candidati e a selezionarli. Decide lui chi è dentro e chi è fuori.

Certo è che da tipi come i grillini non ti aspetti di essere contestato quando sei Davide, figlio di Gianroberto: dimostrano una dedizione quasi religiosa verso il primogenito di Casaleggio. Dopotutto, se non fosse stato per lui sarebbero ancora disoccupati in attesa dei circa 390 euro del reddito di cittadinanza o a vendere patatine allo stadio. Per uno così si può pure rinunciare ad una parte dei propri introiti. E che Dio lo abbia in gloria!

Fonte: qui