9 dicembre forconi: Figlia
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venerdì 23 agosto 2019

Violenta figlia e mette video in rete

Trevigiano 46enne, filmati intercettati polizia australiana

(ANSA) - VENEZIA, 23 AGO - Un uomo di 46 anni residente in un paese del trevigiano è stato arrestato con l'accusa di aver violentato la figlia di due anni e mezzo e aver messo poi in rete, per le chat di pedofili, i video di quegli atti. Il padre della piccola è stato individuato grazie ad una segnalazione della polizia australiana, che indagando sui siti pedopornografici nel dark web ha rintracciato i video e alcuni frame in cui compariva il volto del presunto orco, oltre al numero di targa di un'auto. Le indagini della polizia postale del Veneto hanno permesso di individuare la casa del 46enne, che è stato arrestato, su ordine della Procura di Venezia, per violenza sessuale pluriaggravata e commercio di materiale pedopornografico. L'uomo, che viveva da solo con la bambina, sua figlia biologica, è ora in carcere a Treviso.

giovedì 22 agosto 2019

Epstein: c'è figlia ex premier Australia



E' la donna salutata dal principe Andrea a casa del finanziere


(ANSA) - WASHINGTON, 20 AGO - Svelata l'identità della donna ripresa nel dicembre del 2010 uscire dalla dimora di Jeffrey Epstein a Manhattan mentre il principe Andrea di Inghilterra fa capolino sull'uscio e la saluta sorridente. E' la figlia dell'ex premier australiano Paul Keating, in carica dal 1991 al 1996.

    Katherine Keating, che oggi ha 37 anni ed è nota per la sua mondanità, è stata riconosciuta dal Sydney Morning Herald, come riportano alcuni media Usa. La donna - si spiega - lasciò Sidney per vivere a New York e stare vicina al suo partner di allora, il noto albergatore Andre Balazs, proprietario della famosa catena di hotel The Standard. Kating intratteneva anche rapporti con Ghislaine Maxwell, che intervistò per conto dell'Huffington Post quando la sospetta complice di Epstein gestiva una no profit per la protezione degli oceani.

sabato 15 dicembre 2018

VIOLENTA LA FIGLIA E DALL’INCESTO NASCE UNA BAMBINA: ARRESTATO UN UOMO A LECCE


LA DONNA L'HA DENUNCIATO DOPO AVER SOPPORTATO PER PIÙ DI VENT’ANNI I MALTRATTAMENTI E LE VIOLENZE SESSUALI. 

IL TEST DEL DNA HA CONFERMATO TUTTO 

LA VITTIMA ERA ANCORA MINORENNE QUANDO…


Un uomo è stato arrestato con l'accusa di aver violentato per vent'anni la figlia che, a seguito degli abusi subiti, nel 2010 ha avuto una bambina. E' accaduto in un Comune in provincia di Lecce. L'accusa è di violenza sessuale aggravata e continuata e maltrattamenti in famiglia. Le manette sono scattate dopo la denuncia della figlia, che ad agosto ha trovato il coraggio dopo anni di denunciare le violenze subite.
atti sessuali con minorenniATTI SESSUALI CON MINORENNI

A incoraggiare la donna a rivolgersi alle forze dell'ordine per denunciare gli abusi sopportati tra le mura domestiche è stato il compagno, con cui lei vive in provincia di Brindisi. La terribile vicenda sarebbe cominciata nel 1995, quando la vittima era ancora minorenne. A confermare le accuse della giovane donna sono stati gli esiti del test del Dna, secondo i quali la bambina è frutto dell'incesto.

Fonte: qui

mercoledì 31 ottobre 2018

UNA DONNA BIELORUSSA DI 25 ANNI MASSACRA DI BOTTE, UCCIDE A COLTELLATE E DECAPITA LA FIGLIA DI 8 MESI CON L’AIUTO DELL’AMANTE


A TROVARE IL CORPO È STATO IL PADRE DELLA PICCOLA CHE HA LANCIATO L’ALLARME: UNO DEI PARAMEDICI CHE È INTERVENUTO HA AVUTO UN MALORE PER LA SCENA RACCAPRICCIANTE


anna klob 3ANNA KLOB
Massacrata di botte senza pietà, uccisa a coltellate, infine decapitata e lasciata sul pavimento di casa sua in una pozza di sangue. Si è conclusa così la breve vita di Anna Klob, rimasta vittima a soli otto mesi di una madre folle e del suo amante che l'hanno eliminata con ferocia inaudita proprio nel posto in cui avrebbe dovuto essere più al sicuro.

Quando ha visto la mamma e quell'amico di famiglia che la scuotevano, all'inizio avrà pensato a un gioco. Subito dopo è precipitata in un inferno di violenza.

natalia klob e il marito 2NATALIA KLOB E IL MARITO





La scena che si è presentata poco dopo agli occhi del padre, appena rientrato a casa con gli altri due figli, è stata peggiore di qualunque film horror, tanto da far svenire uno dei paramedici accorsi in seguito sul posto: la sua piccola decapitata, lasciata in terra come una bambola di pezza, e sangue tutto intorno. 

La tragedia è avvenuta a Luninets, in Bielorussia, dove Natalia Klob, 25 anni, e il suo amante 47enne, identificato solo come Viktor, dopo essere rimasti soli in casa con Anna si sono dati all'alcol per poi avventarsi come belve con un coltello da cucina sulla bimba, che forse aveva avuto il torto di disturbarli.

anna klob 1ANNA KLOB 
Subito dopo sono fuggiti, poco prima che rientrasse  il padre della piccola, il 28enne Leonid Klob, che ha subito allertato la polizia: gli agenti non hanno impiegato molto per rintracciare e arrestare Viktor e Natalia, che pagheranno a caro prezzo la loro ferocia.

Per lui verrà chiesta la condanna a morte per fucilazione, mentre lei rischia 25 anni di carcere: la pena capitale, infatti, è prevista per legge solo per i maschi tra i 18 e i 65 anni. Va ricordato che la Bielorussia è l'unico Stato europeo dove esiste ancora la pena di morte: bendati e costretti a inginocchiarsi, i condannati vengono uccisi con un proiettile alla nuca.

natalia klob e il marito 1NATALIA KLOB E IL MARITO


Sotto choc, ovviamente, l'intera città: tutti i conoscenti della coppia si dichiarano allibiti non solo per la tragedia in se stessa, ma anche perché agli occhi di tutti la famiglia Klob sembrava felice e tutti ricordano con quale gioia i genitori avessero celebrato il battesimo di Anna nella chiesa ortodossa. Una gioia breve come un sorriso, subito sostituita da un orrore che per Leonid durerà tutta la vita.

Fonte: qui

venerdì 5 ottobre 2018

UN UOMO DI 61 ANNI DI UGENTO, IN PROVINCIA DI LECCE, VIOLENTA PER ANNI LA FIGLIA MINORENNE SORPRENDENDOLA NEL SONNO


IL PENSIONATO LA FACEVA DROGARE OFFRENDOLE MARIJUANA E HASHISH E, IN ALCUNE OCCASIONI, ANCHE EROINA ED LSD: ORA DEVE RISPONDERE DI VIOLENZA SESSUALE AGGRAVATA E SPACCIO DI SOSTANZE STUPEFACENTI 

ECCO QUANTI ANNI DI RECLUSIONE RISCHIA…


stupro STUPRO 
Droga e sesso con la figlia minorenne. Per anni e nel più totale silenzio. Otto anni di reclusione sono stati invocati dal pubblico ministero Francesca Miglietta nei confronti di un 61enne di Ugento nel processo che si sta celebrando con il rito abbreviato davanti al gup Carlo Cazzella.

L’imputato, ora in pensione, risponde di violenza sessuale aggravata e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La figlia, ora poco più che 20enne, si è costituita parte civile con l’avvocato Enzo Garzia invocando una richiesta risarcitoria di 100mila euro.

stuproSTUPRO


L’indagine è stata coordinata dal sostituto procuratore Maria Rosaria Micucci. Gli accertamenti sono scattati dopo una segnalazione giunta ai carabinieri della locale stazione da parte dei servizi sociali del Comune che, da tempo, seguivano la giovane cresciuta in un contesto difficile dopo la separazione dei propri genitori.

Una prima informativa è stata così inoltrata in Procura. Secondo quanto denunciato, La ragazzina sarebbe stata sorpresa nel sonno e violentata dal padre (nel periodo in cui viveva in casa dell’uomo dopo la separazione dalla moglie) sin da quando era minorenne.
 stupro STUPRO

Gli abusi sarebbero andati avanti fino al 2008. Si fa riferimento anche a rapporti sessuali completi. la giovane non è stata mai sentita nel corso delle indagini con la forma protetta dell’incidente probatorio.

Il presunto padre orco è accusato anche di spaccio. Le indagini avrebbero appurato come l’uomo offerto alla figlia e ad una nipote sostanza stupefacenti: non solo marijuana e hashish (le cosiddette droghe leggere); anche roba ben più pesante come eroina ed lsd (una droga sintetica che provoca allucinazioni).

Raccolto il materiale d’indagine, il magistrato inquirente ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dell’uomo difeso dall’avvocato Roberto Bray. La difesa, però, ha sottolineato come le dichiarazioni della ragazzina si debbano ritenere inattendibili in virtù della decisione della ragazza di ritornare a vivere in casa insieme al padre.

Fonte: qui

martedì 31 luglio 2018

UNA MADRE COSTRINGE LA FIGLIA DI 17 MESI A MANGIARE UNA QUANTITÀ ESAGERATA DI SALE E LA PICCOLA MUORE TRA ATROCI SOFFERENZE

Alessia Strinati per www.leggo.it

Voleva riavvicinarsi al marito, a ogni costo e così ha fatto. Kimberley Martines, ha ucciso la figlia di 17 mesi costringendola a mangiare una quantità letale di sale, al solo scopo di attirare l'attenzione del marito da cui si stava separando.

I fatti risalgono al luglio del 2016 quando la piccola fu trasportata all’ospedale Spartanburg medical center, in South Carolina, con febbre alta e convulsioni.

Le analisi mostrarono subito l'elevata presenza di sale nel sangue che le ha causato il restringimento dei vasi sanguigni, oltre all’accumulo di liquidi nei polmoni, danni ai reni e che alla fine l'ha portata alla morte cerebrale.

kimberley martines 2KIMBERLEY MARTINES 
I medici fecero il possibile per tenerla in vita: per 5 giorni la bimba è rimasta attaccata a dei macchinari, ma tutto è stato vano ed è deceduta nel letto dell'ospedale.

La donna dichiarò alle autorità che la bambina aveva preso il sale mentre giocava con la sorella maggiore che le avrebbe lasciato a disposizione il sacchetto. La verità è poi emersa grazie alla bimba di 4 anni che ha detto alla polizia di aver visto la mamma dare il sale alla sorella.

A quel punto Kimberley ha ammesso di aver fatto tutto per attirare l'attenzione del marito.
kimberley martines 1KIMBERLEY MARTINES 







La donna è finita in carcere e in questi giorni è stata condannata a scontare 30 anni di detenzione, come riporta anche il Sun. La mamma è stata ritenuta colpevole dell'omicidio della sua figlia minore. La sorella maggiore e la gemellina della vittima sono state invece date in affidamento.

Fonte: qui

giovedì 31 maggio 2018

FILIPPONE HA SEDATO LA FIGLIA PRIMA DI GETTARLA DAL CAVALCAVIA

DIFFUSI I RISULTATI DEGLI ESAMI: SUL CADAVERE DELLA BIMBA RITROVATO UN QUANTITATIVO NOTEVOLE DI BENZODIAZEPINE. NESSUNA TRACCIA DI SOSTANZE SUL CORPO DELL’ESAME E DELLA MOGLIE MARINA ANGRILLI - VIDEO

Fausto Filippone si lancia dal viadotto

Annalisa Grandi per www.corriere.it

FAUSTO FILIPPONEFAUSTO FILIPPONE

La piccola Ludovica era stata sedata dal padre Fausto Filippone, l’uomo che il 20 maggio scorso ha ucciso la compagna e lanciato la figlia dal cavalcavia sulla A14 a Francavilla, prima di suicidarsi. Sul corpo della bambina di 10 anni è stato trovato infatti un quantitativo notevole di benzodiazepine. Nessuna traccia di sostanze invece né sul corpo di Filippone né su quella della moglie Marina Angrilli, che poche ore prima l’uomo aveva spinto giù dal secondo piano di casa.

FAUSTO FILIPPONEFAUSTO FILIPPONE
Sono i risultati degli esami tossicologici sui tre cadaveri. Nell’auto di Filippone era stato rinvenuto un bicchiere di plastica con cinquanta grammi di una polvere bianca che a una prima analisi è risultata contenere cocaina, insieme a una siringa usata con all’interno alcune gocce di una sostanza non ancora identificata. Il 20 maggio scorso Fausto Filippone, 49 anni, ha scavalcato la rete di protezione del cavalcavia della A14 a Francavilla e ha buttato giù la figlia Ludovica, per poi lanciarsi nel vuoto alcune ore più tardi. Nella mattinata dello stesso giorno era stata trovata morta anche la moglie, Marina Angrilli, era caduta dal balcone di casa, a Chieti Scalo, quasi sicuramente spinta dallo stesso Filippone. Fonte: qui

martedì 29 maggio 2018

Tragedia di Francavilla, nell’auto di Filippone cocaina e una sostanza non identificata

Un bicchiere di plastica con 50 grammi di una polvere biancastra che, ad un prima analisi, è risultata contenere cocaina ma anche una sostanza diversa, oltre una siringa usata, al cui interno erano presenti un paio di gocce di una sostanza da identificare, sono stati trovati nell’auto di Fausto Filippone che il 20 maggio ha gettato la figlia di 10 anni da un viadotto dell’A14, a Francavilla, lanciandosi anche lui nel vuoto dopo alcune ore. Nella mattinata, in precedenza, aveva ucciso la moglie.

Fonte: qui
Francavilla, a Filippone concesso il porto dʼarmi 5 giorni prima della tragedia (Mediaset)


mercoledì 23 maggio 2018

LA LUCIDA FOLLIA DI FAUSTO FILIPPONE, CHE DOPO AVER LANCIATO LA MOGLIE MARINA DAL BALCONE HA DATO FALSE GENERALITÀ AI SOCCORRITORI E ALLA POLIZIA


NESSUNO L’HA FERMATO, ANZI GLI E' STATO PERMESSO DI PRENDERE LA FIGLIA E COMPIERE IL SUO TREMENDO PIANO


IL FRATELLO DI MARINA: ‘POSSIBILE CHE LA PATTUGLIA NON L’ABBIA TRATTENUTO?’

SI SAREBBE EVITATA LA MORTE DI LUDOVICA, 11 ANNI, DI CUI CI SONO I RISULTATI DELL’AUTOPSIA

IL MEDICO CHE HA TROVATO MARINA IN TERRA, AGONIZZANTE: “IL MARITO CAMMINAVA NERVOSAMENTE. HO CAPITO CHE C’ENTRAVA QUALCOSAQUANDO SI È CHINATO È HA DETTO…”

FRANCAVILLA:FRATELLO DONNA,PERCHÉ NON LO HANNO FERMATO
FAUSTO FILIPPONEFAUSTO FILIPPONE
 (ANSA) - - "Mi viene difficile poter credere che sia sfuggito l'atteggiamento di questa persona, distaccata, in preda ad uno stato che non aveva un aspetto di normalità. Faccio fatica a credere che questo possa essere sfuggito ad una pattuglia di polizia". Lo dice all'ANSA Francesco Angrilli, fratello di Marina, in merito alla testimonianza secondo cui sul luogo dove è caduta la donna a Chieti fosse arrivata una volante quando sul posto era ancora presente il marito, Fausto Filippone, che l'avrebbe spinta di sotto. "Sono sconvolto dalle notizie che ho letto", ha aggiunto.


«FACCIAMO UN SELFIE SUL BALCONE». COSÌ FILIPPONE HA UCCISO LA MOGLIE
Paolo Vercesi per il Messaggero

Lucida follia. Questa la sintesi della tragedia familiare che ha sconvolto l' Abruzzo. Fausto Filippone, manager 49enne, ha messo in atto un piano che nella sua mente aveva elaborato chissà da quanto tempo. E lo ha attuato domenica, nel giorno del relax. Ha ucciso la moglie, Marina Angrilli, 51enne insegnante di lettere, buttandola da un balcone. Poi ha lanciato da un cavalcavia dell' A14 la figlioletta Ludovica di 10 anni. Dopo sette ore, allo stesso modo, ha messo fine alla sua esistenza con un volo di trenta metri.

FAUSTO FILIPPONEFAUSTO FILIPPONE
La trappola. «Andiamo a comprare la lavatrice» aveva detto Fausto alla moglie. Ma lungo il tragitto si era fermato con lei nell' appartamento di piazza Roccaraso a Chieti scalo che l' uomo era solito affittare a studenti. E' lì che si è consumato il primo delitto. Una scaletta trovata sul lato sinistro del balcone, «compatibile con la traiettoria della caduta della donna», è per la squadra mobile la prova della trappola studiata a tavolino: l' ha fatta salire, forse con il pretesto di un selfie, e l' ha spinta giù. La donna, soccorsa agonizzante, è morta due ore più tardi in ospedale. Omicidio studiato e quindi premeditato.

«Non un suicidio, nè un malore» ha stabilito Cristian D' Ovidio, il medico legale che ha eseguito l' autopsia sul corpo della donna, interpretando la dinamica della caduta. Altro dettaglio: nessun segno di colluttazione, non s' è trattato dunque di un delitto d' impeto al culmine di una lite.

marina angrilliMARINA ANGRILLI
Filippone è poi sceso nel piazzale e ha fornito ai soccorritori del 118 false generalità della moglie. «Farfugliava, assisteva quasi da estraneo a quella terribile scena» ha detto un testimone. Nessuno lo ha fermato. Nemmeno la volante della polizia che era già sul posto. Una disattenzione che ha consentito all' uomo di portare a compimento il suo piano di morte. E' tornato nella sua casa di via Punta Penna a Pescara per prendere la piccola Ludovica: «Papà ti fa una sorpresa» le aveva fatto dire dalla zia e lei s' era fatta trovare in strada ad attenderlo.

L' ha caricata in macchina ed è salito fino al cavalcavia dell' autostrada a Francavilla al Mare. Alla vista degli agenti della polizia stradale l' ha gettata di sotto. La piccola è precipitata senza emettere un fiato. A quel punto il finale era già scritto, come certificato dagli specialisti, il maresciallo dei carabinieri Alessio D' Alfonso e lo psichiatra Massimo Di Giannantonio, mediatori che hanno cercato invano di fermarlo.

Quale che sia stato il movente, per gli inquirenti ormai conta poco: con la morte del reo, l' inchiesta finisce sul nascere. Il suicidio del manager ha chiuso il cerchio di una tragedia che non si spiega, se non nella lucida follia dell' uomo. Una persona normale in una famiglia normale, un gran lavoratore hanno detto gli amici.
ludovica filippone ultima fotoLUDOVICA FILIPPONE ULTIMA FOTO
Quindici mesi fa qualcosa in lui si era rotto (ad agosto scorso aveva perso la madre) e questo lo ha trascinato in una spirale depressiva autodistruttiva nella quale ha tirato dentro le persone a lui più care. Francesco Angrilli, fratello di Marina, ha escluso il movente passionale, ipotizzato da parole attribuite a Filippone: «Mia sorella era una madre, moglie e insegnante irreprensibile, da prendere come esempio. Certe notizie sono inaccettabili».


FRANCAVILLA, MARITO VICINO A CORPO MOGLIE AD ARRIVO POLIZIA
fausto filipponeFAUSTO FILIPPONE
 (ANSA) - "Quando è arrivata l'ambulanza Filippone era lì intorno, si muoveva nervosamente nel cortile. Dopo qualche secondo è arrivata una seconda ambulanza e dietro una volante della Polizia. I poliziotti sono scesi. Non ho badato a cosa facessero né a cosa facesse il marito che era lì presente perché a un certo punto un operatore del 118 gli ha chiesto se avesse un documento della signora. Lui ha detto: 'Vado a cercarlo'. Poi è tornato subito dopo dicendo di non averlo. Poi sono andati via tutti insieme: le ambulanze, la volante e il marito della signora".

È il racconto - al Tgr Abruzzo - del medico Giuliano Salvio che a mezzogiorno del 20 maggio, uscendo di casa, a Chieti Scalo, per prendere l'auto, ha trovato Marina Angrilli in terra nel cortile. "Non c'era nessuno. Uno o due minuti dopo ero piegato sulla signora e ho visto qualcuno che camminava nervosamente intorno a me. Allora ho chiesto: 'Cosa è successo?'. 'È caduta dal secondo piano' mi ha risposto. Ho chiesto: 'Lei conosce la signora?' 'Si, è mia moglie'".

"Io ero chino su corpo della signora - prosegue il medico Giuliano Salvio nell'intervista al Tgr Abruzzo - ho visto qualcuno che camminava nervosamente lì intorno a me non era chiaro cosa diceva, sembrava che si disperasse. Poi lui si è chinato e io ho capito che c'entrava qualcosa perché diceva 'che disgrazia, che sventura'. Qualcosa di simile".

fausto filipopne marina angrilli e ludovicaFAUSTO FILIPOPNE MARINA ANGRILLI E LUDOVICA
"Quando è arrivata l'ambulanza Filippone era lì intorno, lì vicino, però si muoveva nervosamente nel cortile. In realtà è passato diverso tempo. Io ho dovuto accertarmi che arrivasse il 118, ho fatto una telefonata di conferma, assistevo la donna che nel frattempo cominciava a sanguinare in maniera vistosa però il marito ha fatto una cosa molto strana: mi si è avvicinato e mi ha detto prendi questo numero. Dal suo telefonino mi ha dettato un numero e ha detto: 'io devo andare a prendere mia figlia'. La cosa mi è sembrata immediatamente molto strana e, d'istinto, gli ho detto, forse con un tono molto deciso, tu resti qui e vai via solo quando è arrivato il 118.

 Lui è rimasto lì in piedi, andava e veniva, qualche volta si affacciava per vedere le condizioni della moglie. È rimasto lì finché sono arrivati i soccorsi. Dopo qualche secondo è arrivata una seconda ambulanza e dietro una Volante della Polizia. I poliziotti sono scesi però io non ho badato a cosa facessero loro, né a cosa faceva il marito che era lì presente. Osservavo ed ero vicino alla signora mentre veniva soccorsa. La signora era molto agitata dava problemi per il trasbordo in barella".

fausto filipponeFAUSTO FILIPPONE

LANCIA BIMBA E SI UCCIDE: AUTOPSIA, PICCOLA MORTA SUL COLPO
 (ANSA) - E' morta sul colpo nell'impatto al suolo la piccola Ludovica, la bimba di 10 anni lanciata da un viadotto dell'A14 dal padre Fausto Filippone (49), che poi si è suicidato allo stesso modo dopo ore di trattative. Lo conferma l'autopsia eseguita sul corpo della piccola dal medico legale Cristian D'Ovidio all'obitorio dell'ospedale di Chieti. La ragazzina, secondo quanto appreso, è morta per la "lesività riportata nella precipitazione da grande altezza".

Il viadotto Alento, a Francavilla al Mare, è alto infatti circa 40 metri. L'esame autoptico sul corpo di Filippone ha confermato anche per l'uomo le stesse cause di morte della figlia. Il medico legale ha prelevato campioni per esami tossicologici ed istologici, per capire se padre e figlia avessero assunto sostanze che potevano alterare le loro condizioni psicofisiche.

Fonte: qui

lunedì 21 maggio 2018

Si è suicidato l'uomo che aveva gettato la figlia da un viadotto nel chietino

Si è suicidato l'uomo che ha lanciato la figlioletta dal viadotto della A4 a Francavilla al Mare, in provincia di Chieti. Dopo essere rimasto per ore in bilico sul viadotto, minacciando di lanciarsi nel vuoto, l'uomo si è lasciato cadere ed è precipitato. Circa un'ora prima erano giunti sul posto i suoi familiari, che non sono riusciti a convincerlo a desistere al suicidio. La tragedia sembra legata alla caduta della compagna dell'uomo, e madre della ragazzina, avvenuta stamane dal quarto piano di una palazzina di Chieti. Soccorsa dai sanitari del 118, la donna è morta in ospedale. Non sono ancora chiare le ragioni della caduta.

L'uomo e la figlia, intorno alle 13,30, erano stati visti scavalcare il parapetto. La bambina è stata gettata da un'altezza di 40 metri, dopo che il padre aveva minacciato di lanciarsi nel vuoto insieme alla bambina. Inutile l'intervento dei negoziatori e della famiglia del deceduto. "Fermi, fermi. Andatevene con quell'affare, non gonfiatelo", aveva detto l'uomo mentre i vigili del fuoco stavano allestendo un gonfiabile da posizionare sotto il ponte. Poi si è lanciato.
Fonte: qui
La ricostruzione
Secondo la ricostruzione, l’uomo ha parcheggiato l’auto nelle vicinanze di quel varco, di cui evidentemente conosceva l’esistenza, e si è avvicinato trascinando la figlia oltre la rete per poi spingerla nel vuoto. A questo punto deve avere avuto come un blocco, una specie di ripensamento, ed è iniziata la lunga attesa. Quando Fausto ha urlato scusa, Marina era già morta in un letto dell’ospedale di Chieti, uccisa dalle ferite riportate in seguito alla caduta. È stato impossibile salvarla, hanno riferito i medici. Se fosse rimasta in vita, avrebbe comunque dovuto sopportare il dolore per la morte della figlia, il cui collo si è spezzato dopo un volo di quasi quaranta metri. La bambina è stata trovata vicino a uno dei piloni del grande viadotto dell’A14 situato tra le uscite di Pescara Ovest e Francavilla. Il padre ha impedito che qualcuno si avvicinasse al corpo, che non dava cenni di vita, minacciando di buttarsi se i soccorritori avessero accorciato le distanze. Per molte ore i carabinieri, la squadra mobile e la Polstrada, con pazienza e pesando ogni parola, hanno tentato di convincere l’uomo a desistere dai suoi propositi. Lui, alternando momenti di crisi e di silenzio, a un certo punto deve essersi stancato. Proprio mentre sotto i vigili del fuoco sistemavano il telone che avrebbe dovuto attutire la caduta. Non hanno fatto in tempo a completare il lavoro. Filippone deve aver preso coraggio quando li ha visti all’opera. Ha chiuso gli occhi e ha allentato la presa delle mani.

Chieti, lancia figlia dal viadotto di Chieti e minaccia il suicidio (Corriere Tv)

Lettore video di: Corriere Tv (Informativa sulla privacy)

IL MOMENTO IN CUI FAUSTO FILIPPONE SI È LANCIATO DAL VIADOTTO DI FRANCAVILLA 

‘NON AVEVA PROBLEMI PSICHICI NÉ DI SOLDI’

LA RICOSTRUZIONE DELLE ULTIME ORE DEL DIRIGENTE CHE HA UCCISO LA FIGLIA E FORSE ANCHE LA MOGLIE - IL MISTERO DEL FOGLIO CHE HA PERSO MENTRE CADEVA NEL VUOTO: ‘QUEL PEZZO DI CARTA AVEVA DIVERSI NOMI E, SEPARATI, I COGNOMI’

Fausto Filippone si lancia dal viadotto

 


1. «FILIPPONE NON ERA MALATO»: LA POLIZIA INDAGA SULLA TRAGEDIA DELL’A14

«Fausto Filippone non risultava esser affetto da patologie in genere ed, in particolare, da problemi psichici. Gli accertamenti svolti sinora hanno evidenziato che non esistevano problematiche di rilievo, o che possano giustificare i gesti compiuti, all’interno del nucleo famigliare»: lo riferisce la polizia che ha indetto lunedì a mezzogiorno una conferenza stampa sul caso dell’uomo, suicidatosi ieri dal Cavalcavia della A14, a Francavilla al Mare (Chieti) dopo avere lanciato dallo stesso ponte, una bambina, la figlia Ludovica, di 10 anni.
fausto filipponeFAUSTO FILIPPONE


«L’unico recente episodio» riguarda la morte della madre di Fausto Filippone, «a cui lo stesso era particolarmente legato e che, in qualche modo, poteva averlo destabilizzato senza peraltro che lo stesso abbia esternato importanti segni di sofferenza», dice la polizia. Particolari sulle motivazioni del gesto assurdo potrebbero arrivare da un foglio che, durante la fase di trattativa con la polizia, Filippone ha gettato un foglio dal viadotto, «ove erano elencati dei nomi su cui si stanno svolgendo i dovuti riscontri».

La ricostruzione
Il giorno dopo la tragedia si cerca di ricostruire le ultime ore di vita di Filippone. La polizia di Stato di Chieti nella tarda mattinata di ieri è intervenuta dopo che è stata segnalata la presenza di «una donna che si trovava a terra, dopo essere caduta da un balcone del secondo piano di un palazzo, da un’altezza di circa 10 metri.

La donna è stata immediatamente trasportata in ospedale ed è stata identificata come Marina Angrilli, classe 1966 di Pescara, giunta in gravissime condizioni» nella struttura sanitaria. «Nel corso del pomeriggio, intorno alle ore 16.00, la donna è deceduta per le lesioni riportate». Si trattava della moglie di Filippone, caduta dal balcone di casa, forse spinta dal marito. Sono stati i condomini a dare l’ allarme al 118.

fausto filippone 2FAUSTO FILIPPONE 

Non si sa cosa abbia fatto Filippone tra la caduta della moglie e il momento in cui «alle 13 - come informa una nota della polizia - sono giunti al «113» diverse segnalazioni da parte degli utenti in transito sulla A14, direzione Sud, con cui è stata comunicata la presenza di un’autovettura ferma sulla carreggiata del Viadotto Salento, situato nel comune di Francavilla al Mare». Sembra che l’uomo abbia prelevato la figlia, Ludovica Filippone, 10 anni, di Chieti, dai nonni, abbia parcheggiato la macchina e duecento metri dal viadotto e poi si sia arrampicato: la polizia quando è intervenuta li ha visti «entrambi seduti sopra la barra superiore del guard rail, immediatamente a ridosso della rete di recinzione».

Poco dopo, sotto gli occhi sgomenti del «personale della polizia di Stato», l’uomo ha lanciato la bambina dal viadotto, «facendola rovinare a terra da un’altezza di circa 50 metri». Dopo sette ore per cercare di dissuaderlo, l’uomo si è lanciato nel vuoto anche lui, ed è morto. A chi ha provato a polemizzare con le forze dell’ordine per non essere intervenute per verificare le condizioni della bambina, la polizia ha chiarito che non aveva purtroppo alcun senso: il corpo era privo di vita, come ha valutato anche il magistrato sul posto.

«Non si stavano separando»
Per ora sembrano smentite anche le voci di una separazione in corso. Azzurra Santoro, la madre di una amichetta di scuola di Ludovica Filippone, racconta: «Era una famiglia normalissima non mi sarei mai aspettata che accadesse una cosa del genere. Il padre era una persona serenissima. Non è vero, come hanno detto, che era una persona imbronciata. I genitori di Ludovica non si stavano separando. Non c’erano segnali strani».

fausto filipponeFAUSTO FILIPPONE
«Ludovica - conclude Azzurra Santoro - era una bambina tranquillissima e intelligentissima. Una bimba normalissima, allegra, dolce e sempre sorridente. Mai nessuna tristezza, era adorata dai genitori». Venerdì sera, dopo un concerto a Caramanico, Ludovica e la figlia della signora Santoro hanno dormito insieme a casa di Ludovica. Una serata felice, come tante altre. Poi, a distanza di meno di 48 ore, il tragico epilogo.


CHIETI, IL GIALLO DEI NOMI SUL FOGLIO. "FILIPPONE NON AVEVA PROBLEMI PSICHICI"
Corrado Zunino per www.repubblica.it

Ha perso un foglio mentre si lasciava cadere di schiena dal Viadotto Alento. Lo hanno ritrovato sulla strada sterrata, ai piedi del pilone. Lontano dal corpo di Fausto Filippone, il manager della moda che domenica alle 19,57 si è suicidato. Lontano dal corpo della sua bambina, Ludovica, 10 anni, uccisa da lui all’una del pomeriggio: l’aveva portata oltre il jersey dell’A14 e l’aveva fatta precipitare per trenta metri. Quel pezzo di carta, scritto a mano, la penna blu, presenta alcuni nomi e, separati, diversi cognomi. “È un foglietto confuso”, dice il questore di Chieti, Raffaele Palumbo: “La squadra mobile sta cercando di dare un senso e un’identità agli appunti segnati sopra”. Sempre che siano davvero i suoi, di Filippone. Sotto il viadotto, alle otto di domenica sera, c’erano cento persone.
L UOMO SUL CAVALCAVIA DI FRANCAVILLA CHIETIL UOMO SUL CAVALCAVIA DI FRANCAVILLA CHIETI

Nessun testimone del volo dal balcone
Il questore di Chieti, a poche ore dalla tragedia in Contrada Coderuto, ha voluto togliere di mezzo incomprensioni e inesattezze lasciando alla fine la sala del Palazzo della Provincia con diversi vuoti. “Non ci sono testimoni della caduta dall’appartamento di Chieti scalo di Marina Angrilli”, ha detto. Marina Angrilli moglie di Fausto, madre di Ludovica. L’ipotesi che il marito – alle 12.06 di domenica - l’abbia spinta dal balcone al secondo piano di Piazza Roccaraso 18 (la donna poi è morta in ospedale) resta in piedi, ma non viene corroborata da nuovi elementi.

“Non si sa” se Filippone fosse, intorno a mezzogiorno, insieme alla moglie in quella casa di proprietà e in passato affittata a studenti. Non ha chiamato lui il 118, ma vicini. “Non risulta” che il marito l’abbia accompagnata in ospedale, “anche se sapeva che era caduta”, né, tantomeno, che abbia rilasciato false generalità. “Non ci sono testimoni” per comprendere davvero che cosa è successo sul davanzale di Piazza Roccaraso, tra il motore del condizionatore esterno e una scala lasciata fuori. I due teste presi a verbale hanno detto cose poco rilevanti.

Ludovica e la canzone di Arisa
L UOMO SUL CAVALCAVIA DI FRANCAVILLA CHIETIL UOMO SUL CAVALCAVIA DI FRANCAVILLA CHIETI
Si sa, per certo, che l’uomo intorno alle 12,30 è andato a prendere sua figlia nella casa di Spoltore, alla periferia di Pescara: via Punta Penna. Ludovica era con gli zii materni. L’appartamento di Spoltore era la casa quotidiana della famiglia Filippone, era di proprietà della moglie. Papà e mamma, solo venerdì sera, erano andati a vedere il concorso canoro della piccola. Ludovica aveva cantato “Controvento” di Arisa, con qualche incertezza e un grande applauso finale. 

Duecento metri mano nella mano
Il padre, ecco, alle 12.30 domenica ha salutato i parenti e fatto salire la figlia in auto, ha imboccato l’A14, fermato l’auto sul viadotto, chilometro 389, è sceso con la bimba e ha iniziato a camminare mano nella mano. Per duecento metri. Li hanno visti molti automobilisti, hanno dato l’allarme: è uscita una pattuglia della polizia stradale. Quando è arrivata sul viadotto, Fausto ha alzato la bimba per i fianchi e l’ha lanciata di sotto. Quindi ha scavalcato in un punto senza rete di contenzione e si è sistemato sulla soletta di cemento. La soletta esterna. Sette ore, un’estenuante trattativa, a fasi, e l’ha fatta finita anche lui. Lanciandosi di spalle.

"Nessuna malattia psichica"
Filippone, spiega la polizia, "non risultava esser affetto da patologie in genere ed, in particolare, da problemi psichici. Gli accertamenti svolti sinora hanno evidenziato che non esistevano problematiche di rilievo, o che possano giustificare i gesti compiuti, all'interno del nucleo famigliare". “Era una comune famiglia italiana”, dice il questore, “questa è una tragedia della comunità”. Non ci sono mai stati interventi di polizia e carabinieri, in passato, per sedare liti che riguardassero Fausto e Marina: hanno controllato attraverso il 112.

L UOMO CHE MINACCIA DI BUTTARSI DAL CAVALCAVIA FRANCAVILLAL'UOMO CHE MINACCIA DI BUTTARSI DAL CAVALCAVIA FRANCAVILLA
Nessun vicino, fosse a Spoltore, fosse a Chieti scalo, ha mai raccontato di urla. Sono stati smentiti anche eventuali problemi del padre alla Brioni di Penne, la fabbrica di sartoria: “Era un uomo silenzioso sul lavoro, ma molto impegnato”. È confermato, invece, che lo scorso agosto a Fausto Filippone era morta la madre, malata di Alzheimer. “Aveva patito molto quella perdita”, e per ora è l’unico elemento in contraddizione con un quadro familiare di affetto e serenità tratteggiato davvero da tutti. Francesco Angrilli, fratello di Marina, oggi ha voluto ribadire per iscritto: “Era una famiglia sana e di buoni principi".

L'ultima telefonata di Marina
Marina Angrilli, liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Pescara, era una docente di italiano e latino dal metodo severo. Gli alunni la temevano, ma presto imparavano ad apprezzarne il rigore. Aveva anche litigato con il preside, che le chiedeva una maggiore rilassatezza. Marina era compita e precisa, anche nel vestire. Faceva palestra. Una collega, un’ora e mezza prima che lei cadesse (o fosse stata spinta) dal balcone, le aveva parlato al telefono. Ora l’amica ricorda: “Mi ha raccontato per tutto il tempo di Ludovica, di quanto era orgogliosa del fatto che avesse partecipato al concorso canoro in maniera sportiva, senza competizione. Subito dopo l’esibizione era andata a giocare con gli amici”.

Ludovica, dopo la scuola materna al Ravasco, aveva frequentato le primarie in Via del Concilio, sempre a Pescara. Stava concludendo la quinta classe, ed era già iscritta alle medie della Tinozzi. Ludovica da anni ballava, era chiaramente una figlia seguita. Lo documentano foto di viaggi recenti alle Cinque Terre, tutti insieme. E l’inverno trascorso da Fausto a insegnare alla bambina a sciare. Poi quella caduta nella casa di Chieti di nuovo libera, domenica all’ora di pranzo. Dal balcone, sei metri sotto. Forse un gesto incontrollato, che ha fatto precipitare tutto. E distrutto in otto ore una comune famiglia italiana.

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Il negoziatore di Chieti: "La bambina sotto choc non ha reagito" 

Hanno tentato ogni strada per convincerlo a non lanciarsi nel vuoto, ma lui, Fausto Filippone, aveva deciso sin dall'inizio quale sarebbe stata la fine di quel dramma durato sette ore e mezzo. A un metro e mezzo dal manager che domenica 20 maggio ha ucciso moglie e figlia prima di suicidarsi dal cavalcavia della A14 a Chieti c'erano il maresciallo dei carabinieri Alessio D'Alfonso e il professor Massimo Di Giannantonio, ordinario di psichiatria all'università di Chieti. È proprio lo psichiatra a rilasciare un'intervista a Il Messaggero e a spiegare i momenti di contrattazione che hanno preceduto il suicidio di Filippone. Che cosa c'è alla base della tragedia familiare di Chieti?
"Ha detto che era un uomo felice e che aveva una vita serena, ma che qualcosa era cambiato 15 mesi fa, quando ha avuto un forte trauma. Non ha detto altro, ho ha aggiunto quale sia stato l'evento distruttivo".
Forse, a destabilizzare l'uomo la morte della madre alla quale Filippone era particolarmente legato. Un gesto, quello del manager 49enne, che sembrava premeditato. Ha portato con sé la figlia di 12 anni, l'ha uccisa lanciandola dal cavalcavia senza che lei avesse alcuna reazione.
"Quando la pattuglia della polizia stradale è arrivata sul posto ha visto la bambina sospesa nel vuoto accanto a lui, ma era come stordita, in totale stato di choc. In piedi sul vuoto, con una condizione emozionale di tipo inibitorio. E quando lui l'ha spinta giù non ha fatto, un urlo".
Sebbene il questore di Chieti abbia dichiarato che l'uomo non fosse affetto da problemi mentali, ma che fosse "normale", secondo Di Giannantonio la normalità di questa persona "è una normalità apparente".
Come spiega lo psichiatra, si era nel campo della patologia psichiatrica più estrema, sulla quale l'intervento terapeutico è inefficace. "Non appena l'ho visto, ho avuto subito l'impressione che l'epilogo fosse già scritto".
Per convincerlo a non buttarsi, lo psichiatra e i soccorritori hanno tentato due strade: Filippone non era certo della morte della moglie, dunque hanno cercato di fargli credere che ci fossero delle speranze che fosse viva. Lo stesso è stato fatto per la bambina. Gli hanno fatto credere che la sua famiglia potesse essere ancora salvata, ma "lui non ci ha mai fatto avvicinare", ha detto lo psichiatra. Continuava a ripetere che si sarebbe buttato anche se i soccorritori avessero tentato di avvicinarsi alla bambina, per cercare di salvarla. Sul posto è arrivata anche la sorella di Filippone, ma hanno preferito non fargliela vedere: "l'incontro avrebbe potuto esasperare la situazione". Poi, negli ultimi venti minuti, l'uomo ha cominciato a guardare nel vuoto.

"Interrompeva, non rispondeva, non interagiva. [...] Guardava giù e guardava noi. Vedevo che stava valutando la possibilità di acquisire il coraggio per fare il gesto definitivo. Era come un giudice che aveva emesso nei suoi confronti una condanna capitale. Il numero delle ore sospeso a quella rete era il numero delle ore che il detenuto passa nel braccio della morte: gesto commesso, condanna pronunciata, occorreva soltanto stabilire il momento nel quale agire. E a quel punto abbiamo capito che non c'era più niente da fare". 

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