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martedì 29 ottobre 2019
venerdì 23 agosto 2019
Violenta figlia e mette video in rete
Trevigiano 46enne, filmati intercettati polizia australiana
(ANSA) - VENEZIA, 23 AGO - Un uomo di 46 anni residente in un paese del trevigiano è stato arrestato con l'accusa di aver violentato la figlia di due anni e mezzo e aver messo poi in rete, per le chat di pedofili, i video di quegli atti. Il padre della piccola è stato individuato grazie ad una segnalazione della polizia australiana, che indagando sui siti pedopornografici nel dark web ha rintracciato i video e alcuni frame in cui compariva il volto del presunto orco, oltre al numero di targa di un'auto. Le indagini della polizia postale del Veneto hanno permesso di individuare la casa del 46enne, che è stato arrestato, su ordine della Procura di Venezia, per violenza sessuale pluriaggravata e commercio di materiale pedopornografico. L'uomo, che viveva da solo con la bambina, sua figlia biologica, è ora in carcere a Treviso.
sabato 15 dicembre 2018
VIOLENTA LA FIGLIA E DALL’INCESTO NASCE UNA BAMBINA: ARRESTATO UN UOMO A LECCE
LA DONNA L'HA DENUNCIATO DOPO AVER SOPPORTATO PER PIÙ DI VENT’ANNI I MALTRATTAMENTI E LE VIOLENZE SESSUALI.
IL TEST DEL DNA HA CONFERMATO TUTTO
LA VITTIMA ERA ANCORA MINORENNE QUANDO…
Un uomo è stato arrestato con l'accusa di aver violentato per vent'anni la figlia che, a seguito degli abusi subiti, nel 2010 ha avuto una bambina. E' accaduto in un Comune in provincia di Lecce. L'accusa è di violenza sessuale aggravata e continuata e maltrattamenti in famiglia. Le manette sono scattate dopo la denuncia della figlia, che ad agosto ha trovato il coraggio dopo anni di denunciare le violenze subite.
A incoraggiare la donna a rivolgersi alle forze dell'ordine per denunciare gli abusi sopportati tra le mura domestiche è stato il compagno, con cui lei vive in provincia di Brindisi. La terribile vicenda sarebbe cominciata nel 1995, quando la vittima era ancora minorenne. A confermare le accuse della giovane donna sono stati gli esiti del test del Dna, secondo i quali la bambina è frutto dell'incesto.
Fonte: qui
sabato 24 novembre 2018
PER PUNIRE LA EX MOGLIE FA MORIRE IL FIGLIO DI 11 ANNI
NEL MANTOVANO UN 53ENNE BRUCIA LA CASA PER MANDARE UN MESSAGGIO MINATORIO ALL’EX: I DUE ERANO SEPARATI E QUATTRO GIORNI FA L'UOMO AVEVA AVUTO L' ORDINE DI NON AVVICINARSI
LA DONNA HA MESSO IN SALVO IL BIMBO PICCOLO MENTRE NON È RIUSCITA A RAGGIUNGERE LA STANZA DA LETTO AL PIANO SUPERIORE DOVE SI ERA SVILUPPATO L' INCENDIO…
GIUSEPPE SPATOLA per Libero Quotidiano
Quando le fiamme hanno avvolto la casa di Ponteterra (Mantova), saturando di fumo nero le stanze e incendiando anche l' aria, stava riposando nella sua cameretta senza immaginare che non sarebbe riuscito a mettersi in salvo, intrappolato dalla follia del padre che ha appiccato il rogo e poi è fuggito. È morto così, senza neppure il conforto dell' ultimo abbraccio di mamma, Marco Zani, 11 anni appena compiuti. Il cuore del bambino ha smesso di battere sull' ambulanza che lo stava portando al pronto soccorso dell' ospedale di Oglio Po dopo essere stato strappato alle fiamme della casa di via Tasso 2 dove viveva con la madre Silvia e due fratelli.
Alle 19 l' ultimo sospiro tra le braccia dei soccorritori annichiliti mentre il padre, che da 4 giorni aveva il divieto del giudice di avvicinarsi all' abitazione della famiglia dopo diversi episodi di liti violente, cercava la fuga. La tragedia ieri poco prima delle 17. Gianfranco Zani, 53 anni, pittore e tinteggiatore, avrebbe appiccato le fiamme per mandare un messaggio minatorio alle ex, «colpevole» di averlo lasciato, denunciato e obbligato all' ordine restrittivo. L' ex moglie era appena uscita per accompagnare il figlio più grande, 17 anni, all' oratorio del paese.
Resta da capire se il padre sapesse che gli altri due bambini erano in casa. È stata proprio la donna, vedendo il fumo uscire dalle finestre della sala, a dare l' allarme rientrando a casa e notando il marito che stava fuggendo con l' auto, cercando anche di speronarla.
SECONDO BIMBO IN SALVO
In casa erano rimasti Marco con il fratellino di 4 anni. La donna si è precipitata all' interno e ha messo in salvo il bimbo piccolo mentre non è riuscita a raggiungere la stanza da letto al piano superiore dove si era sviluppato l' incendio. Poi ha subito dato l' allarme. Quando i primi soccorritori hanno fatto irruzione in casa, facendosi largo tra il fuoco e il fumo asfissiante, il bambino era intrappolato nella sua cameretta già privo di sensi e in arresto cardiaco. Le sue condizioni sono apparse subito gravi. I medici hanno provato a fare il miracolo, rianimando il bambino sul posto e correndo verso Oglio Po. Tutto inutile, con Marco morto sull' ambulanza.
A chilometri di distanza, invece, il padre in fuga è stato fermato dagli agenti della polizia stradale di Casalmaggiore (Cremona) e arrestato. Ora si trova a disposizione dell' autorità giudiziaria.
TUTTI SAPEVANO
A Sabbioneta la storia tormentata della famiglia, divisa dai litigi di padre e madre, era conosciuta da tempo tanto che la situazione era seguita dai servizi sociali. Ora i carabinieri della città virgiliana, coordinati dal comandante Fabio Federici, dovranno ricostruire le ore precedenti all' accaduto e la follia che ha spinto l' uomo all' assalto. Sulla vicenda indaga la Procura di Mantova, competente sul fatto, mentre della convalida del fermo si occuperà la Procura di Cremona.
Il dramma mantovano arriva a pochi giorni dal duplice omicidio e suicidio avvenuti nella notte tra giovedì 15 e venerdì 16 novembre 2018 ad Aosta dove una infermiera ha ucciso i figli e si è tolta la vita per fare uno "sgarro" all' ex marito. «Mi hai spento il sorriso, ora soffri tu. Io non ce la faccio più». Così Marisa Charrère, che lavorava al reparto di cardiologia dell' ospedale Parini di Aosta e avrebbe organizzato l' omicidio dei figli con una precisione minuziosa, ha giustificato il folle gesto.
Per il padre di Marco, invece, solo silenzio e rassegnazione.
Davanti ai carabinieri che gli hanno contestato la morte di suo figlio l' uomo è rimasto muto, incapace anche di piangere. L' accusa mossa dalla procura di Mantova è di omicidio volontario e incendio doloso.
Gli inquirenti dovranno capire se a far scattare la follia nella mente di Gianfranco Zani sia stata l' ordinanza restrittiva firmata 4 giorni fa dal giudice mantovano che gli impediva di avvicinarsi alla moglie e vedere i figli. Il resto è dramma consumato in pochi istanti, assordato dalle sirene dell' ambulanza in corsa verso l' ospedale e inghiottito dall' ultimo respiro del piccolo Marco.
Fonte: qui
mercoledì 12 settembre 2018
UN RAGAZZO DI 26 ANNI MUORE IN UN INCIDENTE E I GENITORI DECIDONO DI FAR PRELEVARE IL SUO SPERMA E FARLO CONGELARE PER UN ANNO
LA COPPIA INGLESE PUR DI AVERE UN NIPOTE HA SBORSATO TRA LE 60MILA E I 100MILA STERLINE PER UN EREDE IN PROVETTA DEL FIGLIO MORTO
Costanza Cavalli per "Libero Quotidiano"
In Inghilterra c' è un bimbo nato nel 2015, il cui padre è morto in un incidente automobilistico nel 2014. Il padre, a sua volta, non aveva moglie, né fidanzata, né un'amante; aveva 26 anni e probabilmente l' idea di avere un figlio l' aveva sfiorato e poi si era disfatta, come capita ai giovani uomini di quell' età.
Com' è possibile, quindi, che il bambino sia nato nel 2015 quando il padre è morto nel 2014?
È nato usando tre "soggetti": lo sperma di quell' uomo, estratto postumo, una donatrice di ovuli e una madre surrogata. L' idea è venuta a una coppia inglese, i genitori del ventiseienne, che pur di avere un nipote (il Times lo definisce "nipote di design") ha sborsato tra le 60mila e le 100mila sterline, ovvero tra i 67mila e i 110mila euro per le spese ospedaliere, i pagamenti alla donatrice di ovuli e quelli alla madre surrogata.
IL PROCEDIMENTO I nonni biologici del piccolo, che sono però diventati i suoi genitori legali, hanno avuto accesso al corpo del figlio solamente due giorni dopo l' incidente che l' aveva ucciso.
Un urologo è riuscito comunque a recuperare dello sperma e l' ha immediatamente congelato. Quasi un anno più tardi, il campione è stato trasportato negli Stati Uniti da un corriere medico specializzato, ed è stato utilizzato a La Jolla, una clinica di fecondazione in vitro di San Diego, in California.
Nel Regno Unito, infatti, le tecniche di "gender selection", ovvero la selezione di genere che ha permesso ai nonni/genitori di poter scegliere di avere un erede maschio, non sono legali.
Della coppia si sa poco: «Sulla cinquantina e di una famiglia illustre», ha raccontato a The Mail on Sunday il dottor David Smotrich, ostetrico e ginecologo che gestisce la clinica californiana.
«La coppia inglese ha perso il figlio nelle circostanze più tragiche», ha detto il medico, «volevano disperatamente un erede e un nipote che fosse a sua volta in grado di avere un erede.
È stato un privilegio essere in grado di aiutarli». E non è stato facile perché «generare un bambino usando sperma postumo (estratto cioè dopo la morte del donatore, ndr) è estremamente raro. L' ho fatto solo cinque volte nella mia carriera», ha spiegato ancora Smotrich.
Che ha aggiunto: «La coppia è stata molto specifica sull' aspetto della donatrice e della madre surrogata, insistendo su un tipo di donna che credevano che il loro figlio avrebbe desiderato sposare, sia in termini di aspetto fisico che di intelligenza e istruzione».
In effetti, questo è il primo caso britannico di un figlio nato da sperma estratto postumo (altri casi sono stati registrati in India, Stati Uniti, Australia). Mentre nel Regno Unito, in media, nascono cinque bambini l' anno generati usando la fecondazione in vitro post mortem, ma con lo sperma estratto quando gli uomini sono ancora in vita, fenomeno in continuo aumento soprattutto in Israele: lì sono almeno 5mila gli uomini, la maggior parte soldati, che hanno sottoscritto questa scelta nel loro testamento, e già una cinquantina i figli nati da sperma conservato di uomini deceduti.
IL CASO DI ISRAELE Nella terra di Davide, il primo caso di "padre dall'aldilà" è stato nel 2002: un soldato venne ucciso da un cecchino nella Striscia di Gaza e la madre fece prelevare in tempo lo sperma dal cadavere. Ci vollero otto anni di carte bollate, ma alla fine i genitori ottennero il permesso di utilizzare il seme del figlio, e ora hanno un nipote.
In Israele, però, un Paese che si stente minacciato nella sua stessa esistenza, è una pratica sentita quasi come una necessità, che nasce dall' istinto di sopravvivenza. Tanto che la fecondazione in vitro è pratica comune e finanziata dal governo, adottata anche dagli ultraortodossi.
Qui Irit Rosenblum, avvocato di diritto di famiglia, ha fondato nel 1998 l' organizzazione New Family e si è mossa perché fosse legalizzata la fecondazione in vitro post mortem. Poi, s' è inventata The Biological Will (il testamento biologico): prima e unica banca biologica del mondo per aiutare i malati terminali, le famiglie in lutto e i soldati a creare la loro eredità biologica.
Di tutti queste procedure, però, nessuna in Inghilterra è legale senza l' esplicita volontà del donatore da vivo: non l' estrazione di sperma post mortem, non l' uso dello sperma, non la selezione di genere (che consente di scegliere il sesso del figlio).
Secondo Allan Pacey, professore di andrologia all' università di Sheffield e ex presidente della Fertility Society britannica, «se il figlio non aveva firmato i moduli di consenso necessari per il recupero postumo, l' immagazzinamento e l' uso del suo sperma, è probabilmente avvenuto un reato. E anche il medico che ha estratto lo sperma ha violato la legge, così come la struttura che ha congelato e esportato il campione». Fonte: qui
venerdì 27 luglio 2018
FACEVA PROSTITUIRE LA FIGLIOLETTA DI 9 ANNI CON UN ANZIANO IN CAMBIO DI POCHI SPICCIOLI E DELLA SPESA
IL TRIBUNALE DI ENNA LO HA CONDANNATO A 9 ANNI DI CARCERE E 20 MILA EURO DI MULTA
Faceva prostituire la figlia di nove anni con un anziano in cambio di pochi spiccioli e della spesa. Il Tribunale di Enna, presieduto da Francesco Paolo Pitarresi, ha condannato per concorso in atti sessuali su minori e per sfruttamento della prostituzione minorile, a nove anni di carcere e 20 mila euro di multa il padre della bambina.
L’uomo, difeso dall'avvocato Mauro Lombardo, era stato arrestato nell'agosto del 2016 dai carabinieri dopo un indagine scaturita da una segnalazione anonima di qualcuno che aveva visto ripetutamente due uomini e la piccola appartarsi in luoghi isolati della provincia di Enna. Nel corso del processo, iniziato nel 2017, l’imputato anziano è morto. Fonte: qui
mercoledì 16 maggio 2018
“MI SA CHE PAPÀ È MORTO” – NORMANDIA, UN BAMBINO DI 5 ANNI CHIAMA IL 118 E SALVA LA VITA AL PADRE CHE ERA CADUTO IN COMA
IL PICCOLO DI 5 ANNI NON SAPEVA L’INDIRIZZO MA È RIUSCITO A GUIDARE L’AMBULANZA FINO ALLA SUA CASA COSÌ…
Un bambino di 5 anni è riuscito a chiamare i soccorsi per telefono e a guidare un'ambulanza fino alla sua casa, salvando li padre che era caduto in stato di incoscienza in coma diabetico.
È avvenuto a Glos-la-Ferriere, in Normandia. Secondo la ricostruzione dei media francesi, il piccolo - che era solo in casa con il padre, 44 anni, separato - ha avuto la prontezza di telefonare al 17 (il 118 francese).
Gli operatori l'hanno tenuto al telefono per 40 minuti, facendosi dare tutte le informazioni utili per localizzare la casa e inviare soccorsi. «Pronto! - ha detto il bambino telefonando poco prima delle 23 di domenica sera - mi sa che papà è morto».
Non sapendo indicare l'indirizzo di casa, il bambino ha detto il nome del paesino aggiungendo: «Siamo alla terza casa».
I gendarmi, che hanno guidato l'operazione di salvataggio con i medici del pronto soccorso, hanno raccomandato al bambino di agitare le mani fuori dalla porta di casa quando avesse udito sirene e visto girofari delle ambulanze. Il padre è stato trovato in coma ma ancora vivo, il bambino è stato affidato alla madre.
Fonte: qui
lunedì 14 maggio 2018
PADRE, MADRE E QUATTRO FIGLI SI FANNO ESPLODERE IN TRE CHIESE IN INDONESIA: TREDICI MORTI E 40 FERITI
L’ATTACCO COORDINATO: I PRIMI AD AGIRE SONO STATI I RAGAZZI IN MOTO, POI LA DONNA CON LE BAMBINE E INFINE IL PADRE, CAPO DELLA CELLULA FAMILIARE KAMIKAZE – FOTO E VIDEO
Guido Olimpio per il Corriere della Sera
Una strage diversa nella storia del terrore: a eseguirla un' intera famiglia. Non era mai avvenuto. Il padre, la madre e quattro figli - alcuni minori - diventati attentatori suicidi in alcune chiese di Surabaya, in Indonesia. Tredici morti e una quarantina di feriti. Massacro rivendicato dallo Stato Islamico che rilancia il fronte asiatico insieme alle azioni individuali in Europa.
L' attacco è stato ben coordinato. Attorno alle 7.30 due giovani, Yusuf di 18 anni e il fratello Alif di 16, sono arrivati in moto davanti alla Chiesa di Santa Maria ed hanno attivato gli zaini imbottiti d' esplosivo. Qualche istante dopo è entrata in azione la madre dei ragazzi, Puji Kuswanti.
Il marito l' ha accompagnata in auto davanti al tempio di Diponegoro: lei è scesa con a fianco le figlie Fadila, 12 anni, e Pamela, di appena 9. Una guardia ha cercato, senza riuscirvi, di bloccarla. La donna, una volta all' interno, ha abbracciato la prima persona che ha incontrato, quindi ha azionato la bomba. Infine è stato Dita a chiudere l' operazione a bordo della sua vettura- trappola innescata nei pressi del centro pentecostale. Carneficina che poteva essere ancora più pesante se fossero deflagrati altri 3 ordigni trovati intatti.
La sequenza di morte oltre al dolore per le vittime ha provocato dure reazioni. Il presidente Joko Widodo ha parlato di atto codardo e barbaro. Grande lo sgomento tra i cristiani che rappresentano il 9% dei 260 milioni di abitanti del più grande Paese musulmano. La comunità, insieme ai turisti, è stata spesso bersaglio dei militanti.
Dal 2000 i seguaci di Osama hanno colpito hotel e ritrovi a ripetizione, quindi luoghi di culto. Una campagna portata avanti dalla Jemaa, da frange qaediste, infine dagli uomini del Califfo. Dall' Indonesia sono partiti circa mille volontari che sono andati a combattere in Siria e in Iraq, altri simpatizzanti hanno proseguito l' attività dentro i confini o in altri stati della regione, come le Filippine.
Per l' intelligence è cresciuto il ruolo della Jemaa Ansharut Daula - Jad -, sigla che si è allineata sulle posizioni dell' Isis.
C' è però chi ritiene la fazione una sorta di ombrello sotto il quale sono confluiti elementi che si riconoscono nella strategia dello Stato Islamico. Una realtà legata al leader Aman Abdurrahman - oggi in prigione - ma anche in rapporti con referenti in Medio Oriente. Una nebulosa pericolosa che potrebbe essere protagonista di nuove incursioni. Il massacro è stato preceduto da una rivolta in un carcere e da uno scontro a fuoco a Sukabumi dove 4 mujaheddin sono stati eliminati dai reparti speciali. Ultimi episodi di una lunga serie.
Quello di domenica ha presentato due aspetti. Il primo, orrendo: le bambine coinvolte in una missione sacrificale, forse le più giovani tra quelle impiegate da movimenti radicali.
Risvolto tattico peraltro comune ai nigeriani di Boko Haram non hanno avuto remore a utilizzare minori. Il secondo, già visto: la cellula familiare. È dagli anni 90 che gli estremisti creano il micro-gruppo usando i parenti. Perché aumenta la compattezza, i membri si fanno coraggio uno con l' altro, è più difficile infiltrarlo e, al tempo stesso, favorisce i contatti senza suscitare troppi sospetti.
A Surabaya il padre non solo ha fatto da cattivo maestro ma ha guidato il suo commando personale.
Fonte: qui
mercoledì 15 febbraio 2017
Brutalmente picchiato in pieno centro mentre ha la bimba in braccio
MESTRE - Lo hanno buttato a terra e preso a calci e pugni. La vittima, un padre con la bimba di tre anni in braccio.
È successo sabato scorso, all'incirca alle 11 di sera davanti al Bingo di piazza Barche a Mestre. La storia comincia prima, quando la famiglia, padre, madre e bimba escono a mangiare una pizza per festeggiare il compleanno dell'uomo.
Dopo una tranquilla serata trascorsa in centro città, i tre escono e fanno due passi prima di prendere l'auto e rientrare a casa.
Passano davanti al Bingo di via Guglielmo Pepe 2, e decidono di entrare per giocare un po' e tentare la fortuna. Quando escono dalla sala gioco incrociano un gruppo di persone di colore che sanno uscendo dal bar: passando, uno di loro palpa il sedere alla donna. Il marito chiede cosa stessero facendo, e questi per tutta risposta gli dicono di farsi i c... suoi e lo prendono a calci e pugni incuranti che in braccio avesse la figlioletta di tre anni.
Fonte: qui
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