Trevigiano 46enne, filmati intercettati polizia australiana
(ANSA) - VENEZIA, 23 AGO - Un uomo di 46 anni residente in un paese del trevigiano è stato arrestato con l'accusa di aver violentato la figlia di due anni e mezzo e aver messo poi in rete, per le chat di pedofili, i video di quegli atti. Il padre della piccola è stato individuato grazie ad una segnalazione della polizia australiana, che indagando sui siti pedopornografici nel dark web ha rintracciato i video e alcuni frame in cui compariva il volto del presunto orco, oltre al numero di targa di un'auto. Le indagini della polizia postale del Veneto hanno permesso di individuare la casa del 46enne, che è stato arrestato, su ordine della Procura di Venezia, per violenza sessuale pluriaggravata e commercio di materiale pedopornografico. L'uomo, che viveva da solo con la bambina, sua figlia biologica, è ora in carcere a Treviso.
IL FILMATO È STATO RIPRESO DALLE TELECAMERE DI SORVEGLIANZA DELLA “FERROMETAL”, CHE SI TROVA A POCHI METRI DAL VIADOTTO, ED ERA RIMASTO SEGRETO FINO AD OGGI PER NON INFLUENZARE I TESTIMONI
È LA “PROVA REGINA” DELLA PROCURA SULLA DINAMICA DEL CEDIMENTO DELLA PILA 9: SI VEDE LO STRALLO CHE CEDE E…
Ponte Morandi, le immagini inedite della tragedia: il crollo ripreso dalla videosorveglianza
Per la prima volta da quella mattina del 14 agosto, tutto il mondo può vedere il crollo del ponte Morandi di Genova. Questa mattina la Procura ha autorizzato la diffusione del video ripreso dalle telecamere private dell’azienda “Ferrometal”, che si trovava a pochi passi dal viadotto Polcevera. Il video era stato sequestrato dai militari della Guardia di Finanza, su ordine dei pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno, subito dopo la tragedia.
PONTE MORANDI
Ed è rimasto segreto fino ad oggi, perché secondo l’accusa la sua visione avrebbe potuto influenzare le tantissime testimonianze raccolte durante le indagini dai magistrati. Ora che l'atto è stato depositato nell'ambito del secondo incidente probatorio, la Procura ha dato l'ok alla diffusione. Il video è considerato la "prova regina" della Procura sulle cause e sulla dinamica del cedimento della pila 9: nelle immagini si vede chiaramente lo "strallo", il tirante lato sud, cedere: una frazione di secondo dopo cede l'impalcato, inghiottendo auto e camion che stavano attraversando il ponte. Quel giorno a Genova morirono 43 persone. Fonte: qui
Ce lo insegnano fin da bambini: la singola cellula viene fecondata, comincia a scindersi, e si divide, e si divide, e si divide, e si divide… L’incipit del libro della vita, se sei un bambino o la larva di una salamandra, non è poi così differente.
Scissione, gastrulazione, neurulazione, organogenesi: in quattro fasi la cellula iniziale si moltiplica, comincia a differenziarsi in base alle funzioni che andrà ad assumere, compare un abbozzo di sistema nervoso centrale, si formano i diversi organi.
DA CELLULA A TRITONE ALPINO
Un processo che solitamente viene raccontato in due modi diametralmente opposti: scientificamente, lasciando fuori l’aspetto meraviglioso, oppure esaltandone solo il lato miracoloso, sbattendo fuori dalla porta ogni accenno di razionalità.
Come spesso capita, è guardando coi propri occhi che ci si rende conto di come la realtà delle cose sia la perfetta unione di entrambe le prospettive: la biologia non esclude la “magia”, e viceversa.
DA CELLULA A TRITONE ALPINO
Questo è evidente in un video come Becoming (titolo straordinario, che racchiude in una sola parola il concetto di una situazione in divenire e quello della potenzialità, in questo caso di un uovo), che mostra in appena sei minuti ciò che in realtà impiega tre settimane a svolgersi: dalla cellula all’organismo completo, un tritone alpino.
DA CELLULA A TRITONE ALPINO
Realizzato dal fotografo e filmmaker olandese Jan van IJken, il cortometraggio è un’unione di fotografia time-lapse e filmati.
Già vincitore del premio come miglior documentario breve nell’edizione 2018 dell’Innsbruck nature film festival, Becoming è stato messo online dal magazine Aeon.
Ha rilanciato le parole di un signore finito in carcere per intestazione fittizia aggravata dal favoreggiamento alla ‘ndrangheta. E lo ha fatto per attaccare Mimmo Lucano, il sindaco di Riace agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. È quello che ha fatto Matteo Salvini, il ministro dell’Interno che su twitter ha postato un video con le dichiarazioni di Pietro Domenico Zucco. Un tweet per contestare le oltre 5mila persone che hanno manifestato solidarietà a Lucano.
Ma andiamo con ordine. A Riace il corteo per Lucano non si era ancora concluso quando Salvini, sui suoi profili facebook e twitter, scrive: “Oggi la sinistra (tra cui la Boldrini…) ha manifestato solidarietà al sindaco di Riace finito ai domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Quando hanno indagato me, l’Associazione nazionale magistrati ha difeso il pm dichiarando ‘basta interferenze’, ora diranno le stesse cose?
MIMMO LUCANO
Nel frattempo, se avete 2 minuti, sentite cosa diceva questo cittadino di Riace parlando del sindaco”. Sotto il leader della Lega condivide il link di un sito locale che, nel 2016, aveva realizzato un video con un’intervista a Pietro Domenico Zucco.
La scena si svolge davanti a un bar di Riace. Tra un sorso di birra e due chiacchiere con gli altri avventori, Zucco utilizza la videocamera per lanciare accuse contro Lucano. La sua tesi è semplice: a Riace il sindaco fa lavorare solo i migranti e non i suoi concittadini. Una dichiarazione che evidentemente il ministro dell’Interno condivide totalmente. Anche perché, secondo rumors locali, lo stesso Zucco oggi si è avvicinato a Noi con Salvini, la costola meridionale della Lega.
PIETRO DOMENICO ZUCCO
Ma non solo. Perché Zucco non è soltanto un semplice cittadino di Riace, oppositore del sindaco che ha fatto del centro calabrese un esempio di accoglienza. Al contrario si tratta di un ex amministratore della città, vicesindaco di Riace negli anni Ottanta e Novanta, esponente di una maggioranza sconfitta proprio da Lucano ormai quasi 15 anni fa. E che poi è stato accusato di avere rapporti con la ‘ndrangheta. Arrestato nel 2011, nel 2015 la Cassazione lo riconosce colpevole in via definitiva per trasferimento fraudolento di valori e lo condanna a quattro anni e mezzo.
MIMMO LUCANO
Nel frattempo ne ha scontati più di due anni nel carcere Pagliarelli di Palermo. Penitenziario in cui la direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria lo aveva anche intercettato ritenendolo “affiliato alla cosca Ruga”. Accuse che i carabinieri mettono nero su bianco in un’informativa depositata recentemente nel processo “Mandamento Jonico”.
MATTEO SALVINI
Nel 2011, invece, ad arrestare Zucco era stata la guardia di finanza: lo consideravano “la testa di legno” del clan ai tempi in cui era il rappresentante legale della cava di Stilo. Per gli inquirenti, infatti, quella cava era di proprietà di Vincenzo Simonetti, arrestato con Zucco e considerato uno degli uomini delle cosche. Anche Zucco, per gli investigatori, era un personaggio vicino alla cosca “Ruga-Metastasio”. Nel periodo in cui era un amministratore locale, invece, gestiva il noto ristorante “La Scogliera”, di proprietà del boss Cosimo Leuzzi oggi in carcere e detenuto al 41 bis. Un ristorante che è stato poi confiscato: e ora quell’immobile è assegnato al comune di Riace. La stessa amministrazione contro la quale Zucco si scagliava nel video condiviso da Salvini.
Da quando è ministro, il leader della Lega ha sempre detto di voler combattere la ‘ndrangheta , definita “una merda, un cancro che si è allargato in tutta Italia”.
UNA FOTO CON MARTINA
Parole alle quali il titolare del Viminale avrebbe potuto fare seguire qualche accertamento prima di rilanciare le opinioni di un uomo accusato di essere il prestanome dei clan. Un vero e proprio boomerang che ha ovviamente scatenato l’opposizione. “Il Ministro dell’Interno posta l’intervista di un prestanome della Ndrangheta a sostegno delle sue tesi. Vergogna. Se ha il senso del ruolo che ricopre la tolga e si scusi”, scrive su Facebook il segretario Pd, Maurizio Martina.
MATTEO SALVINI CON UN ASINO
“Il Ministro dell’Interno che dovrebbe garantire legalità e proteggere i cittadini dalla criminalità organizzata, per fare propaganda politica utilizza le parole di un uomo che risulterebbe pregiudicato per reati molto gravi. È troppo. Se ha un minimo di dignità personale e di rispetto per le istituzioni rassegni immediatamente le dimissioni”, è il commento di Laura Boldrini, l’ex presidente della Camera citata dallo stesso leader della Lega nel suo post sui social network.
IL MARITO È STATO ACCUSATO DI OMICIDIO DOPO ESSERE STATO INCASTRATO DA UN FILMATO CHE MOSTRA LA FUGA DELLA VITTIMA E LA SUA LOTTA PER LA SOPRAVVIVENZA IN ASCENSORE
PER I GIUDICI L'HA STRANGOLATA, HA GETTATO IL CADAVERE DI SOTTO E POI...
Nell’ultima settimana diversi giornali brasiliani si sono occupati di un caso di cronaca finito male: la morte di un’avvocata di 29 anni, Tatiane Spitzner, precipitata dal balcone del quinto piano di casa sua dopo essere stata picchiata dal marito, il biologo e docente universitario Luís Felipe Manvailer, di 32 anni.
Il caso ha attirato molte attenzioni non solo perché il marito ora è accusato di femminicidio, reato previsto nel codice penale brasiliano, ma anche perché le violenze di Manvailer contro la moglie sono state filmate da alcune telecamere a circuito chiuso, tra cui una posizionata all’interno dell’ascensore dell’edificio dove viveva la coppia.
TATIANE SPITZNER E LUIS MANVAILER
I video diffusi dalla polizia e pubblicati da numerose testate online mostrano la coppia prima della morte di Spitzner: si vedono i due in strada, nel garage del loro condominio e infine nell’ascensore.
Si vede la donna cercare di fuggire e il marito trattenerla contro la sua volontà e sbatterla violentemente contro una parete dell’ascensore. La parte finale mostra Manvailer tornare nell’ascensore e cercare di ripulire le tracce di sangue dopo la morte della moglie e dopo averne riportato il corpo in casa. Una delle versioni del video che è girata (non quella che c’è qui sotto) mostra anche la caduta di Spitzner e il suo corpo portato dal marito in ascensore.
TATIANE SPITZNER E LUIS MANVAILER
Secondo la ricostruzione della polizia, Manvailer avrebbe continuato a picchiare Spitzner anche in casa: i vicini l’avrebbero sentita gridare per chiedere aiuto. L’uomo si è dichiarato innocente e ha detto che sua moglie si è buttata da sola giù dal balcone di casa.
TATIANE SPITZNER E LUIS MANVAILER
I video dell’aggressione sono stati mostrati anche in televisione, il 5 agosto, durante il programma di attualità e intrattenimento Fantástico, il più visto in Brasile di domenica: l’impatto sui telespettatori è stato enorme, hanno scritto i giornali locali.
Durante il programma sono intervenute diverse persone che conoscevano Spitzner e che hanno parlato del rapporto tra lei e il marito: una sua amica ha raccontato che la donna aveva spesso dei lividi sulle braccia e che le aveva mandato un messaggio in cui diceva che il marito «la odiava a morte».
TATIANE SPITZNER E LUIS MANVAILER
In reazione ai video delle violenze su Spitzner e in occasione del 12esimo anniversario della legge brasiliana contro la violenza domestica, il 7 agosto sui social network è stato usato l’hashtag #metaAcolher: letteralmente significa “metti un cucchiaio” ed è un riferimento al detto brasiliano “entre marido e mulher meta a colher”, analogo all’italiano “tra moglie e marito non mettere il dito”.
TATIANE SPITZNER E LUIS MANVAILER
La polizia ha detto che Spitzner non aveva mai denunciato violenze da parte del marito, una cosa abbastanza comune nei casi di violenza domestica (si stima che in Brasile solo un quarto delle donne che subiscono violenza faccia poi denuncia). Luana Spitzner, sorella di Tatiane, ha creato un profilo Instagram dedicato alla sorella, TodosPorTatiane, che dice: «la violenza lascia segni, non vederli porta ai femminicidi».
Si stima che in Brasile quasi un terzo delle donne abbia subito una violenza. Secondo un sondaggio del 2017, in più della metà dei casi di violenza gli aggressori erano i partner o gli ex partner delle donne.
TATIANE SPITZNER
Secondo uno studio del 2015 della serie Mapa da Violência, realizzata dall’organizzazione internazionale Faculdade Latino-Americana de Ciências Sociais (Flacso) insieme all’ONU, il Brasile ha il quinto tasso di femminicidi più alto al mondo, con 4,8 omicidi ogni 100mila donne.
Maria Laura Canineu, la direttrice brasiliana dell’ong Human Rights Watch, ha spiegato al New York Times che la legge del Brasile sul femminicidio è fatta molto bene, così come quella sulla violenza domestica ma il problema è l’applicazione di quest’ultima: è anche per questo che molte donne non denunciano le violenze che subiscono.
LUIS MANVAILER
Spesso inoltre la polizia non ha i mezzi e l’addestramento necessario per occuparsi di questi casi e invita le donne ad andare nelle centrali di polizia pensate appositamente per le donne, che però sono poche e sono aperte solo per poche ore al giorno. Fonte: qui
IL CARABINIERE CARLO TAGLIENTE, UNO DEI QUATTRO MILITARI SOTTO PROCESSO PERCHÉ ACCUSATI DI AVERE ORDITO UN COMPLOTTO AI DANNI DELL'ALLORA PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO: "VIDI MARRAZZO CON LA TRANS. ERA SCONVOLTO E CI PREGÒ DI NON PROCEDERE"
“NON ABBIAMO SEQUESTRATO LA COCAINA PER UN GESTO DI COMPRENSIONE NEI SUOI CONFRONTI”
Così il carabiniere Carlo Tagliente, uno dei quattro militari sotto processo perché accusati di avere ordito un complotto ai danni dell' allora presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, ha ripercorso gli istanti di quel blitz di ormai quasi nove anni fa.
NATALIE BY GMT MEZZELANI
Era il 3 luglio del 2009, Tagliente, insieme al collega Luciano Simeone, entrò nell' appartamento in cui il governatore era in compagnia di una transessuale, Natali. Un seminterrato di pochi metri quadrati sulla Cassia, in via Gradoli. I due carabinieri, che avevano avuto la dritta da un loro collaboratore, il pusher Gianguarino Cafasso, filmarono l' accaduto e, secondo l' accusa, lo fecero con il preciso intento di ricattarlo: le evidenze investigative dimostrarono, infatti, nelle settimane successive svariati tentativi di commercializzazione di quel video che immortalava l' allora presidente della regione in compagnia di una trans e di un quantitativo ingente di polvere bianca. Addirittura, il gruppetto in divisa rifiutò una proposta di 400mila euro da un fotografo: secondo loro, era troppo bassa.
APPARTAMENTO DI BRENDA BY GMT MEZZELANI
Simeone era già stato sentito dai giudici esattamente un anno fa, ieri è toccato a Tagliente.
CAFASSO BY GMT
«Marrazzo era sconvolto - ha affermato il carabiniere rispondendo alle domande del pm Edoardo De Santis - Ci ha chiesto, per favore, di non procedere. C' è stata un' opera di convincimento da parte dell' ex governatore e di Natali affinché evitassimo di procedere. Marrazzo chiedeva se ci fossero i giornalisti, fuori. Ci disse che aveva un ruolo, una famiglia e che se lo avessimo portato in caserma l' avremmo rovinato. Noi per paura e per comprensione, perché si trattava di una persona importante, decidemmo di non fare alcun verbale di denuncia. Abbiamo buttato la droga nel water davanti a lui». Ricostruendo le fasi di quella vicenda, Tagliente ha aggiunto: « Ho lasciato il mio numero di cellulare a Marrazzo, su sua richiesta. Lui ci diede un numero fisso, dicendo che avremmo dovuto contattarlo dopo qualche giorno. Probabilmente per far intendere che ci sarebbe stato riconoscente, in qualche modo. Tre giorni dopo - ha concluso il militare - contattammo quell' utenza ma rispose una segretaria. Lasciai di nuovo il mio numero di cellulare ma non venni ricontattato».
MILITANTE VEGANA E ANIMALISTA, LA SQUILIBRATA CHE HA APERTO IL FUOCO NELLA SEDE CALIFORNIANA ERA FURIOSA PERCHÉ IL CAPO DI YOUTUBE QUALCHE MESE FA AVEVA STRAVOLTO IL SISTEMA DI MONETIZZAZIONE DEI VIDEO E TAGLIATO I VERSAMENTI A MIGLIAIA DI YOUTUBER DI PROFESSIONE
VIDEO: SUSAN WOJCICKI, CEO DI YOUTUBE, SPIEGA COME CAMBIA LA MONETIZZAZIONE DEI FILMATI (IN POCHE PAROLE: MENO SOLDI PER TUTTI)
« Odiava quel posto», raccontano ora i genitori di Nasim Najafi Aghdam, la donna che martedì 3 aprile ha seminato il terrore nel quartier generale di YouTube a San Bruno, California. Ha ferito tre persone: un uomo di 36 anni, ancora ricoverato «in gravi condizioni», e due donne di 32 e di 27 anni, dimesse ieri.
NASIM NAJAFI AGHDAM
Poi ha puntato la sua pistola Smith & Wesson da 9 millimetri contro se stessa, togliendosi la vita.
«Le questioni personali» di cui avevano subito parlato gli investigatori avrebbero a che fare con la sua militanza di animalista e vegana. Nasim, 39 anni, viveva con la sua famiglia nella zona di San Diego e, da quello che si è saputo finora, si dedicava completamente alle sue campagne, con una nutrita produzione di video sui Social, firmati con il nome «Nasime Sabz». I suoi account su Facebook, Instagram e Linkedin sono stati immediatamente rimossi.
NASIM NAJAFI AGHDAM
Ma il passaggio decisivo era il rapporto con YouTube. Negli ultimi giorni la donna si era lamentata con il padre: «Hanno smesso di pagarmi per i miei video». In uno dei post recuperati dai media e ora oggetto di indagine si legge: «Non c' è una pari opportunità di crescita su YouTube o su un qualsiasi altro sito, il vostro canale cresce solo se vogliono loro». Insomma Aghdam si sentiva censurata, perseguitata dalla società di San Bruno.
I media locali hanno recuperato alcuni frammenti delle sue clip. Nasim metteva insieme un miscuglio di danza, canto, ginnastica e varie performance. «Sono un' atleta vegana», oppure si presentava con una maschera da pecora e con una scritta «Go Vegan, Go Healthy & Humane». Una foto del 2009 la ritrae durante un sit-in «contro la tortura sugli animali» a Camp Pendleton, dove ha sede una base dei marines: vestita di nero, guanti compresi, impugna una spada giocattolo. Le labbra serrate, con due gocce di sangue disegnate sul viso.
NASIM NAJAFI AGHDAM
Nessuno, però, si aspettava uno sbocco violento. Lunedì mattina Nasim Najafi Aghdam prende la macchina e sparisce senza avvisare nessuno. Suo padre la cerca, le telefona per tutto il giorno, senza riuscire a rintracciarla. Decide allora di avvisare lo Sceriffo della contea di San Diego. Martedì mattina una pattuglia di Mountain View individua l' auto parcheggiata, a una cinquantina di chilometri da San Bruno: dentro c' è Nasim che dorme. Gli agenti ci parlano per una ventina di minuti, senza «riscontrare alcuna potenziale minaccia», come dirà poi Katie Nelson, la portavoce della polizia.
La donna telefona alla famiglia e sembra tutto risolto. Ma anziché tornare a casa l' attivista sarebbe andata a esercitarsi in un poligono, con la sua pistola regolarmente registrata. Poi, all' ora di pranzo, punta verso il campus di YouTube. Lascia la macchina nel parcheggio di un negozio vicino ed entra nel recinto passando da un garage. Da questo momento in poi la luce delle indagini è spenta.
NASIM NAJAFI AGHDAM
Nasim stava cercando qualcuno? O ha colpito a caso? Per il momento non si sa se ci fosse una qualche relazione con le tre persone colpite. Sembra sfumare anche l' idea di un agguato al fidanzato, come aveva riportato il Daily Beast.
Uno - un rumeno di 26 anni - la stuprava. L'altro - un 27enne con cittadinanza italiana, ma origini senegalesi - fimava tutto con il suo telefonino. L'ennesima storia d'orrore arriva da Ravenna dove i due sono stati arrestati per violenza sessuale su una 19 enne, adescata in discoteca e portata a casa in stato di semincoscienza dopo aver bevuto alcolici.
La giovane ha raccontato di essere andata nel locale con alcuni amici e conoscenti (compresi quelli che sarebbero poi diventati i suoi aguzzini), ma di non ricordare quasi più nulla della serata a causa dei drink bevuti. Alcuni componenti del gruppo - tra cui sempre i due in questione - l'avrebbero poi portata via dal locale e condotta in un appartamento, dove la ragazza si sarebbe sentita male.
STUPRO
Dopo che aveva vomitato su un divano, sarebbe stata messa sotto la doccia e poi distesa sul pavimento del bagno. Solo il giorno dopo, parlando con una amica presente, aveva saputo di aver subito il rapporto sessuale, filmato col telefonino dall'altro giovane. Il cellulare è stato sequestrato: all'interno sono stati rinvenuti spezzoni di videoriprese dove traspare il chiaro impedimento della vittima. Entrambi i giovani si trovano ora in carcere, mentre le indagini continuano per verifacre l'eventuale responsabilità di altre persone presenti nei fatti.
IL ROMENO LA STUPRA, IL SENEGALESE LA FILMA: DUE ARRESTI A RAVENNA
I DUE UOMINI ACCUSATI DI VIOLENZA SESSUALE SU UNA RAGAZZA DOPO UNA SERATA IN DISCOTECA
DAI VIDEO DEL TELEFONO SEQUESTRATO SI NOTA L'AGGHIACCIANTE SEQUENZA DELL'AGUZZINO CHE SORRIDE COMPIACIUTO DURANTE LO STUPRO E SI VEDE ANCHE COME LA VITTIMA, APPENA 18ENNE, SIA STATA SOTTOPOSTA DAI 2, ENTRAMBI PREGIUDICATI, A UNA DOCCIA PER "SVEGLIARLA" PERCHÉ UBRIACA MENTRE UNA VOCE DI DONNA DICE "POVERINA"...
Due giovani di origine straniera, un senegalese di 27 anni e un romeno di 26 anni, sono stati arrestati dalla Polizia con l’accusa di avere violentato e filmato in un’abitazione privata una ragazza di Ravenna appena maggiorenne che avevano incontrato poco prima, in stato di ubriachezza, in un locale della città romagnola. Secondo quanto riferito dalla ragazza alla squadra Mobile, tutto è accaduto una notte di inizio mese quando i due l’hanno agganciata nel locale.
Quindi, assieme anche a una coppia poi allontanatasi dall’abitazione, l’hanno portata di peso in una casa dove l’hanno infilata sotto la doccia e, mentre il senegalese filmava con il proprio smartphone, l’altro l’ha stuprata. I video con i rapporti sessuali sono già stati sequestrati dagli inquirenti. I due, che hanno precedenti di Polizia per altri reati, hanno negato la violenza sessuale di gruppo sostenendo che si è trattato di un rapporto consensuale.
Sulla violenza sono poi emersi altri dettagli agghiaccianti: la vittima era inconsapevole di essere filmata, mentre chi la stava violentando «a più riprese si voltava compiaciuto e sorridente» verso la registrazione video, fatta con uno cellulare. Lo sottolinea il Gip di Ravenna nell’ordinanza di custodia in carcere per violenza di gruppo. Dai video del telefono sequestrato si vede anche come la vittima - primo dello stupro - sia stata sottoposta a una doccia fredda per «svegliarla» perché ubriaca.
Nella ripresa si vede la 18enne rannicchiata nel piatto doccia, con solo la biancheria intima, mentre il romeno che poi l’avrebbe stuprata, la spruzza con un tubo flessibile. Si sente una voce di donna che dice «poverina».